Psicologia. Caso Manduria, esperto: “L’ambiente non sia una scusa”

“Torturare una persona e’ piu’ di avere perso il limite” (DIRE – Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 7 mag. – Prima le violenze, poi la morte. La vittima, un uomo di 66 anni di Manduria. Un gruppo di bulli composto da due maggiorenni – di 19 e 22 anni – e dodici minori, invece, gli accusati. […]

“Torturare una persona e’ piu’ di avere perso il limite” (DIRE – Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 7 mag. – Prima le violenze, poi la morte. La vittima, un uomo di 66 anni di Manduria. Un gruppo di bulli composto da due maggiorenni – di 19 e 22 anni – e dodici minori, invece, gli accusati. Si va da omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento. Resta da capire se sia proprio questa la causa della morte del pensionato. Intervistata da La Repubblica, la mamma di uno degli indagati ha provato a dare una spiegazione: “Mio figlio ha sbagliato, ma qui ci sono solo bar, i ragazzi sono abbandonati”. E ancora: “Come genitori abbiamo fallito” e “Non tutti sono uguali. In questa storia ci sono ragazzini come mio figlio, che hanno avuto soltanto la colpa di ricevere alcuni video, orrendi per carita’, soltanto per essere in una chat sbagliata”. Per Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva, “leggendo le parole della madre di uno dei ragazzi coinvolti, dichiara da un lato il proprio fallimento come genitore e dall’altro l’incredulita’ che un figlio che non beve, non si droga, di famiglia perbene, possa compiere o comunque partecipare a gesti di questo tipo. L’abbozzo di difesa sul fatto che i ragazzi non abbiano nessuna attivita’ da fare il pomeriggio, salvo stare al bar o sul cellulare, in quanto il territorio non offre proposte valide, purtroppo non ha grandi supporti perche in tutta Italia stanno avvenendo queste attivita’ violente, sia in citta’ estremamente fornite di proposte, sia se sono lande desolate”. Altrimenti, continua lo psicoterapeuta, “come sempre si cerca nella piccola spiegazione, la soluzione di un problema drammatico e molto grande. Qui, il dato comune per tutti questi giovani e’ che loro hanno perso la capacita’ di conoscere il limite insuperabile delle proprie azioni. Ad esempio, se ad un adulto diciamo che non si bestemmia in chiesa, tutti sono d’accordo e lo danno per scontato. Esiste un limite non determinato dalla forza pubblica o dal parroco, ma dell’esistenza di un confine riconosciuto da tutti”. Per cui, “compiere delle angherie e torturare una persona, portarla alla morte, e’ qualcosa di piu’ di aver perso il limite e il confine da non superare. Significa che i ragazzi non hanno quei valori forti a cui fare riferimento per poter contenere le proprie azioni e questi valori forti i genitori non glieli hanno dati”. E, per Castelbianco, “e’ ancora piu’ drammatica l’incapacita’ di rendersi conto della differenza tra filmare uno scherzo, nel farsi due risate, e filmare una morte in diretta e a questo attribuirgli il valore di farsi due risate”.