<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>bombe Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
	<atom:link href="https://www.improntalaquila.com/tag/bombe/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link></link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 10 Mar 2022 16:04:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">243925370</site>	<item>
		<title>Ucraina: 6,5 mln minori rimasti nel Paese, situazione al limite</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/03/10/ucraina-65-mln-minori-rimasti-nel-paese-situazione-al-limite/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2022/03/10/ucraina-65-mln-minori-rimasti-nel-paese-situazione-al-limite/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 15:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila.org]]></category>
		<category><![CDATA[NurPhoto.com]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.improntalaquila.com/?p=106539</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;I diritti dei bambini in Ucraina continuano ad essere calpestati a causa di questo conflitto insensato. Non si conosce il numero esatto dei minori che hanno perso la vita dall&#8217;inizio della guerra, ma l&#8217;attacco all&#8217;ospedale pediatrico di Mariupol di ieri &#8211; in cui, come riportano i media, un&#8217;altra giovane vita è stata spezzata &#8211; rappresenta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/03/10/ucraina-65-mln-minori-rimasti-nel-paese-situazione-al-limite/">Ucraina: 6,5 mln minori rimasti nel Paese, situazione al limite</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;I diritti dei bambini in Ucraina continuano ad essere calpestati a causa di questo conflitto insensato. Non si conosce il numero esatto dei minori che hanno perso la vita dall&#8217;inizio della guerra, ma l&#8217;attacco all&#8217;ospedale pediatrico di Mariupol di ieri &#8211; in cui, come riportano i media, un&#8217;altra giovane vita è stata spezzata &#8211; rappresenta una grave violazione del diritto umanitario internazionale, perché scuole e ospedali non possono diventare target per attacchi indiscriminati contro i civili. Se i bambini che sono stati costretti a lasciare le proprie case, fuggendo attraverso il confine nei paesi limitrofi, sono oltre 1 milione, altri 6,5 milioni sono ancora nelle città ucraine, cercando riparo in rifugi sotterranei, accompagnati costantemente dalla paura e rischiando ogni istante la propria vita&#8221;. Questo l&#8217;allarme lanciato da Save the Children. &#8220;Mentre i bombardamenti continuano a intensificarsi- continua Save the Children- cibo, acqua pulita e medicine nel paese scarseggiano e potrebbero essere presto inaccessibili per molti bambini e le loro famiglie. I bambini spesso non hanno altro che i vestiti che indossano per ripararsi e si stanno ammalando perché la temperatura è molto rigida, ma trovare le medicine ormai è un&#8217;impresa ardua. Le vie di comunicazione esterne sono interrotte e riuscire ad avere accesso ad ogni tipo di bene di prima necessità è molto difficile. I bambini hanno dovuto lasciare la scuola e, sebbene in questo momento possa apparire un problema secondario, spesso durante un conflitto l&#8217;istruzione è l&#8217;unica parvenza di normalità per evitare che i minori precipitino del baratro del disagio mentale, dovuto al trauma che stanno vivendo quotidianamente&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Save the Children chiede con forza &#8220;un&#8217;immediata cessazione delle ostilità, unico modo per proteggere i bambini dalla violenza e da altre violazioni dei loro diritti&#8221;. Se da un lato la preoccupazione di queste ore va a tutti coloro che stanno rischiano sotto le bombe o in fuga dalla guerra, Save the Children sottolinea che &#8220;occorre non si può non considerare che l&#8217;escalation di violenze in Ucraina, è destinata ad avere un forte impatto anche sui bambini in altri paesi del mondo, proprio in un momento storico in cui stanno già sopportando il peso più gravoso della pandemia di COVID-19, dell&#8217;emergenza climatica e della peggiore crisi alimentare di questo secolo&#8221;. Save the Children, sottolinea una serie di effetti a catena che, a causa della crisi ucraina, potrebbero colpire i bambini anche al di fuori dell&#8217;Europa dell&#8217;est: </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8211; RISCHIO FAME </strong>La dipendenza globale dalle forniture di grano di Russia e Ucraina &#8211; che nel 2019 costituiscono più di un quarto della produzione di grano a livello globale &#8211; rischia di sottrarre questo alimento alle popolazioni in contesti già fragili, come Yemen e Libano, e di far salire i prezzi del grano alle stelle. In Libano, per esempio, fino all&#8217;80% delle importazioni di questo alimento proviene da Russia e Ucraina. Il mondo sta già affrontando la peggiore crisi globale di fame di questo secolo, con circa 45 milioni di persone in 43 paesi a rischio di carestia, rispetto ai 27 milioni del 2019. Tutto ciò sta avendo un impatto disastroso sui bambini, che sono sempre i più vulnerabili in una crisi alimentare. Nel 2020, quasi 50 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni erano gravemente malnutriti. Save the Children sottolinea come, la fine immediata della violenza in Ucraina non solo proteggerebbe i bambini all&#8217;interno del paese, ma impedirebbe anche il peggioramento di una situazione già catastrofica per i bambini e le famiglie al di fuori dell&#8217;Europa, che dipendono dalle esportazioni per sopravvivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> &#8211; POVERTÀ ENERGETICA</strong> In questi giorni, la dipendenza globale dal petrolio e dal gas russi, in particolare quella europea, è diventata più evidente. L&#8217;Europa dipende dalla Russia, infatti, per il 40% delle sue forniture di gas naturale. Il prezzo del petrolio è salito ai livelli più alti dal 2012 e i contratti sul gas naturale sono aumentati di un incredibile 35%[2]. Save the Children ha già sottolineato come, in molti paesi, questo aumento dei prezzi si aggiungerà alla già crescente crisi sul costo della vita. Secondo i dati Istat diffusi ieri, infatti, in Italia la corsa dei prezzi rischia di gravare pesantemente sui conti delle famiglie anche nel 2022. Quelle in povertà assoluta nel 2021 sono il 7,5% del totale (1 milione 959mila su circa 26 milioni di famiglie residenti) con un lieve calo rispetto al 7,7% del 2020, ma con un aumento consistente sul 6,4% del 2019. Questa drammatica situazione si riflette anche sui minorenni: quelli in povertà assoluta nel 2021 sono il 14,2%, (+0,7% rispetto al 2021 e ben +3% in più rispetto al 2019). La prospettiva di un ulteriore aumento dei prezzi dell&#8217;energia è incredibilmente preoccupante per le famiglie a basso reddito. Secondo l&#8217;Organizzazione, milioni di genitori si troveranno a dover affrontare scelte impossibili, come quella tra riscaldare le proprie case o dare da mangiare ai propri figli. Un ulteriore aumento delle bollette energetiche costringerà, quindi, ancora più bambini a perdere le opportunità di cui hanno bisogno per crescere, se non addirittura a vivere in case fredde e umide e ad andare a letto affamati. