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	<title>brexit Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Londra e l’Europa alla ricerca di un’intesa, inizia finalmente la post Brexit</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/05/25/londra-e-leuropa-alla-ricerca-di-unintesa-inizia-finalmente-la-post-brexit/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2025 18:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Casilli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel summit congiunto che si è tenuto a Londra tra il primo ministro britannico Starmer, la presidente della Commissione europea Von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Costa, è stato dato l’annuncio di un accordo che cambia i rapporti tra le due sponde della Manica. Non si tratta di un rientro del Regno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/25/londra-e-leuropa-alla-ricerca-di-unintesa-inizia-finalmente-la-post-brexit/">Londra e l’Europa alla ricerca di un’intesa, inizia finalmente la post Brexit</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel summit congiunto che si è tenuto a <strong>Londra</strong> tra il primo ministro britannico <strong>Starmer</strong>, la presidente della Commissione europea <strong>Von der Leyen</strong> e il presidente del Consiglio europeo <strong>Costa</strong>, è stato dato l’annuncio di un accordo che cambia i rapporti tra le due sponde della Manica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta di un rientro del Regno Unito nell’Unione Europa e neanche di una ricomposizione della frattura creatasi in questi dieci anni, dal 2016 per l’esattezza, tra Londra e l’Europa, ma certamente è una svolta che vede la fine di una stagione di attriti, iniziata con il referendum appunto del 2016 con il governo londinese del primo ministro <strong>Cameron</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli errori non sono mancati, commessi da ambo le parti, sia dai governi inglesi che da quelli europei e forse, a ben guardare, il premier <strong>Starmer</strong> ha parlato di un “<strong><em>reset</em></strong>”, rischiando molto con il passo compiuto, ma avendo ben presente le opportunità politiche ed economiche, non da poco, che si apriranno con il miglioramento dei rapporti tra <strong>Londra</strong> e l’<strong>Europa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ un riavvicinamento che si intuiva già dalla vittoria di <strong>Starmer</strong> nel luglio del 2024, ma che ha bruciato i tempi dopo l’ingresso di <strong>Trump </strong>alla Casa Bianca e i cambiamenti epocali che ne sono seguiti e che hanno costretto <strong>Londra, Bruxelles, Parigi </strong>e <strong>Roma</strong> ad accelerare tempi e modalità di una nuova “<strong><em>partnership</em></strong>“. &nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il disordine mondiale ha costretto tutti a superare i piccoli interessi, come la disputa con <strong>Parigi </strong>sulla pesca nelle acque della <strong>Manica</strong> e l’accordo più che rivoluzionario appare politico, anzi, fortemente politico, perché c’è la volontà di riallacciare i rapporti con l’Europa e, soprattutto, di cooperare nella Difesa e Sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà necessario far accettare l’accordo agli inglesi e Starmer avrà il suo da fare perché, anche se i più recenti sondaggi rilevano che solo il 30% degli elettori è ancora favorevole alla Brexit mentre per il 55% il referendum del 2016 resta un errore, l’opposizione è già sul sentiero di guerra contro l’accordo e il 39% ritiene abbastanza probabile un rientro dell’Inghilterra nella UE nei prossimi vent’anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’uomo simbolo del distacco del Regno Unito dalla Unione Europea, <strong>Nigel Farage</strong>, e la sua formazione politica, Reform DK, populista e nemica dell’Europa, sono già all’attacco. Il cammino di <strong>Starme</strong>r, per le ragioni sinora addotte, si presenta difficile e insidioso: da un lato l’apertura a <strong>Bruxelles</strong>, dall’altra il pericolo che la destra populista di Farage aumenti nei sondaggi lo spinge ad essere durissimo contro l’immigrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ben vedere la <strong>Brexit </strong>non ha sortito gli effetti positivi sperati, anzi, la fase successiva al referendum è stata gestita su una forte spinta populista e nella confusione più