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	<title>arte Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Padova candidata a capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[capitale italiana dell'arte contemporanea 2028]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato scientifico]]></category>
		<category><![CDATA[padova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;La città di Padova ha presentato ufficialmente al Ministero della Cultura la propria candidatura a Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028. Il riconoscimento, istituito con il decreto ministeriale n. 117 del marzo 2024, rappresenta una delle iniziative di eccellenza nell&#8217;ambito delle politiche di valorizzazione promosse dal MiC. La prima città a essersi vista riconoscere il titolo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;La città di Padova ha presentato ufficialmente al Ministero della Cultura la propria candidatura a Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028. Il riconoscimento, istituito con il decreto ministeriale n. 117 del marzo 2024, rappresenta una delle iniziative di eccellenza nell&#8217;ambito delle politiche di valorizzazione promosse dal MiC. La prima città a essersi vista riconoscere il titolo è stata Gibellina, in carica quest&#8217;anno, mentre per il 2027 la città designata è Alba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura di Padova, presentata formalmente dall&#8217;Amministrazione Comunale secondo quanto previsto dal bando ministeriale, nasce da un ampio percorso partecipato che ha coinvolto istituzioni, organizzazioni, comunità, cittadini, professionisti e numerose realtà del territorio. Un progetto condiviso che riconosce nell&#8217;arte contemporanea uno strumento di conoscenza, confronto e costruzione del futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla regia del Comune di Padova, con il patrocinio della Regione Veneto, si affiancano la collaborazione strategica dell&#8217;Università di Padova, della Diocesi di Padova e delle tre fondazioni private operanti in città – Fondazione Alberto Peruzzo, Fondazione Chiara e Francesco Carraro e Fondazione Bano – e il coinvolgimento di numerose realtà del terzo settore, associazioni, cooperative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ruolo particolarmente rilevante è inoltre svolto dalle organizzazioni del mondo economico, produttivo e turistico padovano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il titolo della candidatura è <em>Ancora imparo. Esercizi di dissidenza</em></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Padova Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028 nasce dall&#8217;idea che la città possieda, nella propria storia, un&#8217;identità naturalmente contemporanea: una vocazione alla libertà di pensiero, alla sperimentazione, alla messa in discussione dei paradigmi consolidati e alla ricerca scientifica e artistica come strumenti di innovazione e trasformazione civile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura intende valorizzare Padova non soltanto come città d&#8217;arte, universitaria e scientifica, ma anche come laboratorio interdisciplinare europeo nel quale arte contemporanea, ricerca, innovazione, formazione e spazio pubblico possano dialogare per generare nuove forme di conoscenza, partecipazione e sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli obiettivi strategici della candidatura figurano la rigenerazione e l&#8217;attivazione di nuovi spazi per il contemporaneo, l&#8217;ampliamento dell&#8217;accesso alla cultura, il coinvolgimento delle giovani generazioni attraverso programmi educativi, di formazione, ricerca e produzione culturale, il rafforzamento delle reti tra istituzioni pubbliche e private, la cooperazione internazionale e la costruzione di un&#8217;eredità culturale stabile e misurabile nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva la candidatura assume l&#8217;arte contemporanea non come settore specialistico, ma come strumento capace di mettere in relazione saperi, comunità, luoghi e processi di trasformazione urbana, sociale e culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura della candidatura e del programma nasce da un&#8217;approfondita analisi della città contemporanea: dei cambiamenti in atto, delle infrastrutture culturali in corso di realizzazione, delle energie creative già presenti, della distribuzione demografica dei quartieri, delle reti sociali e associative e delle dinamiche di sviluppo che stanno ridefinendo la geografia urbana di Padova.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2028 non rappresenta un punto di partenza, ma il momento in cui processi già in essere potranno trovare una sintesi e una nuova capacità di sviluppo. La candidatura intercetta infatti una fase particolarmente significativa per la città, caratterizzata dall&#8217;attivazione di nuovi spazi culturali, dalla crescita di progettualità diffuse e dalla progressiva ridefinizione del rapporto tra centro storico e quartieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Padova 2028 intende infatti riconoscere, valorizzare e mettere in relazione risorse, competenze, progettualità e infrastrutture che la città ha già sviluppato negli ultimi anni, trasformandole in una piattaforma condivisa di crescita culturale, ricerca e innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione è stata dedicata all&#8217;individuazione di nuove centralità urbane e culturali, in una prospettiva policentrica che identifica il valore strategico di quartieri ad alta densità e ricchezza sociale e culturale, come l&#8217;Arcella, insieme ad altri contesti della città chiamati a svolgere un ruolo sempre più rilevante nei processi di produzione culturale, partecipazione e trasformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto prende avvio dalla lunga tradizione patavina di libertà di pensiero. Qui, nel 1222, un gruppo di docenti e studenti fondò l&#8217;Università perché Padova garantiva la libertà di studio e di ricerca. Nel corso dei secoli, la città e il suo Ateneo hanno dato voce a personalità molto diverse tra loro, accomunate dalla capacità di innovare e di mettere in discussione le conoscenze del proprio tempo: da Pietro d&#8217;Abano a Galileo Galilei, da Andrea Vesalio a Elena Cornaro Piscopia, da Giotto a Mantegna, fino al Gruppo N e a Maurizio Cattelan, oggi componente della Direzione Artistica del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A partire da queste figure e da queste storie, la candidatura propone <strong>Padova </strong>come <strong>città della dissidenza creativa</strong>: una città capace di produrre nuovi linguaggi, mettere in discussione le forme consolidate della conoscenza e trasformare il confronto tra saperi diversi in una risorsa per il futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Anchora inparo&#8221;</strong> è la celebre espressione attribuita a Michelangelo, ripresa da Goya e successivamente scelta da Gio Ponti per la Scala del Sapere di Palazzo Bo, sede storica dell&#8217;Università di Padova. Il significato della frase è semplice e profondo: rimanere aperti all&#8217;ascolto, allo studio e alla possibilità di continuare a imparare. È proprio questa attitudine che Padova intende riaffermare