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	<title>armi Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Tensione alla Casa Bianca: scontro Trump-Zelensky sulla crisi ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 21:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra in Ucraina è stata al centro di un acceso confronto tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, alla Casa Bianca. Durante l&#8217;incontro, Trump ha lanciato un duro avvertimento: &#8220;Stai giocando con la terza guerra mondiale&#8221;, accusando Zelensky di non avere una posizione di forza nelle negoziazioni. [&#8230;]</p>
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<p>La guerra in Ucraina è stata al centro di un acceso confronto tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, alla Casa Bianca. Durante l&#8217;incontro, Trump ha lanciato un duro avvertimento: &#8220;Stai giocando con la terza guerra mondiale&#8221;, accusando Zelensky di non avere una posizione di forza nelle negoziazioni. &#8220;Senza le armi degli USA, l&#8217;Ucraina avrebbe perso la guerra in 15 giorni&#8221;, ha sottolineato Trump, enfatizzando la dipendenza di Kiev dall&#8217;aiuto americano.</p>



<p>La discussione ha preso una piega intensa quando Trump ha rimproverato Zelensky per il suo atteggiamento nelle richieste verso Washington: &#8220;Non puoi dire &#8216;voglio questo, voglio quello&#8217; quando non hai carte in mano&#8221;. Di fronte a queste affermazioni, Zelensky ha replicato affermando di essere negli Stati Uniti &#8220;non per giocare a carte&#8221;, evidenziando la serietà della sua missione.</p>



<p>I due leader erano riuniti per discutere un potenziale accordo riguardante i minerali e le terre rare, ma il tono del dialogo si è alzato notevolmente. Prima dell&#8217;escalation, Trump aveva suggerito che un accordo di tregua in Ucraina fosse &#8220;ragionevolmente vicino&#8221;. Tuttavia, Zelensky ha espresso una forte resistenza a qualsiasi forma di compromesso con il leader russo Vladimir Putin, descrivendolo come &#8220;un killer&#8221;.</p>



<p>Il vertice si è concluso senza la firma di alcun accordo, con Zelensky che ha lasciato precipitosamente la Casa Bianca. Di conseguenza, è stata annullata anche la conferenza stampa prevista, lasciando molte questioni irrisolte e aumentando le tensioni internazionali riguardo alla situazione in Ucraina.</p>
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		<title>Tajani: &#8220;No all&#8217;uso armi fuori Ucraina&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/09/19/tajani-no-alluso-armi-fuori-ucraina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 15:21:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[armi russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Noi oggi voteremo al Parlamento Europeo &#8216;no&#8217; all&#8217;emendamento che prevede l&#8217;utilizzo delle armi al di fuori del territorio ucraino in sintonia con quello che ha sempre deciso il governo, e in sintonia con le scelte del Consiglio Affari Esteri che non ha approvato la proposta di Borrelli di usare le armi fuori dal confine ucraino. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/09/19/tajani-no-alluso-armi-fuori-ucraina/">Tajani: &#8220;No all&#8217;uso armi fuori Ucraina&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p>&#8220;Noi oggi voteremo al Parlamento Europeo &#8216;no&#8217; all&#8217;emendamento che prevede l&#8217;utilizzo delle armi al di fuori del territorio ucraino in sintonia con quello che ha sempre deciso il governo, e in sintonia con le scelte del Consiglio Affari Esteri che non ha approvato la proposta di Borrelli di usare le armi fuori dal confine ucraino. Voteremo a favore della risoluzione e sostegno dell&#8217;Ucraina. Noi siamo dalla parte dell&#8217;Ucraina. Ecco perché voteremo sì e continueremo ad aiutarla politicamente, finanziariamente e anche militarmente, ma non siamo in guerra con la Russia&#8221;. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della presentazione alla Camera dei nuovi consiglieri capitolini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/09/19/tajani-no-alluso-armi-fuori-ucraina/">Tajani: &#8220;No all&#8217;uso armi fuori Ucraina&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Papa Francesco critica investimenti in armi e anticoncezionali e sottolinea l&#8217;importanza di politiche pro-natalità</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/05/10/papa-francesco-critica-investimenti-in-armi-e-anticoncezionali-e-sottolinea-limportanza-di-politiche-pro-natalita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 09:31:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durante il suo intervento agli Stati generali della natalità, Papa Francesco ha espresso preoccupazione per i tipi di investimenti che attualmente generano il maggior reddito, citando le fabbriche di armi e gli anticoncezionali come esempi. Ha sottolineato come questi due tipi di investimenti abbiano un impatto diretto sulla vita: uno la distrugge e l&#8217;altro ne [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/10/papa-francesco-critica-investimenti-in-armi-e-anticoncezionali-e-sottolinea-limportanza-di-politiche-pro-natalita/">Papa Francesco critica investimenti in armi e anticoncezionali e sottolinea l&#8217;importanza di politiche pro-natalità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante il suo intervento agli Stati generali della natalità, Papa Francesco ha espresso preoccupazione per i tipi di investimenti che attualmente generano il maggior reddito, citando le fabbriche di armi e gli anticoncezionali come esempi. Ha sottolineato come questi due tipi di investimenti abbiano un impatto diretto sulla vita: uno la distrugge e l&#8217;altro ne impedisce la creazione.</p>



<p>Il pontefice ha proseguito discutendo i veri problemi del mondo moderno, che, secondo lui, non sono i bambini che nascono, ma piuttosto l&#8217;egoismo, il consumismo e l&#8217;individualismo. Questi atteggiamenti, ha affermato, rendono le persone &#8220;sazie, sole e infelici&#8221; e contribuiscono a problemi globali come l&#8217;inquinamento e la fame. Per Papa Francesco, il vero interrogativo non è quante persone popolano il mondo, ma la qualità del mondo che stiamo costruendo.</p>



<p>Ha inoltre criticato il modo in cui l&#8217;egoismo può &#8220;rendere sordi alla voce di Dio&#8221; e come spesso le case si riempiano di oggetti materiali ma rimangano vuote di bambini, sostituiti da animali domestici come cani e gatti. Il Papa ha enfatizzato che il problema non è la presenza di bambini, ma l&#8217;assenza di un approccio al mondo incentrato sull&#8217;amore e sulla generosità.</p>



