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	<title>Celestino V Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Ferentino accoglie il nuovo volume di Floro Panti su San Pietro del Morrone, Celestino V e la Congregazione dei Celestini</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/10/03/ferentino-accoglie-il-nuovo-volume-di-floro-panti-su-san-pietro-del-morrone-celestino-v-e-la-congregazione-dei-celestini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 14:47:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri mattina nella sala consiliare di Ferentino è stato presentato il volume di Floro Panti “San Pietro del Morrone, Celestino V e la Congregazione dei Celestini” nella sua seconda edizione, alla presenza delle autorità comunali e degli studenti della locale Scuola Media. Al termine dell’incontro l’Accademia Celestino V di Ferentino ha conferito il premio Celestino [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri mattina nella sala consiliare di Ferentino è stato presentato il volume di Floro Panti “San Pietro del Morrone, Celestino V e la Congregazione dei Celestini” nella sua seconda edizione, alla presenza delle autorità comunali e degli studenti della locale Scuola Media. Al termine dell’incontro l’Accademia Celestino V di Ferentino ha conferito il premio Celestino V allo stesso Floro Panti, a Pietro Paolo Giorgi e, alla memoria, a Padre Quirino Salomone, in riconoscimento dell’impegno profuso nella diffusione del messaggio di Celestino V nell’Aquila, in Italia e all’estero.</p>
<p>All’iniziativa, coordinata dalla prof.ssa Biancamaria Valeri, hanno portato i propri saluti il sindaco Piergianni Fiorletta, l’assessore alla pubblica istruzione Piera Dominici e il consigliere Ugo Galassi. Erano presenti anche Massimo Alesii, decano dell’Associazione Comitato Festa della Perdonanza Celestiniana UNESCO ICH, e il sindaco di Fumone Matteo Campoli.</p>
<p>“È sempre un onore oltre che un autentico piacere presenziare come Decano dell’Associazione Comitato Festa della Perdonanza Celestiniana UNESCO ICH agli eventi in nome della Storia di Papa Celestino V – ha detto Massimo Alesii -. Nella mia modesta introduzione come moderatore a questa cerimonia, ho voluto &#8220;dialogare&#8221; con i ragazzi convenuti della locale Scuola Media sui valori portanti del riconoscimento UNESCO al nostro Patrimonio culturale immateriale dell&#8217;Umanità, la Festa della Perdonanza Celestiniana. L&#8217;agire di tante Comunità per conservare questa nostra antica tradizione e il messaggio di Papa Francesco che con la sua visita Pastorale all&#8217;Aquila determinò in maniera più chiara e storicamente evidente l&#8217;origine del Giubileo, di cui la Perdonanza è parte fondamentale, sono il lascito generazionale che coinvolge tutte le Comunità di derivazione Celestiniana fra cui appunto quella di Fererentino che custodisce da secoli una delle più importanti reliquie del Santo oltre ai luoghi di venerazione secolare che lo riguardano.”</p>
<p>“L&#8217;Aquila, Ferentino, Sulmona in particolare e tantissimi altri punti dell&#8217;azione dei Celestini in Europa – ha concluso Alesii – compongono un mosaico di un periodo storico generato dall&#8217;Eremita del Morrone che merita un lungo e costante approfondimento, per il bene della Storia e per la Pace dell&#8217;Umanità. Confido e spero che nell&#8217;anno dell&#8217;Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 si possa tornare alla tradizione dello scambio culturale fra le comunità che sono autentiche portatrici di devozione e storia, che hanno conservato per le generazioni che verranno.”</p>
