<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Alzheimer Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
	<atom:link href="https://www.improntalaquila.com/tag/alzheimer/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link></link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 15 May 2026 15:10:55 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">243925370</site>	<item>
		<title>Roma, 20-22 maggio 2026: il 40° congresso SIGOT e il 19° di cardiogeriatria</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/05/15/invito-stampa-40-congresso-nazionale-sigot-e-19-congresso-nazionale-di-cardiogeriatria-20/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2026/05/15/invito-stampa-40-congresso-nazionale-sigot-e-19-congresso-nazionale-di-cardiogeriatria-20/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Antibiotico-resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[cardiogeriatria]]></category>
		<category><![CDATA[congresso 2026]]></category>
		<category><![CDATA[fragilita]]></category>
		<category><![CDATA[geriatra]]></category>
		<category><![CDATA[Scompenso cardiaco]]></category>
		<category><![CDATA[sigot]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.improntalaquila.com/?p=117306</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 40° congresso SIGOT e il 19° di cardiogeriatria si svolgeranno a Roma dal 20 al 22 maggio 2026 sull'assistenza geriatrica e le sfide cliniche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/15/invito-stampa-40-congresso-nazionale-sigot-e-19-congresso-nazionale-di-cardiogeriatria-20/">Roma, 20-22 maggio 2026: il 40° congresso SIGOT e il 19° di cardiogeriatria</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.</em></p>
<p>La Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT) organizza a Roma dal 20 al 22 maggio 2026 il 40° Congresso Nazionale SIGOT insieme al 19° Congresso Nazionale di Cardiogeriatria. L&#8217;evento si terrà presso il Centro Congressi dell&#8217;OMNIA Hotel Shangri‑La, in Viale Algeria 141.</p>
<p>Nei tre giorni sono previste sessioni scientifiche, tavole rotonde, letture magistrali e corsi precongressuali. L&#8217;agenda mette al centro temi legati alla salute dell&#8217;anziano, alla fragilità, alla longevità e all&#8217;evoluzione dell&#8217;assistenza geriatrica tra ospedale e territorio.</p>
<p>Tra gli argomenti in programma figurano la fragilità e la longevità, le nuove prospettive terapeutiche per le demenze e la malattia di Alzheimer, la gestione delle infezioni in geriatria e il contrasto alle antibiotico‑resistenze. Ampio spazio sarà dedicato anche allo scompenso cardiaco e alla cardiogeriatria, oltre che a sarcopenia, nutrizione e obesità nell&#8217;anziano, al dolore e alle cure palliative.</p>
<p>Il confronto scientifico affronterà inoltre la residenzialità e l&#8217;innovazione nelle RSA, l&#8217;integrazione tra ospedale e territorio, l&#8217;attuazione del DM77 e le prospettive future dell&#8217;assistenza geriatrica. Sono previsti approfondimenti sulla prevenzione cardiovascolare e sulle vaccinazioni nella popolazione anziana fragile, sulla gestione multidimensionale del paziente anziano complesso e sull&#8217;impatto delle innovazioni tecnologiche e dell&#8217;intelligenza artificiale nei percorsi assistenziali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/15/invito-stampa-40-congresso-nazionale-sigot-e-19-congresso-nazionale-di-cardiogeriatria-20/">Roma, 20-22 maggio 2026: il 40° congresso SIGOT e il 19° di cardiogeriatria</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2026/05/15/invito-stampa-40-congresso-nazionale-sigot-e-19-congresso-nazionale-di-cardiogeriatria-20/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">117306</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Clinica Neurologica: ecco come utilizziamo l&#8217;IA per le demenze</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/05/22/clinica-neurologica-ecco-come-utilizziamo-lia-per-le-demenze/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2025/05/22/clinica-neurologica-ecco-come-utilizziamo-lia-per-le-demenze/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 19:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Clinica Neurologica]]></category>
		<category><![CDATA[Clinica Neurologica dell'ospedale di Chieti]]></category>
		<category><![CDATA[Direttore Stefano Sensi]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila.com]]></category>
		<category><![CDATA[l'IA per le demenze]]></category>
		<category><![CDATA[malattie neurodegenerative.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.improntalaquila.com/?p=108826</guid>

					<description><![CDATA[<p>Individuare fattori nuovi e anche insospettabili che grazie all&#8217;intelligenza artificiale possono prevedere e segnalare chi, tra i pazienti con lieve deficit cognitivo, può sviluppare la malattia di Alzheimer conclamata. Accade alla Clinica Neurologica dell&#8217;ospedale di Chieti, dove il Direttore Stefano Sensi e la sua équipe hanno introdotto gli strumenti di &#8220;machine learning&#8221; che rivoluzionano la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/22/clinica-neurologica-ecco-come-utilizziamo-lia-per-le-demenze/">Clinica Neurologica: ecco come utilizziamo l&#8217;IA per le demenze</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Individuare fattori nuovi e anche insospettabili che grazie all&#8217;intelligenza artificiale possono prevedere e segnalare chi, tra i pazienti con lieve deficit cognitivo, può sviluppare la malattia di Alzheimer conclamata. Accade alla Clinica Neurologica dell&#8217;ospedale di Chieti, dove il Direttore Stefano Sensi e la sua équipe hanno introdotto gli strumenti di &#8220;machine learning&#8221; che rivoluzionano la diagnosi e la prevenzione di malattie neurodegenerative. Come? Grazie a questo sottocampo dell&#8217;Intelligenza Artificiale gli algoritmi, pur senza essere esplicitamente programmati, analizzano grandi quantità di dati, individuano schemi e modelli, e utilizzano questi per fare previsioni o prendere decisioni. Così Sensi ha avviato progetti di ricerca che integrano le tradizionali competenze neurologiche con l&#8217;analisi dei big data clinici, radiologici e prodotti dalle scienze cosiddette&nbsp;&#8220;omiche&#8221;, e i risultati non hanno deluso le aspettative: l&#8217;algoritmo di machine learning messo a punto dal gruppo di ricerca si è dimostrato capace di predire l&#8217;evoluzione del disturbo cognitivo lieve in Alzheimer, con un&#8217;accuratezza superiore all&#8217;85%, arrivando in alcuni casi al 98% di precisione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; stato possibile incrociando centinaia di variabili per ciascun paziente, quali dati di risonanza magnetica cerebrale, punteggi delle valutazioni neuropsicologiche, biomarcatori per l&#8217;Alzheimer nel liquido cerebrospinale, parametri ematici periferici. E qui la sorpresa: l&#8217;IA ha evidenziato che alcune alterazioni di parametri extracerebrali, come i livelli di specifici acidi biliari nel sangue, risultavano tra i migliori predittori del declino cognitivo. Una scoperta che conferma la connessione tra organi e sistemi ed il cervello e suggerisce che con la malattia di Alzheimer c&#8217;entra pure il metabolismo periferico, aprendo nuovi filoni di ricerca: sono collegamenti che solo un&#8217;analisi automatizzata di big data poteva far emergere così chiaramente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Questo è solo l&#8217;inizio di un cambio di paradigma nell&#8217;approccio alle malattie neurologiche &#8211; dice Stefano Sensi, con l&#8217;intento di voler giocare anch&#8217;egli questa partita, nel ruolo da attaccante &#8211; perché l&#8217;integrazione di medicina personalizzata e strumenti di intelligenza artificiale ci permette di compiere un salto importante nello studio del cervello.