Al via esperimento neutrinico NOVA al Fermilab degli Stati Uniti

“Quelli che s’innamoran di pratica sanza scienzia son come ‘l nocchier ch’entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha cer­tezza dove si vada”(Leonardo da Vinci). Al via il potente esperimento neutrinico NOVA al Fermilab degli Stati Uniti d’America, simultaneamente a “Minos+”. I neutrini fanno sognare il mondo intero. Per un futuro di Pace […]

“Quelli che s’innamoran di pratica sanza scienzia son come ‘l nocchier ch’entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha cer­tezza dove si vada”(Leonardo da Vinci). Al via il potente esperimento neutrinico NOVA al Fermilab degli Stati Uniti d’America, simultaneamente a “Minos+”. I neutrini fanno sognare il mondo intero. Per un futuro di Pace e Prosperità. È questa la forza della Scienza. Nasce al Fermilab la nuova Fisica del Neutrino. La competizione scientifica internazionale, a differenza di quel che accade nel “politichese” palaziale italiano, è l’anima dell’Innovazione perché la Scienza è in grado di liberare energie intellettuali ed economiche straordinariamente potenti. E siccome le più grandi scoperte giungono dal totalmente inatteso, gli scienziati americani del Fermilab hanno ideato il potente esperimento neutrinico NOVA (NuMI Off-Axis Neutrino Appearance experiment) frutto della collaborazione di 180 cervelli di 34 istituzioni e laboratori scientifici Usa e mondiali. Gli scienziati sospettano che i neutrini, particelle infinitesimali dotate di piccolissima massa che ci attraversano a miliardi in ogni istante apparentemente senza lasciare traccia, giochino un ruolo significativo nell’evoluzione dell’Universo contribuendo in maniera sostanziale alla massa totale del Cosmo così come le stelle e i pianeti. L’esperimento Nova del Fermilab studierà le strane proprietà dei neutrini conosciuti, specialmente l’elusiva proprietà della trasformazione (oscillazione) dei neutrini muonici in neutrini elettronici. Il varo dell’esperimento Nova e la presa dei dati inizierà ufficialmente nel 2013 e la costruzione dell’intero apparato sarà completata nel gennaio 2014. La prima fase dell’esperimento Nova durerà sei anni. I neutrini sono le particelle più abbondanti nell’Universo, un miliardo di volte più copiose di tutte le altre particelle che compongono le stelle, i pianeti e le persone. Un numero inimmaginabile di neutrini provenienti dagli abissi dello spaziotempo, dai primi istanti della Creazione dell’Universo, è ancora in mezzo a noi dopo aver attraversato l’Universo in espansione. Anche i neutrini che hanno “irradiato” tutte le persone che sono nate (e nasceranno) sulla Terra, giocano un ruolo importante perché, oltre a sopravvivere a tutti noi, contribuiranno a decidere le sorti dell’Universo. L’esperimento Nova è concepito per rispondere a tre domande fondamentali della nuova Fisica del Neutrino inaugurata al Laboratorio Nazionale del Gran Sasso dell’Infn anche grazie all’esperimento “Cern Neutrinos To Gran Sasso”: possiamo osservare solo l’oscillazione dei neutrini muonici in elettronici? Quali e cosa sono le masse del neutrino? Qual è e cos’è la simmetria tra materia ed antimateria? I neutrini interagiscono molto raramente con le altre particelle e la materia ordinaria, come dimostrano gli esperimenti del Laboratorio Nazionale del Gran Sasso dell’Infn (dove i neutrini vengono fotografati su apposite lastre) e del Cern di Ginevra. I neutrini riempiono lo spazio cosmico e possono attraversare intere galassie e mondi senza lasciare traccia del loro passaggio. Eventuali anomalie “aliene” potrebbero impiegare l’uso e il consumo di neutrini proprio per le comunicazioni interstellari! Una fantasia non troppo peregrina che esula certamente dall’esperimento Nova e da tutti gli altri, ma lascia aperte molte altre strade. Per studiarli meglio, sapendo che vengono