totale, confermando però quello che i politologi hanno sempre pensato, e cioè che il populismo nasce e prolifera lì dove i problemi della popolazione non sono risolti e si fatica a mantenere quanto promesso in campagna elettorale dai suoi accoliti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La svolta conferma, ancora una volta, la capacità di attrazione della UE, grande mercato economico, nel quale per adesso Londra non rientra, certezza del diritto, robusto soft-power e voglia di cambiamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova realtà mondiale spinge sia <strong>Londra</strong> che <strong>Bruxelles</strong> a svolgere un ruolo maggiore e più risoluto nel mondo; certo altri passi vanno fatti a cominciare dalla Difesa dove Londra può dare un importante contributo alla sicurezza del continente europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’apertura reciproca, può portare opportunità non solo nel campo della <strong>Difesa</strong>, ma anche dal punto di vista economico e finanziario, soprattutto meno rivalità e astio, come dimostrano i migliorati rapporti di Londra con il francese <strong>Macron</strong>, il nuovo cancelliere tedesco <strong>Merz</strong> e la premier <strong>Meloni.</strong>&nbsp;&nbsp; &nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Angela Casilli</strong></p>
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		<title>Brexit. Al via campagna informativa per britannici in Italia</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/07/31/brexit-al-via-campagna-informativa-per-britannici-in-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 14:46:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Ambasciata britannica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo della Gran Bretagna ha lanciato una campagna informativa per i propri cittadini residenti in Europa, in vista dell&#8217;uscita definitiva del Paese dall&#8217;Unione europea, prevista per il prossimo 31 dicembre. In una nota dell&#8217;Ambasciata britannica a Roma si ricorda che i cittadini residenti in Europa sono circa un milione e che Londra ha stanziato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo della Gran Bretagna ha lanciato una campagna informativa per i propri cittadini residenti in Europa, in vista dell&#8217;uscita definitiva del Paese dall&#8217;Unione europea, prevista per il prossimo 31 dicembre. In una nota dell&#8217;Ambasciata britannica a Roma si ricorda che i cittadini residenti in Europa sono circa un milione e che Londra ha stanziato 3 milioni di sterline (circa 3 milioni di euro) per sostenere economicamente coloro che dovranno completare le pratiche per la residenza o altri obblighi burocratici derivanti dal non essere piu&#8217; cittadini comunitari. Tale campagna tiene ovviamente conto anche dei cittadini residenti in Italia, i quali riceveranno informazioni sulle azioni specifiche da intraprendere per mantenere i propri diritti e l&#8217;accesso ai servizi nel nostro Paese, inclusa la residenza, l&#8217;assistenza sanitaria, la validita&#8217; della patente di guida e del passaporto. Stando al comunicato, la campagna utilizzera&#8217; piu&#8217; canali &#8211; tra cui Facebook (https://www.facebook.com/ukinitaly/), i media e la pubblicita&#8217; sulla stampa italiana &#8211; al fine di esortare le persone ad assumere le misure necessarie per proteggere i propri diritti, e poter quindi continuare a risiedere, lavorare e viaggiare in Europa anche dopo il termine del periodo di transizione.</p>
<p>Anche l&#8217;Ambasciata britannica in Italia sta offrendo servizi e consulenze ai cittadini residenti, attraverso riunioni informative, newsletter, videomessaggi, sessioni di domande e risposte con l&#8217;Ambasciatrice e i funzionari del Consolato, anche in diretta su Facebook. Jill Morris, l&#8217;ambasciatrice del Regno Unito in Italia, ha dichiarato: &#8220;La protezione dei diritti dei nostri cittadini e&#8217; una priorita&#8217; assoluta. Per questo sitamo fornendo consulenze: intendiamo assicurarci che tutti abbiano le informazioni di cui hanno bisogno&#8221;. Morris ha quindi esortato i britannici residenti in Italia a visitare il sito web &#8216;Living in Guides&#8217; (https://www.gov.uk/guidance/living-in-italy), &#8220;dove potranno conoscere le azioni da intraprendere nonche&#8217; ottenere le informazioni necessarie su residenza, assistenza sanitaria, passaporti e patenti di guida in Italia.&#8221; Il governo del Regno Unito ha inoltre annunciato un fondo di 3 milioni di sterline per fornire supporto pratico a quei cittadini che potrebbero avere difficolta&#8217; a completare le domande di residenza o di registrazione, tra cui ad esempio malati, disabili o anziani. La nota conclude informando che dal 2017, la rete diplomatico-consolare britannica nell&#8217;Ue ha organizzato 775 eventi per informare i propri cittadini, raggiungendo circa 410.000 persone.</p>