&nbsp; Le applicazioni vanno dalla diagnosi precoce, come nel caso dell&#8217;Alzheimer o del morbo di Parkinson, alla sperimentazione di trattamenti su misura grazie alla scoperta di nuovi bersagli come una proteina, un gene o un percorso cellulare da colpire con un farmaco per ottenere un effetto terapeutico specifico&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Gli studi coordinati dallo stesso Sensi, Professore ordinario di Neurologia e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Imaging dell&#8217;Università &#8220;D&#8217;Annunzio&#8221; sono stati condotti utilizzando un&#8217;estesa banca dati internazionale contenente informazioni su migliaia di individui, combinate poi con modelli matematici avanzati. Il lavoro, incentrato sugli algoritmi di apprendimento automatico per prevedere l&#8217;evoluzione clinica dei pazienti con Alzheimer, è stato pubblicato sul&nbsp;<em>Journal of Alzheimer&#8217;s Disease, Neuroscience.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La qualità delle ricerche fatte sul campo e delle cure avanzatissime prestate dalla Clinica Neurologica di Chieti è ben chiara al Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti: &#8220;Abbiamo bisogno di Centri come questo che investono sull&#8217;alta specializzazione e di professionisti che portano qui le nuove frontiere dell&#8217;innovazione &#8211; è il commento di Mauro Palmieri &#8211; . La sinergia con l&#8217;Università è un punto di forza importante, che qualifica la nostra attività clinica e garantisce ai pazienti quell&#8217;eccellenza a volte cercata altrove che invece è qui, a portata di mano. Possiamo crescere, dobbiamo crescere, mettendo insieme tecnologia, innovazione e competenze elevate. Le abbiamo tutte&#8221;.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/22/clinica-neurologica-ecco-come-utilizziamo-lia-per-le-demenze/">Clinica Neurologica: ecco come utilizziamo l&#8217;IA per le demenze</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2025/05/22/clinica-neurologica-ecco-come-utilizziamo-lia-per-le-demenze/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">108826</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Alzheimer, la prevenzione è possibile nel 40% dei casi. Il vademecum per evitare la demenza</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/05/24/alzheimer-la-prevenzione-e-possibile-nel-40-dei-casi-il-vademecum-per-evitare-la-demenza/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2024/05/24/alzheimer-la-prevenzione-e-possibile-nel-40-dei-casi-il-vademecum-per-evitare-la-demenza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 15:08:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[deficit cognitivo]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquil.org]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.improntalaquila.com/?p=108065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono oltre sei milioni le persone in Italia interessate direttamente o meno dalle demenze. Si stima che siano circa 1,1-1,2 milioni di persone, a cui si devono aggiungere circa quattro milioni di familiari e badanti coinvolti e circa 900mila persone con deficit cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment – MCI). Non esistono cure, ma è possibile [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/24/alzheimer-la-prevenzione-e-possibile-nel-40-dei-casi-il-vademecum-per-evitare-la-demenza/">Alzheimer, la prevenzione è possibile nel 40% dei casi. Il vademecum per evitare la demenza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono oltre sei milioni le persone in Italia interessate direttamente o meno dalle demenze. Si stima che siano circa 1,1-1,2 milioni di persone, a cui si devono aggiungere circa quattro milioni di familiari e badanti coinvolti e circa 900mila persone con deficit cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment – MCI). Non esistono cure, ma è possibile una prevenzione che eviti o ritardi la comparsa dei sintomi nel 40% dei casi. Le strategie vanno da un corretto stile di vita, base dell&#8217;invecchiamento in salute, alla stimolazione cognitiva e alla socializzazione, fino ad una gestione geriatrica che abbia una visione complessiva della persona. Questo è uno dei temi al centro del 38° Congresso Nazionale della Società Italiana Geriatria Ospedale e Territorio, che si tiene fino al 24 maggio a Roma presso l&#8217;Hotel Ergife. Presidenti del Congresso sono il Prof. <strong>Lorenzo Palleschi</strong>, Presidente SIGOT Nazionale, Direttore Unità Operativa Complessa di Geriatria e del Dipartimenti Internistico dell&#8217;Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata, Roma, e il Prof. <strong>Francesco Vetta</strong>, Direttore UOC Cardiologia UTIC Ospedale di Avezzano e Professore di Cardiologia Unicamillus.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>IL VADEMECUM SIGOT PER LA </strong><strong>PREVENZIONE DELLE DEMENZE</strong> – La prevenzione dell&#8217;Alzheimer e delle demenze in generale è possibile intervenendo sui fattori di rischio nel corso di tutta la vita. La prevenzione include la possibilità di stimolazione cognitiva (per esempio strategie di allenamento della memoria), socializzazione, attività fisica e dieta adeguata secondo i principi dell&#8217;invecchiamento attivo o <em>healthy aging,</em> e quanto dimostrato dalla ricerca scientifica (si pensi ad esempio ai risultati del <em>Finger Study</em> basato su alimentazione, esercizio fisico, stimolazione cognitiva, controllo dei fattori di rischio &nbsp;vascolari e metabolici).