Abruzzo. Gran Sasso, scontro Infn – ambientalisti su presunta contaminazione

Botta e risposta tra i Laboratori del Gran Sasso (Infn) e l’associazione Mobilitazione per l’Acqua che denuncia lo sversamento di 1,2,4 trimetilbenzene (dati Arta) nell’acqua messa a scarico nei pressi dei laboratori. Una “contaminazione limitata”, come l’ha definita l’associazione che sebbene non direttamente sversata nella rete idrica potrebbe finire nelle falde acquifere. L’Infn si e’ […]

Botta e risposta tra i Laboratori del Gran Sasso (Infn) e l’associazione Mobilitazione per l’Acqua che denuncia lo sversamento di 1,2,4 trimetilbenzene (dati Arta) nell’acqua messa a scarico nei pressi dei laboratori. Una “contaminazione limitata”, come l’ha definita l’associazione che sebbene non direttamente sversata nella rete idrica potrebbe finire nelle falde acquifere. L’Infn si e’ difesa escludendo qualsiasi responsabilita’, ma l’attivista ambientale Augusto De Sanctis ha invitato i laboratori a far propria la teoria del Rasoio di Occam per cui tra le ipotesi possibili la soluzione e’ alla fine la piu’ semplice. Secondo quanto dichiarato dai Laboratori la loro non responsabilita’ si spiegherebbe per cinque ragioni: il punto di campionamento sarebbe stato all’esterno delle aree di loro competenza, non userebbero l’esano, i loro strumenti di rilevamento non avrebbero captato nulla e le sostanze sono anche dei combustibili per autotrazione. Ragioni non valide per l’associazione che sottolinea il fatto che e’ l’Arta a definire, nel suo documento, il punto di campionamento come “Gs30 – Laboratorio Infn” aggiungendo che il diclorometano “non doveva essere usato nei laboratori sotterranei ma solo in quelli esterni eppure fu trovato nel 2016 nelle acque, con tanto di ammissione del direttore dei laboratori circa la responsabilita’ nel trasporto all’interno delle sale sotterranee e nella dispersione. Proprio quando avvenne la dispersione del diclorometano i sensori dei laboratori non lo captarono in quanto in manutenzione, come ammesso nella relazione del direttore”, prosegue il Movimento per la tutela delle Acque del Gran Sasso.

A questo si aggiunge che “l’n-esano- prosegue la nota- compare almeno nell’elenco delle sostanze usate dai laboratori inviato alla Asl ad ottobre 2017 per cui, almeno fino a quella data, era in uso nei laboratori sotterranei” e soprattutto “l’1,2,4 trimetilbenzene e’ presente proprio nei laboratori sotterranei con ben 1.292 tonnellate. Rispetto ai combustibili- sottolinea quindi l’associazione- e’ noto che dopo una contaminazione proveniente dalla loro combustione o dispersione nelle matrici ambientali si rinviene di solito un lungo elenco di sostanze. Nei referti 492 e 494, relativi all’11 febbraio, quattro giorni prima, compare invece esclusivamente l’altra sostanza, l’esano. Quindi nei tre campioni non ci sono mai sostanze associate ma sempre contaminazioni di singole molecole. Insomma- conclude il Movimento- non c’e’ quel mix di sostanze tipico delle contaminazioni da combustibili”.