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8211; SALUTE MENTALE</strong> Chiaramente i bambini in Ucraina sono quelli che stanno soffrendo un fortissimo disagio psicologico a causa del conflitto. Ma nell&#8217;era digitale qualsiasi bambino con accesso a TV, radio, giornale, computer o telefono è consapevole del conflitto in corso e molti di loro inizieranno a comprendere che tipo di impatto ha il conflitto sui loro coetanei coinvolti. È pertanto fondamentale &#8220;spiegare ai bambini la guerra&#8221;, perché ignorare o evitare l&#8217;argomento può portare i più piccoli a sentirsi persi, soli e più impauriti, il che può influire sulla loro salute e il loro benessere. È essenziale avere conversazioni aperte e oneste con i bambini per aiutarli a elaborare ciò che sta accadendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photo: NurPhoto.com</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/03/10/ucraina-65-mln-minori-rimasti-nel-paese-situazione-al-limite/">Ucraina: 6,5 mln minori rimasti nel Paese, situazione al limite</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2022/03/10/ucraina-65-mln-minori-rimasti-nel-paese-situazione-al-limite/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">106539</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Gaza: 49 bambini uccisi e più di 6.000 feriti dall’inizio delle proteste</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/03/28/gaza-49-bambini-uccisi-e-piu-di-6-000-feriti-dallinizio-delle-proteste/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2019/03/28/gaza-49-bambini-uccisi-e-piu-di-6-000-feriti-dallinizio-delle-proteste/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 19:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[bambini uccisi]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito Israele]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.com/?p=103208</guid>

					<description><![CDATA[<p>Almeno 49 bambini sono stati uccisi al confine con Gaza e più di 6.000 sono rimasti feriti, di cui quasi la metà in modo grave, a un anno dall’inizio delle proteste per la Marcia del Ritorno. Numeri che Save the Children &#8211; l&#8217;Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/03/28/gaza-49-bambini-uccisi-e-piu-di-6-000-feriti-dallinizio-delle-proteste/">Gaza: 49 bambini uccisi e più di 6.000 feriti dall’inizio delle proteste</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Almeno 49 bambini sono stati uccisi al confine con Gaza e più di 6.000 sono rimasti feriti, di cui quasi la metà in modo grave, a un anno dall’inizio delle proteste per la Marcia del Ritorno. Numeri che Save the Children &#8211; l&#8217;Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – porta oggi alla luce per ribadire a tutte le parti coinvolte di agire immediatamente per affrontare le cause alla radice del conflitto e garantire la necessaria protezione a tutti i bambini, in uno scenario caratterizzato dalla recente escalation di violenze nell’area.</p>
<p>Secondo quanto riportato dalla Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, sottolinea Save the Children, i bambini sono stati colpiti dai soldati israeliani con munizioni e proiettili di gomma e hanno subito gravi conseguenze in seguito all’inalazione di gas lacrimogeni lanciati lungo la barriera. Tra coloro che sono sopravvissuti, in tanti hanno subito lesioni gravissime e indelebili e non hanno potuto accedere a cure mediche adeguate di cui avevano urgente bisogno.</p>
<p>La richiesta di assistenza medica specialistica, infatti, ha superato di gran lunga le capacità del sistema sanitario di Gaza, ormai paralizzato da anni a causa del blocco. Secondo i dati dell&#8217;OMS, nel corso dell&#8217;ultimo anno l&#8217;80% dei bambini feriti durante le proteste, che hanno chiesto di poter lasciare Gaza per ricevere cure mediche di emergenza in Israele, si sono visti negare o ritardare i loro permessi.</p>
<p>Save the Children e i suoi partner sul territorio hanno raccolto le testimonianze di migliaia di bambini coinvolti nelle proteste. Molti stanno lottando per superare le gravi ferite subite, tra cui amputazioni, perdita della vista e lesioni alla testa, che in molti casi avranno ripercussioni per il resto della loro vita e che non possono essere curate adeguatamente per via della debolezza del sistema sanitario. Secondo l&#8217;OMS, 21 bambini hanno subito l&#8217;amputazione degli arti superiori o inferiori a seguito delle ferite riportate durante le proteste.</p>
<p>Faris*, 16 anni, è stato colpito dai proiettili a una gamba mentre partecipava a una manifestazione di protesta nell&#8217;ottobre dello scorso anno. I medici gli hanno subito prescritto cure di emergenza in Israele e lui è stato uno dei pochi ai quali è stato concesso il permesso di viaggiare. Tuttavia il suo permesso ha subito un ritardo di cinque giorni e quando è finalmente arrivato in ospedale, a Gerusalemme, non è stato possibile salvargli la gamba e si è resa necessaria l’amputazione sopra il ginocchio.</p>
<p>&#8220;Non avevo nessuna arma con me, stavo lì in piedi come tutte le altre persone – ricorda Faris del giorno in cui è stato colpito &#8211; Quando sono stato ferito, ho iniziato a urlare chiedendo disperatamente aiuto. Mi hanno portato in ospedale e il dolore era insopportabile. Ricordo ancora che la mia gamba era gelida”.</p>
<p>Oltre 20.000 gli adulti feriti durante le proteste, tra il 30 marzo e il 31 gennaio scorsi, ai quali si aggiungono anche quattro soldati israeliani, mentre un altro militare israeliano è stato ucciso in uno dei giorni delle proteste, ma lontano dal luogo delle manifestazioni.</p>
<p>Save the Children fa proprio l’appello delle Nazioni Unite per porre immediatamente fine all&#8217;uso eccessivo della forza da parte di Israele nei confronti dei bambini al confine. L’Organizzazione sostiene inoltre l&#8217;appello dell’Onu affinché Israele riveda le regole militari di ingaggio relativamente all&#8217;uso di munizioni contro i bambini durante le proteste.</p>
