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	<title>arabia saudita Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Qatar 2022. Stampa Argentina: &#8220;Sconfitta storica, tempesta di sabbia&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 17:18:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un &#8220;duro colpo&#8221;, una &#8220;sconfitta storica&#8221;, il &#8220;meno desiderato dei debutti&#8221;. La stampa argentina commenta così, in apertura di tutte le testate, la sconfitta dell&#8217;albiceleste contro l&#8217;Arabia Saudita al primo match dei mondiali del Qatar 2022 lungo e tirato, e che si è concluso 2-1 per la compagine araba. Parte proprio da suggestioni geografiche, buone [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un &#8220;duro colpo&#8221;, una &#8220;sconfitta storica&#8221;, il &#8220;meno desiderato dei debutti&#8221;. La stampa argentina commenta così, in apertura di tutte le testate, la sconfitta dell&#8217;albiceleste contro l&#8217;Arabia Saudita al primo match dei mondiali del Qatar 2022 lungo e tirato, e che si è concluso 2-1 per la compagine araba. Parte proprio da suggestioni geografiche, buone sia per il Paese ospitante che per quello avversario, il quotidiano La Naciòn: l&#8217;Argentina, si legge nel titolo &#8220;resta travolta da una tempesta di sabbia che le oscura l&#8217;orizzonte&#8221;. L&#8217;articolo si fa ancora più grave: dal ricordo e &#8220;l&#8217;onnipresenza&#8221; di Maradona al sostengo alla stella Lionel Messi, &#8220;tutto resta bloccato in gola&#8221; dopo i 90 minuti, terminati con 8 minuti di recupero che non hanno risparmiato il disastro per gli argentini guidati dal ct Lionel Scaloni. L&#8217;agenzia di notizie Télam parla del &#8220;debutto meno desiderato&#8221; fra tutti quelli possibili e di una &#8220;delle peggiori sconfitte&#8221; nella storia dei mondiali per l&#8217;Argentina, che di questa manifestazione vanta ben due vittorie: nel 1978 e nel 1986. El Clarìn, quotidiano storico e fra i più letti, ricorda che la squadra argentina si è presentata in Qatar con alle spalle 36 partite senza sconfitte, per poi definire il match di esordio &#8220;un colpo durissimo&#8221;. Mentre sui social impazzano i meme, a partire da quelli che ironizzano sull&#8217;utilizzo del Var, foriero dell&#8217;annullamento di ben tre goal per fuorigioco, c&#8217;è già chi fa mente locale: Pagina 12 analizza le &#8220;ragioni della sconfitta&#8221;. Olè, principale rivista sportiva del Paese, guarda già al futuro e alle possibili combinazioni per il passaggio del turno nonostante la questa prima impensabile battuta d&#8217;arresto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photo: NurPhoto.com</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/11/22/qatar-2022-stampa-argentina-sconfitta-storica-tempesta-di-sabbia/">Qatar 2022. Stampa Argentina: &#8220;Sconfitta storica, tempesta di sabbia&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>12 settembre: PD nella U.E. contro la vendita di armi ai Sauditi, Gentiloni si adeguerà?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 21:49:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La commissione esteri del Parlamento europeo ha approvato una proposta di risoluzione sull’ esportazione di armi da proporre al voto dell’assemblea del Parlamento. Hanno votato a favore i gruppi Socialisti e Democratici, Verdi, Sinistra Europea-GUE, Alde, M5S. Ha votato a favore anche Brando Benifei, giovane esponente spezzino del partito democratico. La lunga risoluzione che sarà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/09/06/12-settembre-pd-nella-u-e-contro-la-vendita-di-armi-ai-sauditi-gentiloni-si-adeguera/">12 settembre: PD nella U.E. contro la vendita di armi ai Sauditi, Gentiloni si adeguerà?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La commissione esteri del Parlamento europeo ha approvato una proposta di risoluzione sull’ esportazione di armi da proporre al voto dell’assemblea del Parlamento. Hanno votato a favore i gruppi Socialisti e Democratici, Verdi, Sinistra Europea-GUE, Alde, M5S. Ha votato a favore anche Brando Benifei, giovane esponente spezzino del partito democratico.</p>
<p>La lunga risoluzione che sarà votata il 12 settembre ribadisce “la necessità urgente di embargo sulle armi per l’ Arabia saudita” come già chiesto da una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 25 febbraio 2016.</p>
<p>Il 12 settembre, alla riapertura della Camera dei Deputati, è prevista anche a Montecitorio la votazione di una mozione sulla guerra in Yemen, con particolare attenzione alle armi fabbricate in Sardegna e vendute all’ Arabia saudita.</p>
<p>Nello stesso giorno, o in giorni vicini, il Pd si esprimerà sulla vendita di armi all’ Arabia Saudita nel Parlamento Europeo e nel parlamento italiano. Voterà in modo diverso ?</p>
<p>Vedremo, ma intanto diffondiamo la notizia del voto quasi contemporaneo dei due parlamenti sullo stesso tema.</p>
<p>Di seguito uno stralcio della risoluzione approvata dalla commissione esteri dell’ UE con il voto dei Socialisti europei e del Pd.</p>
<p>Proposta di risoluzione del parlamento europeo<br />
sull’esportazione di armi: attuazione della posizione comune 2008/944/PESC<br />
2017/2029(INI)<br />
………<br />
N. considerando che il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen, ha invitato il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) ad avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita;<br />
O. considerando che la situazione nello Yemen, da allora, si è ulteriormente deteriorata anche a causa delle azioni militari portate avanti dalla coalizione guidata dai sauditi; che alcuni Stati membri hanno interrotto la fornitura di armi all’Arabia Saudita in ragione delle azioni da essa perpetrate nello Yemen, mentre altri hanno continuato a fornire tecnologie militari in violazione dei criteri 2, 4 6, 7 e 8;……..</p>
<p>17. ritiene che le esportazioni all’Arabia Saudita violino almeno il criterio 2 visto il coinvolgimento del paese nelle gravi violazioni del diritto umanitario accertato dalle autorità competenti delle Nazioni Unite; ribadisce il suo invito del 26 febbraio 2016 relativo alla necessità urgente di imporre un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita;…….<br />
19. osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 4 è stato invocato 57 volte nel 2014 e 85 volte nel 2015 per rifiutare il rilascio di licenze; deplora che la tecnologia militare esportata dagli Stati membri venga utilizzata nel conflitto nello Yemen; esorta gli Stati membri a conformarsi alla posizione comune in maniera coerente sulla base di un’approfondita valutazione ………<br />
22. esprime preoccupazione per i possibili sviamenti delle esportazioni di armi all’Arabia Saudita e al Qatar verso attori armati non statali in Siria, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, ed esorta il COARM ad affrontare la questione con urgenza; riconosce che la maggior parte delle armi nelle mani dei ribelli e dei gruppi terroristici proviene da fonti non europee;…..</p>
<p>Marco Palombo-Pressenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/09/06/12-settembre-pd-nella-u-e-contro-la-vendita-di-armi-ai-sauditi-gentiloni-si-adeguera/">12 settembre: PD nella U.E. contro la vendita di armi ai Sauditi, Gentiloni si adeguerà?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Trump: “Vogliamo la pace attraverso la forza. Le armi sono posti di lavoro negli Usa”</title>
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		<pubDate>Sat, 27 May 2017 19:53:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Donald Trump, parlando a Sigonella dopo la conclusione del suo viaggio tra Medio Oriente ed Europa, ha detto: “<strong>Abbiamo spianato la strada a una nuova era di cooperazione tra i paesi del mondo</strong>, per sconfiggere il nostro nemico comune, il terrorismo, e fornire ai nostri bambini una nuova speranza. Perche’ voi meritate un futuro di sicurezza. &nbsp;Per questo ho voluto concludere questo mio viaggio a Sigonella, per vedere voi che preparate un futuro brillante e radioso. Voglio che sappiate- dice Trump ai militari Usa- che avete un comandante in capo che non vi abbandonera’ mai. Avrete sempre il mio sostegno. <strong>Noi vogliamo la pace attraverso la forza. Avrete aerei, navi tutto il materiale di cui avete bisogno</strong>“.</p>
<p>“All’incontro con gli altri paesi membri” della Nato, prosegue Trump, “<strong>ho detto che devono pagare sicuramente di piu’</strong>. Gli Usa pagano e contribuiscono molto piu’ a questa organizzazione rispetto ad altri paesi. Stiamo lavorando per ridurre il carico sui contribuenti americani”.</p>
<p>“In Arabia Saudita ho avuto l’onore di partecipare a un vertice con tanti paesi del Medio Oriente sotto la guida di un governante particolarmente coraggioso che vuole respingere le ideologie estremiste che sono alla base del terrorismo”, ha detto ancora Donald Trump nel suo discorso alla base militare di Sigonella.</p>
<p>“Durante questa riunione, spiega Trump, “io ho ribadito che<strong> e’ importante bloccare i finanziamenti ai terroristi e bloccare la diffusione dei loro messaggi su internet</strong>. Tutto questo creera’ tanti posti di lavoro negli Stati Uniti, perche’ ci permettera’ di <strong>costruire tante armi e materiale militare che ci e’ stato richiesto dall’Arabia Saudita</strong>. Non serviranno per destabilizzare questi paesi, ma per sconfiggere il terrorismo”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/05/27/trump-vogliamo-la-pace-attraverso-la-forza-le-armi-sono-posti-di-lavoro-negli-usa/">Trump: “Vogliamo la pace attraverso la forza. Le armi sono posti di lavoro negli Usa”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Yemen, bambini soldato reclutati e mandati dagli huthi al fronte</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 19:10:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli huthi reclutano bambini anche di soli 15 anni per mandarli a combattere nel conflitto in corso nello Yemen. Lo ha denunciato Amnesty International, dopo aver parlato con le famiglie di tre bambini che in questo mese sono stati vittime di questa pratica aberrante e vietata dal diritto internazionale. Le famiglie hanno confermato l’arruolamento di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli huthi reclutano bambini anche di soli 15 anni per mandarli a combattere nel conflitto in corso nello Yemen. Lo ha denunciato Amnesty International, dopo aver parlato con le famiglie di tre bambini che in questo mese sono stati vittime di questa pratica aberrante e vietata dal diritto internazionale. Le famiglie hanno confermato l’arruolamento di un quarto bambino.</p>
<p>I quattro bambini sono stati reclutati a metà febbraio da Ansarullah – il nome con cui gli huthi sono conosciuti a livello locale – nella capitale yemenita Sana’a. Le famiglie lo hanno appreso da testimoni, che hanno visto sei bambini salire su un autobus fermo presso un centro controllato dagli huthi. I quattro bambini si troverebbero in un luogo imprecisato lungo il confine con l’Arabia Saudita.</p>
<p>“È sconvolgente che gli huthi portino via i bambini dalle loro famiglie e dalle loro case, privandoli della loro infanzia per mandarli a combattere sulla linea del fronte, dove potranno anche morire”, ha dichiarato Samah Hadid, vicedirettrice dell’ufficio regionale di Amnesty International di Beirut.</p>
<p>“Si tratta di una vergognosa e oltraggiosa violazione del diritto internazionale. Gli huthi devono immediatamente porre fine all’arruolamento dei bambini soldato e rilasciare tutti quelli che già si trovano nelle loro file. Chiediamo alla comunità internazionale di contribuire alla riabilitazione e alla reintegrazione dei bambini soldato nelle loro comunità”, ha aggiunto Hadid.</p>
<p>Metodi di reclutamento e incentivi</p>
<p>Gli huthi gestiscono localmente una serie di centri in cui si svolgono preghiere, sermoni e letture e in cui uomini adulti e minorenni vengono incoraggiati a raggiungere la linea del fronte per difendere lo Yemen dall’Arabia Saudita.</p>
<p>Secondo un testimone, due dei quattro ragazzi sono stati reclutati da un esponente degli huthi in una scuola coranica nei pressi di Sana’a, dove erano stati inviati a insaputa delle famiglie per un primo indottrinamento religioso. Al ritorno un bambino ha spiegato di aver studiato la storia delle guerre mondiali e di aver appreso che la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita sta facendo la guerra al popolo yemenita.</p>
<p>Alcuni familiari hanno sottolineato che nei loro quartieri c’è stato un aumento del reclutamento dei bambini soldato poiché molti di loro non possono più andare a scuola. La guerra ha acuito la crisi economica e molte famiglie non riescono più a sostenere le spese di trasporto per mandare i figli nelle scuole ancora aperte. Diversi insegnanti sono in sciopero a causa del mancato pagamento dello stipendio.</p>
