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	<title>anni Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Il WWF Italia compie 50 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2016 12:14:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;C&#8217;è una storia che, grazie al WWF, tutti i bambini imparano da piccoli, in ogni angolo del mondo. E&#8217; quella del panda e delle tante specie minnacciate dall&#8217;uomo. Succede anche in Italia, da 50 anni con il lupo, l&#8217;orso , le balene. Ci prendiamo cura di loro e dell&#8217;ambiente dove vivono&#8221; scrive la Presidente del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;C&#8217;è una storia che, grazie al WWF,</strong> tutti i bambini imparano da piccoli, in ogni angolo del mondo. E&#8217; quella del panda e delle tante specie minnacciate dall&#8217;uomo. Succede anche in Italia, da 50 anni con il lupo, l&#8217;orso , le balene. Ci prendiamo cura di loro e dell&#8217;ambiente dove vivono&#8221; scrive la <strong>Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi</strong>, nell&#8217;ultimo numero di Panda, la rivista dell&#8217;Associazione.</p>
<p>In questi 50 anni la nostra Associazione ha lasciato il segno, dall’approvazione della legge sulla caccia alla legge quadro sui parchi (1991), dalla creazione del sistema Oasi, che tutelano 35.000 ettari di territorio &#8211; la prima fu Burano in Maremma nel 1967 – alla diffusione di una sensibilità ambientale attraverso le scuole, al grande lavoro svolto<br />
sulle specie in via di estinzione. Proprio <strong><a href="http://www.wwf.it/oasi/" target="_blank">le Oas</a></strong>i sono state le protagoniste nella domenica appena trascorsa, con un&#8217;apertura gratuita e speciale dedicata proprio ai 50 anni del WWF in Italia.</p>
<p>Oggi se ripensiamo alle tante cose fatte (celebrate dal francobollo di Poste italiane!) siamo orgogliosi: ma dobbiamo esserlo anche dal dinamismo e dalla capacità di ripartire che il WWF dimostra ogni giorno in Italia, dove siamo presenti ancora una volta sulla Vespucci della Marina Militare, promuovendo iniziative e incontri nei porti, sorvegliamo i nidi di tartarughe marine e le sottraiamo a morte sicura nei nostri centri di recupero, coinvolgiamo giovani studiose inviate tra i gorilla nel centro Africa, sosteniamo Dzanga Sangha grazie al contributo di migliaia di italiani (più di 100.000 hanno donato all’SMS solidale) e siamo presenti con le nostre guardie volontarie sul fronte antibracconaggio.<br />
E&#8217; questa la forza della nostra associazione: radici forti nel passato, slancio verso il futuro. Ovviamente sempre con il sostegno dei nostri <strong><a href="http://www.wwf.it/soci" target="_blank">Soci e sostenitori,</a></strong> senza i quali niente di tutto questo sarebbe potuto accadere.</p>
<p>Tra gli animali salvati dal WWF alcuni sono divenuti il simbolo delle battaglie dell&#8217;Associazione: conme il cervo sardo, ridotto a poche decine di esemplari fino a quando il WWF non si impegnò nella battaglia per l&#8217;acquisto di Monte Arcosu, nel 1985, la lontra, simbolo della battaglia WWF per salvare i fiumi italiani attraverso le Oasi (Grotte del Bussento, Persano , Policoro, Lago di S.Giuliano), e poi l&#8217;orso e il lupo. Ma anche piccole specie come il <strong>pelobate fosco</strong>, un piccolo <strong>rospo padano,</strong> e uccelli come la <strong>pernice bianca</strong>, minacciata sulle Alpi dalla caccia e dai cambiamenti climatici. I veri festeggiati sono loro.<br />
