Fabrizio De André – Principe Libero arriva in tv: martedì e mercoledì su Rai 1

Fabrizio De André – Principe Libero arriva in tv: prima serata su Rai 1 martedì 13 e mercoledì 14 per il film di Luca Facchini prodotto da Bibi Film. Luca Marinelli presta il volto e soprattutto la voce – in alcuni casi quasi indistinguibile dall’originale – a Faber: c’è De André quando non era De […]

Fabrizio De André – Principe Libero arriva in tv: prima serata su Rai 1 martedì 13 e mercoledì 14 per il film di Luca Facchini prodotto da Bibi Film.

Luca Marinelli presta il volto e soprattutto la voce – in alcuni casi quasi indistinguibile dall’originale – a Faber: c’è De André quando non era De André, c’è il ‘Bicio‘ – così lo chiamavano in famiglia – delle liti con il padre (il ‘volpone’ Ennio Fantastichini contestato spesso e tradito mai), ci sono gli amori con le prostitute dei caruggi genovesi e gli amori adulti con le due mogli, Enrica Rignon detta Puni e Dori Ghezzi.

E’ stata proprio Dori Ghezzi a sovrintendere i lavori per il film, che mostra “De André come era”. Un film “cominciato quando abbiamo trovato Luca”, ammette lei stessa in diretta dal salotto di Che tempo che fa con Fabio Fazio. “Ci sono momenti in cui è difficile identificare” chi è l’uno e chi è l’altro. La mimesi di Marinelli è in effetti perfetta con un uomo alla “costante ricerca della sua identità e libertà”.

La scelta è stata di dare al film “un taglio umano che abbracciasse la sfera familiare e l’amicizia- prosegue Dori Ghezzi-. Per dare un’idea di Fabrizio che pochi conoscevano“. E così lo schermo restituisce l’immagine dell’intellettuale e poeta, sì, ma anche di un uomo scanzonato, ironico sempre: uno che si sapeva divertire. Viene fuori il De André che finge di aver scritto le canzoni di Luigi Tenco per sedurre le ragazze, quello sempre in lotta con gli studi di Legge intrapresi per compiacere il padre e poi abbandonati, quello che, soprattutto, suona. E canta. Con gli amici di sempre: primo fra tutti l’irrefrenabile avvocato aspirante cantante Paolo Villaggio– “Mi hanno cacciato da cinque dei quattro migliori studi della città”, scherza- autore, peraltro, di successi come ‘Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers’ e ‘Il fannullone’, interpretato magistralmente da Gianluca Gobbi: vi sembrerà difficile credere che sia un attore e non un parente di Villaggio stesso, tanta è la somiglianza nella parlata e nelle movenze.

IL CAST
La forza del film sta nella supervisione di Dori Ghezzi a restituire autenticità, nella musica e nella poesia naturalmente, ma anche nell’interpretazione di tutto il cast. Luca Marinelli giganteggia nel ruolo principale, il resto del gruppo non è da meno. Oltre ai già citati Fantastichini e Gobbi, Elena Radonicich è Puny: bella e borghese, mamma di Cristiano, sembra di vedere sullo schermo la lei di ‘Verranno a chiederti del nostro amore’ (“Continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito, farai l’amore per amore o per avercelo garantito”); Valentina Bellè è Dori Ghezzi, a casa di cui ha dormito per prepararsi meglio alla parte. “Dori ha molto della donna che vorrei essere” ha poi raccontato Bellè. Davide Iacopini è Mauro, il fratello di Fabrizio: brillante, serio, lui sì avvocato, indulgente e comprensivo ma anche critico verso il fratello minore. Una presenza costante e rassicurante. Matteo Martari è Luigi Tenco, e ne rende bene tutta l’intensità.

LA SARDEGNA
Una parte importante del film è dedicata alla pagina del rapimento in Sardegna, di cui De André e Ghezzi furono vittime nel 1979 nelle vicinanze di Tempio Pausania, dove si erano stabiliti. Un’esperienza trasformata in arte con, tra l’altro, il testo ‘Hotel Supramonte’. La Sardegna rimane il luogo del cuore, più di Genova.

ALCOL E SIGARETTE
Co-protagonisti del film, inseparabili di De André, sono alcol e fumo. In ogni inquadratura, in ogni momento della vita, la sigaretta e il bicchiere non mancano mai. E c’è anche Fernanda Pivano che suggerisce a Dori Ghezzi di usare il metodo che lei attuava con Kerouac: bagnare di whiskey il bicchiere e poi metterci l’acqua dentro, per limitare i danni dell’alcol.

De André “scriveva tutto il tempo”, racconta Ghezzi, e per questo sul leggio che “si portava dietro con i testi delle sue canzoni, ci sono bruciature di sigarette. Una cosa inimmaginabile oggi”.