<p>&#8220;I nostri team a Gaza ci dicono che le tensioni stanno crescendo e ci sono serie preoccupazioni che le proteste di questo venerdì possano essere ancora peggiori. L&#8217;uccisione e la mutilazione dei bambini è semplicemente inaccettabile e, come in tutti i conflitti, i responsabili devono essere ritenuti responsabili. Auspichiamo che tutte le proteste possano svolgersi in modo pacifico. Chiediamo quindi a tutte le parti coinvolte di affrontare le cause alla radice del conflitto, ponendo fine al blocco e garantendo la protezione sia ai palestinesi che agli israeliani&#8221;, ha dichiarato Jeremy Stoner, Direttore di Save the Children in Medio Oriente.</p>
<p>Oltre alle ferite fisiche subite, a destare particolare preoccupazione è anche la salute mentale dei bambini a Gaza. Dalle ricerche condotte da Save the Children, infatti, emerge che, anche prima delle proteste, molti bambini a Gaza soffrivano le conseguenze dei traumi subiti, come ansia e depressione a causa di una crisi umanitaria in corso da anni.</p>
<p>&#8220;Quando sono per strada, vedo gli altri bambini giocare a calcio, correre e mi arrabbio. Non riesco a sopportare quello che mi è successo. Da quando ho perso la gamba, resto sempre a casa, non esco più e non faccio nulla“, ha raccontato ancora Faris.</p>
<p>Ali*, 16 anni, è stato gravemente ferito da una scheggia alla gamba mentre partecipava a una protesta nel giugno 2018. Quattro mesi più tardi, suo fratello minore Yousef*, 14 anni, è stato colpito al petto da un proiettile durante le proteste ed è morto.</p>
<p>&#8220;La nostra casa sembra vuota ora che mio fratello non c’è più, lui la riempiva di vita e gioia. Quando mio padre è andato a cercarlo, prima gli hanno detto che gli avevano sparato, poi siamo andati all&#8217;ospedale di Shifaa e ci hanno detto che era morto. È stato uno shock per tutti noi. Non volevo più stare a casa perché era piena di suoi ricordi&#8221;, è il racconto di Ali.</p>
<p>&#8220;Un anno fa abbiamo chiesto la fine dell&#8217;uso di cecchini e munizioni, da parte del governo israeliano, contro i bambini durante le manifestazioni al confine con Gaza. Siamo costretti a rinnovare ancora una volta il nostro appello perché i bambini continuano a essere uccisi o feriti gravemente. Se tutto questo non cesserà, il numero delle vittime continuerà ad aumentare. Chiediamo pertanto a tutte le parti coinvolte di dare la priorità assoluta alla protezione dei bambini – ha proseguito Jeremy Stoner &#8211; I bambini vedono i loro amici e i loro genitori che vengono colpiti e sono costretti a convivere con le conseguenze di questa situazione senza poter ricevere il supporto adeguato per recuperare sia dal punto di vista fisico che mentale. Siamo profondamente preoccupati per l&#8217;impatto psicologico che l&#8217;esposizione prolungata a tali violenze potrà avere sui bambini di Gaza&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/03/28/gaza-49-bambini-uccisi-e-piu-di-6-000-feriti-dallinizio-delle-proteste/">Gaza: 49 bambini uccisi e più di 6.000 feriti dall’inizio delle proteste</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2019/03/28/gaza-49-bambini-uccisi-e-piu-di-6-000-feriti-dallinizio-delle-proteste/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">103208</post-id>	</item>
		<item>
		<title>I campi minati dello Yemen: anche bambini tra i civili uccisi e feriti dalle bombe a grappolo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/05/24/i-campi-minati-dello-yemen-anche-bambini-tra-i-civili-uccisi-e-feriti-dalle-bombe-a-grappolo/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2016/05/24/i-campi-minati-dello-yemen-anche-bambini-tra-i-civili-uccisi-e-feriti-dalle-bombe-a-grappolo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2016 09:15:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[yemen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=93312</guid>

					<description><![CDATA[<p>Al termine di una missione di ricerca di 10 giorni nelle province di Sa&#8217;da, Hajjab e Sana&#8217;a, Amnesty International ha denunciato che i bambini e le loro famiglie che, dopo un anno di conflitto, tornano a casa nel nord dello Yemen rischiano fortemente di morire o di riportare gravi ferite a causa di migliaia di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/24/i-campi-minati-dello-yemen-anche-bambini-tra-i-civili-uccisi-e-feriti-dalle-bombe-a-grappolo/">I campi minati dello Yemen: anche bambini tra i civili uccisi e feriti dalle bombe a grappolo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="BLOBWidth100">
<div class="viewParCell BLOBAlignLeft">
<p>Al termine di una missione di ricerca di 10 giorni<strong class="userFormat1"> nelle province di Sa&#8217;da</strong>, Hajjab e Sana&#8217;a, Amnesty International ha denunciato che i bambini e le loro famiglie che, dopo un anno di conflitto, tornano a casa nel nord dello Yemen rischiano fortemente di morire o di riportare gravi ferite a causa di <strong class="userFormat1">migliaia di bombe a grappolo inesplose</strong>.</p>
<p>C&#8217;è <strong class="userFormat1">urgente bisogno di assistenza internazionale per sminare i terreni</strong> e i paesi in grado di esercitare influenza devono sollecitare le forze della coalizione a guida saudita a <strong class="userFormat1">fermare l&#8217;uso delle bombe a grappolo</strong>, armi di per sé indiscriminate e proibite dal diritto internazionale.</p>
<p>&#8220;Anche con la fine delle ostilità, la vita dei civili, compresi i bambini, e i loro mezzi di sussistenza continuano a essere in pericolo. Al rientro in quelli che ormai sono dei veri e propri campi minati, non potranno vivere in condizioni di sicurezza fino a quando le zone intorno alle loro abitazioni e i campi non saranno ispezionati e ripuliti dalle bombe a grappolo e da altri ordigni inesplosi&#8221; &#8211; ha dichiarato Lama Fakih, senior crisis advisor di Amnesty International.</p>
<p>Nella sua ultima missione di ricerca nel nord dello Yemen, Amnesty International ha riscontrato prove dell&#8217;uso, da parte della coalizione a guida saudita, di <strong class="userFormat1">bombe a grappolo di fabbricazione statunitense, britannica e brasiliana</strong>. L&#8217;uso di queste armi è vietato dalla Convenzione sulle bombe a grappolo, che il Regno Unito è vincolato a rispettare.</p>
<p>Amnesty International ha intervistato 30 persone, tra cui sopravvissuti a bombe a grappolo e altri ordigni inesplosi, così come loro familiari, testimoni oculari, esperti di sminamento, attivisti e soccorritori.</p>