&#8220;Se quel lontano 1966 non avessimo avuto l&#8217;idea di aderire alla Associazione Internazionale nata 5 anni prima, cosa sarebbe cambiato nella nostra società e nel nostro Paese? Probabilmente una gran parte delle paludi sarebbe stata bonificata, probabilmente il lupo (ridotto a solo 100 animali nel 1973) sarebbe ormai estinto, probabilmente molti boschi, steppe, acquitrini, pascoli sarebbero stati invasi dal cemento. E la caccia sarebbe durata, come nel 1966, per sette mesi all&#8217;anno. E non avremmo avuto quei 35.000 ettari di territorio protetto che sono le Oasi WWF, una sorta di <em>parco nazionale diffuso</em> rappresentativo di tutti gli habitat naturali presenti nel nostro Paese&#8221; conclude <strong>Fulco Pratesi, Presidente onorario</strong> e tra i fondatori del WWF Italia.</p>
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		<title>Sicurezza stradale: più a rischio gli stranieri negli incidenti stradali</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/01/20/sicurezza-stradale-piu-a-rischio-gli-stranieri-negli-incidenti-stradali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 09:24:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi crede che questo Paese debba essere ancora off limits per gli stranieri, ma ancora non si è reso conto che la storia, le migrazioni degli ultimi anni, la globalizzazione ci stanno rendendo una nazione multietnica con la conseguente evoluzione degli schemi della società cui eravamo abituati modificata anche dalle abitudini della popolazione che pur provenendo da altri paesi ha deciso di risiedere stabilmente nel Nostro.</p>
<p>Sono quasi cinque milioni gli stranieri che risiedono stabilmente in Italia, dei quali ben oltre la metà, circa 2,6 milioni, muniti di patente. Di questi 1,4 milioni hanno conseguito l’abilitazione alla guida in Italia. Mentre sono 2,7 milioni le automobili e più di 250.000 moto, i mezzi intestati agli stranieri.</p>
<p>Chiaramente però, la diversità di abitudini e di comportamenti alla guida che variano da nazione a nazione, la scarsa conoscenza di leggi e regolamenti ma anche della segnaletica nostrana, comportano un aggravamento dei problemi di sicurezza stradale se si pensa che già nel Belpaese normalmente e da decenni i sinistri stradali siano forieri di rilevanti ripercussioni sul nostro sistema economico e sociale. Basti pensare che solo nel 2011 nel Nostro Paese ci sono stati in conseguenza degli incidenti stradali ben 3.860 morti, 292.019 feriti e costi sociali per oltre 28 miliardi di euro, che corrispondono ad una cifra prossima al 2% del PIL nazionale.</p>
<p>Da segnalare che per rimediare agli inconvenienti dettati dalla possibilità di problemi connessi alla difformità delle abitudini alla guida, l’ACI abbia lanciato un programma in tal senso che prevede 1.000 corsi gratuiti di guida sicura l’anno dedicati agli stranieri per tre anni e la realizzazione di un call center multilingue per consulenza legale e tecnica sui problemi legati alla mobilità.</p>
<p>In particolare, le lezioni in questione vengono effettuate presso il centro Aci-Sara di Vallelunga nei pressi di Roma. Il progetto è partito lo scorso anno con la partecipazione di almeno 1.300 automobilisti stranieri che sono stati nominati “Ambasciatori di Sicurezza Stradale”.</p>
<p>Anche nel corso di quest’anno sono previste 18 giornate, che vedranno la partecipazione di 60 “allievi” ciascuna che potranno recarsi a Vallelunga con pullman messi a disposizione dall’organizzazione. Le giornate d’insegnamento si svolgono nei week end e i partecipanti sono selezionati dalle comunità nazionali per far si che ogni gruppo abbia una composizione omogenea.</p>
<p>Una volta superato il corso, i 3.000 stranieri che vi hanno preso parte sono nominati “Ambasciatori di sicurezza stradale” presso le proprie famiglie e le rispettive comunità nazionali, con l’impegno a promuovere il rispetto delle regole e, in particolare, l’importanza dell’uso delle cinture di sicurezza (anche posteriori), dei seggiolini omologati per il trasporto dei bambini, degli auricolari e dei sistemi viva-voce per il cellulare e i pericoli della guida sotto l’effetto di alcol e droghe.</p>