prodotti nei nuclei stellari e planetari a diversa energia, gli scienziati terrestri hanno pensato di creare neutrini artificiali più o meno energetici. Negli Usa i ricercatori del Fermilab stanno creando un fascio di neutrini che verrà sparato e indirizzato proprio sul detector bersaglio di grande massa dell’esperimento Nova. Il sensore di 14mila tonnellate è situato nel laboratorio di Ash River (Soudan) in Minnesota, distante 735 chilometri dalla sorgente neutrinica del Fermilab in Illinois. Il raggio di neutrini attraverserà tre Stati e un Lago: Illinois,Wisconsin, Lago Superiore (la crosta terrestre sottostante) e Minnesota. Il fascio neutrinico bombarderà l’esperimento bersaglio per sei anni. Il Fermilab (Fermi National Accelerator Laboratory) è il più importante laboratorio di ricerca Usa dedicato allo studio della fisica delle particelle elementari. È situato a Batavia, una trentina di miglia ad ovest di Chicago. Il Fermilab deve il suo nome al celebre fisico italiano Enrico Fermi, vincitore del Premio Nobel, l’inventore del primo reattore nucleare a fissione (la “Chicago Pile-1” raggiunse la prima criticità il 2 dicembre 1942). Il primo direttore del Fermilab, creato nel 1967, è stato Robert R. Wilson fino al 1978. Nel 2005 la direzione è stata assunta da Piermaria J. Oddone. Tra le scoperte fondamentali nate da esperimenti eseguiti al Fermilab ricordiamo l’osservazione del Quark bottom (beauty) nel 1977 e del Quark Top nel 1995. Il Fermilab ospita il Tevatron che è stato il collisore protone-antiprotone ad energia nel centro di massa più elevata (E=1,96 TeV). Le collisioni venivano analizzate dai due esperimenti CDF e DØ. Il limite di energia è stato superato dal nostro acceleratore europeo LHC, al Cern di Ginevra, un collisore protone-protone, dove nel 2010 sono stati raggiunti i 7 TeV nel centro di massa. Energia peraltro destinata ad aumentare fino al 14 TeV nei prossimi mesi, visto che la scoperta della “famiglia” del Bosone di Higgs ha incuriosito ulteriormente gli scienziati europei. Il 4 aprile 2011, dopo aver analizzato i risultati di circa 10mila collisioni protone-antiprotone, al Fermilab è stata scoperta una nuova particella elementare. Le verifiche sono in corso per stabilirne la natura “gluonica” o “bosonica”. Del Fermilab parlano numerosi libri, tra cui “La particella di Dio” scritto dal fisico Leon Lederman. Oggi gli scienziati del Minnesota sono in fibrillazione perché l’avanzato esperimento Nova sta sorgendo, come previsto, con la collocazione della prima sezione dell’esperimento bersaglio. Nova studierà le proprietà del neutrino con una risoluzione senza precedenti. Bisognerà, infatti, capire se i neutrini hanno offerto con le loro masse un contributo considerevole alla materia ordinaria della quale siamo fatti, con quell’iniziale sovrabbondanza sull’antimateria primordiale a quanto pare decisiva per le nostre vite. Dal momento che materia ed antimateria furono create in eguale misura con il Big Bang. Se oggi esistiamo e non siamo fatti di antimateria, insomma, lo dovremmo ai neutrini. “Questo è un passo significativo verso la più completa comprensione dei neutrini – dichiara Marvin Marshak, direttore dell’esperimento Nova all’Università del Minnesota – il progetto rappresenta il frutto di molti anni di duro lavoro da parte dell’intera collaborazione dell’esperimento Nova”. I neutrini sono i blocchi fondamentali della materia secondo il Modello Standard della fisica delle particelle elementari. Sono dotati di masse piccolissime ma ancora indefinite. L’esperimento Nova, 500 miglia a nord-ovest, analizzerà il fascio di neutrini provenienti dal Fermi National Accelerator Laboratory della U.S. Department of Energy. I neutrini artificiali che attraversano i 735 Km di crosta terrestre, dovranno rivelare i loro segreti. Le particelle, generate in quello che gli