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		<title>Lettera a Francesco Merlo (La Repubblica): Celestino V non fu “colui che per fece viltade il gran rifiuto”, ma un papa profetico per la cristianità del suo tempo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/03/18/lettera-a-francesco-merlo-la-repubblica-celestino-v-non-fu-colui-che-per-fece-viltade-il-gran-rifiuto-ma-un-papa-profetico-per-la-cristianita-del-suo-tempo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 11:40:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gentile dr. Merlo, leggo ogni giorno su Repubblica, con grande interesse e godimento, la sua rubrica “Posta e Risposta”. Nel numero di sabato 15 marzo, in particolare, la sua risposta ad una lettrice di Perugia nella quale parla dell’ignavia e di Celestino V, il papa che “fece per viltade il gran rifiuto”. Vorrei proporle qualche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/03/18/lettera-a-francesco-merlo-la-repubblica-celestino-v-non-fu-colui-che-per-fece-viltade-il-gran-rifiuto-ma-un-papa-profetico-per-la-cristianita-del-suo-tempo/">Lettera a Francesco Merlo (La Repubblica): Celestino V non fu “colui che per fece viltade il gran rifiuto”, ma un papa profetico per la cristianità del suo tempo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Gentile dr. Merlo,</p>



<p class="wp-block-paragraph">leggo ogni giorno su Repubblica, con grande interesse e godimento, la sua rubrica “Posta e Risposta”. Nel numero di sabato 15 marzo, in particolare, la sua risposta ad una lettrice di Perugia nella quale parla dell’ignavia e di <strong>Celestino V</strong>, il papa che “fece per viltade il gran rifiuto”. Vorrei proporle qualche annotazione al riguardo. <strong>Dante</strong> in quel verso non cita <strong>papa Celestino</strong>, egli che nella <strong>Commedia</strong> dà sempre chiaramente il nome ai personaggi che incontra. Dopo la morte di Dante fu il figlio Jacopo a fornire per primo a quell’<em>ombra</em> l’identità di <strong>Celestino V</strong> e per secoli quel papa si porta addosso il durissimo giudizio di viltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sia potuto accadere che quel verso del III canto dell’Inferno &#8211; <em>«Poscia ch&#8217;io v&#8217;ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l&#8217;ombra di colui&nbsp;che fece per viltade il gran rifiuto»</em> &#8211; avrebbe per secoli perseguitato come una <em>damnatio memoriae </em>il povero Celestino resta un fatto clamoroso, mentre non è assolutamente dato per certo che il <strong>Sommo Poeta</strong> a lui si riferisse. Infatti proprio a <strong>Dante</strong>, il padre della lingua italiana, è impossibile che sfuggisse la differenza tra <strong>rinuncia</strong> e <strong>rifiuto</strong>. Quel <strong>“gran rifiuto”</strong> che invece il Cardinale decano <strong>Matteo Rosso Orsini</strong>, nel conclave del dicembre 1294, aveva espresso ai cardinali dopo la sua elezione a pontefice, spianando la strada a <strong>Benedetto Caetani</strong> eletto papa il 24 dicembre con il nome di <strong>Bonifacio VIII</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Celestino V</strong> ha dovuto così subire, per il suo gesto rivoluzionario delle <strong>dimissioni </strong>del13 dicembre 1294, con la <strong>“rinuncia”</strong> alla tiara resa a <strong>Napoli</strong> dopo appena quattro mesi di pontificato, tutte le conseguenze inferte dal successore <strong>Bonifacio VIII</strong>, compresa la prigionia in una cella del castello di <strong>Fumone </strong>dove ebbe la morte il 19 maggio 1296. E per sette secoli una quasi imbarazzata “rimozione” del suo profetico pontificato, pur di fronte alla santità accertata e riconosciuta per ben due volte in due distinti processi canonici, nel 1313 come confessore e nel 1668 come papa. Ci sono voluti quattro suoi grandi successori &#8211; <strong>Paolo VI</strong>, <strong>Giovanni Paolo II</strong>, <strong>Benedetto XVI</strong> e <strong>Francesco</strong> – per riconoscere il coraggio eroico delle sue dimissioni dal soglio di Pietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono voluti anche sette secoli perché valenti studiosi e storici del nostro tempo – quali <strong>Raoul Manselli</strong>, <strong>Edith Pasztor</strong>, <strong>Peter Herde</strong> e tanti altri ancora – lo sottraessero da un superficiale quanto