<p>Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” ritiene che iniziative del genere debbano avere maggiore diffusione anche in relazione a tutti gli obblighi che vigono in Italia quale quello della copertura R.C. Auto, spesso sottovalutato in quanto non esistente in tutte le nazioni, anche perché è vero che la sicurezza stradale non è una questione di razza o di colore della pelle ed anzi l’educazione in tal senso può costituire un ulteriore ed importante momento di accoglienza e d’integrazione.</p>
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		<title>Italia, tornano a crescere i reati</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2012 09:23:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Complice quasi certamente la crisi economica, i reati in Italia, dopo tre anni di flessione, tornano a crescere: nel 2011 sono ammontati a 2,76 milioni contro i 2,62 del 2010, con una crescita del +5,4%. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;elaborazione pubblicata oggi su Il SOle 24 Ore sulla base degli ultimi dati del ministero dell&#8217;Interno sui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Complice quasi certamente la crisi economica, i reati in Italia, dopo tre anni di flessione, tornano a crescere: nel 2011 sono ammontati a 2,76 milioni contro i 2,62 del 2010, con una crescita del +5,4%. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;elaborazione pubblicata oggi su Il SOle 24 Ore sulla base degli ultimi dati del ministero dell&#8217;Interno sui delitti denunciati dalle forze di polizia all&#8217;autorita&#8217; giudiziaria.</p>
<p>In particolare, i furti nelle abitazioni sono aumentati del 21%, arrivando a quota 205 mila; crescita analoga per le rapine, soprattutto ai negozi, che ammontano a oltre 40 mila. I Borseggi sono stati 134 mila, gli scippi, quasi 17.700, sono saliti rispettivamente del 16% e del 24%.</p>
<p>Milano ha la piu&#8217; alta incidenza di reati in rapporto alla popolazione: 7.360 ogni 100 mila abitanti, ed e&#8217; prima per volumi, seguita da Roma.</p>
<p>Napoli e&#8217; invece al primo posto per le truffe (353 ogni 100 mila abitanti) e per le rapine (270 ogni 100 mila persone); negli scippi e&#8217; invece seconda solo a Catania (quasi 100 ogni 100 mila persone) che svetta anche per furti di autovetture. La piaga dei borseggi, infine, colpisce soprattutto Genova, Bologna, Milano e Rimini mentre le abitazioni piu&#8217; visitate dai ladri sono a Lucca, Pisa e Pavia.</p>
<p>Lo scorso anno ha chiuso quindi praticamente vicino al livello del 2006, prima che nel 2007 si sfiorasse il picco dei tre milioni. Poi pero&#8217; si erano registrate delle diminuzioni:  -7,6% e -3% rispettivamente nel 2008 e nel 2009, seguiti da un calo assai piu&#8217; modesto nel 2010:</p>
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		<title>La Spagna taglia la copertura sanitaria agli immigrati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 10:27:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Simone è arrivata in Spagna dal Brasile con il marito e i suoi due figli da cinque anni ma, nonostante abbia lavorato per due anni come assistente domestica nella casa di un medico e poi per un anno e mezzo in una panetteria nel centro di Madrid, non ha i documenti in regola. Lavorava in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Simone è arrivata in Spagna dal Brasile con il marito e i suoi due figli da cinque anni ma, nonostante abbia lavorato per due anni come assistente domestica nella casa di un medico e poi per un anno e mezzo in una panetteria nel centro di Madrid, non ha i documenti in regola. Lavorava in nero. Nel febbraio del 2011 le è stato asportato un cancro al seno. Poi sei mesi di chemio e 30 sessioni di radioterapia. “Ora sto bene”, dice, “ma devo prendere una pillola al giorno per cinque anni e fare un’iniezione al mese di un farmaco molto potente per due anni”. La sua storia clinica è tutta nel mucchio di fogli che custodisce nella cartelletta che rilasciano gli ospedali madrileni quando si viene dimessi. “Una sanità pubblica di qualità più vicina a te”, c’è scritto sopra. Ma Simone, senza lavoro e senza permesso di soggiorno, perderà la copertura sanitaria tra due mesi quando entrerà in vigore il decreto approvato ad aprile dal Governo conservatore di Mariano Rajoy che, nel mare di tagli alla spesa sanitaria per 7 miliardi di euro, include anche la revoca dall’1 settembre della tessera sanitaria agli immigrati in situazione irregolare.</p>
