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	<title>australia Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Assange. L&#8217;Australia chiede liberazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 23:38:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[assange]]></category>
		<category><![CDATA[australia]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quando è troppo, è troppo&#8221;. Così si è espresso il primo ministro dell&#8217;Australia, Anthony Albanese, in merito alla vicenda giudiziaria del suo connazionale Julian Assange. Ieri, il parlamento ha adottato una mozione in cui si chiede la fine del procedimento giudiziario a carico del giornalista e fondatore del sito web Wikileaks, affinché possa tornare in [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Quando è troppo, è troppo&#8221;. Così si è espresso il primo ministro dell&#8217;Australia, Anthony Albanese, in merito alla vicenda giudiziaria del suo connazionale Julian Assange. Ieri, il parlamento ha adottato una mozione in cui si chiede la fine del procedimento giudiziario a carico del giornalista e fondatore del sito web Wikileaks, affinché possa tornare in patria e riabbracciare la famiglia. Assange, 52 anni, è accusato dalla giustizia statunitense di spionaggio per aver pubblicato oltre 700mila documenti in merito alle sue attività militari e di politica estera. Le rivelazioni più scottanti, che hanno suscitato un forte dibattito negli Stati Uniti e all&#8217;estero, riguardano la condotta dell&#8217;esercito in seguito all&#8217;invasione dell&#8217;Afghanistan nel 2001 e dell&#8217;Iraq nel 2003. Assange è stato arrestato nel 2019 dalle autorità britanniche, dopo aver trascorso già 7 anni nell&#8217;ambasciata dell&#8217;Ecuador, che gli aveva dato asilo politico. Nel 2022 la magistratura britannica ha accolto la richiesta di estradizione presentata dagli Stati Uniti. Il prossimo 20 e 21 febbraio due magistrati esamineranno la decisione presa dall&#8217;Alta Corte di Giustizia di Londra, che a giugno scorso ha respinto l&#8217;istanza di ricorso in appello contro l&#8217;estradizione. In vista di questo appuntamento il parlamento australiano si è mobilitato col sostegno del premier, che ha dichiarato: &#8220;Le opinioni sulla condotta del signor Assange sono diverse. Ma qualunque esse siano, la questione non può andare avanti per sempre. Quando è troppo, è troppo&#8221;. Quindi ha confermato di aver sottoposto la questione &#8220;ai massimi livelli&#8221; delle istituzioni in Gran Bretagna e Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento Assange si trova nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, a Londra e, se affronterà il processo, rischia oltre centro anni di carcere. Per la sua liberazione, giudicata una violazione della libertà di espressione e del ruolo del giornalismo, sono scese in campo diverse organizzazioni tra cui Amnesty International.</p>
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		<title>‘ndrangheta calabrese nei meandri della politica australiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 10:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[australia]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il made in Italy spopola nel mondo, ma non si parla solo però di prodotti alimentari,  moda o design. Anche la criminalità organizzata del nostro Paese starebbe prendendo sempre più piede anche in “mercati” apparentemente lontani e per questo, almeno teoricamente al riparo. Un’inchiesta dei media australiani Fairfax e Abc Corners, che verrà trasmessa nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il made in Italy spopola nel mondo, ma non si parla solo però di prodotti alimentari,  moda o design. Anche la criminalità organizzata del nostro Paese starebbe prendendo sempre più piede anche in “mercati” apparentemente lontani e per questo, almeno teoricamente al riparo. Un’inchiesta dei media australiani <strong>Fairfax e Abc Corners</strong>, che verrà trasmessa nella serata australiana, quindi intorno alle 12.30 italiane, rivela come la <strong>‘ndrangheta calabrese sarebbe riuscita a penetrare nella politica dell’Australia</strong>, mediante la <strong>corruzione</strong> di politici a livello federale e statale, sfruttando le falle del sistema di <strong>raccolta fondi</strong> per il foraggiamento dell’attività politica.</p>
<p>Secondo il reporter <strong>Nick McKenzie</strong>, autore dell&#8217;inchiesta recatosi anche in Calabria, alla ricerca dei parenti dei boss australiani e di informazioni da parte dei magistrati, gli affiliati alle ndrine del suo Paese, ricorrono agli stessi strumenti utilizzati dai clan tradizionali italiani: <em>&#8220;Il gruppo opera ricorrendo alle minacce e alla violenza sia in attività economiche lecite, come il commercio di frutta e ortaggi, sia in quello illegale della droga&#8221;.</em> L&#8217;inchiesta ha scoperchiato il calderone su <strong>legami tra &#8220;riconosciuti e sospetti criminali&#8221; appartenenti alla &#8216;ndrangheta e politici di primo piano</strong>. Addirittura un uomo &#8220;direttamente legato alla mafia (calabrese)&#8221; avrebbe incontrato l&#8217;allora primo ministro australiano (1996-2007), <strong>John Howard</strong> ed altri leader di partito ad eventi di raccolta fondi per il <strong>Partito Liberale</strong> nei primi anni 2000.</p>
