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	<title>bullismo Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Giovani. Uno studio spiega risse e bullismo, &#8220;Ma non chiamatele gang&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 20:51:10 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;erano una volta &#8216;i ragazzi del muretto&#8217;, le compagnie di giovani che si ritrovano per stare insieme al pomeriggio dopo la scuola. Ci sono ancora, ma capita sempre più spesso che tra questi gruppi di giovani s&#8217;innalzi il tasso di violenza, che sfocia poi in risse, bullismo, atti di vandalismo. I giornali, in un eccesso di semplificazione, le chiamano &#8216;gang&#8217;, ma non sono &#8216;bande&#8217;, perchè non nascono per compiere crimini in gruppo e non sempre rispecchiano situazioni di disagio socio-economico. La violenza, che si manifesta sempre più di frequente, è &#8220;estemporanea&#8221;, spiega Marco Dugato del Centro universitario di ricerca sulla criminalità transnazionale, che oggi a Bologna, in occasione dell&#8217;incontro &#8220;Responsabilità educative e adolescenza: tra limiti e opportunità. Giornata di riflessione sul rapporto tra città e adolescenti&#8221; promosso da Comune e Alma Mater, ha presentato una ricerca sulle giovanili in Italia. Questi gruppi, secondo l&#8217;identikit tracciato da Dugato, sono composti prevalentemente da maschi, tra i 15 e i 17 anni, per lo più italiani, sono sparsi in tutto il territorio nazionale, con aree più problematiche. &#8220;Non c&#8217;è una spaccatura Nord-Sud né città-piccoli centri&#8221;, evidenzia Dugato, che parla di &#8220;fenomeno in aumento&#8221;. Questi ragazzi &#8220;per lo più sono coinvolti in risse, reati di lesione, bullismo, vandalismo. Più rari, invece, sono i reati di natura economica. Il tratto comune è la violenza&#8221;, spiega il ricercatore. La maggior parte di questi gruppi non è organizzato secondo una struttura gerarchica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non sono vere e proprie gang, sono gruppi fluidi che si fermano non per compiere attività criminali: sono più vicine a quelle che si chiamavano compagnie. Compiono atti di bullismo che sfociano in rapina. Non hanno una caratterizzazione etnica, né sono caratterizzati da situazione di disagio. Anzi, il fenomeno coinvolge anche ragazzi che protrebbero essere definiti di &#8216;buona famiglia&#8217;&#8221;, puntualizza lo studioso, che distingue questi gruppi da altri che hanno più le caratteristiche della &#8216;banda&#8217;, perché si rifanno alla criminalità organizzata e hanno una forte propensione criminale. La verità, è che &#8220;il fenomeno delle gang in Italia è limitato. Abbiamo semmai problema della violenza e della devianza giovanile. Non c&#8217;è stato un cambio di modalità. C&#8217;è più violenza e più esposizione. Tra le ragioni ci sono anche situazioni di disagio e marginalità socio-economica, ma non c&#8217;è solo questo: ci sono la difficoltà tipiche dell&#8217;adolescenza rispetto alla famiglia, alle istituzioni, alla scuola. Si cerca nel gruppo un rafforzamento della propria identità&#8221;, sostiene Dugato, confermando che la pandemia ha accentuato i problemi privando i ragazzi della componente relazionale che è una parte importante dell&#8217;esperienza scolastica. E i social? &#8220;Non vanno demonizzati, ma bisogna capire come questi strumenti impattano sul come i ragazzi vedono realtà. I rischi sono la spersonalizzazione, l&#8217;affermarsi di una cultura consumistica e competitiva, la mercificazione economica del crimine, l&#8217;emulazione&#8221;, conclude.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che in Italia e in Emilia-Romagna non ci sia un&#8217;emergenza &#8216;baby gang&#8221;, lo confermano anche i dati elaborati dall&#8217;Università di Bologna. &#8220;Il numero di chi commette delitti sotto i 25 anni è in calo. Sulla delinquenza giovanile non ci dovrebbe essere nessun allarme&#8221;, conferma Stefania Crocitti del dipartimento di Scienze giuridiche dell&#8217;Alma Mater, evidenziando come il fenomeno sia spesso enfatizzato dai media. Sulla definizione di &#8216;gang&#8217; Crocitti invita a fare attenzione, richiamandosi a studi elaborati a livello europeo, che identificano i gruppi di giovani &#8216;non strutturati&#8217;, poco territoriali con il termine di &#8220;tribù urbane&#8221;.</p>
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		<title>&#8216;Joker&#8217;, lo psicoanalista: C&#8217;e&#8217; un killer in ognuno di noi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2019 11:01:35 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/30/joker-lo-psicoanalista-ce-un-killer-in-ognuno-di-noi/">&#8216;Joker&#8217;, lo psicoanalista: C&#8217;e&#8217; un killer in ognuno di noi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nessuno di noi puo&#8217; sfuggire al male. Cio&#8217; che possiamo fare e&#8217; tentare di evitare di cadere nelle buche. In ognuno di noi c&#8217;e&#8217; l&#8217;ombra. In un ognuno di noi c&#8217;e&#8217; un assassino&#8221;. Esordisce cosi&#8217; Ferdinando Testa, psicoanalista junghiano del Centro italiano di psicologia analitica (Cipa) di Catania, riflettendo con l&#8217;agenzia Dire su &#8216;Joker&#8217;, il film di Todd Phillips che sta affascinando il mondo intero. Cos&#8217;e&#8217; che ci cattura di questo Joker? Al livello psicologico il personaggio ha una sua rilevanza perche&#8217; &#8220;proietta in continuazione all&#8217;esterno il suo mondo interiore. Un mondo abbandonato, fatto di trascuratezze, negazione