Scandalo Riscossione Sicilia, parla l’ex presidente Fiumefreddo: “Una volta eletti, i politici non venivano più cercati dal fisco”

Antonio Fiumefreddo, l’avvocato finito nel mirino del Parlamento siciliano dopo la pubblicazione nei mesi scorsi sulla stampa dell’elenco dei parlamentari morosi col Fisco, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it). Fiumefreddo è decaduto da presidente di Riscossione […]

Antonio Fiumefreddo, l’avvocato finito nel mirino del Parlamento siciliano dopo la pubblicazione nei mesi scorsi sulla stampa dell’elenco dei parlamentari morosi col Fisco, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).

Fiumefreddo è decaduto da presidente di Riscossione Sicilia dopo le dimissioni dei due consiglieri del Cda. “In Sicilia continua ad essere un delitto far pagare anche i potenti di turno –ha affermato Fiumefreddo-. Ho presieduto Riscossione Sicilia e mi sono accorto che i nostri parlamentari regionali, ma anche sindaci e consiglieri, appena eletti venivano graziati dalla società di riscossione. Non venivano più cercati, non c’erano più procedure esecutive nei loro confronti nonostante fossero morosi. Ho convocato i direttori delle sedi provinciali della società per informarli e uno di loro mi ha risposto: ‘E’ la prassi’. Abbiamo rintracciato anche deputati non più in carica che prendevano vitalizi ed erano morosi col fisco, ma che non venivano più cercati da Riscossione. Io sono stato nominato dal Presidente Crocetta lo scorso anno e ho trovato una società che raccoglieva praticamente nulla, con ampi spazi di privilegi nei confronti dei cittadini con i redditi più alti. Se la prendevano con i pensionati e con i poco abbienti. Quando fui nominato dissi che avrei agito così come dovrebbe agire chi ricopre incarichi pubblici e mi fu detto che questa mia condizione non poteva essere accettata. Ma non pensavo si sarebbe passati dal dire al fare. Da maggio a novembre abbiamo sequestrato oltre 3000 autovetture di grossa cilindrata, addirittura un aereo privato, tutti intestati a dei prestanome. Tutte queste azioni sono diventate la ragione per cui occorreva che io andassi via. Sono stato consapevole del rischio che ho corso, ma lo rifarei. Se le tasse le pagano 3-4 persone su 100, è evidente che 3-4 persone non possono contribuire per 100. Il reato di lesa maestà ancora esiste e il giudice che lo applica è il Parlamento siciliano. Ho definito pirati alcuni inquilini di quei palazzi e sono stato denunciato per diffamazione”.

Crocetta ha detto di non averlo abbandonato. “Il presidente Crocetta in parte dice il vero –ha spiegato Fiumefreddo-, nel senso che gli hanno chiesto di decapitarmi e non l’ha fatto personalmente. Non mi ha mollato, ma non ha neanche mosso un dito quando gli altri mi hanno attaccato. Fin quando esistono politici del genere, è giusto che esista anche l’antipolitica”.

Sul M5S: “I deputati del m5s non mi hanno difeso –ha affermato Fiumefreddo-. Purtroppo prevale una logica politica. Anziché fare un’opposizione cieca su tutto, a volte bisognerebbe valutare le situazioni per quello che sono. Erano contrari alla mia nomina a prescindere, in quanto scelto da Crocetta”.

“Non mi arrendo –ha concluso Fiumefreddo-. Non sono sorpreso da quello che è accaduto. Il potere sempre si comporta con azioni da Colosseo, facendo il pollice verso. Sono stato eliminato, dando un monito anche agli altri: non vi permettete, fate i servi e state buoni. La mia battaglia continua. Bisognerebbe avere maggior coraggio civico e dire basta a questi signori che occupano le istituzioni e si comportano in questo modo”.