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	<title>capitale italiana dell&#039;arte contemporanea 2028 Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Padova candidata a capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[capitale italiana dell'arte contemporanea 2028]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato scientifico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;La città di Padova ha presentato ufficialmente al Ministero della Cultura la propria candidatura a Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028. Il riconoscimento, istituito con il decreto ministeriale n. 117 del marzo 2024, rappresenta una delle iniziative di eccellenza nell&#8217;ambito delle politiche di valorizzazione promosse dal MiC. La prima città a essersi vista riconoscere il titolo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;La città di Padova ha presentato ufficialmente al Ministero della Cultura la propria candidatura a Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028. Il riconoscimento, istituito con il decreto ministeriale n. 117 del marzo 2024, rappresenta una delle iniziative di eccellenza nell&#8217;ambito delle politiche di valorizzazione promosse dal MiC. La prima città a essersi vista riconoscere il titolo è stata Gibellina, in carica quest&#8217;anno, mentre per il 2027 la città designata è Alba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura di Padova, presentata formalmente dall&#8217;Amministrazione Comunale secondo quanto previsto dal bando ministeriale, nasce da un ampio percorso partecipato che ha coinvolto istituzioni, organizzazioni, comunità, cittadini, professionisti e numerose realtà del territorio. Un progetto condiviso che riconosce nell&#8217;arte contemporanea uno strumento di conoscenza, confronto e costruzione del futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla regia del Comune di Padova, con il patrocinio della Regione Veneto, si affiancano la collaborazione strategica dell&#8217;Università di Padova, della Diocesi di Padova e delle tre fondazioni private operanti in città – Fondazione Alberto Peruzzo, Fondazione Chiara e Francesco Carraro e Fondazione Bano – e il coinvolgimento di numerose realtà del terzo settore, associazioni, cooperative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ruolo particolarmente rilevante è inoltre svolto dalle organizzazioni del mondo economico, produttivo e turistico padovano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il titolo della candidatura è <em>Ancora imparo. Esercizi di dissidenza</em></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Padova Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028 nasce dall&#8217;idea che la città possieda, nella propria storia, un&#8217;identità naturalmente contemporanea: una vocazione alla libertà di pensiero, alla sperimentazione, alla messa in discussione dei paradigmi consolidati e alla ricerca scientifica e artistica come strumenti di innovazione e trasformazione civile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura intende valorizzare Padova non soltanto come città d&#8217;arte, universitaria e scientifica, ma anche come laboratorio interdisciplinare europeo nel quale arte contemporanea, ricerca, innovazione, formazione e spazio pubblico possano dialogare per generare nuove forme di conoscenza, partecipazione e sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli obiettivi strategici della candidatura figurano la rigenerazione e l&#8217;attivazione di nuovi spazi per il contemporaneo, l&#8217;ampliamento dell&#8217;accesso alla cultura, il coinvolgimento delle giovani generazioni attraverso programmi educativi, di formazione, ricerca e produzione culturale, il rafforzamento delle reti tra istituzioni pubbliche e private, la cooperazione internazionale e la costruzione di un&#8217;eredità culturale stabile e misurabile nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva la candidatura assume l&#8217;arte contemporanea non come settore specialistico, ma come strumento capace di mettere in relazione saperi, comunità, luoghi e processi di trasformazione urbana, sociale e culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura della candidatura e del programma nasce da un&#8217;approfondita analisi della città contemporanea: dei cambiamenti in atto, delle infrastrutture culturali in corso di realizzazione, delle energie creative già presenti, della distribuzione demografica dei quartieri, delle reti sociali e associative e delle dinamiche di sviluppo che stanno ridefinendo la geografia urbana di Padova.