e follia&#8221;. L&#8217;unica salvezza per Joker e&#8217; &#8220;il mettersi in mostra, farsi vedere, notare e apprezzare. E lo fa divenendo estremamente patologico&#8221;, perche&#8217; e&#8217; estremo cio&#8217; che ha subito, &#8220;l&#8217;abbandono, i maltrattamenti, gli abusi&#8221;, continua Testa. Il personaggio di Joker ha radici antichissime, spiega lo specialista, &#8220;nella tradizione e&#8217; la carta Zero dei Tarocchi, &#8216;Il Matto&#8217; che- puntualizza lo psicoanalista- non ha una funzione negativa o distruttiva&#8221;. Il Matto e&#8217; colui che &#8220;mischia le carte, crea il caos, lo scompiglio, rompe la rigidita&#8217; degli schemi saturnini, dei canoni della collettivita&#8217;, per operare una trasformazione&#8221;. Joker pero&#8217; non trasforma come Il Matto, bensi&#8217; &#8220;uccide e uccidendo gli altri uccide se stesso&#8221;. L&#8217;analista mette, pero&#8217;, in guardia gli spettatori sull&#8217;importanza a non confondere nel film l&#8217;immaginazione con la fantasia. &#8220;Joker e&#8217; pieno di fantasia ma non di immaginazione- precisa- il fantasticare, come dice Winnicott e come riprende Jung, e&#8217; un allontanamento dalla realta&#8217;, un&#8217;alienazione dalla profondita&#8217; del Se&#8217;. L&#8217;immaginazione e&#8217;, invece, la vera attivita&#8217; creatrice dello spirito. Noi oggi soffriamo perche&#8217; sempre di piu&#8217; non immaginiamo e ci illudiamo di immaginare, perche&#8217; sotto questo aspetto nelle relazioni noi proiettiamo le nostre cose&#8221;. Avendo il protagonista del film &#8220;un disturbo narcisistico, e&#8217; portato a rompere gli schemi, a imporre il suo pensiero&#8221;, come avviene nel disturbo borderline. Ma Joker lo fa &#8220;in maniera eccessiva, scoordinata e impulsiva&#8221;. Non riesce a trovare un equilibrio e quindi &#8220;trasborda, va oltre, per il bisogno di essere amato, apprezzato, visto e considerato&#8221;. Questa necessita&#8217;, infatti, e&#8217; talmente forte &#8220;che si impossessa di lui fino a renderlo vittima del suo stesso dolore&#8221;. L&#8217;intento del film e&#8217; proprio quello di &#8220;evidenziare la solitudine e l&#8217;isolamento&#8221;. D&#8217;altro canto per la personalita&#8217; &#8220;narcisistica, l&#8217;onnipotenza e&#8217; il non avere consapevolezza dei propri limiti. Il bullismo, l&#8217;utilizzo di cocaina, eroina, la convinzione che si possa superare ogni cosa&#8221;, sono tutti esempi &#8220;della tracotanza umana e noi- riflette Testa- rischiamo come Prometeo di venire incatenati alla roccia per aver sfidato il potere degli Dei&#8221;. Infatti, Testa ritiene che dietro ogni &#8216;delirio&#8217; di onnipotenza si nasconda in realta&#8217; &#8220;una grande impotenza&#8221;. Una persona e&#8217; definita &#8220;equilibrata, invece, nella misura in cui riesce a vivere l&#8217;infinito nel finito, l&#8217;illiminato nel limitato&#8221;. C&#8217;e&#8217; differenza, infondo, &#8220;tra il possedere una passione e l&#8217;esserne posseduti. Joker, cosi&#8217;, e&#8217; posseduto da una passione che comporta complessi, aspetti traumatici, dolore e un vuoto&#8221; incolmabile &#8220;per non essere mai stato amato&#8221;. Il film &#8220;attrae, incuriosisce, affascina, perche&#8217; mette in contatto ognuno di noi con la propria parte del male. Con i pensieri piu&#8217; assurdi e incredibili, di cui siamo costituiti e formati&#8221;. Avere consapevolezza del &#8220;nostro mondo interiore, della nostra oscurita&#8217;, e&#8217; dunque l&#8217;unica vera arma a disposizione che abbiamo per gestirla. La consapevolezza del male, in fondo, e&#8217; la piu&#8217; alta forma del bene&#8221;, conclude Testa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/30/joker-lo-psicoanalista-ce-un-killer-in-ognuno-di-noi/">&#8216;Joker&#8217;, lo psicoanalista: C&#8217;e&#8217; un killer in ognuno di noi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Scuola. Bullismo, per esperto è figlio della solitudine</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/10/29/scuola-bullismo-per-esperto-e-figlio-della-solitudine/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 20:02:11 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/29/scuola-bullismo-per-esperto-e-figlio-della-solitudine/">Scuola. Bullismo, per esperto è figlio della solitudine</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Fino a 15-20 anni fa avevamo il problema della solitudine nei giovani, attualmente si parla molto poco di solitudine e molto di bullismo, ma il problema e&#8217; che uno e&#8217; figlio dell&#8217;altro&#8221;. Cosi&#8217; Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta e direttore dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), a margine del convegno &#8216;Pensiamo fuori dalla scatola&#8217;, oggi al Centro Convegni Auditorium di Roma. &#8220;I ragazzi a forza di sentirsi soli possono sviluppare una reazione violenta, ed ecco il bullismo, che e&#8217; una chiara sopraffazione dell&#8217;altro- continua lo psicoterapeuta- Dobbiamo pero&#8217; pensare che tutti i ragazzi condividono lo stesso sentimento: la rabbia. Dal sentimento della solitudine siamo passati a quello della rabbia, che puo&#8217; portare a comportamenti inaccettabili, che abbiamo troppo facilmente etichettato con la parola &#8216;bullismo&#8217;, che da un lato indica ma dall&#8217;altro perimetra. Questa perimetrazione non rende conto di tutte le violenze presenti nella gioventu&#8217;, che vanno dalla efferatezza, alla violenza sul web o fuori dal web. Dal sentirsi soli all&#8217;essere