<p>Infine, ha fatto appello a una maggiore azione istituzionale per combattere la denatalità, chiamando i governi a implementare politiche più efficaci e decisioni coraggiose che possano permettere alle nuove generazioni di realizzare i propri sogni. Ha sottolineato l&#8217;importanza di politiche che permettano alle madri di non dover scegliere tra lavoro e cura dei figli e di liberare le giovani coppie dalla precarietà occupazionale e dalle difficoltà nell&#8217;acquistare una casa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/10/papa-francesco-critica-investimenti-in-armi-e-anticoncezionali-e-sottolinea-limportanza-di-politiche-pro-natalita/">Papa Francesco critica investimenti in armi e anticoncezionali e sottolinea l&#8217;importanza di politiche pro-natalità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>“killer robots”: il 61% dell’opinione pubblica di 26 Paesi si oppone ad armi autonome</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/01/22/killer-robots-il-61-dellopinione-pubblica-di-26-paesi-si-oppone-ad-armi-autonome/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 15:25:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[armi autonome]]></category>
		<category><![CDATA[Killer Robots]]></category>
		<category><![CDATA[Mary Wareham]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei 26 Paesi esaminati nel 2018 tramite sondaggio,&#160;più di tre persone su cinque (il 61%) si oppongono allo sviluppo di sistemi d’arma che siano in grado di selezionare e attaccare obiettivi&#160;senza l’intervento umano. Due terzi (66%) di coloro che osteggiano sistemi di armi autonome letali hanno come&#160;maggiore preoccupazione il “superamento di una barriera morale perché [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/01/22/killer-robots-il-61-dellopinione-pubblica-di-26-paesi-si-oppone-ad-armi-autonome/">“killer robots”: il 61% dell’opinione pubblica di 26 Paesi si oppone ad armi autonome</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li>Nei 26 Paesi esaminati nel 2018 tramite sondaggio,<b>&nbsp;più di tre persone su cinque (il 61%) si oppongono allo sviluppo di sistemi d’arma che siano in grado di selezionare e attaccare obiettivi</b>&nbsp;senza l’intervento umano.</li>
<li>Due terzi (66%) di coloro che osteggiano sistemi di armi autonome letali hanno come&nbsp;<b>maggiore preoccupazione il “superamento di una barriera morale perché le macchine non dovrebbero essere autorizzate ad uccidere”.</b></li>
<li>Più della metà (54%) degli oppositori ha dichiarato di essere preoccupata che tali sistemi d’arma&nbsp;<b>non potrebbero rispondere a criteri di responsabilità e controllo</b>.</li>
<li>Un’indagine quasi identica in 23 paesi effettuata dalla stessa società di ricerca nel gennaio 2017 aveva rilevato che il 56% degli intervistati era contrario ai sistemi di armi autonomi letali:&nbsp;<b>l’opposizione a tali armi è dunque cresciuta fino al 61% in circa due anni.</b></li>
<li>La maggioranza della popolazione è&nbsp;<b>contraria ai “robot killer” in Cina (60%), Russia (59%), Regno Unito (54%) e Stati Uniti (52%)</b>&nbsp;così come avviene<b>&nbsp;anche in Italia con il 58% rilevato dal sondaggio.</b></li>
</ul>
<div>&nbsp;</div>
<div>I risultati di questo recente sondaggio mostrano che&nbsp;<b>l’orientamento dell’opinione pubblica è contrario allo sviluppo dei cosiddetti “robot killer”</b>. Eppure un piccolo gruppo di Stati, nel corso della recente (novembre 2018) riunione della Convenzione annuale sulle armi convenzionali (CCW) all’ONU dai Ginevra, ha usato le regole del consenso per ostacolare un significativo progresso diplomatico su tale tema. Russia, Israele, Corea del Sud e Stati Uniti hanno dichiarato durante la riunione che non avrebbero sostenuto i negoziati per un nuovo Trattato. Attualmente&nbsp;<b>28 Stati hanno fatto passi diplomatici significativi per arrivare ad un divieto preventivo sulle armi completamente autonome: Austria, Brasile e Cile hanno formalmente proposto la negoziazione urgente di “uno strumento giuridicamente vincolante</b>&nbsp;per assicurare un significativo controllo umano sulle funzioni critiche” dei sistemi di armamento. Il prossimo ciclo di conferenze CCW si svolgerà a Ginevra dal 25 al 29 marzo 2019.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b>Mary Wareham, Coordinatrice internazionale della “Campaing to Stop Killer Robots”</b>, ha dichiarato: “La&nbsp;<b>finestra di tempo che ancora abbiamo per impedire lo sviluppo di armi completamente autonome si sta chiudendo velocemente</b>. Questo sondaggio mostra che l’opposizione pubblica sta aumentando e con essa l’aspettativa che i&nbsp;<b>Governi agiscano in modo deciso e con urgenza per affrontare questa preoccupazione</b>&nbsp;diffusa”. Una preoccupazione ben presente nell’<b>opinione pubblica italiana che da gennaio 2017 a dicembre 2018 ha visto crescere dal 54% al 58% l’opposizione ai “robot killer”</b>, con solo il 20% in qualche modo a sostegno di questi sistemi d’arma. “E’ un dato che&nbsp;<b>dovrebbe far riflettere anche il nostro Governo – sostiene Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo – che invece negli ultimi incontri internazionali si è mosso solo a ruota di altri Paesi</b>&nbsp;e solo per sostenere iniziative riguardanti dichiarazioni politiche non vincolanti. E’ però&nbsp;<b>giunto il momento di scelte coraggiose e di una capacità di visione politica in prospettiva</b>&nbsp;che contribuisca a mettere al riparo i popoli di tutto il mondo dai rischi connessi allo sviluppo di armi capaci di scegliere obiettivi e decidere attacchi in maniera autonoma e incontrollata”.</div>
<div>I risultati del sondaggio&nbsp;<b>evidenziano come il 68% degli italiani che si oppongono alle armi completamente autonome percepisce il superamento di una barriera morale</b>&nbsp;(le macchine non dovrebbero poter decidere della vita e della morte di una persona), ma r<b>obuste motivazioni sono anche le possibili problematiche tecniche (43%), l’impossibilità di attribuire responsabilità (41%), l’illegalità di base di tali sistemi (33%).</b></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>“La&nbsp;<b>nostra sicurezza condivisa dipende anche dal mantenere un controllo umano significativo sull’uso della forza</b>&nbsp;– conclude Mary Wareham – ora è il momento per la leadership politica internazionale di avviare negoziati per un nuovo Trattato che proibisca i sistemi d’arma completamente autonomi. I&nbsp;<b>risultati di questo sondaggio mostrano inoltre che le opinioni pubbliche nelle nazioni spesso identificate come le più favorevoli ai robot killer, come gli Stati Uniti e la Russia, in realtà si oppongono allo sviluppo di queste armi</b>”.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Il sondaggio effettuato da Ipsos è stato commissionato dalla&nbsp;<a href="https://www.stopkillerrobots.org/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.stopkillerrobots.org/&amp;source=gmail&amp;ust=1548246620917000&amp;usg=AFQjCNFjOBJx_VRc7gimQVh36f00SmKwhA">Campaign to Stop Killer Robots</a>&nbsp;e condotto durante il mese di Dicembre 2018.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Maggiori informazioni:</div>
