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	<title>burocrazia Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Confimprenditori, allarme sicurezza per le PMI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2025 17:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Negli ultimi anni le piccole e medie imprese stanno affrontando una crescente minaccia che ha raggiunto livelli insostenibili: l&#8217;aumento di furti, rapine e danneggiamenti. Negli ultimi due anni si è assistito a una crescita del 20% degli episodi di microcriminalità a danno delle PMI. Non possiamo più tollerare che la sicurezza dei nostri imprenditori sia [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Negli ultimi anni le piccole e medie imprese stanno affrontando una crescente minaccia che ha raggiunto livelli insostenibili: l&#8217;aumento di furti, rapine e danneggiamenti. Negli ultimi due anni si è assistito a una crescita del 20% degli episodi di microcriminalità a danno delle PMI. Non possiamo più tollerare che la sicurezza dei nostri imprenditori sia lasciata al caso. Lo Stato deve fare la sua parte, altrimenti si rischia di fare il gioco delle mafie. Chiediamo un intervento immediato del governo affinché istituisca un fondo per la sicurezza delle PMI e preveda un massiccio incremento della vigilanza territoriale e delle Forze dell&#8217;Ordine. Non è accettabile vedere imprenditori costretti a dormire all&#8217;interno delle proprie attività perché non si sentono tutelati dallo Stato&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo ha detto il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, presentando al Centro Studi il report &#8220;Allarme sicurezza per le PMI&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;I dati parlano chiaro e testimoniano una situazione ormai non più sostenibile. Le PMI rappresentano il 99,9% delle imprese italiane e contribuiscono per il 63% al valore aggiunto complessivo e per il 76% all&#8217;occupazione nazionale. Il 35% delle PMI italiane ha subito almeno un episodio di furto o danneggiamento nell&#8217;ultimo anno, per un danno economico complessivo che supera gli 850 milioni di euro. In alcune regioni, come Veneto, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia, la situazione appare particolarmente critica. Sempre nell&#8217;ultimo anno abbiamo registrato un aumento del 25% degli episodi di microcriminalità al Nord Italia, con Milano, Verona, Torino e Bologna tra le città più colpite. Questa emergenza rischia di avere ripercussioni devastanti sul tessuto imprenditoriale, soprattutto per le micro e piccole imprese già messe a dura prova da crisi economiche, inflazione e burocrazia&#8221;.</p>
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		<title>Italia: un Paese al terzo mondo? un&#8217;analisi critica sulla realtà nascosta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2025 11:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La decadenza di una nazione inizia quando la sua gente perde la fiducia in se stessa.&#8221;– Albert Einstein L&#8217;Italia, una delle nazioni con una delle storie più longeve e una delle culture più ricche e influenti del mondo, sta attraversando un periodo difficile che solleva domande sulla sua capacità di competere nel panorama internazionale e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;La decadenza di una nazione inizia quando la sua gente perde la fiducia in se stessa.&#8221;</em><br>– <em>Albert Einstein</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia, una delle nazioni con una delle storie più longeve e una delle culture più ricche e influenti del mondo, sta attraversando un periodo difficile che solleva domande sulla sua capacità di competere nel panorama internazionale e sull&#8217;efficacia delle sue strutture interne. Nonostante l&#8217;incredibile patrimonio culturale, artistico e storico, l&#8217;Italia sembra sempre più una nazione che sta scivolando verso la condizione di un &#8220;terzo mondo&#8221;, in molti settori che riguardano la vita quotidiana dei suoi cittadini. Questo non è un giudizio superficiale, ma una riflessione lucida e documentata che cerca di analizzare le cause di un progressivo e inesorabile declino che sta caratterizzando la nostra nazione. È fondamentale, infatti, comprendere come e perché un paese che, un tempo, era tra i più avanzati del mondo, stia affrontando un periodo di regressione in cui la qualità della vita si abbassa e la speranza per un futuro migliore sembra dissolversi ogni giorno di più.