arrabbiati, questo e&#8217; il passaggio che abbiamo avuto in questi anni&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/29/scuola-bullismo-per-esperto-e-figlio-della-solitudine/">Scuola. Bullismo, per esperto è figlio della solitudine</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Bullismo, Forum: &#8220;Sbagliato mettere in relazione diretta maleducazione con estrazione sociale&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/04/24/bullismo-forum-sbagliato-mettere-in-relazione-diretta-maleducazione-con-estrazione-sociale/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 19:39:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È pericoloso e sbagliato mettere in relazione diretta maleducazione e bullismo con l’appartenenza a ceti sociali bassi: non è generalizzando e cavalcando i luoghi comuni che si porta avanti una seria denuncia delle disuguaglianze sociali, che pure esistono e non vanno taciute”. Così Vanessa Pallucchi, coordinatrice della Consulta Educazione e Scuola del Forum Terzo Settore, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/24/bullismo-forum-sbagliato-mettere-in-relazione-diretta-maleducazione-con-estrazione-sociale/">Bullismo, Forum: &#8220;Sbagliato mettere in relazione diretta maleducazione con estrazione sociale&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È pericoloso e sbagliato mettere in relazione diretta maleducazione e bullismo con l’appartenenza a ceti sociali bassi: non è generalizzando e cavalcando i luoghi comuni che si porta avanti una seria denuncia delle disuguaglianze sociali, che pure esistono e non vanno taciute”. Così Vanessa Pallucchi, coordinatrice della Consulta Educazione e Scuola del Forum Terzo Settore, commenta le riflessioni di Michele Serra su La Repubblica a seguito degli ultimi episodi di bullismo nelle scuole italiane.</p>
<p>“Sappiamo bene, purtroppo”, continua Pallucchi, “che esiste un circolo negativo che lega povertà economica e povertà educativa, che non a tutti è garantito lo stesso livello di accesso all’istruzione e che la scuola non rappresenta più, come in passato, un ascensore sociale. Ma il rispetto delle regole, la ‘padronanza dei gesti e delle parole’, come la chiama Michele Serra, non dipendono dall’estrazione sociale, piuttosto sono trasversali ai diversi ceti: sarebbe molto utile, a questo proposito, inserire nell’analisi del fenomeno del bullismo la responsabilità educativa delle famiglie, che negli ultimi anni sembrano avervi rinunciato”.</p>
<p>“Il patto educativo tra scuola e famiglia si è interrotto e i figli sono più soli che in passato”, conclude la coordinatrice della Consulta Educazione e Scuola; “ne deriva povertà relazionale e valoriale, che non sono necessariamente connesse, nella lettura dei fenomeni di bullismo, all’appartenenza a classi sociali definite”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/24/bullismo-forum-sbagliato-mettere-in-relazione-diretta-maleducazione-con-estrazione-sociale/">Bullismo, Forum: &#8220;Sbagliato mettere in relazione diretta maleducazione con estrazione sociale&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Telefono Azzurro e Miur insieme contro il bullismo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/05/31/telefono-azzurro-e-miur-insieme-contro-il-bullismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2016 11:28:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[miur]]></category>
		<category><![CDATA[telefono azzurro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia il 21% degli adolescenti dichiara di essere vittima di bullismo e solo 1 su 5 informa un adulto di esserne vittima. Per combattere questo pericoloso silenzio, Telefono Azzurro e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca rinnovano l’accordo volto al sostegno delle attività di prevenzione e intervento che l’Associazione mette in campo ogni giorno contro questo drammatico “Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/31/telefono-azzurro-e-miur-insieme-contro-il-bullismo/">Telefono Azzurro e Miur insieme contro il bullismo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia il 21% degli adolescenti dichiara di essere vittima di bullismo e solo 1 su 5 informa un adulto di esserne vittima. Per combattere questo pericoloso silenzio, <strong>Telefono Azzurro</strong> e il <strong>Ministero dell’Istruzione</strong>, dell’Università e della Ricerca rinnovano l’accordo volto al sostegno delle attività di prevenzione e intervento che l’Associazione mette in campo ogni giorno contro questo drammatico<strong> “Il bullismo può e deve essere sconfitto con azioni concrete”</strong>, commenta Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro e docente di Neuropsichiatria infantile presso l’università di Modena e Reggio Emilia, “È necessario saper cogliere subito i segnali di ciò che accade tra i banchi di scuola e intervenire immediatamente. Proprio per questo, la collaborazione con il MIUR si rivela fondamentale per la messa in campo di interventi strategici e mirati, volti a contrastare episodi di violenza, grazie al coinvolgimento di genitori, insegnanti e di tutto il personale delle scuole, a partire dalle richieste di aiuto dei ragazzi.</p>
