Le parafarmacie per la crisi occupazionale ed il risparmio

In un Italia, ferma nello sviluppo imprenditoriale ed occupazionale, una delle poche leggi che ha permesso l’apertura di 3.700 nuove aziende, creando 6.000 posti di lavoro, è stata la legge 248 dell’agosto 2006, la cosiddetta “legge Bersani), che ha inoltre assicurato al consumatore un risparmio di 600 milioni di euro l’anno, nell’acquisto di farmaci. Fa […]

In un Italia, ferma nello sviluppo imprenditoriale ed occupazionale, una delle poche leggi che ha permesso l’apertura di 3.700 nuove aziende, creando 6.000 posti di lavoro, è stata la legge 248 dell’agosto 2006, la cosiddetta “legge Bersani), che ha inoltre assicurato al consumatore un risparmio di 600 milioni di euro l’anno, nell’acquisto di farmaci. Fa queste premesse, in una sua riflessione diramata oggi, l’On. Domenico Scilipodi, medico e parlamentare dell’Idv, si è chiesto: “quale sarebbe il risparmio e le potenzialità occupazionali se si liberalizzassero tutti i farmaci?” Le parafarmacie sono pronte a farsi carico delle richieste del Governo e dei Cittadini; il Governo potrebbe metterli in condizione di farlo. Diamo modo  a queste aziende –  ha concluso il parlamentare–di poter operare in modo diverso soddisfacendo al meglio il Cittadino”. Contrari, naturalmente, le associazioni dei farmacisti, già molto preoccupati con l’avvento delle parafarmacie anche all’interno dei supermercati, con, da subito, interessanti volumi di vendita. Secondo un’indagine effettuata sul campo da Conad,  si rileva che su un campione di anziani esaminato, almeno il 21% ritiene che la vendita nei supermercati di farmaci da banco risulta utile ai fini della praticità, si pensi a quelli che lo fanno contestualmente alla spesa al supermercato, così come, almeno 13 anziani su i cento esaminati si sente garantito dalla presenza del farmacista anche all’interno delle parafarmacie, mentre il 10% degli intervistati trova favorevole il fatto di assistere al risparmio in termini economici di tali acquisti rispetto alle farmacie; pochi quelli che invece non trovano alcuna differenza del servizio rispetto alle farmacie tradizionali, appena il 6% degli intervistati. Fatta cento dunque la “torta” della popolazione anziana su cui è stato effettuato lo studio, si rileva che 51 appartenenti all’indagine risultano favorevoli alle parafarmacie all’interno dei supermercati, mentre sono 49 i contrari e questi sono reperibili nella fascia di età più alta, ovvero, parliamo degli over 80enni, contrari nel 59% dei casi, seguiti da coloro che non stanno in buona salute, 56%, stessa percentuale per quelli che vivono al Sud Italia e nei centri più piccoli. Se poi parliamo di comodità di acquisto scopriamo che fra i più favorevoli ritroviamo gli anziani con scolarità alta, sopratutto laureati. Ora Belusconi e tremonti minacciano di chiuderle le parafarmacie e ieri, usando la metafora della “bolla di sapone”, Bersani ha dichiarato: “che finora gli annunci del governo si sono tradotti sempre in un nulla di fatto” ed occorrerebbe invece iniziare a “dimostrare buona volontà,  smettendola di inseguire le tariffe minime per i professionisti e l’abolizione delle parafarmacie.” Di fatto, mentre questo Paese avrebbe bisogno di radicali liberalizzazioni, Tremonti porta avanti una “rivoluzione liberale” in cui la libertà d’impresa è gravata di un macigno normativo inestricabile, fatto di regole vecchie e folli, che limitano la l’iniziativa economica e non fanno altro che aumentare l’evasione, l’elusione, il ricorso a scorciatoie, amicizie politiche poco chiare e corruzione. In realtà, e non solo per le parafarmacie, questo Paese avrebbe bisogno di una rivoluzione liberale totale, dall’alto e dal basso, con poche regole sicure e senso di responsabilità sociale, come accade, ad esempio, nei paesi anglosassoni. Ricordiamoci dell’articolo 41 della Nostra Costituzione, nel passaggio che dice:L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Carlo Di Stanislao