<p>Il ministero della Salute non ha fornito la cifra di quante persone perderanno con la nuova norma l’assistenza sanitaria gratuita – che era garantita con la semplice dichiarazione di domicilio – però ha dichiarato che la misura permetterà alle malandate casse dello Stato di risparmiare 500 milioni di euro. Le stime pubblicate dalla stampa spagnola e da alcune ong situano il numero di immigrati colpiti dal decreto tra i 150.000 e i 500.000. Un calcolo realizzato dal quotidiano El País, e basato sulla spesa media sanitaria per ogni cittadino spagnolo, riduce la stima del risparmio dichiarato dall’esecutivo in 240 milioni di euro. È un risparmio che non è del tutto garantito perché a fare da contrappeso c’è il rischio di un aumento degli ingressi al pronto soccorso, unico spazio che rimane di libero accesso insieme all’assistenza alle donne in gravidanza e ai minori. “Non so come ha fatto i conti il Governo&#8230; ma di fronte alla carenza di altri livelli assistenziali aumenterà il sovraccarico dei servizi di pronto soccorso”, commenta il presidente della Società Spagnola di Medicina di Urgenza, Tomás Toranzo.</p>
<p><strong>Rischi per la salute pubblica</strong><br />
“Tutti i trattamenti che si fanno in attenzione primaria e prevenzione hanno un costo sicuramente inferiore a quelli che si danno in urgenza”, spiega Pilar García Rotellar, membro della ong Médicos del Mundo: “È una violazione dei diritti umani essenziali riconosciuti non solo dalla Costituzione spagnola ma anche da vari trattati internazionali”. E c’è un altro elemento, sottolinea García, lo stesso che ribadivano medici e associazioni in Italia quando nel 2009 il pacchetto sicurezza prevedeva in prima stesura l’obbligo di denuncia (poi stralciato) della situazione di irregolarità da parte dei medici che trattavano immigrati senza permesso di soggiorno: “C’è il rischio per la salute pubblica perché per un immigrato in situazione irregolare, e magari con problemi anche di accesso linguistico, è più difficile rivolgersi a un centro medico. Pensiamo al rischio che questo comporta nel caso di malattie infettive”.</p>
<p>Ma le nuove regole sono già in marcia. La Cogam (Collettivo Lesbiche, Gay, Transessuali e Bisessuali di Madrid), che ha una unità di prevenzione e assistenza per i casi di HIV, ha denunciato che nella Comunità di Madrid ci sono stati casi di immigrati in situazione irregolare a cui, dopo l’annuncio del decreto, non è stata rinnovata la tessera sanitaria, nonostante ne abbiano diritto fino al 31 agosto. “Abbiamo il caso di una transessuale sieropositiva che ha sofferto polmonite. È stata una settimana in terapia intensiva e una in reparto. Poi l’hanno dimessa e, siccome la sua tessera sanitaria era scaduta, le hanno dato antiretrovirali per tre giorni… Ed è impossibile comprare questi farmaci, il cui costo è tra i 680 e i 1400 euro al mese. Bisogna trovare una soluzione”, dichiara Enrique Poveda, di Cogam. Le regioni autonome Andalusia e Paese Basco hanno presentato ricorso contro il decreto al tribunale costituzionale. “Ma noi non possiamo aspettare la sentenza”, dice Poveda, “perchè nel caso della ragazza a cui hanno dato antiretrovirali per tre giorni o si risolve subito o rischiamo di vederla morire”.</p>
<p><strong>Lo spauracchio del turismo sanitario</strong><br />