iniquo giudizio di viltà, derivato dall’impropria identificazione nel verso dantesco, come dal ritenerlo uomo incolto e succubo, restituendogli finalmente la giusta dimensione nella storia della cristianità e nella spiritualità del suo tempo. Come pure hanno confermato altri insigni studiosi in recenti Convegni, grazie alle ricerche condotte negli archivi vaticani resi ora accessibili. Una convinzione, sul piano letterario, che non era sfuggita ad <strong>Ignazio Silone</strong>, che a Celestino dedicò un’intensa opera teatrale qual è “<em>L’avventura di un povero cristiano</em>”, insieme all’ammirazione che Francesco Petrarca in <em>De vita solitaria</em> aveva riservato alla scelta delle dimissioni di Celestino V, gesto sofferto ma di grande dignità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque non un pavido e un ignavo, <strong>Celestino V</strong>, ma una figura spirituale di rilievo in quella temperie storica per la Chiesa, dopo Gioacchino da Fiore e Francesco d’Assisi, dove l’umile monaco <strong>Pietro del Morrone</strong> in appena qualche decennio era riuscito a costituire secondo la regola di San Benedetto un suo ordine monastico, a farlo riconoscere e poi persino a farlo confermare da Gregorio X nel Concilio di Lione, dov’egli s’era recato nel 1274 a perorarne la causa. E poi ancora a diffonderlo ampiamente con numerosi monasteri e abbazie. In quei pochi mesi di pontificato egli compì per la cristianità gesti di valore profetico, tra essi la <strong>Perdonanza </strong>istituita nell’atto della sua incoronazione a L’Aquila il 29 agosto 1294, giubileo d’un solo giorno, il primo della storia, la cui Bolla fu affidata al Primo Magistrato (il sindaco del tempo). Proprio per questa singolarità <strong>Bonifacio VIII</strong> non riuscì ad annullarla e da 731 anni la Perdonanza si svolge ogni anno a L’Aquila dal 28 al 29 agosto, riconosciuta nel 2019 Patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco per il suo messaggio universale di riconciliazione e di pace.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Benedetto XVI</strong>, venuto il 28 aprile 2009 a <strong>L’Aquila</strong> tre settimane dopo il terremoto, nella semidistrutta basilica di Collemaggio si soffermò in raccoglimento davanti all’urna delle spoglie di <strong>Celestino V</strong> e vi depose sopra il suo <strong>pallio</strong>, straordinario omaggio alla santità di quel papa e all’eroismo delle sue dimissioni. Quasi un’anticipazione del gesto che egli stesso nel febbraio 2013 avrebbe compiuto. Riconoscimento della grandezza di Celestino V che avrebbe avuto la sua più alta gratificazione il 28 agosto 2022 da <strong>papa Francesco</strong>, in visita pastorale a L’Aquila nella <strong>Perdonanza n.728 </strong>per aprire la Porta Santa di Collemaggio.Nell’omelia <strong>Francesco</strong> disse che <em>«</em><em><strong>Celestino</strong></em>&nbsp;<strong><em>V</em></strong><em> non è stato l&#8217;<strong>uomo del</strong>&nbsp;<strong>“no”</strong>, è stato l&#8217;<strong>uomo del</strong></em>&nbsp;“<em><strong>sì</strong></em>”» e che L’Aquila era <strong><em>“Capitale del perdono, della riconciliazione e della pace”</em></strong>. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ringrazio per l’attenzione e la saluto assai cordialmente, davvero con molta stima</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Goffredo Palmerini</strong></p>
