Censure e cancellazioni

Censure e cancellazioni: decisione improvvisa, brutale, liberticida e senza precedenti, presa la mattina del 1° marzo dal Cda della Rai, che,  a maggioranza, ha di fatto oscurato Annozero, Ballarò, Porta a Porta ed il nuovo  L’ultima parola di Gianluca Paragone. La rappresentanza politica che gestisce il Cda di viale Mazzini, ha deliberato quanto sopra,  con […]

Censure e cancellazioni: decisione improvvisa, brutale, liberticida e senza precedenti, presa la mattina del 1° marzo dal Cda della Rai, che,  a maggioranza, ha di fatto oscurato Annozero, Ballarò, Porta a Porta ed il nuovo  L’ultima parola di Gianluca Paragone. La rappresentanza politica che gestisce il Cda di viale Mazzini, ha deliberato quanto sopra,  con una particolare interpretazione della legge sulla Par Condicio del 2000, innestando le vibrate proteste di tutto il giornalismo televisivo, sceso in piazza ieri sera, con una manifestazione in via Teulada, cui hanno preso parte vari rappresentanti politici (del Pd, dell’Udc e dell’Idv) e del cosiddetto “Popolo Viola”. Ad animare l’iniziativa promossa dalla Fnisi (Federazione nazionale stampa italiana), Bruno Vespa, Michele Santoro, Giovanni Floris ed tanti altri, fra cui Lucia Annunziata che ha deciso di autosospendere la sua trasmissione. Come ha detto Corradino Minneo direttore di Skytg24  “La par condicio esiste da dieci anni e proprio oggi, dopo che il presidente del Consiglio ha detto che i talk show politici sono dei pollai,  chiude queste trasmissioni. A dubitare forse si sbaglia  ma è bene che qualcuno lo faccia”. Anche il “fedelissimo” Bruno Vespa ha espresso preoccupazione. “Questo provvedimento – ha esordito – è molto pericoloso, è un boomerang, una bruttissima pagina di democrazia. Diciamo che le regole sono magari sbagliate, ma se esistono, sono abituato a rispettarle. Lavoro in Rai da 40 anni – ha precisato Vespa – e non mi convincerete mai del contrario. Bisogna combattere perché le regole cambino, ma la democrazia non è solo un diritto ma anche un dovere”. Intanto ieri,  il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, 47 anni, è stato ricoverato in ospedale dopo 33 giorni di sciopero della fame iniziato come protesta contro la “censura” delle reti tv sulle questioni ambientali e sul suo partito, il Sole-che-ride. Il capo dello Stato gli ha chiesto di non proseguire “in una così estrema forma di proteste e il presidente Rai, Paolo Garimberti, ha sollecitato il direttore generale, Mauro Masi, ad esaminare la questione della scarsità dei temi ambientali nella programmazione tv. Ma con l’aria che tira in Rai, ciò sarà davvero molto difficile. Come ha detto Giorgio Merlo, Pd, vicepresidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, riprendendo una precedente dichiarazioni di Casini, “in questa campagna elettorale non si può mettere il silenziatore sui temi che coinvolgono quotidianamente gli italiani. E questo senza ergere i conduttori di alcune trasmissioni a salvatori della patria. Non abbiamo bisogno di accendere i ceri affinché ritornino in Tv. Molto più semplicemente, la Rai deve rendersi conto, al di là delle pressioni politiche, che la censura in campagna elettorale non serve a nessuno”. Quello del Cda della Rai è stato definito un atto ignobile da Roberto Natale (segretario della Fnsi), che ha proseguito: “oggi il Cda è riuscito a fare di peggio perché non era scritto che si dovesse arrivare a chiudere per un mese queste quattro trasmissioni e imporre a quelle che invece, bontà loro, lasciano in onda l’obbligo di non occuparsi di politica interna [ … ] L’ignominia sta nella chiusura del comunicato aziendale, laddove dice che le puntate sospese verranno recuperate. Qui non è una settimana di vacanza, qui c’è un mese d’informazione che viene sottratto ai cittadini, ritenendoli incapaci di intendere, discernere, distinguere. S’impedisce all’informazione del servizio pubblico di fare il proprio lavoro”. Cero che occorrono, come in ogni paese civile e davvero democratico e liberale, norme e regolamenti che permettano ai conduttori di gestire con tranquillità i propri ospiti e che impongano un codice deontologico a questi ultimi, piuttosto che una preoccupante afonia informativa che odora di autoritarismo.  