La Notte delle Leonidi

Alziamo gli occhi al cielo stellato. Mentre lo Space Shuttle Atlantis decolla dal Kennedy Space Center (Florida, Usa) per la sua nuova missione (www.nasa.gov) alla Stazione Spaziale Internazionale (in Italia ore 20:28 di lunedì 16 novembre 2009), nella notte tra il 17 e il 18 novembre potremo assistere a uno spettacolo eccezionale, alla pioggia di […]

Milky WayAlziamo gli occhi al cielo stellato. Mentre lo Space Shuttle Atlantis decolla dal Kennedy Space Center (Florida, Usa) per la sua nuova missione (www.nasa.gov) alla Stazione Spaziale Internazionale (in Italia ore 20:28 di lunedì 16 novembre 2009), nella notte tra il 17 e il 18 novembre potremo assistere a uno spettacolo eccezionale, alla pioggia di stelle cadenti “Leonidi” facilmente visibili ad occhio nudo, provenienti in apparenza dalla costellazione celeste del Leone. Dalle ore 23 all’alba, meteo permettendo, è sufficiente guardare il cielo stellato ad est. Come tutti gli anni, infatti, a metà novembre la Terra attraversa lo sciame delle meteore (pulviscolo di cometa) Leonidi, costituito dalla scia di detriti rimasta lungo la traiettoria del passaggio della cometa Tempel-Tuttle, la madre di queste stelle cadenti. Ciascun frammento di cometa si accenderà di incandescenza nel precipitare attraverso la nostra atmosfera, lasciando nel cielo notturno una lunghissima striscia di luce. Ma stavolta lo sciame meteorico sarà fortemente arricchito dal passaggio recentissimo della cometa, dopo avere completato la sua orbita (lunga 33 anni) nel 1998, tornando a visitare le vicinanze del Sole e del nostro pianeta. Secondo le previsioni degli astronomi, la pioggia di meteore Leonidi di quest’anno difficilmente eguaglierà quella del precedente passaggio ravvicinato della cometa, nell’anno 1966: in quell’occasione si contarono, nel momento di massima intensità, 144 mila stelle cadenti nello spazio di un’ora. Questa volta gli esperti prevedono una frequenza di caduta di svariate dozzine di “stelle cadenti” ogni ora, alla velocità di 71 Km al secondo, dai colori bellissimi come il rosso e il verde che molto spesso lasciano scie persistenti per qualche secondo e, in casi eccezionali, anche per diverse decine di minuti. Queste particelle debbono il loro nome “Leonidi”, dalla costellazione del Leone che domina la zona del cielo dalla quale danno l’impressione di cadere. Ma c’è anche un’altra buona ragione per non perdersi lo spettacolo di quest’anno: pare che nel suo ultimo passaggio la cometa in questione abbia subito più del solito l’attrazione dei campi gravitazionali della Terra e di Giove, che avrebbe deformato la sua orbita. A causa di questa deformazione orbitale, la Tempel-Tuttle si sarebbe lievemente spostata, quanto basta per far sì che gli incontri con le Leonidi siano destinati a diradarsi per i prossimi cento anni. Dunque, in attesa dell’Opposizione del pianeta Marte, quella della notte tra martedì 17 e mercoledì 18 novembre, potrebbe essere davvero una delle ultime ghiotte occasioni per assistere ad uno spettacolo unico nel suo genere. Un modo anche per dar voce alla nostra indignazione nei confronti del vuoto pneumatico che è il rapporto tra le attuali politiche territoriali e la cultura scientifica diffusa. Un Anno Internazionale dell’Astronomia e la Notte di Galilei (28 novembre), evidentemente non bastano. Scoprire insieme, al telescopio ed al binocolo, i dettagli della superficie lunare, marziana e gioviana, per rivivere l’esperienza delle prime osservazioni al telescopio effettuate da Galilei 400 anni fa, non può essere solo una “moda” passeggera. Dopo il lusinghiero successo delle iniziative organizzate quest’anno in tutto il mondo, con centinaia di appuntamenti dedicati soprattutto al 40° anniversario della missione dell’Apollo 11 ed alle tradizionali serate d’agosto dedicate alla Perseidi, gli esperti ritengono opportuno proporre la realizzazione di ulteriori serate osservative per avvicinare il pubblico alla conoscenza del cielo stellato e dell’Astronomia. Non solo per ricordare le prime osservazioni al telescopio ed i primi disegni della Luna e di Giove eseguiti da Galilei (lo chiamarlo così, come facciamo con Newton e gli altri scienziati) proprio dai mesi di novembre-dicembre 1609, ma anche per riaffermare il successo del metodo scientifico sperimentale, ossia galileiano, in tutte le scienze. Magari con letture “ad hoc” tratte dal libro del prof. Antonino Zichichi, dedicato al grande Galilei.

Nicola Facciolini