scienziati americani definiscono “il più potente fascio di neutrini al mondo”, impiegheranno meno di tre millisecondi per compiere il loro viaggio attraverso gli Stati Uniti continentali. Le dimensioni dell’esperimento bersaglio sono altrettanto significative. La prima (massa di 189.148 kg) delle 28 sezioni è in fase di allestimento nella sala sotterranea del laboratorio di Ash River, profonda 300 piedi, grazie all’impiego di una macchina speciale. Ogni sezione sensibile dell’esperimento misura 51×51 piedi ed è costituita da 384 moduli di plastica PVC, alla cui realizzazione hanno partecipato 170 studenti dell’Università del Minnesota. I moduli sono tutti rivestiti di speciali fibre ottiche. Gli scienziati e gli ingegneri del Laboratorio Nazionale Argonne del Dipartimento dell’Energia hanno sviluppato la macchina che incolla i moduli alle sezioni dell’esperimento bersaglio. Gli scienziati e gli ingegneri del Fermilab hanno sviluppato la speciale macchina e il possente basamento per l’assemblaggio delle sezioni. “Una dozzina di scienziati, ingegneri e tecnici del Fermilab e dell’Argonne Nazional Laboratory hanno fatto la spola fino ad Ash River diverse volte lo scorso anno: grazie a loro oggi tutto funziona alla perfezione – dichiara Rick Tesarek, fisico del Fermilab e “project leader” dell’esperimento Nova – essi sono parte integrante di un team straordinario composto da oltre un centinaio di collaboratori che stanno lavorando attivamente all’esperimento”. Installata ogni singola sezione sensibile, gli scienziati procedono al suo riempimento con un liquido scintillatore. Quando i neutrini interagiscono con il liquido essi producono particelle cariche che rilasciano fotoni. Le fibre ottiche dell’esperimento rilevano questa luce, registrando il segnale elettrico e, quindi, il passaggio dei neutrini. Evento comunque rarissimo. I neutrini sono di tre “famiglie”. Ciascuno di essi (tau, mu, elettronico) è associato a una differente particella elementare: tau, muone, elettrone. Queste tre diverse tipologie di neutrini oscillano tra loro, si trasformano, trascorrendo una differente frazione delle loro vite in ciascuna “famiglia”. Perché lo fanno? È quello che intendono osservare e scoprire direttamente gli scienziati dell’esperimento Nova. Le implicazioni saranno un giorno notevoli anche per la nostra vita quotidiana? Così sembra. “Tutti sono in febbrile attesa di osservare i risultati dell’esperimento per scoprire le nuove proprietà dei neutrini – dichiara Mark Messier, fisico dell’Indiana University e portavoce dell’esperimento Nova – un grande balzo ci attende al varco di Nova che sicuramente rappresenta il primo ambizioso esperimento in grado di determinare esattamente le masse dei neutrini”. Nel maggio 2009 sono iniziati i lavori sulla struttura destinata ad ospitare l’esperimento bersaglio nel laboratorio della Scuola di Fisica e Astronomia dell’Università del Minnesota. Lavori completati nella primavera 2012. L’esperimento Nova utilizzerà due detector: un sensore di 330 tonnellate al Fermilab e un sensore di 14 chilotoni nel Minnesota proprio al confine tra Stati Uniti e Canada. E tutto questo (senza tunnel fisici ministeriali!) per osservare i cambiamenti in atto nel fascio di neutrini statunitensi lungo tutto il viaggio, dalla partenza all’arrivo. Il sensore più distante inizierà a raccogliere dati tra pochi mesi. Come sapete, il Tevatron è stato spento per potenziare la collaborazione internazionale in LHC. Ma gli scienziati americani sono impegnati in un “upgrade” del Tevatron che coinvolgerà direttamente la creazione del fascio di neutrini artificiali, ossia del “cannone” che, producendo neutrini, sarà cruciale per l’esperimento Nova. Il Fermilab genererà un fascio concentrato di particelle (2 GigaelettronVolt) per massimizzare la quantità di neutrini elettronici prodotti attraverso