<p>L&#8217;organizzazione ha documentato <strong class="userFormat1">10 nuovi casi</strong> in cui, <strong class="userFormat1">tra luglio 2015 e aprile 2016, 16 civili sono stati uccisi o feriti da bombe a grappolo</strong>. Tra le vittime, anche<strong class="userFormat1"> nove bambini </strong>due dei quali rimasti uccisi. Le esplosioni si sono verificate giorni, settimane o anche mesi dopo il lancio delle bombe a grappolo da parte della coalizione a guida saudita. Col cessate-il-fuoco raggiunto nel marzo 2016, nelle province di Hajjah e Sa&#8217;da i civili hanno iniziato a tornare a casa. Ma operatori addetti allo sminamento, residenti e soccorritori hanno dichiarato ad Amnesty International che i civili continuano a saltare in aria quando entrano in contatto con ordigni inesplosi. <strong class="userFormat1">Il fenomeno</strong> è in particolare <strong class="userFormat1">aumento lungo il confine tra Arabia Saudita e Yemen</strong>, nelle zone di Midi, Haradh, Hayran, Bakil al-Mir e Mustabah (provincia di Hajjah) e di al-Safra, Razih, Shada e Baqim (provincia di Sa&#8217;da).</p>
<p>Molti civili, compresi i bambini, sono dunque alla mercé di ordigni potenzialmente mortali senza rendersi conto della loro presenza o dei rischi che pongono. Per di più,<strong class="userFormat1">recenti inondazioni hanno trasportato questi ordigni </strong>in zone dove la loro presenza non era attesa.</p>
</div>
</div>
<div class="BLOBWidth100">
<div class="viewParCell BLOBAlignLeft">
<p>Finora la coalizione guidata dall&#8217;Arabia Saudita non ha ufficialmente confermato di aver usato bombe a grappolo. Tuttavia, in un&#8217;intervista rilasciata alla Cnn l&#8217;11 gennaio 2016, il <strong class="userFormat1">generale Ahmed al-Asiri</strong>, portavoce della coalizione, nel negarlo complessivamente <strong class="userFormat1">ha ammesso l&#8217;uso di bombe a grappolo CBU-105 nel corso dell&#8217;attacco contro un obiettivo militare</strong>, nell&#8217;aprile 2015. Le popolazioni civili invocano a gran voce la necessità di aiuto per sminare i loro terreni.</p>
<p>Riconoscendo il grave rischio che la presenza di ordigni inesplosi costituisce per la popolazione civile, <strong class="userFormat1">nell&#8217;aprile 2016 il Centro d&#8217;azione sulle mine dello Yemen</strong> (Yemac, l&#8217;unica agenzia di sminamento presente nel paese) <strong class="userFormat1">ha iniziato a rintracciare e far esplodere ordigni </strong>nelle province di Sa&#8217;da e Hajjah, nonostante la formazione inadeguata e lo scarso equipaggiamento a disposizione. Il numero esatto di ordigni inesplosi da eliminare non è ancora chiaro. Nelle prime tre settimane di lavoro nelle due province, lo Yemac ha eliminato almeno 418 sub-munizioni da bombe a grappolo, 810 resti di fusi e di pezzi d&#8217;artiglieria, 51 mortai e oltre 70 missili.</p>
<p>Purtroppo, il 26 aprile lo Yemac ha dovuto interrompere drammaticamente le sue attività a seguito della morte di tre suoi operatori (Mohammed Ahmed Ali Al Sharafi, Mustafa Abdullah Saleh Al Harazi e Hussein Abdo Mohssien Al Salami), uccisi dai resti di una bomba a grappolo ad Hayran, nella provincia di Hajjah.</p>
<p>Il direttore dello Yemac, Ahmed Yahya Alawi, ha riferito ad Amnesty International che le attività del Centro sono sospese mentre sono in corso indagini sulla morte dei suoi uomini. Egli ritiene che l&#8217;episodio sia stato causato dalla negligenza di uno dei tre operatori nel rimuovere un ordigno inesploso vicino ai suoi due colleghi. Alawi ha criticato l&#8217;assenza di formazione adeguata e ha definito inefficaci e obsolete le attrezzature a disposizione:</p>
<p>&#8220;La coalizione ha usato vari tipi di bombe a grappolo ma noi abbiamo dimestichezza solo con quattro di essi. Siamo rimasti sorpresi da queste nuove versioni. Sono più sensibili, è difficile farle esplodere ma metterle da parte inesplose è pericoloso. Abbiamo bisogno di formatori provenienti dai paesi che quelle bombe le producono e di migliore tecnologia per distruggerle&#8221;.</p>
<p>&#8220;I paesi donatori devono agire con urgenza e sostenere l&#8217;azione a livello locale per individuare in condizioni di sicurezza, marcare e ripulire le aree in cui si trovano gli ordigni inesplosi e spiegare alle comunità di quei territori come, nel frattempo, evitare pericoli. Se non verrà fatto, sarà una bomba a orologeria per i civili, compresi i bambini&#8221; &#8211; ha commentato Fakih.</p>
<p><strong class="userFormat1">I bambini</strong>, infatti, sono particolarmente esposti al <strong class="userFormat1">rischio di raccogliere sub-munizioni inesplose</strong> o di entrarci in contatto, scambiandole per giochi a causa della forma e della piccola dimensione. Alcune somigliano a palline, altre a bibite in lattina.</p>
<p>Nel gennaio 2016, un 13enne ha raccolto una sub-munizione nei pressi di una fontana del villaggio agricolo di Noug&#8217;a, nella provincia di Sa&#8217;da, a 20-25 chilometri dal confine con l&#8217;Arabia Saudita.</p>
<p><strong class="userFormat1">La sub-munizione era verde e sembrava &#8220;una piccola palla&#8221;</strong>: questa descrizione coincide con le sub-munizioni contenute nella bomba a grappolo BLU-63 di fabbricazione statunitense.</p>
<p>Il ragazzo, che è rimasto in ospedale per due mesi e ha dovuto subire un&#8217;operazione chirurgica all&#8217;addome, ha detto ad Amnesty International che nei pressi della fontana vi erano altri ordigni di quel genere. Il 1° marzo &#8220;Walid&#8221; (la cui vera identità è celata per motivi di sicurezza), un 11enne della stessa zona, ha perso tre dita della mano destra e ha riportato la rottura della mascella sinistra, oltre a ferite al petto e alle gambe. Suo fratello &#8220;Samih&#8221;, di otto anni, è rimasto ucciso.</p>
<p>I due fratelli, secondo il racconto del più grande, stavano portando al pascolo le capre in una vallata quando hanno notato quei piccoli oggetti. Ci hanno girato intorno e giocato per diverse ore fino a quando uno è esploso.  Sulla base del racconto di &#8220;Walid&#8221;, si tratterebbe di sub-munizioni &#8220;ZP39&#8221; DPICM la cui presenza nel nord dello Yemen era stata già documentata da Human Rights Watch nel maggio 2015.</p>
<p>Il 16 aprile, in un villaggio della provincia di Hajjah a 10 chilometri dal confine saudita, un ragazzo di 12 anni è morto e suo fratello di nove è rimasto ferito giocando con un ordigno trovato mentre stavano portando al pascolo le capre. Questo è il racconto del fratello sopravvissuto:</p>
<p>&#8220;Ho raccolto la bomba e l&#8217;ho data a mio fratello in modo che ne avessimo una a testa. Lui le ha fatte sbattere e sono esplose. Io sono finito a diversi metri di distanza. Due o tre giorni prima, con un amico avevamo raccolto delle bombe in una busta di plastica e le avevamo nascoste sotto gli alberi. Avevano un nastro bianco&#8221;.</p>