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2028 non rappresenta un punto di partenza, ma il momento in cui processi già in essere potranno trovare una sintesi e una nuova capacità di sviluppo. La candidatura intercetta infatti una fase particolarmente significativa per la città, caratterizzata dall&#8217;attivazione di nuovi spazi culturali, dalla crescita di progettualità diffuse e dalla progressiva ridefinizione del rapporto tra centro storico e quartieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Padova 2028 intende infatti riconoscere, valorizzare e mettere in relazione risorse, competenze, progettualità e infrastrutture che la città ha già sviluppato negli ultimi anni, trasformandole in una piattaforma condivisa di crescita culturale, ricerca e innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione è stata dedicata all&#8217;individuazione di nuove centralità urbane e culturali, in una prospettiva policentrica che identifica il valore strategico di quartieri ad alta densità e ricchezza sociale e culturale, come l&#8217;Arcella, insieme ad altri contesti della città chiamati a svolgere un ruolo sempre più rilevante nei processi di produzione culturale, partecipazione e trasformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto prende avvio dalla lunga tradizione patavina di libertà di pensiero. Qui, nel 1222, un gruppo di docenti e studenti fondò l&#8217;Università perché Padova garantiva la libertà di studio e di ricerca. Nel corso dei secoli, la città e il suo Ateneo hanno dato voce a personalità molto diverse tra loro, accomunate dalla capacità di innovare e di mettere in discussione le conoscenze del proprio tempo: da Pietro d&#8217;Abano a Galileo Galilei, da Andrea Vesalio a Elena Cornaro Piscopia, da Giotto a Mantegna, fino al Gruppo N e a Maurizio Cattelan, oggi componente della Direzione Artistica del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A partire da queste figure e da queste storie, la candidatura propone <strong>Padova </strong>come <strong>città della dissidenza creativa</strong>: una città capace di produrre nuovi linguaggi, mettere in discussione le forme consolidate della conoscenza e trasformare il confronto tra saperi diversi in una risorsa per il futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Anchora inparo&#8221;</strong> è la celebre espressione attribuita a Michelangelo, ripresa da Goya e successivamente scelta da Gio Ponti per la Scala del Sapere di Palazzo Bo, sede storica dell&#8217;Università di Padova. Il significato della frase è semplice e profondo: rimanere aperti all&#8217;ascolto, allo studio e alla possibilità di continuare a imparare. È proprio questa attitudine che Padova intende riaffermare attraverso la propria candidatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Direzione Artistica e il Comitato Scientifico</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo molti anni trascorsi lontano dalla città in cui è nato, <strong>Maurizio Cattelan</strong> torna a confrontarsi direttamente con Padova attraverso questo progetto. La sua carriera si è sviluppata prevalentemente altrove – tra Bologna nei primi anni Novanta, poi Milano, New York e i principali contesti internazionali dell&#8217;arte contemporanea – ma negli ultimi tempi l&#8217;artista ha riscoperto una città profondamente cambiata, attraversata da nuove energie culturali, sociali e progettuali. La capacità di innovazione, di pensiero libero e di sperimentazione che caratterizza Padova non rappresenta soltanto uno dei temi della candidatura, ma anche una delle ragioni che hanno motivato il suo coinvolgimento nella costruzione del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Direzione Artistica di Padova 2028 raccorda tre figure che hanno già collaborato in diverse occasioni e che, pur provenendo da esperienze differenti, condividono un&#8217;attenzione comune per la ricerca, la sperimentazione e la capacità dell&#8217;arte di attivare nuove forme di relazione tra persone, luoghi e saperi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A guidare il progetto saranno <strong>Maurizio Cattelan</strong>, artista padovano riconosciuto a livello globale per una ricerca fondata sulla messa in discussione dei codici, delle gerarchie e delle narrazioni consolidate; <strong>Marta Papini</strong>, curatrice che ha sviluppato una pratica profondamente radicata nei territori e nelle comunità, con particolare attenzione all&#8217;arte pubblica, ai processi partecipativi e agli spazi non convenzionali; <strong>Myriam Ben Salah</strong>, curatrice franco-tunisina e direttrice della Renaissance Society di Chicago – storica istituzione universitaria dedicata alla sperimentazione artistica e alla ricerca contemporanea – e attualmente curatrice del Padiglione francese alla Biennale Arte 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A supporto della Direzione Artistica opera, inoltre, un <strong>Comitato Scientifico</strong> composto da figure di primo piano del panorama culturale e accademico internazionale: <strong>Cecilia Alemani</strong>, curatrice e già direttrice artistica della Biennale Arte di Venezia 2022; il <strong>Cardinale José Tolentino de Mendonça</strong>, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l&#8217;Educazione della Santa Sede; <strong>Daniela Mapelli</strong>, Rettrice dell&#8217;Università di Padova; e <strong>Renzo Piano</strong>, architetto e senatore a vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza del Comitato Scientifico rafforza uno dei tratti