La Soget vuole mettere il bavaglio a L’Impronta

“La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure” Art.21 Comma 2, Costituzione della Repubblica Italiana. La Soget S.p.A. vuole mettere il bavaglio a L’Impronta. Inutile girarci troppo intorno, la situazione è esattamente questa. Il Presidente e Legale Rappresentante di Soget SpA , Lina Di Lello, ha sporto al nostro giornale una denuncia per […]

“La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure” Art.21 Comma 2, Costituzione della Repubblica Italiana.

La Soget S.p.A. vuole mettere il bavaglio a L’Impronta. Inutile girarci troppo intorno, la situazione è esattamente questa. Il Presidente e Legale Rappresentante di Soget SpA , Lina Di Lello, ha sporto al nostro giornale una denuncia per diffamazione. Non c’è niente da fare, la società di riscossione pescarese non accetta le inchieste giornalistiche che contraddistinguono il suo universo. Da oltre cinque anni ci occupiamo “dell’Affaire Soget” con una puntuale e documentata indagine giornalistica dove si è evidenziato il “modus operandi” della società pescarese nell’ambito della gestione della riscossione coattiva dei tributi locali. Evidentemente tutto questo ha dato un gran fastidio al Presidente Lina Di Lello, che adesso vuole trascinarci in tribunale.

Ma per cosa esattamente?

In sostanza, attraverso il suo Presidente, Soget ci accusa di aver scritto cose false sul proprio conto danneggiando l’immagine del Concessionario per la riscossione dei tributi per centinai di enti su tutto il territorio nazionale. E questo, al di là della vicenda giudiziaria che ci coinvolge direttamente, su cui riponiamo piena fiducia nell’operato della magistratura, è soprattutto fonte di grande amarezza perché lo scopo di questo giornale è stato e sarà solo quello di informare i contribuenti, e non solo, della realtà Soget.

Non siamo stati certo noi a emettere sentenze contro la Soget, ma il Tribunale di Taranto, giusto per fare un esempio, che ha condannato il 25 marzo 2014 l’allora Presidente della Soget S.p.A. Maria Piccoli (madre dell’attuale Presidente Lina Di Lello) e alcuni Dirigenti del comune di Taranto Settore Finanze, il profondo incubo Soget.

Le accuse erano in concorso: truffa aggravata, abuso d’ufficio, corruzione e peculato.

Cinque gli anni di condanna inflitti a Maria Piccoli; quattro anni a Luigi Lubelli, due anni e sette mesi per Nicola Gravina e Carlo Aprile, tutti dirigenti comunali, che negli anni si sono succeduti alla direzione del Settore Finanze del Comune di Taranto.

Più le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai Pubblici Uffici per Maria Piccoli e il Dirigente comunale Luigi Lubelli, oltre alla pena pecuniaria di 400.000 euro inflitta a tutti i condannati come coobbligati in solido a titolo di risarcimento del danno per il Comune di Taranto.

Per la Soget S.p.A., inoltre, il tribunale ha disposto una multa da 200 mila euro e il divieto per la società di stipulare contratti con la pubblica amministrazione per un anno.

Come non abbiamo certo scritto noi la lapidaria Sentenza della Cassazione Civile (SS.UU., sentenza 30.10.2013 n° 24468), ma poi, volendo, si potrebbe approfondire nelle precedenti sentenze TAR Puglia e del Consiglio di Stato, con la conseguente revoca dei contratti da parte di diversi enti (comuni di Oria, Taranto, Gioia del Colle, Mesagne, Brindisi, solo per citarne alcuni), per documentarsi sulla questione Soget.

E non è opera nostra neppure l’indagine promossa dalla Procura della Repubblica di Pescara che vedrebbe indagati l’ex Direttore Generale Gaetano Monaco e il Responsabile dell’esecutivo Domenico Ludovico, oltre al Sottosegretario alla Regione Abruzzo Mario Mazzocca (SEL) e il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Lorenzo Sospiri: anche qui si tratterebbe di reati, a vario titolo e in concorso tra gli indagati, che vanno dalla tentata truffa, passando per l’abuso d’ufficio, fino ad arrivare al falso: tutte configurazioni delittuose a danno della Pubblica Amministrazione ovvero a danno di tutti i cittadini onesti.

Lo scopo, Signora Presidente, era e rimarrà sempre quello di far comprendere ai contribuenti di accortamente tutelarsi dagli atti illeciti commessi ai loro danni e a loro insaputa dalla Soget e di cui la dirigenza della sua azienda – e, quindi, anche lei, insieme all’ex Direttore Generale Gaetano Monaco, al Responsabile dell’esecutivo Domenico Ludovico (che ha provveduto subito a rimettere ai posti di “comando”) e al responsabile delle Risorse Umane Emilia Di Lello (sua sorella) – parrebbe fosse pienamente consapevole di compiere; come con la stessa lucidità i quattro sembrerebbe macchinassero per l’eliminazione degli Ufficiali di Riscossione non reticenti che si opponevano a tali pratiche illegali, ovvero contrarie a tutte le norme che regolano la riscossione coattiva dei tributi in Italia, e siamo in Italia, Signora Presidente!

I dettagli e i retroscena sono stati messi insieme da un’inchiesta portata avanti per diversi anni da L’Impronta, all’interno di un percorso che ha indagato l’universo Soget anche dal suo interno. La stessa inchiesta, condotta sulla base di documenti che neanche la presidenza ha potuto contestare, ha infastidito non poco il Presidente Lina Di Lello inducendola a citare in giudizio il nostro giornale.

Crediamo che la libertà non può esistere per decreto, ma dobbiamo difenderla giorno per giorno. E l’informazione in tutto questo ha un ruolo strategico. Consideriamo tale atto azione debole, oltre che del tutto priva di fondamento. La nostra redazione continuerà a lavorare sul caso con assoluta serenità.

NOI DE “L’IMPRONTA” ABBIAMO INFORMATO!

Gli articoli di stampa aventi ad oggetto quanto rilevato sono nel contenuto assolutamente limpidi sull’importanza dei fatti evidenziati, v’è da rilevare come la Soget S.pA. sia e fosse perfettamente consapevole circa la verità dei fatti storici posti a fondamento della elaborazione critica, e ci siamo astenuti dal dare seguito a notizie e segnalazioni, che tutt’ora ci giungono, che non siano validamente documentate e verificate.

NOI DE “L’IMPRONTA” DIAMO NOTIZIE!

Questo giornale negli anni ha agito in totale trasparenza e si è guadagnato sul campo piena credibilità nell’ambiente giornalistico più autorevole e, pertanto, L’Impronta ha sporto formale querela denuncia nei confronti della Soget S.p.A. di Pescara, in persona del legale rappresentante, per il reato di calunnia ex art. 368 ed art. 370, c.p. al fine di salvaguardare la propria immagine.

Luisa Stifani