<div>&nbsp;</div>
<ul>
<li>Website:&nbsp;<a href="http://www.stopkillerrobots.org/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.stopkillerrobots.org/&amp;source=gmail&amp;ust=1548246620917000&amp;usg=AFQjCNEMeVHKCYaeC-sdhn_gzsOBr3o1gw">www.stopkillerrobots.org</a></li>
<li>Twitter:&nbsp;<a href="https://twitter.com/BanKillerRobots" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://twitter.com/BanKillerRobots&amp;source=gmail&amp;ust=1548246620917000&amp;usg=AFQjCNHbwzen5rE626eDZwdpqKD7_tMg7A">@BanKillerRobots</a></li>
<li>Facebook:&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/stopkillerrobots/?ref=bookmarks" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.facebook.com/stopkillerrobots/?ref%3Dbookmarks&amp;source=gmail&amp;ust=1548246620917000&amp;usg=AFQjCNHN3If2bEnF8Z3YLB5iX-Y9t2skuQ">@stopkillerrobots</a></li>
<li>Instagram:&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/stopkillerrobots/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.instagram.com/stopkillerrobots/&amp;source=gmail&amp;ust=1548246620917000&amp;usg=AFQjCNFzIfIZVEpyBfDRcue4bDkrrj4r1Q">stopkillerrobots</a></li>
</ul>
<div>&nbsp;</div>
<div>In Italia la campagna per la messa al bando delle armi completamente autonome vede tra i suoi membri la&nbsp;<a href="http://www.disarmo.org/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.disarmo.org&amp;source=gmail&amp;ust=1548246620917000&amp;usg=AFQjCNHVgDAa7qP3MMRL-eADDFlIvv9wPg">Rete Italiana per il Disarmo</a>&nbsp;(RID) e l’<a href="http://www.upsid.org/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.upsid.org&amp;source=gmail&amp;ust=1548246620917000&amp;usg=AFQjCNHcCcgtAqZDQPbOH1qAOMja-U57JQ">Unione Scienziati per il Disarmo</a>&nbsp;(USPID).</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/01/22/killer-robots-il-61-dellopinione-pubblica-di-26-paesi-si-oppone-ad-armi-autonome/">“killer robots”: il 61% dell’opinione pubblica di 26 Paesi si oppone ad armi autonome</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Diritti: 378 guerre nel mondo, spesa record per le armi</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/12/10/diritti-378-guerre-nel-mondo-spesa-record-per-le-armi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2018 20:45:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[guerre]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le guerre nel mondo sono in drammatico aumento: 378 i conflitti totali nel 2017, di cui 186 crisi violente e 20 guerre ad alta intensita&#8217;. Lo scorso anno si e&#8217; registrato anche il record di spesa per gli armamenti dalla Seconda guerra mondiale. A lanciare l&#8217;allarme e&#8217; il sesto rapporto annuale sui conflitti dimenticati &#8216;Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/12/10/diritti-378-guerre-nel-mondo-spesa-record-per-le-armi/">Diritti: 378 guerre nel mondo, spesa record per le armi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le guerre nel mondo sono in drammatico aumento: 378 i conflitti totali nel 2017, di cui 186 crisi violente e 20 guerre ad alta intensita&#8217;. Lo scorso anno si e&#8217; registrato anche il record di spesa per gli armamenti dalla Seconda guerra mondiale. A lanciare l&#8217;allarme e&#8217; il sesto rapporto annuale sui conflitti dimenticati &#8216;Il peso delle armi&#8217;, presentato a Roma da Caritas italiana, e realizzato in collaborazione con il Miur. Ventisette gli autori coinvolti, assieme a sette enti di ricerca e organizzazioni, 45 scuole medie inferiori, e 25 gruppi Scout Agescu. La presentazione coincide con il 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, &#8220;il cui rispetto e&#8217; la premessa fondamentale per lo sviluppo e la pace&#8221;, come sottolinea don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, introducendo lo studio. L&#8217;analisi conferma che sono in aumento produzione e vendita di tutti i tipi di arma, dalle leggere all&#8217;atomica. Un fenomeno che, secondo gli esperti, dipende dal fatto che gli Stati sono ormai convinti che, per vincere le guerre, servano arsenali sempre piu&#8217; ricchi e potenti. Allarmante il fatto che tra i sei Paesi massimi esportatori, cinque siano i membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu. Una contraddizione, come evidenzia Paolo Beccegato, vicedirettore Caritas italiana, dal momento che &#8220;il Consiglio fu concepito per farsi protettore della pace e dei diritti umani fondamentali nel mondo&#8221;.</p>
<p>In testa, gli Stati Uniti col 34,0%, seguiti da Russia (22,0%), Francia (6,7%), Germania (5,8%), Cina (5,7%) e Regno Unito (4,8%). Poi Israele e Spagna con entrambi il 2,9%, quindi l&#8217;Italia col 2,5%. Tra i principali importatori invece Arabia Saudita, Emirati Arabi, Australia, Iraq e Pakistan. Paesi che contribuiscono ad alimentare i conflitti in Yemen, Nord Africa e Medio Oriente. Il report conferma poi con forza un binomio gia&#8217; noto agli studiosi: la poverta&#8217; e&#8217; piu&#8217; diffusa nei Paesi in cui si combatte, cosi&#8217; come viceversa, laddove sono piu&#8217; drammatici recessione, diseguaglianze e scarso accesso a fonti di reddito risulta altamente piu&#8217; probabile scivolare nei conflitti. Per contrastare la poverta&#8217;, osserva ancora Beccegato, diventa allora &#8220;fondamentale ragionare sulle dinamiche alla base della guerra e incoraggiare buone politiche, oltre che fornire aiuti&#8221;. Infine, il report si concentra sull&#8217;impatto dei cambiamenti climatici su guerre e migrazioni &#8211; l&#8217;Onu stima in 250 milioni i migranti e in oltre 70 milioni i rifugiati e gli sfollati. Tutti gli indicatori del rapporto Caritas su scala globale legati al degrado ambientale, ai disastri e alla scarsita&#8217; di accesso alle fonti naturali contribuiscono a spiegare altre dinamiche di guerra, e in particolare in aree come il Sahel, il Golfo del Bengala e parte dell&#8217;America Latina. Infine, lo studio si conclude con delle proposte che di fatto rilanciano l&#8217;applicazione dell&#8217;Agenda di sviluppo Onu 2015-2030, che, conclude Beccegato, &#8220;oggi piu&#8217; che mai servirebbe per creare un mondo diverso&#8221;.</p>
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		<title>12 settembre: PD nella U.E. contro la vendita di armi ai Sauditi, Gentiloni si adeguerà?</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/09/06/12-settembre-pd-nella-u-e-contro-la-vendita-di-armi-ai-sauditi-gentiloni-si-adeguera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 21:49:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La commissione esteri del Parlamento europeo ha approvato una proposta di risoluzione sull’ esportazione di armi da proporre al voto dell’assemblea del Parlamento. Hanno votato a favore i gruppi Socialisti e Democratici, Verdi, Sinistra Europea-GUE, Alde, M5S. Ha votato a favore anche Brando Benifei, giovane esponente spezzino del partito democratico. La lunga risoluzione che sarà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La commissione esteri del Parlamento europeo ha approvato una proposta di risoluzione sull’ esportazione di armi da proporre al voto dell’assemblea del Parlamento. Hanno votato a favore i gruppi Socialisti e Democratici, Verdi, Sinistra Europea-GUE, Alde, M5S. Ha votato a favore anche Brando Benifei, giovane esponente spezzino del partito democratico.</p>