attraverso la propria candidatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Direzione Artistica e il Comitato Scientifico</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo molti anni trascorsi lontano dalla città in cui è nato, <strong>Maurizio Cattelan</strong> torna a confrontarsi direttamente con Padova attraverso questo progetto. La sua carriera si è sviluppata prevalentemente altrove – tra Bologna nei primi anni Novanta, poi Milano, New York e i principali contesti internazionali dell&#8217;arte contemporanea – ma negli ultimi tempi l&#8217;artista ha riscoperto una città profondamente cambiata, attraversata da nuove energie culturali, sociali e progettuali. La capacità di innovazione, di pensiero libero e di sperimentazione che caratterizza Padova non rappresenta soltanto uno dei temi della candidatura, ma anche una delle ragioni che hanno motivato il suo coinvolgimento nella costruzione del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Direzione Artistica di Padova 2028 raccorda tre figure che hanno già collaborato in diverse occasioni e che, pur provenendo da esperienze differenti, condividono un&#8217;attenzione comune per la ricerca, la sperimentazione e la capacità dell&#8217;arte di attivare nuove forme di relazione tra persone, luoghi e saperi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A guidare il progetto saranno <strong>Maurizio Cattelan</strong>, artista padovano riconosciuto a livello globale per una ricerca fondata sulla messa in discussione dei codici, delle gerarchie e delle narrazioni consolidate; <strong>Marta Papini</strong>, curatrice che ha sviluppato una pratica profondamente radicata nei territori e nelle comunità, con particolare attenzione all&#8217;arte pubblica, ai processi partecipativi e agli spazi non convenzionali; <strong>Myriam Ben Salah</strong>, curatrice franco-tunisina e direttrice della Renaissance Society di Chicago – storica istituzione universitaria dedicata alla sperimentazione artistica e alla ricerca contemporanea – e attualmente curatrice del Padiglione francese alla Biennale Arte 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A supporto della Direzione Artistica opera, inoltre, un <strong>Comitato Scientifico</strong> composto da figure di primo piano del panorama culturale e accademico internazionale: <strong>Cecilia Alemani</strong>, curatrice e già direttrice artistica della Biennale Arte di Venezia 2022; il <strong>Cardinale José Tolentino de Mendonça</strong>, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l&#8217;Educazione della Santa Sede; <strong>Daniela Mapelli</strong>, Rettrice dell&#8217;Università di Padova; e <strong>Renzo Piano</strong>, architetto e senatore a vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza del Comitato Scientifico rafforza uno dei tratti distintivi della candidatura: la costruzione di un dialogo permanente tra arte contemporanea, ricerca scientifica, architettura e urbanistica, educazione, spiritualità, innovazione e spazio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le linee guida del progetto</strong><strong> nel dossier di candidatura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ancora imparo. Esercizi di dissidenza</em></strong>immagina Padova come un grande laboratorio urbano, ma non come un progetto che si sovrappone alla città dall&#8217;esterno. La candidatura nasce infatti dall&#8217;ascolto delle sue comunità, dalla valorizzazione delle sue risorse culturali, dalla lettura delle sue trasformazioni urbane e sociali e dal riconoscimento delle energie creative che già oggi la attraversano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma non atterra sulla città come un dispositivo estraneo, ma nasce dal suo humus culturale e civile. Si sviluppa a partire dalla storia di Padova, dalle sue istituzioni, dai suoi luoghi, dalle sue comunità e dalle sue capacità di innovazione, mettendole in relazione con le grandi questioni del presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, Padova 2028 immagina la città come un laboratorio nel quale arte contemporanea, ricerca, formazione e partecipazione possano dialogare in modo continuativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mostre, commissioni pubbliche, residenze artistiche, programmi educativi, conferenze, produzioni editoriali e attività di ricerca saranno parte di un disegno unitario volto a rafforzare il ruolo della città come piattaforma di produzione culturale e sperimentazione contemporanea, capace di generare effetti duraturi oltre il 2028 attraverso la realizzazione di nuove opere, produzioni e progetti destinati a incrementare il patrimonio culturale pubblico della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto coinvolge l&#8217;intero corpo cittadino, rafforzando reti già esistenti e favorendo nuove forme di collaborazione. Da un lato propone una visione culturale affidata alla Direzione Artistica e sviluppata attraverso progetti originali, mostre, residenze e programmi di ricerca; dall&#8217;altro assume una funzione di coordinamento e valorizzazione delle numerose iniziative promosse da fondazioni, Università, associazioni, spazi indipendenti e operatori culturali attivi sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, Padova 2028 intende mettere in relazione il patrimonio di competenze, esperienze e progettualità già presenti in città con reti culturali, artistiche e di ricerca nazionali e internazionali, trasformando la candidatura in un&#8217;occasione di crescita condivisa e di apertura verso nuovi contesti di confronto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura si propone inoltre di rafforzare il posizionamento internazionale di Padova attraverso nuove reti di collaborazione con istituzioni culturali, università, artisti e organizzazioni provenienti da contesti internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che un singolo programma di eventi, Padova 2028 si propone dunque come una piattaforma culturale urbana capace di mettere in relazione istituzioni, quartieri, università, fondazioni, imprese culturali, comunità e cittadini all&#8217;interno di una visione condivisa, destinata a produrre effetti duraturi ben oltre l&#8217;anno della Capitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura si innesta inoltre su un importante programma di recupero e rifunzionalizzazione di spazi culturali distribuiti tra centro storico e quartieri, che entro il 2028 metterà a disposizione della città oltre 20.000 metri quadrati di nuove infrastrutture dedicate alla cultura, all&#8217;arte contemporanea, alla formazione e alla partecipazione. Questa rete di luoghi contribuirà a costruire una geografia diffusa del contemporaneo, mettendo in relazione patrimonio storico, spazi culturali, luoghi della formazione e aree interessate da processi di rigenerazione urbana. Ne fanno parte, tra gli altri, il Palazzo della Ragione, l&#8217;Orto Botanico, il Castello Carrarese, il Museo degli Eremitani, Palazzo Lanza, Palazzo Zabarella e l&#8217;ex Cinema Altino nel centro storico; il San Carlo Center DU30, il Palazzo Configliachi e il Laboratorio di Quartiere all&#8217;Arcella; Villa Breda a Ponte di Brenta e numerosi altri luoghi della città, chiamati a comporre una rete capace di connettere centro e periferie, memoria