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Il declino cognitivo è evitabile, ma dipende dal patrimonio genetico, dall&#8217;ambiente in cui viviamo e dallo stile di vita, ossia i comportamenti durante tutto il corso dell&#8217;esistenza, a partire dall&#8217;attività fisica e dalla dieta</em> – spiega <strong>Luca Cipriani</strong>, Direttore UO Geriatria ASL Roma 1 e Vicepresidente SIGOT –. <em>La letteratura scientifica sull&#8217;Alzheimer identifica dodici </em><em>fattori di rischio modificabili: istruzione inadeguata, ipertensione, deficit uditivo, fumo, obesità, depressione, inattività fisica, diabete, scarso contatto sociale,</em><em> </em><em>lesioni cerebrali traumatiche, abuso di alcol,</em><em> </em><em>inquinamento atmosferico. Il rischio potenzialmente modi­ficabile è del 40%. Le azioni specifiche che si possono prendere includono il mantenimento della pressione sanguigna sistolica al di sotto di 130 mm Hg nella mezza età, la promozione dell&#8217;uso di apparecchi acustici, la riduzione dell&#8217;esposizione all&#8217;inquinamento atmosferico e al fumo passivo, la prevenzione delle lesioni cerebrali, la limitazione del consumo di alcol, lo scoraggiamento del fumo, un buon livello di istruzione, il contrasto all&#8217;obesità e al diabete, una buona qualità del sonno. Occorre inoltre attribuire un ruolo centrale alla geriatria, affinché possa prendere in carica la persona anziana che è a maggior rischio di sviluppo di demenza</em>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LA MANCANZA DI UN NUOVO PIANO NAZIONALE DEMENZE DAL 2014 </strong>&#8211; Più del 40% degli ultra 75enni vive da solo ed è a rischio di solitudine; inoltre, essendo aumentata la vita media, la probabilità di incorrere nel decadimento cognitivo e nella demenza è molto alta rispetto al passato. I dati più recenti emergono dal Report dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità pubblicato a inizio 2024, che stima anche il costo annuo della demenza in 23 miliardi di euro, il 63% dei quali a carico delle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>La prevalenza dell&#8217;Alzheimer e delle demenze in generale è in aumento, in quanto si tratta di un tema legato all&#8217;invecchiamento, fenomeno che interessa da vicino il nostro Paese</em> – sottolinea <strong>Andrea Fabbo</strong>, direttore della UO di Geriatria della AUSL di Modena e Vicepresidente SIGOT. – <em>La demenza è una sindrome ad alto impatto, che aumenterà nei prossimi anni., creando ulteriori difficoltà e stress nelle famiglie, viste le complicanze legate ai disturbi del comportamento (agitazione, problemi del sonno). Si deve pertanto potenziare l&#8217;assistenza sia a domicilio che nelle strutture, visto che il 70% delle 350mila persone ricoverate nelle RSA ha una qualche forma di demenza; al tempo stesso si deve creare una rete che permetta alle persone con demenza e ai loro caregiver di poter essere gestiti nella comunità. Il Fondo nazionale Alzheimer di 35 milioni di euro permetterà alle regioni di proseguire i progetti iniziati nell&#8217;organizzazione della rete dei centri per i disturbi cognitivi e le demenze; l&#8217;obiettivo a cui stiamo lavorando al tavolo tecnico coordinato dal Ministero della Salute è un nuovo Piano Nazionale, visto che il precedente risale al 2014 e non si occupa della residenzialità. Questo ambizioso obiettivo potrà essere raggiunto se inserito nell&#8217;agenda politica del Paese</em>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>IL MODELLO MODENA PER LE DEMENZE</strong> – Un esempio virtuoso nella prevenzione e nella gestione dei disturbi cognitivi &nbsp;è quello di Modena dove è ben strutturata una rete di servizi (dall&#8217;ospedale al territorio) che si occupa non solo della diagnosi, cura ed assistenza delle persone con demenza e del suo caregiver, ma anche degli anziani &#8220;a rischio&#8221;, per esempio attraverso progetti di comunità come &#8220;le Palestre della memoria&#8221;, luoghi di aggregazione dove le persone esercitano le proprie funzioni cognitive in compagnia. &#8220;<em>L&#8217;approccio alla patologia non risiede solo nella capacità di cura di un farmaco, ma nel ricorso a diverse azioni che possono risolvere specifici aspetti dell&#8217;Alzheimer </em>– spiega <strong>Andrea Fabbo</strong> che ne è responsabile –. <em>Oggi abbiamo la possibilità di erogare trattamenti di tipo non farmacologico (i cosiddetti &#8216;interventi psicosociali&#8217;), che possono rallentare il decorso della demenza e che eroghiamo nella nostra rete di cura. Offriamo poi supporto ai familiari con interventi sia a domicilio che nelle residenze, interventi educativi e terapia occupazionale, di affiancamento, tutoring, sostegno socio-relazionale al caregiver, percorsi di sostegno psicologico individuale o di gruppo e interventi di supporto psico-educativo, iniziative di formazione</em>&#8220;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/24/alzheimer-la-prevenzione-e-possibile-nel-40-dei-casi-il-vademecum-per-evitare-la-demenza/">Alzheimer, la prevenzione è possibile nel 40% dei casi. Il vademecum per evitare la demenza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2024/05/24/alzheimer-la-prevenzione-e-possibile-nel-40-dei-casi-il-vademecum-per-evitare-la-demenza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">108065</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Salute. Demenza frontotemporale: 70% casi colpisce tra i 40 e i 65 anni</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/03/01/salute-demenza-frontotemporale-70-casi-colpisce-tra-i-40-e-i-65-anni/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2023/03/01/salute-demenza-frontotemporale-70-casi-colpisce-tra-i-40-e-i-65-anni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 18:44:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila.org]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.improntalaquila.com/?p=107291</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;La demenza non è solo malattia di Alzheimer; questo emerge dal primo studio epidemiologico internazionale sulla Demenza frontotemporale (FTD) che evidenzia come la patologia abbia un&#8217;incidenza annuale in Europa pari a 2,4 casi per 100.000 persone, maggiore tra gli uomini (2,8 casi su 100.000 persone) rispetto alle donne. Lo studio evidenzia che la FTD, patologia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/03/01/salute-demenza-frontotemporale-70-casi-colpisce-tra-i-40-e-i-65-anni/">Salute. Demenza frontotemporale: 70% casi colpisce tra i 40 e i 65 anni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La demenza non è solo malattia di Alzheimer; questo emerge dal primo studio epidemiologico internazionale sulla Demenza frontotemporale (FTD) che evidenzia come la patologia abbia un&#8217;incidenza annuale in Europa pari a 2,4 casi per 100.000 persone, maggiore tra gli uomini (2,8 casi su 100.000 persone) rispetto alle donne. Lo studio evidenzia che la FTD, patologia salita agli onori delle cronache pochi giorni fa dopo essere stata diagnosticata all&#8217;attore americano Bruce Willis, colpisce nel 70% dei casi persone con un&#8217;età compresa tra i 40 e i 65 anni, nel pieno della vita affettiva e lavorativa, danneggiando alcune aree del cervello, in particolare quelle deputate al comportamento, al linguaggio, alla progettazione e alla sfera comportamentale ed emotiva. Si conferma, dunque, che la FTD è una malattia rara ma non quanto ipotizzato in precedenza, colpendo l&#8217;intero spettro dell&#8217;età adulta. Quindi, per le sue caratteristiche, questa malattia ha un impatto estremamente rilevante sui sistemi di gestione della salute e del welfare&#8221;. Sono questi alcuni dei risultati dello studio condotto dal consorzio Frontiers in 13 centri europei di eccellenza nella ricerca neurologica; il lavoro è stato presentato a Tricase, alla presenza di 25 scienziati provenienti da tutta Europa, durante il workshop internazionale promosso dal Centro per le Malattie Neurodegenerative e l&#8217;Invecchiamento Cerebrale dell&#8217;Università di Bari e dell&#8217;Ospedale &#8220;G. Panico&#8221; di Tricase, Tecnopolo-Puglia per la Medicina di Precisione e Università degli Studi di Brescia.