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	<title>Amburgo Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>CAOS: L’Aquila dieci anni dopo. Domani inaugurazione mostra ad Amburgo (D)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 18:57:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si inaugura domani, venerdì 29 marzo 2019, la mostra dal titolo “CAOS: L’Aquila dieci anni dopo” che si terrà ad Amburgo (D) dal 26 marzo al 26 aprile 2019 presso la Galleria Werkkunst, centro culturale nel cuore della città tedesca che, oltre ad essere una importante galleria d&#8217;arte, si pone l&#8217;obiettivo di riunire le belle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si inaugura domani, venerdì 29 marzo 2019, la mostra dal titolo “CAOS: L’Aquila dieci anni dopo” che si terrà ad Amburgo (D) dal 26 marzo al 26 aprile 2019 presso la Galleria Werkkunst, centro culturale nel cuore della città tedesca che, oltre ad essere una importante galleria d&#8217;arte, si pone l&#8217;obiettivo di riunire le belle arti, dall’arte contemporanea, alla musica, al teatro e ai nuovi media. Esporranno due importati artisti italiani, la oramai famosa pop artist Francesca Falli e il fotografo Francesco Loliva della scuderia Inarte.</p>
<p>Era il 6 aprile 2009 quando a L’Aquila la terra tremò come non mai cambiando per sempre il destino della città e dei suoi abitanti. Una scossa di magnitudo 6.5 buttò giù case, palazzi, chiese. La città pagò un tributo altissimo, con 309 morti. La città è stata seriamente danneggiata nel centro storico, devastato da smottamenti di terreno e crolli. Campanili di chiese venuti giù di colpo, edifici sventrati, palazzi pubblici danneggiati. La furia distruttiva del sisma ha ridotto tutto in macerie e ricoperto di polvere vite e ricordi. Coloro che sono sopravvissuti, quelli che restano, diventano testimoni e memoria di un’intera comunità. Può l&#8217;Arte lenire il dolore? Può rappresentare la catastrofe generata da un terremoto di magnitudo 6.5? Può raffigurare il senso di impotenza di fronte a centinaia di morti e ad una città distrutta? È ciò che prova a fare questo progetto “CAOS: L’Aquila dieci anni dopo” in cui due artisti di generi completamenti diversi fondono le loro opere. Da un lato Francesca Falli con la sua Pop Art che con i suoi polli, i suoi paesaggi caotici, distorti ed enfatizzati, nelle sue opere, esprime il caos mentale e visivo provocato dal sisma che ha colpito la sua città; Dall’altro lato Francesco Loliva, fotografo, che, razionalmente, con i suoi scatti, mette a confronto la forza distruttiva della natura con la voglia e la capacità di ricostruzione dell’uomo. Questa bipersonale, non fotografa solamente lo stato della città, ma vuole offrire al fruitore della mostra lo spunto per una riflessione profonda sul dramma che hanno vissuto e, che continuano a vivere gli abitanti di questa che è diventata una città fantasma. Il decennale deve essere l’occasione per fare il punto su quello che è già stato fatto di buono e del tanto che c’è ancora da fare per la ricostruzione!</p>
<p>Francesca Falli inizia a dipingere da bambina, sotto la guida del nonno materno, ed ha fatto del campo artistico la sua sfera di attività professionale. Ha studiato presso l’Istituto d’Arte dell&#8217;Aquila, tra i suoi insegnanti Marcello Mariani che le trasmette l’amore e la poesia dell’arte, L’Istituto Europeo di Design di Roma e l’Accademia di Belle Arti. Negli anni &#8217;90 frequenta lo studio di Fabio Mauri. È stata allieva di Fulvio Caldarelli. La sua attitudine alla sperimentazione l&#8217;ha spinta verso la creazione di una innovativa modalità di “lavoro artistico” in cui la pittura e la decorazione si contaminano con le possibilità delle nuove tecniche digitali. Una continua ricerca la porta alla produzione dei “Pollage” che stanno riscuotendo interesse da parte di critici e storici e vanno diffondendosi nel mondo dei collezionisti. I paesaggi caotici, distorti ed enfatizzati che troviamo nelle sue opere specchiate sono espressione del caos mentale e visivo provocato dal sisma che nel 2009 ha colpito la sua città. Ha una particolare predilezione per il materiale specchiato per gli effetti ottici che produce, per il gioco dei volumi, per gli oggetti non presenti nell’opera che diventano parte integrante della stessa. Le sue opere sono esposte in diversi musei di arte contemporanea. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero. Ha esposto i suoi “Pollage” nella sezione grandi Gallerie nelle principali Fiere di arte contemporanea italiana accanto alle opere Warhol, Festa, Angeli e Schifano. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero.</p>
<p>Francesco Loliva è nato a Putignano (BA) il 14/12/1956, laureato in medicina nel 1983 e specializzato in cardiologia nel 1988; Pratica la professione di cardiologo ospedaliero da circa 30 anni. Questa impegnativa professione non gli ha impedito di esercitare la sua passione per la fotografia. Già negli anni dell’università ha iniziato a fare i suoi primi scatti con la gloriosa Lubitel 2 (una reflex biottica russa), successivamente affiancata da una OLIMPUS OM 10 (regalo di laurea). La sua naturale predisposizione è per la fotografia di viaggio e di paesaggio, Negli anni Novanta ha effettuato diversi viaggi (Kenia-Maldive- Bali -USA etc. etc.) scattando numerose diapositive (di moda in quell’epoca). Si definisce un cardiologo con la passione per la fotografia. Ama fotografare i paesaggi, cogliere l’attimo per riviverne le emozioni e per offrire all’osservatore spunti di riflessione!</p>