<p>Secondo un familiare intervistato da Amnesty International, gli huthi hanno imposto quote di reclutamento ai loro rappresentanti locali e minacciato conseguenze se i risultati non verranno raggiunti.</p>
<p>Questo è il racconto del fratello di un 16enne arruolato dagli huthi: “Sono contenti di sparare con le pistole e i kalashnikov e di indossare divise militari. Gli huthi sostengono di avere pochi combattenti al fronte, così vanno a chiederli alle famiglie. Se il figlio muore al fronte, la famiglia riceve una pensione mensile e il padre una pistola”.</p>
<p>Molte famiglie temono vendette contro i figli che sono stati arruolati dagli huthi o contro i bambini o le famiglie che hanno osato denunciare il fenomeno dei bambini-soldato.</p>
<p>“I bambini arruolati sono molti, ma le famiglie non se la sentono di parlare. Hanno paura di essere arrestate”, ha raccontato un padre.</p>
<p>Due delle persone intervistate da Amnesty International hanno dichiarato di aver ricevuto promesse di incentivi economici, da 20.000 a 30.000 rial yemeniti (approssimativamente, da 75 a 115 euro) per bambino al mese nel caso in cui diventi un martire sul fronte di guerra. Gli huthi si occupano anche di stampare e affiggere manifesti funebri per celebrare il contributo dato allo sforzo bellico. Due degli intervistati hanno sottolineato che i bambini arruolati provengono dagli ambienti più poveri.</p>
<p>I nomi dei bambini-soldato, dei loro familiari e di altre persone intervistate da Amnesty International, così come le date esatte del reclutamento, sono stati omessi per ragioni di sicurezza.</p>
<p>Ulteriori informazioni</p>
<p>Le agenzie delle Nazioni Unite stimano che dal marzo 2015 al febbraio 2017 siano stati arruolati, da tutte le parti in conflitto nello Yemen, quasi 1.500 bambini soldato. Nel maggio 2015Human Rights Watch aveva già accusato gli huthi di arruolare, addestrare e impiegare bambini soldato.</p>
<p>Nel 2012 il leader huthi Abdel Malik al-Huthi, nel corso di un incontro con la rappresentante speciale delle Nazioni Unite sui bambini nei conflitti armati, Leila Zerrougui, si era impegnato a porre fine all’arruolamento dei bambini soldato. Invece, nel corso delle sei missioni condotte tra gennaio 2015 e novembre 2016 nei territori controllati dagli huthi, Amnesty International ha visto bambini soldato presidiare posti di blocco: alcuni di loro avevano un libro in una mano e un kalashnikov nell’altra.</p>
<p>Negli ultimi anni, il rapporto annuale del segretario generale dell’Onu sui bambini nei conflitti armati ha segnalato violazioni dei diritti dei bambini nei conflitti, compreso l’arruolamento e l’impiego di bambini soldato, da parte degli huthi, di al-Qaeda nella penisola araba (Aqap), di parecchie divisioni dell’esercito regolare yemenita e di alcune milizie filo-governative.</p>
<p>L’Arabia Saudita, inizialmente inclusa nell’elenco, è stata successivamente rimossa dall’ex segretario generale Ban Ki-moon a seguito delle pressioni diplomatiche saudite, nonostante evidenti prove che la coalizione militare guidata da Riad avesse violato i diritti dei bambini nel corso del conflitto in Yemen.</p>
<p>Secondo l’ultimo rapporto annuale del segretario generale Onu sui bambini nei conflitti armati, pubblicato nell’aprile 2016, dal marzo 2015 – quando è iniziato il conflitto dello Yemen – il 60% delle morti e dei ferimenti di bambini sono da attribuire alla coalizione militare a guida saudita e un altro 20% agli huthi. Amnesty International ha ripetutamente documentato violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse dalla coalizione, anche nei confronti dei bambini, tra cui attacchi aerei contro le scuole e l’uso di bombe a grappolo che hanno ucciso tre bambini e ne hanno feriti altri nove.<br />
Il reclutamento o l’impiego di minorenni al di sotto dei 15 anni ad opera delle parti coinvolte in un conflitto è, ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale e del diritto consuetudinario, un crimine di guerra. I comandanti che erano a conoscenza o avrebbero dovuto essere a conoscenza di queste violazioni e non hanno preso misure efficaci devono risponderne sul piano penale.</p>
<p>Lo Yemen è stato parte della Convenzione sui diritti dell’infanzia e del suo Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, che proibiscono il reclutamento e l’impiego dei bambini nelle ostilità. Il Protocollo stabilisce a 18 anni l’età minima per la partecipazione a un conflitto armato, da parte tanto di forze armate regolari quanto di gruppi armati non statali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/02/28/yemen-bambini-soldato-reclutati-e-mandati-dagli-huthi-al-fronte/">Yemen, bambini soldato reclutati e mandati dagli huthi al fronte</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Denaro europeo per investire nel settore della guerra</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2016 15:41:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“I soldi del bilancio europeo potrebbero servire a sviluppare armi per l’Arabia Saudita.” Con questo titolo il quotidiano britannico Independent presenta la proposta della Commissione Europea di destinare fondi europei per l’industria delle armi. Nel cuore di questo nuovo piano, presentato dalla Commissione Europea, c’è il cosiddetto Fondo Europeo per la Difesa, che utilizzerà il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/16/denaro-europeo-per-investire-nel-settore-della-guerra/">Denaro europeo per investire nel settore della guerra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“I soldi del bilancio europeo potrebbero servire a sviluppare armi per l’Arabia Saudita.” Con questo titolo il quotidiano britannico Independent presenta la proposta della Commissione Europea di destinare fondi europei per l’industria delle armi.</p>
<p>Nel cuore di questo nuovo piano, presentato dalla Commissione Europea, c’è il cosiddetto Fondo Europeo per la Difesa, che utilizzerà il denaro dei paesi membri per investire nel settore della guerra. Questo, dice il quotidiano britannico, allontana l’Unione Europea dai suoi obiettivi originali, dato che il fondo potrebbe essere utilizzato per produrre armi che finiranno a regimi autoritari.</p>
<p>I capitali destinati al fondo sono per ora piccoli (circa 25 milioni di euro per la ricerca). L’obiettivo della Commissione Εuropea, tuttavia, è che il fondo abbia un incremento considerevole.</p>