<br>&#8220;Grazie allo studio condotto- ha dichiarato il professor Giancarlo Logroscino, direttore del Centro di Tricase- oggi sappiamo molto di più sulla frequenza e sulle caratteristiche cliniche di una patologia che, si stima, conterà ogni anno circa 12.000 nuovi casi in Europa, con importanti ricadute sociali ed economiche. Grazie ai risultati di questo studio possiamo avviare una nuova fase del progetto. Infatti, la fase prospettica dello studio epidemiologico determinerà, attraverso la raccolta di nuovi dati clinici genetici e biologici, la migliore comprensione dei meccanismi patogenetici della demenza frontotemporale; allo stesso modo, le sperimentazioni farmacologiche in corso nei centri della rete Frontiers possano cambiare lo scenario su diagnosi e cura della patologia, analogamente a quanto sta accadendo per altre malattie neurodegenerative&#8221;. &#8220;L&#8217;analisi dei dati clinici e biologici- si legge ancora- ha riguardato 267 casi di demenza frontotemporale diagnosticati tra il 1° giugno 2018 e il 31 maggio 2019 osservando una popolazione complessiva di circa 11 milioni di persone di nove paesi europei&#8221;.<br>&#8220;Lo studio- ha aggiunto la professoressa Barbara Borroni dell&#8217;Università di Brescia- ha evidenziato che la demenza frontotemporale è una malattia neurodegenerativa rara che determina un ampio spettro di condizioni cliniche eterogenee, caratterizzate da disfunzioni sociali ed esecutive, alterazioni della personalità, compromissione del linguaggio e deficit delle funzioni motorie&#8221;.<br>&#8220;I risultati dello studio retrospettivo del consorzio Frontiers (FRONTotemporal dementia Incidence European Research Study) sono stati pubblicati di recente su JAMA Neurology, una delle più autorevoli riviste scientifiche in Neuroscienze e neurologia Clinica e organo ufficiale dell&#8217;American Medical Association&#8221;, conclude la nota.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/03/01/salute-demenza-frontotemporale-70-casi-colpisce-tra-i-40-e-i-65-anni/">Salute. Demenza frontotemporale: 70% casi colpisce tra i 40 e i 65 anni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2023/03/01/salute-demenza-frontotemporale-70-casi-colpisce-tra-i-40-e-i-65-anni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">107291</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Salute. Alzheimer, nel mondo 416 milioni persone a rischio</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/06/06/salute-alzheimer-nel-mondo-416-milioni-persone-a-rischio/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2022/06/06/salute-alzheimer-nel-mondo-416-milioni-persone-a-rischio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2022 20:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila.org]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.improntalaquila.com/?p=106657</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il progetto &#8216;Alzheimer&#8217;s Value Europe (Pave)&#8217; ha pubblicato un importante articolo sulla rivista scientifica &#8216;Alzheimer&#8217;s &#38; Dementia&#8217; riguardante la diffusione dei casi di persone affette da Alzheimer nel mondo. I dati saranno di particolare importanza per i sistemi sanitari al fine di predisporre servizi adeguati e allo stesso tempo prepararsi all&#8217;erogazione di terapie attualmente in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/06/06/salute-alzheimer-nel-mondo-416-milioni-persone-a-rischio/">Salute. Alzheimer, nel mondo 416 milioni persone a rischio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il progetto &#8216;Alzheimer&#8217;s Value Europe (Pave)&#8217; ha pubblicato un importante articolo sulla rivista scientifica &#8216;Alzheimer&#8217;s &amp; Dementia&#8217; riguardante la diffusione dei casi di persone affette da Alzheimer nel mondo. I dati saranno di particolare importanza per i sistemi sanitari al fine di predisporre servizi adeguati e allo stesso tempo prepararsi all&#8217;erogazione di terapie attualmente in sperimentazione. Lo studio suggerisce che il 22% della popolazione mondiale con età superiore ai 50 anni, soprattutto donne, potrebbero beneficiare di strategie di prevenzione che includono interventi e trattamenti in grado di bloccare, o almeno rallentare, la progressione verso la malattia di Alzheimer. Lo studio mette in evidenza che il numero di persone a rischio di sviluppare demenza è ampiamente sottostimato e oggi conta circa 416 milioni di casi a livello globale. Lo studio mostra inoltre un panorama di possibilità legate alla prevenzione, incluse tutte le misure e gli sforzi volti a favorire il benessere del cervello al fine di allungare il periodo di totale normalità delle funzioni cognitive per il paziente e quindi la sua abilità di vivere in modo indipendente. Unico italiano nel gruppo di autori dell&#8217;articolo è Paolo M. Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell&#8217;Irccs San Raffaele. &#8220;E&#8217; evidente- evidenzia Rossini- che oggi si arriva troppo tardi a una diagnosi di demenza e che non sono stati ancora messi a punto metodi per la precoce identificazione degli stadi iniziali (prodromici di malattia) che sono proprio quelli che maggiormente si prestano e si presteranno a interventi preventivi, terapeutici e riabilitativi. Le implicazioni dello studio sono molto rilevanti e avranno un significativo impatto sull&#8217;organizzazione assistenziale, sulla ricerca clinica in Europa, sulle attività delle autorità regolatorie per il farmaco e, cosa più importante, sui malati e le loro famiglie, rappresentando una base e un punto di partenza per future strategie di contrasto contro questa terribile malattia&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I membri del Pave hanno sottolineato l&#8217;importanza di una diagnosi accurata di Alzheimer così come di una sua precisa stadiazione, con un focus particolare su quelle situazioni (in genere degli stadi molto precoci) che potranno beneficiare al massimo dei futuri trattamenti. Jean Georges, Executive Director di Alzheimer Europe, tra gli autori dello studio, sottolinea: &#8220;La ricerca che mira a migliorare l&#8217;identificazione precoce dei vari stadi della malattia di Alzheimer aiuta a identificare soggetti e popolazioni a rischio di sviluppare una demenza e che potrebbero beneficiare al massimo di un programma di prevenzione e di interventi. Speriamo tutti che i responsabili delle politiche sanitarie europee utilizzino i risultati di questo studio per attivare nuove politiche di lotta e prevenzione all&#8217;Alzheimer&#8221;. Il gruppo di autori dell&#8217;articolo è composto di clinici/ricercatori esperti, supportato da un team di esperti di ricerca dell&#8217;organizzazione Quantify. Quest&#8217;ultima ha revisionato numerosi articoli presenti in letteratura, in particolare grandi meta-analisi su coorti multiple che includono dati clinici e di biomarcatori per diagnosi precoce. La ricerca annovera una rigorosa revisione della letteratura scientifica di tipo epidemiologico sul continuum della malattia di Alzheimer, che include sia soggetti a rischio e sia quelli con demenza in fase prodromica e conclamata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/06/06/salute-alzheimer-nel-mondo-416-milioni-persone-a-rischio/">Salute. Alzheimer, nel mondo 416 milioni persone a rischio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2022/06/06/salute-alzheimer-nel-mondo-416-milioni-persone-a-rischio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">106657</post-id>	</item>