distintivi della candidatura: la costruzione di un dialogo permanente tra arte contemporanea, ricerca scientifica, architettura e urbanistica, educazione, spiritualità, innovazione e spazio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le linee guida del progetto</strong><strong> nel dossier di candidatura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ancora imparo. Esercizi di dissidenza</em></strong>immagina Padova come un grande laboratorio urbano, ma non come un progetto che si sovrappone alla città dall&#8217;esterno. La candidatura nasce infatti dall&#8217;ascolto delle sue comunità, dalla valorizzazione delle sue risorse culturali, dalla lettura delle sue trasformazioni urbane e sociali e dal riconoscimento delle energie creative che già oggi la attraversano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma non atterra sulla città come un dispositivo estraneo, ma nasce dal suo humus culturale e civile. Si sviluppa a partire dalla storia di Padova, dalle sue istituzioni, dai suoi luoghi, dalle sue comunità e dalle sue capacità di innovazione, mettendole in relazione con le grandi questioni del presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, Padova 2028 immagina la città come un laboratorio nel quale arte contemporanea, ricerca, formazione e partecipazione possano dialogare in modo continuativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mostre, commissioni pubbliche, residenze artistiche, programmi educativi, conferenze, produzioni editoriali e attività di ricerca saranno parte di un disegno unitario volto a rafforzare il ruolo della città come piattaforma di produzione culturale e sperimentazione contemporanea, capace di generare effetti duraturi oltre il 2028 attraverso la realizzazione di nuove opere, produzioni e progetti destinati a incrementare il patrimonio culturale pubblico della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto coinvolge l&#8217;intero corpo cittadino, rafforzando reti già esistenti e favorendo nuove forme di collaborazione. Da un lato propone una visione culturale affidata alla Direzione Artistica e sviluppata attraverso progetti originali, mostre, residenze e programmi di ricerca; dall&#8217;altro assume una funzione di coordinamento e valorizzazione delle numerose iniziative promosse da fondazioni, Università, associazioni, spazi indipendenti e operatori culturali attivi sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, Padova 2028 intende mettere in relazione il patrimonio di competenze, esperienze e progettualità già presenti in città con reti culturali, artistiche e di ricerca nazionali e internazionali, trasformando la candidatura in un&#8217;occasione di crescita condivisa e di apertura verso nuovi contesti di confronto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura si propone inoltre di rafforzare il posizionamento internazionale di Padova attraverso nuove reti di collaborazione con istituzioni culturali, università, artisti e organizzazioni provenienti da contesti internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che un singolo programma di eventi, Padova 2028 si propone dunque come una piattaforma culturale urbana capace di mettere in relazione istituzioni, quartieri, università, fondazioni, imprese culturali, comunità e cittadini all&#8217;interno di una visione condivisa, destinata a produrre effetti duraturi ben oltre l&#8217;anno della Capitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura si innesta inoltre su un importante programma di recupero e rifunzionalizzazione di spazi culturali distribuiti tra centro storico e quartieri, che entro il 2028 metterà a disposizione della città oltre 20.000 metri quadrati di nuove infrastrutture dedicate alla cultura, all&#8217;arte contemporanea, alla formazione e alla partecipazione. Questa rete di luoghi contribuirà a costruire una geografia diffusa del contemporaneo, mettendo in relazione patrimonio storico, spazi culturali, luoghi della formazione e aree interessate da processi di rigenerazione urbana. Ne fanno parte, tra gli altri, il Palazzo della Ragione, l&#8217;Orto Botanico, il Castello Carrarese, il Museo degli Eremitani, Palazzo Lanza, Palazzo Zabarella e l&#8217;ex Cinema Altino nel centro storico; il San Carlo Center DU30, il Palazzo Configliachi e il Laboratorio di Quartiere all&#8217;Arcella; Villa Breda a Ponte di Brenta e numerosi altri luoghi della città, chiamati a comporre una rete capace di connettere centro e periferie, memoria e contemporaneità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il percorso del dossier di candidatura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura di Padova è stata consegnata al Ministero della Cultura il 15 giugno 2026. Sarà ora valutata, insieme alle altre proposte presentate, dalla commissione nominata dal Ministero, che individuerà nei prossimi mesi le candidature finaliste e successivamente la città vincitrice del titolo di Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso di selezione proseguirà quindi attraverso le successive fasi previste dal bando