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	Commenti a: Presentata interrogazione bipartisan sul boicottaggio prodotti Israele	</title>
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		Di: Samuel		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Samuel]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 13:21:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Le notizie su quello che è accaduto nella notte tra la Marina dell’esercito israeliano e le navi della Freedom Flotilla rimbalzano ancora confuse, e centinaia di voci si alzano in tutto il mondo per condannare Israele, senza conoscere con precisione i fatti, come ha dichiarato alla Bbc un portavoce del Ministero degli Esteri israeliano.
Sergio Minerbi, diplomatico israeliano di origine italiana, già ambasciatore d’Israele presso la Comunità europea a Bruxelles, oggi professore universitario e commentatore di diverse testate giornalistiche, tra cui il giornale dell&#039;ebraismo italiano &quot;Pagine Ebraiche&quot;, da Gerusalemme esprime le prime valutazioni su uno degli episodi più drammatici e destinati a far discutere degli ultimi anni.
Ambasciatore, come spiegare quello che è successo?
In realtà la situazione non è ancora chiara. Quello che è certo è che i soldati israeliani che dovevano ispezionare le navi della Freedom Flotilla si sono trovati davanti persone tutt’altro che pacifiche. Gli attivisti a bordo hanno tentato di linciarli, con coltelli, bastoni e armi da fuoco. Sono state rinvenute pistole e molte munizioni. I soldati hanno reagito. Ci sono stati feriti, si parla di una ventina di morti. Ma è troppo presto per dire di più.
Intanto sui giornali di tutto il mondo si parla di ‘assalto’ dell’esercito israeliano alle navi pacifiste, e Hamas esorta all’Intifada davanti a tutte le ambasciate israeliane. Secondo il suo parere, si rischia un’escalation?
Hamas è consapevole che una nuova Intifada o guerra non convenga a nessuno. Non credo quindi ci saranno particolari conseguenze. Certo è che da Gaza, Hamas continua a lanciare razzi, gli ultimi due giorni fa. Quello che sarebbe importante che i leader e l’opinione pubblica mondiale comprendessero, è che non c’è crisi umanitaria a Gaza. Tutti i giorni, compreso stamattina, 160 autocarri portano nella Striscia cibo e medicine. Anche nel caso della Flotilla, Israele ha offerto più volte di far sbarcare il carico ad Ashdod, e poi trasferirlo a Gaza. Ma questa proposta non è stata accettata. Perché? Come ha spiegato la portavoce dell’organizzazione, che guarda caso è rimasta a Cipro, questo non sarebbe stato possibile perché le navi non trasportano semplicemente generi alimentari e medicinali, ma materiale che compare sulla lista nera israeliana. Come il cemento, che serve per costruire i bunker. Altro che intenzioni pacifiche.
Dal punto di vista mediatico però questa operazione sta già avendo grosse conseguenze. Non si sarebbe potuto gestire meglio la situazione sin dall’inizio?
È facile parlare con il senno del poi, ma in questo caso non credo ci fossero molte alternative. La Freedom Flotilla aveva due obiettivi, è chiaro, da un lato danneggiare Israele dal punto di vista mediatico e dall’altro introdurre a Gaza materiale proibito. Questo andava impedito. Difficile immaginare qualcosa di diverso.
Questo episodio di inserisce nel quadro delle relazioni sempre più delicate tra Israele e Turchia. 
La verità è che da due anni a questa parte il primo ministro Erdogan ha deciso di trasformare il suo paese in uno stato islamico e si è mosso di conseguenza. Sono le sue intenzioni a contare davvero. Dopo questa svolta, la Turchia si è avvicinata a Iran e Siria e la tensione con Israele ha iniziato a crescere. I fatti di questi giorni non sono che una manifestazione della nuova rotta, non rappresentano una novità nei rapporti tra Israele e Turchia di per sé.
Quali conseguenze dovrà aspettarsi Israele dal punto di vista dei leader politici e dell’opinione pubblica mondiale?
Io direi semplicemente ‘more of the same’. Chi è disposto ad ascoltare le nostre ragioni, continuerà a farlo, chi è contro di noi avrà una scusa in più per rimanere tale. Dal mio punto di vista il problema vero è un altro. Il mondo non vuole rendersi conto che Gaza oggi è governata da un regime terroristico. Hamas non vuole la pace, né accetterà mai il riconoscimento di Israele. La comunità internazionale, Unione europea in primis, continua ad aiutarli attraverso le organizzazione non governative. E questo non aiuta la pace&quot;.