		<item>
		<title>600.000 mila le persone colpite dall&#8217;Alzheimer</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/09/18/600-000-mila-le-persone-colpite-dallalzheimer/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2019/09/18/600-000-mila-le-persone-colpite-dallalzheimer/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2019 10:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[insicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.com/?p=103802</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia sono 600.000 le persone che soffrono di Alzheimer e che si trovano a confrontarsi, ogni giorno, con un progressivo declino della memoria e delle capacità cognitive, fino all’impossibilità di portare a termine persino i compiti più semplici. Numeri importanti di un fenomeno che però ha anche un altro volto: quello dei familiari che, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/09/18/600-000-mila-le-persone-colpite-dallalzheimer/">600.000 mila le persone colpite dall&#8217;Alzheimer</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia sono 600.000 le persone che soffrono di Alzheimer e che si trovano a confrontarsi, ogni giorno, con un progressivo declino della memoria e delle capacità cognitive, fino all’impossibilità di portare a termine persino i compiti più semplici.</p>
<p>Numeri importanti di un fenomeno che però ha anche un altro volto: quello dei familiari che, in molti casi, si fanno carico in prima persona dell&#8217;assistenza al loro parente. Un&#8217;attività spesso svolta in maniera informale, che per un abruzzese su tre (33%) ha il suo impatto più forte, provante, e complesso da gestire, sulla sfera psicologica ed emotiva.</p>
<p>Lo rileva l&#8217;ultima ricerca dell&#8217;Osservatorio di Reale Mutua sul welfare1 che, in occasione del mese dell&#8217;Alzheimer, ha accesso un faro sui caregiver e su come gli spezzini percepiscano l&#8217;assistenza da loro prestata, tra ruoli, difficoltà e bisogni di fronte alla patologia.</p>
<p>Oltre agli impatti psicologici, il 25% degli abruzzesi menziona le ripercussioni sulle disponibilità economiche derivanti dai costi di cura e assistenza. Dati che trovano conferma in una ricerca Censis-Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), che ha quantificato a livello nazionale i costi diretti dell&#8217;assistenza in oltre 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie. Un costo annuo medio, per paziente, di oltre 70.000 euro, comprensivo dei costi a carico del SSN, di quelli che ricadono sulle famiglie e di quelli indiretti, come i mancati redditi da lavoro percepiti dai pazienti o gli oneri di assistenza dei caregiver.</p>
<p>L&#8217;aspetto più difficile da gestire assistendo un familiare affetto da Alzheimer è il cambiamento irrevocabile nella persona e nella relazione (29%), seguito dal rischio che il paziente possa far male a se stesso o agli altri (24%) e dalla sua regressione psichica (20%).</p>
<p>Ma quali sono, nella percezione degli abitanti della regione, i campanelli d&#8217;allarme del manifestarsi della malattia? I più caratteristici sono la dimenticanza dei nomi dei familiari (33%), il disorientamento spazio-temporale, che si manifesta ad esempio con lo smarrirsi per strada (22%) e l&#8217;incapacità di svolgere azioni abituali (18%). Segue l&#8217;incapacità di ricordare posizioni di oggetti dentro casa (16%).</p>
<p>Quali sono le realtà e i soggetti che gli abruzzesi, in generale, percepiscono come più attivi sul fronte dell&#8217;Alzheimer? In primo luogo, le associazioni nazionali o territoriali (35%) e le strutture e le cliniche private (25%). Seguono i servizi del Sistema Sanitario Nazionale (16%). Quanto a specifiche attività sul territorio dedicate all&#8217;assistenza ai malati di Alzheimer, il 67% degli abruzzesi afferma di non conoscere progetti a riguardo.</p>
<p>Per sostenere l’attività dei caregiver, oltre un abruzzese su due opterebbe per servizi di assistenza domiciliare (58%), magari integrati da attività presso centri diurni (31%) o comunque da attività dedicate durante il giorno (20%). Oltre un abruzzese su cinque vede inoltre una soluzione efficace nella flessibilità oraria (22%), che permette di conciliare la cura del proprio caro con l&#8217;attività lavorativa, senza dovervi rinunciare.</p>
<p>Per affrontare e gestire con efficacia gli impatti psicologici, il 69% degli abitanti della regione si rivolgerebbe infine a uno psicologo o psicoterapeuta, magari ricorrendo ad associazioni dedicate. Un ulteriore 16% andrebbe dal medico di base.</p>
<p>“L&#8217;Alzheimer ha un forte impatto sulle famiglie in termini di costi, oneri di assistenza e cura e anche, come confermato dal nostro Osservatorio, carichi psicologici ed emotivi.” &#8211; commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo – “Se guardiamo ai trend demografici, i dati ci dicono che in Italia ci sono 13,8 milioni di ultra 65enni, il 23% della popolazione, ed è in corso un continuo fenomeno di invecchiamento. È quindi importante affiancare le famiglie, che in gran parte fanno fronte da sé ai compiti di assistenza, con soluzioni di welfare dedicate. Noi di Reale Mutua mettiamo a disposizione strumenti specifici che offrono un supporto concreto per gestire le diverse necessità e urgenze che possono verificarsi nella vita quotidiana: a partire dai prodotti Long Term Care che proteggono dal rischio di non autosufficienza, passando per i servizi di tutoring medico personalizzato per fornire informazioni e consigli utili, al supporto psicoterapeutico, alle sedute di orientamento e counseling, fino a servizi pratici come la consegna della spesa a domicilio e alle diverse prestazioni di assistenza domiciliare, che possono sostenere e affiancare l’operato del caregiver.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/09/18/600-000-mila-le-persone-colpite-dallalzheimer/">600.000 mila le persone colpite dall&#8217;Alzheimer</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2019/09/18/600-000-mila-le-persone-colpite-dallalzheimer/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">103802</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sanità: individuata nuova forma demenza non Alzheimer</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/05/03/sanita-individuata-nuova-forma-demenza-non-alzheimer/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2019/05/03/sanita-individuata-nuova-forma-demenza-non-alzheimer/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2019 20:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[beta amiloide]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[TDP-43]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.com/?p=103370</guid>