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. La burocrazia: una tassa occulta che soffoca le imprese</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La burocrazia in Italia è uno degli ostacoli principali allo sviluppo delle imprese, in particolare quelle piccole e medie, che rappresentano il cuore pulsante dell&#8217;economia nazionale. Secondo la CNA (Confederazione Nazionale dell&#8217;Artigianato), le piccole e medie imprese italiane impiegano in media 313 ore all&#8217;anno solo per adempiere agli obblighi amministrativi, che si traducono in un costo complessivo di 43 miliardi di euro all&#8217;anno. A livello europeo, l&#8217;Italia è tra i paesi con il maggior numero di obblighi burocratici per le imprese, e questo fenomeno si traduce in una continua perdita di competitività. Per l&#8217;apertura di una nuova attività in Italia, le spese burocratiche e fiscali sono talmente elevate che si stimano circa 20.000 euro di costi iniziali tra tasse, consulenze, permessi e pratiche amministrative. A ciò si aggiunge che un imprenditore italiano deve impiegare ben 312 ore all&#8217;anno per completare la documentazione fiscale e amministrativa, un tempo significativamente superiore rispetto ad altri paesi come la Spagna (197 ore) o la Germania (215 ore). Il risultato è che le piccole imprese sono costrette ad affrontare un sistema che penalizza la loro crescita, le espone a rischi legali, e alimenta il malcontento generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa inefficienza burocratica non è solo una fonte di frustrazione, ma una delle principali cause della stagnazione economica italiana. Le imprese italiane, per rimanere competitive, sono costrette a pagare una &#8220;tassa occulta&#8221; sotto forma di ore di lavoro e denaro speso in adempimenti burocratici. Molte piccole imprese, incapaci di sostenere questi costi, si vedono costrette a chiudere o a emigrare all&#8217;estero, dove l&#8217;ambiente normativo è più favorevole e meno oppressivo. La burocrazia non solo penalizza l&#8217;iniziativa privata, ma riduce anche le opportunità di lavoro e di crescita economica, cementando ulteriormente la disuguaglianza tra il Nord e il Sud del Paese.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Il sistema fiscale: complesso e opprimente</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro nodo fondamentale che frena lo sviluppo in Italia è il sistema fiscale, uno dei più complessi e onerosi d&#8217;Europa. Non solo la tassazione in Italia è alta rispetto agli altri Paesi, ma il sistema stesso è incredibilmente articolato e difficile da navigare. Le imprese italiane devono affrontare numerosi obblighi fiscali, dalle imposte sul reddito, alle imposte sul valore aggiunto (IVA), alle tasse locali, alle imposte sul patrimonio e via dicendo. La CGIA di Mestre ha stimato che la burocrazia e la cattiva gestione della pubblica amministrazione costino all&#8217;Italia oltre 200 miliardi di euro ogni anno. Questo enorme dispendio economico è un freno per le imprese, ma anche per i cittadini, che vedono una parte sostanziale dei propri guadagni sottratta dallo Stato, mentre i servizi pubblici continuano a deteriorarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema fiscale italiano è inoltre caratterizzato da una continua evoluzione delle normative e dalla difficoltà di applicazione delle leggi. La scarsa chiarezza delle leggi fiscali e la frequente modifica delle stesse rende difficile per i cittadini e le imprese pianificare il proprio futuro. Le difficoltà di comprensione e applicazione delle leggi fiscali hanno portato a un aumento dell&#8217;evasione fiscale, che nel 2022 è stata stimata in oltre 110 miliardi di euro. L&#8217;evasione fiscale è un fenomeno che si perpetua anche grazie alla percezione che il sistema fiscale sia ingiusto e iniquo, in cui chi paga regolarmente le tasse si sente penalizzato rispetto a chi evade.