Nigeria nord-occidentale: migliaia di persone in fuga dalla violenza

Nello stato nigeriano nord-occidentale di Zamfara, gruppi criminali e violenza diffusa hanno costretto alla fuga centinaia di migliaia di persone. Dai loro villaggi hanno cercato rifugio nella città di Anka, dove le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno fornito cure d’emergenza e garantiscono cure mediche di base e distribuzione di generi di prima necessità alle nuove […]

Nello stato nigeriano nord-occidentale di Zamfara, gruppi criminali e violenza diffusa hanno costretto alla fuga centinaia di migliaia di persone. Dai loro villaggi hanno cercato rifugio nella città di Anka, dove le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno fornito cure d’emergenza e garantiscono cure mediche di base e distribuzione di generi di prima necessità alle nuove famiglie di sfollati. A causa dell’abbandono delle fattorie, si teme una crisi nutrizionale.

Le persone che arrivano ad Anka hanno perso praticamente tutto. Vivono in edifici scolastici e ripari improvvisati o allestiti da MSF nell’area del palazzo dell’Emiro, un edificio fatiscente la cui costruzione è stata interrotta, che ora ospita centinaia di sfollati. Tra loro anche Muhammad (FOTO QUI), un bambino che ha smesso completamente di parlare.

“Il villaggio di Muhammad, come tutti i villaggi della gente che si trova qui, è stato attaccato e distrutto da bande armate. Pensiamo siano state quelle esperienze a renderlo così introverso” dice la dott.ssa Anja Batrice, medico di MSF ad Anka. “Le persone si vergognano delle terribili condizioni in cui vivono. Ecco perché le nostre équipe cercano prima di tutto di farli sentire esseri umani esattamente come noi. Soprattutto i nostri colleghi nigeriani, che parlano la lingua locale, scherzano con loro e giocano con i loro figli, come Muhammad“.

Da maggio a settembre, le équipe di emergenza di MSF hanno effettuato 12.677 visite ambulatoriali per gli sfollati di Anka. Tra aprile e giugno, 1.001 famiglie hanno usufruito della distribuzione di articoli non alimentari, tra cui utensili da cucina e per l’igiene personale.

Intanto a Zamfara è arrivata la stagione delle piogge che porterà un picco di malaria, la malattia più trattata nel reparto pediatrico di MSF nell’ospedale di Anka. Con il tempo umido, le zanzare che diffondono la malaria prosperano, anche nelle pozze d’acqua che si creano negli edifici fatiscenti e senza tetto. MSF ha allestito una clinica tendata permanente (FOTO) all’interno del palazzo dell’Emiro per eseguire diagnosi di base e trattare disturbi minori.

Molti uomini del loro villaggio, incluso il marito di Zuwaira, si guadagnavano da vivere estraendo oro. L’estrazione artigianale dell’oro praticata nei dintorni di Anka comporta spesso la contaminazione del terreno, provocando avvelenamento da piombo, specialmente nei bambini. Le équipe di MSF curano bambini avvelenati dal piombo nell’area da dieci anni. Nel 2018, son stati trattati 337 bambini. Fino a qualche tempo fa le équipe di MSF viaggiavano fino a villaggi remoti per cercare e curare i bambini malati, ma negli ultimi mesi il rischio di rapimenti e rapine ha reso impossibile questi viaggi. Ora le famiglie devono portare i bambini con sintomi di avvelenamento da piombo all’ospedale di Anka, spesso attraversando zone insicure.

All’ospedale generale di Anka MSF gestisce un reparto pediatrico con 135 letti. Qui la maggior parte dei bambini è in cura per malaria, malnutrizione e infezioni delle vie respiratorie, mentre altri hanno bisogno di cure intensive. L’ospedale funziona a pieno regime e i bambini spesso devono condividere i letti, soprattutto durante i picchi di malaria. Spesso anche i familiari dormono in ospedale, che può diventare rumoroso e affollato.

Oltre alla malaria, l’alimentazione insufficiente è un ulteriore rischio per la salute dei bambini della zona. Da gennaio a settembre 2019, le nostre équipe di Anka hanno curato 7.445 bambini per malnutrizione. “L’elevato numero di bambini che trattiamo per la malnutrizione ad Anka ha preoccupanti implicazioni per la situazione nel resto dello stato di Zamfara” afferma la dott.ssa Valerie Weiss, medico di MSF. “Dati i numeri così alti qui ad Anka, dobbiamo aspettarci molti casi di malnutrizione anche in zone a cui non possiamo accedere per problemi di sicurezza“.

