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	<title>Afrin Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Siria. Voci da Afrin: &#8220;Sisma devastante, ma restiamo sotto assedio&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2023 17:28:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il nostro campo profughi è assediato: truppe turche e milizie pro-Ankara a nord e a est, gruppi armati vicini all&#8217;Iran a ovest, forze armate siriane a sud. Gli&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/02/07/siria-voci-da-afrin-sisma-devastante-ma-restiamo-sotto-assedio/">Siria. Voci da Afrin: &#8220;Sisma devastante, ma restiamo sotto assedio&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il nostro campo profughi è assediato: truppe turche e milizie pro-Ankara a nord e a est, gruppi armati vicini all&#8217;Iran a ovest, forze armate siriane a sud. Gli aiuti per sostenerci dopo il terremoto dovrebbero passare per decine di check-point e chi li volesse inviare dovrebbe pagare tasse molto care. Chiediamo alla comunità internazionale di fare lo sforzo di venire qui di persona e di aiutarci direttamente perché siamo isolati&#8221;. L&#8217;appello affidato all&#8217;agenzia Dire dal giornalista e attivista Jan Hasan arriva dal campo profughi per sfollati di Shahba, situato nel governatorato di Aleppo, nel nord della Siria, a meno di una cinquantina di chilometri dall&#8217;omologo capoluogo. La regione è fra quelle colpite dal terremoto che ha provocato vittime e distruzioni nella Turchia meridionale e appunto nel nord della Siria. Diverse scosse a partire dall&#8217;alba di ieri, fino a 7.9 gradi di magnitudo sulla scala Richter e con epicentro nella provincia turca di Kahramanmaras, le più forti, e poi anche di Gaziantep e altre. Oltre 5mila le vittime nei due Paesi, stando a fonti ufficiali. Hasan vive a Shabha insieme con circa 1.500 persone sfollate, dove coordina una piccola ong, ed è in contatto diretto con la sua città natale, Jeindireis. La località è un sobborgo di Afrin, città a maggioranza curda fra le più colpite dal sisma situata una quindicina di chilometri a nord-ovest, sempre nel governatorato di Aleppo. &#8220;Sono fuggito da Jeindireis dopo l&#8217;operazione militare turca del 2018 e mi sono stabilito con la mia famiglia qui&#8221;, riferisce parlando di Shabha. &#8220;Il campo profughi è costituito da tende e da case basse e questo ha fatto sì che i danni delle scosse siano stati pochi, solo alcune persone sono rimaste ferite. Abbiamo paura però e dormiamo in auto, mentre il clima è freddo e piovoso&#8221;. L&#8217;attivista continua: &#8220;La mia città natale è stata invece fra le più colpite dal terremoto: da quello che sappiamo 84 edifici sono rimasti completamente distrutti. Parliamo di una città di poco più di 25mila abitanti che rischia verosimilmente di avere circa 1000 vittime&#8221;. Gli effetti delle scosse hanno colpito Hasan anche personalmente. &#8220;Sono almeno 15 i miei parenti che hanno perso la vita, da quello che so al momento&#8221;, sospira il giornalista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terremoto ha colpito un Paese già debilitato da una guerra civile che dura dal 2011 e che nel corso degli anni ha determinato una divisione del territorio per zone di influenza di milizie, eserciti e potenze regionali. Shabha, dalla ricostruzione di Hasan, sembra essere emblematica della parcelizzazione che caratterizza il Paese: &#8220;Il campo è sostenuto dal Consiglio di Afrin e dalle autorità autonome della Siria del nord e del nord-est, anche con matrice curda. Questi organismi forniscono gratis elettricità, tre ore al giorno, e acqua potabile&#8221; spiega l&#8217;attivista. &#8220;L&#8217;area del governatorato di Aleppo dove ci troviamo noi è ufficialmente sotto il controllo delle milizie delle opposizioni siriane, sostenute direttamente dalla Turchia&#8221;. Il cronista prosegue: &#8220;Il villaggio che ospita il campo si trova in una posizione particolare, de facto assediata su tutti i fronti: i turchi, le milizie pro-Iran, e poi le forze armate al servizio del governo del presidente Bashar al-Assad, che hanno messo su numerosi check-point e che impongono il pagamento di pesanti tasse a chiunque provi a portare qualcosa gli abitanti del campo&#8221;. Da questa situazione deriva un sostanziale isolamento, che l&#8217;organizzazione gestita da Hasan, sostenuta dall&#8217;ong tedesca Sos Afrin della pastora Oliver Keske, è riuscita ad alleviare. &#8220;Siamo riusciti a consegnare dei cestini con del cibo agli abitanti, ma il blocco che ci è stato imposto è scioccante&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui l&#8217;appello alla comunità internazionale: &#8220;Venite qui e sosteneteci direttamente: non passate per il governo siriano, come fanno agenzie delle Nazioni Unite: quegli aiuti finiscono in larga parte nel nulla&#8221;. Le parole di Hasan giungono in un contesto di conflitto che neanche il terremoto, fra i più devastanti dell&#8217;ultimo secolo a detta di esperti concordanti, è riuscito a fermare. &#8220;Ieri&#8221;, riferisce l&#8217;attivista, &#8220;le truppe turche hanno sparato colpi di artiglieria verso i campi coltivati nei pressi del villaggio, solo per incutere terrore. Ormai ci siamo abituati a questo: Ankara colpisce ogni giorno&#8221;.</p>
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