Valigie alla crescita

Se è vero che le comete portano bene ci auguriamo che almeno una delle quattro visibili nei cieli in questi giorni (magari l’ultima, avvistata dalle parti della costellazione del Leone), giovi ai guai di un paese in cui i precari sono a rischio povertà, la spesa per le pensioni continua a salire e si calcola […]

lettaSe è vero che le comete portano bene ci auguriamo che almeno una delle quattro visibili nei cieli in questi giorni (magari l’ultima, avvistata dalle parti della costellazione del Leone), giovi ai guai di un paese in cui i precari sono a rischio povertà, la spesa per le pensioni continua a salire e si calcola che, nel 2050 sarà del 14,7%, contro una media Ocse dell’11,4 , mentre il governo continua a fare promesse di riforme strutturali su risparmio e lavoro, incerto sulla sua tenuta e sul suo futuro, indebolito dalle faide interne al Pd e su quella dello smontato e smantellato Pdl, con Berlusconi che prepara la piazza chiamando a raccolta i suoi per la manifestazione di domani a Roma, nel giorno della votazione per la decadenza, che, secondo le sue parole “sarà solo l’inizio”, per tutti “i cittadini consapevoli di quello che sta avvenendo” e che intendono, ha detto a “Studio Aperto”, non “difendere me”, ma “il futuro del paese”.
Naturalmente si inaspriscono i toni del Pd, che denuncia un “punto di rottura con la storia della repubblica e con il nostro sistema democratico”, ma intanto lotta per mostrarsi coese con correnti e candidati scatenati a farsi reciprocamente pulci e lesioni.
Dicevamo della incertezza sempre più evidente del governo, sottoposto ad un ulteriore “ukase” da Renzi, il quale dice che ho si fa come dice lui o il premier ed i ministri possono già preparare le valigie e che ieri, nel corso di una iniziativa a Prato, ha dettato l’agenda e detto, chiaro chiaro: “Se votate per me l’8 dicembre alle primarie” fare in modo che il Pd dica “con forza al governo che sulle riforme si smette di prendere in giro i cittadini e in un tempo limitato si portano a casa i risultati”.
Il primo punto dell’agenda renziana è la riforma elettorale, con una accelerazione polemica ultra anticipata, certamente per rivitalizzare la campagna delle primarie al momento a rischio assenteismo.
Il solito Massimo D’Alema si dice “certo che Renzi non farà cadere il governo” e spiega che sarebbe da incoscienti fare da “spalla a Brunetta o Santanchè”, ma intanto il sindaco-candidato è un fiume in piena verso palazzo Chigi e aggiunge che: “dopo l’8 dicembre nulla sarà più come prima. Finora mi hanno sempre detto ”fai il bravo sulla Cancellieri”, ”fai il bravo su Alfano”, ”fai il bravo sull’Imu”, ma ora la pazienza è finita”.
Se la sua di pazienza è alla fine figurarsi quella degli italiani in vista del Natale più povero di sempre, con il Wall Street Journal, autorevole quotidiano finanziario newyorkese di Rupert Murdoch, che scrive: che benchè la nazione abbia fatto qualche progresso “nel tentativo di mettere in ordine i conti dello Stato, la spesa pubblica è del 50% del prodotto nazionale lordo e le tasse individuali sono tra le più alte di tutta l’eurozona”
E aggiunge: “ciononostante la coalizione di governo non ha mostrato alcun impulso riformatore e come il suo predecessore, l’ex primo ministro tecnico Mario Monti, che esordì con apparente zelo riformista ma ben presto è finito nelle secche dell’immobilismo, il governo Letta sembra paralizzato dentro e fuori il parlamento. E questo è preoccupante perché l’Italia rimane l’unico Paese sudeuropeo che non ha fatto alcun progresso sul piano della competitività dacché iniziò la crisi finanziaria del 2008, mentre Spagna e Portogallo sono tornate a crescere”mentre “ l’economia italiana difficilmente inizierà un percorso di crescita solo alla fine del 2014 quando la Commissione europea prevede un’espansione dello 0,7%”.
Il Fatto Quotidiano parla di un governo “cimiteriale” che punta solo sulla sopravvivenza ed il galleggiamento, mentre l’Unità scrive che secondo quanto a fatto sapere il ministro per i Rapporti con il Parlamento e per il Coordinamento dell’attività di Governo, Dario Franceschini, si porrà la fiducia sulla legge di stabilità, all’esame del Senato, una decisione contro cui si schiera la nuova Forza Italia che si prepara a ufficializzare il suo passaggio all’opposizione; mentre, dopo le bozze annunciate nei giorni scorsi, arriva la retromarcia di esecutivo e relatori sugli stadi, con i secondo che hanno hanno depositato un emendamento in commissione Bilancio che integra solamente il Fondo di garanzia presso l’istituto del credito sportivo, rimpinguato con 10 milioni per il 2014, 15 per il 2015 e 20 milioni per il 2016 e rispetto alle bozze fa saltare tutta la parte ordinamentale che riduceva i tempi per la ristrutturazione e la costruzione di impianti sportivi e degli stadi e la possibilità che era stata data ai costruttori di edificare palazzi per garantire la sostenibilità finanziaria dell’intervento.
Un fatto che pare marginale che invece mostra una tenace vocazione ad investire poco o niente in lavoro e ricostruzione.
C’è chi dice che quanto accade in questo governo ricorda la metafora di “Alice”, ovvero un ansia angosciosa per il futuro ed un’identità ancora da scoprire, in una realtà che invece si è scoperta fin troppo ottusa, buona solo a controllare gli esporsi da parte del ceto medio che, ogni giorno, ne esce più massacrato e più impoverito.
E’ da poco uscito sugli schermi “il paradiso degli orchi”, trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di Daniel Pennac per la regia di Nicolas Bary, surreale commedia che porta sul grande schermo il primo romanzo della fortunatissima saga dedicata al signor Malaussène, un capro espiatorio di professione che, a ben vedere, riflette ciascuno di noi chiamati a pagare il fio di tutti i guasti di una politica inconcludente, spendacciona e sovente collusa, da venti anni (o forse più) a questa parte.