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		<title>Brexit. Mamma Erasmus: &#8220;Con uscita UK ci rimette, se ne accorgerà&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 19:48:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;I nostri cari amici e fratelli britannici si accorgeranno che era loro interesse rimanere in Europa, che a uscire ci rimettono&#8221;. Parola di &#8216;Mamma Erasmus&#8217;, come e&#8217; stata affettuosamente ribattezzata dagli studenti europei Sofia Corradi, ideatrice del programma di mobilita&#8217; dell&#8217;Unione Europea per l&#8217;istruzione, la formazione, la gioventu&#8217; e lo sport che dal 1987, anno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I nostri cari amici e fratelli britannici si accorgeranno che era loro interesse rimanere in Europa, che a uscire ci rimettono&#8221;. Parola di &#8216;Mamma Erasmus&#8217;, come e&#8217; stata affettuosamente ribattezzata dagli studenti europei Sofia Corradi, ideatrice del programma di mobilita&#8217; dell&#8217;Unione Europea per l&#8217;istruzione, la formazione, la gioventu&#8217; e lo sport che dal 1987, anno della sua nascita, ha permesso lo scambio di dieci milioni di ragazzi e ragazze fra circa 5mila istituzioni dei Paesi Ue. Proprio Sofia Corradi, Premio Europeo Carlo V nel 2016, e&#8217; stata oggi protagonista nella sede di Roma del Parlamento europeo della presentazione del volume &#8216;Pace e valori europei come possibile modello di integrazione e progresso in un mondo globale&#8217;, pubblicato dalla fondazione Academia Europea e Iberoamericana de Yuste grazie al contributo di dieci ricercatori destinatari di una borsa di studio intitolata proprio a nome della promotrice di Erasmus. &#8220;Secondo me la prossima generazione, cioe&#8217; quella che e&#8217; adesso la generazione Erasmus, sara&#8217; quella che veramente dara&#8217; una svolta non solo all&#8217;Europa, ma al mondo- spiega la professoressa Corradi all&#8217;agenzia Dire, a margine dell&#8217;evento- Lo vediamo anche da cio&#8217; che succede adesso: a smuovere lo status quo sono Greta, gli studenti di Hong Kong. Percio&#8217; noi dobbiamo fare affidamento sui giovani, aiutandoli a diventare adulti. Adulti che non sono cresciuti e gia&#8217; invecchiati, ma che vivono la loro adultita&#8217; in modo fattivo, costruttivo e, diciamo pure, pugnace in senso buono. Io non amo certo l&#8217;immobilismo- conclude &#8216;mamma Erasmus&#8217;- ma era ora di smetterla con le guerre fratricide&#8221;.</p>
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		<title>Brexit: May lascia la guida dei conservatori</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/05/24/brexit-may-lascia-la-guida-dei-conservatori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2019 13:59:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La premier britannica, Theresa May con una dichiarazione rilasciata ai giornalisti a Downing Street, a Londra, ha detto che “è nell’interesse del Paese avere alla guida un nuovo primo ministro”. La premier, in lacrime, riferisce l’emittente ‘Bbc’, ha aggiunto che presiedere l’esecutivo è stato “l’onore della vita” e ha sottolineato il proprio “orgoglio per essere [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La premier britannica, Theresa May con una dichiarazione rilasciata ai giornalisti a Downing Street, a Londra, ha detto che “è nell’interesse del Paese avere alla guida un nuovo primo ministro”. La premier, in lacrime, riferisce l’emittente ‘Bbc’, ha aggiunto che presiedere l’esecutivo è stato “l’onore della vita” e ha sottolineato il proprio “orgoglio per essere stata la seconda premier donna nella storia del Regno Unito. E’ e sarà sempre un motivo di profondo dispiacere per me il fatto di non essere stata in grado di portare a termine la Brexit”.&nbsp;</p>
<p>“Lascio il 7 giugno, ho già parlato con la regina”, la premier&nbsp; May ha precisato ai cronisti.</p>