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		<title>Marò: pasticcio italiano verso una soluzione internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2015 08:06:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lunedì prima udienza  davanti al Tribunale internazionale del mare di Amburgo per il caso Marò, con l’India che ha manifestato “particolare aggressività” e l &#8216;ambasciatore Francesco Azzarello, agente del governo italiano, che si augura che il confronto giuridico si mantenga nei binari della correttezza e della verità. Una verità complessa difficile e veramente delicata, con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lunedì prima udienza </span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">davanti al Tribunale internazionale del mare di Amburgo per il caso Marò, con l’India che ha manifestato “particolare aggressività” e l &#8216;ambasciatore Francesco Azzarello, agente del governo italiano, che si augura che il confronto giuridico si mantenga nei binari della correttezza e della verità.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;">Una verità complessa difficile e veramente delicata, con l&#8217;Italia ha tentato in tutti i modi, attivando canali informali e formali, di trovare una soluzione concordata con l&#8217;India, ma senza successo, con tentativi inutili e spesso contradditori durati più di tre anni.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;">Per l’Italia </span><span style="color: #2b2a2a;">l’incidente è avvenuto in acque internazionali, ma secondo la versione indiana, che poggia su dati recuperati dal Gps della petroliera italiana e sulle immagini satellitari che hanno fatto chiarezza sulla posizione della nave, il fatto è avvenuto a 20,5 miglia nautiche dalla costa, nella zona contigua, al limite cioè delle acque internazionali, ove è diritto dell’India far valere la propria giurisdizione.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;">Al momento Girone è Nuova Delhi, con pesanti limitazioni della libertà personale, mentre Latorre è in permesso per cure a Taranto, dopo l&#8217;ictus dell&#8217;agosto del 2014. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;">La posizione indiana è antitetica perché contesta la giurisdizione del tribunale di Amburgo e afferma la propria assoluta competenza giurisdizionale sul caso.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;">Il duello vedrà contrapposti due pool di legali: per i marò la linea difensiva sarà tracciata dall&#8217;inglese David Bethlehem, ex consigliere legale del Foreign Office; per l&#8217;India il governo Modi oltre al procuratore generale aggiunto, PL Narasimha, ha ingaggiato due legali di fama, Alain Pellet, francese, già presidente della Commissione di Diritto Internazionale dell&#8217;Onu, e il britannico Rodman Bundy. L&#8217;udienza sarà presieduta dal giudice russo Vladimir Golitsyn, mentre del collegio faranno parte l&#8217;indiano P. Chandrasekhara e l&#8217;italiano Francesco Francioni, professore di diritto internazionale della Luiss.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;">Il verdetto non arriverà in poche ore: i lavori sono stati già calendarizzati fino al 24 agosto e già domani mattina l&#8217;Italia presenterà in forma orale le sue istanze, mentre nel pomeriggio ci sarà la replica indiana.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;">Noi attendiamo la risoluzione di un caso spinoso, reso ancor più aggrovigliato da una serie infinita di errori da parte sia italiana che indiana. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;">Il nostro primo errore è </span><span style="color: #333333;">avvenuto quando i marò sono finiti in mani indiane. Il governo italiano avrebbe dovuto affidare il caso alla diplomazia dell&#8217;Unione Europea, visto che Salvatore Latorre e Massimiliano Girone non erano imbarcati per capriccio personale, ma impegnati in un&#8217;operazione antipirateria in linea con la le disposizioni dell&#8217;UE e che la decisione legale indiana sul loro caso determinerebbe una giurisprudenza tale da condizionare future situazioni similari. Responsabilizzando da subito l&#8217;UE col ruolo da protagonista, da una parte si sarebbero mutati i rapporti di forza tra Italia e India in quelli tra Unione Europea e India, e dall&#8217;altra si sarebbe vincolato la UE a un&#8217;azione protagonista, con il pieno controllo delle trattative.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;">Altro gravissimo errore il mutamento di strategia, passata dalla contestazione delle prove balistiche a quella della giurisdizione, argomento certamente più incontrovertibile, ma probabilmente troppo tardivo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;">Per non parlare poi della cosiddetta contro-perizia Di Stefano, approdata anche alla camera dei Deputati, che ha scagionato i militari, rivelandosi però in seguito basata su fonti secondarie. E firmata da uno il cui titolo di “ingegnere” è stato messo in discussione, creando non poco imbarazzo. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Altro errore, poi, secondo alcuni (e fra questi il nostro ministro degli Esteri Terzi che si è dimesso), rimandare in India i marò nel marzo del 2013, dopo che erano tornati con un permesso, </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">smentendo platealmente l&#8217;impegno giurato preso con le autorità indiane, ma salvaguardando due militari al centro di una questione ben al di sopra delle loro responsabilità. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;">L’India ha strumentalizzato la vicenda in molti modi e solo dopo un lungo iter ha permesso che il caso fosse discusso di fronte ad una corte internazionale, sbeffeggiando l’Italia in vario modo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;">Un atteggiamento, quello indiano, che è ancora più odioso in considerazione del fatto che </span><span style="color: #141823;">una loro motovedetta sterminò un decina di tailandesi scambiati per pirati, solo poco tempo prima del caso Enrica Lexie.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #141823;">Comunque, lunedì, si riprendono </span><span style="color: #000000;">le fila di un tessuto che noi italiani abbiamo ampiamente contribuito a cucire male, con i nostri due militari divenuti vittime della politica indiana e della insipienza di almeno quattro governi , che hanno portato la loro esaltazione in patria e la mala-gestione del loro dossier e che, tra l’altro, ci ha lasciati soli a livello internazionale, con buona pace delle lamentazioni dell’Alto Rappresentante Mogherini. </span></span></span></p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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