<p>Telefono Azzurro oggi più che mai è in prima linea contro il bullismo, rispondendo alle richieste di aiuto di bambini e adolescenti attraverso la linea d’ascolto 1.96.96, gratuita e attiva 24 ore al giorno 365 giorni l’anno”. Particolare attenzione deve essere prestata al nuovo ruolo della rete: secondo la ricerca Telefono Azzurro e Doxa Kids 2016, il 12% degli studenti che dichiarano di essere vittima di bullismo ha subito episodi di violenza online e il 46% dei ragazzi chiede di poter parlare di più di nuove tecnologie a scuola. L’accordo di collaborazione è stato rinnovato a Palermo, alla presenza di Davide Faraone, Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in occasione della tappa siciliana del progetto itinerante di Telefono Azzurro per sensibilizzare sull’uso consapevole di Internet. Un ciclo di incontri, da Nord a Sud Italia, per coinvolgere ragazzi e professionisti dell’infanzia sulle questioni più calde della sicurezza in rete, organizzato nell’ambito di Generazioni Connesse, progetto co-finanziato dalla Commissione Europea, coordinato dal MIUR, in partenariato col Ministero dell’Interno-Polizia Postale e delle Comunicazioni, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Telefono Azzurro, Save the Children Italia, Università degli Studi di Firenze, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Skuola.net, Cooperativa E.D.I. e Movimento Difesa del Cittadino.</p>
<p>Grazie alla collaborazione con il MIUR, dunque, Telefono Azzurro rafforza la propria attività di prevenzione e di intervento nelle scuole, con azioni mirate messe in atto da personale specializzato dell’Associazione e volontari. L’obiettivo è un sostegno a docenti, personale della scuola, genitori e familiari, a partire dalle richieste di aiuto giunte alla linea di ascolto 1.96.96, dedicata a bambini, genitori e insegnanti che vogliono segnalare situazioni di violenza a scuola.</p>
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		<title>Bullismo: Bianca scrive alla 12enne di Pordenone (e non solo a lei)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 21:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[bianca]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[Pordenone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Pordenone una ragazzina di 12 anni si è gettata dal balcone della sua cameretta, secondo piano. Non è morta per miracolo, la caduta attutita da una tapparella. Piena di fratture, ai soccorritori ha detto &#8220;Non me la sentivo di tornare in classe&#8221;. Sulla scrivania due bigliettini, uno per i genitori, &#8220;Scusatemi&#8221;, uno per i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Pordenone una ragazzina di 12 anni si è gettata dal balcone della sua cameretta, secondo piano. Non è morta per miracolo, la caduta attutita da una tapparella. Piena di fratture, ai soccorritori ha detto &#8220;Non me la sentivo di tornare in classe&#8221;. Sulla scrivania due bigliettini, uno per i genitori, &#8220;Scusatemi&#8221;, uno per i compagni di classe, &#8220;Ora sarete contenti&#8221;.</p>
<p>Bianca Chiriatti (Lecce) indirizza questo pensiero a lei, e non solo.</p>
<p>È agghiacciante. Ho fatto un salto indietro nel tempo di circa quindici anni, quando ero io ad averne dodici. Ero già altissima, non mi facevo mancare niente, occhiali, apparecchio, busto per la schiena, il mio outfit giornaliero composto da felpa e pantaloni della tuta. Bugie non me ne dico, ero un po&#8217; più infantile delle mie compagne, non mi interessavano trucchi né ragazzi. Al liceo stessa storia, pensavo allo studio più che ad altro, ero un po&#8217; chiusa nel mio mondo fatto di musica e ho sofferto anche io per le prese in giro dei miei compagni di classe, a causa dei miei tic nervosi o per la mia lacrima facile. Avevo anche io un diario segreto, e in mezzo alle tempeste ormonali dei miei sedici anni e dopo l&#8217;ennesimo rifiuto da parte di un ragazzo che non mi voleva, anche io scrissi che mi volevo suicidare. Suicidare, un parolone. Ma non l&#8217;ho mai pensato seriamente. Non l&#8217;ho mai pensato seriamente neanche nel 2008 o nel 2015, gli anni &#8220;brutti&#8221; della mia vita.</p>
<p>Sono stata anche io vittima di bullismo in tanti modi, vittima di cattiverie e di frasi irripetibili, ma sono sempre rimasta me stessa, e oggi a 27 anni sono fiera di ciò. Fiera di aver avuto la forza di resistere, di rialzarmi, di combattere. Allora, cara bambina (a 12 anni si è ancora bambini, per me) di Pordenone, con le fratture nel cuore prima che sul corpo, perché non cerchi qualcosa che ti dia la forza di andare avanti? So che parlare è facile, ma la &#8220;me&#8221; di oggi guarda quasi con tenerezza la &#8220;me&#8221; di ieri, quelli che ieri mi sembravano ostacoli insormontabili, oggi a paragone sono sciocchezze su cui riderci su. E sono sicura che anche per te sarà così. Devi solo trovare la forza in te stessa per distinguerti dalla massa, per lasciar perdere le angherie dei tuoi coetanei (il 99,9% della gente che ti insulta lo fa perché ti invidia, anche inconsciamente, te lo dico per esperienza personale). Non trovi la forza? Chiedi aiuto! Chiedere aiuto non è da deboli, piangere non è da deboli. Ci sono tante persone che ci vogliono bene &#8220;a prescindere&#8221;, in primis la nostra famiglia, non vergognarti di chiedere una mano a loro, per cambiare classe, cambiare scuola, sono sicura che ti aiuteranno. Ora ti immagino spaventata, nel tuo lettino d&#8217;ospedale, un po&#8217; di ingessature qua e là. Ma sei VIVA, cara bambina, e se la vita ha deciso che oggi non era il tuo momento significa che tu SEI IN GRADO di vivere, di superare questo momento, di lasciarti alle spalle gli insulti e le cattiverie dei tuoi coetanei, che mi immagino sempre in branco (l&#8217;unione fa la forza, soprattutto a 12 anni, se li prendi uno ad uno vedi come si sgonfiano).</p>
