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	<title>carceri Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Carceri, Di Marco (Anf): Mattarella Indica Su Cosa Si Misura Un Paese&#8221;Amnistia-indulto? Solo vie facili, nuovi penitenziari? Non c&#8217;è solo pena&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 14:48:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Amnistia-indulto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando ieri al Quirinale il Capo del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione penitenziaria ed una rappresentanza della Polizia penitenziaria, ha parlato della &#8220;grave e ormai&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/07/02/carceri-di-marco-anf-mattarella-indica-su-cosa-si-misura-un-paeseamnistia-indulto-solo-vie-facili-nuovi-penitenziari-non-ce-solo-pena/">Carceri, Di Marco (Anf): Mattarella Indica Su Cosa Si Misura Un Paese&#8221;Amnistia-indulto? Solo vie facili, nuovi penitenziari? Non c&#8217;è solo pena&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando ieri al Quirinale il Capo del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione penitenziaria ed una rappresentanza della Polizia penitenziaria, ha parlato della &#8220;grave e ormai insostenibile condizione di sovraffollamento, nonché dalle condizioni strutturali inadeguate di molti istituti, nei quali sono necessari interventi di manutenzione e di ristrutturazione. Interventi da intraprendere con urgenza, nella consapevolezza che lo spazio non può essere concepito unicamente come luogo di custodia, ma deve includere ambienti destinati alla socialità, all&#8217;affettività, alla progettualità del trattamento&#8221;. Parole importanti per l&#8217;Associazione nazionale forense (Anf): &#8220;Il monito del presidente Sergio Mattarella ci ricorda, con molto garbo, che la giustizia non è solo processi, sentenze e statistiche, ma è uno spazio umano di relazioni dove ogni giorno si consumano momenti di vita delle persone, sia come singoli, sia come collettività, e momenti di democrazia e civiltà di un Paese, sui quali si misura il suo grado di progresso, presente e futuro&#8221;, afferma il segretario generale dell&#8217;Anf, Giampaolo Di Marco.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>&#8220;Sicurezza e giustizia devono essere concetti palindromi, ma avendo ben presente che entrambi devono avere come obiettivo la persona, senza discriminazioni, senza pregiudizi e soprattutto applicando una nuova metrica al principio solidaristico dell&#8217;articolo 2 della Costituzione&#8221;, aggiunge Di Marco.<br>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sentite le parole di Mattarella, inoltre, per Di Marco, &#8220;amnistia e indulto non sono misure coerenti&#8221; con quanto indica e sostiene il presidente della Repubblica, &#8220;il quale si riferisce a misure strutturali, nelle quali quelle di politica legislativa come amnistia e indulto sarebbero l&#8217;ennesima via facile&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Ma allora meglio costruire nuove carceri? Farlo &#8220;significa che per lo Stato l&#8217;espiazione della pena resta l&#8217;unica forma di gestione della sua potestà punitiva. Non puoi parlare di giustizia riparativa, misure alternative e rieducazione se poi la pena detentiva resta l&#8217;unica forma che ritieni maggiormente visibile&#8221;, segnala Di Marco.</p>
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		<title>Carceri Abruzzo: prima regione ad abolire tassa per studi universitari detenuti</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2021/06/01/carceri-abruzzo-prima-regione-ad-abolire-tassa-per-studi-universitari-detenuti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 10:43:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Niente più tassa regionale per gli studi universitari dei detenuti e per loro anche borse di studio che, però, non saranno erogate in denaro, ma attraverso strumenti