Rossella Tercatin]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le notizie su quello che è accaduto nella notte tra la Marina dell’esercito israeliano e le navi della Freedom Flotilla rimbalzano ancora confuse, e centinaia di voci si alzano in tutto il mondo per condannare Israele, senza conoscere con precisione i fatti, come ha dichiarato alla Bbc un portavoce del Ministero degli Esteri israeliano.<br />
Sergio Minerbi, diplomatico israeliano di origine italiana, già ambasciatore d’Israele presso la Comunità europea a Bruxelles, oggi professore universitario e commentatore di diverse testate giornalistiche, tra cui il giornale dell&#8217;ebraismo italiano &#8220;Pagine Ebraiche&#8221;, da Gerusalemme esprime le prime valutazioni su uno degli episodi più drammatici e destinati a far discutere degli ultimi anni.<br />
Ambasciatore, come spiegare quello che è successo?<br />
In realtà la situazione non è ancora chiara. Quello che è certo è che i soldati israeliani che dovevano ispezionare le navi della Freedom Flotilla si sono trovati davanti persone tutt’altro che pacifiche. Gli attivisti a bordo hanno tentato di linciarli, con coltelli, bastoni e armi da fuoco. Sono state rinvenute pistole e molte munizioni. I soldati hanno reagito. Ci sono stati feriti, si parla di una ventina di morti. Ma è troppo presto per dire di più.<br />
Intanto sui giornali di tutto il mondo si parla di ‘assalto’ dell’esercito israeliano alle navi pacifiste, e Hamas esorta all’Intifada davanti a tutte le ambasciate israeliane. Secondo il suo parere, si rischia un’escalation?<br />
Hamas è consapevole che una nuova Intifada o guerra non convenga a nessuno. Non credo quindi ci saranno particolari conseguenze. Certo è che da Gaza, Hamas continua a lanciare razzi, gli ultimi due giorni fa. Quello che sarebbe importante che i leader e l’opinione pubblica mondiale comprendessero, è che non c’è crisi umanitaria a Gaza. Tutti i giorni, compreso stamattina, 160 autocarri portano nella Striscia cibo e medicine. Anche nel caso della Flotilla, Israele ha offerto più volte di far sbarcare il carico ad Ashdod, e poi trasferirlo a Gaza. Ma questa proposta non è stata accettata. Perché? Come ha spiegato la portavoce dell’organizzazione, che guarda caso è rimasta a Cipro, questo non sarebbe stato possibile perché le navi non trasportano semplicemente generi alimentari e medicinali, ma materiale che compare sulla lista nera israeliana. Come il cemento, che serve per costruire i bunker. Altro che intenzioni pacifiche.<br />
Dal punto di vista mediatico però questa operazione sta già avendo grosse conseguenze. Non si sarebbe potuto gestire meglio la situazione sin dall’inizio?<br />
È facile parlare con il senno del poi, ma in questo caso non credo ci fossero molte alternative. La Freedom Flotilla aveva due obiettivi, è chiaro, da un lato danneggiare Israele dal punto di vista mediatico e dall’altro introdurre a Gaza materiale proibito. Questo andava impedito. Difficile immaginare qualcosa di diverso.<br />
Questo episodio di inserisce nel quadro delle relazioni sempre più delicate tra Israele e Turchia.<br />
La verità è che da due anni a questa parte il primo ministro Erdogan ha deciso di trasformare il suo paese in uno stato islamico e si è mosso di conseguenza. Sono le sue intenzioni a contare davvero. Dopo questa svolta, la Turchia si è avvicinata a Iran e Siria e la tensione con Israele ha iniziato a crescere. I fatti di questi giorni non sono che una manifestazione della nuova rotta, non rappresentano una novità nei rapporti tra Israele e Turchia di per sé.<br />
Quali conseguenze dovrà aspettarsi Israele dal punto di vista dei leader politici e dell’opinione pubblica mondiale?<br />
Io direi semplicemente ‘more of the same’. Chi è disposto ad ascoltare le nostre ragioni, continuerà a farlo, chi è contro di noi avrà una scusa in più per rimanere tale. Dal mio punto di vista il problema vero è un altro. Il mondo non vuole rendersi conto che Gaza oggi è governata da un regime terroristico. Hamas non vuole la pace, né accetterà mai il riconoscimento di Israele. La comunità internazionale, Unione europea in primis, continua ad aiutarli attraverso le organizzazione non governative. E questo non aiuta la pace&#8221;.</p>