<p>Secondo la Reuters, i capitali che saranno indirizzati al fondo non verranno conteggiati nei deficit di bilancio nazionali, che non possono superare il 3% del PIL. Cioè, mentre un paese non può rafforzare i suoi servizi sociali, la sanità o l’istruzione, l’UE gli permetterà di spendere generosamente i soldi dei suoi contribuenti per l’industria della morte.</p>
<p>Forse questa è una delle vittorie storiche della lobby delle industrie di guerra in Europa.</p>
<p>Già 64.000 persone hanno firmato una petizione di protesta contro le proposte della Commissione Europea.</p>
<p>Tuttavia, oltre l’aspetto umanitario del problema, la proposta della Commissione Europea favorisce le élites dell’Unione Europea che hanno grandi industrie di armamenti e che possono utilizzare i capitali del Fondo. Così si sta allargando in modo preoccupante il divario competitivo ctra i membri della zona euro.</p>
<p>Come nota la Reuters, citando funzionari dell’UE, ‘’i vincitori saranno i grandi paesi dell’UE come la Germania, che ha una delle più grandi industrie della difesa, mentre i paesi più piccoli non avranno alcun vantaggio.”</p>
<p style="text-align: right;">Da: Info-war.gr</p>
<p style="text-align: right;">Traduzione dal greco di Olga Liakaki-Pressenza</p>
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		<title>Il Parlamento Europeo vota per embargo armi ad Arabia Saudita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 09:33:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con una decisione storica ed importantissima sul piano umanitario a riguardo di una delle peggiori crisi derivanti da conflitto dei giorni nostri, il 25 febbraio 2016 il Parlamento Europeo ha adottato una Risoluzione sullo Yemen che richiama la necessità di porre fine alla guerra in corso con modalità di pieno rispetto della Legge Internazionale Umanitaria e un esplicito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/02/29/il-parlamento-europeo-vota-per-embargo-armi-ad-arabia-saudita/">Il Parlamento Europeo vota per embargo armi ad Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con una decisione storica ed importantissima sul piano umanitario a riguardo di una delle peggiori crisi derivanti da conflitto dei giorni nostri, il 25 febbraio 2016 il <strong>Parlamento Europeo</strong> ha adottato una Risoluzione sullo<strong> Yemen</strong> che richiama la necessità di porre fine alla guerra in corso con modalità di pieno rispetto della Legge Internazionale Umanitaria e un esplicito Emendamento (votato da 359 parlamentari con 212 voti contrari) che richiama la necessità di fermare il flusso di armi nella regione.</p>
<p>L’Emendamento (presentato da diversi gruppi: S&amp;D, ALDE, Verdi, EFDD, GUE) richiede espressamente che la Vicepresidente della Commissione ed Alto Rappresentante della Politica Estera Federica Mogherini lanci un’iniziativa volta ad imporre un embargo delle armi nei confronti dell’Arabia Saudita. Tutto ciò a causa delle continue e documentate denunce di violazioni dei diritti umani nei confronti della coalizione a guida saudita che da mesi sta bombardando lo Yemen ed anche poiché<strong> </strong>continuare a vendere armi a Riyad configurerebbe una violazione della Posizione Comune del 2008 sull’export militare.</p>
<p>“Siamo davvero contenti che il Parlamento UE abbia scelto di supportare questo importante Emendamento – commenta Francesco, Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – è un modo diretto per riconoscere gli sforzi che da mesi le ONG europee che si occupano di disarmo e controllo degli armamenti stanno facendo per<strong> </strong>fermare l’impatto negativo delle armi europee nel conflitto in Yemen. Ora è responsabilità della Commissione Europea e in particolare della Vicepresidente Federica Mogherini implementare questa forte posizione politica”.</p>
<p>Le realtà internazionali che afferiscono a ENAAT (European Network Against Arms Trade)<strong> </strong>chiedono dunque che ora ci sia una veloce e chiara applicazione dell’Emendamento, soprattutto a salvaguardia dei principi contenuti nella Posizione Comune 2008.</p>
<p>“Vedremo anche cosa faranno gli stati membri, 26 dei quali hanno già sottoscritto il Trattato Internazionale sugli armamenti (ATT) – continua Vignarca – e ora dovranno agire per soddisfare uno dei suoi principali obiettivi, che è quello di controllare il flusso di armi in aree dove possano essere usate per violare i diritti umani e le leggi umanitarie internazionali”.</p>
<p>La decisione del Parlamento Europeo è in particolare molto importante per il caso italiano, non solo perché l’Italia ha sottoscritto, tra i primi paesi al mondo, il Trattato ATT, ma anche perché la nostra<strong> </strong>Legge nazionale 185/90 proibisce la vendita di armi a paesi che siano in stato di conflitto<strong> </strong>armato. Eppure sono almeno sei le spedizioni di bombe verso l’Arabia Saudita registrate negli ultimi mesi; per questo motivo negli scorsi giorni Rete Disarmo ha depositato esposti in diverse Procure<strong> </strong>d’Italia (segnalando anche la violazione del Trattato Internazionale e della Posizione Comune UE).</p>
<p>“Anche l’Italia – dichiara <strong>Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio OPAL</strong> di Brescia – in questi mesi ha continuato a inviare ai sauditi tonnellate di bombe aeree, che sono state utilizzate dalla Royal Saudi Air Force per bombardare aree civili, ospedali, strutture sanitarie ed educative. Si tratta di azioni militari che il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki moon, ha ripetutamente condannato e che<strong> </strong>costituiscono una chiara violazione del diritto umanitario. E’ pertanto urgente che anche con questo voto il Parlamento Europeo chieda a tutti i governi dei paesi membri di rispettare le regole che normano le esportazioni di sistemi militari e di porre fine all’invio di armamenti a tutte le forze attivamente impegnate nel conflitto in Yemen. Ringraziamo ovviamente tutti i parlamentari europei che hanno votato a favore della risoluzione e dell’emendamento sostenuto dalla società civile europea”.</p>