utili&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/06/01/carceri-abruzzo-prima-regione-ad-abolire-tassa-per-studi-universitari-detenuti/">Carceri Abruzzo: prima regione ad abolire tassa per studi universitari detenuti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Niente più tassa regionale per gli studi universitari dei detenuti e per loro anche borse di studio che, però, non saranno erogate in denaro, ma attraverso strumenti utili a portare avanti il loro percorso in vista della fine della pena e il reinserimento sociale e lavorativo. L&#8217;iniziativa, contenuta nell&#8217;art. 3 della legge regionale 103 del 19 maggio, è stata presentata questa mattina alla stampa dal presidente vicario del Consiglio regionale, Roberto Santangelo, e il Garante dei detenuti della Regione <span class="searchKey">Abruzzo</span>, Gianmarco Cifaldi, che ha parlato di un primo passo per la creazione di un vero e proprio polo didattico destinato ai detenuti, che sarà realizzato nella Casa Circondariale di Pescara. &#8220;Da oggi- ha dichiarato all&#8217;agenzia Dire Santangelo a margine dell&#8217;incontro- i nostri detenuti negli otto istituti di pena sul territorio abruzzese avranno un&#8217;occasione in più per il reinserimento sociale: Regione <span class="searchKey">Abruzzo</span> non farà più pagare le tasse universitarie in questo percorso che noi crediamo essere virtuoso, perché la cultura e l&#8217;istruzione rappresentano il primo gradino per essere veramente liberi e avere un riscatto sociale una volta scontata la pena. La Regione quindi, grazie al rapporto con il nostro Garante dei detenuti, Gianmarco Cifaldi, si pone come prima regione in Italia che attua questa misura e sono sicuro che altre Regioni ci verranno dietro&#8221;. Una misura condivisa con tutto il sistema carcerario, ha sottolineato Santangelo, attraverso il Garante che &#8220;si è fatto portavoce di questa istanza&#8221;. Per il vicepresidente la pena &#8220;va pagata con dignità. Deve essere un percorso virtuoso di riscatto alla vita- ha detto ancora alla Dire- e la figura del Garante può sensibilizzare le istituzioni, ma anche rappresentare i diritti di queste persone&#8221;. Diritti che passeranno dunque anche per l&#8217;erogazione di borse di studio, come ha riferito la presidente dell&#8217;Adsu Chieti-Pescara Teresa Mazzarulli. Borse che consisteranno in beni utili al prosieguo degli studi, come può essere un computer, e che non saranno quindi erogate in denaro. A rimarcare il fatto che la Regione sia la prima a detassare gli studenti-detenuti, è stato Cifaldi che ha quindi annunciato alla stampa l&#8217;intenzione di &#8220;creare un polo didattico dentro il carcere di Pescara perché così possiamo dare biblioteche e servizi che oggi sono dislocati in diversi istituti. Questo chiaramente crea fatica nel dare servizi a tutti gli iscritti che sono molti e tanti si stanno iscrivendo&#8221;. Per permettere a tutti di seguire le lezioni, essendo impossibile, ha sottolineato, farlo in contemporanea, &#8220;scarichiamo su pennette drive le lezioni dei docenti e poi le distribuiamo ai distretti&#8221;, ha quindi spiegato&#8221;. Per Cifaldi un altro tassello nella volontà di creare un vero e proprio percorso virtuoso nel recupero dei detenuti che segue l&#8217;attivazione, fatta un anno fa, del numero verde attivo h24 cui sia i detenuti che i loro familiari possono rivolgersi. Altra iniziativa, ha ricordato, di cui Regione <span class="searchKey">Abruzzo</span> è stata capofila. &#8220;Dobbiamo pensare- ha aggiunt &#8211; che le persone che sono dentro il carcere hanno sì commesso una reato, ma non per questo come società civile dobbiamo abbandonarli. Soprattutto falliamo come società&#8221;. L&#8217;eliminazione della tassa regionale per accedere agli studi universitari, dunque &#8220;ha proprio questa intenzione &#8211; ha concluso il Garante -: portare il detenuto ad una nuova dignità, a una nuova possibilità di riscatto e a un nuovo accesso al mondo del lavoro&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/06/01/carceri-abruzzo-prima-regione-ad-abolire-tassa-per-studi-universitari-detenuti/">Carceri