Quando ha annunciato il decreto la ministra Ana Mato ha detto che la misura serviva anche contro il “turismo sanitario” che fa perdere allo Stato spagnolo 1 miliardo di euro all’anno. Ma, come ha spiegato la stessa ministra, il fenomeno riguarda soprattutto “cittadini europei”. E per questi ultimi, come conferma a Redattore Sociale un portavoce del ministero, “rimangono le stesse prerogative dei cittadini spagnoli”. Per García Rotellar il riferimento al turismo sanitario è strumentale perché se effettivamente c’è stato un flusso di cittadini europei “è un problema meramente amministrativo perché ci sono convenzioni tra stati per i rimborsi”. Per il resto “quando una persona arriva in <em>patera </em>e rischia la vita attraversando lo stretto [di Gilbilterra] non lo fa perché ha fatto il paragone tra i sistemi sanitari e ha scelto quello spagnolo&#8230;”.<br />
Simone non è arrivata su un barcone. Come la maggioranza di chi arriva in paesi europei atterrò con il visto turistico che scade dopo tre mesi. Lei e suo marito speravano di iniziare a lavorare subito e in effetti, nonostante nel 2007 ci fossero già i primi segnali della crisi che ha messo fine al miracolo economico spagnolo, il lavoro lo trovò ma non in regola. Lo stesso è successo a suo marito. Lo racconta senza drammi, mentre fa battute sul suo nuovo aspetto (nell’operazione le hanno dovuto asportare una mammella e ha preso venti chili di peso). È tornata a cercare un lavoro appena ha recuperato le forze. Mostra la lettera appena ricevuta dalla prefettura di Madrid che le comunica che non le è stato concesso il permesso temporaneo di residenza per ragioni umanitarie. “I farmaci che prendo sono importanti come la chemio e la radioterapia”, dice citando letteralmente la relazione dell’oncologo che l’ha avuta in cura.</p>
<p style="text-align: right;">Mariangela Paone</p>
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		<title>Malore in spiaggia, morto un 81enne</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2012/06/08/malore-in-spiaggia-morto-un-81enne/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2012 12:28:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un morto sulla spiaggia nel pescarese. Un italo belga di 81 anni, Domenicantonio Di Panfilo, e&#8217; deceduto questa mattina mentre si trovava sulla battigia di Montesilvano, a seguito di un malore. L&#8217;anziano stava passeggiando in acqua all&#8217;altezza dello stabilimento Sabbia d&#8217;oro quando s&#8217; e&#8217; accasciato. E&#8217; stato soccorso e portato fuori ma non c&#8217;e&#8217; stato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/08/malore-in-spiaggia-morto-un-81enne/">Malore in spiaggia, morto un 81enne</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un morto sulla spiaggia nel pescarese. Un italo belga di 81 anni, Domenicantonio Di Panfilo, e&#8217; deceduto questa mattina mentre si trovava sulla battigia di Montesilvano, a seguito di un malore. L&#8217;anziano stava passeggiando in acqua all&#8217;altezza dello stabilimento Sabbia d&#8217;oro quando s&#8217; e&#8217; accasciato. E&#8217; stato soccorso e portato fuori ma non c&#8217;e&#8217; stato nulla da fare. Potrebbe essere stato ucciso da una ischemia cerebrale, stando a quanto riferito dal medico legale. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e la Capitaneria di Porto, che si e&#8217; occupata di seguire la vicenda. La salma e&#8217; stata riconsegnata ai familiari. L&#8217;anziano, che risiede in Belgio, era a Montesilvano con la moglie in vacanza.</p>
