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	<title>1 maggio festa lavoro Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>1° maggio, festa sequestrata: io socialista, ma non cieco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ogni generazione, ridendo, seppellisce quella che l&#8217;ha preceduta.&#8221; – George Orwell Io mi sento ancora socialista.Non per nostalgia. Non per comodo. Ma perché credo che il lavoro sia il fondamento della dignità umana, il vero motore dell&#8217;emancipazione individuale e collettiva.Credo nella solidarietà autentica, non imposta. Credo che ogni società sana debba misurarsi su come tratta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/01/1-maggio-festa-sequestrata-io-socialista-ma-non-cieco/">1° maggio, festa sequestrata: io socialista, ma non cieco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Ogni generazione, ridendo, seppellisce quella che l&#8217;ha preceduta.&#8221;</em> – George Orwell</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io mi sento ancora socialista.<br>Non per nostalgia. Non per comodo. Ma perché credo che il lavoro sia il fondamento della dignità umana, il vero motore dell&#8217;emancipazione individuale e collettiva.<br>Credo nella solidarietà autentica, non imposta. Credo che ogni società sana debba misurarsi su come tratta chi lavora, non su quanto riesce a parlare di lavoro nei suoi comizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio perché credo in questi valori che ogni anno, arrivato il 1° maggio, provo un senso di fastidio crescente.<br>Questa data, che dovrebbe essere un momento di riconoscimento e di orgoglio per chi lavora, per chi costruisce, per chi produce, è stata trasformata in <strong>un evento caricaturale, ripetitivo, vuoto</strong>.<br>Un grande rito collettivo dove si celebra non il lavoro, ma l&#8217;appartenenza a una ideologia che pretende ancora di parlare a nome di tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così il 1° maggio diventa il giorno dei cortei rituali, delle sfilate sindacali sempre più distaccate dal mondo reale, dei discorsi preconfezionati che sembrano scritti vent&#8217;anni fa e rimasti lì, in un cassetto impolverato.<br>Ma soprattutto diventa il giorno del <strong>Concertone di piazza San Giovanni</strong>, la vera grande messa laica della sinistra istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul palco sfilano cantanti che da decenni recitano il copione dell&#8217;artista &#8220;contro&#8221;, magari tra una tournée sponsorizzata e una comparsata televisiva.<br>Cantano la rivoluzione, la lotta, la speranza.<br>Ma lo fanno da una posizione di privilegio economico e culturale assoluto.<br>I loro cachet, le loro carriere, le loro posizioni pubbliche sono garantite da quello stesso sistema che fingono di combattere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E intanto, chi lavora davvero?<br>Chi fa il muratore, chi apre la bottega, chi vive nella precarietà, chi costruisce startup o combatte contro la burocrazia per mandare avanti una piccola azienda?<br>Di loro non parla nessuno.<br>Non sono &#8220;epici&#8221;, non sono abbastanza romantici per finire nei testi delle canzoni militanti.<br>Sono troppo concreti, troppo lontani dalla narrazione eterna di &#8220;buoni contro cattivi&#8221; che ancora oggi avvolge il 1° maggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure anche noi, anche io, <strong>il 1° maggio lo festeggiamo</strong>.<br>Ci fermiamo. Onoriamo il nostro impegno. Riconosciamo il valore della nostra fatica, delle nostre sfide quotidiane.<br>Ma non ci riconosciamo nella liturgia stanca che ci viene offerta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non abbiamo bisogno di cortei di maniera, né di slogan rimasticati.<br>Non ci servono i sermoni sindacali che parlano ancora come se il mondo fosse diviso in padroni da abbattere e operai da redimere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo bisogno di <strong>verità</strong>.<br>Di riconoscere che oggi il lavoro si chiama anche partita IVA, anche innovazione, anche rischio personale.<br>Che oggi il nemico non è più solo il &#8220;padrone cattivo&#8221;, ma un sistema complicato dove spesso è lo Stato stesso a ostacolare il lavoro libero.<br>Che la vera sfida non è &#8220;contro&#8221; qualcuno, ma <strong>per</strong> qualcosa: libertà, dignità, responsabilità, futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere socialista, oggi, per me non significa ripetere meccanicamente le formule del passato.<br>Significa avere memoria storica, sì, ma anche lucidità nel presente.<br>Significa saper vedere che i problemi cambiano, che le lotte evolvono, che il lavoro va difeso ogni giorno, senza bandiere fisse, senza retoriche comode.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io il 1° maggio lo festeggio.<br>E so che non appartiene a una parte politica, né a una bandiera sola.<br><strong>Il 1° maggio è di tutti.<br>Di chi lavora, di chi crea, di chi costruisce.<br>Di chi crede che il lavoro meriti rispetto, non propaganda.</strong></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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