Abruzzo: prima regione ad abolire tassa per studi universitari detenuti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Carceri. Bonafede: &#8220;Accuse di influenze dai boss infamanti e assurde&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/05/04/carceri-bonafede-accuse-di-influenze-dai-boss-infamanti-e-assurde/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2020 16:59:17 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/05/04/carceri-bonafede-accuse-di-influenze-dai-boss-infamanti-e-assurde/">Carceri. Bonafede: &#8220;Accuse di influenze dai boss infamanti e assurde&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ieri sera, nella trasmissione televisiva &#8216;Non e&#8217; l&#8217;Arena&#8217;, si e&#8217; tentato di far intendere che la mancata nomina, due anni fa, del dottor Nino Di Matteo, magistrato antimafia e attuale membro del Csm, quale Capo del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria (Dap) fosse dipesa da alcune esternazioni in carcere di mafiosi detenuti che temevano la sua nomina. L&#8217;idea trapelata nel vergognoso dibattito di oggi, secondo cui mi sarei lasciato condizionare dalle parole pronunciate in carcere da qualche boss mafioso e&#8217; un&#8217;ipotesi tanto infamante quanto infondata e assurda&#8221;. Lo scrive su Facebook il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. &#8220;E&#8217; sufficiente infatti ricordare- spiega- che, quando decisi di contattare il Dott. Di Matteo, quelle esternazioni di detenuti mafiosi in carcere erano gia&#8217; presso il mio Ministero da qualche giorno. Non solo. Furono oggetto di specifica conversazione in occasione della prima telefonata con cui, il 18 giugno 2018, proposi al dottor Di Matteo, in piena consapevolezza di cio&#8217; che questo rappresentava, di valutare la possibilita&#8217; di entrare nella squadra che stavo costruendo per il ministero della Giustizia. D&#8217;altronde, se mi fossi lasciato influenzare dalle reazioni dei mafiosi non avrei certo chiamato io il dott. Di Matteo per valutare con lui la possibilita&#8217; di collaborare in una posizione di rilievo&#8221;. Bonafede continua: &#8220;Sono consapevole che le mie scelte e le mie decisioni possono piacere o meno ma rigetto ogni e qualsiasi illazione al riguardo&#8221;.</p>
<p>Alfonso Bonafede, nel suo post su Facebook racconta che con Di Matteo &#8220;parlammo del Dap o di un ruolo in qualche modo equivalente a quello che era stato di Giovanni Falcone (che avrebbe richiesto piu&#8217; tempo). Il giorno dopo, vale a dire il 19 giugno 2018, dissi all&#8217;incontro con il Dott. Di Matteo (il quale era orientato per il DAP) che ritenevo che questa seconda opzione fosse la migliore e la piu&#8217; adatta. La mia valutazione era molto chiara: l&#8217;arrivo di Di Matteo avrebbe rappresentato un segnale chiaro e inequivocabile alla criminalita&#8217; organizzata. Alla fine dell&#8217;incontro, mi sembrava che fossimo concordi sulla scelta di quella collocazione, che gli avrebbe consentito di incidere su tutta la legislazione in materia penale. Ad ogni modo, ci lasciammo con questa prospettiva&#8221;. Piu&#8217; tardi, continua il racconto del ministro della Giustizia, &#8220;ricevetti una chiamata del dottor Di Matteo, il quale mi chiese un secondo incontro, che si svolse l&#8217;indomani (mercoledi&#8217; 20 giugno 2018, ore 11:00). In quell&#8217;occasione mi disse che avrebbe preferito il Dap. Con profondo rammarico, gli spiegai che, dopo l&#8217;incontro del giorno prima, avevo gia&#8217; assegnato quell&#8217;incarico a un altro magistrato. Ricordo perfettamente che gli dissi che sarebbe stato comunque &#8216;la punta di diamante del Ministero contro la mafia&#8217;. Lui ribadi&#8217; legittimamente la sua scelta. Ci siamo salutati entrambi con rammarico per non aver concretizzato una collaborazione insieme&#8221;. Il guardasigilli conclude: &#8220;Questi sono i fatti. Ho sempre agito a viso aperto nella lotta alle mafie che, infatti, nel mio ruolo ho