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. La giustizia: lenta e costosa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema giudiziario italiano è un altro elemento fondamentale che contribuisce al declino del Paese. La giustizia in Italia è famosa per la sua lentezza e per i costi elevati. Secondo un report del Ministero della Giustizia, la durata media di un processo civile in Italia è di circa 1.100 giorni, ben oltre la media europea che si aggira intorno ai 500 giorni. Le cause legali, che dovrebbero essere uno strumento per risolvere i conflitti, diventano un incubo lungo e costoso, in cui spesso la verità e la giustizia non vengono mai raggiunte in tempi ragionevoli. Questo sistema non solo mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, ma disincentiva anche gli investimenti, poiché le imprese sanno che un contenzioso legale può durare anni, creando incertezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lentezza dei processi ha ripercussioni devastanti sull&#8217;economia. In un contesto in cui le controversie legali sono all&#8217;ordine del giorno, un ritardo nel sistema giudiziario diventa una barriera che impedisce il pieno sviluppo dell&#8217;economia. Le difficoltà del sistema giuridico italiano sono anche dovute alla carenza di risorse, di personale e di modernizzazione del sistema giudiziario, che risulta obsoleto rispetto alle esigenze della società moderna.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Lo Stato: inefficiente e distante dai cittadini</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Lo Stato italiano è percepito da molti come un&#8217;entità inefficiente, che agisce lentamente e che è spesso distante dalle reali necessità dei cittadini. La frammentazione delle competenze tra Stato centrale, regioni e comuni crea un quadro confuso e inefficace, in cui le politiche pubbliche sono difficili da attuare e monitorare. Invece di agire in modo coordinato e tempestivo, le istituzioni italiane sembrano troppo spesso paralizzate da una burocrazia che impedisce decisioni rapide e concrete. La gestione dei servizi pubblici, dalla sanità all&#8217;istruzione, è spesso inadeguata, e le risorse vengono sprecate in una serie di iniziative che non portano risultati tangibili per la popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In molte regioni, in particolare nel Sud, la percezione di uno Stato che non è in grado di offrire servizi di qualità è diffusa. La carenza di infrastrutture, i ritardi nei lavori pubblici, l&#8217;impossibilità di fruire di servizi di base come l&#8217;assistenza sanitaria o l&#8217;educazione di qualità sono solo alcune delle difficoltà che i cittadini devono affrontare. La distanza tra i cittadini e le istituzioni è crescente, e l&#8217;incapacità dello Stato di rispondere alle esigenze quotidiane porta ad un crescente disincanto e sfiducia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. I Governi: la responsabilità di destra e sinistra</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più gravi di questa situazione è che le problematiche che affliggono l&#8217;Italia non sono il frutto di una sola parte politica, ma di decenni di governi di destra e sinistra che hanno, a turno, contribuito a questa situazione di stallo e di inefficienza. I governi di destra hanno spesso privilegiato politiche fiscali che non sono riuscite a stimolare la crescita, e quelli di sinistra, purtroppo, hanno replicato un modello di welfare che non è stato in grado di modernizzarsi e di rispondere alle sfide globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso degli anni, entrambi i schieramenti politici hanno risposto in modo insufficiente ai problemi strutturali del Paese, privilegiando spesso soluzioni a breve termine o adottando riforme che non sono state mai veramente implementate. La mancanza di visione strategica, la perpetuazione di una cultura politica che si concentra più sul mantenimento del potere che sul miglioramento delle condizioni del Paese, ha ridotto le possibilità di risoluzione dei problemi. La mancanza di una visione comune per il futuro, unita a un&#8217;indifferenza crescente verso le reali necessità della popolazione, ha condotto a un&#8217;ulteriore sfiducia nelle istituzioni, creando una spaccatura profonda tra la politica e i cittadini.</p>