					<description><![CDATA[<p>Individuata una nuova forma di demenza tra gli anziani finora diagnosticata erroneamente come Malattia di Alzheimer, causata dall&#8217;accumulo di una proteina diversa dalla beta amiloide. La rivoluzionaria scoperta e&#8217; emersa dallo studio pubblicato sulla rivista Brain e coordinato dall&#8217;Universita&#8217; del Kentucky. I ricercatori americani hanno dimostrato che nella popolazione over 80 anni esiste una particolare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/05/03/sanita-individuata-nuova-forma-demenza-non-alzheimer/">Sanità: individuata nuova forma demenza non Alzheimer</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Individuata una nuova forma di demenza tra gli anziani finora diagnosticata erroneamente come Malattia di Alzheimer, causata dall&#8217;accumulo di una proteina diversa dalla beta amiloide. La rivoluzionaria scoperta e&#8217; emersa dallo studio pubblicato sulla rivista Brain e coordinato dall&#8217;Universita&#8217; del Kentucky. I ricercatori americani hanno dimostrato che nella popolazione over 80 anni esiste una particolare forma di demenza caratterizzata da prevalenti disturbi della memoria e dall&#8217;accumulo intra-neuronale di una proteina che si chiama TDP-43, che ha molte e complesse funzioni nella espressione genica e nella sintesi proteica. Fino ad oggi la TDP-43 veniva riconosciuta come quella proteina che si deposita all&#8217;interno delle cellule neuronali in alcune malattie degenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica e la demenza fronto-temporale, che si caratterizza per un esordio piu&#8217; giovanile e la presenza di disturbi del comportamento. La nuova forma di demenza, denominata dai ricercatori Late (Limbic-predominant Age-related TDP-43 Encephalopathy), colpisce il lobo limbico, la parte mediale del lobo temporale e la corteccia frontale. &#8220;Si tratta di uno studio di grande rilevanza- ha affermato il prof Gianluigi Mancardi, Presidente della Societa&#8217; Italiana di Neurologia (SIN)- che avra&#8217; sicure ricadute su tutte le problematiche, diagnostiche, cliniche e terapeutiche delle demenze degenerative. Circa il 20% dei pazienti sopra gli 80 anni affetti da demenza sarebbero colpiti da questo tipo specifico di demenza&#8221;.</p>
<p>&#8220;Si tratta ora- continua Mancardi- di lavorare per sviluppare criteri diagnostici clinici e di laboratorio che ne permettano la diagnosi in vivo, come ad esempio la Risonanza Magnetica, la PET con marcatori specifici, ed eventualmente anche il dosaggio della proteina nel sangue e nel liquor, che tuttavia attualmente non e&#8217; ancora a disposizione. La demenza risulta quindi composta da differenti malattie e non solo dalla malattia di Alzheimer, e una precisa diagnosi e&#8217; un pre-requisito per potere sviluppare terapie mirate&#8221;. I ricercatori hanno analizzato i dati di ampie casistiche di autopsie di soggetti anziani, molti dei quali affetti da quadri di declino cognitivo ritenuti tipici della malattia di Alzheimer (con prevalente compromissione della memoria) dimostrando chiaramente l&#8217;accumulo della proteina TDP-43, e non della proteina beta amiloide, che e&#8217; tipica del quadro patologico della malattia di Alzheimer. &#8220;Questo studio- ha commentato il professor Carlo Ferrrarese, Presidente dell&#8217;Associazione Autonoma Aderente alla Sin per le Demenze (SINdem)- apre un nuovo scenario per la ricerca e per interpretare anche gli insuccessi di alcuni studi sulle terapie anti-amiloide. In molti casi, soprattutto nei soggetti anziani, tale proteina e&#8217; spesso associata all&#8217;accumulo della proteina amiloide, per cui rimuovere la sola amiloide puo&#8217; non risultare efficace. Purtroppo, non sono ancora disponibili test da utilizzare nei pazienti per dimostrare l&#8217;accumulo di TDP-43 nel cervello nelle prime fasi di malattia, come invece avviene per la proteina beta-amiloide, ma la ricerca in tale campo e&#8217; molto attiva e potra&#8217; portare a nuove possibilita&#8217; terapeutiche&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/05/03/sanita-individuata-nuova-forma-demenza-non-alzheimer/">Sanità: individuata nuova forma demenza non Alzheimer</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2019/05/03/sanita-individuata-nuova-forma-demenza-non-alzheimer/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">103370</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sanità. Alzheimer, senza farmaci non c&#8217;è che la prevenzione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/02/28/sanita-alzheimer-senza-farmaci-non-ce-che-la-prevenzione/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2019/02/28/sanita-alzheimer-senza-farmaci-non-ce-che-la-prevenzione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 20:51:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.com/?p=103075</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel segno della prevenzione e della solidarieta&#8217;, si inaugura domani al Teatro Verdi di Montecatini Terme la 10 edizione del Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer (1-2 marzo) curato per la parte scientifica dall&#8217;Unita&#8217; di Medicina dell&#8217;Invecchiamento dell&#8217;Universita&#8217; di Firenze con il tradizionale sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, sponsor unico. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/02/28/sanita-alzheimer-senza-farmaci-non-ce-che-la-prevenzione/">Sanità. Alzheimer, senza farmaci non c&#8217;è che la prevenzione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel segno della prevenzione e della solidarieta&#8217;, si inaugura domani al Teatro Verdi di Montecatini Terme la 10 edizione del Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer (1-2 marzo) curato per la parte scientifica dall&#8217;Unita&#8217; di Medicina dell&#8217;Invecchiamento dell&#8217;Universita&#8217; di Firenze con il tradizionale sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, sponsor unico. Tra i relatori molti dei massimi specialisti italiani: ricercatori, clinici, farmacologi, psicologi e operatori vari, ovvero scienziati e terapeuti di corpo e mente che nel loro lavoro affrontano sotto varie angolature il dramma demenze (1,2 milioni di casi in Italia, 87mila in Toscana, 7mila a Pistoia). Con il sindaco di Montecatini Giuseppe Bellandi che ha mandato un messaggio di benvenuto, il programma e&#8217; stato presentato oggi alla stampa dal presidente della Fondazione Luca Iozzelli insieme ai co-presidenti del congresso, professor Giulio Masotti e dottor Carlo Biagini, oltre al coordinatore scientifico dottor Enrico Mossello. &#8220;La Fondazione- ha detto Iozzelli- e&#8217; orgogliosa di questa prestigiosa iniziativa. Ci crediamo almeno per tre motivi: perche&#8217; e&#8217; un fiore all&#8217;occhiello della nostra citta&#8217;; perche&#8217; da&#8217; risposte a una terribile malattia; perche&#8217; serve anche a formare gli studenti delle lauree sanitarie del Polo universitario di Pistoia e delle altre sedi dell&#8217;ateneo fiorentino&#8221;. L&#8217;accento del congresso sulla prevenzione e&#8217; necessariamente obbligato, ha spiegato Masotti, presidente emerito della Societa&#8217; italiana di Geriatria e Gerontologia: &#8220;Siamo infatti ancora in attesa di un eventuale farmaco miracoloso. Dunque, non potendo curare, non resta che prevenire, come peraltro raccomanda l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanita&#8217;. Prevenzione significa semplicemente stile di vita sano: no fumo e alcol, alimentazione controllata, attivita&#8217; fisica e intellettuale, vita sociale&#8221;.</p>
