I Mendoza nella Valle Siciliana a Tossicia ospiti della Famiglia di don Hernando de Alarçon

Damas y Caballeros, suggestioni incantevoli del Rinascimento rivivono ogni anno a Tossicia, nel Marchesato della Valle Siciliana, nell’antica capitale aprutina del Sacro Romano Impero, alla presenza dei nobili di Spagna, alla corte dei Marchesi de Alarçon, interpretati dagli attori Aniello Senatore e Alida Admiraal. Prelibatezze, fantasmagorie e spettacoli d’epoca risorgono come d’incanto dal Cinquecento per […]

Damas y Caballeros, suggestioni incantevoli del Rinascimento rivivono ogni anno a Tossicia, nel Marchesato della Valle Siciliana, nell’antica capitale aprutina del Sacro Romano Impero, alla presenza dei nobili di Spagna, alla corte dei Marchesi de Alarçon, interpretati dagli attori Aniello Senatore e Alida Admiraal.

Prelibatezze, fantasmagorie e spettacoli d’epoca risorgono come d’incanto dal Cinquecento per calarsi in mezzo ai sudditi di Sua Maestà l’Imperatore Carlo V d’Asburgo, “cuando llega la noche”, per trasferire ai visitatori, in un suggestivo viaggio nel tempo, ciò che della sua Storia, Tossicia ha desiderio di narrare. In memoria di Vincenzo Cimini, per tanti anni sapiente interprete del Marchese don Hernando de Alarçon, ritornano “I Mendoza nella Valle Siciliana” con la XIV edizione della rievocazione storica dedicata al Marchese e alla sua Corte, in programma l’11 e 12 Agosto 2016 a Tossicia, dopo una lunga interruzione in seguito al disastroso terremoto di L’Aquila (Mw 6.3) del 6 Aprile 2009 che aveva anche danneggiato il Palazzo Marchesale. Nella settimana di mezza Estate A.D. 2016, dame e cavalieri si danno convegno, cenando e brindando per la promessa coppia Pedro Gonzales e Isabella (interpretata da Micaela Lanti). L’evento è promosso dalla Proloco di Tossicia (www.prolocotossicia.it) con il patrocinio del Comune di Tossicia, del Consorzio Bim e del Parco Gran Sasso-Monti della Laga. “La manifestazione – osserva la Presidente della Proloco di Tossicia, Francesca De Dominicis – torna dopo una lunga interruzione in seguito al terremoto di L’Aquila del 2009, per dar vita ad un intenso momento rievocativo ispirato agli avvenimenti storici durante la dominazione spagnola del XVI Secolo, che avrà come scenario le vie del borgo e lo sfondo di Palazzo Marchesale” appena restituito (2 Giugno 2016) agli antichi splendori con il restauro conservativo a cura della Edil Costruzioni di Maurizio Polisini. Dall’Agosto 1997, anno della prima edizione della manifestazione creata da Fabrizio Lanti, “I Mendoza nella Valle Siciliana” rappresentano un salto nel glorioso passato dell’antica capitale della Valle Siciliana che si trasforma nel caratteristico Feudo incastonato sulle radici del Gran Sasso. Il programma prevede il ritrovo dei partecipanti in piazza Umberto I, alle ore 19:30. Poi, alle 19:45, il corteo storico in costumi d’epoca per le vie del paese e, dalle 20:30, la cena tematica nel Palazzo Marchesale, ospiti della Famiglia del Marchese don Hernando de Alarçon, con spettacoli animati dalla presenza di giocolieri, mangiafuoco, musici, spadaccini, archibugieri con l’antica arma da fuoco portatile ad avancarica, paggi e giullari. Viene offerto alle dame il “morso dell’amicizia”, un’antica usanza medievale che protegge durante il soggiorno fra le mura del Feudo. Si esibiscono, tra gli altri, il Gruppo Medievale Ascolano con armigeri, tamburi e chiarine di Palazzo, gli “attori evocanti” Rosaria Olori, Fabio Bonomo, Francesco Papa e i ragazzi del borgo, i giullari medievali con il duo “Fiammeinarte”, spettacolo di danza del ventre a cura di Jana Sole Foschini e musica dal vivo con la Compagnia della Rosa di L’Aquila. La regia del programma di intrattenimento, ricco di suggestioni, concepito per far rivivere agli