l’oscillazione del neutrino. L’esperimento bersaglio Nova è localizzato fuori asse rispetto al fascio neutrinico concentrato di 2 GeV che è di energia compresa tra 3 e 8 GeV come richiede l’altro esperimento “MINOS+” localizzato invece in asse rispetto al fascio. Non sarà possibile studiare i geoneutrini e il cuore nucleare del Sole e della Terra con l’esperimento Nova perché i detector sono ottimizzati per rilevare dal Fermilab i neutrini che sono circa cento volte più energetici di quelli naturali prodotti da stelle e pianeti. Gli scienziati del Fermilab confermano che, in linea di principio, sarebbe possibile utilizzare il fascio neutrinico per comunicare, inviare messaggi sulla Terra e nello spazio. Anche se le comunicazioni, al momento, sarebbero estremamente impraticabili (come lo erano un tempo i computer massicci!) viste le dimensioni dei sensori e dei cannoni neutrinici. L’esperimento MINERVA al Fermilab ha dimostrato che, come avviene in Star Trek, le comunicazioni attraverso fasci di neutrini sarebbero fisicamente possibili (http://arxiv.org/abs/1203.2847) ma gli scienziati Usa attualmente non prevedono di ripetere queste esperienze e dimostrazioni con l’esperimento Nova. Tempo fa venne fuori l’idea di utilizzare una potente sorgente di neutrini artificiali per tentare di inibire i processi nucleari nelle testate nucleari (http://physicsworld.com/cws/article/news/2003/may/13/could-neutrinos-destroy-nuclear-weapons) ma dal Fermilab confermano che una sua realizzazione, apparentemente per scopi pacifici, è ben lontana nel tempo futuro per una concreata attuazione pacifica, visti i costi, le energie in gioco e il pericolo di rendere i processi di fusione in tali armi ancora più efficienti e distruttivi. Sarebbe altrettanto criminale  tentare di inibire i processi nucleari delle stelle! Grazie a Dio, questa è Scienza e non fantascienza. L’esperimento Nova non potrà verificare i risultati conseguiti dalle altre esperienze neutriniche europee, come il Progetto “Cern Neutrinos To Gran Sasso”(Opera, Icarus), allestite al Laboratorio Nazionale del Gran Sasso in Italia. Opera, in particolare, ha cercato e trovato il famoso neutrino “tau” grazie al fascio di neutrini muonici sparati dal Cern di Ginevra. Tuttavia l’energia del fascio creato per massimizzare il rilevamento del neutrino elettronico nell’esperimento Nova, è più bassa rispetto a quella richiesta per produrre eventi tau. Tutte le misure sulla velocità della luce eseguite al Gran Sasso, negli Stati Uniti e in Giappone concordano nel riconoscere che la velocità dei neutrini non devia in maniera significativa da quella della luce così come previsto dalla Teoria della Relatività di Einstein. L’esperimento Nova ripeterà queste misure ma con una precisione inferiore rispetto a quella dell’esperimento “MINOS+” che entrerà in funzione simultaneamente. Il Fermilab aumenterà la potenza del fascio neutrinico di un fattore due, dagli iniziali 320 chilowatt ai 700 chilowatt. I ricercatori, in questo modo, contano di poter studiare e collezionare almeno 100 eventi utili d’interazioni dei neutrini con il sensore bersaglio del Minnesota durante i primi sei anni di vita. Nova è frutto di una collaborazione tra 169 scienziati e 19 università e laboratori statunitensi. Il resto del mondo vi partecipa con 15 istituzioni scientifiche e 11 scienziati. Grazie all’esperimento Nova verranno messi alla prova solo alcuni esperimenti neutrinici mondiali. La Scienza, infatti, come ci ricorda il professor Antonino Zichichi, non teme di sbagliare. Mai. La famosa “gara” mediatica di un anno fa, tra i neutrini e la luce, fu vinta dai fotoni che sono quanti di luce e dalla corretta informazione scientifica. La posta in gioco, infatti, era enorme. “Quando il gruppo di Opera nel settembre 2011 annunciò la scoperta sulla velocità dei neutrini che superavano