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		<title>Prende il via “Le capitali celestiniane della pace verso il Giubileo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2024 11:22:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto &#8220;Le capitali celestiniane della pace verso il Giubileo&#8221;, promosso dalla Fondazione Carispaq, è stato presentato questa mattina, 17 maggio 2024, all&#8217;Aquila. &#8220;Le capitali celestiniane della pace verso il Giubileo&#8221; è una significativa iniziativa culturale e spirituale che si propone di valorizzare l&#8217;eredità di Celestino V e il suo messaggio universale di pace. Il [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il progetto &#8220;Le capitali celestiniane della pace verso il Giubileo&#8221;, promosso dalla Fondazione Carispaq, è stato presentato questa mattina, 17 maggio 2024, all&#8217;Aquila.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Le capitali celestiniane della pace verso il Giubileo&#8221; è una significativa iniziativa culturale e spirituale che si propone di valorizzare l&#8217;eredità di Celestino V e il suo messaggio universale di pace. Il programma, che prende il via il 20 maggio ad Isernia e attraverserà importanti località del Molise e del Lazio, tra cui L&#8217;Aquila, Sulmona, Avezzano, Castel Di Sangro e Ferentino, include mostre, convegni e racconti musicati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di preparazione al Giubileo di Roma del 2025 e alla proclamazione dell&#8217;Aquila come Capitale della cultura del 2026. Il progetto si ispira a eventi recenti che hanno rinnovato l&#8217;interesse per Celestino V, come l&#8217;inclusione della Perdonanza Celestiniana nell&#8217;elenco del patrimonio dell&#8217;umanità dell&#8217;UNESCO e la visita di Papa Francesco a L&#8217;Aquila durante la Perdonanza del 2023, dove ha sottolineato il ruolo della città come Capitale del Perdono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, il progetto si collega alla nuova interpretazione della Giostra d&#8217;Europa di Sulmona, ribattezzata &#8220;giostra della pace&#8221;, che mira a trasformare le tradizioni locali in veicoli di messaggi di pace e unità. A queste iniziative si unisce l&#8217;influenza dello scrittore marsicano Ignazio Silone, la cui opera enfatizza che la pace è una responsabilità che abbraccia tutti gli aspetti della vita sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso queste attività, il progetto &#8220;Le capitali celestiniane della pace verso il Giubileo&#8221; non solo celebra la figura storica di Celestino V, ma si propone anche come un momento di riflessione sulla pace, la fraternità e la riconciliazione nel contesto contemporaneo, incoraggiando la comunità a riflettere sulle implicazioni di questi valori nella vita quotidiana e nel tessuto sociale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/17/prende-il-via-le-capitali-celestiniane-della-pace-verso-il-giubileo/">Prende il via “Le capitali celestiniane della pace verso il Giubileo&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>La Perdonanza Celestiniana è Patrimonio dell’Umanità</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/12/12/la-perdonanza-celestiniana-e-patrimonio-dellumanita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 17:04:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Perdonanza Celestiniana è stata ufficialmente iscritta nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale immateriale. Il Comitato Intergovernativo ha espresso parere favorevole nella seduta odierna in corso a Bogotà. La candidatura sostenuta dal Comune dell’Aquila, dal Comitato Perdonanza Celestiniana, in collaborazione con i gruppi e le associazioni di praticanti locali, è stata presentata dall’Italia con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Perdonanza Celestiniana è stata ufficialmente iscritta nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale immateriale.</p>
<p>Il Comitato Intergovernativo ha espresso parere favorevole nella seduta odierna in corso a Bogotà.</p>
<p>La candidatura sostenuta dal Comune dell’Aquila, dal Comitato Perdonanza Celestiniana, in collaborazione con i gruppi e le associazioni di praticanti locali, è stata presentata dall’Italia con il coordinamento tecnico-scientifico dell’Ufficio UNESCO del MIBACT.</p>