<h3 class="wp-block-heading">6. Conclusioni: un Paese in attesa di rinascita</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia sta vivendo una crisi che non è solo economica, ma anche sociale, culturale e istituzionale. La burocrazia soffocante, il sistema fiscale opprimente, la giustizia lenta e costosa, e la distanza tra lo Stato e i suoi cittadini sono solo alcuni dei problemi che continuano ad affliggere il Paese. L&#8217;Italia non è ancora un &#8220;terzo mondo&#8221;, ma la sua condizione attuale rischia di condurla verso un futuro in cui l&#8217;inefficienza e la povertà aumentano a dismisura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paese ha bisogno di un profondo cambiamento, di una vera e propria rivoluzione che riguarda la politica, l&#8217;economia, e la cultura. Solo attraverso una riforma della burocrazia, un alleggerimento del carico fiscale, una giustizia più efficiente e accessibile, e un ritorno alla fiducia nelle istituzioni, l&#8217;Italia potrà sperare di tornare a essere un paese prospero, giusto e moderno. Se non si intraprenderanno azioni decisive in tempi brevi, rischiamo di vedere un ulteriore peggioramento della situazione, con conseguenze devastanti per il futuro delle nuove generazioni. L&#8217;Italia ha bisogno di rinascere, e ha bisogno di farlo ora.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Sanità. Rizzotti: &#8220;Su terapie avanzate burocrazia non metta paletti &#8220;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2019 19:17:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
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		<category><![CDATA[Sanità. Rizzotti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Noi sappiamo che ci sono gia’ molti farmaci avanzati approvati, a livello internazionale ed europeo, che aspettano da mesi risposte dal nostro sistema di regolazione. Su questo e’ necessaria una profonda riflessione, per far si’ che ancora una volta non sia la burocrazia a porre i paletti all’industria e alla ricerca, perche’ poi ricade sulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Noi sappiamo che ci sono gia’ molti farmaci avanzati approvati, a livello internazionale ed europeo, che aspettano da mesi risposte dal nostro sistema di regolazione.</p>
<p>Su questo e’ necessaria una profonda riflessione, per far si’ che ancora una volta non sia la burocrazia a porre i paletti all’industria e alla ricerca, perche’ poi ricade sulla vita delle persone”.</p>
<p>Lo ha detto Maria Rizzotti, membro della XII Commissione Igiene e Sanita’ del Senato, intervistata oggi dall’agenzia Dire in occasione della presentazione al ministero del secondo Report italiano sulle Atmp- Advanced therapy medicinal products.</p>
<p>“L’importanza delle terapie avanzate e’ sotto gli occhi di tutti- ha proseguito la senatrice- Oggi noi abbiamo la possibilita’ di dare risposte di guarigione, di salute e di miglioramento della qualita’ di vita a pazienti con patologie, cosa che fino a poco tempo fa non era possibile.</p>
<p>Mi auguro veramente che si possa proseguire su questa strada, perche’ l’attenzione che si ha nei confronti del malato e’ fondamentale. Tutte le persone affette da patologie importanti devono avere la possibilita’ di accedere a terapie cellulari personalizzate e a farmaci biologici. E in questo- ha concluso- lo Stato ha una responsabilita’ essenziale”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/24/sanita-rizzotti-su-terapie-avanzate-burocrazia-non-metta-paletti/">Sanità. Rizzotti: &#8220;Su terapie avanzate burocrazia non metta paletti &#8220;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Terremoto: nelle campagne abruzzesi 52milioni di euro di danno</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/02/13/terremoto-nelle-campagne-abruzzesi-52milioni-di-euro-di-danno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 12:55:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo in Abruzzo ai danni materiali si somma una vera strage con diecimila animali morti, feriti e abortiti nelle aree del terremoto per l’effetto congiunto delle scosse, della neve e del gelo che hanno fatto crollare le stalle con la perdita di animali tra le macerie e provocato stress da freddo e paura con diffusi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Solo in Abruzzo ai danni materiali si somma una vera strage con diecimila animali morti, feriti e abortiti nelle aree del terremoto per l’effetto congiunto delle scosse, della neve e del gelo che hanno fatto crollare le stalle con la perdita di animali tra le macerie e provocato stress da freddo e paura con diffusi casi di aborto. E’ quanto emerge dalla mobilitazione degli agricoltori e degli allevatori colpiti dal terremoto e dal maltempo in Abruzzo che si sono dati appuntamento questa mattina in Località Basciano, in provincia di Teramo, nell’azienda agricola San Vincenzo (Salumieri di Castel Castagna) dove sono morti migliaia di animali e crollate numerose stalle. Una mobilitazione molto sentita dagli allevatori che hanno incontrato (prima a Basciano, in provincia di Teramo, e poi a Penne, in provincia di Pescara) il presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo, che ha voluto toccare con mano i territori maggiormente colpiti da calamità, accompagnato dall’unità di crisi di Coldiretti Abruzzo e da tanti gli allevatori presenti, provenienti da tutte le province, che hanno raccontato le conseguenze dirette delle calamità di gennaio e le aspettative di un settore provato che rischia l’estinzione e che ora ha bisogno che l’attenzione non si spenga.</p>
