L’inquinamento uccide più della guerra, del fumo e di varie altre malattie

La rivista Lancet mette in risalto che l’inquinamento è una “profonda e dilagante minaccia che colpisce molti aspetti del benessere e della salute umana.”
di Andrea Germanos, editorialista per Common Dreams L’inquinamento, “una delle più grandi sfide esistenziali nell’epoca dell’Antropocene“, uccide 9 milioni di persone all’anno, più delle morti causate dal fumo, tre volte di più […]

La rivista Lancet mette in risalto che l’inquinamento è una “profonda e dilagante minaccia che colpisce molti aspetti del benessere e della salute umana.”
di Andrea Germanos, editorialista per Common Dreams

L’inquinamento, “una delle più grandi sfide esistenziali nell’epoca dell’Antropocene“, uccide 9 milioni di persone all’anno, più delle morti causate dal fumo, tre volte di più delle morti causate dall’AIDS, dalla tubercolosi e dalla malaria, e 15 volte di più delle morti causate dalla guerra e da altre forma di violenza.

I dati vengono dall’ultimo nuovo studio globale sull’inquinamento e salute pubblicato su Lancet, che chiede una mobilizzazione di risorse ed un’azione politica capace di affrontare una minaccia pesante e diffusa in tutto il mondo.

“L’inquinamento è molto di più di una sfida ambientale, è una minaccia profonda e pervasiva che coinvolge molti aspetti della salute e del benessere umano. Merita tutta l’attenzione dei leaders di tutto il mondo, della società civile, dei professionisti della salute e delle persone”, dichiara il professore Philip Landrigan, della Ichahn School of Medicine di Mount Sinai, co-direttore della Commissione Internazionale biennale di Lancet.

L’inquinamento dell’aria, sia esterna che domestica, gioca il ruolo più importante nelle morti causate da inquinamento (6,5 milioni nel 2015), ed è responsabile di malattie cardiovascolari, tumori polmonari e malattie polmonari ostruttive croniche (COPD). Inoltre l’inquinamento dell’acqua, dei luoghi di lavoro (come l’esposizione all’asbesto) e l’inquinamento da piombo, aggiungono altre morti al bilancio totale, che secondo i ricercatori è sottostimato.

Se si osserva chi è maggiormente coinvolto, si può vedere che esiste una diffusa iniquità. La quantità di morti causate da inquinamento (92 percento) colpisce i paesi a basso o medio reddito. India e Cina registrano il più alto numero di morti, rispettivamente con 2,5 e 1,8 milioni. Inoltre i ricercatori rivelano che, globalmente, le morti sono prevalenti tra le minoranze e gli emarginati.

L’inquinamento è un problema estremamente costoso. Anche ignorando l’impatto economico e. guardando soltanto ai costi del welfare, si arriva a 4600 miliardi di dollari o al 6,2 percento del prodotto interno lordo mondiale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha applaudito alle nuove analisi. “L’inquinamento è il sintomo e una conseguenza non voluta di uno sviluppo malato e insostenibile” scrivono Maria Neira, Michaela Pfeiffer, Diarmid Campbell-Lendrum, e Annette Prüss-Ustün del Dipartimento dei Determinanti ambientali e sociali della Salute Pubblica.

“Se vogliamo ridurre in modo sostanziale il peso globale delle malattie dovute all’ambiente, abbiamo bisogno di agire a monte e affrontare gli elementi chiave e le fonti dell’inquinamento, così da assicurare che le politiche di sviluppo e gli investimenti siano sani e sostenibili e che le scelte che facciamo, a livello governativo, privato e individuale, possano coltivare un ambiente più sano e sicuro. In altre parole, abbiamo bisogno di andare verso l’approccio del “non fare danno” e assicurare che lo sviluppo migliori in maniera attiva ed esplicita le condizioni ambientali e sociali, che favoriscono e sono causa di malattie” essi aggiungono.

Secondo Pamela Das, editore esecutivo senior, e Richard Horton, capo-redattore di Lancet, questi nuovi dati dovrebbero essere “un tempestivo appello all’azione”.

“Ora è il momento di accelerare la nostra risposta collettiva. Le attuali e future generazioni meritano di vivere in un mondo senza inquinamento”, scrivono in un commento sui dati pubblicati.

Traduzione dall’inglese di Annalaura Erroi-Pressenza