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	<title>Arci Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Egitto: Prestianni (Arci): &#8220;Allarme scomparsi&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2019 14:29:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Nonostante sia chiaro che l&#8217;Egitto stia lentamente scivolando in una deriva dittatoriale, l&#8217;Italia continua a espellere cittadini egiziani verso quel Paese: 294 solo nel 2018. Si tratta di un fatto gravissimo, anche perche&#8217; una volta rientrati in Egitto, si perde ogni traccia di queste persone e di cio&#8217; che potrebbe accadergli&#8221;. A denunciare questa situazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nonostante sia chiaro che l&#8217;Egitto stia lentamente scivolando in una deriva dittatoriale, l&#8217;Italia continua a espellere cittadini egiziani verso quel Paese: 294 solo nel 2018. Si tratta di un fatto gravissimo, anche perche&#8217; una volta rientrati in Egitto, si perde ogni traccia di queste persone e di cio&#8217; che potrebbe accadergli&#8221;. A denunciare questa situazione alla &#8216;Dire&#8217; e&#8217; Sara Prestianni, curatrice per Arci del rapporto &#8216;Sicurezza e immigrazione. Tra interessi economici e violazioni dei diritti fondamentali. I casi di Libia, Niger ed Egitto&#8217;. Occasione dell&#8217;intervista la presentazione del documento al &#8216;Sabir, Festival diffuso delle culture mediterranee&#8217;, che si e&#8217; tenuto nei giorni scorsi a Lecce, in Puglia, e organizzato da Arci, Caritas italiana, Anci e Cgil. Allarmanti i numeri riferiti dal report, ottenuti attraverso diverse organizzazioni per i diritti umani egiziane: 1.520 i casi di sparizioni forzate tra luglio 2013 e agosto 2018, 60mila i cittadini attualmente detenuti per motivi di coscienza, 129 quelli morti in carcere e oltre 15mila giudicati dai tribunali militari dal 2014, con 112 condanne a morte. Tali &#8220;procedimenti illegittimi&#8221;, secondo gli osservatori, non risparmiano i minori. Nell&#8217;analisi, l&#8217;esperta Arci ricorda che anche Mauro Palma, Garante italiano per i diritti dei detenuti, ha allertato in una nota del 2018, in merito al picco di rimpatri forzati verso l&#8217;Egitto, esprimendo anche &#8220;forti perplessita&#8217; sull&#8217;opportunita&#8217; di organizzare voli di rimpatrio verso Paesi, come l&#8217;Egitto o la Nigeria, che non hanno istituito un meccanismo nazionale di prevenzione della tortura&#8221;.</p>
<p>Sara Prestianni, esperta in politiche internazionali d&#8217;immigrazione, ricorda che l&#8217;Italia &#8220;ha ratificato una Convenzione delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate, secondo cui non si devono espellere persone verso Paesi dove ci sono rischi di questo tipo&#8221;. In questo momento pero&#8217;, prosegue, &#8220;e&#8217; evidente che l&#8217;Italia stia violando la Convenzione Onu, pur sapendo bene che in Egitto le sparizioni forzate sono un rischio molto elevato, e non solo per i cittadini egiziani&#8221;. Il pensiero va al caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore ucciso nel 2016, un caso rispetto al quale ricostruzioni recenti confermerebbero la responsabilita&#8217; dei servizi di sicurezza egiziani. In un contesto del genere, anche di tensioni bilaterali, l&#8217;Italia prosegue la sua collaborazione anche su altri fronti. &#8220;C&#8217;e&#8217; il finanziamento, con fondi della sicurezza interna, di una scuola di polizia al Cairo per la formazione di poliziotti di frontiera di ben 22 Paesi africani&#8221; riferisce Prestianni. Si tratta dell&#8217;International Training at Egyptian Police Academy (Itepa) presentato nel luglio 2018. &#8220;L&#8217;Italia non solo rimanda egiziani nel loro Paese, considerandoli migranti economici, ma sostiene al Cairo l&#8217;Accademia di polizia per blindare le frontiere africane, in nome di una logica perversa di esternalizzazione delle frontiere&#8221; conclude l&#8217;autrice del rapporto. Muhammad Al-Kashef, ricercatore e avvocato dell&#8217;organizzazione WatchTheMed &#8211; AlarmPhone, spiega alla &#8216;Dire&#8217; cosa avviene invece ai migranti residenti in Egitto. &#8220;Sappiamo bene quello che accade ai cittadini egiziani, e per i migranti la situazione e&#8217; persino piu&#8217; dura&#8221; dice Al-Kashef. In particolare, prosegue l&#8217;attivista, &#8220;gli viene negato il diritto ai servizi pubblici quali la sanita&#8217; o la scuola, mentre hanno molte difficolta&#8217; ad accedere al mercato del lavoro perche&#8217; comporta numerose procedure burocratiche. Legalmente, infatti, sono considerati come stranieri, e non rifugiati&#8221;.</p>
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