e contemporaneità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il percorso del dossier di candidatura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura di Padova è stata consegnata al Ministero della Cultura il 15 giugno 2026. Sarà ora valutata, insieme alle altre proposte presentate, dalla commissione nominata dal Ministero, che individuerà nei prossimi mesi le candidature finaliste e successivamente la città vincitrice del titolo di Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso di selezione proseguirà quindi attraverso le successive fasi previste dal bando ministeriale, che porteranno all&#8217;individuazione della città chiamata a rappresentare nel 2028 uno dei principali progetti nazionali dedicati all&#8217;arte contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dichiarazioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sergio Giordani</strong>, <strong>Sindaco di Padova</strong>: «Sono molto felice che Padova abbia presentato la propria candidatura a Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028 e auspico che il Ministero possa riconoscere la qualità del progetto che abbiamo costruito. Una qualità che non risiede soltanto nella storia straordinaria della nostra città, ma soprattutto nella solidità e nella concretezza della proposta presentata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Desidero sottolineare come questa candidatura sia il risultato di un grande lavoro condiviso, sviluppato insieme alle istituzioni cittadine, all&#8217;Università, alle realtà culturali, sociali ed economiche del territorio. Un ringraziamento particolare va alle fondazioni che da anni sostengono la crescita culturale di Padova – la Fondazione Alberto Peruzzo, la Fondazione Bano e ora anche la Fondazione Chiara e Francesco Carraro – che hanno scelto di affiancare la città anche in questo percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se Padova sarà selezionata, il progetto potrà rappresentare un importante motore di sviluppo culturale, artistico e sociale, con ricadute significative anche sul piano economico e turistico. Il 2028 è molto vicino: per questo dobbiamo continuare a lavorare insieme, con entusiasmo e senso di responsabilità, per farci trovare pronti a questa importante sfida».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniela Mapelli</strong>, <strong>Rettrice dell&#8217;Università di Padova</strong>: «La candidatura di Padova rappresenta un passaggio importante, che unisce storia e visione, radici profonde e capacità di guardare avanti. Entrare a far parte del Comitato Scientifico significa contribuire a un percorso che non è solo progettuale, ma culturale, e che chiama in causa il ruolo stesso della conoscenza nella costruzione del futuro. Padova è una città che ha fatto della relazione tra sapere, istituzioni e comunità la propria cifra distintiva. Una città in cui l&#8217;università, fin dalle origini, è stata luogo di apertura, di dialogo e di libertà. È in questa tradizione che si inserisce oggi una candidatura che guarda all&#8217;Europa e al mondo, mettendo al centro la capacità di interpretare il cambiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Ancora imparo&#8221; è stato anche uno dei messaggi chiave per i festeggiamenti degli 800 anni del nostro Ateneo: ovvero la consapevolezza che la conoscenza non è mai acquisita una volta per tutte, ma si rinnova continuamente, attraverso il confronto, la ricerca e l&#8217;incontro tra saperi diversi. È questo lo spirito con cui accompagniamo questo percorso».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Andrea Colasio</strong>, <strong>Assessore alla Cultura</strong>: «La candidatura di Padova a Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028 si configura come una grande opportunità per la nostra città, ché viene a dilatare i territori artistici che ne definiscono la sua identità nazionale e internazionale. Accanto alla <em>Urbs Picta</em> il progetto di Padova contemporanea 2028 amplia l&#8217;offerta culturale complessiva. Si tratta di un percorso che è il naturale esito di una strategia che, negli ultimi anni, ha visto una molteplicità di attori, pubblici e privati, investire, con decisione, sui linguaggi e i luoghi del contemporaneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un processo che ha comportato la riqualificazione e la rigenerazione di edifici e luoghi spesso abbandonati, restituiti a una nuova identità e funzione pubblica: il Cinema Altino, la Chiesa di Sant&#8217;Agnese e Palazzo Lanza, Palazzo Configliachi, il Du30, il Castello Carrarese, ma che riguarda anche le numerosissime sedi dell&#8217;Università fino agli Hangar dell&#8217;Aeroporto Allegri. Una strategia che ha iniziato a riscrivere l&#8217;asse centro-periferia delle politiche culturali, individuando nuovi spazi che saranno vocati e destinati alla creatività artistica e all&#8217;arte contemporanea: è il caso del DU30, che ospiterà delle vere e proprie residenze artistiche, e di Palazzo Configliachi vocato all&#8217;arte del Novecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di forza della candidatura è naturalmente rappresentato dalla presenza di un artista di fama internazionale quale Maurizio Cattelan che, da padovano, ha deciso di dare alla città il suo preziosissimo contributo culturale. Accanto a lui curatrici di rango internazionale quali Marta Papini e Myriam Ben Salah.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro punto di forza è la connessione del progetto con la storia culturale della città, a partire dal titolo della candidatura: <em>Ancora imparo. Esercizi di dissidenza</em>, che si riferisce a quanto Gio Ponti, ispirandosi a Michelangelo e a Goya, fece scrivere sulla Scala del Sapere al Bo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esercizi di dissidenza rinvia poi alla grande tradizione di libertà e al modo in cui, nella lunga durata, la nostra città, con forme di dissidenza generativa, ha saputo rompere schemi consolidati e vecchi paradigmi: Giotto reinventò il linguaggio artistico, Pietro d&#8217;Abano, Galileo e altri studiosi dell&#8217;Ateneo patavino si mossero su questo stesso terreno coniugando sperimentazione scientifica e innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa Università di Padova nasce nel 1222, proprio perché pochi anni prima la città, con la Torre degli Anziani e la costruzione del Palazzo della Ragione, esprimeva, con forza, la stretta connessione tra libero comune e libertà civiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la connessione del progetto è anche con quei fermenti artistici e culturali che, in epoche più recenti, si sono caratterizzati per la forte capacità innovativa, come ad esempio il Gruppo N, cui sarà dedicata una sezione speciale all&#8217;interno del Castello Carrarese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura è infine il risultato di un percorso corale che ha coinvolto molteplici realtà istituzionali, imprenditoriali, associazioni, nonché la stessa Diocesi e l&#8217;Università di Padova, che vi collabora mettendo a capitale comune del progetto l&#8217;Orto Botanico oltre ai molteplici progetti, saperi e competenze diffuse dei suoi Dipartimenti».