portato avanti con riforme come quella che ho sostenuto in Parlamento sul voto di scambio politico-mafioso; con la Legge c.d. &#8220;Spazzacorrotti&#8221;; con la mia firma su circa 686 provvedimenti di cui al 41 bis e con l&#8217;ultimo decreto legge che, dopo le scarcerazioni di alcuni boss, impone ai Tribunali di Sorveglianza di consultare la Direzione nazionale e le Direzioni distrettuali antimafia su ogni richiesta di scarcerazione per motivi di salute di esponenti della criminalita&#8217; organizzata. Ci tengo a chiarire che con questo post non voglio alimentare alcun tipo di polemica: si tratta di precisazioni importanti nel rispetto dei ruoli&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/05/04/carceri-bonafede-accuse-di-influenze-dai-boss-infamanti-e-assurde/">Carceri. Bonafede: &#8220;Accuse di influenze dai boss infamanti e assurde&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Carceri, Mastrulli: &#8220;E&#8217; emergenza nei penitenziari abruzzesi&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/06/20/carceri-mastrulli-e-emergenza-nei-penitenziari-abruzzesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 16:06:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Novanta unità di polizia penitenziaria, di queste solo 80 riescono a garantire la sicurezza nel penitenziario di Vasto che al suo interno ospita 130 detenuti, molti dei quali&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/06/20/carceri-mastrulli-e-emergenza-nei-penitenziari-abruzzesi/">Carceri, Mastrulli: &#8220;E&#8217; emergenza nei penitenziari abruzzesi&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Novanta unità di polizia penitenziaria, di queste solo 80 riescono a garantire la sicurezza nel penitenziario di Vasto che al suo interno ospita 130 detenuti, molti dei quali provenienti dai settori psichiatrici ex opg. Il personale addetto alla sicurezza è sottoposto a turni massacranti con eccessivi carichi di lavoro, costretto a sopperire alle carenze strutturali in una situazione di emergenza in cui versa la casa circondariale abruzzese. La mancanza di risorse completa il quadro desolante tracciato questa mattina nel corso di un’assemblea sindacale dal segretario generale nazionale del Coordinamento sindacale penitenziario Domenico Mastrulli e dal segretario regionale del Co.s.p. Abruzzo-Molise Vincenzo Stabile. I lavoratori nel sollecitare l’intervento del sindacato, chiedono risorse per il potenziamento dei servizi rivendicando la tutela dei diritti sul posto di lavoro. Altra nota dolente toccata da Mastrulli è stata quella delle continue aggressioni che con cadenza quasi quotidiana si registrano ai danni degli operatori carcerari. Ad allungare l’elenco la notizia del ferimento di un agente penitenziario nel carcere di Sulmona al quale gli sarebbe stato versato dell’olio bollente sul viso. “Non daremo alcuna tregua alle sofferenze dei lavoratori della polizia penitenziaria – ha dichiarato Mastrulli &#8211; così come sosterremo in ogni momento i lavoratori del comparto ministeriale, di chi presta la propria opera negli Enti e nel settore della Funzione Pubblica”. Sono migliaia i lavoratori che rivendicano da tempo il rispetto della normativa contrattuale, denunciando ripetutamente la scarsa qualità professionale e formativa nei luoghi di lavoro”. Mastrulli ha avuto modo di affrontare le numerose criticità rilevate nella Casa Circondariale di Vasto: fra queste l’organizzazione e la pianificazione dei turni di servizio del personale, il trattamento delle missioni fuori sede e il pagamento delle competenze accessorie e straordinarie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/06/20/carceri-mastrulli-e-emergenza-nei-penitenziari-abruzzesi/">Carceri, Mastrulli: &#8220;E&#8217; emergenza nei penitenziari abruzzesi&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>La sicurezza non e’ uno slogan</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/02/27/sicurezza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2018 19:09:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma