Preoccupazioni e timori

Hollande è preoccupato per l’esito disastroso dell’’operazione delle forze speciali algerine tesa a liberare gli ostaggi rapiti dai miliziani jihadisti mercoledì scorso, che si è conclusa con trentacinque morti, principalmente tra gli ostaggi, fra cui sette stranieri: due giapponesi, due britannici e un francese; dovendo incassare e rintuzzare, con evidente imbarazzo l’ira delle diplomazie internazionali, […]

Hollande è preoccupato per l’esito disastroso dell’’operazione delle forze speciali algerine tesa a liberare gli ostaggi rapiti dai miliziani jihadisti mercoledì scorso, che si è conclusa con trentacinque morti, principalmente tra gli ostaggi, fra cui sette stranieri: due giapponesi, due britannici e un francese; dovendo incassare e rintuzzare, con evidente imbarazzo l’ira delle diplomazie internazionali, con Obama che ha chiesto chiarimenti e Camerun che, da alleato, si duole di non essere stato informato.
La Francia si è difesa dicendo che è stata informata a cose fatte, ma fra le righe del linguaggio diplomatico, oltre a trapelare una viva irritazione per come il governo algerino ha gestito la crisi nel sito petrolifero, circola il sospetto che le cose siano andate diversamente.
A rendere il clima ancor più arroventato la notizia che invece i due ostaggi francesi sono “rientrati” sani e salvi e il fatto che il ministro dell’Interno Manuel Valls si è astenuto da ogni critica sull’operato dell’Algeria.
Sia Camerun che il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, hanno inoltre detto che vi sono ancora ostaggi in mano ai terroristi e che la situazione resta fluida,
Nella notte l’esercito francese è intervenuto a sostegno delle truppe regolari maliane in alcuni scontri coi miliziani e si profila un aumento del contingente transalpino fino a 2.500 uomini.
Inoltre l’Ue sta accelerando i tempi per l’invio di addestratori a sostegno dell’esercito del Mali nel più vasto quadro di una missione internazionale, alla quale in modi e cifre ancora da definire prenderà parte anche l’Italia.
Perplessità, poi, si esprimono da parte di molti che si chiedono il perché di un rapido intervento nel Mali e di un disinteresse piuttosto palese per la ben più grave e prolungata situazione della Siria.
Guy Verhofstadt, leader dell’Alleanza dei Democratici e dei liberali per l’Europa, ha apprezzato le decisioni del Consiglio degli Affari Esteri sulla situazione in Mali, ma si domanda quale sia l’intenzione di intervento sulla situazione siriana. “Perché il Mali e non la Siria? Cosa ha intenzione di fare l’Unione europea riguardo la Siria?”, queste le domande che  Verhofstadt pone alla comunità internazionale. L’Unione europea, ha sempre affermato l’ex ministro belga, non deve escludere un intervento militare anche in Siria, dove la repressione del regime di Assad rischia di provocare un vero e proprio massacro.
La posizione dell’Italia nella crisi del Mali è stata esposta in maniera abbastanza chiara dal Ministro degli esteri, Giulio Terzi, dopo il vertice UE che si è tenuto a Bruxelles due giorni or sono. “Quello italiano non sarà un intervento diretto perché l’Italia invierà fino a 24 militari nella missione europea di addestramento delle forze del Mali, su un totale previsto finora di 250. C’è poi un orientamento favorevole in seno al Governo per fornire il sostegno logistico. Un sostegno di apprezzabile volume ed entità sarà necessario”. Secondo l’esponente dell’esecutivo nazionale, questo “sostegno” si traduce essenzialmente “nel trasferimento di materiali e nella concessione di basi”.
E non in pochi, da noi, esprimono preoccupazione pe l’eterna contraddizione tra politiche nazionali mirate a conquistare una rilevanza internazionale e la necessità di tutelare quelle che sono le nostre reali risorse. Ci sarebbe anche da riflettere, con preoccupazione, sulla giustificazione di un intervento militare “straniero” per risolvere controversie interne ad un altro Paese, una politica estera ancora figlia della guerra fredda e del tutto contraria a quanto scritto nella nostra Costituzione.