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maurizio Cattelan, Marta Papini e Myriam Ben Salah, Direzione Artistica</strong>: «Ci interessa l&#8217;arte quando innesca domande, quando mette in crisi le abitudini dello sguardo, quando crea spazi di confronto invece di confermare ciò che già sappiamo. Per questo abbiamo scelto di partire dall&#8217;idea di dissidenza: un esercizio di libertà, curiosità e immaginazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Padova possiede una lunga tradizione di pensiero indipendente, ricerca e sperimentazione. Il nostro compito non sarà portare qualcosa dall&#8217;esterno, ma lavorare insieme alle moltissime energie che già attraversano la città, spesso in modo sotterraneo, mettendole in relazione tra loro e con artiste e artisti, istituzioni, comunità e reti internazionali. La candidatura nasce dall&#8217;ascolto di ciò che Padova è oggi e dalla volontà di valorizzarne le trasformazioni già in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorremmo che Padova 2028 fosse un&#8217;occasione per guardare la città da prospettive inattese: con gli occhi di chi la incontra per la prima volta, di chi la abita ogni giorno senza più accorgersi di alcune sue ricchezze, ma anche di chi ci ritorna dopo molti anni e la scopre diversa da come la ricordava. Una città capace di sorprendere per la vitalità delle sue energie culturali, scientifiche e sociali, spesso meno visibili di quanto meritino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci interessa ciò che accade quando mondi diversi entrano in contatto: quando l&#8217;arte incontra la ricerca scientifica, quando il patrimonio dialoga con il contemporaneo, quando i quartieri diventano luoghi di produzione culturale, quando una comunità si confronta con idee che arrivano da altrove. È in queste tensioni, tra realtà e immaginazione, tra ciò che esiste e ciò che potrebbe esistere, che spesso nasce qualcosa di nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo una parte importante del progetto guarda ai giovani e agli oltre 76.000 studenti che vivono, attraversano e trasformano Padova ogni anno. Sono la comunità naturale di una candidatura che si intitola <em>Ancora imparo</em>. Vorremmo offrire occasioni di incontro, ricerca, produzione e sperimentazione capaci di accendere curiosità, creare opportunità e costruire relazioni durature tra chi oggi studia a Padova e il futuro della città, che sarà inevitabilmente anche il loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci interessa costruire soltanto un programma di eventi. Le mostre sono la parte più visibile di un processo molto più profondo. Ci interessa lavorare sulle infrastrutture culturali, sulle relazioni, sulle competenze, sugli spazi e sulle opportunità che possono continuare a produrre valore anche dopo il 2028.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la dissidenza è la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste, allora il lascito più importante di Padova 2028 sarà contribuire a rendere la città ancora più consapevole delle proprie possibilità. Aiutarla a continuare a trasformarsi, a non accontentarsi, a mantenere viva quella tensione verso il nuovo che attraversa la sua storia da oltre ottocento anni. Perché una città viva non è quella che smette di interrogarsi, ma quella che continua a immaginare, sperimentare e reinventare il proprio futuro.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il Muspac riaccoglie arte e cinema</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 13:25:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il MUSPAC – Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea dell’Aquila ripropone la rassegna ART e CINEMA, uno degli eventi più longevi della propria programmazione, in occasione del progetto COSTRUIRE CULTURA. 41 anni d’arte all’Aquila, inserito nel calendario di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Attiva fin dal 1984 nella sede di via Crispomonti, la manifestazione esplora il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il MUSPAC – Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea dell’Aquila ripropone la rassegna ART e CINEMA, uno degli eventi più longevi della propria programmazione, in occasione del progetto COSTRUIRE CULTURA. 41 anni d’arte all’Aquila, inserito nel calendario di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Attiva fin dal 1984 nella sede di via Crispomonti, la manifestazione esplora il dialogo tra arti visive e linguaggio cinematografico, indagando le connessioni tra immagine artistica e narrazione filmica.</p>
<p>Per tre serate consecutive il museo dedica il proprio schermo a tre giganti del Novecento: Paul Gauguin, Francis Bacon e Alberto Giacometti, accomunati da una visione dell’arte radicale, estrema e profondamente umana.</p>
<p>Martedì 24 febbraio alle ore 18.00 verrà proiettato Gauguin – Viaggio a Tahiti, con Vincent Cassel nei panni dell’artista. Il film, ispirato al diario illustrato Noa Noa: The Tahiti Journal of Paul Gauguin, segue la scelta di Gauguin di lasciare una Parigi considerata decadente per cercare a Tahiti una “verità artistica assoluta”, tra idillio esotico e amarezza.</p>
<p>Mercoledì 25 febbraio alle ore 18.00 sarà la volta di Love Is the Devil: Study for a Portrait of Francis Bacon, liberamente tratto dalla biografia Francis Bacon: una vita dorata nei bassifondi di Daniel Farson. Con Derek Jacobi, Tilda Swinton e Daniel Craig, il film si concentra sul rapporto tormentato tra Bacon e George Dyer, esplorando le radici emotive della sua pittura.</p>
<p>La rassegna si conclude giovedì 26 febbraio alle ore 18.00 con Final Portrait, dedicato agli ultimi due anni di vita di Alberto Giacometti e al suo legame con lo scrittore James Lord. Il racconto mette in luce il processo creativo che trasforma la realizzazione di un ritratto in riflessione sul tempo, sull’identità e sul senso dell’arte.</p>
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		<title>Sulmona (AQ) dà il via alla Stagione della Prosa</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2025 22:50:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 5 settembre alle 18 Palazzo Tabassi (via E. Ciofano 44) ospiterà la presentazione della Stagione di prosa 2025/26 del Teatro Maria Caniglia, promossa da Meta APS in partnership con il Comune di Sulmona. Il sindaco Luca Tirabassi e il direttore artistico Patrizio Maria D’Artista illustreranno il cartellone degli spettacoli e le iniziative collaterali, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 5 settembre alle 18 Palazzo Tabassi (via E. Ciofano 44) ospiterà la presentazione della Stagione di prosa 2025/26 del Teatro Maria Caniglia, promossa da Meta APS in partnership con il Comune di Sulmona. Il sindaco Luca Tirabassi e il direttore artistico Patrizio Maria D’Artista illustreranno il cartellone degli spettacoli e le iniziative collaterali, che spazieranno da approfondimenti culturali a progetti legati al sociale.</p>
<p>L’invito è esteso a tutta la cittadinanza, chiamata a partecipare per scoprire il programma e inaugurare insieme il nuovo anno teatrale. Subito dopo la presentazione, sabato 6 e domenica 7 settembre (ore 10-20 in orario continuato), prenderà il via la campagna abbonamenti nell’atrio del Teatro Maria Caniglia. Chi si iscriverà in quei giorni potrà scegliere il posto preferito tra tutte le file, godere di comode sedute e di un piccolo ristoro in ambiente accogliente. Parallelamente, dal 6 settembre sarà attiva la vendita online tramite Ciaotickets.</p>
