Inchiesta Soget: l’estate è finita, nuovi acquazzoni?

Proseguono ad ampio raggio gli approfondimenti degli inquirenti sulla Soget SpA, ma nonostante i procedimenti penali in corso, le sentenza e i divieti, come ampiamente documentato da questa testata e da molti altri giornali nazionali, la società di riscossione pescarese continua ad operare indisturbata in Abruzzo e in Italia. Addirittura Soget SpA informa, attraverso la […]

Proseguono ad ampio raggio gli approfondimenti degli inquirenti sulla Soget SpA, ma nonostante i procedimenti penali in corso, le sentenza e i divieti, come ampiamente documentato da questa testata e da molti altri giornali nazionali, la società di riscossione pescarese continua ad operare indisturbata in Abruzzo e in Italia.
Addirittura Soget SpA informa, attraverso la sua rivista mensile nell’ultima pagina (allegato 1), che dal 1 ottobre 2012 al 28 febbraio 2015 ha acquisito nuovi appalti, ovviamente omettendo di comunicare la contemporanea perdita di concessioni e l’esclusioni, come avvenuto in ultimo da parte del Comune di Corigliano Calabro, che ha escluso direttamente la Soget dalla gara d’appalto in considerazione dell’indagine avviata dalla Procura di Pescara ad inizio anno per ordine del pm Gennaro Varone e che ha squassato la dirigenza Soget accusata di tentata truffa, corruzione, abuso d’ufficio e falso.

Corigliano Calabro, uno degli 8047 comuni della Repubblica Italiana, dove vive gente e amministratori con il pelo sullo stomaco, Ente più volte sciolto per mafia, con la Soget proprio non vuole avere a che fare.
Mentre nella stessa Repubblica e nello stesso momento nei comuni di Pescara, Caramanico, Chieti e Teramo (solo per citarne alcuni ancora serviti da Soget) è tutto in ordine anche se i conti non tornano; anche alla Regione Abruzzo è tutto a posto: la Soget da queste parti gode della piena fiducia di amministratori comunali e regionali, senza distinzione politica.

L’indagine del pm Gennaro Varone ha già provocato le dimissioni, con l’evidente scopo di evitare un ulteriore provvedimento giudiziario dell’interdizione dall’ufficio a carico dei dirigenti Soget, del Direttore Generale Gaetano Monaco e del Responsabile dell’Esecutivo Domenico Ludovico, principali indagati dalla magistratura pescarese, cui si sono aggiunti, per il momento, anche due esponenti di primo piano della politica abruzzese, ovvero l’Assessore Regionale all’Ambiente Mario Mazzocca (SEL) e il capogruppo alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri (Forza Italia), che sarebbero stati favoriti dalla revoca di una iscrizione ipotecaria il primo e di un pignoramento il secondo, avvallate dai due alti dirigenti Soget, con cui i due politici avrebbero avuto contatti personali.
Per il momento, come abbiamo detto, questi risulterebbero i principali indiziati a vario titolo di reati a danno della Pubblica Amministrazione come la tentata truffa, la corruzione, l’abuso d’ufficio e il falso, tutti reati in concorso, anche se, forse, per quanto fino a qui messo nero su bianco dalla Procura di Pescara, parrebbe più giusto dire “in consorzio”.

