Mali: tornano a casa 2mila rifugiati Tuareg

Circa duemila rifugiati tuareg che dal 2013 vivevano nei campi profughi in Mauritania hanno fatto ritorno al loro villaggio natale. E’ accaduto in Mali, preda negli ultimi sette anni di profonda insicurezza determinata dai frequenti attacchi delle milizie armate islamiste o afferenti a gruppi etnici. Obiettivo degli assalti sono infatti molto spesso anche i civili. […]

Circa duemila rifugiati tuareg che dal 2013 vivevano nei campi profughi in Mauritania hanno fatto ritorno al loro villaggio natale. E’ accaduto in Mali, preda negli ultimi sette anni di profonda insicurezza determinata dai frequenti attacchi delle milizie armate islamiste o afferenti a gruppi etnici. Obiettivo degli assalti sono infatti molto spesso anche i civili.
Ma il ritorno di una certa stabilita’ determinata dalla firma di un accordo di pace, mista alla voglia di riprendere una vita normale, ha spinto 1.883 persone – di cui 988 donne – a tornare volontariamente nel villaggio di Koigouma, nella regione centrate di Timbuctu. Lo hanno raccontato diversi intervistati ai media locali, spiegando che “per noi, tradizionalmente pastori e allevatori, la vita nei campi profughi risultava particolarmente dura”.
A sostenere le pratiche legali e a dare assistenza umanitaria a queste famiglie, le amministrazioni locali in collaborazione con le Agenzie delle Nazioni Unite. Tra queste, l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), l’Unicef, il World food programme nonche’ la Missione per la stabilizzazione del Mali (Minusma).
Rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni Onu hanno quindi presenziato in settimana al rientro di queste persone. Tra questi, il governatore di Kidal, Koina Ag Ahmadou, il quale ha ribadito l’impegno del governo a proteggere e accompagnare il rientro dei profughi. Mohamed Ag Aboubacrine, leader della locale comunita’ tuareg, ha invece festeggiato il rientro dichiarando che “contribuira’ senza dubbio al rafforzamento della pace, della coesione sociale e della riconciliazione nazionale, tutti elementi indispensabili a uno sviluppo durevole”. Per Ricardo Maia, dirigente Minusma, l’unico modo di contrastare l’insicurezza “e’ favorire il ritorno a casa degli sfollati”.
Forte preoccupazione e’ stata tuttavia espressa per l’assenza di cibo, acqua potabile e servizi essenziali nel villaggio, come presidi sanitari e scuole. Molte poi le case che risultano ancora danneggiate.
Per il momento, le autorita’ hanno distribuito beni e prodotti di prima necessita’, grazie alle forniture rese disponibili dalle organizzazioni Onu, tra cui 10 tonnellate di miglio, zanzariere, kit per purificare l’acqua, e prodotti per l’igiene personale.