<p>&#8220;Niente di complicato se si comincia da giovani- aggiunge Biagini, direttore Soc di Geriatria, Pistoia, Azienda Usl Toscana Centro- Ma anche da anziani non e&#8217; difficile soprattutto se c&#8217;e&#8217; chi aiuta: familiari, badanti o assistenti vari. Va combattuta la solitudine che aumenta il rischio di malattie e predispone alla demenza. Occorre togliere i nostri vecchi davanti alla tv. Vanno spinti a uscire, a muoversi, leggere, trovare gli amici, socializzare&#8221;. C&#8217;e&#8217; da dire, aggiunge Mossello (Universita&#8217; di Firenze), che una forma di prevenzione e&#8217; anche la diagnosi precoce, decisiva per frenare subito la malattia: &#8220;Purtroppo in Italia- spiega- nel 50% dei casi la diagnosi arriva anche molto tardi. Ne ha dato appena conto l&#8217;International Journal of Geriatric Psychiatry pubblicando una ricerca su 1500 caregivers di 5 paesi (oltre all&#8217;Italia, Olanda, Scozia, Finlandia e Cechia). Varie le colpe: professionisti, sistema sanitario, ritrosia del malato, disinformazione degli stessi caregivers. Problemi seri da risolvere&#8221;. Iozzelli e Masotti hanno poi insistito sulla solidarieta&#8217; verso i malati. &#8220;Lo Stato e&#8217; assente- dicono- dunque tocca a noi, perche&#8217; non si puo&#8217; ignorare il problema. Centri Diurni e Residenze Assistite sono luoghi di sofferenza noti a familiari e addetti, ma del tutto dimenticati al di fuori. Occorre percio&#8217; che anche il mondo dell&#8217;associazionismo si mobiliti, va creata una rete di volontari, di giovani, di artisti, di musicisti, di narratori, di ministri del culto che li vivacizzino stimolando attenzione, memoria, movimento e donando un po&#8217; di serenita&#8217; a queste povere persone&#8221;.</p>
<p>L&#8217;apertura del congresso e&#8217; affidata a tre autorevoli psichiatri. Il milanese Leo Nahon per spiegare perche&#8217; i giovani odiano i vecchi, soprattutto i dementi, mentre il presidente dell&#8217;Associazione Italiana di Psicogeriatria Marco Trabucchi esaminera&#8217; il rapporto diretto tra poverta&#8217; e demenza, e Diego De Leo, reduce da eccellenti esperienze internazionali, descrivera&#8217; i risvolti umani di tanti terribili fatti di cronaca: la disperazione che spinge a uccidere il coniuge malato, tragedie che hanno convinto di recente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a concedere due grazie con aperto consenso della pubblica opinione. L&#8217;intervento scientifico piu&#8217; atteso e&#8217; quello della geriatra Patrizia Mecocci, docente all&#8217;universita&#8217; di Perugia e attiva ricercatrice con importanti esperienze internazionali. La sua relazione al vetriolo e&#8217; destinata a riaprire il dibattito sulla reale validita&#8217; dell&#8217;attuale mainstream della ricerca (la proteina Beta Amiloide) che malgrado i risultati deludenti assorbe ancora gran parte dei finanziamenti a discapito di studi piu&#8217; promettenti. Secondo Mecocci la causa delle demenze non sta infatti in un organo specifico, bensi&#8217; nella somma dei processi infiammatori nel corso dell&#8217;invecchiamento. In proposito, sostiene, stanno emergendo con interesse anche studi sulle infezioni ai denti. Nel programma di sabato anche il bilancio di alcune innovative attivita&#8217; sperimentali: l&#8217;architetto vivaista pistoiese Andrea Mati sul valore terapeutico dei giardini Alzheimer, e la psicologa Elena Poli sulla preziosa esperienza a Firenze dell&#8217;Atelier Alzheimer. L&#8217;epidemiologo Giuseppe Salamina, coordinatore del progetto europeo Consenso (Community Nurse Supporting Elderly iN a changing Society), fara&#8217; inoltre il punto sul futuro &#8216;infermiere di famiglia&#8217;, mentre la geriatra pistoiese Claudia Cantini dira&#8217; della prassi inquietante dei farmaci impropri prescritti a troppi malati. Come intermezzo, il comico Paolo Hendel e lo scrittore Marco Vicari presentano il loro libro La giovinezza e&#8217; sopravvalutata (Rizzoli, € 18), scritto con la consulenza scientifica della geriatra Maria Chiara Cavallini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/02/28/sanita-alzheimer-senza-farmaci-non-ce-che-la-prevenzione/">Sanità. Alzheimer, senza farmaci non c&#8217;è che la prevenzione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2019/02/28/sanita-alzheimer-senza-farmaci-non-ce-che-la-prevenzione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">103075</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sanità. Alzheimer, arriva chatbot alleato dei malati</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/09/11/sanita-alzheimer-arriva-chatbot-alleato-dei-malati/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2018/09/11/sanita-alzheimer-arriva-chatbot-alleato-dei-malati/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2018 21:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[chatbot]]></category>
		<category><![CDATA[ministero della salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.com/?p=102147</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8216;Assistenti virtuali&#8217; che si avvalgono dell&#8217;intelligenza artificiale per supportare i malati di Alzheimer. Un modo nuovo per sconfiggere la malattia grazie alla tecnologia e ai social, a partire dai chatbot. L&#8217;iniziativa e&#8217; stata presentata oggi, al Ministero della Salute, in occasione della conferenza stampa &#8220;Alzheimer, non perdiamolo di vista&#8221;, organizzata da Italia Longeva, la Rete [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/09/11/sanita-alzheimer-arriva-chatbot-alleato-dei-malati/">Sanità. Alzheimer, arriva chatbot alleato dei malati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Assistenti virtuali&#8217; che si avvalgono dell&#8217;intelligenza artificiale per supportare i malati di Alzheimer. Un modo nuovo per sconfiggere la malattia grazie alla tecnologia e ai social, a partire dai chatbot. L&#8217;iniziativa e&#8217; stata presentata oggi, al Ministero della Salute, in occasione della conferenza stampa &#8220;Alzheimer, non perdiamolo di vista&#8221;, organizzata da Italia Longeva, la Rete nazionale di ricerca sull&#8217;invecchiamento e la longevita&#8217; attiva del Ministero della Salute, sostenitore del progetto &#8220;Chat Yourself&#8221;, il primo chatbot per i malati prodromici di Alzheimer.<br />
