Muntari, il maestro

Può darsi che non abbia torto l’arbitro, che l’ha ammonito per proteste. Può darsi che sia stato corretto l’arbitro, quando l’ha ammonito una seconda volta per aver abbandonato il terreno di gioco e di conseguenza l’abbia espulso per doppia ammonizione. Può darsi che sia doverosa la decisione del giudice sportivo, che gli ha comminato una […]

Può darsi che non abbia torto l’arbitro, che l’ha ammonito per proteste. Può darsi che sia stato corretto l’arbitro, quando l’ha ammonito una seconda volta per aver abbandonato il terreno di gioco e di conseguenza l’abbia espulso per doppia ammonizione. Può darsi che sia doverosa la decisione del giudice sportivo, che gli ha comminato una giornata di sospensione a causa dell’espulsione. 
Stiamo parlando di Sulley Muntari, giocatore di origine ghanese della squadra di calcio del Pescara.

La spiegazione di quanto è successo domenica 30 aprile a Cagliari, la dà il suo allenatore Zdenek Zeman in sala stampa. «Muntari ha sentito cori razzisti e ha chiesto di intervenire», racconta il tecnico boemo; che poi commenta: «Facciamo sempre tante chiacchiere e poi ci si passa sopra».

Torniamo ai fatti: siamo quasi alla fine della partita. Il Cagliari è in vantaggio di un gol e il Pescara si sta giocando le ultime chance per il pareggio. Ad un certo punto il centrocampista Muntari non corre più, si disinteressa della partita e va a parlare con gli arbitri. Indica il colore scuro della sua pelle. L’arbitro, stanco delle prolungate lamentele, mostra il cartellino giallo e ammonisce il giocatore per proteste. A questo punto Sulley Muntari si dirige verso il tunnel degli spogliatoi, abbandonando il terreno di gioco volontariamente. L’arbitro lo ammonisce ancora, perché s’è n’è andato prima del fischio finale e si arriva al paradosso dell’espulsione di un giocatore che non è più in campo. La partita riprende senza Muntari, perché lo show deve andare avanti. E infine la beffa: Muntari – regolamento alla mano – non potrà giocare nemmeno la prossima partita contro il Crotone, poiché è stato espulso a Cagliari.

Che cosa è accaduto? «Facevano i cori razzisti – dirà poi il giocatore ai giornalisti. All’arbitro ho detto: devi avere il coraggio di fermare questa cosa. Se tu non fai questo, domani altri lo rifaranno. L’arbitro mi ha detto che dovevo lasciare perdere. E lì mi sono arrabbiato. Perché anziché fermare la partita, se l’è presa con me?».
 Le domande sorgono spontanee. Perché anche gli altri calciatori (di entrambe le squadre) non hanno protestato con lui? Perché non l’hanno seguito negli spogliatoi? Perché le vittime, oltre ai soprusi, debbono subire anche il torto della punizione? Perché i regolamenti sono così stupidi da ignorare la dignità delle persone?

Ma c’è un altro aspetto nelle dichiarazioni di Muntari, che merita di essere raccontato: «Nel primo tempo c’era anche un bambino piccolo che faceva “buu”, con i genitori vicino. Mi sono avvicinato e ho detto al piccolo: non si fa così. Ho tolto la mia maglia e l’ho data a lui. Perché se facciamo così, anche i bambini vedono. Altrimenti non va bene. Quale esempio siamo? Perché portiamo i bambini a vedere la partita? ».
 Che dire? Ad un giocatore così bisognerebbe dare un premio, anziché una sanzione. Finalmente c’è qualcuno che ci mostra come si dovrebbe comportare una famiglia, ci insegna che cosa significa l’esempio educativo, ci ridà un senso positivo dello sport come confronto leale. 
Alla fine anche l’Onu è sceso in campo a fianco di Sulley Muntari.

Quanto accaduto a Cagliari domenica scorsa non è passato inosservato all’estero e il giocatore del Pescara è diventato simbolo ed esempio di lotta al razzismo. Zeid Ra’ad al-Hussein, alto commissario Onu per i diritti umani, si è schierato al fianco del centrocampista ghanese: «È un motivo di ispirazione per tutti noi che ci occupiamo di diritti umani».L’alto commissario delle Nazioni Unite ha anche annunciato che fra qualche settimana sarà presente a una gara internazionale per diffondere il messaggio che «il razzismo e qualsiasi espressione di intolleranza non possono trovare spazio nei grandi eventi sportivi».

Purtroppo anche in Italia abbiamo ancora molta strada da percorrere verso una civiltà degna dell’aggettivo umana. Nel frattempo è doveroso un ringraziamento a Sulley Muntari, che domenica ci ha aiutato a fare un passo avanti almeno nella consapevolezza, dimostrando che un calciatore può essere anche un vero maestro

Rocco Artifoni-Pressenza