dell’Ordinamento Penitenziaria]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono le nuove elezioni in vista di arrivo, dunque i consigli dei ministri che durano la frazione di un minuto, le contumelie recitate male, i proclami roboanti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/02/27/sicurezza/">La sicurezza non e’ uno slogan</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono le nuove elezioni in vista di arrivo, dunque i consigli dei ministri che durano la frazione di un minuto, le contumelie recitate male, i proclami roboanti come la botta di un obice. Ci sono insomma le rivendicazioni di ognuno e di ciascuno a seconda della propria casacca, per quanto riguarda le ragioni che risolvono e non vestono abitucci da effetto spostamento, ci sarà tempo domani, oppure nelle prossime elezioni.<br />
Sul carcere c’è un dispendio di intuizioni e creatività a dir poco sbalorditive, le ricette per guarire il malato penitenziario sono molteplici e miracolose, come quelle usate con i migranti o rifugiati che dir si voglia, con gli operai licenziati, con gli altri dimezzati in lista di attesa, infine con i giovani, permanentemente in retrovia, arenati al palo dell’attesa più vana.<br />
Costruire nuove carceri, sulla terraferma, in mezzo al mare, magari, perché no, su qualche pianeta sconosciuto come lo è per molti il carcere italiano.<br />
Pena certa, pena che non concede tregua né sospensione, né distingue l’uomo della condanna dall’uomo della pena, una pena che libera le strade, le città, le periferie, una pena che non ha fine, una pena che non risarcisce, non ripara, ma vendica chi il torto lo ha subito, chi la ferita la porta sulla propria carne, chi innocente, spesso, sempre più spesso, rimane senza giustizia.<br />
C’è silenzio intorno alla terra di nessuno, qualche volta urla assordanti, la Riforma dell’Ordinamento Penitenziaria discussa, sviscerata persino nelle angolazioni più remote, come se nulla fosse messa da parte, eppure di Giustizia stiamo parlando, non di perdonismo, né di buonismo a buon mercato.<br />
Pena certa, condanne dure, carcere scevro da diritti, rigore e punizione, come ho detto troppe volte c’è un desiderio neppure tanto celato di ritornare a un carcere dell’era cretacea, un carcere che ho definito analfabeta di revisione critica, di abbandono dei deliri di onnipotenza, di commiserazione, di cambiamento che non sta a privilegio, ma a fatica, a sudore, a lavoro svolto insieme. più che dalle leggi nuove, dalla presenza di riferimenti certi, esempi cui anche il detenuto non può fare a meno di ascoltare e seguire.<br />
A breve quindi cancelleremo l’articolo 27 della nostra Costituzione, lo sostituiremo con qualcosa di talmente innovativo da seppellire definitivamente quanto scritto dai padri costituenti.<br />
Personalmente non credo a una società liberata dal carcere, per esperienza come somma di tanti errori, mi viene da dire che il male c’è, esiste, occorre farci i conti, dunque il castigo e la punizione cammina di pari passo con la possibilità di ri-conquistare la propria dignità, di riparare al male fatto, passaggi questi che stanno a radice profonda degli scopi e dell’utilità dell’impianto penitenziario italiano.<br />
Per ritornare a essere uomini nuovi occorre partire da una premessa, dal riconoscimento di quell’esigenza di giustizia che sale alta da parte delle vittime, unicamente da questo inizio sarà possibile intravedere nuove opportunità di riscatto, di riconciliazione, di riparazione.<br />
Essere dalla parte delle vittime non significa escludere aprioristicamente la riparazione, anche là, dove a volte l’unica forma di riparazione possibile è il perdono.<br />
Non credo al giustificazionismo di comodo, neppure a un male che sana altro male, per esperienza e non per sentito dire, conosco il carico devastante del male e come una lucida follia non possa essere sanata da una pena sorda e cieca. richiamare l’oppressione della recidiva, la violenza, l’ingiustizia che alberga in una prigione, è troppo facile e riduttivo, occorre invece diventare sistematici analitici: i tossicodipendenti andrebbero locati nelle tante comunità terapeutiche non in una galera, essendo del malati da curare e non solo castigare.<br />
