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	<title>attestato Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Giovani disoccupati crescono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 10:25:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sogno del calcio è morto ieri notte e stamani, l ‘Istat, rende noto che Il tasso di disoccupazione, che a maggio si è attestato  al 10,1%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile, è in aumento  di 1,9 punti rispetto all&#8217;anno precedente, ha raggiunto un tasso, per i 15-24enni, del 36,2%: un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sogno del calcio è morto ieri notte e stamani, l ‘Istat, rende noto che Il tasso di disoccupazione, che a maggio si è attestato  al 10,1%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile, è in aumento  di 1,9 punti rispetto all&#8217;anno precedente, ha raggiunto un tasso, per i 15-24enni, del 36,2%: un record,  sia rispetto all&#8217;inizio delle serie storiche mensili del 2004,  sia di quelle trimestrali del 1992, che, sin’ora erano stati  gli indici peggiori di sempre.</p>
<p>Sempre oggi esce la fotografie a fosche tinte del XIV Rapporto di Almalaurea,  sulla condizione occupazionale dei “neodottori”, con circa 400mila ragazzi coinvolti e secondo il consorzio interuniversitario, la disoccupazione dei laureati triennali è passata dal 16% del 2009 al 19% del 2010, dato che lievita anche per i laureati specialistici, passando dal 18 al 20%.</p>
<p>Non vengono risparmiati neanche gli specialistici “a ciclo unico” come i laureati in medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza, con, anche per loro, una disoccupazione passata dal 16,5 al 19%.</p>
<p>Incrociando i dati di Istat e Almalaurea, è evidente che l’Italia fa segnare una riduzione della quota di occupati tra i giovani ed i laureati, anche tra quelli con un’alta specializzazione, in controtendenza rispetto ai più importanti paesi Ue.</p>
<p>Un’asimmetria di comportamento che si è accentuata in questo periodo di recessione: mentre al contrarsi dell’occupazione, negli altri paesi è cresciuta la quota di occupati ad alta qualificazione, in Italia è avvenuto il contrario.</p>
<p>Non solo, probabilmente almeno una parte dei laureati che in questi anni sono emigrati all’estero,  fanno parte del contingente di capitale umano che è andato a rinforzare l’ossatura dei sistemi produttivi dei nostri concorrenti.</p>
<p>E notizie poco confortanti  arrivano anche sul fronte della remunerazione: lo stipendio a un anno dalla laurea (pari a 1.105 euro mensili netti per i laureati di 1° livello, 1.050 per gli specialistici a ciclo unico, 1.080 per gli specialistici), già non elevato, riduce ulteriormente il potere d’acquisto rispetto alle indagini precedenti (con una contrazione compresa fra il 2 e il 6%,  solo nell’ultimo anno).</p>
<p>&#8220;I problemi della disoccupazione, soprattutto quella dei giovani, sono problemi angosciosi che noi dobbiamo in ogni momento ricordare quando ci troviamo ad agire e ad operare delle scelte&#8221;.</p>
<p>E&#8217; uno dei passaggi del discorso che il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha tenuto il 26 giugno  a Ravenna, in occasione dell&#8217;assemblea annuale dell&#8217;associazione provinciale.</p>
<p>Il numero uno di viale dell&#8217;Astronomia e&#8217; tornato più volte sulle tematiche legate al lavoro, dicendosi convinto che &#8220;non possiamo andare avanti con una disoccupazione giovanile che supera il 35%, a cui si aggiunge la disoccupazione degli ultra 50enni&#8221;.</p>
<p>Tutto questo lo si dice spesso e da più parti ma, sin’ora, non si sono né trovate, né intraviste soluzioni.</p>
<p>A fine giugno, il 27, lo studio di <strong>Bankitalia</strong><strong> </strong>&#8220;Economie Regionali&#8221;, aveva già rilevato cifre molto inquietanti per quanto riguarda la <strong>disoccupazione giovanile</strong>, specialmente al <strong>Mezzogiorno</strong><strong>,</strong> dove il <strong>tasso di disoccupazione</strong> under 30 è addirittura il doppio rispetto a quello generale.</p>
<p>Nel 2011, spiegava il rapporto, è proseguito il deterioramento delle opportunità di lavoro nelle fasce di età più giovani. La quota di occupati sul totale della popolazione con meno di 35 anni è calata di 1 punto percentuale nel Nord e 1,8 al Centro, quella di occupati con 55-64 anni è cresciuta rispettivamente di 2,2 e 0,8 punti, anche per effetto del progressivo innalzamento dell’età di pensionamento.</p>
<p>Su “Linkiesta” si può leggere che  sedicimila giovani ricercatori italiani se ne sono andati in America, per poter mettere in pratica le idee che in Italia non possono sviluppare.</p>
<p>Se ne parla da tanto, ma non si trova la soluzione.</p>
<p>E anche se tutti si aspettano che ora, con al governo dei professori che capiscono il valore della ricerca, la musica dovrebbe cambiare, in sette mesi non sembra cambiato proprio nulla.</p>
