E’ morto il pagliaccio ribelle e triste di Hollywood

Si sospetta la morte per asfissia e si parla di possibile suicidio. Robin Williams è stato trovato morto nella sua casa di Tiburon, in California, dove viveva con la moglie la terza moglie Susan e bisognerà aspettare i risultati dell’autopsia per accertare le cause del decesso. Indimenticabile interprete di film come “Good morning Vietnam”, “Hook-Capitan […]

Robin-WilliamsSi sospetta la morte per asfissia e si parla di possibile suicidio. Robin Williams è stato trovato morto nella sua casa di Tiburon, in California, dove viveva con la moglie la terza moglie Susan e bisognerà aspettare i risultati dell’autopsia per accertare le cause del decesso.

Indimenticabile interprete di film come “Good morning Vietnam”, “Hook-Capitan Uncino” e “Mrs. Doubtfire”, vincitore dell’Oscar nel 1997 come miglior attore non protagonista per “Good will hunting” diretto da Gus van Sant, Robin Williams aveva 63 anni e, come ha ricordato in un comunicato l’agente Mara Buxbaum, “combatteva contro una forte depressione“. In passato aveva ammesso di avere problemi con l’alcol, ma di averli superati.

Due settimane fa l’ultimo suo post sui social network. Una foto in bianco e nero, con in braccio la figlia Zelda, allora bambina, e un messaggio: “Buon compleanno a Ms. Zelda Rae Williams! Oggi compi un quarto di secolo di vita oggi, ma per me sei sempre la mia piccolina….”

La moglie Susan Schneider, chiedendo anche di rispettare la privacy della famiglia e di ricordare Robin per la sua carriera e non per la sua morte, ha dichiarato: “Ho perso mio marito e il mio miglior amico. Il mondo ha perso uno dei migliori artisti e persone”.

Anche il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha espresso il suo cordoglio per la morte dell’attore. In una dichiarazione diffusa stanotte da Martha’s Vineyard in Massachusetts, dove si trova in vacanza, Obama ha definito l’attore “unico nel suo genere”, ricordando che ha condiviso il suo talento “in modo libero e generoso con coloro che ne avevano bisogno di più”. Robin Williams “è arrivato nelle nostre vite come un alieno ma ha finito per toccare ogni singolo elemento dello spirito umano”, ha aggiunto Obama alludendo alla serie tv Mork & Mindy degli anni ’70. “La famiglia Obama offre le sue condoglianze alla famiglia Robin, ai suoi amici e a chiunque abbia trovato la propria voce grazie a Robin Williams”, si legge nella nota.

Nato a Chicago da una ex modella e da un dirigente della Ford, nel 1967 la famiglia Williams si trasferisce in California, dove Robin si diploma nel 1971. Si iscrive quindi alla facoltà di scienze politiche al Claremont Men’s College, dove inizia la sua passione per il teatro. Abbandonati gli studi si iscrive al prestigioso istituto di recitazione drammatica, Juilliard School di New York. Attore di formazione teatrale, ottiene una grande popolarità televisiva sul finire degli anni settanta interpretando l’alieno Mork nella serie tv Mork & Mindy (1978-1982), per pasare in seguito al grande schermo dove si è cimemntato in ruoli brillanti in pellicole di notevole successo.

Una sola volta ha fatto il cattivo, in “Insomnia”, film del 2002 diretto da Christopher Nolan, remake di un film norvegese omonimo, diretto da Erik Skjoldbjærg nel 1997, che funziona soprattutto grazie a lui e ne mette in evidenza la poliedrica capacità interpretativa e lo spessore.

Lo ricoderò soprattutto nel ruolo del re della luna ne Le avventure del Barone di Munchausen del 1988 di Terry Gillian e, ancora con l’ex Monty Python, in La leggenda del Re Pescatore (1991).

E lo ricorderò nei film di Woody Allen, Denny De Vito, Chazz Palminteri, che gli forniscono l’occasione, nel 2005, di guadagnarsi il premio Cecil B. DeMille, che lui dedica all’amico scomparso Christopher Reeve e, ancora, per la regia di Berry Levison in Man of the Year dove è un intrattenitore televisivo che arriva alla Casa Bianca.

La sua storia è stata un continuo alterrnarsi di poesia e gag, con una venatura di anima nera, con una fragilità profonda ed esiziale che ha trovato nella morte la sua unica conclusione.

Era stato definito il pagliaccio ribelle di Holywood, ma tutto della sua vita e della morte, ci dice che era anche un pagliaccio triste, angosciato come lo sono i pagliacci di Fellini, non saccente come “un bianco” né spensierato come un “augusto”, ma con una visione della vita intrisa di amore ed insieme di inconsolabile sofferenza.

Carlo Di Stanislao

 

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