quella della luce – ricorda Antonino Zichichi – i massimi responsabili del Cern (Sergio Bertolucci) e dell’Infn (Fernando Ferroni) in perfetta sintonia con chi scrive dettero l’assoluta priorità alla verifica sperimentale della scoperta. E infatti tutti i gruppi al Gran Sasso si misero in moto per realizzare verifiche sulla velocità dei neutrini prodotti al Cern”. Oltre a quelle verifiche iniziali, Zichichi intendeva mettere a punto un progetto totalmente diverso, focalizzato sulla misura della “struttura in tempo” dei neutrini che arrivano al Gran Sasso. “Questo progetto avrebbe permesso di verificare se ciò che era stato misurato con i neutrini osservati da Opera poteva essere reso compatibile, invece che restare in flagrante contraddizione con le misure fatte sui neutrini prodotti nel collasso della Supernova 1987A”. Il punto cruciale di questo grande progetto era di non avere bisogno delle misure sulla distanza tra i due Laboratori, del Cern e del Gran Sasso. Ma, come sapete, le cose andarono diversamente. Con la smentita ufficiale del Cern nella primavera 2012: l’anomalia misurata era stata un semplice “errore”. La posta in gioco era davvero enorme. Zichichi realizzò negli Anni Sessanta del XX Secolo degli esperimenti di alta precisione sulla validità della Relatività ristretta nella teoria delle Forze Elettromagnetiche. Teoria che era ed è la conquista più rigorosa della fisica moderna. Teoria cui la comunità scientifica internazionale dà il nome di Elettrodinamica Quantistica e che sarebbe stato necessario rivedere a fondo se la “scoperta” di Opera fosse stata autentica e confermata. La scoperta avrebbe dato infatti ai neutrini un privilegio unico: riuscire a superare in velocità la luce, non necessariamente sconvolgendo la struttura dello spaziotempo prefigurata e descritta da Einstein ma creando grossi guai al Modello Standard. “Il fatto che la luce dovesse avere una velocità insuperabile – sottolinea Zichichi – fu nel Diciannovesimo Secolo un risultato che nessuno avrebbe saputo immaginare. E, infatti, per arrivare a capire che la velocità della luce era ed è una costante fondamentale della Natura che nessuno può superare, c’erano voluti duecento anni di scoperte totalmente inaspettate in elettricità, magnetismo e ottica”. Scoperte vere che, per essere descritte, avrebbero bisogno di centinaia di articoli. Scoperte autentiche che un genio della fisica del Diciannovesimo Secolo, James Clerk Maxwell, riuscì a sintetizzare in appena quattro righe con le sue quattro famose equazioni che rendono possibile oggi l’iPad della Apple Inc.. “Le quattro equazioni di Maxwell – ricorda Zichichi – entusiasmarono uno dei padri della Termodinamica, Lord Kelvin, che nel 1896 aprì il Congresso mondiale dei fisici dicendo:«Grazie a Maxwell possiamo dire di avere capito tutto quello che di fondamentale c’era da capire sulle Forze Elettromagnetiche. Quello che resta sono dettagli». Sei mesi dopo, Joseph John Thomson scopriva, non un dettaglio, ma qualcosa di incredibilmente fondamentale: il primo esempio di «pezzettino» d’elettricità, cui dette il nome di elettrone”. Se viviamo nell’era dei miracoli tecnologici elettronici, lo dobbiamo alle straordinarie invenzioni che sono venute fuori partendo dalle quattro equazioni di Maxwell e dalla scoperta totalmente inaspettata di Thomson. “Esattamente come ai tempi di Kelvin – spiega Zichichi – nessuno aveva saputo prevedere l’esistenza dell’elettrone, nel corso del Ventesimo Secolo nessuno aveva saputo immaginare tutte quelle scoperte che hanno portato all’Universo Subnucleare, nel quale hanno un ruolo ancora tutto da capire i neutrini”. L’Universo Subnucleare ha leggi e regolarità totalmente diverse da quelle che reggono l’Universo macroscopico dei nostri giorni. “Queste diversità però – sottolinea Zichichi – non avevano mai minimamente messo in