<p>Nulla, pero&#8217;, lascerebbe credere che l&#8217;allora premier fosse a conoscenza, sottolinea McKenzie, della reale identità del suo interlocutore all’epoca dei fatti. Politici di entrambi i due importanti partiti australiani, laburisti e liberali, sono stati oggetto di pressioni da donatori legati alla &#8216;ndrangheta per favorire i loro affari, legali o illegali che fossero. Secondo un rapporto della polizia del 2013 la mafia calabrese ha usato un numero di finanziatori ben conosciuti di partiti politici <em>&#8220;che hanno offerto la loro immagine pubblica e del tutto legale&#8221;</em> per coprire la reale natura della loro opera.</p>
<p>Gli inquirenti hanno scoperto che <strong>il figlio &#8220;di un sospetto boss mafioso&#8221;,</strong> un religioso, visse un&#8217;esperienza di lavoro all&#8217;ambasciata australiana a Roma, quando capo della legazione era l&#8217;ex esponente Liberale <strong>Amanda Vanstone</strong>. Ciò nonostante le autorità italiane avessero condiviso con l&#8217;ambasciata le informazioni che avevano sul boss. La stessa politica, quando era ministro dell&#8217;Immigrazione nel governo Howard, si adoperò per far <em>&#8220;ottenere un visto per un boss più tardi arrestato per traffico di droga ed implicato in un assassinio. L&#8217;uomo è il fratello di un uomo d&#8217;affari conosciuto di Melbourne, con una storia criminale nota in Italia e nel 2005 ottenne il visto per l&#8217;Australia per ragioni umanitario&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Australia nel caos: ‘scafisti pagati per andarsene’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2015 09:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[australia]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I flussi migratori non sono un problema che mette in difficoltà soltanto Italia ed Europa, ma anche realtà diametralmente opposte alle nostre. Il governo australiano, in questi giorni, deve fronteggiare una pesante polemica, scatenata da un’inchiesta indonesiana, dalla quale è emerso che dei funzionari di Canberra avrebbero pagato gli scafisti in arrivo verso le coste [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/12/australia-nel-caos-scafisti-pagati-per-andarsene/">Australia nel caos: ‘scafisti pagati per andarsene’</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I flussi migratori non sono un problema che mette in difficoltà soltanto Italia ed Europa, ma anche realtà diametralmente opposte alle nostre<strong>. Il governo australiano</strong>, in questi giorni, deve fronteggiare una pesante polemica, scatenata da un’inchiesta indonesiana, dalla quale è emerso che dei funzionari di Canberra <strong>avrebbero pagato gli scafisti in arrivo verso le coste australiane</strong>, con barconi di migranti perché tornassero indietro.</p>
<p>Il premier, il liberale <strong>Tony Abbott</strong>, non ha smentito la notizia, limitandosi ad assicurare che farà <em>&#8220;di tutto&#8221; </em>per fermare il traffico di esseri umani verso il suo Paese. <em>&#8220;Lo fermeremo costi quel che costi&#8221;</em>, ha dichiarato, <em>&#8220;abbiamo arrestato questo flusso e faremo di tutto perché le cose non cambino&#8221;</em>. Quanto al presunto pagamento, Abbott ha precisato che non intende rivelare nulla della politica australiana alle frontiere <em>&#8220;per non fornire informazioni agli scafisti&#8221;</em>.</p>
<p>Uno scafista aveva riferito alle autorità indonesiane di aver ricevuto <strong>30.000 dollari australiani</strong> (26.500 euro) dagli australiani per tornare indietro con un barcone carico di <strong>25 richiedenti asilo</strong> provenienti da Bangladesh, Myanmar e Sri Lanka. Un portavoce di Giacarta ha affermato che, se confermato, si tratterebbe di un fatto <em>&#8220;davvero increscioso&#8221;</em>. Per scoraggiare l&#8217;arrivo dei <em>&#8220;boat people&#8221;</em>, l&#8217;Australia ha lanciato con le sue forze armate l&#8217;operazione <strong><em>&#8220;Frontiere sovrane&#8221;</em></strong>, con cui intercetta in alto mare i barconi di migranti e li dirotta verso il loro punto di partenza, spesso l&#8217;Indonesia. Una politica che secondo il governo di Canberra ha pagato, visto che dal dicembre 2013 un solo barcone è riuscito ad arrivare sulle coste australiane. Tuttavia i barconi continuano a partire e centinaia di migranti sono annegati tentando di raggiungere l&#8217;Australia.</p>
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