<p>Secondo la stima di Coldiretti ammontano infatti a 52 milioni di euro i danni subiti dalle aziende agricole e dalle stalle a seguito degli ultimi eventi calamitosi che hanno colpito soprattutto l’attività di allevamento che ora rischia concretamente di scomparire insieme alle specialità locali, alla loro storia e al futuro di una regione che ha nell’agroalimentare una forza trainante dell’economia. Nel dettaglio &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; i settori più colpiti in termini di mancato reddito e danni strutturali sono sicuramente quello dell’allevamento di mucche da latte e della pastorizia ma anche l’allevamento di maiali destinati ai salumi tipici ha subito perdite pesantissime, come nel caso dell’allevamento di Basciano che ha registrato una perdita di circa 3mila capi.</p>
<p>La calamità ha messo a rischio specialità conservate da secoli, dal pecorino di Farindola al pecorino Amatriciano, dalla mortadella di Campotosto al caciofiore aquilano, dalla scamorza abruzzese alla ventricina teramana fino ad arrivare al salame aquila o al caciocavallo abruzzese che nell&#8217;insieme rappresentano un patrimonio culturale del paese, oltre che una opportunità produttiva ed occupazionale insostituibile. Un volano per l’economia del territorio anche dal punto di vista turistico se si considera che nelle zone particolarmente interessate dagli eventi ci sono circa 160 agriturismi, molti dei quali già fortemente colpiti dal sisma del 2009 e negli ultimi anni in ripresa, con perdite quantificabili anche in termini di mancate presenze in circa nove milioni. Sono stati registrati danni al settore olivicolo con una stima presunta dei danni, diretti e indiretti, che si aggira introno al 35% della produzione lorda aziendale ed è quantificabile all’incirca in quindici milioni.</p>
<p>E per sottolineare l’importanza dell’agroalimentare abruzzese, nel corso della visita del presidente Moncalvo (dopo la visita a Basciano Moncalvo ha incontrato gli allevatori di Penne nella stalla di Gianluca D’Angelo) sono state esposte le eccellenze che rischiano di scomparire: dal pecorino di Farindola a quello amatriciano dal salame aquila al caciofiore aquiliano passando per la ventricina teramana o alle mortadelle di Campotosto fino a tutti i prodotti caseari e gli insaccati tradizionali. Tutti a rischio di estinzione, come rischiano di estinguersi le 280 stalle che sono state danneggiate in tutta la regione, con conseguenze terribili sull’economia abruzzese.</p>
<p>“E’ determinante intervenire sulla semplificazione e sulla velocizzazione delle procedure in una situazione in cui a piu’ di 5 mesi dalle prime scosse di terremoto in Italia sono state montate e rese operative appena il 15% delle stalle mobili previste” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che l’ultimo decreto sul terremoto contiene la conferma di circa 35 milioni di euro di aiuti diretti per il mancato reddito delle imprese di allevamento da erogare entro febbraio con un sostegno per animale allevato per un importo stabilito in 400 euro a capo bovino e 60 euro per ogni pecora posseduta prima del sisma, ma aiuti sono previsti anche per il settore suinicolo e per quello equino secondo quanto riferimento dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti di pecore e bovini che occorre ora sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento” ha precisato Moncalvo nel sottolineare l’esigenza che “la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.</p>