<p>La celebrazione della Perdonanza Celestiniana costituisce un simbolo di riconciliazione, coesione sociale e integrazione. Riflette l’atto di perdono tra le comunità locali e ne promuove i valori di condivisione, ospitalità e fraternità. Inoltre, rafforza la comunicazione e le relazioni tra le generazioni creando un intenso coinvolgimento emotivo e culturale. Come elemento in grado di coinvolgere una vasta comunità di persone, indipendentemente da genere, età e origine, l’iscrizione della celebrazione del Perdono Celestiniano contribuisce a garantirne e a moltiplicarne la visibilità. Il Cammino del Perdono, il Corteo storico della Bolla e l’attraversamento della Porta Santa della Basilica di Collemaggio, rappresentano tre momenti significativi della Festa della Perdonanza Celestiniana: simboleggiano i valori della solidarietà per tutti coloro che partecipano e trasmettono l’elemento, sono testimonianza dell’importanza del patrimonio culturale immateriale per la società civile, in particolare per le nuove generazioni. Sono esempio di resistenza della comunità, anche di fronte a emergenze naturali, e dell’importanza che esso rappresenta come strumento chiave per la costruzione di società inclusive e per lo sviluppo sostenibile dei territori.</p>
<p>Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, il Comitato Perdonanza Celestiniana, la cittadinanza dell&#8217;Aquila e delle comunità dell&#8217;Abruzzo in Italia che si associano al messaggio Celestiniano, sono grate all&#8217;UNESCO per lo straordinario riconoscimento.</p>
<p>La comunità aquilana, custode dal 1294 di questo rito solenne annuale di riconciliazione, che promuove i valori di condivisione, ospitalità e fraternità, ha attraversato i secoli seguendo una tradizione di pace di generazione in generazione. “Oggi, grazie all&#8217;UNESCO &#8211; dichiara il sindaco del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi &#8211; lo spirito di riconciliazione e la rinascita tanto attesa dopo la distruzione del 2009, si fondono e sostengono, attraverso la Festa del Perdono, in una rinnovata dimensione di città di pace, aperta e solidale, pronta ad accogliere tutte le comunità che nella conservazione e salvaguardia dei loro patrimoni culturali immateriali vorranno con noi partecipare al bene dell&#8217;Umanità. Ringrazio Elena Sinibaldi, contact point Unesco in seno al Mibact per averci preso per mano e guidato, Massimo Alesii per lo spirito di servizio e la costante collaborazione, e la dipendente comunale Luana Masciovecchio per l’indiscusso impegno. Abbiamo speso mille energie per la costruzione del dossier e per ottenere un risultato che non è solo dell’Aquila, ma appartiene al mondo interno”, ha concluso il sindaco Biondi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/12/12/la-perdonanza-celestiniana-e-patrimonio-dellumanita/">La Perdonanza Celestiniana è Patrimonio dell’Umanità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Le dimissioni da Pontefice: Celestino V e Benedetto XVI. La rinuncia al potere: una festa mai celebrata</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 19:37:54 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è sempre qualcosa di strano nella storia degli uomini. Qualcosa di inafferrabile, di incomprensibile. Ma certamente di calcolato, voluto, condiviso. L&#8217;interrogativo: “Perché il 13 dicembre di ieri e di oggi non è mai diventata una festa?” Una data rimasta nel silenzio, spesso nel più lontano dimenticatoio. In quel giorno, in quella data storica, un papa rassegnò le dimissioni. Si chiamava Celestino V. Un gesto mai accaduto, se non alcune volte per gravi motivi di salute. Un gesto, quello di Celestino, profondamente rivoluzionario non solo nella storia della Chiesa, ma nella storia degli uomini. Imperatori e re dimissionari non pare ce ne siano stati. Le dimissioni non sono mai passate come gesto di esempio e di coerenza, ma espressione di pavidità e di fuga dalle responsabilità.</p>