Gli extracomunitari devianti riaccompagnati nelle prigioni del proprio paese, ce lo insegna quanto fatto in Libia, volere è potere.<br />
Per ultimo la popolazione detenuta autoctona con bassa pericolosità sociale, avviata in percorsi di lavoro di pubblica utilità ad hoc, come da tempo accade nel laboratorio dove svolgo il mio servizio, e in molte strutture pubbliche e private.<br />
Più difficile e quindi costruttivo per la collettività, fare sicurezza davvero, rimodulando una scala di valori che favorisca revisione critica, alternative plausibili a vincere quel male, non certamente per alimentarne dell’ulteriore.</p>
<p style="text-align: right;">Vincenzo Andraous</p>
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		<title>Carceri: in Abruzzo meno detenuti, ma più criticità</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/08/11/carceri-in-abruzzo-meno-detenuti-ma-piu-criticita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2015 08:56:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I detenuti complessivamente presenti nelle carceri regionali dell&#8217;Abruzzo erano, il 30 luglio scorso, <strong>1.765.</strong> In calo rispetto ad un anno fa quando, nello stesso giorno del 2014, erano 1.919. A non calare, pero&#8217;, sono gli eventi e gli episodi critici nelle celle, secondo la denuncia del <strong>Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe</strong>. <em>&#8220;Per il Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani, sono migliorate in Italia. Non si dice, pero&#8217;</em> &#8211; sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe &#8211;<em> che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare le tensioni e le violenze che avvengono nelle nostre carceri vedono spesso i nostri Agenti, Sovrintendenti, Ispettori picchiati e feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili&#8221;.</em></p>
<p><em>&#8220;I dati sono gravi e sconcertanti e sono utili a comprendere organicamente la situazione delle prigioni del nostro Paese: ometterli e&#8217; operazione mistificatoria&#8221;</em>, prosegue il leader del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria con il segretario regionale Sappe d&#8217;Abruzzo <strong>Giuseppe Ninu</strong>. &#8220;<em>Dal primo gennaio al 30 giugno 2015 nelle 8 carceri dell&#8217;Abruzzo si sono infatti contati 15 decessi per cause naturali in cella, 3 tentati suicidi sventati in tempo dai poliziotti penitenziari e 78 atti di autolesionismo posti in essere da detenuti. Ancora piu&#8217; gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo</em> &#8211; affermano i sindacalisti &#8211;<em> di 41 colluttazioni e 16 ferimenti. Ogni giorno, insomma, le turbolenti carceri abruzzesi ed italiane vedono le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria fronteggiare pericoli e tensioni e per i poliziotti penitenziari in servizio le condizioni di lavoro restano pericolose e stressanti&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Ma il Dap queste cose non le dice&#8221;</em>, denunciano infine Capece e Ninu: <em>&#8220;l&#8217;unica preoccupazione, per i solerti dirigenti ministeriali, e&#8217; evidentemente quella di migliorare la vita in cella ai detenuti. I poliziotti possono continuare a prendere sberle e pugni, a salvare la vita ai detenuti che tentato il suicidio nel silenzio e nell&#8217;indifferenza dell&#8217;Amministrazione penitenziaria&#8221;</em>. Teramo e L&#8217;Aquila sono le due carceri abruzzesi con il piu&#8217; alto numero di atti di autolesionismo (quando un detenuto si lesiona il corpo ingerendo chiodi, pile, lamette, o procurandosi tagli sul corpo), rispettivamente 40 e 20 casi.</p>