<p>La lunga risoluzione che sarà votata il 12 settembre ribadisce “la necessità urgente di embargo sulle armi per l’ Arabia saudita” come già chiesto da una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 25 febbraio 2016.</p>
<p>Il 12 settembre, alla riapertura della Camera dei Deputati, è prevista anche a Montecitorio la votazione di una mozione sulla guerra in Yemen, con particolare attenzione alle armi fabbricate in Sardegna e vendute all’ Arabia saudita.</p>
<p>Nello stesso giorno, o in giorni vicini, il Pd si esprimerà sulla vendita di armi all’ Arabia Saudita nel Parlamento Europeo e nel parlamento italiano. Voterà in modo diverso ?</p>
<p>Vedremo, ma intanto diffondiamo la notizia del voto quasi contemporaneo dei due parlamenti sullo stesso tema.</p>
<p>Di seguito uno stralcio della risoluzione approvata dalla commissione esteri dell’ UE con il voto dei Socialisti europei e del Pd.</p>
<p>Proposta di risoluzione del parlamento europeo<br />
sull’esportazione di armi: attuazione della posizione comune 2008/944/PESC<br />
2017/2029(INI)<br />
………<br />
N. considerando che il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen, ha invitato il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) ad avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita;<br />
O. considerando che la situazione nello Yemen, da allora, si è ulteriormente deteriorata anche a causa delle azioni militari portate avanti dalla coalizione guidata dai sauditi; che alcuni Stati membri hanno interrotto la fornitura di armi all’Arabia Saudita in ragione delle azioni da essa perpetrate nello Yemen, mentre altri hanno continuato a fornire tecnologie militari in violazione dei criteri 2, 4 6, 7 e 8;……..</p>
<p>17. ritiene che le esportazioni all’Arabia Saudita violino almeno il criterio 2 visto il coinvolgimento del paese nelle gravi violazioni del diritto umanitario accertato dalle autorità competenti delle Nazioni Unite; ribadisce il suo invito del 26 febbraio 2016 relativo alla necessità urgente di imporre un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita;…….<br />
19. osserva che, in base a quanto riportato nelle relazioni annuali, il criterio 4 è stato invocato 57 volte nel 2014 e 85 volte nel 2015 per rifiutare il rilascio di licenze; deplora che la tecnologia militare esportata dagli Stati membri venga utilizzata nel conflitto nello Yemen; esorta gli Stati membri a conformarsi alla posizione comune in maniera coerente sulla base di un’approfondita valutazione ………<br />
22. esprime preoccupazione per i possibili sviamenti delle esportazioni di armi all’Arabia Saudita e al Qatar verso attori armati non statali in Siria, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, ed esorta il COARM ad affrontare la questione con urgenza; riconosce che la maggior parte delle armi nelle mani dei ribelli e dei gruppi terroristici proviene da fonti non europee;…..</p>
<p>Marco Palombo-Pressenza</p>
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		<title>Trump: “Vogliamo la pace attraverso la forza. Le armi sono posti di lavoro negli Usa”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 May 2017 19:53:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Donald Trump, parlando a Sigonella dopo la conclusione del suo viaggio tra Medio Oriente ed Europa, ha detto: “Abbiamo spianato la strada a una nuova era di cooperazione tra i paesi del mondo, per sconfiggere il nostro nemico comune, il terrorismo, e fornire ai nostri bambini una nuova speranza. Perche’ voi meritate un futuro di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Donald Trump, parlando a Sigonella dopo la conclusione del suo viaggio tra Medio Oriente ed Europa, ha detto: “<strong>Abbiamo spianato la strada a una nuova era di cooperazione tra i paesi del mondo</strong>, per sconfiggere il nostro nemico comune, il terrorismo, e fornire ai nostri bambini una nuova speranza. Perche’ voi meritate un futuro di sicurezza. &nbsp;Per questo ho voluto concludere questo mio viaggio a Sigonella, per vedere voi che preparate un futuro brillante e radioso. Voglio che sappiate- dice Trump ai militari Usa- che avete un comandante in capo che non vi abbandonera’ mai. Avrete sempre il mio sostegno. <strong>Noi vogliamo la pace attraverso la forza. Avrete aerei, navi tutto il materiale di cui avete bisogno</strong>“.</p>
<p>“All’incontro con gli altri paesi membri” della Nato, prosegue Trump, “<strong>ho detto che devono pagare sicuramente di piu’</strong>. Gli Usa pagano e contribuiscono molto piu’ a questa organizzazione rispetto ad altri paesi. Stiamo lavorando per ridurre il carico sui contribuenti americani”.</p>
<p>“In Arabia Saudita ho avuto l’onore di partecipare a un vertice con tanti paesi del Medio Oriente sotto la guida di un governante particolarmente coraggioso che vuole respingere le ideologie estremiste che sono alla base del terrorismo”, ha detto ancora Donald Trump nel suo discorso alla base militare di Sigonella.</p>
<p>“Durante questa riunione, spiega Trump, “io ho ribadito che<strong> e’ importante bloccare i finanziamenti ai terroristi e bloccare la diffusione dei loro messaggi su internet</strong>. Tutto questo creera’ tanti posti di lavoro negli Stati Uniti, perche’ ci permettera’ di <strong>costruire tante armi e materiale militare che ci e’ stato richiesto dall’Arabia Saudita</strong>. Non serviranno per destabilizzare questi paesi, ma per sconfiggere il terrorismo”.</p>
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		<title>Denaro europeo per investire nel settore della guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2016 15:41:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“I soldi del bilancio europeo potrebbero servire a sviluppare armi per l’Arabia Saudita.” Con questo titolo il quotidiano britannico Independent presenta la proposta della Commissione Europea di destinare fondi europei per l’industria delle armi. Nel cuore di questo nuovo piano, presentato dalla Commissione Europea, c’è il cosiddetto Fondo Europeo per la Difesa, che utilizzerà il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“I soldi del bilancio europeo potrebbero servire a sviluppare armi per l’Arabia Saudita.” Con questo titolo il quotidiano britannico Independent presenta la proposta della Commissione Europea di destinare fondi europei per l’industria delle armi.</p>