<p>Da martedì 9 settembre la sottoscrizione proseguirà al “Centro di Informazioni Turistiche – IAT Sulmona”, nel Complesso della Ss. Annunziata lungo corso Ovidio, aperto dal martedì alla domenica (9:30-12:00 e 16:00-19:00).</p>
<p>Per dettagli e approfondimenti è possibile chiamare il numero 329 933 9837, consultare i canali social del teatro, visitare il sito www.teatromariacaniglia.com o scrivere a info@teatromariacaniglia.com.</p>
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		<title>ARCA, arte, rigenerazione, comunità e abitare: l’USRC affianca i Comuni nella rivitalizzazione del cratere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 20:37:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stato presentato nella sala consiliare del Comune di Barisciano il progetto “ARCA – Arte, Rigenerazioni, Comunità, Abitare”, un’iniziativa socio-culturale guidata dalla direttrice artistica Silvia Di Gregorio e promossa da undici Comuni del Cratere. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio artistico, paesaggistico e umano del territorio, offrendo nuove opportunità ai giovani che vi abitano. Finanziato dal [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato presentato nella sala consiliare del Comune di Barisciano il progetto “ARCA – Arte, Rigenerazioni, Comunità, Abitare”, un’iniziativa socio-culturale guidata dalla direttrice artistica Silvia Di Gregorio e promossa da undici Comuni del Cratere. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio artistico, paesaggistico e umano del territorio, offrendo nuove opportunità ai giovani che vi abitano.</p>
<p>Finanziato dal Programma Restart Priorità C, ARCA si svilupperà fino al prossimo novembre con interventi di arte partecipata, residenze internazionali ospitate in ciascun Comune, laboratori nelle scuole e attività inclusive realizzate in collaborazione con le associazioni locali.</p>
<p>Il progetto punta a trasformare l’arte in un motore di rigenerazione sociale in grado di creare legami tra le nuove generazioni e favorire il rilancio dei borghi. “Con ARCA vogliamo rendere protagonisti gli abitanti, le associazioni e le maestranze locali” ha spiegato Fabrizio d’Alessandro, sindaco di Barisciano e capofila dell’iniziativa. “È un’opportunità per sperimentare, un’occasione concreta per partecipare ad una nuova sfida, fare dell’arte un motore trainante della rinascita del nostro territorio.”</p>
<p>Oltre a Barisciano, partecipano Acciano, Fontecchio, Fossa, Ocre, Poggio Picenze, Sant’Eusanio Forconese, Tione degli Abruzzi, Villa Sant’Angelo, Scoppito e Tornimparte. Il progetto riceve il patrocinio e il sostegno dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere (USRC), che interpreta la collaborazione territoriale come strumento chiave per una rinascita a tutto tondo. “ARCA rappresenta un esempio virtuoso di come, al di là della ricostruzione materiale, sia fondamentale camminare di pari passo con quella sociale e culturale,” ha dichiarato Raffaello Fico, titolare dell’USRC. “L’Ufficio è al fianco dei Comuni per facilitare la sinergia tra istituzioni, associazioni e cittadini, e questo modello di governance dimostra di essere la strada per un rilancio condiviso del territorio.”</p>
<p>Tra i partner figurano la Banca di Credito Cooperativo di Roma, il Museo Nazionale d’Abruzzo (MUNDA), il MAXXI L’Aquila, il Teatro Stabile d’Abruzzo (TSA), l’Università dell’Aquila con il proprio incubatore di creatività, il centro d’arte contemporanea The Current (USA), la cooperativa AppStart Onlus, la Comunità 24 Luglio e artisti locali e internazionali. Queste realtà contribuiranno allo scambio culturale e alla realizzazione di progetti artistici partecipativi.</p>
<p>Con ARCA le comunità non saranno semplici spettatrici, ma protagoniste attive di un percorso che abita i luoghi e dà forma a nuove storie da raccontare.</p>
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		<title>Cantieri dell’Immaginario 2025: 38 momenti per abitare la cultura come spazio condiviso tra arte, partecipazione e territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 16:51:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La rassegna Cantieri dell’Immaginario torna a L’Aquila dal 4 luglio al 7 agosto con un cartellone di 38 appuntamenti tra musica, danza, teatro e comicità destinati a un pubblico di tutte le età. L’iniziativa si svolgerà nel centro storico e in alcune località limitrofe, tra cui Fossa, Lucoli e la frazione di Collebrincioni, per ampliare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La rassegna Cantieri dell’Immaginario torna a L’Aquila dal 4 luglio al 7 agosto con un cartellone di 38 appuntamenti tra musica, danza, teatro e comicità destinati a un pubblico di tutte le età. L’iniziativa si svolgerà nel centro storico e in alcune località limitrofe, tra cui Fossa, Lucoli e la frazione di Collebrincioni, per ampliare il coinvolgimento delle comunità e rafforzare il rapporto tra arte e territorio.  </p>
<p>“Un’edizione costruita con la stessa cura con cui si costruisce una casa: accessibile a tutti, capace di restituire alla città il battito della propria anima attraverso musica, teatro, danza e ogni forma d’arte.” Con queste parole il direttore artistico Leonardo De Amicis presenta il programma 2025 dell’evento, che si inserisce nel percorso verso L’Aquila Capitale della Cultura 2026.  </p>
<p>Dal 2018 al 2024 i Cantieri hanno ospitato oltre 250 spettacoli e totalizzato circa 150.000 spettatori. “Non è solo una rassegna – sottolinea il direttore – ma un luogo vivo in cui la cultura diventa esperienza condivisa, un laboratorio permanente di relazioni, scambi e incontri. Torniamo ad abitare luoghi diventati cari – dalla Scalinata di San Bernardino all’Auditorium del Parco – con una proposta che incrocia grandi nomi e nuovi talenti, linguaggi pop e ricerca, tradizione e sperimentazione.”  </p>
<p>L’iniziativa è promossa dal Comune dell’Aquila con il sostegno del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo e in collaborazione con diversi enti culturali regionali: Teatro Stabile d’Abruzzo, Società Aquilana dei Concerti “Bonaventura Barattelli”, Gruppo E-Motion, Teatro dei 99, I Solisti Aquilani, Istituzione Sinfonica Abruzzese e Teatro Zeta.  </p>
<p>Accanto al valore artistico, particolare rilievo viene riservato agli aspetti sociali: sono previste attività per favorire l’inclusione e garantire l’accessibilità. Tra queste, uno spettacolo reso completamente accessibile grazie alla presenza di interpreti LIS, realizzato in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi (ENS).  </p>
<p>“Anche quest’anno – conclude De Amicis – vogliamo condividere qualcosa che vada oltre il palco: un’occasione di partecipazione, consapevolezza e speranza. Vi aspettiamo con il cuore aperto.”</p>