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		<title>Brexit, con 1/3 cibo da Ue è panico sugli scaffali Uk</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/01/28/brexit-con-1-3-cibo-da-ue-e-panico-sugli-scaffali-uk/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 21:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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		<category><![CDATA[scaffali Uk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con quasi 1/3 del cibo consumato in Gran Bretagna che arriva dai paesi dell&#8217;Unione Europea e&#8217; giustificato l&#8217;allarme lanciato dalle principali catene distributive sulle difficolta&#8217; di approvvigionamento alimentare in caso di mancato accordo. Cosi&#8217; la Coldiretti in riferimento alla lettera aperta firmata dai vertici delle principali aziende di grande distribuzione e fast food del Paese [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con quasi 1/3 del cibo consumato in Gran Bretagna che arriva dai paesi dell&#8217;Unione Europea e&#8217; giustificato l&#8217;allarme lanciato dalle principali catene distributive sulle difficolta&#8217; di approvvigionamento alimentare in caso di mancato accordo. Cosi&#8217; la Coldiretti in riferimento alla lettera aperta firmata dai vertici delle principali aziende di grande distribuzione e fast food del Paese (Sainsbury&#8217;s, Asda, Marks &amp; Spencer, Waitrose, The Co-op, Lidl, McDonald&#8217;s e KFC) preoccupati delle conseguenze di una Brexit no deal&#8221;. A spaventare sono gli effetti degli eventuali i dazi e dei ritardi doganali che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all&#8217;Unione Europea. La Gran Bretagna produce appena la meta&#8217; del cibo che consuma ed e&#8217; costretta pertanto a ricorrere alle importazioni dall&#8217;Unione Europea (30%), dalle Americhe (8%), dall&#8217;Africa (4%), dall&#8217;Asia (4%), da altri paesi del mondo. L&#8217;Italia e&#8217; un importante partner commerciale nell&#8217;agroalimentare con forniture che nel 2018 hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro. Dopo il vino che complessivamente fattura sul mercato inglese quasi 800 milioni di euro al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani piu&#8217; venduti in Gran Bretagna c&#8217;e&#8217; l&#8217;ortofrutta, ma rilevante e&#8217; anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell&#8217;olio d&#8217;oliva.</p>
<p>Con quasi una bottiglia esportata su due consumata dagli inglesi e&#8217; il Prosecco Dop il prodotto italiano piu&#8217; amato che rischia di essere pesantemente colpito dopo che le vendite nel 2018 hanno sfiorato i 350 milioni di euro secondo le stime della Coldiretti che evidenziano un aumento in valore del 6% rispetto all&#8217;anno precedente. Tra i prodotti di rilievo ci sono anche i pelati e le polpe di pomodoro per le quali l&#8217;incidenza delle esportazioni in Gran Bretagna e&#8217; pari al 20% del totale delle esportazioni italiane. Rilevante anche il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano per un valore attorno ai 90 milioni di euro con la Brexit che puo&#8217; diventare il cavallo di troia per l&#8217;arrivo del Parmesan in Europa dopo che la denominazione e&#8217; stato purtroppo liberalizzata per colpa del Ceta in Canada che fa parte del Commonwealth ed ha relazioni privilegiate con la Gran Bretagna. Senza accordo, un problema infatti riguarda la tutela dei prodotti a denominazione di origine Dop/Igp con le esportazioni italiane di prodotti a indicazioni geografica e di qualita&#8217; (Dop/Igp) che incidono per circa il 30% sul totale dell&#8217;export agroalimentare Made in Italy. La Gran Bretagna senza accordo potrebbe diventare un territorio franco per l&#8217;arrivo di prodotti agroalimentari di imitazione del Made in Italy che nel mondo fatturano 100 miliardi e che vedono tra i maggiori contraffattori il Nord America ma anche l&#8217;Australia che fa parte del Commonwealth, conclude la Coldiretti.</p>