<p>L’8 giugno, nel giorno in cui la produzione industriale crollava del 9,2%,  i giovani di Confindustria lanciavano o un appello alla politica, per varare una nuova legge elettorale e tornare a svolgere la funzione cruciale di collegamento tra istituzioni e cittadini.</p>
<p>Alla politica si chiedeva  di riconoscere nei fatti e non a parole la centralità dell&#8217;impresa, agendo di conseguenza, perché non può essere tutto lasciato in mano alla tecnica e alla economia.</p>
<p>Siamo stanchi di frasi del tipo:  l’Euro ci ha salvati dal sottosviluppo; l’Euro senza il Sud-Europa sarebbe una moneta fortissima; la stabilità del valore monetario è la chiave dello sviluppo; senza euro, catastrofi economiche e addirittura possibilità di guerre civili ed altre simili sciorinate da tecnocrati al servizio della sola economia e politici al servizio di loro stessi.</p>
<p>Tutte parole e tesi da dimostrare, il più delle volte indimostrabili, quasi sempre tecnicamente e politicamente superficiali o sbagliate.</p>
<p>L’Euro fu fatto, sostanzialmente, con due obiettivi: come strumento di integrazione europea e come valuta forte, sulla quale far convergere finanze da tutto il mondo, in alternativa a dollaro e yen. Ma, come è evidente ora, dopo 10 anni, i due obiettivi sono stati mancati.</p>
<p>Qualche giorno fa su Internet, un monetarista, guarda caso giovane,  è tornato a proporre un serpente monetario: l&#8217;Euro resterebbe moneta di riferimento (come lo fu l’Ecu) per gli Euro-nazionali, che potrebbero oscillare su fasce percentuali, anche ampie, attorno ad esso. La politica monetaria tornerebbe agli Stati membri, finché gli Stati-Nazione non abbasseranno le proprie bandiere di fronte al progetto degli Stati Uniti d’Europa.</p>
<p>Tutti hanno parlato di stupidaggine, ma ne siamo proprio sicuri?</p>
<p>Certo è che la disoccupazione giovanile è uno spettro che si aggira anche tra gli altri stati membri dell&#8217;Unione Europea, dove la ricerca di un lavoro è altrettanto lunga e difficile, sebbene i giovani si dimostrino più qualificati rispetto al passato.</p>
<p>Il dossier dell&#8217;Aer,  l’Assemblea delle Regioni Europee, rivela infatti che nei 25 stati membri dell&#8217;Unione europea , n media e già da molti anni e senza miglioramenti, il 20% dei ragazzi è disoccupato e molti altri devono accontentarsi di lavori precari e assolutamente inadeguati alla propria formazione scolastica.</p>
<p>Nonostante abbiano studiato di più e meglio, oggi i ragazzi europei mancano di contatti diretti con il mondo del lavoro, di esperienze concrete e di una buona formazione professionale che li immetta sul mercato e li renda davvero competitivi.</p>
<p>I dati più preoccupanti, oltre al caso italiano, sono quelli relativi alla Polonia e alla Grecia, con un tasso di disoccupazione giovanile rispettivamente del 36,4% e del 27,8%.</p>
<p>Ma non se la passano bene nemmeno Francia, Germania, Finlandia e Belgio, ma, in questi ultimi, a differenza de l’Italia, i governi hanno compreso la necessità di attuare politiche ad hoc per abbassare i tassi di disoccupazione e offrire ai giovani che escono dalle scuole e intraprendono i primi passi nel mondo del lavoro strumenti e servizi di sostegno e indirizzo, con politiche (e non tecniche) che  puntano a sviluppare e a far emergere nei giovani la creatività, l&#8217;innovazione, l&#8217;imprenditorialità e l&#8217;impegno, tutte qualità fortemente apprezzate dalle aziende che tendono a &#8216;reclutare&#8217; individui capaci di adattarsi costantemente ai cambiamenti.</p>
<p>Il sistema, fra l’altro, consentirebbe quei meccanismi svalutativi che, secondo gli economisti USA, sono gli unici che garantirebbero per Italia e Spagna una ripresa ed un recupero rispetto alla Germania.</p>
<p>Intanto accontentiamoci dei dati positivi dalle Borse che indicano, per quelle europee, i massimi da due mesi, con investitori che paiono rassicurati dall&#8217;inatteso pacchetto di misure deciso la scorsa settimana dai vertici a Bruxelles, come misure che possano contribuire a risolvere la crisi della zona euro.</p>
<p>Il calo dei rendimenti dei bond italiani e spagnoli è un altro segno del clima positivo, aiutato anche dalla revisione al rialzo dell&#8217;indice Pmi manifatturiero della zona euro di giugno.</p>
<p>Ma restano nei nostri cuori (e riecheggiano nelle nostre orecchie), le parole di Obama che continua a dire all’Europa  “facciamo il possibile per crescere ora, la stabilizzazione dei conti è un piano più di lungo termine”.</p>
<p>Insomma, l&#8217;Italia, più ancora di altri Paesi,  ha un bisogno straordinario di fare, con intelligenza, buonsenso e determinazione. Il tempo delle analisi, delle riflessioni è inevitabilmente scaduto. Il tempo del fare è già partito,  e dobbiamo agganciarci, senza esitazione, alla ripresa “e mettercela tutta, puntando soprattutto sui giovani.</p>
<p style="text-align: right;"> Carlo Di Stanislao</p>
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