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		<title>Rete Disarmo ed ENAAT: &#8220;Sospendere forniture armi all’Arabia Saudita&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 10:17:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’azione seria ed efficace è urgente a causa della drammatica situazione del conflitto in Yemen. Le 11 organizzazioni per la pace ed il disarmo che compongono la rete European Network Against Arms Trade (ENAAT) chiedono ai Ministri degli Esteri UE ed alla Vicepresidente della Commissione Federica Mogherini di sospendere fin da ora le vendite militari [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un’azione seria ed efficace è urgente a causa della drammatica situazione del conflitto in Yemen. Le 11 organizzazioni per la pace ed il disarmo che compongono la rete European Network Against Arms Trade (ENAAT) chiedono ai Ministri degli Esteri UE ed alla Vicepresidente della Commissione Federica Mogherini di sospendere fin da ora le vendite militari all’Arabia Saudita e di considerare l’ipotesi di un embargo.</p>
<p>A seguito della drammatica situazione in Yemen, peggiorata negli ultimi tempi, <strong>11 organizzazioni europee per la pace ed il disarmo (tutte attive nella rete ENAAT) hanno deciso di condurre una serie di azioni verso le istituzioni europee affinché fermino il sostegno militare all’Arabia Saudita</strong>. Dopo aver scritto ieri una lettera ai Membri del Parlamento Europeo (che avrebbero dovuto votare su una Risoluzione in tema, poi rinviata) oggi gli organismi di ENAAT, di cui la Rete Italiana per il Disarmo fa parte, si rivolgono ai Ministri degli Esteri.</p>
<p>“Ci pare una naturale evoluzione di tutte le iniziative condotte in questi mesi dalla nostra Rete – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – perché il nostro Paese è direttamente coinvolto nelle forniture militari che sostengono l’azione della coalizione Saudita in Yemen. Iniziative che recentemente ci hanno visto presentare un Esposto alla Magistratura per violazione della legge italiana sull’export di armi”. Come mostrato da numerose notizie e testimonianze la guerra in Yemen sta avendo un impatto estremamente grave sui civili e sulle infrastrutture vitali del Paese tra cui ospedali, scuole e accesso all’acqua potabile, in particolare a causa dei bombardamenti aerei condotti dell’Arabia Saudita e dai suoi alleati (secondo fonti ONU<a class="ecxsdfootnoteanc" href="https://blu180.mail.live.com/ol/#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup class="">1</sup></a>).</p>
<p><span lang="it-IT">I membri della rete europea di organizzazioni non governative ENAAT possono confermare i </span><span lang="it-IT">dati che dimostrano come gli Stati membri dell’Unione Europea siano i principali fornitori di armi all’Arabia Saudita: secondo i dati dell’Istituto svedese SIPRI il 59% delle importazioni di armamento saudite provengono dall’Europa, se ci limitiamo a gli anni tra il 2009 e il 2014. Tra il 2009 e 2013 i Paesi Europei hanno autorizzato trasferimenti di equipaggiamento militare e di tecnologie belliche all’Arabia Saudita per oltre 19 miliardi di euro</span><span lang="it-IT">. Anche dall’Italia le forniture sono state numerose e di grande controvalore, e l’Arabia Saudita figura tra i primi destinatari delle esportazioni del nostro Paese dell’ultimo quinquennio. “Ma non si parla </span><span lang="it-IT">solo di statistiche</span><span lang="it-IT"> – precisa </span><span lang="it-IT">Giorgio Beretta analista di OPAL Brescia</span><span lang="it-IT"> – perché il vero problema è che </span><span lang="it-IT">negli ultimi mesi dal nostro Paese si sono originate diverse spedizioni di ordigni che poi, e la notizia è accertata, sono state utilizzate nei bombardamenti in Yemen</span><span lang="it-IT">. Vogliamo </span><span lang="it-IT">continuare ad essere complici </span><span lang="it-IT">della distruzione di un intero Paese e di un’intera popolazione?”</span></p>
<p>Purtroppo, nonostante dallo scorso Maggio 2015 siano divenute pubbliche prime testimonianze credibili e rapporti su violazioni della legislazione umanitaria internazionale da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, molti Paesi Europei tra cui la Francia, la Gran Bretagna, la Germania, il Belgio, la Spagna e come detto l’Italia hanno continuato ad autorizzare contratti e licenze per trasferimenti di armi verso il regno arabo. In tali autorizzazioni sono inclusi anche contratti di addestramento militare che comporteranno profitto diretto per compagnie militari private. Tutto ciò risulta essere una chiara violazione sia della Posizione Comune dell’Unione Europea sul controllo delle esportazioni di armamenti che del Trattato Internazionale sugli Armamenti (ATT)<span class=""><a class="ecxsdfootnoteanc" href="https://blu180.mail.live.com/ol/#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc"><sup class="">2</sup></a>.</span></p>
<p>In vista quindi dell’incontro informale del Consiglio degli Affari Esteri che si terrà tra oggi e domani ad Amsterdam le realtà di ENAAT chiedono:</p>
<ul>
<li>
<div><span lang="it-IT">Agli Stati Membri dell’UE di </span><span lang="it-IT">sospendere immediatamente tutti i trasferimenti di armi e qualsiasi supporto militare all’Arabia Saudita e ai suoi alleati </span><span lang="it-IT">nel conflitto in Yemen</span></div>
</li>
<li>
<div><span lang="it-IT">Alla </span><span lang="it-IT">Vice-Presidente della Commissione UE ed Alto Rappresentante per la Politica Estera Federica Mogherini di promuovere nell’ambito del Consiglio degli Affari Esteri l’istituzione di un embargo</span><span lang="it-IT"> su armi ed addestramento militare nei confronti </span><span lang="it-IT">dell’Arabia Saudita</span></div>
</li>
<li>
<div><span lang="it-IT">Agli Stati Membri dell’UE di approntare ed applicare misure che configurino una </span><span lang="it-IT">più stringente interpretazione della Posizione Comune UE sui trasferimenti di armi</span><span lang="it-IT">, i</span><span lang="it-IT">rrobustendo i controlli nazionali dei Parlamenti riguardo all’implementazione di tale Posizione Comune</span></div>
</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/02/08/rete-disarmo-ed-enaat-i-ministri-degli-esteri-ue-sospendano-le-forniture-di-armi-allarabia-saudita/">Rete Disarmo ed ENAAT: &#8220;Sospendere forniture armi all’Arabia Saudita&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Rete Italiana per il Disarmo: bombe dall’Italia all’Arabia Saudita</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89564/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 10:04:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rete Italiana per il Disarmo presenta un esposto in diverse Procure d’Italia per chiedere di indagare sulle spedizioni di bombe dall’Italia all’Arabia Saudita La notizia di possibile reato, su cui si focalizza il documento presentato a Roma, Brescia ed altre città italiane, è relativa alla violazione dell’articolo 1 della legge 185/90 che vieta l’esportazione di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89564/">Rete Italiana per il Disarmo: bombe dall’Italia all’Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rete Italiana per il Disarmo presenta un esposto in diverse Procure d’Italia per chiedere di indagare sulle spedizioni di bombe dall’Italia all’Arabia Saudita</strong></p>