<p>Le dimissioni di Papa Celestino V furono e sono rimaste come denuncia, attacco ad un potere che aveva ben poco di evangelico. Ad un regime ed un sistema lontani dalla vita eremitica che Pietro del Morrone aveva condotto fino alla incoronazione papale. Le dimissioni sono il frutto d&#8217;una consapevolezza interiore che nega il potere come tale, rinunciandovi e ritenendolo ostacolo alla salvezza. Lo afferma espressamente: «Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per bisogno di umiltà, di perfezionamento morale e per obbligo di coscienza, per debolezza del corpo, difetto di dottrina e la cattiveria del mondo, al fine di recuperare la pace e le consolazioni della vita di prima, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all&#8217;onere e all&#8217;onore che esso comporta».</p>
<p>E lo conferma il successore, Bonifacio VIII, nella Bolla “Olim Celestinus” dell’8 aprile 1295: «incalzandolo la coscienza, puramente ed assolutamente rinunciò al papato». Rinunciava ad un tipo di papato che Bonifacio desiderava ed aveva ottenuto. E rinunciava non “per viltade” come sembra accusarlo Dante Alighieri: “vidi e conobbi l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto”. Sono i versi più famosi della Divina Commedia, riguardanti Celestino V. Resta il fatto che Dante parli di “ombra”, anche se allora facilmente individuabile. La motivazione dell’attacco di Dante, sempre che si riferisca a Celestino, sembra avere valore politico personale. Così scrivono Bianca Garavelli e Maria Corti: “È possibile, anzi plausibile che Dante si accanisse contro l’eremita molisano perché con la sua rinuncia al papato permise indirettamente l’ascesa del Caetani, spietato fautore del potere temporale del papato, esponente di un modo secondo Dante eccessivamente politico e aggressivo di interpretare il ruolo della Chiesa, e suo nemico personale”.</p>
<p>Un altro grande poeta del medioevo italiano, Francesco Petrarca, nato otto anni dopo la morte di Celestino V, nel “De vita solitaria” esclama “Oh fossi vissuto con lui!” e dichiara: “Persone che lo videro mi raccontarono che fuggì, con tanto giubilo, mostrando tali segni di letizia negli occhi e nella fronte quando si allontanò dal concistoro, libero di sé, come se avesse liberato il collo non da un peso lieve, ma da crudeli mannaie, tanto che gli sfolgorava in viso qualche cosa d’angelico”. Sono parole meravigliose, quando ormai Celestino è diventato un mito, un modello di papa santo. “La sua santità &#8211; scrisse nel Trecento Giovanni Villani &#8211; era stata proclamata ancor prima che egli morisse”. E Paolo Golinelli, nella biografia dal titolo “Il papa contadino”, scrive: “Mentre Bonifacio cercava di consolidare il suo potere, Celestino si era già guadagnato la palma del martirio e l’onore degli altari presso il popolo”.</p>
<p>La fuga dal palazzo reale di Napoli, dove si trovava relegato come pontefice, anche se in una povera capanna costruita appositamente per lui, era la riconquista della libertà contro l&#8217;ipocrisia e la contraddizione. Un cristiano/papa non poteva vivere tra le ricchezze d&#8217;un re, accumulate frodando e impoverendo il suo popolo. Più che rinuncia, perché all&#8217;inizio aveva accettato, in Celestino si evidenzia il netto rifiuto della carica, del ruolo del papa, in quelle condizioni di servo dei potenti. Lo stretto rapporto con Carlo ll d&#8217;Angiò che lo schiacciava col suo potere regale e che muoveva tutti i fili del pontificato era una evidente ingiustizia che subiva e una colpa che lo affliggeva.</p>
<p>La vita di Celestino V è stata una continua “conversione” (metànoia). Ne è testimonianza la stessa proclamazione della Perdonanza, all’atto della sua incoronazione a L’Aquila il 29 agosto 1294 nella Basilica di Collemaggio. E l’istituzione della Perdonanza celestiniana – il primo giubileo della cristianità – con la Bolla “Inter sanctorum solemnia” del seguente 29 settembre, non è un normale anno giubilare, come quello proposto nel 1300 dal successore Bonifacio VIII. È una frattura. Un diaframma che infrange il ritmo del tempo, la routine della vita. Con il rito della Perdonanza Celestino intendeva proporre alla Cristianità Universale lo stile di vita evangelica: la conversione interiore. Era la realizzazione dell’Amore per Dio e per gli uomini, che fra Pietro aveva imparato e vissuto durante la sua permanenza sul Morrone, a contatto con la natura, con la gente semplice e povera di quei luoghi impervi d’Abruzzo.</p>