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		<title>Circa due milioni comprano libri online</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 11:52:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[anni]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre un milione e 900 mila persone con eta&#8217; compresa tra 16 e 74 anni ha comprato libri, giornali, riviste o ebook, su Internet: sono oltre un quarto (27,8%) di coloro che effettuano acquisti online. Lo rileva l&#8217;Istat nel rapporto sulla produzione e la lettura di libri in italia negli anni 2010 e 2011. La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre un milione e 900 mila persone con eta&#8217; compresa tra 16 e 74 anni ha comprato libri, giornali, riviste o ebook, su Internet: sono oltre un quarto (27,8%) di coloro che effettuano acquisti online. Lo rileva l&#8217;Istat nel rapporto sulla produzione e la lettura di libri in italia negli anni 2010 e 2011. La quota di giovani lettori che scaricano giornali, news, riviste da Internet e&#8217; pari al 53,9% e quella di coloro che consultano un Wiki online e&#8217; del 69%.</p>
<p>L&#8217;Ista spiega che per chi naviga in rete, l&#8217;e-commerce puo&#8217; rappresentare un nuovo canale di accesso ai prodotti culturali e un modo per avvicinarsi alla lettura. Infatti, su dieci persone di 16-74 anni che hanno acquistato o ordinato prodotti o servizi su Internet e non dispongono di alcun libro in famiglia, almeno una ha acquistato libri, giornali o riviste online. La quota raggiunge il 15,4% tra gli acquirenti online che hanno da 1 a 50 volumi nella propria biblioteca domestica. Nonostante l&#8217;acquisto tramite Internet di prodotti editoriali sia un comportamento ancora poco diffuso e piu&#8217; frequente tra gli acquirenti online che sono anche lettori forti (17,5% contro il 4,3% dei lettori deboli), va notato come i non lettori e i lettori deboli costituiscano comunque un terzo (32,6%) di chi compra libri, giornali o riviste su web.<br />
Insomma, i giovani sono la fascia di popolazione che, ovviamente, ha maggiore confidenza con le nuove tecnologie e per essi la possibilita&#8217; di collegarsi alla rete Internet da casa e&#8217; molto elevata. In particolare la quota di persone tra i 16 e i 24 anni che dispone di un accesso a Internet raggiunge il 92,3% tra coloro che leggono libri e aumenta al crescere del numero di libri letti.</p>
<p>Quindi, la propensione alla lettura e il diverso grado di alfabetizzazione culturale si riflettono nei livelli e nelle forme di fruizione del web. Il ricorso alla rete per acquisire informazioni o per consultare un Wiki e&#8217; tanto piu&#8217; frequente tra i giovani quanto piu&#8217; si legge, indice di una possibile complementarieta&#8217; tra media tradizionali e innovativi di informazione e conoscenza. La quota di giovani di 16-24 anni che leggono o scaricano giornali, news, riviste passa dal 48,8% dei lettori deboli al 68,5% dei lettori forti, cosi&#8217; come la quota di coloro che consultano un&#8217;enciclopedia online (Wiki) sale dal 69% dei lettori deboli all&#8217;85,5% dei lettori forti. Tuttavia, si legeg nel rapporto Istat, anche i giovani che non leggono mai libri nel tempo libero dispongono ormai in misura rilevante di nuove tecnologie per navigare in Internet: oltre tre su quattro di essi (79,9%), infatti, hanno una connessione al web da casa e cio&#8217; puo&#8217; rappresentare un&#8217;importante opportunita&#8217; di accesso alle risorse culturali. In particolare, quasi un non lettore su tre (32,4%) ha letto o scaricato prodotti editoriali digitali dalla rete e il 43,3% ha consultato un Wiki. Se si allarga lo sguardo ai comportamenti di consumo e di acquisto online, e&#8217; interessante osservare che circa il 5% dei giovani lettori ha utilizzato Internet per ordinare o comprare prodotti o servizi culturali, come libri, inclusi gli ebook, giornali o riviste (7,1%), ma anche film e musica (4,9%) e biglietti per assistere a spettacoli (5,1%). In generale, l&#8217;acquisto online di prodotti editoriali e&#8217; fortemente correlato ai livelli di lettura e la quota di giovani che hanno acquistato libri, giornali o riviste su Internet e&#8217; superiore al 10% tra coloro che leggono da 7 a 11 libri in un anno e si raddoppia, raggiungendo addirittura il 20,9%, tra i lettori forti di 16-24 anni.</p>
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