<p><strong>La notizia di possibile reato, su cui si focalizza il documento presentato a Roma, Brescia ed altre città italiane, è relativa alla violazione dell’articolo 1 della legge 185/90 che vieta l’esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani.</strong><strong>  </strong><strong>            </strong></p>
<p><strong> </strong><strong>La Rete </strong><strong>Italiana per il Disarmo ha presentato per mezzo di alcuni suoi rappresentanti un esposto in Procura a Roma per chiedere alle autorità competenti di verificare l’osservanza della Legge n. 185 del 1990 in riferimento alle recenti numerose spedizioni dall’Italia di bombe aeree all’Arabia Saudita</strong>. Rete Disarmo ha presentato l’iniziativa in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati in cui ha annunciato contemporaneamente (e nei prossimi giorni) sono stati presentati documenti similari anche in Procure di altre città italiane tra cui <strong>Brescia</strong> (dove ha sede l’azienda tedesca RWM Italia fornitrice delle bombe aeree), <strong>Verona e Pisa.</strong></p>
<p>“Siamo giunti a questa decisione – ha spiegato <strong>Francesco Vignarca</strong> (coordinatore della Rete Disarmo) – a seguito delle continue spedizioni di tonnellate di bombe dalla Sardegna all’Arabia Saudita: <strong>bombe che servono a rifornire le </strong><strong>Royal Saudi Air Force che dallo scorso marzo sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite</strong> esacerbando un conflitto che portato a quasi seimila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (tra cui 830 tra donne e bambini) e alla maggior crisi umanitaria in tutto il Medio Oriente. A fronte delle risposte, evasive e anche contraddittorie, degli esponenti del Governo – che in questi mesi non ha mai ritenuto di incontrare le nostre associazioni nonostante le nostre ripetute richieste – abbiamo ritenuto doveroso inoltrare alla Magistratura un esposto per chiedere alle autorità preposte di verificare la legalità e l’osservanza della legge 185 del 1990 che regolamenta l’esportazione di sistemi militari dall’Italia.</p>
<p>La Legge italiana (n. 185 del 1990) vieta espressamente non solo l’esportazione, ma anche il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “<strong>verso i Paesi in stato di conflitto armato</strong>, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, <strong>da adottare previo parere delle Camere</strong>”. (art. 1.c 6a) e “verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione” (art.1.c 6b). Nel documento presentato da Rete Disarmo vengono <strong>ricostruite le sei spedizioni avvenute nell’arco di pochi mesi e le conseguenti reazioni</strong> di politica e società civile, elencando inoltre iniziative legali condotte in altri Paesi da associazioni che hanno <strong>rilevato nelle forniture di armamenti alle forze Saudite una violazione del Trattato Internazionale sugli Armamenti</strong>.</p>
<p>“Non ci risulta – conclude <strong>Vignarca</strong> – che le Camere siano state consultate in merito a queste spedizioni di bombe all’Arabia Saudita, anzi <strong>sono state presentate diverse interrogazioni parlamentari alle quali il Governo non ha ancora dato risposta</strong>”.</p>
<p>Le risposte giunte dall’Esecutivo Renzi sono state evasive (come quelle del Ministro Gentiloni in Parlamento e del sottosegretario <strong>Della Vedova</strong> a una interrogazione urgente) e anche contraddittorie (come le parole della ministro Pinotti secondo cui “l’Italia non vende bombe ai sauditi” e che “è tutto regolare per quanto riguarda le autorizzazioni”). Dal settembre scorso la <strong>Rete italiana per il disarmo</strong>, network che raggruppa oltre venti organizzazioni della società civile, ha documentato queste spedizioni e, con vari comunicati stampa promossi anche con <strong>Amnesty International Italia</strong>, ha chiesto al Governo italiano di sospendere l’invio di bombe e sistemi militari all’Arabia Saudita. Un carico di migliaia di bombe è partito due settimane dall’aeroporto di Cagliari con destinazione la base dell’aeronautica militare saudita di Taif, non lontano dalla Mecca. A partire dall’ottobre scorso due spedizioni sono avvenute via aereo cargo, altre due sono state effettuate imbarcando le bombe ai porti di Olbia e Cagliari). Le bombe sono prodotte dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento a Domunovas (Carbonia-Iglesias) in Sardegna.</p>
<p>“Considerate le ingenti forniture di bombe aeree della RWM Italia avvenute in questi mesi – ha spiegato <strong>Giorgio Beretta</strong>, analista dell’Osservatorio OPAL di Brescia che ha svolto uno studio su questa materia (qui <a href="http://opalbrescia.altervista.org/sites/default/files/stampa/2015/OPAL_Autorizzazioni_RWM_ITALIA.pdf">in pdf</a>) – riteniamo che si tratti di <strong>nuove autorizzazioni</strong> <strong>all’esportazione rilasciate dall’attuale Governo Renzi</strong>. Se è vero, infatti che le licenze rilasciate negli anni scorsi non erano state riscontrate nelle spedizioni fatte fino all’anno scorso, va però notato che in questi mesi abbiamo monitorato almeno 5 spedizioni via aerea e via mare. In ogni caso anche trattandosi di autorizzazioni rilasciate negli anni scorsi è espresso compito dell’esecutivo, e nello specifico dall’Unità per le Autorizzazioni di Materiali d’Armamento (UAMA) incardinata presso la Farnesina, verificare che sussistano le condizioni di legge per l’invio dei materiali militari. Saremmo perciò interessati a sapere se UAMA e ministero degli Esteri ritengono che l’intervento militare della coalizione a guida saudita in Yemen sia conforme all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e ai principi della nostra Costituzione” – conclude Beretta.</p>