<p>Il concetto di Perdono, direttamente connesso alla incoronazione papale, appare come una confessione pubblica di fallibilità e di indulgenza, di fiducia e di debolezza. Un atto di umiltà che Bonifacio VIII revoca con estremo rigore mediante la Bolla “Sicut plurimorum assertio” del 18 agosto 1295, perché in antitesi con la sua visione del potere papale, ma che non riuscirà ad annullare, perché mai il Primo Magistrato aquilano – il sindaco dell’epoca –, cui Celestino aveva consegnato un originale della Bolla, la restituì. Da 725 anni il prezioso documento è custodito nel forziere della Cappella della Torre civica e proprio il suo possesso ha consentito per oltre sette secoli che sia proprio l’autorità civile, e non quella religiosa, ad indire annualmente questo speciale Giubileo di un giorno che concede l’indulgenza plenaria a chiunque, sinceramente pentito e confessato, varchi la porta della Basilica di Collemaggio dai Vespri del 28 agosto a quelli del giorno immediatamente successivo.</p>
<p>Dopo l&#8217;incoronazione, Papa Celestino V e il Re Carlo II d’Angiò partono per Napoli e vi arrivano il 5 novembre, accolti da una massa di napoletani entusiasti. I 107 giorni, dal 29 agosto al 13 dicembre 1294, rappresentano il tempo di riflessione, di sofferenza, di espiazione per aver accettato la nomina a pontefice. Un tempo trascorso nel ricordare i luoghi del suo eremitaggio. Desiderio che cercherà di realizzare in tutti i modi, chiedendo direttamente al nuovo papa di tornare all’eremo di S. Onofrio. Richiesta che Bonifacio nega, dicendogli: “Non voglio che tu torni all’eremo, ma voglio che mi segua in Campania”, come riferisce Tommaso da Sulmona. Ma, al seguito di Bonifacio, giunti al convento di Piedimonte San Germano, la piccola Montecassino, confida la sua idea di fuggire ad un sacerdote amico, che gli mette a disposizione una bestia da soma e può così raggiungere il Morrone.</p>
<p>La gente di Sulmona, appresa la notizia, sale a salutarlo. Rimane sul Morrone alcuni mesi, nella primavera del 1295. Sarà il periodo delle sue fughe quotidiane per evitare le guardie papali che lo vanno cercando. Al disgelo, quando il Morrone e le falde della Maiella si liberano dell’alta coltre di neve, intraprende con un compagno il cammino verso il Gargano e la Foresta Umbra. Ma, braccato anche in quei luoghi, progetta di oltrepassare il mare per recarsi in Grecia, tanto che alcuni marinai di Rodi Garganico si rendono disponibili ad aiutarlo e predispongono la barca. Riescono a partire, ma vengono rigettati dal vento e dalla tempesta sulla costa, vicino a Vieste.</p>
<p>Bonifacio VIII non si dà pace e cerca di rintracciarlo, rivolgendosi alle autorità per farlo arrestare e condurlo da lui. È così che una delegazione con il patriarca di Gerusalemme e un priore dei Templari riesce a scovarlo e ad accompagnarlo in Campania, dove Bonifacio aveva inviato il vescovo Teodorico Ranieri che, di notte, senza che nessuno se ne accorgesse, conduce Celestino ad Anagni, al palazzo dei Caetani. Al mattino, l’incontro tra Bonifacio e Celestino. Bonifacio gli rimprovera la fuga da San Germano e di aver disobbedito. Celestino chiede perdono e implora nuovamente di poter tornare sul Morrone. Bonifacio lo trattiene ad Anagni per due mesi. Parecchi cardinali erano del parere di lasciarlo in pace, ma Bonifacio aveva trovato la soluzione: rinchiuderlo in una cella del castello di Fumone. Vi rimane dall’estate 1295 al 19 maggio 1296. Il giorno della sua morte.</p>