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		<title>Erri De Luca: “Da noi il reato di tortura non esiste, ma la pratica della tortura si”/video</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/06/26/erri-de-luca-da-noi-il-reato-di-tortura-non-esiste-ma-la-pratica-della-tortura-sivideo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2013 17:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Da noi il reato di tortura non esiste, ma la pratica della tortura si”, ha spiegato ieri sera lo scrittore Erri De Luca testimonial d’eccezione contro la tortura&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/06/26/erri-de-luca-da-noi-il-reato-di-tortura-non-esiste-ma-la-pratica-della-tortura-sivideo/">Erri De Luca: “Da noi il reato di tortura non esiste, ma la pratica della tortura si”/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Da noi il reato di tortura non esiste, ma la pratica della tortura si”, ha spiegato ieri sera lo scrittore Erri De Luca testimonial d’eccezione contro la tortura alla platea del teatro Palladium di Roma. In cui in occasione della Giornata mondiale contro la tortura è andato in scena un unico evento che ha visto unite tre organizzazioni, il CIR, Consiglio italiano per i rifugiati, la campagna LasciateCIEntrare  e Antigone. Tre realtà che si battono per far venire alla luce la tortura e i trattamenti inumani e degradanti, le violenze subite dai rifugiati, il razzismo istituzionale dei Cie e le condizioni disumane delle carceri italiane.</p>
<p>Per denunciare la tortura non solo come violenza diffusa in molte parti del mondo, ma come violazione quotidiana dei diritti umani nei CIE e nelle carceri italiane, ieri sera è andata in scena uno spettacolo “Di Untori e altri Demoni” realizzato da 15 rifugiati, sopravvissuti a esperienze di tortura e violenza estrema, che per 5 mesi hanno partecipato al laboratorio di riabilitazione psico-sociale del CIR, Consiglio italiano per i rifugiati.</p>
<p>L’introduzione del reato di tortura nel codice penale è “un obbligo giuridico oltre che morale – ha spiegato Patrizio Gonnella di Antigone – ma da 25 anni non viene adempiuto. Uno scandalo nel nostro sistema giuridico e politico, la Convenzione Onu è del’84, l’Italia l’ha ratificata nell’88. Da allora quasi tutti gli altri paesi avanzati l’hanno messa nel codice, l’Italia no. Non inserire la norma nel codice significa non mettere neanche la condizione necessaria per poter punire”, ha concluso Gonnella.</p>
<p>Nel corso della serata sono state anche raccolte le firme per tre proposte di legge popolare per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale. L’iniziativa si chiama: “Tre leggi per la giustizia e i diritti: tortura, carceri, droga”.</p>
<p>Guarda anche il video sulla Giornata Mondiale contro la tortura<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/In_italia_c_la_tortura_ma_non_il_reato_di_tortura/1565"> qui</a>.</p>
<p>Lisa D’Ignazio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/06/26/erri-de-luca-da-noi-il-reato-di-tortura-non-esiste-ma-la-pratica-della-tortura-sivideo/">Erri De Luca: “Da noi il reato di tortura non esiste, ma la pratica della tortura si”/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Da giovedì 28 il nuovo programma “Non uno di meno” su tikotv</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 09:38:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
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		<category><![CDATA[malati mentali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prende avvio a partire da giovedì 28 febbraio 2013 alle ore 21,00 con replica alle 23,00 su tikotv (www.tikotv.it) il programma &#8220;Non uno di meno&#8221;. &#8220;Non uno di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/02/28/da-giovedi-28-il-nuovo-programma-non-uno-di-meno-su-tikotv/">Da giovedì 28 il nuovo programma “Non uno di meno” su tikotv</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prende avvio a partire da giovedì 28 febbraio 2013 alle ore 21,00 con replica alle 23,00 su tikotv (www.tikotv.it) il programma &#8220;Non uno di meno&#8221;.<br />
