Tutti fermi, in confusione e colLusi

Ha ragione Lilli Gruber a parlare, a Otto e Mezzo, di “suicidio della politica” che, in questo clima di scandali e veleni senza fine, non riesce neanche a trovare la via per il decreto anticorruzione, dopo aver perso quella sui costi della politica e l’altra sulla credibilità rispetto ai cittadini. La maggioranza si spacca e […]

Ha ragione Lilli Gruber a parlare, a Otto e Mezzo, di “suicidio della politica” che, in questo clima di scandali e veleni senza fine, non riesce neanche a trovare la via per il decreto anticorruzione, dopo aver perso quella sui costi della politica e l’altra sulla credibilità rispetto ai cittadini.

La maggioranza si spacca e salta la riunione Pdl, Pd, Udc, con il ministro Severino, convocata per trovare una mediazione sul ddl sulla corruzione all’esame della Camera, con il Pd che insiste, nelle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia e ottiene il voto su un suo emendamento per inasprire le pene, fino ad otto anni di carcere, in caso di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, trovando il sostegno di Idv e Fli, l’astensione di Udc e Lega ed il voto contrario del Pdl.

Pertanto,. allo stato attuale, si rischia che all’esame dell’aula si vada con il testo licenziato dal Senato, il cosiddetto ddl Alfano, in quanto, perché ciò non avvenga, non basta votare i subemendamenti alla proposta del Governo, bisogna che in votazione sia posto ed approvato – anche se modificato – il testo che il ministro Severino ha portato all’attenzione della Camera il mese scorso.

Il clima è quanto mai confuso nei partiti, che restano in attesa dei risultati dei ballottaggi nelle elezioni amministrative di domenica e lunedì.

Il voto decisivo per l’elezione dei sindaci riguarda 100 Comuni, tra cui 17 capoluoghi: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Genova, Parma, Piacenza, Lucca, Frosinone, Rieti, L’ Aquila, Isernia, Palermo, Taranto e Trani.

Si tratta di un test significativo che potrebbe avere riflessi sulla situazione politica.

Sono infatti molte le questioni su cui l’anomala maggioranza che sostiene il governo guidato da Mario Monti e’ chiamata alla prova.

Ieri, all’uscita dall’incontro con il premier, e’ stato Pier Ferdinando Casini a lanciare un monito: ”L’Italia ha fatto passi avanti nel mettere in sicurezza i propri conti e sarebbe deleterio ed autolesionista che le forze politiche, che si sono sacrificate per sostenere la nascita del governo Monti, oggi facessero un passo indietro”.

Ma intanto anche al Senato si rischia di rinviare il passaggio in Aula del disegno di legge sulla riforma del lavoro e non si esclude che il governo possa chiedere il voto di fiducia.

Uno dei nodi irrisolti resta quello dei voucher (per il settore agricolo, in particolare) sul quale e’ in atto il braccio di ferro tra i ministri Elsa Fornero (Welfare) e Mario Catania (Agricoltura). La prima vorrebbe tagliare del tutto i voucher, il secondo ne chiede il mantenimento.

L’emendamento predisposto dai relatori, Maurizio Castro (Pdl) e Tiziano Treu (Pd), limiterebbe il ricorso ai voucher a quei produttori che nell’anno precedente abbiano avuto un volume di affari non superiore a 7.000 euro.

Ed anche sulla riforma elettorale, nonostante le sollecitazioni del presidente Napolitano, non si e’ ancora avviato il confronto, nonostante si parli da tempo di un accordo a tre (definito ABC), fra Alfano, Bersani e Casini.

Dal possibile approdo al modello elettorale prevalentemente proporzionale della Germania (che piace a Bersani ma è stato criticato da Prodi su l’Espresso), le indiscrezioni danno per vincente l’ ipotesi di un maquillage della legge in vigore con l’inserimento del voto di preferenza per il 70% degli eletti.

Fermo al Senato resta anche il testo di riforma costituzionale che riduce i parlamentari, da’ più poteri al premier e ridisegna il ruolo di Palazzo Madama.