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		<title>La Bruttezza trasformata in arte: dalla meraviglia dei Gonsalvus e Merrick all&#8217;estetica di Bominaco e Bomarsio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 16:11:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La bellezza è l&#8217;incontro fra la forma e l&#8217;essenza, ma anche l&#8217;incontro fra l&#8217;uomo e la sua inquietudine, il suo desiderio di comprensione.&#8221; — Umberto Eco, Storia della Bruttezza, 2007 La storia dell&#8217;umanità è costellata di figure che, per la loro diversità fisica, hanno suscitato stupore, curiosità e, a volte, pietà. Questi personaggi – come [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;La bellezza è l&#8217;incontro fra la forma e l&#8217;essenza, ma anche l&#8217;incontro fra l&#8217;uomo e la sua inquietudine, il suo desiderio di comprensione.&#8221;</em> — Umberto Eco, <em>Storia della Bruttezza, 2007</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia dell&#8217;umanità è costellata di figure che, per la loro diversità fisica, hanno suscitato stupore, curiosità e, a volte, pietà. Questi personaggi – come Petrus Gonsalvus, il &#8220;gentiluomo selvaggio&#8221; del Cinquecento, e Joseph Merrick, l&#8217;uomo elefante immortalato nel cinema – sono diventati simboli di un percorso in cui la &#8220;bruttezza&#8221; non è solo una deformità, ma una condizione complessa che, se reinterpretata, può rivelare bellezza e profonda umanità. Oggi, in contesti che abbracciano il diverso, come Bominaco e Bomarsio, questa bruttezza si trasforma in arte, in un linguaggio che racconta storie di sensibilità, cultura e trasformazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La meraviglia del diverso: i volti di Gonsalvus e Merrick</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Petrus Gonsalvus</strong> nacque nel 1537 a Tenerife e divenne celebre per la sua ipertricosi, che gli conferiva un aspetto insolito ma, paradossalmente, nobile. Portato alla corte di Enrico II di Francia, Petrus fu accolto non solo come una curiosità, ma come una meraviglia naturale da esibire nei salotti aristocratici. I ritratti realizzati da Agostino Carracci e Lavinia Fontana lo immortalano in una luce che combina esotismo e dignità, rivelando come l&#8217;apparenza, per quanto diversa, possa celare una profonda ricchezza culturale ed emotiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joseph Merrick</strong>, conosciuto come &#8220;l&#8217;uomo elefante&#8221;, rappresenta un&#8217;altra dimensione del contrasto tra apparenza e sostanza. La sua esistenza, segnata da deformazioni estreme, lo vide relegato a spettacoli di curiosità, dove veniva giudicato esclusivamente per il suo aspetto. Tuttavia, il racconto della sua vita, reso celebre dal film di David Lynch, ci mostra come la sua sofferenza e il suo spirito interiore possano rivelare una bellezza che va oltre il fisico, invitando alla riflessione sul valore dell&#8217;essere umano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La storia della bruttezza: dalla curiosità alla celebrazione estetica</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dei secoli, ciò che è stato definito &#8220;bruttezza&#8221; è stato spesso trattato come una deviazione dai canoni estetici ideali, una condizione da esibire o, peggio, da emarginare. Tuttavia, l&#8217;evoluzione culturale ha permesso di reinterpretare questi tratti in chiave estetica e simbolica. Le corti rinascimentali e barocche, ad esempio, raccoglievano e celebravano le &#8220;meraviglie naturali&#8221;, integrando nella loro collezione opere che ritraevano il diverso con una sorprendente attenzione al dettaglio e alla dignità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, la trasformazione della bruttezza in arte diviene un processo di valorizzazione: ciò che una volta era motivo di scherno o meraviglia curiosa, oggi diventa ispirazione per una nuova estetica. L&#8217;arte contemporanea e l&#8217;approccio culturale di luoghi simbolici come Bominaco testimoniano questo passaggio, rendendo omaggio al diverso e proponendo una visione in cui ogni forma, anche la più &#8220;mostruosa&#8221;, può essere reinterpretata e celebrata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bominaco: l&#8217;arte che nasce dall&#8217;Insolito</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A Bominaco, la bruttezza non è più relegata al ruolo di anomalia, ma viene trasformata in un linguaggio visivo che sfida gli stereotipi tradizionali. In questo spazio, le immagini di un gentiluomo peloso del Cinquecento o le deformazioni di un uomo elefante non sono soltanto testimonianze di epoche passate, ma diventano simboli di resilienza, bellezza alternativa e innovazione artistica. Le opere ispirate a questa visione abbracciano la diversità, invitando lo spettatore a riconsiderare i confini tra bellezza e bruttezza e a riconoscere l&#8217;umanità che si cela dietro ogni apparenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bomarsio: la città di un nobile dalla bruttezza mostruosa e dalla sensibilità infinita</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A completare questo panorama c&#8217;è <strong>Bomarsio</strong>, una creazione architettonica e culturale nata dall&#8217;immaginazione di un nobile la cui bruttezza fisica era tanto evidente quanto la sua sensibilità e cultura. Bomarsio non è semplicemente una località; è un simbolo vivente della capacità umana di trasformare ogni aspetto, anche quelli considerati &#8220;imperfetti&#8221;, in una fonte di bellezza e ispirazione. Questo nobile, dotato di una mostruosa bruttezza che contrastava con una mente e un cuore di immensa raffinatezza, decise di costruire Bomarsio come un santuario per l&#8217;arte e il pensiero, dove la diversità fisica e intellettuale poteva esprimersi liberamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Bomarsio, ogni angolo, ogni edificio e ogni opera d&#8217;arte racconta la storia di un&#8217;epoca in cui l&#8217;apparenza non era più giudicata secondo canoni rigidi, ma celebrata per la sua unicità. Il nobile fondatore, attraverso il suo esempio, ha messo in luce come la vera bellezza risieda nella capacità di abbracciare le contraddizioni e di trasformare il &#8220;difetto&#8221; in un segno distintivo di eccellenza artistica e culturale. Bomarsio, dunque, diventa un luogo in cui il brutto si fa arte, dove il diverso diventa la linfa di una nuova estetica e dove il pregiudizio cede il passo alla meraviglia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusioni: una nuova visione della Bellezza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione della bruttezza in arte rappresenta un viaggio che va oltre i pregiudizi e le convenzioni sociali. Le storie di Petrus Gonsalvus e Joseph Merrick, unite alla visione rivoluzionaria di Bominaco e all&#8217;ispirazione di Bomarsio, ci insegnano che il diverso non è un limite, ma una fonte inesauribile di bellezza e innovazione. In Bomarsio, la mostruosità fisica si fonde con la sensibilità infinita, dando vita a un microcosmo culturale dove l&#8217;arte diventa il linguaggio capace di raccontare la complessità e la ricchezza dell&#8217;essere umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa nuova visione ci invita a guardare il mondo con occhi rinnovati, a riconoscere il valore nascosto in ogni forma e a celebrare una bellezza che non si conforma ai canoni tradizionali, ma che si esprime nella diversità e nella capacità di trasformare ogni imperfezione in un&#8217;opera d&#8217;arte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il contributo di Umberto Eco nella