Ricordi che cominciano a sbiadire, dai nomi dei familiari al posto in cui si vive e al come ci si arriva, confusione con tempi e luoghi, richiesta delle stesse informazioni piu&#8217; volte: questi tra i primi sintomi con cui si manifesta l&#8217;Alzheimer, il mostro silenzioso che affligge oltre 600mila italiani e i loro familiari. &#8220;Per l&#8217;Italia, Paese piu&#8217; vecchio al mondo con il Giappone, le demenze rappresentano un problema medico-sociale ogni giorno piu&#8217; grande- dichiara Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva- cio&#8217; vale in particolar modo per l&#8217;Alzheimer, senza dubbio la forma di demenza piu&#8217; prepotente e violenta, sia sotto il profilo epidemiologico, sia per l&#8217;impatto sulla qualita&#8217; di vita dei pazienti e dei loro familiari&#8221;. La patologia oggi interessa quasi il 5% degli over-65, ma secondo le proiezioni elaborate dall&#8217;ISTAT per Italia Longeva, nel 2030 la percentuale si triplichera&#8217; e saranno colpiti dalla malattia ben oltre 2 milioni di pazienti, in prevalenza donne. &#8220;In attesa di cure efficaci contro l&#8217;Alzheimer- spiega Bernabei- una strada percorribile nelle prime fasi dopo la diagnosi e&#8217; quella di sfruttare le risorse della tecnologia. Chat Yourself e&#8217; nato con questo obiettivo: contenere il danno provocato dalla malattia, affiancando all&#8217;impegno dei propri cari un aiuto concreto a ricordare&#8221;.<br />
Una proposta concreta di utilizzo sociale dell&#8217;innovazione tecnologica arriva dunque da Chat Yourself, la &#8216;memoria di riserva&#8217; a portata di smartphone in qualunque momento della giornata. Sviluppato su Messenger, gia&#8217; oggi utilizzato anche dai senior, Chat Yourself e&#8217; in grado di memorizzare tutte le informazioni relative alla vita di una persona, restituendole su richiesta all&#8217;utente, che ha anche la possibilita&#8217; di impostare notifiche personalizzate (ad esempio per ricordare di prendere i medicinali).<br />
Il chatbot, nato da un&#8217;idea di Y&amp;R, con il supporto tecnico di Nextopera e di Facebook e perfezionato grazie ad un team di geriatri, neurologi e psicologi per rispondere in maniera piu&#8217; efficace alle esigenze dei pazienti, e&#8217; disponibile e accessibile a tutti gratuitamente sulla pagina Facebook di Chat Yourself (@chatyourselfitalia). Come afferma Marco Ruggeri, General Manager di Y&amp;R Roma, &#8220;la creativita&#8217;, unita alla conoscenza dei nuovi media e con l&#8217;ausilio della tecnologia, supera i confini del convenzionale per generare valore, nel suo ambito specifico e nella societa&#8217;&#8221;. Da settembre parte la seconda fase della campagna social di Chat Yourself, che vede coinvolti, oltre a familiari ed esperti che raccontano le loro esperienze legate alla malattia, anche alcuni personaggi noti al grande pubblico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/09/11/sanita-alzheimer-arriva-chatbot-alleato-dei-malati/">Sanità. Alzheimer, arriva chatbot alleato dei malati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2018/09/11/sanita-alzheimer-arriva-chatbot-alleato-dei-malati/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">102147</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Pescara: musicoterapia in Conservatorio e Alzheimer</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/03/15/pescara-musicoterapia-in-conservatorio-e-alzheimer101153/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2018/03/15/pescara-musicoterapia-in-conservatorio-e-alzheimer101153/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Mar 2018 12:58:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[conservatorio]]></category>
		<category><![CDATA[musicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[pescara]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.com/?p=101153</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’area della musicoterapia abruzzese si anima di nuove promettenti presenze. Si è da poco concluso un ciclo di incontri nel Conservatorio di musica di Pescara, ideato dal M° Silvio Feliciani per valorizzare cinque ricerche realizzate da neo laureati del corso accademico di Musicoterapia. L’intento delle lectures era quello di avvicinare gli studenti alla conoscenza delle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/03/15/pescara-musicoterapia-in-conservatorio-e-alzheimer101153/">Pescara: musicoterapia in Conservatorio e Alzheimer</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’area della musicoterapia abruzzese si anima di nuove promettenti presenze. Si è da poco concluso un ciclo di incontri nel Conservatorio di musica di Pescara, ideato dal M° Silvio Feliciani per valorizzare cinque ricerche realizzate da neo laureati del corso accademico di Musicoterapia. L’intento delle lectures era quello di avvicinare gli studenti alla conoscenza delle tecniche di presentazione e condivisione dei risultati di una ricerca . Questo obiettivo è stato raggiunto presentando nel concreto le diverse fasi dei lavori realizzati da ex studenti del corso accademico, che stanno raccogliendo a livello internazionale risultati degni di nota.<br />
Le lectures presentate hanno riguardato diversi campi di applicazione della musicoterapia. L’applicazione della terapia vibroacustica su pazienti con Alzheimer ha presentato una tecnica emergente di cui è stato relatore il Dott. Stefano Di Rito. Altrettanto interessanti sono stati i lavori della Dott.ssa Vittoria Marcucci sulla musicoterapia in gravidanza ad altro rischio, e della Dott.ssa Antonella Nastasia sulla musicoterapia applicata ai disturbi del linguaggio in età evolutiva. Altro tema importante è stato la musicoterapia in oncologia, approfondito dalla Dott.ssa Sara Scurti. Infine la Dott.ssa Aurora Merciaro ha presentato una ricerca attiva nel campo della Musicoterapia unitamente al contributo delle Neuroscienze.<br />
Il pubblico è stato numeroso e partecipativo. In un momento di grandi trasformazioni per la professione del musicoterapeuta, una professione che stenta ancora ad essere riconosciuta, il Conservatorio di Pescara sotto la guida del nuovo Direttore M° Alfonso Patriarca continua ad investire sul valore scientifico di questa pratica riabilitativa, con importanti riferimenti teorici e metodologici. L’impegno nella ricerca –intesa come sperimentazione e raccolta dati clinici che attestino l’efficacia scientifica del trattamento terapeutico attraverso la musica- è infatti uno dei recenti obiettivi del corso accademico pescarese, che negli ultimi dieci anni ha conseguito una crescita straordinaria sia a livello formativo che divulgativo, nel panorama accademico internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/03/15/pescara-musicoterapia-in-conservatorio-e-alzheimer101153/">Pescara: musicoterapia in Conservatorio e Alzheimer</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2018/03/15/pescara-musicoterapia-in-conservatorio-e-alzheimer101153/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">101153</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