<p>Non ci conosciamo, ma ti sto parlando come se fossi la tua sorella maggiore. La conosci Demi Lovato? Sì, la ex star Disney e cantante. Demi Lovato da piccola è stata vittima di bullismo. Un giorno durante una puntata di X Factor (lei faceva il giudice), disse questa frase: &#8220;Bullies that bullied us, they&#8217;re at home watching us on TV&#8221; (non te la traduco perché secondo me sei brava in inglese). Io me la volevo tatuare, per quanta forza ha dentro. Però era troppo lunga, e allora mi sono tatuata solo &#8220;Hold on&#8221;, &#8220;Tieni duro&#8221;, in un posto ben visibile, sul polso destro, così quando mi sento fragile e che non ce la posso fare, guardo la scritta e mi ricordo di quante cose ho fatto per arrivare fin qui. Questa sera quell&#8217; &#8220;Hold on&#8221; è tutto per te, bambina. Perché tu ce la farai. Perché il tuo destino è ancora lungo e gioioso, farai gli esami della terza media, inizierai il liceo, chissà, forse ti piacerà la letteratura latina. Magari sarai una capra in matematica, come la sottoscritta, ma riderai e ti divertirai quando farai il primo viaggio da sola, dormirai in spiaggia, ti comprerai il primo paio di scarpe con i soldi di un lavoretto estivo. Sarai felice quando farai l&#8217;amore per la prima volta, quando supererai gli esami di maturità, prenderai la patente e dovrai iscriverti all&#8217;Università. Sarai emozionata nel giorno del tuo matrimonio e quando il tuo test di gravidanza sarà positivo. Ricorderai questi giorni con tenerezza quando sarai nonna, e stringerai forte al petto i tuoi nipoti raccontando loro la storia di una grande donna. Tu.</p>
<p>Vivi, bambina, vivi forte. Si dice che la vita è una, ma forse non per tutti. Tu hai avuto una straordinaria seconda possibilità, oggi. Giocatela al meglio. Giocala per te, per me, per la tua famiglia, per tutti quelli che come te sono vittime di angherie. E giocala anche per loro, già, per quelli che ti hanno fatto male. In fondo sono solo dei poveretti, del resto il destino ha dato il suo responso: mica meritavano la tua vita!</p>
<p style="text-align: right;">Bianca Chiriatti</p>
<p style="text-align: right;">Lecce</p>
<p style="text-align: right;">biancachiriatti@gmail.com</p>
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		<title>Il cyberbullismo fa paura</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 11:17:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[commissione]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il 72 per cento  degli adolescenti e giovanissimi italiani il cyberbullismo <span style="font-size: small;">è “il fenomeno sociale più pericoloso del proprio tempo&#8221;. Lo rivela l’indagine di  Save the Children &#8221;I ragazzi e il cyber bullismo&#8221;, realizzata da Ipsos e diffusa alla vigilia del Safer Internet Day, la giornata istituita dalla Commissione Europea per la promozione di un utilizzos icuro e responsabile dei nuovi Media tra i più giovani. I social network sono la modalità d’attacco preferita dal cyberbullo (61 per cento), che di solito colpisce la vittima attraverso la diffusione di foto e immagini denigratorie (59  per cento) o tramite la creazione di gruppi &#8221;contro&#8221; (57 per cento ). Quattro minori su 10 sono testimoni di atti di bullismo online verso coetanei, percepiti “diversi” per aspetto fisico (67 per cento) per orientamento sessuale (56 per cento) o perché stranieri (43 per cento).  Il fenomeno è ritenuto più pericoloso della droga (55 per cento), della possibilità di subire molestie da un adulto (44 per cento) o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile (24 per cento).<br />
<b><br />
Madri &#8221;sentinelle digitali</b>&#8221;: 46 su 100 conoscono la password del profilo del figlio, nota al 36 per cento  dei papà.</p>
<p></span><span style="font-size: small;">La &#8221;diversità&#8221; attrae i cyberbulli.</span><span style="font-size: small;"> La &#8221;diversità&#8221;, nelle sue varie declinazioni, gioca un ruolo non secondario. Secondo gli osservatori è facile attirare l’attenzione del cyberbullo se ci si veste in modo insolito, se si ha un colore della pelle diverso ma anche se si è la più graziosa della classe. L’aspetto estetico (67 per cento, con picchi del 77 per cento tra le femmine dai 12 ai 14 anni), la timidezza (67 per cento, che sale al 71 per cento sempre per le ragazze preadolescenti), il supposto orientamento sessuale (56  per cento che arriva al 62 per i preadolescenti maschi), l’essere straniero (43 per cento), l’abbigliamento non convenzionale (48  per cento), la bellezza femminile che “spicca” nel gruppo (42 per cento), e persino la disabilità (31 per cento, che aumenta al 36 per cento tra le femmine dai 12 ai 14) possono essere valide motivazioni per prendere di mira qualcuno. Di minore importanza, o almeno non abbastanza per attirare l’attenzione dei bulli, sono invece considerati l’orientamento politico o religioso, causa di atti di bullismo rispettivamente per il 22 e il 20  per cento  dei ragazzi.</p>
<p></span><span style="font-size: small;">Bulli a scuola. </span><span style="font-size: small;">Se per il 67  per cento  dei ragazzi italiani si può esser &#8221;puntati&#8221; durante la sosta in piazzetta, nel solito locale o in altri abituali luoghi di aggregazione, per l’80 per cento dei minori intervistati la scuola rappresenta la &#8221;residenza elettiva del bullismo nella vita reale, che trova rinforzo ed eco in quella virtuale attraverso un utilizzo pressoché costante di dispositivi di ultima generazione&#8221;. Questa percentuale si innalza all’86 per cento  nei pre-adolescenti maschi.</span></p>