spettatori l’atmosfera del Marchesato, è a cura di Fabio Bonomo. Gli attori ripropongono, sia pure pacificamente, le vicende che opposero nel XVI Secolo l’illustre casato Alarçon Y Mendoza all’orgoglio popolare del Feudo. Per un massimo di 300 commensali a serata, la conviviale viene servita da camerieri in costumi d’epoca in un banchetto a base di succulente pietanze tradizionali della Valle Siciliana: taralli, vino tinto “don Hernando”, pan brusco, fagioli alla Mendoza, trito all’uso di Norcia, “cacio et pere de la Valle”, capecollo co’ pommo rosso, porco a lo forno e altre leccornie. Il costo del biglietto è di 20 euro comprensivo di ingresso agli spettacoli, cena, ciotola e bicchiere in terracotta, acqua de la fonte e vino a volontà. I bambini di età inferiore ai sei anni entrano gratuitamente sotto la tutela dei genitori, ma non hanno diritto al posto a sedere e agli omaggi. Gli organizzatori consigliano di munirsi di un indumento suppletivo pesante, visto che siamo vicini al massiccio del Gran Sasso. Tossicia (Mercato, il Venerdì) è raggiungibile facilmente sia dall’uscita A 24 per Colledara sia dalla SS 80 in direzione Montorio-Isola del Gran Sasso. Nell’ambito del processo di ristrutturazione del Regno di Napoli operato da Carlo V (https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_V_d%27Asburgo) nei primi decenni del Cinquecento, la Valle Siciliana, che sotto gli Orsini si era sempre schierata in favore della Francia, venne assegnata allo spagnolo Hernando de Alarçon. L’Imperatore ammirato per il valore dimostrato nella battaglia di Pavia (1525) nel corso della quale aveva sconfitto l’esercito francese e fatto prigioniero Francesco I, così gli scrisse: “Per darti adunque un qualche attestato di gratitudine per taluni vostri meriti e servizi, per moto nostro proprio abbiamo determinato di farvi con liberalità le sottoscritte donazioni che a voi diletto Hernando de Alarçon, ed ai vostri, riescano di ornamento e di utilità, e siano insieme una piccola testimonianza della nostra gratitudine verso di voi. Essendo venuti in nostro possesso ed in potere della nostra Curia per giusto titolo, in questo regno di Sicilia di qua dal Faro, ed essendo stata devoluta a noi la “Valle Siciliana” la doniamo al diletto Hernando e lo innalziamo, promuoviamo e decoriamo del titolo, dell’onore e della dignità di Marchese”. Nel lungo Documento d’infeudazione, redatto a Toledo nel Febbraio del 1526, Carlo V fu inoltre largo di consigli e di suggerimenti. In particolare raccomandò all’Alarçon che nella trasmissione del Feudo venisse rispettato il diritto di primogenitura e che i maschi fossero preferiti alle femmine. Il Marchese Hernando de Alarçon non ebbe (dalla moglie Donna Elisa d’Olian) figli maschi ma un’unica figlia, Isabella Ruiz de Alarçon, che andò in moglie a Pedro Gonzales Hurtado de Mendoza, figlio di Alvaro, signore della Torre di Estevan. Nelle passate edizioni la manifestazione era solita durare tre giorni, allietata nell’area del Palazzo Marchesale da un mercatino medievale con originali e suggestive riproduzioni in grado di soddisfare le aspettative del collezionista più esigente. La festa rinascimentale vuole rievocare il periodo, iniziato prima della metà del ‘500 e durato ben 200 anni, in cui gli Spagnoli dominarono il Marchesato alle falde del Gran Sasso, in difesa della Cristianità spesse volte preda degli attacchi saraceni nei territori più interni dell’Abruzzo, in particolare lungo le strategiche vie fluviali navigabili dal Mar Adriatico. Nelle serate della manifestazione quanti vogliono visitare il pittoresco borgo medievale, possono tornare indietro nel tempo, tra ambienti e scenari, cortei in costume e sontuosi banchetti. Con lo stesso biglietto, dalla prossima edizione, sarà possibile visitare il Museo di