dubbio il valore assoluto e costante della velocità della luce, come stabilito dalle verifiche sulla Elettrodinamica Quantistica fatte da chi scrive nel corso degli esperimenti citati prima. Ecco perché la scoperta sui neutrini più veloci della luce aveva destato scalpore”. Le notizie di oggi danno la priorità alla giusta competizione scientifica internazionale, restituendo alla velocità della luce quella formidabile proprietà di essere costante fondamentale e assoluta come è stata da Maxwell in poi. La morale della favola è lapalissiana per evitare chiusure anticipate di esperimenti e laboratori di ricerca in Italia e in Europa. I facili entusiastici trionfalismi scientifici vanno messi definitivamente nel cassetto per evitare “bachi”, difetti di collegamenti in fibre ottiche tra unità GPS e computer, errate velocità di arrivo dei dati, alterate differenze temporali. Tutti fattori che hanno indotto alcuni giornalisti alla conclusione sensazionalmente errata che la teoria di Ein­stein fosse in crisi! La se­rietà di chi si era affrettato a infor­mare dell’esito dei controlli dimostra la validità del giudizio preventivo della comunità scientifica internazionale. Ma, a un anno di distanza, bisogna riflettere pacificamente sul comporta­mento del mondo dell’informazio­ne globale: certamente i giornali e i quotidiani “on line” non pote­vano non dar conto di una notizia tanto clamorosa trasmessa nell’universo spazio, previa assoluta verifica da parte dei giornalisti scientifici e dei direttori! Perchè è evidente l’inutile spargimento di interpretazioni apocalittiche elettroniche da parte del nutri­to stuolo di comm­entatori (sportivi, politici, economici?) che si so­no lanciati a testa bassa a discettare della “crisi” della Teoria della Relati­vità, per disegnare foschi scenari spaziotemporali da incubo, invece di invitare alla prudenza. Costoro hanno fatto la loro magra figura che meritano! In buona compagnia di “scienzia­ti” improvvisati, catapultati nell’arena mediatica mondiale, forse “drogati” dai fotoni di scena. Le interviste impron­tate a un tono trionfalistico che riven­dica la solidità di un esperimento preparato in due anni e mezzo, la dicono lunga sulla diffusione della cultura scientifica in Italia e sulle reali capacità d’insegnamento del metodo galileiano nelle nostre università pubbliche e nei nostri licei. L’abbandono delle facoltà scientifiche è il dato più allarmante tra i giovani nell’indifferenza generale dei docenti magari perché troppo impegnati in esperimenti scientifici pubblici. Alla luce dei fatti, ben venga la concorrenza scientifica mondiale. Anche nell’insegnamento universitario e nelle cattedre scientifiche italiane, per concorso pubblico! La più saggia scel­ta di quei trenta scienziati “dissidenti” che un anno fa non volle­ro firmare il “pre-print” di Opera invitando alla procedura tradiz­ionale consistente nel sottoporre il risultato alla valutazione e validazione scientifica internazionale preventive, va premiata, elogiata e celebrata universalmente. Professori che non vollero firmare consapevoli del fatto che l’esperimento Opera (CNGS) non era nato per invalidare Einstein ma per fotografare i neutrini e provare la loro oscillazione. Lavoro degno del Nobel. Sarà, forse, una questione generazionale, ma ai saggi professori creatori di Opera alle elementari hanno sempre insegnato il criterio della Prova del Nove. La fretta si paga nel mondo della Scienza e dell’Educazione. Come dovrebbero pagare quei politicanti italiani che deprecano a chiacchiere i tagli ai fondi per la ricerca e invocano maggiori finanziamenti solo alla vigilia di importanti elezioni politiche, tradendo tutti gli scienziati e i giovani cervelli italiani in fuga all’estero (come lo fu Enrico Fermi). Cervelli magari in profumo di Nobel tra qualche anno. Il proble­ma italiano è che il m­ondo