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		<title>Una scuola disarmata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2012 13:03:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[adeguarla]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2009, Federica Batini curò l’edizione di un eccellente volume (edito da Transeuropa), intitolato “Insegnanti e nuovi problemi della scuola. Bullismo, disagio e dispersione, omofobia e bullismo”, in cui si diceva che la scuola odierna si trova in una crisi forse senza precedenti: crisi di significatività, di fiducia, di efficacia e che, in questo panorama, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/09/11/una-scuola-disarmata/">Una scuola disarmata</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2009, Federica Batini curò l’edizione di un eccellente volume (edito da Transeuropa), intitolato “Insegnanti e nuovi problemi della scuola. Bullismo, disagio e dispersione, omofobia e bullismo”, in cui si diceva che la scuola odierna si trova in una crisi forse senza precedenti: crisi di significatività, di fiducia, di efficacia e che, in questo panorama, sconcerta l&#8217;assenza di investimenti ed interventi tesi a promuoverla, migliorarla, adeguarla alla contemporaneità. E, in tre anni, le cose sono ancora peggiorate.</p>
<p>Una professoressa siciliana, che per punire il bullismo di un alunno nei confronti di un compagno timido e ben educato, aveva costretto il primo a scrivere 100 volte “sono un deficiente” alla lavagna, chiamata a rispondere del suo operato, ritenuto lesivo, dai genitori dello stesso, ha vinto in 1° grado, ma perso sia in appello che in cassazione, con una pena finale di 15 giorni di reclusione per aver &#8220;mortificato nella dignità&#8221; il giovane violento ed aver abusato del suo ruolo.</p>
<p>“Non può ritenersi lecito l&#8217;uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi&#8221;, ha affermato nella sentenza pubblicata oggi l&#8217;alta Corte, &#8220;e ciò sia per il primato attribuito alla dignità della persona del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti&#8221;.</p>
<p>E sia perché &#8211; prosegue il verdetto scritto dal consigliere Francesco Ippolito &#8211; &#8220;non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, tolleranza, convivenza e solidarietà, utilizzando mezzi violenti e costrittivi che tali fini contraddicono&#8221;.</p>
<p>E Massimo Gramellini, dalla sua rubrica giornaliera su La Stampa, dice che, pur non essendo certo dalla parte del bullo, e pur non condividendone i toni, si sente dalla parte della sentenza perché, il metodo correttivo della insegnante, ricondurrebbe “alla stucchevole legge dell’occhio per occhio, celebrata in migliaia di film e chiacchiere da bar, secondo cui l’unico modo per riequilibrare un’ingiustizia consisterebbe nel compierne un’altra”.</p>
<p>E continua, sagace, che “le umiliazioni, lungi dal guarire i balordi dalla loro balordaggine, finiscono per acuirne quel sordo rancore verso il mondo che è alla base dei comportamenti asociali, ammantandolo oltretutto di vittimismo”. Concludendo che la cosa migliore da fare è ordinare al bullo una visita ad un ospedale infantile, oppure mezza giornata di lavoro manuale, come se fosse nella possibilità della scuola e degli insegnanti, deprivati di tutto, comminare tale pena.</p>
<p>Ora sappiamo che la specificità di un intervento preventivo è utile se rivolto a tutti gli alunni e non direttamente ai &#8220;bulli&#8221; e alle loro vittime, perché, al fine di un cambiamento stabile e duraturo, risulta maggiormente efficace agire sulla comunità degli spettatori.</p>
<p>Ma sappiamo anche, nella vicenda, che la professoressa aveva spiegato e per bene in classe, il perché della sua decisione e perché si debba essere fermamente contrari a manifestazioni di questo tipo.</p>
<p>Inoltre è importante sottolineare, come indicato in letteratura, che sebbene sia inefficace l&#8217;intervento psicologico individuale sul &#8220;bullo&#8221;, che, di solito, non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono percepite da lui come un problema, la prevenzione deve interessare gli alunni, gli insegnanti e i genitori, questi in primo luogo, perché si facciano carico della attivazione di una programmazione contro le prepotenze e promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni ed insegnanti.</p>
<p>Questo avrebbe dovuto dire la Cassazione e non limitarsi a colpire una categoria, quella degli insegnanti, gettata nella mischia e con armi sempre più spuntate.</p>
<p>&#8220;Costituisce abuso punibile anche il comportamento doloso che &#8211; come in questo caso, dice la Cassazione &#8211; umilia, svaluta, denigra o violenta psicologicamente un bambino, causandogli pericoli per la salute anche se è compiuto con una soggettiva intenzione educativa o di disciplina&#8221;.</p>
<p>Ma allora perché non ci si cura delle lesioni inferte alla vittima, colpevole solo di avere un educazione che lo porta ad un comportamento rispettoso ed educato?</p>
<p>In primo grado, come dicevamo, la docente era stata assolta, con rito abbreviato, dal tribunale di Palermo che aveva ritenuto il &#8220;singolare compito&#8221; commissionato all&#8217;allievo motivato dalla necessità di &#8220;un intervento tempestivo ed energico&#8221; che interrompesse la &#8220;condotta bullistica&#8221; dell&#8217;undicenne.</p>
<p>Forse sentenza sbrigativa, ma certamente più consona, io ritengo, delle due successive.</p>