Nell’area settentrionale di Zamfara, i pochi ospedali funzionanti sono sopraffatti dal numero di pazienti e dalla mancanza di forniture mediche di base. La maggior parte dei villaggi remoti sono inaccessibili e la fornitura di assistenza sanitaria di base alle comunità locali è gravemente compromessa dalla violenza diffusa. A settembre, le équipe di MSF hanno effettuato una valutazione di emergenza a Zumri e Shinkafi, due aree particolarmente colpite dalla violenza. A Zumri, in un solo giorno di esami, l’équipe ha rilevato settantatré bambini affetti da malnutrizione acuta, di cui otto con complicanze cliniche. MSF collabora con le autorità sanitarie locali per fornire supporto nutrizionale di emergenza in queste località.

– ZUWAIRA, AISHA, HUSSEINI: STORIE DI VITE SOSPESE –

Aisha (FOTO QUI), una bambina di 10 anni, è stata portata dalla madre, Zuwaira, nella clinica tendata permanente di MSF all’interno del palazzo dell’Emiro. Un esame ematico rapido ha confermato che Aisha aveva la malaria. Sette mesi fa, Zuwaira, Aisha e il resto della famiglia sono fuggiti da un villaggio vicino ad Anka dopo ripetuti attacchi di uomini armati, che chiedevano denaro e li minacciavano.

“Abbiamo dato loro del denaro, ma dicevano che stavamo mentendo e che dovevamo avere di più” racconta Zuwaira. “Hanno minacciato di ucciderci se avessero scoperto che nascondevamo altri soldi”. Gli aggressori sono tornati al villaggio diverse volte, rubando o distruggendo le cose della gente e talvolta usando violenza. “Una volta hanno rapito tre giovani” dice Zuwaira. “Non abbiamo avuto loro notizie per molto tempo. Ora sappiamo che sono stati uccisi”.

Aisha e sua madre Zuwaira vivono in una scuola abbandonata. La metà delle stanze non ha un tetto. A causa delle forti piogge che cadono quasi tutti i giorni, sono urgentemente necessarie riparazioni per mantenere all’asciutto le decine di famiglie che vivono lì. Nel cortile aperto si è formata una grande pozza di acqua stagnante, terreno fertile ideale per le zanzare. In condizioni come queste, non c’è da stupirsi che Aisha si sia ammalata di malaria.

La medicina che Aisha ha ricevuto presso la clinica MSF sembra aver avuto effetto. Ieri era ammalata e stava sdraiata assonnata sul pavimento della clinica tendata; oggi è tornata a giocare con gli altri bambini nel cortile. “Spero che tutti possano tornare ai loro villaggi ad un certo punto” osserva Batrice di MSF.

Dietro l’edificio principale dove vivono Aisha e la sua famiglia ci sono due rovine invase dalle erbacce. Ospitano un paio di famiglie che preferiscono restare in disparte. Mentre la maggior parte degli sfollati di Anka appartiene all’etnia Hausa, queste famiglie sono Fulani, membri di una tribù di allevatori di bestiame spesso nomadi.

La trentenne Amina Alh Shehu (FOTO QUI)  vive tra queste rovine da più di tre anni, prova che l’insicurezza nell’area non è un fenomeno recente. Una delle figlie del marito di Amina è stata rapita quando è tornata al loro villaggio per dare alla luce il primo figlio. “Era incinta di sette mesi quando un uomo armato l’ha rapita” ricorda Amina. “Abbiamo dovuto pagare un milione di Naira (2.520 euro) di riscatto. Abbiamo dovuto vendere molto bestiame per pagarlo. Le nostre mucche, capre e galline erano la nostra sicurezza per il futuro, perché in caso fosse accaduto qualcosa di brutto, potevamo venderli. Ora non abbiamo più quella sicurezza”.

Il marito di Amina è via, alla ricerca di aree di pascolo per ciò che resta della loro mandria di bovini. Amina fatica a nutrire i suoi figli. I due più piccoli, i gemelli Hassana e Husseini, sono nati cinque mesi fa tra queste rovine. Husseini è già stato curato per malnutrizione acuta da MSF.

All’ospedale di Anka, Husseini (FOTO QUI) ha ricevuto alimenti terapeutici e alla fine era abbastanza forte da essere dimesso. Ma nutrire i due bambini è ancora molto difficile per Amina: “Non ho abbastanza latte materno per entrambiI medici mi hanno dato una medicina per aiutarmi, ma non funziona. Ora compro latte artificiale, che è molto costoso”.