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		<title>Brexit, Caprarica: &#8220;Il voto di ieri è la massima espressione di anti-sovranismo e anti-populismo&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/01/16/brexit-caprarica-il-voto-di-ieri-e-la-massima-espressione-di-anti-sovranismo-e-anti-populismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2019 17:30:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il giornalista e saggista Antonio Caprarica è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. Riguardo il voto di ieri sulla Brexit. “Non sanno nemmeno loro cosa sta accadendo –ha affermato Capratica-. La Gran Bretagna è entrata in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/01/16/brexit-caprarica-il-voto-di-ieri-e-la-massima-espressione-di-anti-sovranismo-e-anti-populismo/">Brexit, Caprarica: &#8220;Il voto di ieri è la massima espressione di anti-sovranismo e anti-populismo&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il giornalista e saggista Antonio Caprarica è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.</p>
<p>Riguardo il voto di ieri sulla Brexit. “Non sanno nemmeno loro cosa sta accadendo –ha affermato Capratica-. La Gran Bretagna è entrata in quel caos istituzionale che finora riguardava sempre i vicini europei. Adesso anche loro stanno facendo esperienza di cosa voglia dire non avere una bussola. La mia impressione è che molto difficilmente questo voto di sfiducia contro la May avrà la maggioranza, quindi la premier, che da anni è politicamente un morto che cammina, resterà in sella perché altrimenti si andrebbe ad elezioni e il Partito conservatore perderebbe. La May allora cercherà di consultare in Parlamento tutte le forze politiche per mettere insieme un progetto attorno al quale chiedere un nuovo voto e un possibile negoziato con l’UE, a cui però l’UE non può acconsentire. Oggi il Parlamento è meno convinto sulla Brexit rispetto a prima. Rispetto a tutta la fanfara sovranista e populista suonata con la Brexit, il Parlamento ha dato una grande lezione di democrazia rappresentativa riprendendo nelle sue mani il processo politico e di decisione. Questo è quanto di più anti-sovranista e anti-populista si possa immaginare. La questione del nuovo referendum è uno dei tanti corni del dilemma su cui la Gran Bretagna sta dibattendo. Al momento del voto del primo referendum gli inglesi erano andati tutti quanti al pub, avevano esagerato con la birra. Il quesito era condito da una serie di clamorosi falsi, ammesso anche da chi lo aveva promulgato, come ad esempio dire che i soldi risparmiati sarebbero stati destinati al servizio sanitario nazionale. La gente ha votato solo sulla base della paura dell’immigrazione europea, dei polacchi, dei romeni, dei bulgari, degli italiani, che sono quelli che fanno andare avanti il sistema economico britannico. La paura della perdita dei posti di lavoro e del welfare a vantaggio degli altri cittadini europei è ciò che ha guidato il voto al referendum”.</p>
<p>Se ci fosse un referendum in Italia sull’uscita dall’UE? “Sarei preoccupato perché l’italia è uno dei Paesi in cui questo sentimento di paura ha trovato maggiore diffusione. I populisti sostengono che sia la rivolta del popolo nei confronti delle elite. Io penso che sia la rivolta di chi ha paura di perdere qualcosa di garantito, la rivolta della piccola borghesia”.</p>
<p>Riguardo la contestazione a Grillo da parte degli studenti di Oxford dopo la frase sugli italiani che hanno abbandonato il proprio Paese per andare a Londra. “E’ un’accusa di diserzione che fanno anche a me. Ogni tanto c’è qualche sapientone che mi dice: ma lei che ne sa di cosa succede in Italiache sta sempre all’estero? Quello espresso da Grillo è un punto di vista provinciale quello per cui chi vive all’estero sia una specie di traditore. Grillo ha scoperto a sue spese che in Inghilterra sanno ancora distinguere tra un politico e un comico”.</p>
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		<title>Brexit. May: &#8220;Avremo controllo confini e da Ue solo professionisti&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 18:17:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non sara&#8217; piu&#8217; permesso alle persone di arrivare dall&#8217;Europa nella remota possibilita&#8217; che possano trovare un lavoro&#8221;: cosi&#8217; oggi su Facebook la premier della Gran Bretagna, Theresa May. &#8220;Accoglieremo sempre i professionisti qualificati che aiutano la nostra economia a prosperare, dai dottori alle infermiere, agli ingegneri e agli imprenditori ma &#8211; scrive il capo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non sara&#8217; piu&#8217; permesso alle persone di arrivare dall&#8217;Europa nella remota possibilita&#8217; che possano trovare un lavoro&#8221;: cosi&#8217; oggi su Facebook la premier della Gran Bretagna, Theresa May.<br />