<p>Nel cuore di questo nuovo piano, presentato dalla Commissione Europea, c’è il cosiddetto Fondo Europeo per la Difesa, che utilizzerà il denaro dei paesi membri per investire nel settore della guerra. Questo, dice il quotidiano britannico, allontana l’Unione Europea dai suoi obiettivi originali, dato che il fondo potrebbe essere utilizzato per produrre armi che finiranno a regimi autoritari.</p>
<p>I capitali destinati al fondo sono per ora piccoli (circa 25 milioni di euro per la ricerca). L’obiettivo della Commissione Εuropea, tuttavia, è che il fondo abbia un incremento considerevole.</p>
<p>Secondo la Reuters, i capitali che saranno indirizzati al fondo non verranno conteggiati nei deficit di bilancio nazionali, che non possono superare il 3% del PIL. Cioè, mentre un paese non può rafforzare i suoi servizi sociali, la sanità o l’istruzione, l’UE gli permetterà di spendere generosamente i soldi dei suoi contribuenti per l’industria della morte.</p>
<p>Forse questa è una delle vittorie storiche della lobby delle industrie di guerra in Europa.</p>
<p>Già 64.000 persone hanno firmato una petizione di protesta contro le proposte della Commissione Europea.</p>
<p>Tuttavia, oltre l’aspetto umanitario del problema, la proposta della Commissione Europea favorisce le élites dell’Unione Europea che hanno grandi industrie di armamenti e che possono utilizzare i capitali del Fondo. Così si sta allargando in modo preoccupante il divario competitivo ctra i membri della zona euro.</p>
<p>Come nota la Reuters, citando funzionari dell’UE, ‘’i vincitori saranno i grandi paesi dell’UE come la Germania, che ha una delle più grandi industrie della difesa, mentre i paesi più piccoli non avranno alcun vantaggio.”</p>
<p style="text-align: right;">Da: Info-war.gr</p>
<p style="text-align: right;">Traduzione dal greco di Olga Liakaki-Pressenza</p>
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		<title>Egitto: Amnesty chiede di sospendere i trasferimenti di armi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2016 09:48:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche dall’Italia forniture di armi che potrebbero essere usate per la repressione interna. Quasi la metà degli stati dell’Unione europea ha violato la sospensione dei trasferimenti di armi all’Egitto decisa dalla stessa Unione europea, rischiando così di rendersi complice di un’ondata di uccisioni illegali, sparizioni forzate e torture. Nonostante la sospensione, imposta dopo che nell’agosto 2013 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche dall’Italia forniture di armi che potrebbero essere usate per la repressione interna. Quasi la metà degli stati dell’Unione europea ha violato la sospensione dei trasferimenti di armi all’Egitto decisa dalla stessa Unione europea, rischiando così di rendersi complice di un’ondata di uccisioni illegali, sparizioni forzate e torture.</p>
<p>Nonostante la sospensione, imposta dopo che nell’agosto 2013 centinaia di manifestanti erano stati uccisi in un’esibizione di uso gravemente eccessivo della forza, 13 stati dell’Unione europea su 28 sono rimasti tra i principali fornitori di armi ed equipaggiamento di polizia all’Egitto. Vi è il timore che i ministri degli Esteri dell’Unione europea decidano presto di abolire l’attuale, già insufficiente, sospensione.</p>
<p>“Quasi tre anni dopo il massacro che spinse l’Unione europea a chiedere agli stati membri di sospendere i trasferimenti di armi all’Egitto, la situazione dei diritti umani nel paese è peggiorata” – ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice ad interim del programma Medio Oriente e Africa del Nord di <strong>Amnesty International</strong>.</p>
<p>“La repressione interna da parte delle forze di sicurezza resta elevata e praticamente nessuno è chiamato a risponderne. L’uso eccessivo della forza, gli arresti arbitrari di massa, la tortura e le sparizioni forzate fanno ormai parte del modus operandi delle forze di sicurezza” – ha proseguito Mughrabi.</p>
<p>“Gli stati membri dell’Unione europea che trasferiscono armi ed equipaggiamento di polizia alle forze egiziane, responsabili di sparizioni forzate, torture e arresti arbitrari di massa, stanno agendo in modo sconsiderato e rischiano di rendersi complici di queste gravi violazioni dei diritti umani” – ha aggiunto Mughrabi.</p>
<p><strong>La complicità dell’Unione europea nella repressione</strong><br />
Solo nel 2014, gli stati dell’Unione europea hanno emesso 290 autorizzazioni all’esportazione di forniture militari all’Egitto, per un valore di oltre sei miliardi di euro, tra cui piccole armi, armi leggere e relative munizioni, veicoli blindati, elicotteri, armi pesanti per operazioni anti-terrorismo e tecnologia per la sorveglianza.</p>
<p>Gli stati membri dell’Unione europea che hanno inviato armi all’Egitto, direttamente o tramite intermediazione, sono: Bulgaria, Cipro, Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Spagna e Ungheria.</p>
<p>Secondo l’ong Privacy International, aziende di vari paesi europei tra cui Germania, Italia e Regno Unito hanno inviato all’Egitto tecnologia e strumentazioni sofisticate per svolgere attività di sorveglianza. Amnesty International teme che queste forniture siano state usate contro il dissenso pacifico e per violare il diritto alla riservatezza.</p>
<p><strong>La violenta repressione contro il dissenso</strong><br />
Negli ultimi anni le autorità egiziane hanno portato avanti una campagna repressiva, con la scusa del ripristino della stabilità dopo che, nel luglio 2013, l’esercito aveva deposto il presidente Mohammed Morsi. Le drastiche misure introdotte hanno comportato l’uso arbitrario ed eccessivo della forza mediante l’impiego di armi da fuoco, veicoli blindati e altro equipaggiamento e hanno causato l’uccisione di centinaia di manifestanti. Migliaia di persone sono state arrestate e processate in modo gravemente iniquo. I detenuti hanno regolarmente denunciato maltrattamenti e torture.</p>
<p>Le forze di sicurezza hanno minacciato e anche fatto ricorso all’uso delle armi per incutere paura a coloro che intendevano contestare in modo pacifico la legittimità del governo in carica o criticare pubblicamente le sue politiche. La nuova legge sulle proteste del novembre 2013 e quella contro il terrorismo dell’agosto 2015 hanno di fatto autorizzato l’uso eccessivo della forza.</p>
<p>Le forze di sicurezza egiziane sono regolarmente dotate di pistole e carabine. Inoltre, per disperdere la folla, usano spesso bastoni, fucili, cannoni ad acqua e gas lacrimogeni e sono appoggiate da vari tipi di veicoli blindati. La legge sulle proteste del 2013 le autorizza a rispondere “in modo proporzionato” all’uso delle armi da fuoco da parte dei manifestanti al fine di proteggere vite, denaro e proprietà, in violazione degli standard internazionali che permettono l’uso della forza letale solo in caso di imminente minaccia alla vita o di gravi ferite alle persone.</p>