<p>Il ragazzo 12enne è rimasto ucciso sul colpo. Lo hanno ritrovato con l&#8217;addome aperto e le braccia mozzate. Il padre, che ha altri 13 bambini, ha raccontato che la loro famiglia era tornata nella zona solo di recente. Ora non trovano più spazio per portare al pascolo le capre:</p>
<p>&#8220;Qui vicino le bombe sono persino appese sugli alberi&#8221;.&#8221;L&#8217;elevato numero di sub-munizioni usato dalla coalizione a guida saudita e l&#8217;alta percentuale di mancata esplosione non solo hanno ucciso e ferito persone ma hanno anche danneggiato gravemente i mezzi di sussistenza e trasformato i terreni in campi minati, rendendo difficile il pascolo così come i raccolti di banane, mango e pomodori&#8221; &#8211; ha sottolineato Fakih.</p>
</div>
</div>
<div class="viewPar BLOBAlignJustify">
<p>Dal 25 marzo 2015, quando è iniziata la campagna aerea della coalizione a guida saudita, <strong class="userFormat1">Amnesty International ha documentato l&#8217;uso di sei tipi di bombe a grappolo nello Yemen</strong>: uso confermato da altre fonti credibili, come Human Rights Watch.</p>
<p>L&#8217;ultima missione di Amnesty International ha potuto confermare per la prima volta l&#8217;uso di <strong class="userFormat1">bombe a grappolo britanniche BL-755, fabbricate negli anni Settanta</strong> dalla Hunting Engineering Ltd. Questo tipo di bomba a grappolo, progettato per essere sganciato dai jet britannici Tornado, <strong class="userFormat1">contiene 147 sub-munizioni</strong> in grado di penetrare per 25 centimetri in veicoli blindati e che <strong class="userFormat1">rilasciano oltre 2000 frammenti che diventano armi anti-persona</strong>. Depositi di BL-755 si trovano in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti.</p>
<p>I ricercatori di Amnesty International hanno visto una bomba a grappolo BL-755 nel deposito in cui lo Yemac raccoglieva gli ordigni inesplosi rinvenuti. La bomba non era esplosa e le sub-munizioni contenute in cinque delle sette sezioni originarie non si erano disperse né avevano detonato. Si tratta del primo uso confermato di bombe a grappolo made in UK dall&#8217;adozione, nel 2008, della Convenzione contro le bombe a grappolo, nella cui stesura e nei cui negoziati il governo di Londra aveva svolto un ruolo da protagonista. La Convenzione, sottoscritta da oltre 100 paesi, vieta l&#8217;uso, la produzione e lo stoccaggio delle bombe a grappolo.</p>
<p>Altri tipi di bombe a grappolo identificati dalla missione di ricerca di Amnesty International comprendono la <strong class="userFormat1">brasiliana Avibras Astros e la statunitense CBU-105, con contenitori di sub-minuzioni BLU-108/B</strong>. Nell&#8217;agosto 2013 il dipartimento della Difesa Usa aveva siglato un contratto del valore di 641 milioni di dollari per la fornitura di 1300 bombe a grappolo CBU-105 all&#8217;Arabia Saudita.</p>
<p>La sub-munizione BLU-108/B, prodotta da Textron Defense System, viene rilasciata dalla bomba a grappolo che la contiene. Durante la lenta discesa sostenuta da un paracadute, si avvia un veloce movimento rotatorio durante il quale, grazie all&#8217;aiuto di sensori ottici multimodali, le munizioni vengono dirette contro una serie di bersagli. La sub-munizione, dotata di un potente propellente, può perforare un veicolo blindato incendiandolo, mentre i frammenti vanno a colpire oggetti e persone.</p>
<p>La presenza di numerosi ordigni inesplosi contraddice quanto affermato dalla US Security Defense Cooperation Agency, secondo la quale meno dell&#8217;1 per cento degli ordigni non esplode &#8220;nell&#8217;ambiente operativo in cui operano&#8221;. Il governo statunitense vieta la vendita o il trasferimento di bombe a grappolo che abbiano una percentuale di malfunzionamento superiore all&#8217;1 per cento.</p>
</div>
<div class="viewPar BLOBAlignJustify">
<p>&#8220;Senza un&#8217;azione congiunta per sollecitare la coalizione a guida saudita a cessare l&#8217;uso delle bombe a grappolo e l&#8217;immediata assistenza internazionale alle operazioni di sminamento, le bombe a grappolo e gli altri ordigni inesplosi costituiranno per anni un lascito mortale per lo Yemen, minacciando la vita dei civili e mandando a rotoli l&#8217;economia locale&#8221; &#8211; ha dichiarato Fakih.</p>
<p>L&#8217;Arabia Saudita e gli altri stati membri della coalizione dovranno<strong class="userFormat1"> facilitare la bonifica</strong> delle aree in cui si trovano ordigni inesplosi. Gli stati in grado di farlo dovranno fornire tutta l&#8217;<strong class="userFormat1">assistenza tecnica, finanziaria e materiale</strong> per rendere possibile la demarcazione delle aree e la rimozione o distruzione delle sub-munizioni e di altri ordigni inesplosi. <strong class="userFormat1">Le vittime e le loro famiglie </strong>dovranno ricevere <strong class="userFormat1">assistenza fisica e psicologica</strong> così come avere a disposizione <strong class="userFormat1">programmi di riabilitazione </strong>e istruzioni per evitare i pericoli.</p>
<p>Gli stati membri della coalizione a guida saudita dovranno immediatamente fornire alle Nazioni Unite le <strong class="userFormat1">esatte coordinate degli attacchi con bombe a grappolo</strong>, comprese mappe, date e informazioni sul tipo e sulla quantità di armi usate, in modo tale da poter facilitare la bonifica e informare le popolazioni locali sui pericoli ancora presenti.</p>
<p>Gli stati che forniscono armi alla coalizione a guida saudita e i singoli stati che ne fanno parte dovranno immediatamente <strong class="userFormat1">cessare i trasferimenti </strong>e l&#8217;uso delle bombe a grappolo ed eliminare tutti gli stock ancora a disposizione.</p>
</div>
<div class="viewPar BLOBAlignJustify">
<p>Da anni, Amnesty International e altre organizzazioni chiedono a tutti gli stati di porre immediatamente fine all&#8217;uso, alla produzione, ai trasferimenti e allo stoccaggio di bombe a grappolo e di aderire alla Convenzione del 2008.</p>