<p>Rossella Tercatin</p>
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		Di: Nic		</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2010/05/27/presentata-interrogazione-bipartisan-sul-boicottaggio-prodotti-israele/#comment-1285</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nic]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 07:26:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lunedi ci sarà un incontro tra i dirigenti della Conad con l&#039;ambasciatore di Israele a Roma, Gideon Meir e il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, per un chiarimento definitivo sulla vicenda del presunto boicottaggio della vendita di prodotti ortofrutticoli provenienti da Israele in alcune catene distributive, tra cui Conad.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedi ci sarà un incontro tra i dirigenti della Conad con l&#8217;ambasciatore di Israele a Roma, Gideon Meir e il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, per un chiarimento definitivo sulla vicenda del presunto boicottaggio della vendita di prodotti ortofrutticoli provenienti da Israele in alcune catene distributive, tra cui Conad.</p>
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		<title>
		Di: Pietro		</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2010/05/27/presentata-interrogazione-bipartisan-sul-boicottaggio-prodotti-israele/#comment-1284</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pietro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 07:23:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Nell&#039;Italia che gioca e minimizza con le parole, un boicottaggio prende le forme di un&#039;aggrovigliata questione di «tracciabilità», e una campagna mirata all&#039;ostracismo politico ed economico di uno Stato diventa un banale problema di etichetta, un diverbio a distanza sui prodotti a denominazione di origine controllata. E invece la guerra Coop (e Nordiconad) contro i prodotti israeliani dell&#039;Agrexco si è rivelata nel giro di poche ore per quello che era: un caso politico, una disputa che al boicottaggio ha sommato un&#039;immediata minaccia di contro-boicottaggio. Altro che «tracciabilità». Ora, stipulato l&#039;accordo (o la tregua), i prodotti ortofrutticoli tornano sui banconi della Coop. La quale Coop ha trovato stavolta in Internet, nei blog, nei social network, un ostacolo insormontabile per la sua strategia di minimizzazione. Dicevano che non era «boicottaggio», che era solo una questione di precisione e di lealtà di mercato, che i clienti dovevano sapere che dietro il «made in Israel» c&#039;erano anche i prodotti raccolti e lavorati dal gigante agro-alimentare Agrexco nei Territori occupati che, come è noto, non sono ancora uno Stato palestinese, ma sicuramente non sono Stato di Israele. Però l&#039;Agrexco ha ribattuto che quei prodotti coprivano solo lo 0,4 per cento del totale e che se c&#039;era da adeguare l&#039;etichetta ai canoni fissati dalle norme Ue, allora non avrebbero opposto alcun impedimento. E allora, c&#039;era bisogno che la Coop stilasse un annuncio tanto impegnativo, nientemeno che la liberazione dei propri scaffali dai prodotti israeliani, alcuni di incerta origine? Non potevano rivolgersi direttamente all&#039;Agrexco, come poi è stato fatto, ma solo dopo l&#039;improvvido, e catastrofico, annuncio del boicottaggio? E poi, sicuri che non era proprio, esattamente «boicottaggio»? I responsabili della Coop dicono di no, che non è mai stato boicottaggio. Ma poi si scopre che sul sito dell&#039;ong «Stop Agrexco» ci si compiaceva nei giorni scorsi per «l&#039;importante risultato della campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni» (tutto con le maiuscole) «contro l&#039;apartheid israeliano»...&quot;. 

Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 29 maggio 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nell&#8217;Italia che gioca e minimizza con le parole, un boicottaggio prende le forme di un&#8217;aggrovigliata questione di «tracciabilità», e una campagna mirata all&#8217;ostracismo politico ed economico di uno Stato diventa un banale problema di etichetta, un diverbio a distanza sui prodotti a denominazione di origine controllata. E invece la guerra Coop (e Nordiconad) contro i prodotti israeliani dell&#8217;Agrexco si è rivelata nel giro di poche ore per quello che era: un caso politico, una disputa che al boicottaggio ha sommato un&#8217;immediata minaccia di contro-boicottaggio. Altro che «tracciabilità». Ora, stipulato l&#8217;accordo (o la tregua), i prodotti ortofrutticoli tornano sui banconi della Coop. La quale Coop ha trovato stavolta in Internet, nei blog, nei social network, un ostacolo insormontabile per la sua strategia di minimizzazione. Dicevano che non era «boicottaggio», che era solo una questione di precisione e di lealtà di mercato, che i clienti dovevano sapere che dietro il «made in Israel» c&#8217;erano anche i prodotti raccolti e lavorati dal gigante agro-alimentare Agrexco nei Territori occupati che, come è noto, non sono ancora uno Stato palestinese, ma sicuramente non sono Stato di Israele. Però l&#8217;Agrexco ha ribattuto che quei prodotti coprivano solo lo 0,4 per cento del totale e che se c&#8217;era da adeguare l&#8217;etichetta ai canoni fissati dalle norme Ue, allora non avrebbero opposto alcun impedimento. E allora, c&#8217;era bisogno che la Coop stilasse un annuncio tanto impegnativo, nientemeno che la liberazione dei propri scaffali dai prodotti israeliani, alcuni di incerta origine? Non potevano rivolgersi direttamente all&#8217;Agrexco, come poi è stato fatto, ma solo dopo l&#8217;improvvido, e catastrofico, annuncio del boicottaggio? E poi, sicuri che non era proprio, esattamente «boicottaggio»? I responsabili della Coop dicono di no, che non è mai stato boicottaggio. Ma poi si scopre che sul sito dell&#8217;ong «Stop Agrexco» ci si compiaceva nei giorni scorsi per «l&#8217;importante risultato della campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni» (tutto con le maiuscole) «contro l&#8217;apartheid israeliano»&#8230;&#8221;. </p>
<p>Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 29 maggio 2010</p>
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		<item>
		<title>
		Di: david		</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2010/05/27/presentata-interrogazione-bipartisan-sul-boicottaggio-prodotti-israele/#comment-1283</link>

		<dc:creator><![CDATA[david]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 07:22:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Riteniamo inaccettabile l&#039;accusa di razzismo e antisemitismo di cui siamo stati oggetto in questi ultimi giorni, in quanto del tutto priva di fondamento e perché ben altri sono i principi che da sempre ispirano il nostro operato: mutualità, solidarietà e democrazia, che all&#039;evidenza contrastano con ogni forma di discriminazione. Per tale ragione abbiamo respinto con fermezza le affermazioni del ministro degli Esteri Franco Frattini, denunciando la totale infondatezza delle notizie diffuse, e fissato un incontro con la Comunità Ebraica di Roma per illustrare la verità dei fatti. I nostri scambi commerciali con aziende israeliane non si sono mai interrotti, registrando, dall&#039;inizio dell&#039;anno, un significativo incremento rispetto agli anni precedenti. Mai è stata attuata la sospensione della vendita di prodotti israeliani nei punti di vendita della nostra rete commerciale. Prendiamo atto con rammarico delle affermazioni riportate nell&#039;articolo comparso sull&#039;edizione romana del Corriere della Sera, che sono l&#039;inevitabile conseguenza di una campagna di disinformazione priva di riscontro oggettivo, strumentale e guidata da finalità non chiare. Consideriamo inaccettabile che il nome di Conad sia accostato a termini quali antisemitismo razzismo ed auspichiamo che la stampa verifichi con scrupolo i fatti prima di fare da megafono a tesi lesive del buon nome di una realtà che vede ogni giorno impegnati tremila imprenditori assodati e 35 mila addetti al servizio di milioni di famiglie in tutto il territorio del nostro Paese&quot;. 

