Restituzione delle tasse: L’Aquila in un baratro senza ritorno

Il prossimo 16 giugno la nostra Città e i Comuni del cratere sono chiamati ad una forte mobilitazione in previsione della seduta del Senato che entro il 19 dovrebbe approvare o modificare la proposta del governo che prevede che i cittadini del cratere dal prossimo mese di luglio restituiscano le tasse non pagate dal mese […]

Il prossimo 16 giugno la nostra Città e i Comuni del cratere sono chiamati ad una forte mobilitazione in previsione della seduta del Senato che entro il 19 dovrebbe approvare o modificare la proposta del governo che prevede che i cittadini del cratere dal prossimo mese di luglio restituiscano le tasse non pagate dal mese di aprile 2009 al 31 dicembre 2009 in 60 rate e quelle non pagate dal 1 gennaio al 30 giugno 2010 in sei rate sempre con decorrenza luglio 2010. Insomma un bel salasso ed a conti fatti un cittadino che guadagna 2000 euro al mese alla fine di luglio metterebbe in tasca si e non 700 euro. Il reddito di 2000 euro è già da considerare medio alto. Fatevi i conti su un operaio che guadagna mensilmente 800 o 1100 euro, che sono la maggioranza, e lo scenario che esce fuori è che i cittadini aquilani vivranno al di sotto della fascia di povertà . Se a ciò aggiungiamo lo stato di crisi latente a livello economico che colpisce la nostra Regione che nel 2009 ha ridotto il
Prodotto Interno Lordo di oltre il 6% ed aumentato la cassa integrazione di oltre il 600%, con una disoccupazione regionale al di sopra della media nazionale e quella della nostra Provincia al di sopra di quella regionale. Se a ciò, inoltre, aggiungiamo le scelte governative per fronteggiare la crisi di sistema che coinvolge tutti i paesi cosiddetti sviluppati (Europa in questo caso) e che fanno pagare solo alle famiglie dei lavoratori, ai giovani e ai pensionati, la situazione economica si trasforma in un’altra tragedia.
La tragedia del 6 aprile, ha provocato 308 vittime e danni irreparabili su tutti i piani ma ha colpito soprattutto a livello economico. In questi mesi, abbiamo sempre detto che emergenza terremoto ed emergenza lavoro andavano di pari passo. Ciò non è stato e le scelte fatte, alla luce dell’emergenza lavoro, non hanno creato nessun presupposto alla ripresa economica. Non dimentichiamo, poi, che, pur con tutti gli accorgimenti adottati, all’appello mancano ancora migliaia di cittadini. Il bilancio finale è un fallimento totale delle scelte fatte e solo per miopia o per partito preso la destra locale non parla della drammaticità della situazione.
Se a ciò aggiungiamo che, dopo aver utilizzato le scarse risorse disponibili in una politica dove agli sfollati è stato fatto sognare il mondo dell’eden, oggi ci si viene a dire che non ci sono più soldi per pagare l’autonoma sistemazione (il più delle volte è servita a pagare case in affitto), o le ditte che hanno fatto i lavori nelle case B e C, dobbiamo un’altra volta concludere che le scelte fatte in questi mesi sono tutte sbagliate.
Inoltre, se facciamo una piccola analisi comparativa tra il terremoto in Umbria (circa 22.000 sfollati) ed il nostro (67.500 sfollati) scopriamo
veramente il fondo del barile. I fondi programmati e stanziati dal governo e dalla Regione Umbria (attraverso diversi mutui contratti dalla regione stessa) ammontavano complessivamente a 7,75 miliardi di euro. Per la nostra tragedia, con una devastazione almeno tre volte quella dell’Umbria, il governo ha stanziato 5,8 miliardi di euro, a cui bisogna aggiungere i 4 miliardi stanziati dal CIPE (questi fondi sono stati sottratti dalla quota di fondi previsti per lo sviluppo nel Mezzogiorno) e i 483 milioni stanziati dall’ Unione Europea.
Inoltre, per Umbria e Marche, a fronte di 27.781 interventi di ricostruzione per edilizia privata, furono stanziati oltre 5 miliardi di Euro,mentre i fondi disponibili per la ricostruzione privata, in Abruzzo ammontano a 3,1 miliardi di euro, spalmati tra il 2010 e il 2032 per un numero di abitazioni pari a 34.000 unità solo per le case B,C,E ed F escludendo le altrettante decine di migliaia di case A comunque danneggiate.
Questa mattina ho incontrato un amico che mi chiedeva le ragioni della mobilitazione del 16 giugno p.v. e, spero che le cose sopra ricordate, pur
sempre parziali, dato lo spazio, siano sufficienti a far partecipare lui e tanti altri alla manifestazione.

Angelo Ludovici, segretario del PdCI dell’Aquila