comprensione della bruttezza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo libro <strong>&#8220;Storia della Bruttezza&#8221;</strong>, Umberto Eco esplora proprio questo processo di reinterpretazione culturale e storica della bruttezza. Eco analizza la percezione della bruttezza attraverso i secoli, dimostrando come, sebbene spesso vista come una deformità da correggere o esibire, la bruttezza ha avuto molteplici significati a seconda del contesto sociale e culturale. La sua riflessione si concentra sull&#8217;idea che la bruttezza non sia un concetto fisso, ma un&#8217;interpretazione soggettiva, che può trasformarsi in arte e bellezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;approccio di Eco offre una chiave di lettura importante per comprendere come figure storiche come Gonsalvus e Merrick, una volta marginalizzate e viste come curiosità, siano oggi reinterpretate come simboli di una bellezza diversa, complessa e profonda. In questo senso, la visione ecoana si intreccia perfettamente con le storie di Bominaco e Bomarsio, in cui la bruttezza diventa una risorsa estetica e culturale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/04/02/la-bruttezza-trasformata-in-arte-dalla-meraviglia-dei-gonsalvus-e-merrick-allestetica-di-bominaco-e-bomarsio/">La Bruttezza trasformata in arte: dalla meraviglia dei Gonsalvus e Merrick all&#8217;estetica di Bominaco e Bomarsio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Arte in Bottega a L’Aquila: 3 anni di cultura e innovazione artistica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 19:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila.org]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[L'Arte in Bottega di Mimmo Emanuele]]></category>
		<category><![CDATA[Mimmo Emanuele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Arte in Bottega di Mimmo Emanuele, situata in piazza San Marco, a L’Aquila, celebra i suoi primi tre anni di attività. In questo breve ma intenso periodo, la bottega si è affermata come un punto di riferimento nella vita culturale e artistica della città, contribuendo significativamente al tessuto sociale e culturale, soprattutto in vista del [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Arte in Bottega di Mimmo Emanuele, situata in piazza San Marco, a L’Aquila, celebra i suoi primi tre anni di attività. In questo breve ma intenso periodo, la bottega si è affermata come un punto di riferimento nella vita culturale e artistica della città, contribuendo significativamente al tessuto sociale e culturale, soprattutto in vista del prossimo appuntamento dell’Aquila come città della cultura nel 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le attività svolte sono variegate: dai ritratti di figure istituzionali a iniziative educative per i bambini, dall&#8217;organizzazione di mostre e presentazioni di libri fino al coinvolgimento attivo nelle edizioni della Perdonanza Celestiniana e nelle iniziative a supporto della disabilità. Notabile è anche il progetto che ha visto la partecipazione di circa 80 artisti nell&#8217;arredamento con opere d&#8217;arte delle nuove foresterie dell&#8217;Ospedale dell’Aquila, destinate ai pazienti oncologici e ai trapiantati d’organo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contributo di Arte in Bottega non si limita alla promozione degli artisti locali; la bottega si impegna anche nella scoperta e nel lancio di nuovi talenti e nella creazione di sinergie con altre realtà artistiche e culturali del territorio abruzzese e non solo. Di rilievo è stata la visita di una delegazione polacca per organizzare una mostra italiana a Zielona Gòra, evento che sottolinea il riconoscimento internazionale raggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prossimo 10 luglio, alle 17:30, Arte in Bottega celebrerà questi primi tre anni con un brindisi aperto a tutti coloro che desiderano partecipare. Per l&#8217;occasione, verrà organizzata una mostra di fotografie e pittura nel Cortile d’Armi, con opere di artisti quali Maurizio d’Armi, Mimmo Emanuele, Paolo Pietraforte, Patrizia Vespaziani e Antonio Zenadocchio. Inoltre, l&#8217;Associazione Saturnino Gatti curerà una manifestazione artistica dei Fratellini Margiotta, che include l&#8217;installazione &#8220;Flowers from the sky&#8221;, dedicata alla memoria dei bambini vittime del terremoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi tre anni di Arte in Bottega rappresentano solo l&#8217;inizio di un impegno prolungato per arricchire la cultura e l&#8217;arte a L’Aquila, stimolando dialogo, riflessione e bellezza in una città che si prepara a brillare come capitale della cultura.</p>
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		<title>Arte: &#8220;I folli anni Venti&#8221; in mostra al Museo Guggenheim</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2021 17:08:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[I folli anni Venti]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Guggenheim]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il decennio degli anni 20 fu un’epoca di progresso e di reazione alla traumatica esperienza della Prima Guerra Mondiale e della successiva pandemia nel 1918, dalle caratteristiche simili a quelle attuali del coronavirus, che provocarono un intenso desiderio di vivere nella gente, riflesso nell’esposizione. &#8211; Una delle novità principali di questa mostra è la pioniera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il decennio degli anni 20 fu un’epoca di progresso e di reazione alla traumatica esperienza della Prima Guerra Mondiale e della successiva pandemia nel 1918, dalle caratteristiche simili a quelle attuali del coronavirus, che provocarono un intenso desiderio di vivere nella gente, riflesso nell’esposizione.</p>
<p>&#8211; Una delle novità principali di questa mostra è la pioniera collaborazione tra il Museo Guggenheim Bilbao e il noto drammaturgo e regista teatrale Calixto Bieito, che si occupa della scenografia dando luogo a un ricco dialogo tra le arti plastiche e le arti performative.</p>
<p>&#8211; Gli anni venti del secolo scorso furono un’esplosione di creatività e di liberazione in tutti gli ambiti artistici, anche nello stile di vita, dove si scorgono dei cambiamenti ancora attuali nei nostri giorni.</p>
<p>Il Museo Guggenheim Bilbao, con il patrocinio di BBK, presenta I folli anni venti, uno stimolante percorso nel dirompente decennio degli anni 20 attraverso oltre 300 oggetti rappresentativi delle discipline artistiche più rilevanti del momento; dalla pittura, la scultura e il disegno alla fotografia, il cinema, il collage, l’architettura e il design di mobili.</p>
<p>La mostra trasporterà il visitatore del Museo a città europee come Berlino, Parigi, Vienna e Zurigo, dove si verificarono grandi cambiamenti e progressi in tutti i campi, molti dei quali sono in vigore ancora oggi. Anche se non si può equiparare il decennio attuale a quello degli anni 20, vi si riscontrano dei parallelismi sorprendenti. La società di un secolo fa visse dominata dal trauma di una pandemia e sprofondata in una grande recessione economica dopo la Guerra Mondiale, ma allo stesso tempo fu un decennio di progresso, di esplosione della creatività e di liberazione, per cui questo sguardo sul passato offre spunti stimolanti e ispirazione per il futuro.</p>