<p>Gli altri due stati che, col Regno Unito, hanno prodotto bombe a grappolo usate dalla coalizione guidata dall&#8217;Arabia Saudita nel conflitto yemenita, ossia Usa e Brasile, non fanno parte della Convenzione contro le bombe a grappolo. Non ne è parte neanche lo Yemen, anche se il 19 maggio suoi diplomatici hanno dichiarato che stanno considerando di aderirvi, dato l&#8217;alto livello di contaminazione da bombe a grappolo nel paese.Né l&#8217;Arabia Saudita né gli stati membri della coalizione a guida saudita hanno aderito alla Convenzione. Tuttavia, sulla base del diritto internazionale umanitario consuetudinario, agli stati membri di questa coalizione è fatto divieto di usare armi di per sé indiscriminate, che pongono inevitabili minacce per la vita dei civili.Dal febbraio 2016, Amnesty International sta chiedendo a tutti gli stati di assicurare che nessuna delle parti coinvolte nel conflitto yemenita riceva, direttamente o indirettamente, armi, munizioni, equipaggiamento o tecnologia militare da usare nel conflitto fino a quando le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario non saranno cessate. Amnesty International chiede inoltre a tutti gli stati di appoggiare la richiesta di un&#8217;indagine indipendente, imparziale e internazionale, sulle violazioni commesse da tutte le parti coinvolte nel conflitto.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/24/i-campi-minati-dello-yemen-anche-bambini-tra-i-civili-uccisi-e-feriti-dalle-bombe-a-grappolo/">I campi minati dello Yemen: anche bambini tra i civili uccisi e feriti dalle bombe a grappolo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2016/05/24/i-campi-minati-dello-yemen-anche-bambini-tra-i-civili-uccisi-e-feriti-dalle-bombe-a-grappolo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">93312</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Bruxelles sotto attacco: bombe all&#8217;aeroporto e nella metro</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/03/22/91322/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2016/03/22/91322/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 10:40:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[aeroporto]]></category>
		<category><![CDATA[attacco]]></category>
		<category><![CDATA[attentati]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[metro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=91322</guid>

					<description><![CDATA[<p>Bruxelles è sotto attacco. Due attentati sono stati compiuti all&#8217;aeroporto internazionale &#8216;Zavanten&#8217; e nella metropolitana di Maalbeek, vicino alle istituzioni europee. Nell&#8217;aeroporto il bilancio è di almeno 13 morti e 25 feriti: due ordigni sono esplosi stamane alle 8 nella sale partenza del terminal A vicino al banco dell&#8217;American Airlines. Almeno una esplosione è stata causata da un kamikaze. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/22/91322/">Bruxelles sotto attacco: bombe all&#8217;aeroporto e nella metro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bruxelles</strong> è sotto attacco. Due attentati sono stati compiuti all&#8217;aeroporto internazionale &#8216;Zavanten&#8217; e nella metropolitana di Maalbeek, vicino alle istituzioni europee. Nell&#8217;aeroporto il bilancio è di almeno 13 morti e 25 feriti: due ordigni sono esplosi stamane alle 8 nella sale partenza del terminal A vicino al banco dell&#8217;American Airlines. Almeno una esplosione è stata causata da un kamikaze. Dieci le vittime nella metropolitana.</p>
<p>La polizia, ha evacuato lo scalo e interrotto i collegamenti ferroviari. Altri ordigni inesplosi sono trovati nello scalo e il livello di allerta è stato innalzato a livello 4, il massimo. Prima delle due esplosioni si &#8220;sono udite raffiche di mitra ed urla in arabo&#8221;. Lo riferisce l&#8217;agenzia Belga.</p>
<p>Non è presente alcun aereo Alitalia all&#8217;aeroporto di Bruxelles. Lo fanno sapere fonti della compagnia. Il volo Milano-Bruxelles è stato spostato sull&#8217;aeroporto di Liegi, mentre il volo per Bruxelles che doveva partire stamattina da Roma è stato fermato. Infine i voli da Bruxelles per la Capitale erano già decollati al momento dell&#8217;attentato.</p>
<p>L&#8217;attentato segue di poco più di 48 ore la cattura di Salah Abdeslam il decimo uomo del commando della strage del 13 novembre a Parigi che causo 130 morti. La procura belga aveva lanciato l&#8217;allarme per nuovi attentati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/22/91322/">Bruxelles sotto attacco: bombe all&#8217;aeroporto e nella metro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2016/03/22/91322/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">91322</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Rete Italiana per il Disarmo: bombe dall’Italia all’Arabia Saudita</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89564/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89564/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 10:04:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Italiana Disarmo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=89564</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rete Italiana per il Disarmo presenta un esposto in diverse Procure d’Italia per chiedere di indagare sulle spedizioni di bombe dall’Italia all’Arabia Saudita La notizia di possibile reato, su cui si focalizza il documento presentato a Roma, Brescia ed altre città italiane, è relativa alla violazione dell’articolo 1 della legge 185/90 che vieta l’esportazione di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89564/">Rete Italiana per il Disarmo: bombe dall’Italia all’Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rete Italiana per il Disarmo presenta un esposto in diverse Procure d’Italia per chiedere di indagare sulle spedizioni di bombe dall’Italia all’Arabia Saudita</strong></p>
<p><strong>La notizia di possibile reato, su cui si focalizza il documento presentato a Roma, Brescia ed altre città italiane, è relativa alla violazione dell’articolo 1 della legge 185/90 che vieta l’esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani.</strong><strong>  </strong><strong>            </strong></p>
<p><strong> </strong><strong>La Rete </strong><strong>Italiana per il Disarmo ha presentato per mezzo di alcuni suoi rappresentanti un esposto in Procura a Roma per chiedere alle autorità competenti di verificare l’osservanza della Legge n. 185 del 1990 in riferimento alle recenti numerose spedizioni dall’Italia di bombe aeree all’Arabia Saudita</strong>. Rete Disarmo ha presentato l’iniziativa in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati in cui ha annunciato contemporaneamente (e nei prossimi giorni) sono stati presentati documenti similari anche in Procure di altre città italiane tra cui <strong>Brescia</strong> (dove ha sede l’azienda tedesca RWM Italia fornitrice delle bombe aeree), <strong>Verona e Pisa.</strong></p>