ministeriale, che porteranno all&#8217;individuazione della città chiamata a rappresentare nel 2028 uno dei principali progetti nazionali dedicati all&#8217;arte contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dichiarazioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sergio Giordani</strong>, <strong>Sindaco di Padova</strong>: «Sono molto felice che Padova abbia presentato la propria candidatura a Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028 e auspico che il Ministero possa riconoscere la qualità del progetto che abbiamo costruito. Una qualità che non risiede soltanto nella storia straordinaria della nostra città, ma soprattutto nella solidità e nella concretezza della proposta presentata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Desidero sottolineare come questa candidatura sia il risultato di un grande lavoro condiviso, sviluppato insieme alle istituzioni cittadine, all&#8217;Università, alle realtà culturali, sociali ed economiche del territorio. Un ringraziamento particolare va alle fondazioni che da anni sostengono la crescita culturale di Padova – la Fondazione Alberto Peruzzo, la Fondazione Bano e ora anche la Fondazione Chiara e Francesco Carraro – che hanno scelto di affiancare la città anche in questo percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se Padova sarà selezionata, il progetto potrà rappresentare un importante motore di sviluppo culturale, artistico e sociale, con ricadute significative anche sul piano economico e turistico. Il 2028 è molto vicino: per questo dobbiamo continuare a lavorare insieme, con entusiasmo e senso di responsabilità, per farci trovare pronti a questa importante sfida».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniela Mapelli</strong>, <strong>Rettrice dell&#8217;Università di Padova</strong>: «La candidatura di Padova rappresenta un passaggio importante, che unisce storia e visione, radici profonde e capacità di guardare avanti. Entrare a far parte del Comitato Scientifico significa contribuire a un percorso che non è solo progettuale, ma culturale, e che chiama in causa il ruolo stesso della conoscenza nella costruzione del futuro. Padova è una città che ha fatto della relazione tra sapere, istituzioni e comunità la propria cifra distintiva. Una città in cui l&#8217;università, fin dalle origini, è stata luogo di apertura, di dialogo e di libertà. È in questa tradizione che si inserisce oggi una candidatura che guarda all&#8217;Europa e al mondo, mettendo al centro la capacità di interpretare il cambiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Ancora imparo&#8221; è stato anche uno dei messaggi chiave per i festeggiamenti degli 800 anni del nostro Ateneo: ovvero la consapevolezza che la conoscenza non è mai acquisita una volta per tutte, ma si rinnova continuamente, attraverso il confronto, la ricerca e l&#8217;incontro tra saperi diversi. È questo lo spirito con cui accompagniamo questo percorso».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Andrea Colasio</strong>, <strong>Assessore alla Cultura</strong>: «La candidatura di Padova a Capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea 2028 si configura come una grande opportunità per la nostra città, ché viene a dilatare i territori artistici che ne definiscono la sua identità nazionale e internazionale. Accanto alla <em>Urbs Picta</em> il progetto di Padova contemporanea 2028 amplia l&#8217;offerta culturale complessiva. Si tratta di un percorso che è il naturale esito di una strategia che, negli ultimi anni, ha visto una molteplicità di attori, pubblici e privati, investire, con decisione, sui linguaggi e i luoghi del contemporaneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un processo che ha comportato la riqualificazione e la rigenerazione di edifici e luoghi spesso abbandonati, restituiti a una nuova identità e funzione pubblica: il Cinema Altino, la Chiesa di Sant&#8217;Agnese e Palazzo Lanza, Palazzo Configliachi, il Du30, il Castello Carrarese, ma che riguarda anche le numerosissime sedi dell&#8217;Università fino agli Hangar dell&#8217;Aeroporto Allegri. Una strategia che ha iniziato a riscrivere l&#8217;asse centro-periferia delle politiche culturali, individuando nuovi spazi che saranno vocati e destinati alla creatività artistica e all&#8217;arte contemporanea: è il caso del DU30, che ospiterà delle vere e proprie residenze artistiche, e di Palazzo Configliachi vocato all&#8217;arte del Novecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di forza della candidatura è naturalmente rappresentato dalla presenza di un artista di fama internazionale quale Maurizio Cattelan che, da padovano, ha deciso di dare alla città il suo preziosissimo contributo culturale. Accanto a lui curatrici di rango internazionale quali Marta Papini e Myriam Ben Salah.