Tossicia, dedicato all’artigianato, all’arte ed alla comunicazione. Sono rigorosamente rispettati gli orari. Ai possessori di biglietti sono garantiti i posti a sedere. Il numero del biglietto viene stampato sul tavolo. Per migliorare e celebrare la sua storia in un favoloso connubio di valori, profumi, sapori e professionalità, Tossicia guarda al futuro con l’ottimismo dei giovani che debbono crederci per raccoglierne l’eredità e valorizzarne i contenuti durante tutto l’anno. Anche per vincere la crisi economica, politica e antropologica italiana. Le innovazioni, nel pieno rispetto dei valori e delle radici culturali, lasceranno il segno! L’incantevole borgo ai piedi del Re degli Appennini e lo spessore storico e scientifico dell’evento europeo, assicurano il successo dell’iniziativa: la storia si arricchirà ogni anno di nuovi elementi sempre di grande veridicità. Ma occorre fare il giusto salto di qualità, vista la forte vocazione interregionale europea della manifestazione che Tossicia cerca di far rivivere ogni anno nel suo Marchesato. Nella zona di Tossicia furono rinvenute tombe dell’età neolitica. Una presenza etrusca è messa in relazione al nome di Tozzanella che deriverebbe in Tuscianella. Sicuramente in epoca Romana furono diversi i nuclei abitati della zona come si evince dalla presenza sulla montagna di Tossicia di un antico tempio romano. Notizie certe si trovano solo a partire dall’Anno Domini 1148. La denominazione Tossicia, di incerta origine, è da ricollegarsi secondo alcuni al Barone Tosia di Ornano che nel IX Secolo si stabilì in quella zona. Nel Sec. XII appare nel Catalogus Baronum con il nome di Tuscicum, come appartenente a Oderisio di Collepietro. Quindi ai da Pagliare, la Famiglia che signoreggiò una vasta area intorno al Gran Sasso, di cui fu membro Berardo di Pagliare, Vescovo (1116-1122) e Santo Protettore di Teramo. Nel corso del Sec. XIV, Tossicia passò agli Orsini il cui dominio si affermò in tutta la Valle Siciliana protraendosi, sia pure con qualche interruzione, fino al 1526, quando la città fu ceduta all’Imperatore Carlo V che vi mandò il Marchese Fernando Alarçon y Mendoza, la cui Famiglia esercitò il suo dominio sulla Valle Siciliana fino al 1806. Per molti secoli Tossicia fu il centro più importante della Valle Siciliana e vi risedettero i rappresentanti dei Mendoza che abitarono nel Palazzo Marchesale, oggi restaurato e sede del Municipio. La fondazione del Convento di Osservanti da Santa Maria della Cona (Santa Maria della Costa del Alzano), che secondo una leggenda viene fatta risalire allo stesso San Francesco, è in realtà molto più tarda e sembra collocarsi nel Sec. XVI. Nel 1666 fu dipinto il chiostro. Con le Leggi Napoleoniche nel 1811 fu momentaneamente soppresso per essere poi riaperto nel 1834. Negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia (1861), Tossicia e il suo territorio furono teatro di scontri sanguinosi fra la Guardia Nazionale e le bande dei “briganti” fedeli ai Borboni che invasero più volte il paese. Fra i monumenti sono da segnalare il Palazzo marchesale dei Mendoza, ricordato dagli storici antichi come splendido e ricco di collezioni d’arte, di libri e di strumenti musicali. Molto belle, anche se in parte dissestate, numerose case medievali e rinascimentali. Nella Chiesa parrocchiale di Santa Sinforosa (Sec. XV) con due portali realizzati da Nicola da Penne, uno dei quali recante lo stemma della Famiglia Orsini, sono custodite due statue della Vergine Maria, una Madonna con Bambino (Sec. XIV) e una Madonna della Provvidenza (Sec. XV). Vi si ammirano un altare monumentale di “stile spagnolo” in pietra dorata e colonne a tortiglione, e l’altare dedicato alla Santa Patrona del paese, raffigurata nel quadro centrale insieme ai suoi sette figli. Di grande