<p>“Siamo giunti a questa decisione – ha spiegato <strong>Francesco Vignarca</strong> (coordinatore della Rete Disarmo) – a seguito delle continue spedizioni di tonnellate di bombe dalla Sardegna all’Arabia Saudita: <strong>bombe che servono a rifornire le </strong><strong>Royal Saudi Air Force che dallo scorso marzo sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite</strong> esacerbando un conflitto che portato a quasi seimila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (tra cui 830 tra donne e bambini) e alla maggior crisi umanitaria in tutto il Medio Oriente. A fronte delle risposte, evasive e anche contraddittorie, degli esponenti del Governo – che in questi mesi non ha mai ritenuto di incontrare le nostre associazioni nonostante le nostre ripetute richieste – abbiamo ritenuto doveroso inoltrare alla Magistratura un esposto per chiedere alle autorità preposte di verificare la legalità e l’osservanza della legge 185 del 1990 che regolamenta l’esportazione di sistemi militari dall’Italia.</p>
<p>La Legge italiana (n. 185 del 1990) vieta espressamente non solo l’esportazione, ma anche il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “<strong>verso i Paesi in stato di conflitto armato</strong>, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, <strong>da adottare previo parere delle Camere</strong>”. (art. 1.c 6a) e “verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione” (art.1.c 6b). Nel documento presentato da Rete Disarmo vengono <strong>ricostruite le sei spedizioni avvenute nell’arco di pochi mesi e le conseguenti reazioni</strong> di politica e società civile, elencando inoltre iniziative legali condotte in altri Paesi da associazioni che hanno <strong>rilevato nelle forniture di armamenti alle forze Saudite una violazione del Trattato Internazionale sugli Armamenti</strong>.</p>
<p>“Non ci risulta – conclude <strong>Vignarca</strong> – che le Camere siano state consultate in merito a queste spedizioni di bombe all’Arabia Saudita, anzi <strong>sono state presentate diverse interrogazioni parlamentari alle quali il Governo non ha ancora dato risposta</strong>”.</p>
<p>Le risposte giunte dall’Esecutivo Renzi sono state evasive (come quelle del Ministro Gentiloni in Parlamento e del sottosegretario <strong>Della Vedova</strong> a una interrogazione urgente) e anche contraddittorie (come le parole della ministro Pinotti secondo cui “l’Italia non vende bombe ai sauditi” e che “è tutto regolare per quanto riguarda le autorizzazioni”). Dal settembre scorso la <strong>Rete italiana per il disarmo</strong>, network che raggruppa oltre venti organizzazioni della società civile, ha documentato queste spedizioni e, con vari comunicati stampa promossi anche con <strong>Amnesty International Italia</strong>, ha chiesto al Governo italiano di sospendere l’invio di bombe e sistemi militari all’Arabia Saudita. Un carico di migliaia di bombe è partito due settimane dall’aeroporto di Cagliari con destinazione la base dell’aeronautica militare saudita di Taif, non lontano dalla Mecca. A partire dall’ottobre scorso due spedizioni sono avvenute via aereo cargo, altre due sono state effettuate imbarcando le bombe ai porti di Olbia e Cagliari). Le bombe sono prodotte dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento a Domunovas (Carbonia-Iglesias) in Sardegna.</p>
<p>“Considerate le ingenti forniture di bombe aeree della RWM Italia avvenute in questi mesi – ha spiegato <strong>Giorgio Beretta</strong>, analista dell’Osservatorio OPAL di Brescia che ha svolto uno studio su questa materia (qui <a href="http://opalbrescia.altervista.org/sites/default/files/stampa/2015/OPAL_Autorizzazioni_RWM_ITALIA.pdf">in pdf</a>) – riteniamo che si tratti di <strong>nuove autorizzazioni</strong> <strong>all’esportazione rilasciate dall’attuale Governo Renzi</strong>. Se è vero, infatti che le licenze rilasciate negli anni scorsi non erano state riscontrate nelle spedizioni fatte fino all’anno scorso, va però notato che in questi mesi abbiamo monitorato almeno 5 spedizioni via aerea e via mare. In ogni caso anche trattandosi di autorizzazioni rilasciate negli anni scorsi è espresso compito dell’esecutivo, e nello specifico dall’Unità per le Autorizzazioni di Materiali d’Armamento (UAMA) incardinata presso la Farnesina, verificare che sussistano le condizioni di legge per l’invio dei materiali militari. Saremmo perciò interessati a sapere se UAMA e ministero degli Esteri ritengono che l’intervento militare della coalizione a guida saudita in Yemen sia conforme all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e ai principi della nostra Costituzione” – conclude Beretta.</p>
<p>Dopo dieci mesi di ostilità <strong>la situazione in Yemen è tragica</strong>: le agenzie dell’Onu riportano più di seimila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (di cui 700 bambini), oltre 20mila feriti, milioni di sfollati, più metà della popolazione ridotta alla fame e definiscono la situazione come una “catastrofe umanitaria” senza precedenti. Non solo. Le agenzie dell’Onu hanno ripetutamente stigmatizzato gli “attacchi sproporzionati di zone densamente popolate” da parte delle forze aeree della coalizione saudita e lo <strong>stesso Segretario generale dell’Onu</strong>, Ban Ki moon, ha esplicitamente condannato i bombardamenti aerei sauditi su diversi ospedali e strutture sanitarie mentre <strong>l’Alto rappresentante per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein</strong>, ha inviato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un rapporto che documenta “fondate accuse di violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani” di tutte le parti attive nel conflitto. Nei giorni scorsi Ban Ki-moon ha ripetuto il suo appello a tutte le parti al “cessate il fuoco”. E per tutta risposta dall’Italia è partito un nuovo carico con migliaia di bombe.</p>
<p>“Riteniamo inammissibile – aggiunge <strong>Lisa Clark</strong> di “Beati i costruttori di pace” – che dall’Italia continuino le spedizioni di bombe aeree per l’aviazione saudita che da nove mesi sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato internazionale causando migliaia di vittime anche tra i civili e tra i bambini e <strong>in aperta violazione del diritto internazionale umanitario</strong>. Diverse organizzazioni umanitarie hanno ripetutamente chiesto alle Nazioni Unite di verificare i crimini di guerra commessi da tutte le parti, tra cui l’utilizzo di bombe a grappolo da parte dell’aeronautica militare saudita”.</p>
<p>Ci auguriamo che <strong>la Magistratura (o chi di dovere) prenda presto in esame il nostro esposto e che, finché la materia non sia accertata, possa sospendere immediatamente l’invio di bombe e materiali militari verso l’Arabia Saudita</strong>.</p>
