Euro-Pen: “Hanno creato un deserto e la chiamano ripresa”

“Hanno creato un deserto e la chiamano ripresa”. Questa la denuncia avanzata da “Euro-Pen”, la rete europea degli economisti progressisti a pochi giorni dalle elezioni attraverso l’appello “Un’altra strada per l’Europa”. Un manifesto programmatico sottoscritto da 40 personalità dell’economia, della cultura e della società civile diffuso oggi in sette lingue in tutto il vecchio continente […]

europa1“Hanno creato un deserto e la chiamano ripresa”. Questa la denuncia avanzata da “Euro-Pen”, la rete europea degli economisti progressisti a pochi giorni dalle elezioni attraverso l’appello “Un’altra strada per l’Europa”. Un manifesto programmatico sottoscritto da 40 personalità dell’economia, della cultura e della società civile diffuso oggi in sette lingue in tutto il vecchio continente e articolato da cinque punti chiave: fermare l’austerità, controllare la finanza, espandere il lavoro, ridurre divergenze e disuguaglianze ed espandere la democrazia. Cinque aree attraverso le quali si propone un cambiamento radicale delle politiche europee .
“In questi anni – spiega Andrea Baranes, economista di “Sbilanciamoci”, una delle realtà che compongono Euro-Pen – si è affermato un modello economico miope e fallimentare per il quale tutto ciò che è spesa pubblica significa aprioristicamente perdita e malapolitica, onde poi sperperare risorse ingentissime in non-investimenti resi tali dalla natura stessa di certe realtà”. “La verità – prosegue Baranes – è che esiste una spesa pubblica produttiva ed una spesa pubblica improduttiva: un caccia militare, ad esempio, comporta solo spese; investire sul lavoro significa invece occupazione, dunque moneta circolante, benessere sociale”. “A che serve – domanda – essere perfettamente in linea con i parametri macroeconomici teorici se poi l’economia reale è in declino verticale? A che serve riempire le casse delle banche di soldi se poi per il singolo non c’è possibilità di accesso al credito perché in balìa di quelle condizioni di precarietà economica che non consentono le garanzie che gli stessi istituti di credito richiedono per prestare liquidi?”.
“Ogni battaglia economica è inevitabilmente battaglia politica e culturale. E ogni battaglia economica, politica e culturale è altrettanto inevitabilmente una battaglia linguistica”, sottolinea Grazia Naletto, portavoce di “Sbilanciamoci”. Parole come ottimizzazione e razionalizzazione “suonano bene”, dice, ed è per questo che vengono usate a copertura di politiche che “di ottimo e razionale non hanno nulla”. “Quando ci si trova in certe situazioni – conclude la Naletto – la strada della risalita e dell’ascesa passa obbligatoriamente dal welfare, così come quella del benessere economico sociale una volta che lo si sia raggiunto”.
Le organizzazioni della Rete europea degli economisti progressisti (Euro-pen) sono: EuroMemo Group, Economistes Atterrés (Francia), Sbilanciamoci! (Italia), Transnational Institute (Olanda), EconoNuestra (Spagna), Econosphères (Belgio), Beigewum (Austria), Transform! Europe, Critical Political Economy Research Network. Tra i primi firmatari ci sono Elmar Altvater, Etienne Balibar, Luciana Castellina, Susan George, Mary Kaldor, Maurizio Landini, Chantal Mouffe, Mario Pianta, Rossana Rossanda, Saskia Sassen.

Francesco Sabbatucci – RS