<p>Dall’entrata in vigore della legge, le forze di sicurezza hanno regolarmente fatto ricorso alla forza eccessiva per sciogliere brutalmente le proteste, spesso con esiti mortali. Nel gennaio 2015 sono morti almeno 27 manifestanti. Tra questi, Shaimaa al-Sabbagh, attivista politica, poetessa e giovane madre, uccisa da un agente di polizia al centro del Cairo. Nonostante le immagini della sua morte siano diventate virali e abbiano provocato uno scandalo internazionale, l’agente originariamente giudicato responsabile ha ottenuto l’annullamento della condanna, da parte della Corte suprema, ed è ora in attesa di un nuovo processo.</p>
<p>Le forze di sicurezza, armate di tutto pugno, hanno condotto arresti di massa nei confronti di persone che avevano criticato il governo e oppositori politici: secondo un funzionario del ministero dell’Interno citato dalla stampa egiziana, nei primi 10 mesi del 2015 gli arresti sono stati quasi 12.000. Nel gennaio 2016, in occasione del quinto anniversario della rivolta del 2011, sono state perquisite oltre 5000 abitazioni nei centro del Cairo e sono stati arrestati numerosi attivisti.</p>
<p>Il 25 aprile 2016 le forze di sicurezza hanno arrestato centinaia di persone e disperso le proteste, in larga parte pacifiche, organizzate contro la decisione del governo di cedere due isole del mar Rosso all’Arabia Saudita. Tra gli arrestati, anche difensori dei diritti umani, attivisti e giornalisti. Il 14 maggio oltre 150 imputati sono stati condannati a pene da due a cinque anni di carcere per aver preso parte alle proteste.</p>
<p>Nell’ultimo anno si è registrata un’ondata di sparizioni forzate. Centinaia di persone sono state catturate da personale armato delle forze di sicurezza, hanno trascorso lunghi periodi di tempo senza contatti col mondo esterno e sono state torturate per “confessare” reati di terrorismo.</p>
<p>L’impunità per le gravi violazioni dei diritti umani commesse durante e dopo la rivolta del 2011 è costante. Le autorità egiziane non hanno mai condotto indagini efficaci, indipendenti e imparziali sulle centinaia di casi di sparizioni forzate, torture e uccisioni illegali documentate dalle organizzazioni per i diritti umani.</p>
<p><strong>Operazioni militari nel Sinai</strong><br />
L’esercito egiziano è sempre più coinvolto in operazioni militari contro i gruppi armati, responsabili di attacchi contro civili e forze di sicurezza soprattutto nel nord della penisola del Sinai. In queste operazioni, l’esercito del Cairo usa armi pesanti, come veicoli blindati, carri armati, elicotteri Apache e aerei da combattimento F-16. Amnesty International è preoccupata per la totale mancanza di trasparenza su queste operazioni, sulle quali è stato anche imposto un black-out ai mezzi d’informazione. A giornalisti e organismi indipendenti della società civile è vietato l’ingresso nell’area.</p>
<p>Gli stati dell’Unione europea hanno autorizzato trasferimenti di armi pesanti ed equipaggiamento militare, ufficialmente per aiutare l’Egitto nella lotta contro il “terrorismo”, nonostante la mancanza di trasparenza e di garanzie sul rispetto dei diritti umani nel corso del loro impiego. Ciò è motivo di grande preoccupazione, a causa della completa impunità per le violazioni dei diritti umani commesse nel periodo di governo militare dopo la rivolta del 2011.</p>
<p><strong>L’Unione europea alimenta la repressione interna</strong><br />
Mentre la documentazione disponibile mostra che molti stati dell’Unione europea hanno del tutto ignorato la richiesta del 2013 di sospendere i trasferimenti di armi all’Egitto, vi è il timore che i prossimi colloqui in materia portino ad alleggerire se non addirittura ad abolire la sospensione. La decisione dello scorso anno degli Usa, che hanno ripristinato gli aiuti militari all’Egitto per un valore di 1,3 miliardi di dollari l’anno, rischia di essere imitata.</p>
<p>“Fornire armi probabilmente destinate ad alimentare la repressione interna va contro il Trattato sul commercio di armi, vincolante per tutti gli stati dell’Unione europea, e viola la Posizione comune dell’Unione europea sulle esportazioni di armi” – ha sottolineato Brian Wood, direttore del programma Controllo delle armi e diritti umani di Amnesty International.</p>
<p>“L’Unione europea dovrebbe imporre immediatamente un embargo su tutti i trasferimenti delle armi e degli equipaggiamenti usati dall’Egitto per commettere gravi violazioni dei diritti umani. L’Unione europea e i suoi stati membri dovrebbero cessare di premiare il cattivo comportamento della polizia e dell’esercito del Cairo con una manna di forniture di armi” – ha concluso Wood.</p>
<p>Esempi di forniture di armi che potrebbero essere usate per la repressione interna<br />
Bulgaria: nel 2014 ha emesso 59 autorizzazioni per un valore di 51.643.626 euro, 11 milioni dei quali relativi a piccole armi, armi leggere e relative munizioni. Nel dettaglio, sono stati esportati 10.500 fucili d’assalto, 300 mitragliatrici e 21 fucili automatici.</p>
<p>Francia: nel 2014 ha emesso autorizzazioni per un valore di oltre 100 milioni di euro riguardanti “bombe, siluri, missili e altri ordigni esplosivi”, e “veicoli terrestri e relative componenti”, tra cui 100 camion Sherpa, che vengono pubblicizzati come veicoli per le forze di sicurezza.</p>
<p>Italia: secondo il diciassettesimo rapporto annuale dell’Unione Europea, nel 2014 l’Italia ha emesso 21 autorizzazioni per un valore di 33,9 milioni di euro di attrezzature militari verso Egitto, di cui oltre 15 milioni di euro di armi leggere. Nel 2015, l’Italia ha inviato in Egitto 3.661 fucili e accessori per un valore di oltre 4 milioni di euro; 66 pistole o rivoltelle del valore di 26.520 euro insieme a 965.557 euro di parti ed accessori per pistole e revolver. Nel 2016, l’Italia ha già registrato l’esportazione di 73.391 euro di esportazioni di pistole e revolver all’Egitto. Secondo Privacy International, l’azienda italiana Hacking team ha fornito ai servizi segreti egiziani sofisticate tecnologie di sorveglianza. L’azienda ha dichiarato che il trasferimento è stato autorizzato dal governo italiano.</p>
<p>Repubblica Ceca: regolare fornitore di piccole armi al Cairo, nel 2014 ha emesso 26 autorizzazioni per un valore di 19,9 milioni di euro, la maggior parte relativi a piccole armi e munizioni. Il governo ha informato le Nazioni Unite di aver esportato in Egitto, tra il 2013 e il 2015, 80.953 pistole e revolver. Nel 2014 il ministero dell’Interno egiziano ha ordinato a una fabbrica ceca 10 milioni di cartucce calibro 9.</p>
<p><strong>Richieste di Amnesty International all’Unione europea e agli stati membri</strong><br />
1. Imporre e applicare rigorosamente un embargo vincolante nei confronti dei trasferimenti di equipaggiamento di sicurezza e di polizia all’Egitto, relativamente ai tipi di armi usate per compiere o facilitare gravi violazioni dei diritti umani. Non farlo rischierebbe di violare la Posizione comune dell’Unione europea sulle esportazioni di armi così come le disposizioni sui diritti umani del Trattato sul commercio di armi.</p>