Ma le indagini della Procura di Pescara sono proseguite anche durante l’estate, sintomo questo non solo della particolare attenzione degli inquirenti ma anche che i fatti, che stanno via via emergendo dall’inchiesta, affondano sempre più nella carne viva del malaffare, che nel nostro paese trapela immancabilmente quando si incrociano affari, politica e Pubblica Amministrazione.
È facile immaginare come l’inchiesta ruoti tutta attorno all’elenco di 847 politici, di cui 523 abruzzesi, rinvenuto e sequestrato nel pc dell’ex Direttore Generale Gaetano Monaco e sulle azioni esecutive intraprese su quei nominativi, andate a buon fine o, improvvisamente, interrotte senza giustificato motivo, ovvero senza che i signori politici si preoccupassero di pagare.
Per non parlare della lista dei crediti inesigibili presentata al Comune di Pescara per 36 milioni di euro, dove compariva anche il capogruppo alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri (Forza Italia), e, come lui stesso ha affermato nei mesi scorsi, tutti vorremmo sapere quanti sono gli illustri “irreperibili e inesigibili” presenti nelle liste di discarico presentate dalla Soget ai comuni abruzzesi, Sicuramente non saremo noi a sorprenderci se dall’elenco degli 847 politici nei prossimi giorni uscisse come un coniglietto bagnato un nuovo indagato.
Ma nel mirino degli investigatori sembrerebbe che ci siano anche noti imprenditori e professionisti.
Insomma, tutta la zona grigia che ha avuto in mano questo Paese negli ultimi 100 anni sembrerebbe colorare anche i muri di Via Venezia 49.

L’estate è finita e si prevedono nuovi acquazzoni. Siamo certi che l’operazione dei magistrati pescaresi scoperchierà altre cupole di potere corrotto e questo tranquillizza i contribuenti virtuosi, che vorrebbero chiedere al Presidente della Soget, Lina Di Lello perché l’ex Direttore Generale Gaetano Monaco e l’ex responsabile dell’Esecutivo, Domenico Ludovico sono ancora alle sue dipendenze, nonostante l’irreparabile danno di immagine arrecato alla sua azienda, a prescindere da quali siano alla fine gli esiti giudiziari dell’indagine penale a loro carico?
Che ne è stato delle migliaia di azioni esecutive e cautelative (fermi amministrativi, pignoramenti, ipoteche ecc.) illegittime promosse dai sui dirigenti e funzionari a danno di ignari cittadini e che hanno procurato all’azienda Soget centinaia di migliaia di euro di ingiusto guadagno alla voce rimborso spese esecutive e cautelative, preteso, ad esempio, per pignoramenti che in quel momento l’Ufficiale della Riscossione non era in potere di fare perché procedeva consapevolmente con titoli scaduti (cartelle e ingiunzioni notificate da più di un anno e non rinotificate con il previsto avviso di intimazione o, ancora, avvisi di intimazione scaduti poiché notificati da più di 180 giorni)?
E che ne è stato degli Ufficiali della Riscossione che hanno agito consapevolmente contro legge, registrando anch’essi un ingiusto guadagno in busta paga, abusando del loro ufficio a danno di ignari cittadini?
E che ne è stato degli Ufficiali della Riscossione che hanno addirittura moltiplicato indebitamente a danno del contribuente e a ulteriore illecito vantaggio della Soget e delle loro buste paga i detti diritti esecutivi?
Dove sono questi soldi riscossi indebitamente dai contribuenti minacciati da una esecuzione che non poteva in quel momento legalmente avvenire, ma che sono successe solo grazie all’interessata partecipazione dei dirigenti e degli Ufficiali della Riscossione Soget?
A queste domande non crediamo che il Presidente Lina Di Lello risponderà, anche perché quanto da questa testata denunciato da più di un anno è avvenuto sotto la sua Presidenza e per precise e imposte disposizioni aziendali ordinate e condivise nel tempo dal Presidente Lina Di Lello, dall’ex Direttore Generale Gaetano Monaco, dall’ex Responsabile dell’Esecutivo Domenico Ludovico e dall’ancora Responsabile Esecutivo centro-nord Patrizia Marinelli.
Allora è il caso di girare questi quesiti direttamente alla Magistratura, che su questo aspetto della vicenda Soget ancora langue.
Certo, potremmo consigliare ai contribuenti vittime degli illeciti Soget di provare a fare una telefonata alla sede dell’azienda pescarese per riavere il maltolto, un po’ come usano fare i politici vicini e lontani per avere lo sconto delle tasse, ma dubitiamo seriamente che per loro ci sia la stessa disponibilità a far finta di niente, che tanto nessuno se ne accorge se si annulla un’ ipoteca o un pignoramento, tanto sono solo soldi pubblici e, come diceva qualcuno, “La persona onesta si deve fare i fatti suoi…”