<p>Ci dicono gli esperti (psicologi e sociologi), che per rendere efficace e duratura la prevenzione su tale dilagante fenomeno, è necessario che gli insegnanti, gli educatori e le famiglie collaborino, come modelli e come soggetti promotori di modalità adeguate di interazione, affinché l&#8217;esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi. Il compito degli insegnanti è quello di intervenire precocemente finché permangono le condizioni per modificare gli atteggiamenti inadeguati.</p>
<p>E per migliorare la collaborazione con le famiglie è importante che si spieghi anche ai genitori che i loro figli possono assumere diversi atteggiamenti a seconda degli ambienti in cui si trovano, al fine di prevenire la sorpresa delle famiglie nello scoprire modalità di comportamento differenti a casa e a scuola.</p>
<p>Ma né del “bullo” condannato a scrivere ciò che ha meritato, né della famiglia si fa menzione nella sentenza della Cassazione.</p>
<p>Sentenza che, infine, tiene conto della insegnante ma in nessun modo, degli altri studenti virtuosi e dell’impatto che essa potrà produrre su questi.</p>
<p>In effetti, a ben vedere, ha ragione Roger Abrava nel suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera del 9 settembre 2012.</p>
<p>In Italia, negli ultimi 25 anni, si è diffusa una mentalità devastante che ha di fatto ucciso la meritocrazia nelle scuole, dimenticando che lo scopo delle stesse è quello della istruzione degli studenti). Questo atteggiamento perverso è una delle cause principali di quello spread oggi ormai tristemente noto alla maggioranza degli italiani: in Paesi con un ottimo sistema di istruzione come la Finlandia, le scuole producono in proporzione tre volte più giovani eccellenti che in quelle italiane.</p>
<p>Inoltre la media dei nostri giovani che escono dalle scuole e dalle università è molto meno preparata, con gravi conseguenze per la crescita complessiva dell’economia.</p>
<p>Una società come la nostra, oltre a rendere tutti più poveri, è anche spaventosamente ineguale, perché per esempio i giovani del Sud sono discriminati da una scuola di minor qualità: i test Pisa pongono le scuole del Sud a livello dell’Uruguay e della Thailandia.</p>
<p>Il concorso bandito dal governo Monti è quindi giusto, anche se è solo un piccolissimo passo avanti nella direzione di miglioramento, perché se da un lato avremmo finalmente (forse) 12.000 insegnanti selezionati con qualche criterio di merito, resta la totale assenza di meritocrazia per gli altri 700.000.</p>
<p>Per i quali il problema non è solo sul come sono stati selezionati (male, perché molti sono stati selezionati senza concorso, ma purtroppo oggi su questo si può fare ben poco), ma su come sono formati, aggiornati, valutati, (non) esposti a suggerimenti su come migliorare il loro modo di insegnare e, soprattutto, motivati e remunerati (tutti poco e in maniera uguale). I bravi (e ce ne sono tantissimi ma purtroppo non si può sapere in maniera oggettiva quali sono) si aggiornano e motivano da sé, ma moltissimi lasciano perdere e le differenze di qualità dell’insegnamento crescono a dismisura.</p>
<p>E questo è un guaio non inferiore alla incultura e al bullismo, che rende la nostra scuola fragile, anzi, fatiscente.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Bullismo in calo a scuola, in aumento sul web</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:39:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bullismo in calo fra le mura scolastiche, ma cresce il fenomeno sul web. È quanto spiega l&#8217;edizione 2011-2012 dell&#8217;indagine &#8221;Abitudini e stili di vita degli adolescenti&#8221; della Societa&#8217; italiana di pediatria (Sip) presentata oggi. Si conferma una contrazione del fenomeno o, quantomeno, della percezione del fenomeno da parte degli adolescenti. A dichiarare di aver assistito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/05/10/bullismo-in-calo-a-scuola-in-aumento-sul-web/">Bullismo in calo a scuola, in aumento sul web</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Bullismo in calo fra le mura scolastiche, ma cresce il fenomeno sul web. È quanto spiega l&#8217;edizione 2011-2012 dell&#8217;indagine &#8221;Abitudini e stili di vita degli adolescenti&#8221; della Societa&#8217; italiana di pediatria (Sip) presentata oggi. Si conferma una contrazione del fenomeno o, quantomeno, della percezione del fenomeno da parte degli adolescenti. A dichiarare di aver assistito (qualche volta o spesso) ad atti di bullismo e&#8217; il 54% del campione. Un dato assoluto certamente non basso, ma significativamente minore rispetto al 61,5% registrato lo scorso anno e &#8211; soprattutto &#8211; rispetto al 75% del 2008. Quasi dimezzate dallo scorso anno sia la percentuale di chi pensa che un ragazzo o una ragazza prepotenti siano in gamba (dal 4,5 al 2,4%) sia quella di chi considera una spia chi riferisce gli episodi subiti (dal 10,5 al 5,1%). Accanto a questi dati complessivamente confortanti c&#8217;e&#8217; pero&#8217; una realta&#8217; &#8216;sommersa&#8217; costituita dal cyberbullismo, ovvero persecuzioni, offese e molestie, perpetrate in rete, soprattutto attraverso i social network. Lo registra gia&#8217; il 43% degli adolescenti, percentuale che sale (ovviamente) al 62% tra i grandi utilizzatori della rete.</p>
<p>&#8220;Il bullismo elettronico permette un maggiore anonimato del bullismo diretto o di quello indiretto di tipo sociale, anonimato che puo&#8217; far diminuire il senso di responsabilita&#8217; da parte di chi agisce, permettendo l&#8217;azione prevaricante anche da parte di soggetti che nella conflittualita&#8217; sociale diretta non troverebbero la forza di agire&#8221;, commenta Luca Bernardo, Consigliere nazionale Sip e esperto di disagio giovanile.</p>
