Enrico Berlinguer a trent’anni dalla morte

11 giugno 1984 – 11 giugno 2014. A trent’anni dalla sua scomparsa, Enrico Berlinguer resta una delle figure chiave della storia politica repubblicana. Nessun leader italiano è stato popolare, rispettato e amato (ma anche contestato e travisato) come Berlinguer, non solo dal popolo della sinistra, ma da strati ben più ampi di persone per la […]

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11 giugno 1984 – 11 giugno 2014. A trent’anni dalla sua scomparsa, Enrico Berlinguer resta una delle figure chiave della storia politica repubblicana. Nessun leader italiano è stato popolare, rispettato e amato (ma anche contestato e travisato) come Berlinguer, non solo dal popolo della sinistra, ma da strati ben più ampi di persone per la sua caparbietà nello sfidare le rigidità di un mondo diviso in blocchi, per il coraggio dimostrato nella rottura con l’Urss dopo il colpo di stato polacco e per le sue intuizioni come quando, nei suoi ultimi anni di vita, vide nella questione morale e nella degenerazione dei partiti “ridotti a macchine di potere e di clientela” il problema più drammatico dell’Italia.
Attingendo a documenti inediti, alle testimonianze dei maggiori dirigenti politici dell’epoca, degli amici e dei familiari, Chiara Valentini ricostruisce le idee, le passioni, gli errori e i successi di questo politico “diverso” attraverso un libro edito dalla Feltrinelli
Negli anni della rivoluzione neoconservatrice di Ronald Reagan e della Thatcher e dei loro imitatori italiani Ciriaco De Mita e Bettino Craxi, Berlinguer avverte intensamente il senso di un tempo che si sta chiudendo e insieme il bisogno di viverne uno nuovo. Perché non ci siano solo regressione e prepotenza verso i più deboli, ripete a chi gli sta vicino, è necessario capire i guasti del presente e ripensare le coordinate e i valori della sinistra. È il “nuovo” Berlinguer, che si interroga sul rinnovamento della politica e individua in un tema estraneo alla cultura politica italiana come la questione morale “la questione nazionale più importante”. “Deve essere impazzito,” si mormora alle Botteghe Oscure. Berlinguer insiste sulla degenerazione dei partiti, “ridotti a macchine di potere e di clientela”, suggerisce che il progressivo svuotamento della democrazia non è l’unico destino possibile. E insiste sulla orgogliosa rivendicazione della “diversità” del Pci, l’unico a poter rappresentare “il perno” di un nuovo governo e a poter offrire un ricambio di classe dirigente. Parole che gli metteranno contro autorevoli personaggi del suo partito, da Giorgio Napolitano a Luciano Lama. In realtà le intuizioni sulla questione morale, che gli saranno rimproverate anche dopo la sua morte, si sono dimostrate drammaticamente esatte.

Una risposta a “Enrico Berlinguer a trent’anni dalla morte”

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