<p>“Gli eventi di gennaio – aggiunge Coldiretti Abruzzo &#8211; hanno colpito al cuore un intero settore ed è necessario ora non abbandonare nessuna azienda che va invece accompagnata verso un percorso di rinascita contro una burocrazia che potrebbe ora incidere in modo letale. Bisogna restituire speranza ad un settore, ed in particolare al comparto zootecnico, che in questo momento chiede la dovuta attenzione per evitare di scomparire portandosi dietro un patrimonio inestimabile di tradizioni e di eccellenze che, una volta estinte, sarebbero irrecuperabili. Non solo sono a rischio le eccellenze agroalimentari come il pecorino, la mortadella di Campotosto e i salumi teramani solo per citarne alcuni, ma anche la storia della nostra regione e la forza trainante dell’economia agricola sugli altri comparti. La ricostruzione deve andare di pari passo con la ripresa dell’economia che va favorita in prima battuta attraverso lo snellimento la burocrazia”.</p>
<p>Oltre agli allevatori provenienti dalle diverse province, il presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo, accompagnato dal presidente di Coldiretti Abruzzo Domenico Pasetti e dal direttore regionale Giulio Federici, ha incontrato l’assessore regionale alle politiche agricole Dino Pepe, il colonnello Gualberto Mancini, nonché l presidente dell’istituto zooprofilattico Manola di Pasquale e Pierluigi Imperiale della Asl de L’Aquila.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/02/13/terremoto-nelle-campagne-abruzzesi-52milioni-di-euro-di-danno/">Terremoto: nelle campagne abruzzesi 52milioni di euro di danno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Renzi: ‘Alleggerire burocrazia per vera ripresa’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2015 13:02:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“L&#8217;Europa dovrebbe tornare a sognare ed essere la casa dei popoli non solo della burocrazia&#8221;</em>. Lo ha detto il premier <strong>Matteo Renzi</strong>, impegnato a Courmayeur, in Valle d’Aosta, in occasione dell’inaugurazione della nuova funivia del <strong>Monte Bianco</strong>. Un evento nel quale il capo del governo si è scagliato contro quello che a suo dire è il vero nemico giurato della ripresa economica, sia a livello nazionale che europeo: <strong>la burocrazia</strong>.  <em>&#8220;Vengo da un vertice europeo”</em>, ha continuato Renzi. <em>“Ieri ero nel cuore burocratico dell&#8217;Europa, oggi sono sul tetto del continente. Mi piace pensare che quando sali in alto vedi più lontano e sogni più a lungo. Mi domando quando l&#8217;Europa comincerà a tornare a sognare smettendo di essere solo casa della burocrazia&#8221;</em>.</p>
<p>Un messaggio metaforico, che è facile leggere come un invito rivolto agli specialisti del rigore fiscale, che in nome dell’equilibrio economico e del Prodotto Interno Lordo, potrebbero aver dimenticato quelle che erano le finalità dell’Unione Europea al momento della sua fondazione. Il premier italiano poi ha fatto anche il punto sulla situazione contabile del Belpaese, salutando con favore gli ultimi dati riguardanti il Pil, ma scagliandosi ancora contro le maglie troppo strette dei burocrati, che impediscono una reale e significativa ripresa di quelli che sono i settori nevralgici dell’economia tricolore. <em>“Siamo contenti che il Pil sia tornato a crescere dopo 11 trimestri, che cresca dello +0,3%, ma è poco rispetto a quello di cui abbiamo bisogno&#8221;</em> ha detto Renzi alla stampa dalla fermata intermedia della funivia. <em>&#8220;Il vero settore nevralgico è però quello dell&#8217;edilizia, che da sola vale più della metà dei posti di lavoro persi, ma il settore non è ancora ripartito. Vedremo se facendo ripartire l&#8217;edilizia il pil fa il salto. Per il momento i dati evidenziano che ripartono tutti i settori, ma quello edilizio non riesce a tirare come vorremmo”</em>.</p>
<p>Perché quel settore possa tornare ad essere la locomotiva italiana verso la ripresa, sono necessarie determinate <strong>riforme, soprattutto volte alla semplificazione delle procedure e alla riduzione della burocrazia</strong><em>.   &#8220;In generale il sistema pubblico italiano ha ancora molto, molto, molto da fare per semplificare le procedure”</em>, ha spiegato il Primo Ministro. <em>“Giovedì faremo una conferenza stampa a Roma per dimostrare che se sbloccassimo, e vogliamo farlo nelle prossime settimane e mesi, i cantieri fermi semplicemente per ritardi intoppi, problemi e ricorsi, Tar contro Tar e compagnia bella, avremmo un punto percentuale di Pil in più, equivalente a più di 17 miliardi di euro rimessi nell&#8217;economia&#8221;. &#8220;Occorre oggi</em>”, ha concluso il Premier<em>. “Una capacità burocratica ed amministrativa molto più efficiente rispetto al passato&#8221;.</em></p>
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