&#8220;Non uno di meno&#8221; significa che nessuno è escluso. Nè immigrati o clandestini, nè rifugiati, nè rom, i moderni ebrei, nè disabili, nè malati, nè detenuti. Nessuno deve essere costretto a sentirsi di meno in questa società che produce esclusione, invece di inclusione.<br />
Si fanno categorie, si divide la società in buoni e cattivi, in degni o indegni di vivere, invece questo programma &#8220;Non uno di meno&#8221; vuole partire dalle categorie per abolirle, cancellare gli stereotipi, i luoghi comuni e i pregiudizi verso coloro che alla vista e all&#8217;udito danno fastidio, disturbano l&#8217;uomo comune. Il disturbo è un chiaro segno della difficoltà di accettare la diversità e riconoscere qualcosa dell&#8217;altro in sè stessi.<br />
&#8220;Non uno di meno&#8221; è l&#8217;informazione che vuole ricordare al mondo della comunicazione che non sono i rumeni, gli albanesi o altri gruppi identificati per la loro nazionalità a commettere un reato, ma è la persona singola che lo fa. &#8220;Non uno di meno vuole invitare il mondo dell&#8217;informazione a non mettere in prima pagina l&#8217;immigrato o il rom, bersaglio facile di ogni colpa sociale, l&#8217;ultimo della società, solo perché non si può difendere, ma a fare informazione non razzista, che non divida la società per razze o appartenenze, ma cerchi di creare una società che comprenda i fenomeni sociali e non li condanni a prescindere.<br />
L&#8217;immigrazione è uno dei temi centrali di questo programma, perché riconoscere che l&#8217;immigrato non è un cittadino di serie B significa riconoscere che alla base della nostra esistenza quotidiana c&#8217;è il valore dell&#8217;umanità, senza categorie o marchi distintivi. Quella che nella nostra società è diventata &#8220;carne da macello&#8221; non può essere ancora considerata tale nel paese che fa del cristianesimo, e quindi dell&#8217;accoglienza dell&#8217;altro, il suo marchio distintivo, non lo può fare perché non saremmo una democrazia se tutelassimo solo le maggioranze. E&#8217; la tutela della minoranze che contraddistingue una società democratica.<br />
&#8220;Non uno di meno&#8221; parlerà anche di disabilità, di tutti coloro che solitamente vengono riconosciuti solo a parole con l&#8217;espressione politically correct di &#8220;diversamente abili&#8221;, ma che poi vengono emarginati in una società che non pensa alle loro esigenze e che non li riconosce come portatori di uguali diritti.<br />
&#8220;Non uno di meno&#8221; è un grido d&#8217;allarme rivolto alla cittadinanza e al mondo dell&#8217;informazione ad avere coscienza di temi e quindi di persone di cui nessuno si cura. La nostra web tv invece vuole dare voce proprio a loro. Come i detenuti, quelli che vengono considerati i rifiuti della società, coloro che per aver commesso un reato oggi in Italia non scontano il reato, ma pagano con la vita, con una pena di morte che pur non essendo prevista dal nostro ordinamento giuridico, lo è poi nella volontà collettiva che desidera la morte degli indesiderati, e nell&#8217;azione dello Stato italiano condannato per il sovraffollamento delle carceri e il trattamento disumano dei concittadini detenuti.<br />
La prima puntata di &#8220;Non uno di meno&#8221; è dedicata ai malati mentali, gli ultimi degli ultimi, perché oltre ad essere emarginati spesso non ne hanno coscienza o la coscienza l&#8217;hanno persa entrando nei luoghi di detenzione e pazzia che sono stati i manicomi. Le loro voci non sono mai state ascoltate da nessuno. In questa puntata sono loro i protagonisti, per la prima volta si raccontano, loro a cui la società per anni non ha chiesto altro che di non disturbare. Un sentito ringraziamento va all&#8217;Associazione 180 amici che da anni da voce e aiuto ai malati di salute mentale. Buona Visione.</p>
<p>Lisa D&#8217;Ignazio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/02/28/da-giovedi-28-il-nuovo-programma-non-uno-di-meno-su-tikotv/">Da giovedì 28 il nuovo programma “Non uno di meno” su tikotv</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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