<p>Dopo dieci mesi di ostilità <strong>la situazione in Yemen è tragica</strong>: le agenzie dell’Onu riportano più di seimila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (di cui 700 bambini), oltre 20mila feriti, milioni di sfollati, più metà della popolazione ridotta alla fame e definiscono la situazione come una “catastrofe umanitaria” senza precedenti. Non solo. Le agenzie dell’Onu hanno ripetutamente stigmatizzato gli “attacchi sproporzionati di zone densamente popolate” da parte delle forze aeree della coalizione saudita e lo <strong>stesso Segretario generale dell’Onu</strong>, Ban Ki moon, ha esplicitamente condannato i bombardamenti aerei sauditi su diversi ospedali e strutture sanitarie mentre <strong>l’Alto rappresentante per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein</strong>, ha inviato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un rapporto che documenta “fondate accuse di violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani” di tutte le parti attive nel conflitto. Nei giorni scorsi Ban Ki-moon ha ripetuto il suo appello a tutte le parti al “cessate il fuoco”. E per tutta risposta dall’Italia è partito un nuovo carico con migliaia di bombe.</p>
<p>“Riteniamo inammissibile – aggiunge <strong>Lisa Clark</strong> di “Beati i costruttori di pace” – che dall’Italia continuino le spedizioni di bombe aeree per l’aviazione saudita che da nove mesi sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato internazionale causando migliaia di vittime anche tra i civili e tra i bambini e <strong>in aperta violazione del diritto internazionale umanitario</strong>. Diverse organizzazioni umanitarie hanno ripetutamente chiesto alle Nazioni Unite di verificare i crimini di guerra commessi da tutte le parti, tra cui l’utilizzo di bombe a grappolo da parte dell’aeronautica militare saudita”.</p>
<p>Ci auguriamo che <strong>la Magistratura (o chi di dovere) prenda presto in esame il nostro esposto e che, finché la materia non sia accertata, possa sospendere immediatamente l’invio di bombe e materiali militari verso l’Arabia Saudita</strong>.</p>
<p><strong>L’esposto è stato presentato in Procura a Roma per Rete Disarmo</strong> da Alfio Nicotra, Lisa Pelletti Clark, Massimo Valpiana, Giorgio Beretta, Maurizio Simoncelli e Francesco Vignarca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89564/">Rete Italiana per il Disarmo: bombe dall’Italia all’Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Un nuovo carico di bombe per l’Arabia Saudita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2016 09:23:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ inammissibile che dall’Italia continuino le spedizioni di bombe aeree per l’aviazione saudita che da nove mesi sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato internazionale causando migliaia di vittime anche tra i civili e tra i bambini e in aperta violazione del diritto internazionale umanitario. Considerate le ingenti forniture avvenute in questi mesi non è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/19/89183/">Un nuovo carico di bombe per l’Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E’ inammissibile che dall’Italia continuino le spedizioni di bombe aeree per l’aviazione saudita che da nove mesi sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato internazionale causando migliaia di vittime anche tra i civili e tra i bambini e in aperta violazione del diritto internazionale umanitario.</strong> Considerate le ingenti forniture avvenute in questi mesi non è nemmeno più pensabile che si tratti di autorizzazioni rilasciate negli anni scorsi, ma è <strong>molto probabile che si tratti di nuove licenze all’esportazione rilasciate dall’attuale Governo Renzi</strong>. Per questo nel rinnovare il nostro appello al Governo a sospendere queste forniture e <strong>al Parlamento a presentare interrogazioni urgenti</strong>, annunciamo che nelle prossime settimane inizieranno da parte delle organizzazioni della nostra Rete diverse mobilitazioni ed iniziative per ottenere applicazione rigorosa e trasparente della legge 185/90 sulle esportazioni di materiali militari.</p>
<p>E’ questa la posizione <strong>della Rete italiana per il disarmo</strong>, network che raggruppa una trentina di associazioni della società civile, che in questi mesi ha ripetutamente domandato di poter incontrare i rappresentanti del Governo italiano per chiedere chiarificazioni in merito.</p>
<p>Finora le risposte giunte dall’Esecutivo sono state evasive (come quelle del Ministro Gentiloni in Parlamento e del sottosegretario <strong>Della Vedova</strong> a una interrogazione urgente) e contraddittorie (come le parole della ministro Pinotti secondo cui “l’Italia non vende bombe ai sauditi”).</p>
<p>Sabato scorso dall’aeroporto di Cagliari Elmas è infatti partito un nuovo carico di bombe per rifornire l’aviazione saudita. Ne ha dato notizia il deputato sardo Mauro Pili (Gruppo Misto – Unidos) evidenziando che, a differenza delle precedenti spedizioni, l’operazione di imbarco su un cargo Boeing 747 della compagnia azera Silk Way è avvenuta “in modo più furtivo in un lato estremo della pista”. Il cargo è atterrato alla base della Royal Saudi Air Force di Taif, non lontano dalla Mecca.</p>
<p>Si tratta della quinta spedizione di bombe aeree autorizzata dal governo italiano nel giro di pochi mesi: le prime due, a partire dall’ottobre scorso, sono avvenute via aereo cargo (si veda <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/10/29/aeroporto_di_elmas_tonnellate_di_bombe_in_partenza_per_l_arabia_s-68-442492.html">qui</a> e <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/foto-e-video/2015/11/19/fotogalleria/elmas-una-barriera-di-mezzi-per-nascondere-le-bombe-caricate-sull-aereo-1.12472758#1">qui</a>), altre due sono state effettuate imbarcando le bombe ai porti di Olbia e Cagliari). Le bombe sono prodotte dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento a Domunovas (Carbonia-Igliesias) in Sardegna.</p>
<p>Spedizioni numerose e ripetute che si spiegano solo con la necessità da parte dell’Arabia Saudita di urgenti forniture di bombe aeree da impiegare nei bombardamenti in Yemen: il 26 marzo scorso l’Arabia Saudita si è posta alla guida di una coalizione (ne fanno parte anche Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar e Egitto) che è intervenuta militarmente nel conflitto in corso in Yemen <strong>senza richiedere alcun mandato e senza ricevere alcuna legittimazione</strong> da parte delle Nazioni Unite.</p>