scientifico, fin dai licei, è pre­so alla gola dalla qualità dei docenti, dei tagli e della prassi (politica, non scientifica) dei finanziamenti pubblici e privati. Ma non lasciamoci ingannare dal fatto, evidentissimo, che se non produci risultati cioè Scienza (se non pubblichi) sul breve e medio peri­odo perdi soldi e vieni messo fuori per sempre. Nella Scienza oggi si lavora con il gioco di squadra! La figura marxista dello scienziato solo e pazzo, immortalata da centinaia di pellicole cinematografiche per ingannare i cittadini, che magari inventa cose anche stupefacenti, è la vera favola. In verità produr­re risultati sul breve periodo è logicamente impensabile non soltanto nell’Italia del “politichese” che spinge alla fretta, all’approssimazione, al­la ricerca del risultato facile e cla­moroso, alla “selezione” parossistica preventiva di studenti (non sempre migliori) e quindi all’insoffe­renza nei confronti dei tempi medi e lunghi del giu­dizio motivato dei colleghi e dei discenti. In Italia bisogna finirla con la “poli­tica” dell’annun­cio frettoloso dei risultati scientifici ai mezzi d’informazione. Nel resto del mondo l’hanno capita la morale della favola. Nelle più prestigiose università degli Usa, del Regno Unito e dei principali Paesi democratici che liberamente producono Scienza e Premi Nobel, è in voga un cri­terio di valutazio­ne dei ricercatori e dei gruppi di ricerca, non solo se­condo la mera “capacità di attrar­re finanziamenti per la ricerca”, che in Italia ci sogniamo. Le procedure di valutazione della ricerca in via di introduzione nel no­stro Paese cambieranno la situazione? Difficile crederlo, sperarlo e ottenerlo. Altri interessi sono in voga nel Belpaese che non crede nella Scienza. Interessi anomali, incostituzionali e irrazionali che spingono agli annun­ci mediatici clamorosi, nella spe­ranza di ottenere soldi per poi attrarne altri. Chi non ricorda, anni fa, l’an­nuncio della scoperta di un vacci­no per il micidiale virus a trasmissione sessuale, l’Aids, che sta sterminando milioni di persone in tutto il mondo anche se in Tv non se parla più? Non se n’è saputo più nulla, ma dubitiamo fortemente che l’annun­cio sia servito a ottenere finanzia­menti per salvare l’Umanità. Questa “moda” stimola non solo atteggiamenti poco razionali ma cor­rompe la qualità della ricerca pubblica e privata, favorendo lo sperpero di risorse e la sclerotizzazione del sistema della ricerca italiana. Nel mondo della Scienza non è vero che chi ha più soldi ha maggiore possi­bi­lità di far carriera e, quindi, di atti­rare altro denaro! Ma il circolo vizioso che chiude all’Italia i Premi Nobel e il mondo della ricerca, è il favorire ideologicamente l’idea sbagliata che il merito sia un difetto e non vada premiato. Invece, esso favorisce chi fa ricer­ca sperimentale così come chi fa ri­cerca teorica. Nella Scienza nessuna ricerca valida “vale di meno”. Nella Patria di Archimede, Leonardo, Galilei, Maiorana, Fermi e Rubbia, nell’Italia del fallimento politico-economico trans-partitico, non solo le scienze umane, ma tutta la ricerca scientifica di base è svaluta­ta dalla “politica” del tirare a campare nei palazzi del potere con le stesse mediocri facce che tentano di riciclarsi per interposta persona. La Scienza in Italia oggi è svillaneggiata come ro­ba inutile, come una forma di parassitismo borghese. E la stiamo pagando cara. L’indirizzo ideologico di­sastroso che, in un’incredibile guerra fra poveri, tenta di far scontrare la ri­cerca applicata, continua­mente alim­enta­ta dai “poteri forti”, e la ricerca teo­rica che rischia di perdersi e di fini­r­e nell’irrilevan­za, condannerà il nostro Belpaese alla decadenza ed alla fame. C’è chi crede e vuol far credere che la Teoria della Relatività di Einstein sia nata da esperimenti fisici. Essa è nata da ri­flessioni puramente teoriche, co­me