&#8220;Accoglieremo sempre i professionisti qualificati che aiutano la nostra economia a prosperare, dai dottori alle infermiere, agli ingegneri e agli imprenditori ma &#8211; scrive il capo di governo &#8211; per la prima volta da decenni, avremo il pieno controllo dei nostri confini&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/07/12/brexit-may-avremo-controllo-confini-e-da-ue-solo-professionisti/">Brexit. May: &#8220;Avremo controllo confini e da Ue solo professionisti&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Brexit, sempre più i cittadini europei che lasciano il Regno Unito</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/08/24/brexit-sempre-piu-i-cittadini-europei-che-lasciano-il-regno-unito/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Aug 2017 16:36:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il &#8220;si'&#8221; alla Brexit, i cittadini europei residenti lasciano il Regno Unito: la tendenza e&#8217; confermata da stime ufficiali diffuse oggi a Londra, secondo le quali tra 2016 e 2017 l&#8217;incremento annuo delle partenze e&#8217; stato del 37 per cento, con punte del 100 per cento per romeni e bulgari.<br />
I dati, dell&#8217;Office for National Statistics (Ons), fanno riferimento al periodo compreso tra l&#8217;aprile 2016 e l&#8217;aprile 2017. Gli europei residenti che hanno riattraversato la Manica sarebbero stati 33mila in piu&#8217; rispetto all&#8217;anno precedente.<br />
A lasciare il Regno Unito sono stati soprattutto i cittadini di Paesi dell&#8217;Est Europa: l&#8217;incremento delle partenze, considerando gli Stati compresi tra la Slovenia a sud e l&#8217;Estonia a nord, avrebbe raggiunto il 58 per cento.<br />
Il referendum in favore della Brexit, con il &#8220;si'&#8221; all&#8217;uscita dall&#8217;Ue, si e&#8217; tenuto nel giugno 2016.</p>
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		<title>Festa dell’Europa, si festeggia&#8230;..</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2017 16:41:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 9 maggio è nel calendario europeo la “festa dell’Europa” . Tutte le istituzioni dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa sono in vacanza. Cosa festeggiano i 450 milioni di cittadini europei di cui ora è composta l’UE dopo la secessione del Regno Unito? I negoziati in corso sulla Brexit? Non è certo il caso di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 maggio è nel calendario europeo la “festa dell’Europa” . Tutte le istituzioni dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa sono in vacanza. Cosa festeggiano i 450 milioni di cittadini europei di cui ora è composta l’UE dopo la secessione del Regno Unito? I negoziati in corso sulla Brexit? Non è certo il caso di rallegrarsi dei processi di dis-integrazione europea che a partire dalla fine degli anni ’80 hanno eroso le fondamenta della Comunità europea e dato la nascita all’Unione europea secondo i vecchi postulati della cooperazione intergovernativa tra Stati sovrani. Il ritorno dei muri e delle frontiere fra gli Europei mira non solo ad impedire l’ingresso degli “extra-comunitari”, in particolare gli immigranti dei popoli mediorientali, nord-centroafricani ed asiatici in fuga dalle guerre, le persecuzioni religiose, l’impoverimento.A questo riguardo ,la politica scoordinata dell’immigrazione dell”UE è considerata uno scandalo sociale ed umano. I muri sono stati ricostruiti anche per ridurre la libera circolazione interna e di residenza fra i cittadini della stessa Unione. Le merci ed i capitali invece sono stati sempre più liberalizzati.</p>
<p>Cosi, il patrimonio integrativo europeo si è sviluppato secondo due linee opposte, contraddittorie: da un lato, le merci e i capitali finanziari s’integrano in maniera inuguale e asimmetrica nel “mercato unico “ e nella “moneta unica”contribuendo alla formazione di potenti oligarchie europee tecno-mercantili e finanziarie; dall’altro, la condizione delle persone, delle categorie sociali, delle comunità locali e nazionali e delle strutture economiche e sociali divergono sempre di più fra loro all’interno dell’Unione. Lungi dal favorire l’integrazione politica e democratica dell’Europa, il mercato unico e la moneta unica hanno favorito l’accentuazione delle divergenze fra i paesi e le ineguaglianze socio-territoriali con la conseguente liquificazione delle politche comuni europee e l’evaporazione della democrazia effettiva a livello europeo.</p>