<p>Dopo dieci mesi di ostilità <strong>la situazione in Yemen è tragica</strong>: le agenzie dell’Onu riportano più di seimila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (di cui 700 bambini), oltre 20mila feriti, milioni di sfollati, più metà della popolazione ridotta alla fame e definiscono la situazione come una “catastrofe umanitaria” senza precedenti. Non solo. Le agenzie dell’Onu hanno ripetutamente stigmatizzato gli “attacchi sproporzionati di zone densamente popolate” da parte delle forze aeree della coalizione saudita e lo <strong>stesso Segretario generale dell’Onu</strong>, Ban Ki moon, ha esplicitamente condannato i bombardamenti aerei sauditi su diversi ospedali e strutture sanitarie mentre <strong>l’Alto rappresentante per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein</strong>, ha inviato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un rapporto che documenta “fondate accuse di violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani” di tutte le parti attive nel conflitto.</p>
<p>Anche <strong>Amnesty International</strong> ha ripetutamente chiesto (in comunicati congiunti con la nostra Rete) alle Nazioni Unite di aprire un’inchiesta sui possibili “crimini di guerra” attuati da tutte le parti in conflitto e ha lanciato un appello in cui chiede di sospendere tutte le forniture militari.</p>
<p><strong>Nei giorni scorsi Ban Ki-moon ha ripetuto il suo appello a tutte le parti al “cessate il fuoco”. E per tutta risposta dall’Italia è partito un nuovo carico con migliaia di bombe.</strong></p>
<p>La Legge italiana (n. 185 del 1990) vieta espressamente non solo l’esportazione, ma anche il solo transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “<strong>verso i Paesi in stato di conflitto armato</strong>, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, <strong>da adottare previo parere delle Camere</strong>”. (art. 1.c 6a) e “verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione” (art.1.c 6b).</p>
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		<title>Poesia per Ashraf Fayadh, condannato a morte in Arabia Saudita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2016 09:38:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Ashraf Fayadh]]></category>
		<category><![CDATA[condanna a morte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 14 gennaio 2016 si svolgeranno in tutto il mondo letture di poesie e testi scelti a sostegno di Ashraf Fayadh, poeta palestinese condannato a morte in Arabia Saudita. Il Festival Internazionale della Letteratura di Berlino (ILB) ha invitato singole persone, istituzioni, scuole, media e associazioni che si occupano di giustizia e libertà a partecipare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/14/89024/">Poesia per Ashraf Fayadh, condannato a morte in Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 14 gennaio 2016 si svolgeranno in tutto il mondo letture di poesie e testi scelti a sostegno di <strong>Ashraf Fayadh</strong>, poeta palestinese condannato a morte in <strong>Arabia Saudita</strong>. <strong>Il Festival Internazionale della Letteratura di Berlino (ILB)</strong> ha invitato singole persone, istituzioni, scuole, media e associazioni che si occupano di giustizia e libertà a partecipare all’iniziativa a sostegno del poeta saudita.</p>
<p>In Italia, <strong>Amnesty International</strong> promuove o partecipa a reading di poesie in favore di Ashraf Fayadh in numerose città italiane e invita tutti ad attivarsi in difesa della libertà d’espressione e contro la pena di morte. Le iniziative si terranno a Bari, Bologna, Cassino (FR), Formia (LT), La Spezia, Milano, Moie di Maiolati Spontini (AN), Monterotondo (RM), Napoli, Pescara, Pontedera (PI), Ravenna, Roma, Sassari, Spinea (VE), Trento e a Villacidro (VS).</p>
<p>Ashraf Fayadh, poeta e artista palestinese di 35 anni nato e residente in Arabia Saudita, è stato condannato a morte per apostasia il 17 novembre. Non ha avuto la possibilità di avvalersi di un avvocato durante la detenzione e il processo. È un prigioniero di coscienza.</p>
<p>Il tribunale di Abha, nella regione sud orientale dell’Arabia Saudita, lo ha accusato di apostasia dopo il ribaltamento in appello della sentenza che lo aveva condannato a 4 anni di detenzione e 800 frustate per aver violato l’articolo 6 della legge saudita contro i reati informatici.</p>
<p>Ashraf Fayadh è stato arrestato per la prima volta il 6 agosto 2013, in seguito alle rimostranze di un cittadino saudita secondo il quale il poeta avrebbe promosso l’ateismo e diffuso idee blasfeme tra i giovani. Rilasciato il giorno successivo, è stato nuovamente arrestato l’1 gennaio 2014, con l’accusa di apostasia per aver presumibilmente messo in discussione la religione e per la diffusione del pensiero ateo attraverso la sua poesia.</p>
<p>Amnesty International ha appreso che Samar Badawi, difensora dei diritti umani, è stata arrestata la mattina del 12 gennaio a Gedda e trasferita, insieme alla figlia di due anni, nella stazione di polizia di Dhaban, da cui è stata rilasciata 24 ore dopo su cauzione. Secondo gli attivisti locali per i diritti umani, dovrà ripresentarsi giovedì 14 con il suo avvocato per ulteriori interrogatori.</p>
<p>Samar Badawi è la sorella del blogger Raif Badawi (condannato a 10 anni di carcere e a 1.000 frustate) ed ex moglie dell’avvocato di quest’ultimo, Waleed Abu al-Khair, che sta scontando una condanna a 15 anni di carcere a causa del suo lavoro in difesa dei diritti umani in Arabia Saudita.</p>
<p>Amnesty International ritiene che Samar Badawi sia stata arrestata anche per aver promosso via Twitter una campagna per la scarcerazione del suo ex marito. Nel dicembre 2014 il Ministero dell’Interno le aveva vietato di lasciare il paese, impedendole in questo modo di recarsi a Bruxelles, dove avrebbe dovuto ritirare un riconoscimento sui diritti umani.</p>
<p>Il programma completo delle iniziative di Amnesty International Italia è online qui:<br />
<a href="http://www.amnesty.it/Una-poesia-per-Ashraf-Fayadh-iniziative">http://www.amnesty.it/Una-poesia-per-Ashraf-Fayadh-iniziative</a></p>
<p>Per chiedere il rilascio di Ashraf Fayadh è possibile firmare l’appello online qui:<br />
<a href="http://www.amnesty.it/apostasia-condanna-a-morte-arabia-saudita">http://www.amnesty.it/apostasia-condanna-a-morte-arabia-saudita</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/14/89024/">Poesia per Ashraf Fayadh, condannato a morte in Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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