tutte le grandi scoperte scientifi­che che soltanto in seguito si sono confrontate con la verifica sperimentale e l’applicazione tecnologica. Einstein “vedeva” lo spaziotempo cavalcando i fotoni. Cosa che nessuno finora sulla Terra ha mai fatto realmente perché ancora non esistono le vere astronavi interstellari. Eppure Einstein ha viaggiato alla velocità della luce. Oggi in Italia alcuni vogliono far credere che la scienza teorica sia una perdita di tempo e uno spreco di risorse pubbliche e private. In­tanto, la crescente competizione scientifica internazionale sta applicando la Teoria della Relatività, costruita col pensiero, la carta, la pen­na e il calamaio di giovani menti libere, alle più moderne tecnologie. Perché la Relatività resiste solida come una roccia nel Modello Standard. Oggi in Italia geni del calibro di Maiorana, Fermi e Einstein, come ai tempi di Mussolini, verrebbero mes­si all’angolo perchè incapaci di “at­trarre finanziamenti e Nobel”. Magari inscenando processi e cacce alle streghe, pianificando e invocando anomalie strumentali, cavi staccati e Gps mal funzionanti. Se analizziamo la vicenda dei rimbalzi mediatici, alcuni ricercatori (non ancora scienziati) avendo fatto un esperimento, hanno trovato un risultato anomalo. E lo hanno raccontato. Lo stesso gruppo ha poi verificato che dal punto di vista tecnologico c’erano imperfezioni. E lo hanno detto con molta lealtà, apertamente. A quale punto del processo avrebbero dovuto raccontare cosa accadeva ma il concetto di falsificabilità di Popper è messo in discussione dalla complessità di simili esperimenti che pochi capiscono. Che significa esperimento riproducibile o ripetibile quando entrano in gioco migliaia di fattori, elaborazioni, connessioni, cavi, cavetti, persone. Come lo ripeti e con quali soldi? Mica è la vasca dei pesciolini rossi di Fermi! Insomma c’è da lavorare non solo per i filosofi della scienza. Dopo l’esperimento del 2011 e l’annuncio che ne è seguito, c’è stata una grande produzione di articoli teorici, impensabile fino ad allora. Si è cominciato a dibattere su una cosa che era stata sepolta nei libri, nelle discettazioni di pochi o sempre data per scontata, cioè la velocità della luce, e sono anche emerse considerazioni interessanti. Questo è un risultato positivo che ha aperto la mente dei cittadini al dubbio che giova sempre alla scienza. Un po’ meno al politichese dei politicanti del Belpaese. In pratica, umanizzando il caso, rimangono tre gli elementi che spingono uno scienziato a trascorrere la vita in luoghi come i Laboratori del Fermilab, del Cern o del Gran Sasso: la voglia di conoscere, di insegnare e di inventare cose sempre nuove. Mentre gli elementi che possono portare a sbagliare nei tempi della comunicazione, restano la vanità e l’ambizione. Dunque, non è il dottor Jekyll che diventa mister Hyde. È semmai l’eterna “Comedie humaine” di un Belpaese che, ormai allo sbando, parla solo di palle calciate da milionari negli stadi. Tutto questo non toglie che ci potrebbero essere conseguenze in termini di credibilità per l’Italia e gli Italiani, con o senza la “riforma” della legge elettorale e dei partiti italiani, totalmente disarticolata da qualsivoglia Progetto autenticamente Politico di Fondazione degli Stati Uniti d’Europa. La comunità scientifica ha discusso a lungo su una sorta di fusione fredda fatta in casa. Anni fa, a Copenhagen, un astrofisico russo parlò della macchina del tempo che subito divenne oggetto di discussione e desiderio. Ma qui stiamo trattando di grandi esperimenti scientifici effettuati con tecniche collaudate e di persone che ottengono la Direzione di grandi centri di ricerca mondiali attraverso valutazioni internazionali impensabili nel mondo della politica italiana. La Scienza però riprende sempre il suo posto, in ogni caso. E gli Italiani?

Nicola Facciolini