<p><strong>L’esposto è stato presentato in Procura a Roma per Rete Disarmo</strong> da Alfio Nicotra, Lisa Pelletti Clark, Massimo Valpiana, Giorgio Beretta, Maurizio Simoncelli e Francesco Vignarca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89564/">Rete Italiana per il Disarmo: bombe dall’Italia all’Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89564/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">89564</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Un nuovo carico di bombe per l’Arabia Saudita</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/01/19/89183/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2016/01/19/89183/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2016 09:23:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=89183</guid>

					<description><![CDATA[<p>E’ inammissibile che dall’Italia continuino le spedizioni di bombe aeree per l’aviazione saudita che da nove mesi sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato internazionale causando migliaia di vittime anche tra i civili e tra i bambini e in aperta violazione del diritto internazionale umanitario. Considerate le ingenti forniture avvenute in questi mesi non è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/19/89183/">Un nuovo carico di bombe per l’Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E’ inammissibile che dall’Italia continuino le spedizioni di bombe aeree per l’aviazione saudita che da nove mesi sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato internazionale causando migliaia di vittime anche tra i civili e tra i bambini e in aperta violazione del diritto internazionale umanitario.</strong> Considerate le ingenti forniture avvenute in questi mesi non è nemmeno più pensabile che si tratti di autorizzazioni rilasciate negli anni scorsi, ma è <strong>molto probabile che si tratti di nuove licenze all’esportazione rilasciate dall’attuale Governo Renzi</strong>. Per questo nel rinnovare il nostro appello al Governo a sospendere queste forniture e <strong>al Parlamento a presentare interrogazioni urgenti</strong>, annunciamo che nelle prossime settimane inizieranno da parte delle organizzazioni della nostra Rete diverse mobilitazioni ed iniziative per ottenere applicazione rigorosa e trasparente della legge 185/90 sulle esportazioni di materiali militari.</p>
<p>E’ questa la posizione <strong>della Rete italiana per il disarmo</strong>, network che raggruppa una trentina di associazioni della società civile, che in questi mesi ha ripetutamente domandato di poter incontrare i rappresentanti del Governo italiano per chiedere chiarificazioni in merito.</p>
<p>Finora le risposte giunte dall’Esecutivo sono state evasive (come quelle del Ministro Gentiloni in Parlamento e del sottosegretario <strong>Della Vedova</strong> a una interrogazione urgente) e contraddittorie (come le parole della ministro Pinotti secondo cui “l’Italia non vende bombe ai sauditi”).</p>
<p>Sabato scorso dall’aeroporto di Cagliari Elmas è infatti partito un nuovo carico di bombe per rifornire l’aviazione saudita. Ne ha dato notizia il deputato sardo Mauro Pili (Gruppo Misto – Unidos) evidenziando che, a differenza delle precedenti spedizioni, l’operazione di imbarco su un cargo Boeing 747 della compagnia azera Silk Way è avvenuta “in modo più furtivo in un lato estremo della pista”. Il cargo è atterrato alla base della Royal Saudi Air Force di Taif, non lontano dalla Mecca.</p>
<p>Si tratta della quinta spedizione di bombe aeree autorizzata dal governo italiano nel giro di pochi mesi: le prime due, a partire dall’ottobre scorso, sono avvenute via aereo cargo (si veda <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/10/29/aeroporto_di_elmas_tonnellate_di_bombe_in_partenza_per_l_arabia_s-68-442492.html">qui</a> e <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/foto-e-video/2015/11/19/fotogalleria/elmas-una-barriera-di-mezzi-per-nascondere-le-bombe-caricate-sull-aereo-1.12472758#1">qui</a>), altre due sono state effettuate imbarcando le bombe ai porti di Olbia e Cagliari). Le bombe sono prodotte dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento a Domunovas (Carbonia-Igliesias) in Sardegna.</p>
<p>Spedizioni numerose e ripetute che si spiegano solo con la necessità da parte dell’Arabia Saudita di urgenti forniture di bombe aeree da impiegare nei bombardamenti in Yemen: il 26 marzo scorso l’Arabia Saudita si è posta alla guida di una coalizione (ne fanno parte anche Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar e Egitto) che è intervenuta militarmente nel conflitto in corso in Yemen <strong>senza richiedere alcun mandato e senza ricevere alcuna legittimazione</strong> da parte delle Nazioni Unite.</p>
<p>Dopo dieci mesi di ostilità <strong>la situazione in Yemen è tragica</strong>: le agenzie dell’Onu riportano più di seimila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (di cui 700 bambini), oltre 20mila feriti, milioni di sfollati, più metà della popolazione ridotta alla fame e definiscono la situazione come una “catastrofe umanitaria” senza precedenti. Non solo. Le agenzie dell’Onu hanno ripetutamente stigmatizzato gli “attacchi sproporzionati di zone densamente popolate” da parte delle forze aeree della coalizione saudita e lo <strong>stesso Segretario generale dell’Onu</strong>, Ban Ki moon, ha esplicitamente condannato i bombardamenti aerei sauditi su diversi ospedali e strutture sanitarie mentre <strong>l’Alto rappresentante per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein</strong>, ha inviato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un rapporto che documenta “fondate accuse di violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani” di tutte le parti attive nel conflitto.</p>
<p>Anche <strong>Amnesty International</strong> ha ripetutamente chiesto (in comunicati congiunti con la nostra Rete) alle Nazioni Unite di aprire un’inchiesta sui possibili “crimini di guerra” attuati da tutte le parti in conflitto e ha lanciato un appello in cui chiede di sospendere tutte le forniture militari.</p>
<p><strong>Nei giorni scorsi Ban Ki-moon ha ripetuto il suo appello a tutte le parti al “cessate il fuoco”. E per tutta risposta dall’Italia è partito un nuovo carico con migliaia di bombe.</strong></p>
<p>La Legge italiana (n. 185 del 1990) vieta espressamente non solo l’esportazione, ma anche il solo transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “<strong>verso i Paesi in stato di conflitto armato</strong>, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, <strong>da adottare previo parere delle Camere</strong>”. (art. 1.c 6a) e “verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione” (art.1.c 6b).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/19/89183/">Un nuovo carico di bombe per l’Arabia Saudita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2016/01/19/89183/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">89183</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