<p><strong><a href="https://anws.co/bYva2/{98f4dfbf-450b-4260-9927-d1d7ab3f4e51}" target="_blank" rel="noopener">Tour virtuale completo della mostra 50 min</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://anws.co/bYva3/{98f4dfbf-450b-4260-9927-d1d7ab3f4e51}" target="_blank" rel="noopener">Video immagini delle gallerie 3 min </a></strong></p>
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		<title>Il sistema dell&#8217;arte nella scrittura della storia dell&#8217;arte: presentazione del libro, 16 maggio</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/05/14/il-sistema-dellarte-nella-scrittura-della-storia-dellarte-presentazione-del-libro-16-maggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2019 17:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[depressione giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[Veronica Gaia di Orio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il volume sarà presentato a Roma, presso la Galleria del Primaticcio &#8211; Palazzo Firenze il 16 maggio alle ore 17,30,&#160;da Andrea Riccardi, Professore ordinario di Storia Contemporanea e Presidente della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi, Storico dell’Arte, giornalista e Segretario della Società Dante Alighieri, Alessandro Zuccari, Professore Ordinario di Storia dell’Arte moderna all’Università di Roma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume sarà presentato a Roma, presso la Galleria del Primaticcio &#8211; Palazzo Firenze il 16 maggio alle ore 17,30,&nbsp;da Andrea Riccardi, Professore ordinario di Storia Contemporanea e Presidente della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi, Storico dell’Arte, giornalista e Segretario della Società Dante Alighieri, Alessandro Zuccari, Professore Ordinario di Storia dell’Arte moderna all’Università di Roma La Sapienza e Socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei.</p>
<p>Con questo libro dedicato al Sistema dell’arte nella Scrittura della Storia dell’Arte, Veronica Gaia di Orio, giovane ricercatrice di Storia dell’Arte Contemporanea, prematuramente scomparsa poco dopo aver completato la stesura del volume, ha inteso ricomporre, attraverso diversi livelli di analisi, gli elementi costitutivi e i meccanismi di funzionamento del Sistema dell’Arte nel concreto contesto culturale della Londra negli anni Cinquanta, con l’obiettivo di individuarne gli sviluppi e i mutamenti attuali. Un percorso che non si limita ad approfondire la storia dei centri artistici presi singolarmente, ma ne analizza le relazioni, i collegamenti tra di essi, individuando e caratterizzando le storie e le persone che li animavano.</p>
<p>Dedicata alla memoria della giovane studiosa, è stata costituita nel giugno 2017 l’Associazione Veronica Gaia Di Orio per la Ricerca e la Lotta Alla Depressione Giovanile, che ha per scopo fondamentale la promozione di attività di tipo scientifico, culturale e sociale finalizzate alla ricerca e alla lotta alla depressione giovanile.<br />
L’Associazione, che fa parte delle Organizzazioni di Volontariato &#8211; Enti del Terzo Settore –ha già realizzato numerose iniziative per la promozione della ricerca scientifica nei campi della depressione giovanile (borse di studio, premi per tesi di laurea e per articoli scientifici), convegni, pubblicazioni e, in particolare, ha attivato nella città di Avezzano un Centro di Ascolto per i giovani, con attività di consulenza e assistenza psicologica in collegamento organico con le famiglie e con i mondi della Scuola e della Sanità.</p>
<p><strong><a href="http://ladante.it/images/notiziari/lettera/2019/05maggio/2019-05-16-il-sistema-dell-arte.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">VISUALIZZA L&#8217;INVITO</a></strong></p>
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		<title>Pescara capitale dell’arte contemporanea: dal 1 al 5 luglio la mostra MiraBanART</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/06/29/pescara-capitale-dellarte-contemporanea-dal-1-al-5-luglio-la-mostra-mirabanart/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 13:06:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[MiraBanART]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1 al 5 luglio, Pescara diventa capitale dell&#8217;arte contemporanea con la mostra itinerante &#8220;MiraBanART Showcase&#8221;, evento dedicato alla pittura, alla fotografia e all&#8217;arte digitale, che parte proprio dall&#8217;Abruzzo (Pescara è la città-pilota) e fino a novembre 2018 toccherà le città di Roma, Firenze, Milano, Bologna e Torino. La mostra (vernissage 1 luglio, ore 16, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1 al 5 luglio, Pescara diventa capitale dell&#8217;arte contemporanea con la mostra itinerante &#8220;MiraBanART Showcase&#8221;, evento dedicato alla pittura, alla fotografia e all&#8217;arte digitale, che parte proprio dall&#8217;Abruzzo (Pescara è la città-pilota) e fino a novembre 2018 toccherà le città di Roma, Firenze, Milano, Bologna e Torino.</p>
<p>La mostra (vernissage 1 luglio, ore 16, Circolo Aternino, corso Manthonè) si propone di reinventare il rapporto fra pubblico ed esposizione tradizionale, secondo la formula &#8220;l&#8217;arte in transizione&#8221;: una stessa opera che viene riprodotta attraverso più forme d&#8217;arte (ad esempio, pittura e fotografia o pittura e video) in una sorta di commistione tecnica e semantica. E in questa nuova concezione di arte, il dipinto personificato racconta se stesso, la sua origine, il suo autore.</p>
<p>Trentadue le opere esposte, realizzate da artisti provenienti da Francia, Cile, Corea del Sud, Stati Uniti e Italia: lo stile è contemporaneo con influenze neoclassiche, astrattiste e surrealiste (Clovis Pareiko, Anais Desmond, Carlos Eguiguren, Blond Jenny, Jay Manari).</p>
<p>&#8220;Quello che Miraban offre, è il concetto di &#8220;arte in transizione&#8221; &#8211; spiegano Jay Manari e Pietro Di Marco, direttori artistici dell&#8217;evento &#8211; una stessa idea esplorata in più discipline. Può essere una fotografia, il cui soggetto è rappresentato attraverso un dipinto, oppure un quadro reinterpretato con un disegno. L&#8217;obiettivo è superare la staticità della mostra tradizionale: quando il visitatore entra nel museo, può ascoltare un attore che dà voce al dipinto, facendolo diventare un personaggio in carne e ossa. In questo l&#8217;idea di Miraban è estremamente innovativa: vincere il rapporto superficiale tra spettatore e opera d&#8217;arte, utilizzando meccanismi di comunicazione che recuperino l&#8217;attenzione del pubblico&#8221;.</p>
<p>Più che una mostra, lo showcase è una vera e propria &#8220;passeggiata culturale&#8221; attraverso l&#8217;arte declinata nelle sue forme più diverse, dalla pittura, alla fotografia, dalla recitazione, al cinema. Spazio anche a spettacoli di musica, danza e body-painting, che aiuteranno il visitatore a immergersi nell&#8217;atmosfera delle opere esposte.</p>
<p>Protagonisti anche i giovani artisti emergenti, grazie al coinvolgimento delle scuole delle città che ospitano la mostra. A Pescara, selezionata un&#8217;installazione realizzata da alcune alunne del Liceo classico G. d&#8217;Annunzio.</p>
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