<p>2. Stabilire una prassi di “presunzione di diniego” sui trasferimenti di armi destinati alle forze di terra e alle forze aeree dell’Egitto. Le denunce relative ad attacchi aerei che hanno causato morti e feriti non sono state sottoposte a indagini efficaci, indipendenti e imparziali. Le violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito durante la rivolta del 2011 e nel successivo anno di governo militare non sono state a loro volta indagate. Questo genere di esportazioni non dovrebbe essere autorizzato a meno che un’analisi del rischio basata sui diritti umani non dimostri che il destinatario le userà in modo legale e nel rispetto dei suoi obblighi internazionali sui diritti umani e a meno che lo stato esportatore e il governo egiziano non sigleranno su quanto sopra una garanzia vincolante.</p>
<p>3. Mantenere l’embargo e la prassi di “presunzione di diniego” fino a quando le autorità egiziane non porranno in essere garanzie efficaci per impedire ulteriori violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza e non condurranno indagini approfondite, rapide, indipendenti e imparziali sulle violazioni che hanno avuto luogo a partire dalla rivolta del 2011, al fine di portare a giudizio i responsabili nel corso di processi equi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/25/egitto-amnesty-chiede-di-sospendere-i-trasferimenti-di-armi/">Egitto: Amnesty chiede di sospendere i trasferimenti di armi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Amnesty International: in Yemen i flussi di armi uccidono i civili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 10:03:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla vigilia del primo anniversario dell’inizio del conflitto dello Yemen, Amnesty International ha chiesto agli stati (tra cui Usa, Regno Unito e Italia) di interrompere tutti i trasferimenti di armi destinate a essere usate nello Yemen, in modo che non si alimentino ulteriormente le gravi violazioni dei diritti umani che hanno finora avuto conseguenze devastanti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/23/91365/">Amnesty International: in Yemen i flussi di armi uccidono i civili</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla vigilia del primo anniversario dell’inizio del conflitto dello<strong> Yemen</strong>, <strong>Amnesty International</strong> ha chiesto agli stati (tra cui Usa, Regno Unito e Italia) di interrompere tutti i trasferimenti di armi destinate a essere usate nello Yemen, in modo che non si alimentino ulteriormente le gravi violazioni dei diritti umani che hanno finora avuto conseguenze devastanti per la popolazione civile.</p>
<p>Nell’ultimo anno, oltre 3000 civili – tra cui 700 bambini – sono stati uccisi e almeno due milioni e mezzo di persone sono state costrette a lasciare le loro case. Almeno l’83 per cento della popolazione ha disperato bisogno di aiuti umanitari.</p>
<p>“Trascorso un anno, la risposta della comunità internazionale al conflitto dello Yemen è stata profondamente cinica e del tutto vergognosa” – ha dichiarato James Lynch, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.</p>
<p>Il primo attacco aereo dell’Arabia Saudita contro il gruppo armato huthi risale al 25 marzo 2015. Da allora, si è sviluppato un conflitto armato in cui tutte le parti hanno commesso ampie violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, compresi possibili crimini di guerra.<br />
La scorsa settimana, un portavoce della coalizione diretta dall’Arabia Saudita ha affermato che le principali operazioni militari sono destinate a finire presto, ma ha anche precisato che la coalizione continuerà a fornire supporto aereo alle forze anti-huthi.</p>
<p>Per tutto lo scorso anno, gli Usa e il Regno Unito – di gran lunga i principali fornitori di armi all’Arabia Saudita, paese guida della coalizione – e altri stati tra cui l’Italia, hanno continuato ad autorizzare trasferimenti di quel genere di armi che sono state usate per commettere e facilitare gravi violazioni e generare una crisi umanitaria senza precedenti.</p>
<p>“I partner internazionali dell’Arabia Saudita hanno gettato benzina sul fuoco, sommergendo la regione di armi nonostante fosse sempre più evidente che quelle armi stavano facilitando il compimento di crimini agghiaccianti e che successive forniture avrebbero potuto essere usate per commetterne altri. Ma non solo: quei paesi non hanno neanche saputo istituire una commissione d’indagine indipendente e internazionale sulle violazioni che hanno devastato migliaia di vite civili” – ha aggiunto Lynch.</p>
<p>“Gli irresponsabili e illegali flussi di armi alle parti in conflitto nello Yemen hanno contribuito direttamente a causare ai civili sofferenze su vasta scala. Ora è il momento che i leader mondiali la smettano di mettere gli interessi economici al primo posto e che il Consiglio di sicurezza imponga un embargo totale ai trasferimenti di armi destinate a essere usate nello Yemen” – ha proseguito Lynch.</p>
<p>Il 25 febbraio il Parlamento europeo ha chiesto all’Unione europea d’imporre un embargo nei confronti dell’Arabia Saudita. Il 15 marzo il parlamento olandese ha chiesto al governo di porre fine ai trasferimenti di armi all’Arabia Saudita. In assenza di un embargo decretato dal Consiglio di sicurezza, Amnesty International chiede a tutti gli stati di assicurare che nessuna parte coinvolta nel conflitto dello Yemen riceva, direttamente o indirettamente, armi, munizioni, equipaggiamento o tecnologia militare che potrebbero essere usati nel conflitto. Tale assicurazione deve comprendere anche il sostegno logistico e finanziario a tali trasferimenti.</p>
<p>Ogni autorizzazione al trasferimento di armi verso qualsiasi parte coinvolta nel conflitto dello Yemen dovrà comprendere una garanzia rigorosa e legalmente vincolante che quelle armi saranno usate nel rispetto del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e comunque mai nello Yemen.</p>
<p><strong>Violazioni da ambo le parti</strong><br />
“Nell’ultimo anno, gli incessanti attacchi aerei della coalizione diretta dall’Arabia Saudita e quelli da terra da parte degli huthi e dei loro alleati così come delle forze anti-huthi hanno evidenziato uno scioccante disprezzo per la vita dei civili e hanno clamorosamente violato il diritto internazionale umanitario. Le conseguenze devastanti di tali attacchi illustrano quanto sia vitale fermare i trasferimenti di quelle armi che sono state usate per commetterli” – ha dichiarato Lynch.</p>
<p>Dall’inizio del conflitto, Amnesty International ha documentato almeno 32 attacchi aerei da parte della coalizione diretta dall’Arabia Saudita che paiono aver violato il diritto internazionale umanitario. Questi attacchi, in cui sono stati uccisi almeno 361 civili tra cui almeno 127 bambini, hanno colpito ospedali, scuole, mercati e moschee e possono aver costituito crimini di guerra.</p>