Camillo De Berardinis Amministratore delegato Conad, Corrire della Sera Roma, 30 maggio 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Riteniamo inaccettabile l&#8217;accusa di razzismo e antisemitismo di cui siamo stati oggetto in questi ultimi giorni, in quanto del tutto priva di fondamento e perché ben altri sono i principi che da sempre ispirano il nostro operato: mutualità, solidarietà e democrazia, che all&#8217;evidenza contrastano con ogni forma di discriminazione. Per tale ragione abbiamo respinto con fermezza le affermazioni del ministro degli Esteri Franco Frattini, denunciando la totale infondatezza delle notizie diffuse, e fissato un incontro con la Comunità Ebraica di Roma per illustrare la verità dei fatti. I nostri scambi commerciali con aziende israeliane non si sono mai interrotti, registrando, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, un significativo incremento rispetto agli anni precedenti. Mai è stata attuata la sospensione della vendita di prodotti israeliani nei punti di vendita della nostra rete commerciale. Prendiamo atto con rammarico delle affermazioni riportate nell&#8217;articolo comparso sull&#8217;edizione romana del Corriere della Sera, che sono l&#8217;inevitabile conseguenza di una campagna di disinformazione priva di riscontro oggettivo, strumentale e guidata da finalità non chiare. Consideriamo inaccettabile che il nome di Conad sia accostato a termini quali antisemitismo razzismo ed auspichiamo che la stampa verifichi con scrupolo i fatti prima di fare da megafono a tesi lesive del buon nome di una realtà che vede ogni giorno impegnati tremila imprenditori assodati e 35 mila addetti al servizio di milioni di famiglie in tutto il territorio del nostro Paese&#8221;. </p>
<p>Camillo De Berardinis Amministratore delegato Conad, Corrire della Sera Roma, 30 maggio 2010</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Nicola		</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2010/05/27/presentata-interrogazione-bipartisan-sul-boicottaggio-prodotti-israele/#comment-1264</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 May 2010 12:13:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Ci fa molto piace che Israele si unisca ai paesi dell&#039;Ocse. Già io come altri paesi europei l&#039;abbiamo invitato a entrare in Europa perché è vicina a noi per cultura e tradizione&quot;, così il premier Silvio Berlusconi ha accolto l&#039;adesione dello Stato israeliano all&#039;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Assieme ad Israele, in occasione dell&#039;annuale vertice interministeriale Ocse, quest&#039;anno presieduto dall&#039;Italia, si è registrata l&#039;adesione di Estonia e Slovenia. Il vertice riunisce i ministri dell&#039;area economica di 40 Paesi, che rappresentano l&#039;80 per cento circa dell&#039;economia mondiale. A margine del vertice Silvio Berlusconi ha incontrato il premier Netanyahu e a quanto si apprende i due &quot;hanno avuto uno scambio di idee sulla situazione internazionale, in particolare sul processo di pace in Medio Oriente e sull&#039;Iran&quot;. I due hanno anche &quot;approfondito temi di cooperazione economica bilaterale, che erano già stati avviati durante la visita di Berlusconi a Gerusalemme&quot;. &quot;I toni dell&#039;incontro con Netanyahu - hanno concluso le fonti - sono stati molto cordiali&quot;. 
Parigi, 28 maggio 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ci fa molto piace che Israele si unisca ai paesi dell&#8217;Ocse. Già io come altri paesi europei l&#8217;abbiamo invitato a entrare in Europa perché è vicina a noi per cultura e tradizione&#8221;, così il premier Silvio Berlusconi ha accolto l&#8217;adesione dello Stato israeliano all&#8217;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Assieme ad Israele, in occasione dell&#8217;annuale vertice interministeriale Ocse, quest&#8217;anno presieduto dall&#8217;Italia, si è registrata l&#8217;adesione di Estonia e Slovenia. Il vertice riunisce i ministri dell&#8217;area economica di 40 Paesi, che rappresentano l&#8217;80 per cento circa dell&#8217;economia mondiale. A margine del vertice Silvio Berlusconi ha incontrato il premier Netanyahu e a quanto si apprende i due &#8220;hanno avuto uno scambio di idee sulla situazione internazionale, in particolare sul processo di pace in Medio Oriente e sull&#8217;Iran&#8221;. I due hanno anche &#8220;approfondito temi di cooperazione economica bilaterale, che erano già stati avviati durante la visita di Berlusconi a Gerusalemme&#8221;. &#8220;I toni dell&#8217;incontro con Netanyahu &#8211; hanno concluso le fonti &#8211; sono stati molto cordiali&#8221;.<br />
Parigi, 28 maggio 2010</p>
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