Gli occupati laureati calano in Puglia

I dati elaborati dalla Bankitalia sull’economia della Regione nell’anno 2009 mettono in evidenza un quadro non certo ottimistico, ma già noto, relativamente a tutti i settori produttivi e quindi l’occupazione. Il quadro però diventa nero per quanto riguarda l’occupazione dei giovani laureati che nel 2009 ha fatto registrare una variazione negativa dell’8,4% rispetto al 2008. […]

I dati elaborati dalla Bankitalia sull’economia della Regione nell’anno 2009 mettono in evidenza un quadro non certo ottimistico, ma già noto, relativamente a tutti i settori produttivi e quindi l’occupazione. Il quadro però diventa nero per quanto riguarda l’occupazione dei giovani laureati che nel 2009 ha fatto registrare una variazione negativa dell’8,4% rispetto al 2008. Una variazione in controtendenza rispetto alle altre regioni del Sud, dove l’occupazione degli stessi laureati è cresciuta dello 0,1% (-0,6 il dato italiano). Per i ricercatori della Banca d’Italia si tratta di capire quali sono le criticità del sistema economico pugliese che provocano l’allontanamento dei laureati più che dei diplomati (-1,9% nel 2009) e dei possessori di licenza media (-3,9). Sempre dai dati elaborati dall’Istituto d’emissione, metà dei laureati che hanno perso il lavoro erano impegnati in attività non commerciali, in particolare nei servizi alle imprese e in quelli pubblici come l’istruzione e la sanità. La crisi della sanità può aver bloccato in alcune occasioni l’assunzione di laureati (medici, infermieri e tecnici laureati) a fronte di anziani andati in pensione. Ma è più difficile la spiegazione per la contrazione dell’occupazione dei laureati impegnati nella scuola, tenuto conto che i tagli alle cattedre hanno riguardato tutte le regioni italiane e non solo la Puglia.
I numeri della crisi del 2009 sono già noti. Il Pil regionale si è contratto in termini reali tra il 5 e il 6 per cento rispetto al 2008. Tutti i servizi economici hanno mostrato una tendenza negativa, ad eccezione del turismo che continua a presentare elementi di crescita (nel 2009 +2,6% di pernottamenti e +2,9% di presenze) e ad attrarre gli stranieri. Stranieri e italiani che scelgono la Puglia per turismo guardano con sempre maggiore interesse alle seconde case prese in affitto o in case di privati (amici e parenti) e sempre meno gli alberghi. L’ospitalità presso amici e l’utilizzo di seconde case in fitto sono passati dal 31,7% del totale al 54,1. La media nazionale di ospitalità in case di amici o le vacanze in case in fitto è del 28,3%. Dalle rilevazioni della Bankitalia si potrebbe dire che turisticamente la Puglia non è una regione per giovani. Infatti la spesa dei viaggiatori tra i 15 e i 34 anni è scesa dal 43,7% al 33,1, mentre è cresciuto il peso dei turisti in età compresa tra i 35 e i 64 anni, che è passato dal 52 al 61,6%. Va segnalato, ancora per il turismo, che la bilancia dei pagamenti ha fatto registrare per il secondo anno consecutivo un disavanzo. Ciò significa che i pugliesi spendono all’estero più di quanto gli stranieri spendono in Puglia. Il disavanzo della bilancia turistica è stato di 92 milioni di euro nel 2009 e di 62 milioni di euro nel 2008. Dal 2000 le spese dei viaggi all’estero dei residenti nella regione sono cresciute del 5,3%, in misura maggiore rispetto a quelle dei viaggiatori stranieri in Puglia. Per chiudere, due ulteriori elementi di criticità del settore: le province di Brindisi e Foggia mostrano indici di crescita al di sotto della media regionale (-6,3 a Brindisi e +0,6 a Foggia); nel 2009 la stagionalità delle presenze si è accentuata. Infatti, nei mesi da giugno a settembre il numero dei turisti in arrivo e dei soggiorni è cresciuto del 5,9 e del 5,2%, con un incremento più marcato per quanto riguarda gli italiani. Nel mesi estivi si è concentrato il 77% delle presenze dell’intero anno.