Altre sono le preoccupazioni, invece, di Bersani, che adesso deve calmare i moderati intenzionati a votare Pd, dopo le affermazioni (mai smentite o mitigate) di Vendola circa “l’inferno per ricchi” in caso di affermazione del centro-sinistra.
Per questo, su Raduio 24, dice che lui non è né Robespierre né Saint-Just e con intende metterev mano ad una patrimoniale, ma solo attivare una completa tracciabilità fiscale.

Assicura che non pensa ad una tassa sui patrimoni finanziari e ricorda che quella immobiliare gia’ c’e’ e va rimodulata, togliendola a chi quest’anno ha pagato 4-500 euro. ” Per quel che riguarda il resto dei patrimoni – ha scandito il leader Pd – non intendo affatto concepire una patrimoniale perche’ penso che il nostro problema sia la tracciabilita’, per una Maastricht della fedelta’ fiscale”. Quanto al timore di molti mercati finanziari per l’incertezza alla vigilia del voto, Bersani ha tagliato corto: “In tutto il mondo si vota e in nessun posto al mondo si sa il risultato prima, si andra’ a votare e ci sara’ un governo stabile. Spostamenti di capitali? Tutte le scuse son buone, bisogna pagare le tasse nel proprio paese, la poverta’ e’ stanziale, la ricchezza e’ mobile: questo e’ un guaio e si deve trovare una soluzione”.
Preoccupazione esprime la Bce circa la capacità italiana di attrarre investitore a causa del clima politico attuale e rincara la dose Bankitalia che stima un calo del Pil del 2,1% nel 2012 e rivede al ribasso le previsioni per il 2013. Il Pil, si legge nel Bollettino Economico, scenderà dell’1% e non del 0,2% come stimato precedentemente per il “peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell’attività nei mesi più recenti”.
Secondo Bankitalia , il caro spread e il successivo aumento del costo del credito si sono `mangiati´ un punto di Pil ed un altro punto lo hanno eroso le manovre. “L’occupazione si ridurrà quest’anno (quasi l’1%) e ristagnerà nel successivo. Il tasso di disoccupazione aumenterà, riflettendo anche l’incremento delle persone in cerca di lavoro”, toccando il 12% nel 2014. È quanto rende noto l’istituto di via Nazionale, secondo cui nel 2014 ci sarà una stabilizzazione ma “non un’inversione di tendenza”.
Ed aggiunge: “in Italia è indispensabile consolidare il riequilibrio dei conti pubblici e intensificare lo sforzo di riforma volto a rilanciare la competitività e a innalzare il potenziale di crescita”.
E preoccupazione crescente dalla,viene espressa Fiom-Cgil per la Fiat, che, nei giorni scorsi, ha richiesto per lo stabilimento di Melfi (Potenza) la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale dal prossimo 11 febbraio al 31 dicembre 2014, con interventi programmati che interesseranno a turno solo una delle due linee: sull’altra lavoreranno a rotazione gli operai, per continuare a produrre la “Punto” e soddisfare così le richieste del mercato.
Sin dall’esplodere delle prime polemiche sindacali, Marchionne aveva risposto trattarsi di semplice routine aziendale in quanto negli stabilimenti di Melfi vanno montati nuovi impianti di lavoro per trasformare il tipo di produzione, ma che nessun licenziamento o chiusura di stabilimento è prevista. Comunque la cassa integrazione toccherà 5.500 operai e la cosa ha fatto infuriare molti politici con dichiarazioni (che Marchionne ha definito oscene), molto dure circa l’operato dell’azienda. “ Vicenda vergognosa e incivile” aveva detto Di Pietro, mentre Monti, che pure si è pubblicamente mostrato supporter di Marchionne, aveva promesso di valutare con attenzione la richiesta.
Preoccupazione a Torino dove è iniziata la stretta tra azienda e sindacati sul contratto specifico i primo livello per gli 80mila metalmeccanici del gruppo, con titolo Fiat in forte calo e calo, soprattutto delle vendite.