<p><strong>Rallegrarsi per il futuro?</strong></p>
<p>L’incertezza è elevata. Dalle “cerimonie” ufficiali o spontanee (non massicce e popolari) organizzate il 25 marzo in Italia ( molto meno nel resto dell’Europa) in occasione del 60° anniversario del Trattato di Roma che dette vita alla CEE (Comunità Economica Europea) sono emerse due evidenze piuttosto forti. Primo, nessuno pensa che a corto termine (prossimi cinque anni) sia realisticamente possibile sul piano politico realizzare un cambio radicale delle tendenze oggi dominanti. Tutti sperano che, almeno, l‘Unione europea riesca a sopravvivere alla crisi ( le crisi) attuale. Una svolta decisiva in favore di un’Altra Europa, è fortemente esclusa dai più. E’ considerata politicamente impossibile.Secondo, quel che sembra “politicamente” possibile a medio e lungo termine (una generazione) è lo scenario di un’Europa a velocità variabili con un gruppo di paesi “più integrati” in una prospettiva di transizione verso la de-carbonizzazione dell’economia, la digitalizzazione della società e la militarizzazione europea delle politiche di ‘difesa”.</p>
<p>In verità, c’è poco di cui essere allegri. Chiudere la baracca? Abbandonare la forza utopîca e la volontà di partecipare alla costruzione di un divenire europeo diverso, migliore? Impensabile. La storia dimostra che ci possono essere periodi difficili per progredire sul cammino della giustizia, della solidarietà, dell’uguaglianza nei diritti, della pace, della democrazia reale. Ma che i cambiamenti “buoni”, anche radicali, avvengono, ci sono stati e ci saranno anche per l’Europa. La soluzione non sta nell’avere pazienza, ma nell’essere impazienti e praticare l’audacia.</p>
<p style="text-align: right;">Riccardo Petrella-Pressenza</p>
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		<title>Brexit: inizia l&#8217;addio all&#8217;Ue. Ecco tutte le tappe</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/03/29/brexit-inizia-laddio-allue-ecco-tutte-le-tappe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 15:46:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’ambasciatore Tim Barrow ha consegnato la lettera con la notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Si sono così avviati i negoziati formali per il ritiro del Regno Unito dall&#8217;Unione europea. Ecco le tappe della Brexit, dalla convocazione del referendum nel 2013 fino a oggi. 2013 &#8211; 23 gennaio: L&#8217;allora [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/03/29/brexit-inizia-laddio-allue-ecco-tutte-le-tappe/">Brexit: inizia l&#8217;addio all&#8217;Ue. Ecco tutte le tappe</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’ambasciatore Tim Barrow</strong> ha consegnato la lettera con la notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona al presidente del Consiglio europeo <strong>Donald Tusk</strong>. Si sono così avviati i negoziati formali per il ritiro del Regno Unito dall&#8217;Unione europea.</p>
<p>Ecco le tappe della<strong> Brexit</strong>, dalla convocazione del referendum nel 2013 fino a oggi.</p>
<p>2013</p>
<p>&#8211; 23 gennaio: L&#8217;allora premier britannico David Cameron annuncia l&#8217;intenzione di convocare, prima del 2018, un referendum sulla permanenza o l&#8217;uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea in caso di vittoria del suo partito conservatore nelle elezioni di maggio 2015.</p>
<p>2015</p>
<p>&#8211; 7 maggio: Si tengono le elezioni generali britanniche e i Tories di Cameron vincono con la maggioranza assoluta.</p>
<p>&#8211; 8 settembre: La Camera dei Comuni dà il via libera alla legge che autorizza la convocazione del referendum sulla Brexit.</p>
<p>2016</p>
<p>&#8211; 20 febbraio: Cameron annuncia che il referendum si terrà il 23 giugno del 2016 e conferma che la posizione ufficiale del governo sarà di difendere la permanenza in &#8220;un&#8217;Europa riformata&#8221;.</p>
<p>&#8211; 15 aprile: Comincia la campagna ufficiale per il referendum.</p>
<p>&#8211; 23 giugno: Nel referendum vince il sì all&#8217;uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea. Alle urne il 51,9% dei cittadini ha votato a favore dell&#8217;uscita dall&#8217;Ue, mentre il 48% si è espresso a favore della permanenza nel blocco comunitario.</p>
<p>&#8211; 24 giugno: Poche ore dopo che si è venuto a sapere il risultato del referendum, Cameron ha annunciato la sua intenzione di dimettersi a ottobre.</p>