Al dopo ballottaggi pensa pure Silvio Berlusconi, intenzionato a lanciare ufficialmente la prossima settimana la proposta di ”federazione dei moderati” che avrebbe in Pier Ferdinando Casini e Luca Cordero di Montezemolo i principali interlocutori esterni al Pdl.

La componente ex Alleanza nazionale del partito di Berlusconi però scalpita minacciando di formare un polo politico autonomo, che aderirebbe in un secondo tempo alla federazione dei moderati, per non lasciare ad altri lo spazio elettorale di destra. Agenda politica complicata quindi per la prossima settimana.

Ieri, alla audizione alla Giunta per l’immunità del Senato, Lusi ha detto che “a un certo punto nella Margherita si era deciso di spartire i soldi tra popolari e rutelliani, al 60 e 40%, e che in base a questo avrebbe finanziato attività politiche di diversi leader”.

Ed avrebbe, secondo quanto rivela Repubblica, interagito non direttamente con i leader delle correnti facenti capo a Rosy Bindi, Franceschini, Fioroni (popolari) e Gentiloni e Realacci (rutelliani), ma con persone di loro fiducia che gli portavano le fatture di diversi eventi.

Il relatore del Pdl, Ferruccio Saro, ha detto inoltre che è “verosimile che alcune di quelle fatture fossero per prestazioni mai realizzate”.

E Rutelli reagisce definendo Lusi “un ladro senza vergogna”, mentre un altro chiamato in causa per 70.000 euro, Matteo Renzi, risponde dalla sua pagine di Facebook di sentirsi completamente estraneo alle accuse e chiede che tutte le transazioni siano messe on-line e verificate.

Anche Enzo Bianco reagisce piccato e, in una nota, scrive: “”L’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi ha ribadito ieri sera in Senato quanto già ampiamente diffuso attraverso i giornali, con malcelato scopo intimidatorio, il 3 e il 9 marzo scorsi” ed aggiunge che “nel percorso che porta alla liquidazione della Margherita, infatti sono stati incentivati esodi, e il personale dipendente che lavorava per me è stato opportunamente sostituito da contratti di collaborazione e di prestazione di servizi. In modo assolutamente trasparente, con accrediti bancari, in forza di regolari contratti le cui spese sono documentabili sino all’ultimo centesimo, si è proceduto in questa direzione”. “Io non ho trattenuto un solo centesimo – conclude Bianco – e se Lusi o chiunque altro afferma il contrario, lo trascinerò in tribunale. Tutto è stato fatto alla luce del sole, come è nella mia storia e nella mia tradizione politica. Cercare di distrarre l’attenzione dalle malversazioni messe in atto da Lusi o peggio ancora di intimidire (come hanno affermato con grande chiarezza la Procura di Roma e il Giudice delle indagini preliminari), suscita in me un sentimento di profonda indignazione”.

Intanto, scrivono Libero e il Giornale, gli inquirenti romani titolari dell’inchiesta starebbero pensando di chiedere entro pochi giorni al Senato il verbale dell’audizione del senatore davanti alla giunta che deve decidere sulla richiesta di arresto della Procura.

Mentre la Margherita (e non solo) continua a tremare.

Pare che Lusi, che sarà riascoltato il prossimo mercoledì, Lusi abbia parlato anche del fatto che molti dirigenti passati all’Api venissero pagati con i soldi della Margherita. Altro particolare rivelato: quando il tesoriere ha lasciato il suo incarico nelle casse della Margherita c’erano 20 milioni, soldi che – secondo l’accusa di Lusi – ora sono stati utilizzati da Rutelli affinchè vengano restituiti ai cittadini.

“Grande confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. Così recitava un “detto di Mao” all’epoca della Rivoluzione Culturale.

Ma, qui da noi, la situazione è confusa e pessima, perché il caos ha superato ogni limite e i gruppi in azione sono scadenti, incapaci di qualsiasi programma e progetto, di avere una minima idea purchessia e di occuparsi dei veri drammi della Nazione.

Carlo Di Stanislao