Come ha affermato lo stesso Garimberti, in tal modo “ si danneggia gravemente l’immagine della Rai e si colpiscono gli utenti, uniche vere vittime di un provvedimento che azzera il pluralismo ed impone un forzato silenzio”. Siamo d’accordo con Mattia Ganci, che il 2 marzo ha scritto “la scelta censoria della Rai mettendo il bavaglio ai principali format d’approfondimento riesce in tal modo a bloccare l’operato di professionisti liberi (e di quelli meno liberi in ugual misura) ed a negare di riflesso uno dei principi fondamentali della nostra democrazia : il diritto ad essere informati. Il periodo temporalmente più vicino al momento elettorale infatti è quello in cui il cittadino/elettore arricchisce la propria dieta informativa attraverso il confronto, pacato s’intende, tra i candidati.” Ma forse ha soprattutto ragione (almeno questa volta), Michele Santoro, che ha dichiarato: “”sono certo che i contenitori generalisti non hanno capacità di influenzare il voto. Ogni regione ha una sua dinamica particolare. La vera motivazione di questa decisione non è elettorale. E’ un gesto simbolico, per dimostrare che chi comanda sono i partiti e non i leader, è una loro dimostrazione di forza. Berlusconi è abile, è l’unico che sa parlare alla pancia della gente. Sa mettere in riga e tenere unito l’intero sistema partitico italiano”. E mentre da destra (politica e culturale) si difende la decisione presa dalla Rai e mentre Gard Lerner minaccia querele per “danno erariale” da parte di La 7 e altre televisioni che sull’approfondimento giornalistico basano la loro sussistenza, Europa ricorda che la Rai non può  dimenticare che la par condicio esiste in tutto il nostro Continente, ma viene applicata senza oscuramenti e, soprattutto, non deve dimenticare che il conflitto d’interessi esiste solo da noi,  col risultato che in Italia il capo della maggioranza è padrone di un personale impero televisivo a cui l’addormentata Autorità della comunicazione stenta a intimare le regole che strangolano il servizio pubblico. Dunque lo stato non rende un servizio pubblico ma rende un favore privato a un privato imprenditore che corre per la conquista dello Stato. Non del governo (nazionale o regionale che sia) ma dello Stato. Un ex presidente della Corte Costuzionale, il giudice Calabrò, ha definito l’atto aziendale Rai del tutto anticostituzionale: poco male per chi la Costituzione vuole riformarle a scopo personale e a tutela di un autoritarismo bieco e senza uscita.  Ma poiché siamo divenuti, nostro malgrado, esperti di terremoti e, soprattutto, di segni premonitori, abbiamo una nostra interpretazione su ciò che da questi fatti sta davvero emergendo.  Ciò che sta sconvolgendo la destra da Roma a Milano a Napoli a Venezia a Bari e ciò che emerge da questo atto brutalmente assassino della libertà di parola ed opinione, è il segnale premonitore di un crollo elettorale e soprattutto politico, di una certa fazione politica, dal quale, palingeticamente, riprenderanno vigore le forze democratiche e pluralistiche. E, inoltre, l’inizio della fine  del monopolio raiset, il dimagrimento dei due suoi attuali compari, la riduzione dell’ente di stato a proporzioni ragionevoli, la nascita di molte altre voci in aggiunta a quelle che nascono da nuove tecnologie o nuove piattaforme. “La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe” scrive nell’incipit del suo articolo sul Corriere, poi inspiegabilmente sparito, il professore Galli della Loggia,  che continua: “certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse un partito vero, qualcosa più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso troppo spesso, era qualcosa di peggio”. Nello stesso articolo il noto editorialista e commentatore affermava ancora che i dirigenti del Pdl sono “figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica”, i loro supporter sono “gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti di ogni risma ma di nessuna capacità”, mente il loro leader è definito ironicamente “l’Augusto”. Insomma un partito di nani e ballerine guidato da un uomo pieno di sé e privo di capacità politiche. Doveva uscire sul Corriere di ieri e la rassegna stampa di Skytg24 della notte lo aveva presentato come uno degli editoriali più interessanti che la stampa italiana proponeva, ma, poi, è stato “cancellato” o meglio “rinviato”, poiché, accompagnato da una breve nota del direttore Ferruccio De Bortoli che spiega il ‘giallo’, uscito nell’edizione di oggi. Così, oggi, gli italiani hanno potuto leggere il parere, certo illustre, di un grande politologo e non certo “comunista”, che titola significativamente “Il fantasma di un partito” ed è una dura critica al Pdl che, non è un vero partito ma qualcosa di molto più pericoloso, per incapacità, arroganza e mania do oscurare e ritardare ogni azione democratica e liberale.

Carlo Di  Stanislao