<p>&#8211; 29 giugno: Il partito conservatore comincia la selezione interna del suo leader e futuro premier per sostituire Cameron, che sarà incaricato di negoziare le condizioni della Brexit. Presentano la propria candidatura: l&#8217;allora ministra dell&#8217;Interno Theresa May; la segretaria di Stato per l&#8217;Energia Andrea Leadsom; l&#8217;allora titolare di Lavoro e pensioni, Stephen Crabb; e l&#8217;ex responsabile della Difesa Liam Fox.</p>
<p>&#8211; 30 giugno: Anche il ministro della Giustizia, Michael Gove, annuncia la sua candidatura e, qualche ora più tardi, il paladino del sì alla Brexit Boris Johnson, ex sindaco di londra, decide di non presentare la sua.</p>
<p>&#8211; 5 luglio: Il gruppo parlamentare del partito conservatore esclude l&#8217;ex ministro Fox per la successione a Cameron e il ministro del Lavoro Stephen Crabb ritira la sua candidatura.</p>
<p>&#8211; 7 luglio: Dalla votazione dei deputati Tories resta fuori Michael Gove, dunque emerge che saranno Theresa May e Andrea Leadsom a contendersi la successione a David Cameron alla guida del partito conservatore e del governo britannico.</p>
<p>&#8211; 8 luglio: May e Leadsom cominciano la campagna elettorale.</p>
<p>&#8211; 11 luglio: Leadsom si ritira dalla corsa per guidare il partito conservatore e lascia la strada libera a May, che viene proclamata formalmente leader dei Tories a seguito del ritiro degli altri candidati.</p>
<p>&#8211; 13 luglio: Cameron presenta le dimissioni alla regina Elisabetta II. Poco dopo la regina chiama May per chiederle, in quanto leader del partito di maggioranza alla Camera dei Comuni, di formare un esecutivo. Lo stesso giorno May annuncia che David Davis, ministro dell&#8217;Interno fra il 2003 e il 2008, diventerà il ministro per la Brexit, con la missione di negoziare l&#8217;uscita del Paese dall&#8217;Ue.</p>
<p>&#8211; 3 novembre: L&#8217;Alta Corte di londra obbliga il governo a consultare il Parlamento prima di avviare la Brexit.</p>
<p>&#8211; 5 dicembre: La Corte suprema comincia a esaminare il ricorso presentato dal governo di Theresa May contro il pronunciamento che la obbligava a consultare il Parlamento.</p>
<p>2017</p>
<p>&#8211; 17 gennaio: La premier annuncia che il Regno Unito uscirà dal mercato unico e dall&#8217;unione doganale e che sottoporrà a votazione parlamentare l&#8217;accordo definitivo sulla Brexit al quale si giungerà con Bruxelles.</p>
<p>&#8211; 24 gennaio: Il presidente della massima istanza giudiziaria britannica, David Neuberger, informa dopo avere studiato il ricordo del governo, che la decisione della Corte suprema è che May ha bisogno della preventiva autorizzazione del Parlamento per attivare l&#8217;articolo 50.</p>
<p>&#8211; 26 gennaio: Il governo pubblica il progetto di legge per invocare l&#8217;articolo 50 e lo soprannomina &#8216;Progetto di legge dell&#8217;Unione europea (notifica per il ritiro)&#8217;.</p>
<p>&#8211; 31 gennaio: Comincia il dibattito sul progetto di legge alla Camera dei Comuni.</p>
<p>&#8211; 2 febbraio: Il governo britannico pubblica un &#8216;libro bianco&#8217; in cui espone il suo piano per i negoziati sulla Brexit.</p>
<p>&#8211; 8 febbraio: La Camera dei Comuni dà il via libera alla legge sulla Brexit, con 494 voti a favore e 122 contrari.</p>
<p>&#8211; 1° marzo: La Camera dei Lord approva un emendamento alla legge sulla Brexit per garantire i diritti dei cittadini comunitari che vivono nel Regno Unito. È la prima volta che il governo va sotto nell&#8217;iter parlamentare della legge.</p>
<p>&#8211; 7 marzo: Il governo subisce la seconda sconfitta nell&#8217;iter del progetto di legge, sempre alla Camera dei Lord, che inserisce un nuovo emendamento che dà al Parlamento il potere di porre il veto al futuro accordo con Bruxelles sull&#8217;uscita dall&#8217;Ue.</p>
<p>&#8211; 13 marzo: Il Parlamento approva il progetto di legge, ma eliminando i due emendamenti introdotti dai Lord.</p>
<p>&#8211; 16 marzo: La regina Elisabetta II firma la legge sulla Brexit. L&#8217;attivazione dell&#8217;articolo 50 da parte del governo britannico è prevista per oggi, 29 marzo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/03/29/brexit-inizia-laddio-allue-ecco-tutte-le-tappe/">Brexit: inizia l&#8217;addio all&#8217;Ue. Ecco tutte le tappe</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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