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	<title>brochiolite Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Salute. Coronavirus e bronchiolite più pericolosi a distanza tempo contagio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2020 18:02:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[brochiolite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il virus respiratorio sinciziale (la principale causa di bronchiolite, ndr) e il Sars-CoV-2 si comportano diversamente nei confronti dei bambini: il primo colpisce soprattutto sotto i 2 anni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il virus respiratorio sinciziale (la principale causa di bronchiolite, ndr) e il Sars-CoV-2 si comportano diversamente nei confronti dei bambini: il primo colpisce soprattutto sotto i 2 anni di vita, il secondo invece colpisce in particolare gli adulti dopo i 60 anni. Tuttavia, entrambi i virus possono causare un danno maggiore a distanza dal primo contatto dall&#8217;infezione. Il virus respiratorio sinciziale puo&#8217; predisporre a wheezing (respiro sibilante, ndr) ricorrenti e asma; il Sars-CoV-2 invece puo&#8217; determinare a breve distanza dal primo contatto la sindrome infiammatoria multisistemica&#8221;. A mettere a confronto i due virus e&#8217; Antonello Del Vecchio, neonatologo e tesoriere della Societa&#8217; italiana di pediatria (Sip), nel corso del congresso straordinario &#8216;La Pediatria italiana e la pandemia da Sars-COV-2&#8243;.<br />
Se sui sintomi i due virus sono pressoche&#8217; sovrapponibili, &#8220;ricordando quelli dell&#8217;influenza&#8221;, dal punto di vista delle complicanze, precisa Del Vecchio, &#8220;nel Sars-CoV-2 come fattore di rischio vengono presi in considerazione soprattutto l&#8217;immunosoppressione e l&#8217;obesita&#8217;, mentre nel virus respiratorio sinciziale c&#8217;e&#8217; tutta una serie di rischi che possono essere associati alla maggiore suscettibilita&#8217; all&#8217;infezione&#8221;. Tra le differenze poi c&#8217;e&#8217; il periodo d&#8217;incubazione: &#8220;14 giorni per il Covid e 3-7 giorni per l&#8217;altro- spiega il neonatologo- Il periodo di massima contagiosita&#8217; per il Sars-CoV-2 va dalle 48 ore precedenti la comparsa dei sintomi fino a 10 giorni dopo; cosi&#8217; non e&#8217; per quello respiratorio sinciziale, che e&#8217; fino a 3-8 giorni dopo la comparsa dei sintomi&#8221;. Le precauzioni &#8220;sono pressoche&#8217; analoghe per entrambi i virus- spiega Del Vecchio-quindi distanziamento, mascherina e tutto quello che serve per evitare il contatto diretto con droplets, con oggetti contaminati e soprattutto il contatto diretto da persona a persona&#8221;.<br />
Il virus respiratorio sinciziale puo&#8217; causare una bronchiolite piu&#8217; o meno severa, &#8220;responsabile del 3% delle ospedalizzazioni del primo anno di vita e del 18% di tutte le ospedalizzazioni negli Stati Uniti- evidenzia il neonatologo- il 10-12% di questi bambini necessita di cure intensive. L&#8217;immunita&#8217; non e&#8217; affatto duratura. È possibile la reinfezione, anzi e&#8217; molto comune e in alcuni casi puo&#8217; anche avvenire nella stessa stagione epidemica.<br />
Quello che piu&#8217; preoccupa nella bronchiolite sono le sequele una volta esaurito il disagio dell&#8217;ospedalizzazione- precisa il medico- La bronchiolite da virus respiratorio sinciziale gioca un ruolo causale molto importante nello sviluppo del successivo recurrent wheeze e anche dell&#8217;asma&#8221;. Per quanto riguarda i fattori di rischio &#8220;c&#8217;e&#8217; l&#8217;eta&#8217; inferiore ai 6 mesi, la nascita pretermine, la broncodisplasia legata a cardiopatie congenite, se vi e&#8217; immunodeficenza o immunosoppressione, che si tratti della prima o seconda infezione da virus respiratorio sinciziale, le vie aeree piuttosto strette, basso peso alla nascita e come ultimo punto l&#8217;eta&#8217; fragile, la senilita&#8217; poiche il virus e&#8217; in grado di lambire i piu&#8217; anziani e puo&#8217; creare dei danni che nel soggetto meno anziano non si vedranno&#8221;.<br />
L&#8217;infezione da Covid-19 &#8220;si puo&#8217; dividere in 3 fasi- spiega Del Vecchio- una con i sintomi classici influenzali, una fase critica quando c&#8217;e&#8217;, ed una di recupero e guarigione. Ma queste 3 fasi nel bambino raramente riusciamo a vederle. Quello che ci preoccupa di piu&#8217; nel bambino e&#8217; la sindrome infiammatoria multisistemica. Ci preoccupa- precisa- perche&#8217; puo&#8217; diventare veramente grave, puo&#8217; associarsi anche a manifestazioni che richiedono interventi di terapia intensiva, puo&#8217; colpire il cuore, i polmoni, i vasi, i reni, il sistema cerebrale&#8221;. Perche&#8217; i bambini si ammalano meno di Covid? Del Vecchio ricorda che &#8220;il Sars-CoV-2 per entrare nella cellula utilizza il recettore ACE2, che sarebbe l&#8217;enzima che converte l&#8217;angiotensina 2 in angiotensina 1-7, quell&#8217;enzima ACE2 e&#8217; molto poco rappresentato sulle cellule della mucosa respiratoria nasale rispetto a quella dell&#8217;adulto. Questo significa che il bambino puo&#8217; essere molto meno suscettibile di infezione da Sars-CoV-2 pur avendo la stessa carica virale, pur avendo la stessa quantita&#8217; di virus nelle proprie vie aeree e non si ammala quanto l&#8217;adulto perche&#8217; in realta&#8217; di virus ne penetra meno, in quanto il recettore e&#8217; meno rappresentato. Questo recettore- dice- enzima che converte l&#8217;angiotensina II in angiotensina 1, e&#8217; molto importante anche nella concentrazione sulle superfici cellulari delle due angiotensine. In particolare, l&#8217;angiotensina 2 e&#8217; sicuramente deleteria, potendo aumentare la permeabilita&#8217; polmonare e, quindi, peggiorare il danno polmonare gia&#8217; creato dalla penetrazione del virus stesso. L&#8217;angiotensina 1-7, invece, e&#8217; un potente vaso dilatatore, un anti-apoptotico, anti-fibrosi e anti-proliferazione&#8221;. In conclusione Del Vecchio sottolinea che &#8220;probabilmente esiste sempre tra un individuo e l&#8217;altro una discreta variabilita&#8217; nel proprio genoma, che lo rende piu&#8217; o meno suscettibile alla malattia. Non sappiamo ancora in che misura questo possa essere importante, nel far fronte al virus respiratorio sinciziale e al covid, sia nei bambini sotto i 10 anni, che nella prima infanzia e nel neonato&#8221;.</p>
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