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro punto di forza è la connessione del progetto con la storia culturale della città, a partire dal titolo della candidatura: <em>Ancora imparo. Esercizi di dissidenza</em>, che si riferisce a quanto Gio Ponti, ispirandosi a Michelangelo e a Goya, fece scrivere sulla Scala del Sapere al Bo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esercizi di dissidenza rinvia poi alla grande tradizione di libertà e al modo in cui, nella lunga durata, la nostra città, con forme di dissidenza generativa, ha saputo rompere schemi consolidati e vecchi paradigmi: Giotto reinventò il linguaggio artistico, Pietro d&#8217;Abano, Galileo e altri studiosi dell&#8217;Ateneo patavino si mossero su questo stesso terreno coniugando sperimentazione scientifica e innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa Università di Padova nasce nel 1222, proprio perché pochi anni prima la città, con la Torre degli Anziani e la costruzione del Palazzo della Ragione, esprimeva, con forza, la stretta connessione tra libero comune e libertà civiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la connessione del progetto è anche con quei fermenti artistici e culturali che, in epoche più recenti, si sono caratterizzati per la forte capacità innovativa, come ad esempio il Gruppo N, cui sarà dedicata una sezione speciale all&#8217;interno del Castello Carrarese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura è infine il risultato di un percorso corale che ha coinvolto molteplici realtà istituzionali, imprenditoriali, associazioni, nonché la stessa Diocesi e l&#8217;Università di Padova, che vi collabora mettendo a capitale comune del progetto l&#8217;Orto Botanico oltre ai molteplici progetti, saperi e competenze diffuse dei suoi Dipartimenti».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maurizio Cattelan, Marta Papini e Myriam Ben Salah, Direzione Artistica</strong>: «Ci interessa l&#8217;arte quando innesca domande, quando mette in crisi le abitudini dello sguardo, quando crea spazi di confronto invece di confermare ciò che già sappiamo. Per questo abbiamo scelto di partire dall&#8217;idea di dissidenza: un esercizio di libertà, curiosità e immaginazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Padova possiede una lunga tradizione di pensiero indipendente, ricerca e sperimentazione. Il nostro compito non sarà portare qualcosa dall&#8217;esterno, ma lavorare insieme alle moltissime energie che già attraversano la città, spesso in modo sotterraneo, mettendole in relazione tra loro e con artiste e artisti, istituzioni, comunità e reti internazionali. La candidatura nasce dall&#8217;ascolto di ciò che Padova è oggi e dalla volontà di valorizzarne le trasformazioni già in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorremmo che Padova 2028 fosse un&#8217;occasione per guardare la città da prospettive inattese: con gli occhi di chi la incontra per la prima volta, di chi la abita ogni giorno senza più accorgersi di alcune sue ricchezze, ma anche di chi ci ritorna dopo molti anni e la scopre diversa da come la ricordava. Una città capace di sorprendere per la vitalità delle sue energie culturali, scientifiche e sociali, spesso meno visibili di quanto meritino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci interessa ciò che accade quando mondi diversi entrano in contatto: quando l&#8217;arte incontra la ricerca scientifica, quando il patrimonio dialoga con il contemporaneo, quando i quartieri diventano luoghi di produzione culturale, quando una comunità si confronta con idee che arrivano da altrove. È in queste tensioni, tra realtà e immaginazione, tra ciò che esiste e ciò che potrebbe esistere, che spesso nasce qualcosa di nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo una parte importante del progetto guarda ai giovani e agli oltre 76.000 studenti che vivono, attraversano e trasformano Padova ogni anno. Sono la comunità naturale di una candidatura che si intitola <em>Ancora imparo</em>. Vorremmo offrire occasioni di incontro, ricerca, produzione e sperimentazione capaci di accendere curiosità, creare opportunità e costruire relazioni durature tra chi oggi studia a Padova e il futuro della città, che sarà inevitabilmente anche il loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci interessa costruire soltanto un programma di eventi. Le mostre sono la parte più visibile di un processo molto più profondo. Ci interessa lavorare sulle infrastrutture culturali, sulle relazioni, sulle competenze, sugli spazi e sulle opportunità che possono continuare a produrre valore anche dopo il 2028.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la dissidenza è la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste, allora il lascito più importante di Padova 2028 sarà contribuire a rendere la città ancora più consapevole delle proprie possibilità. Aiutarla a continuare a trasformarsi, a non accontentarsi, a mantenere viva quella tensione verso il nuovo che attraversa la sua storia da oltre ottocento anni. Perché una città viva non è quella che smette di interrogarsi, ma quella che continua a immaginare, sperimentare e reinventare il proprio futuro.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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