Nel 2012 le immatricolazioni nei 27 Paesi Ue hanno subito -8,2%: la più alta flessione da vent’anni. A dicembre -16,3%. Nella top ten Fiat è settima, a un soffio da Bmw, , risultato su cui pesa il mercato italiano. Panda e 500 detengono il 28,1% del segmento A, delle auto piccole o citycar. Tra i cinque principali mercati in Europa, l’Italia, -19,9%, segna la flessione maggiore. Cali a doppia cifra per Francia -13,9 e Spagna -13,4, più contenuto in Germania -2,9%. Gran Bretagna +5,3%.
L’ultima preoccupazione che vogliamo segnalare riguarda la Pfizer che, il prossimo 22 giugno, vedrà scadere il suo brevetto italiano di punta: Il Viagra, che gli ha permesso introiti di 14 miliardi in sette anni, con già in atto la “corsa” tra varie aziende produttrici di farmaci generici per assicurarsene la produzione.
Dal 1998 (anno della messa in vendita) al 2011, sono stati consumati circa 2,5 miliardi di “pillole blu”, pari a ben 6 al secondo, e 41,4 milioni di pazienti hanno provato il farmaco almeno una volta nella vita. L’Italia è il secondo paese in Europa per consumo dopo l’Inghilterra, con oltre 60 milioni di compresse vendute in 10 anni e con una media di 4300 “pillole blu” ogni 1000 uomini oltre i 40 anni. L’età media dei consumatori è 50-55 anni.
Quanto al consumo a livello regionale, il Lazio è la regione italiana in testa alla classifica dei consumi, con più di 7,5 milioni di pillole in dieci anni e una media di 6112 pillole ogni mille uomini; seguono a breve distanza Toscana ed Emilia Romagna, rispettivamente con una media di 6004 e 5886 compresse consumate ogni mille uomini oltre i 40.
La Pfizer, quindi, rischia di perdere un monopolio miliardario, fra l’altro, in questi mesi di sopravivenza, minacciati dalla notizia, pubblicata pochi giorni fa sul “Journal of Impotence Research”, secondo cui un gruppo di scienziati della della università Yonse, della Corea del Sud, ha dimostrato che il Ginseng è efficace tanto quanto la “pillola blu, con considerevoli miglioramenti tra gli uomini che hanno assunto la pianta per alcune settimane, confermando dati positivi già ottenuti da studi precedenti che tuttavia, a differenza di quest’ultimo, erano stati condotti solo su cavie animali.
Nel 2002 infatti i ricercatori della Southern Illinois University School of Medicine avevano scoperto che nei topi il ginseng era in grado di migliorare (e accrescere) sia la libido che le vere e proprie prestazioni sessuali ed un altro studio, del 2008, fa, questa volta del Chinese Medical Herbology and Pharmacology, rilevava nei topi giovani sottoposti a terapia con il ginseng un’accelerazione dello sviluppo degli organi riproduttivi e addirittura, nel caso di topi maschi adulti, una stimolazione alla produzione di liquido seminale.
Forse vale la pena ricordare che, come recita un motto popolare di area partenopea, il sesso e la preoccupazione non vanno d’accordo, ma anche che, sforzandosi di avere una buona vita sessuale, ci dicono gli psicologi, è possibile vincere le ambasce e recuperare un sano ottimismo.
Scriveva su una nota rivista femminile una non meno nota sessuologa, che però, perché questo avvenga, è necessario che le preoccupazioni non entrino in camera da letto, anzi: la camera da letto deve essere un luogo in cui lasciare da parte i pensieri e scaricare la negatività, proprio come quando si va in palestra. Se farlo a casa propria risulta complicato, si può pensare di passare qualche ora in un motel; poiché estraniarsi per un po’ dalla propria realtà, entrando fisicamente in un luogo diverso dal solito, aiuta enormemente a concentrarsi sull’eros e a sfruttare tutte le sue proprietà benefiche.
Tutto vero se non fosse che oggi di soldi per i motel non ne circolano poi tanti.

Carlo Di Stanislao