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		<title>Bullismo, una pratica da condannare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 15:38:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con la recente riapertura delle scuole, dopo anni di silenzio critico, si ripresenta la tanto vergognosa quanto  scellerata pratica del bullismo, che precedentemente appariva solo con qualche sporadico evento, di cui non se ne paralava neanche. Oggi tale situazione ha raggiunto livelli talmente elevati che in alcuni casi, assume il significato di un vero e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2011/10/11/bullismo-una-pratica-da-condannare/">Bullismo, una pratica da condannare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la recente riapertura delle scuole, dopo anni di silenzio critico, si ripresenta la tanto vergognosa quanto  scellerata pratica del bullismo, che precedentemente appariva solo con qualche sporadico evento, di cui non se ne paralava neanche. Oggi tale situazione ha raggiunto livelli talmente elevati che in alcuni casi, assume il significato di un vero e proprio allarme sociale, che deve essere combattuto e debellato, con ogni mezzo. Il termine <strong>bullismo</strong> sta ad indicare un rapporto tra bambini o ragazzi in cui, uno è protagonista di atti di prevaricazione e maltrattamenti, mentre l’altro, ne è la vittima. Simili atti, condannabili senza la minima ombra di dubbio, si possono configurare in due  dimensioni: quella psicologica e quella fisica.  La prima, si manifesta, attraverso forme di aggressioni verbali, persecuzioni subdole, per cui chi la subisce vive   una condizione assurda d’isolamento e d’incomprensione: non si parla con nessuno e ci si isola dal mondo circostante.  La  seconda, ancor più grave, è aberranza e prevaricazione che  spesso  sfocia, in una vera e propria forma di violenza, con aggressioni fisiche ed umiliazioni.   Entrambe queste forme di annullamento della personalità, generano  in qualsiasi ragazzo, una grande sofferenza, un senso d’impotenza, perdita di autostima ed emarginazione, tanto da arrivare, in alcuni casi estremi, anche al suicidio. Entrambe queste forme di bullismo sono  generate, nella maggior parte dei casi, da discriminazioni di carattere etnico, religioso e sessuale; pertanto nessuna fascia sociale di provenienza ne è esente. Purtroppo il fenomeno, si sta diffondendo a macchia d’olio, a partire dalle scuole elementari fino all’adolescenza ed anche in tanti luoghi di divertimento e ricreazione. A tal proposito,  molti genitori si stanno armando di coraggio e, finalmente, hanno deciso di denunciare questi episodi,  in considerazione del fatto che si verificano in quel luogo, che dovrebbe essere il simbolo per eccellenza  della correttezza, dell’educazione e  del rispetto:  la scuola. Su questo scottante argomento sono stati scritti molti libri, anche da chi ne è stato direttamente coinvolto. Essi, mettono in crisi, fanno riflettere ed interrogano, dando consigli che   aiutano ad attraversare la densa cortina di pregiudizi e ad uscire dal nostro piccolo, pidocchioso, “particular”, da un errato perbenismo ed omertà invitandoci  tutti, ad agire come sostenitori ed educatori, coinvolgendo nel dialogo e nel confronto, soprattutto chi dovrebbe tutelare i giovani. Allo stesso fine, si adoperano anche molti siti interattivi nel web, dove secondo alcune fonti statistiche, vengono denunciati circa mille casi giornalieri di atti bullistici. Occorre una maggiore sinergia, tra tutte le Istituzioni delegate al controllo del fenomeno  iniziando dalle famiglie, fino ai dirigenti scolastici,  alle forze dell’ordine e  alla magistratura che unite si dovrebbero impegnare nello sradicamento di tale servitù, avvilente e distruttiva. Non voglio incamminarmi nel sentiero qualunquista del… tanto questa cosa esiste in qualsiasi luogo di apprendimento e di cultura, ma ribadire la mia ferma volontà di madre di avversare, quel clima di arroganza, protervia e sopraffazione, nei confronti dei più deboli e sensibili,  fin dalle prime avvisaglie evitando che diventino uno stile di vita. Nel nostro Abruzzo è stato istituito, un Osservatorio Regionale per la sua prevenzione, il cui fine è quello di prevenire e contrastare qualsiasi fenomeno di bullismo, attraverso l’attivo coinvolgimento di tutte le componenti delle realtà scolastiche. Anche il forum dei giovani di Foggia, come tante altre organizzazioni, dedite alla legalità ed al rispetto delle persone, hanno chiesto ad organi preposti di intervenire immediatamente, per reprimere sul nascere, tali gravi comportamenti con iniziative esemplari, atte a scoraggiare, chi crede di restare impunito, commettendo gesti che sono dei veri e propri reati penali. Secondo una famosa psicologa australiana è, nella prima forma di organizzazione sociale, la famiglia,  in cui   si genera, in quanto lo stesso, è un comportamento acquisito, non innato e può essere annullato dalle origini, solo se la stessa, viene aiutata a rivedere i propri errori  sviluppando, un comportamento di relazioni sociali positive. In conclusione forse, è più urgente insegnare, prima di tutto, ai grandi per poi arrivare ai più piccoli, senza malintesi, l’importanza del rispetto per se stessi e per gli altri. Ciò, non s’impara attraverso una formuletta disegnata alla lavagna, ma con l’esempio autorevole di chi, intende rimanere un protagonista positivo del proprio destino.</p>
<p style="text-align: right;">Maria Elena Marinucci</p>
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