bellezza è il portale quattrocentesco della Chiesa di Sant’Antonio abate (Sec. XV), con un portale datato A.D. 1471, ricco di ornamenti e sculture, opera di Andrea Lombardo. La chiesa è stata restaurata negli anni 1948-50. Fuori del paese è la piccola Chiesa cinquecentesca di Santa Maria della Neve, detta anche Cona di Santa Teresa. Nella Chiesa parrocchiale di Flamignano si conserva un quadro seicentesco di ignoto autore, raffigurante il Patrono Sant’Emidio. Numerosi i personaggi degni di memoria: Cristoforo Sicinio, letterato di Tossicia vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento, fu autore di una commedia dal titolo “Il pazzo finto”; Aurelio Simmaco de’ Jacobiti, agiografo, vissuto nel Sec. XVI, fu autore di una Vita di San Giacomo della Marca e conobbe il poeta aquilano Buccio di Ranallo; Giorgio Vincenzo Pigliacelli, avvocato e giurista, fu Ministro di Giustizia nella Repubblica Partenopea. Fu giustiziato a Napoli il 23 Ottobre del 1799. A Tossicia nacque anche l’archeologo Nemesio Ricci (1798-1853) che poi, fino alla morte, visse a Corropoli dove fu medico condotto. Tradizionale e caratteristica attività artigianale, nella zona di Tossicia è la lavorazione del rame, metallo oggi molto prezioso, che ha le sue fucine nelle frazioni della contrada Chiarino. Le tecniche sono molto antiche e risalgono al Medioevo, quando i maestri ramai erano organizzati in Corporazione. Il rame veniva tradizionalmente lavorato sia grazie al movimento di grandi magli, azionati dall’acqua del fiume, sia usando piccoli martelli di legno e un’apposita incudine. Raggiunta la forma voluta, la superficie esterna viene lavorata con punteruoli che permettono di eseguire disegni e motivi ornamentali per i quali è richiesta una notevole abilità. Gli oggetti prodotti, in genere suppellettili per cucina, svolgono oggi soprattutto una funzione ornamentale e di arredamento. Nella località di Azzimano vengono prodotto i Paliotti tessuti a mano e coperte. Famosa è la lavorazione del legno e del metallo. A Tossicia si veneravano figure di Papi che fantasiose leggende vogliono nati nella zona. La memoria storica parla di un San Marano, anacoreta che nei primi secoli del Cristianesimo avrebbe soggiornato nel boschi sopra Flamignano. A Colledonico è praticato il culto di San Michele Arcangelo, al quale è dedicata la Chiesa parrocchiale e alla cui diffusione è associata la presenza di fortificazioni longobarde. A Chiarino si svolge, il 24 Giugno, la Festa di San Giovanni Battista. Ad Azzimano, la Festa dei fiori in Luglio e la Festa della luce per Santa Lucia il 13 Dicembre. A Tossicia, la rievocazione storica in costume dei Marchesi Alarçon y Mendoza, in Agosto. Il 6 Settembre si celebra in Flamignano la Festa del patrono Sant’Emidio. Il 18 Luglio cade la Festa di Santa Sinforosa. A Tossicia e Villa Alzano falò per Sant’Antonio Abate, il 17 Gennaio. Fra le manifestazioni gastronomiche sono da segnalare la Sagra della bruschetta a Tozzanella, la Sagra del fagiolo e della costatella a Tossicia, in Luglio, la Sagra del timballo ad Aquilano, in Agosto. Il futuro turistico di Tossicia, già oggi splendida località della montagna aprutina, quanto mai adatta per un soggiorno estivo, riceverà certamente nuovo impulso anche dal Centro Ippico destinato a richiamare i “cultori” del Cavallo ben oltre i confini regionali. Tossicia è un centro prevalentemente agricolo dove si pratica la coltura di olive e cereali e l’allevamento ovino e bovino. Alla vigilia del quinto centenario degli eventi europei del Sacro Romano Impero descritti e animati nella manifestazione, la Regione Abruzzo è chiamata a valorizzare I Mendoza nella Valle Siciliana, tesaurizzando il ricco patrimonio culturale, religioso, artistico, architettonico di Tossicia.

© Nicola Facciolini