<p>Il 15 marzo almeno 44 civili sono stati uccisi e decine sono rimasti feriti in un devastante attacco aereo della coalizione contro l’affollato mercato di Khamees, nella provincia settentrionale di Hajjah, controllata dalle forze huthi. Gli abitanti hanno riferito ad Amnesty International che il mercato era pieno di gente che vendeva e comprava carne, pesce e ghiaccio.</p>
<p>Nell’attacco aereo Hasan Mohamed Masafi, padre di cinque figli, ha perso tre familiari: un figlio di otto anni e due cugini, uno dei quali aveva 12 anni: “Mio figlio andava al mercato tutti i giorni. Non siano riusciti a recuperare tutto il corpo, solo la gamba destra” – ha raccontato ad Amnesty International.</p>
<p>Sono emerse notizie contrastanti sulla presenza di elementi militari, all’interno del mercato, al momento dell’attacco. Secondo abitanti locali e medici con cui ha parlato Amnesty International, sul luogo colpito due volte a distanza di pochi minuti non c’erano forze huthi. Alcuni organi d’informazione hanno invece riportato le parole di un leader tribale, secondo il quale nel mercato si trovavano combattenti huthi, alcuni dei quali sarebbero rimasti uccisi.</p>
<p>Anche se fosse vero, la presenza di combattenti nella zona non avrebbe assolto la coalizione a guida saudita dall’obbligo di prendere le precauzioni necessarie per risparmiare vite civili. Secondo il diritto internazionale umanitario, tutte le parti coinvolte in un conflitto devono cercare di ridurre al minimo i rischi per i civili, anche rinviando o cancellando un attacco se diventa evidente che la popolazione civile potrebbe essere danneggiata in modo sproporzionato rispetto all’obiettivo.</p>
<p>La natura controversa dell’attacco nella provincia di Hajjab spiega bene perché sia necessaria un’inchiesta credibile, internazionale e indipendente per accertare i fatti riguardanti presunte violazioni commesse da tutte le parti impegnate nel conflitto dello Yemen.</p>
<p>Abdelhaseeb al-Mutawakil ha raccontato i terribili momenti del doppio, consecutivo attacco aereo compiuto nel gennaio 2016 dalle forze della coalizione contro la sua abitazione a Mu’een, un quartiere occidentale della capitale Sana’a. All’interno dell’abitazione si trovavano la moglie e due figlie piccole, scampate miracolosamente alle esplosioni:</p>
<p>“Ci siamo ritrovati con i vetri delle finestre addosso. Ho nascosto le bambine sotto le scale. Le due esplosioni avevano ridotto la casa a pezzi e non c’era alcun modo di scappare”.</p>
<p>Il doppio attacco, che ha apparentemente preso di mira una casa privata senza che nei dintorni vi fosse alcuna presenza militare, è simile a decine di altri attacchi registrati nell’ultimo anno che hanno violato il diritto internazionale umanitario.</p>
<p>Le forze della coalizione diretta dall’Arabia Saudita hanno inoltre ripetutamente usato le bombe a grappolo, armi indiscriminate il cui uso è vietato, in attacchi che hanno ucciso e ferito civili, anche nella capitale Sana’a.</p>
<p>Amnesty International ha anche indagato su almeno 30 attacchi da terra, indiscriminati o portati a termine senza tener conto delle conseguenze, da parte delle forze huthi e di quelle alleate, composte da fedeli dell’ex presidente Saleh, nelle città meridionali di Aden e Ta’iz in cui sono stati uccisi 68 civili, tra cui decine di bambini. Le forze huthi e i loro alleati hanno usato quotidianamente armi imprecise come i colpi di mortaio contro i centri abitati, in violazione del diritto internazionale umanitario.</p>
<p>Le forze huthi si sono poi rese responsabili di arresti arbitrari, imprigionamenti e rapimenti di presunti oppositori, compresi attivisti e giornalisti, e hanno sottoposto a una dura repressione le organizzazioni non governative e gli attivisti per i diritti umani nelle zone sotto il loro controllo.</p>
<p><strong>Una crescente crisi umanitaria</strong><br />
Il conflitto ha dato luogo a un disastro in cui gran parte della popolazione civile yemenita si è trovata a dipendere dagli aiuti a causa della drammatica scarsità di cibo, acqua potabile e medicinali.</p>
<p>La crisi è stata esacerbata, nelle zone controllate dalle forze huthi, da un parziale blocco aereo e navale che ha gravemente limitato l’importazione e la fornitura di carburante e altri beni essenziali.</p>
<p>A Ta’iz, le forze huthi e i loro alleati hanno impedito l’ingresso di forniture mediche e cibo per lunghi mesi, durante i quali molti abitanti sono rimasti praticamente intrappolati in città e privati di beni fondamentali in quella che è risultata una punizione collettiva nei confronti della popolazione civile.<br />
“Gli ostacoli all’arrivo degli aiuti stanno aggravando il ciclo di profonda sofferenza della popolazione civile in buona parte del paese. Tutte le parti in conflitto devono assicurare che i civili nelle zone sotto il loro controllo abbiano accesso agli aiuti umanitari” – ha concluso Lynch.</p>
<p><strong>Ulteriori informazioni</strong><br />
In occasione dell’anniversario dell’inizio del conflitto in Yemen il 25 marzo, Amnesty International Italia promuove a Roma due incontri pubblici di approfondimento alla presenza di Donatella Rovera, senior crisis response adviser di Amnesty International, che negli ultimi 20 anni ha guidato missioni di ricerca documentando violazioni dei diritti umani in situazioni di crisi nelle aree di conflitto più pericolose al mondo dal Medio Oriente all’Africa del Nord fino ai conflitti dell’Africa subsahariana.</p>
<p>Giovedì 31 marzo alle ore 18.30 presso il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo (Corner D, via Guido Reni 4 a) si terrà l’incontro “Un anno di guerra nello Yemen: le responsabilità della comunità internazionale”. Interverranno con Donatella Rovera il Prof. Maurizio Simoncelli, vice presidente Archivio Disarmo e Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. La location museale ospiterà il reportage fotografico “Sanaa: la città dai vetri infranti e dai sogni distrutti” di Rawan Shaif. Ingresso libero.</p>
<p>Venerdì 1° aprile alle ore 10.15 presso l’Università degli Studi Roma Tre (sala del Consiglio del Dipartimento di Giurisprudenza, via Ostiense 159) nell’ambito dei seminari Human rights seminar series, Donatella Rovera, terrà la conferenza Human rights analisys in crisis countries: methodology and stories by Amnesty International. Sarà l’occasione per conoscere le metodologie di ricerca dell’organizzazione per la tutela dei diritti umani dalla diretta testimonianza dell’esperta sulla risposta alle crisi umanitarie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/23/91365/">Amnesty International: in Yemen i flussi di armi uccidono i civili</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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