Popoli Minacciati (APM): chiarire tragedia donne indigene scomparse in Canada

In occasione del 25 novembre designata dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare la tragedia delle donne indigene scomparse e uccise in Canada e chiede al primo ministro canadese Stephen Harper di istituire finalmente una commissione indipendente che possa fare […]

indigeneIn occasione del 25 novembre designata dall’ Assemblea Generale delle Nazioni UnitGiornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare la tragedia delle donne indigene scomparse e uccise in Canada e chiede al primo ministro canadese Stephen Harper di istituire finalmente una commissione indipendente che possa fare luce su questo triste fenomeno. Secondo un rapporto della stessa polizia federale canadese RCMP, tra il 1980 e il 2012 sono scomparse quasi 1.200 donne appartenenti alle First Nations, agli Inuit o ai Métis e almeno 1.000 sono state assassinate. Il triste fenomeno delle “stolen sisters – sorelle rubate” è molto sentito in Canada e in modo particolare dalle comunità indigene. Un’organizzazione omonima si occupa di ricordare le donne e ragazze scomparse e di chiedere con insistenza un maggiore impegno delle forze dell’ordine nella soluzione dei casi.

L’11,3% di tutte le persone denunciate come scomparse e il 16% di tutte le donne vittime di omicidio sono donne indigene nonostante la popolazione indigena rappresenti solo il 4,3% della popolazione complessiva canadese. Se la polizia canadese riesce a risolvere in media l’83% dei casi di scomparsa questa percentuale scende al 53% nel caso di donne indigene scomparse. Da qui anche l’accusa dei parenti e familiari delle donne scomparse di razzismo sistematico nei confronti degli indigeni da parte delle forze dell’ordine canadesi. Spesso le donne indigene vengono a priori bollate come alcoliste e prostitute, con la tendenza da parte delle istituzioni di considerarle responsabili del loro destino e di impegnarsi quindi poco nella ricerca o, preventivamente, nel fornire loro un aiuto concreto per uscire dall’emarginazione e dalla povertà che attanaglia ampie fasce della popolazione indigena canadese.

A metà agosto 2014 fece scalpore il caso della 15enne Tina Fontaine della Sagkeeng First Nation. Diversi poliziotti e un’assistente sociale avevano ripetutamente visto e parlato con la ragazza ma nonostante la sua famiglia ne avesse già denunciato la scomparsa nessuno ha mai pensato di riportarla a casa. Finché il 17 agosto 2014 il suo corpo senza vita venne ritrovato in un sacco delle immondizie pescato nel Red River a Manitoba.

Secondo l’APM, il numero delle donne indigene scomparse, stuprate e uccise è di gran lunga maggiore di quanto risulta dai dati ufficiali. Molti casi non vengono infatti denunciati per la forte diffidenza delle persone indigene nei confronti delle forze di sicurezza canadesi. Inoltre le statistiche ufficiali sulle vittime di omicidio non riportano l’appartenenza etnica delle vittime rendendo così più difficile farsi un quadro reale della situazione. La commissione indipendente chiesta dall’APM dovrebbe indagare sulla reale entità della tragedia delle donne indigene scomparse in Canada, indagare le accuse di razzismo nei confronti di donne indigene da parte delle forze dell’ordine e creare la base per una urgente riforma delle forze dell’ordine.