<p>La figura di Pier da Morrone/Celestino V è indubbiamente, a tutt’oggi, un enigma. “Una figura lontana, diversa, per certi aspetti incomprensibile” la definisce Paolo Golinelli. Un “povero cristiano”, per dirla con lo scrittore abruzzese Ignazio Silone, autore del dramma “L’avventura d’un povero cristiano”, in cui focalizza il conflitto tra istituzione e profezia, lettera e spirito. Silone, umilmente e quasi sotto voce, cerca di rintracciare la via maestra, segnata da Celestino, per costruire un mondo di pace e di fratellanza, concludendo: «A ben riflettere e proprio per tutto dire, rimane il “Pater noster”». L&#8217;esempio di Celestino è stato seguito, dopo oltre sette secoli, da Benedetto XVI, che annuncia le dimissioni l’11 febbraio 2013, stabilendo che la sede pontificia diventi vacante dalle ore 20.00 del 28 febbraio 2013. Anche le sue dimissioni evidenziano la debolezza d’una persona di 86 anni ed una inconfessata denuncia della burocrazia vaticana, causa di uno spiacevole isolamento nello svolgimento dell’attività pastorale di pontefice. Dimissioni che aprono nuove vie.</p>
<p>Proprio parlando di Celestino V, nella visita pastorale del 4 luglio 2010 a Sulmona, nell’800° anniversario della nascita di Pietro Angelerio del Morrone, Papa Benedetto XVI tra l’altro affermava: «[…] San Pietro Celestino, pur conducendo vita eremitica, non era “chiuso in se stesso”, ma era preso dalla passione di portare la buona notizia del Vangelo ai fratelli. E il segreto della sua fecondità pastorale stava proprio nel “rimanere” con il Signore, nella preghiera, come ci è stato ricordato anche nel brano evangelico odierno: il primo imperativo è sempre quello di pregare il Signore della messe. Ed è solo dopo questo invito che Gesù definisce alcuni impegni essenziali dei discepoli: l’annuncio sereno, chiaro e coraggioso del messaggio evangelico &#8211; anche nei momenti di persecuzione – senza cedere né al fascino della moda, né a quello della violenza o dell’imposizione; il distacco dalle preoccupazioni per le cose – il denaro e il vestito – confidando nella Provvidenza del Padre; l’attenzione e cura in particolare verso i malati nel corpo e nello spirito. Queste furono anche le caratteristiche del breve e sofferto pontificato di Celestino V e queste sono le caratteristiche dell’attività missionaria della Chiesa in ogni epoca. […]».</p>
<p>E ancora Papa Benedetto a Sulmona: «[…] Tutto questo non distoglie dalla vita, ma aiuta invece ad essere veramente se stessi in ogni ambiente, fedeli alla voce di Dio che parla alla coscienza, liberi dai condizionamenti del momento! Così fu per san Celestino V: egli seppe agire secondo coscienza in obbedienza a Dio, e perciò senza paura e con grande coraggio, anche nei momenti difficili, come quelli legati al suo breve Pontificato, non temendo di perdere la propria dignità, ma sapendo che questa consiste nell’essere nella verità. E il garante della verità è Dio. […]». Un anno prima, il 28 aprile 2009 a L’Aquila, visitando la Basilica di Collemaggio devastata dal sisma, Papa Benedetto XVI si era raccolto davanti all’urna con le spoglie di san Celestino V, rimasta intatta nel mausoleo quasi per miracolo salvo dalle copiose macerie d’intorno, e vi aveva deposto con un gesto di umiltà e d’intenso raccoglimento il suo Pallio di pontefice. Un gesto fortemente simbolico davanti al suo predecessore, quasi profetico per quel che egli stesso avrebbe compiuto tre anni dopo, con le sue dimissioni.</p>
<p>Per questo il successore, col nome significativo di Francesco, eletto il 13 marzo 2013, ha preferito vivere in una normale dimora, la casa di Santa Marta, a testimonianza di stile e di esempio di vita. Non sappiamo se la data della sua ordinazione sacerdotale, il 13 dicembre 1969, abbia riferimenti con la data delle dimissioni di Celestino V, ma certamente appare non casuale e piuttosto provvidenziale a motivo dell&#8217;incontro inimmaginabile tra un pontefice che lascia il potere ed uno che lo accoglie. Papa Francesco, con l’età di 83 anni, non sembra preoccuparsi per motivi di salute, ma potrebbe anch’egli raggiungere gli 86 anni e rassegnare le dimissioni. Cosa assolutamente possibile, anche se non augurabile.</p>
<p>Resta sempre, latente, il desiderio di quel “Papa Angelico, al quale sarà data piena libertà per rinnovare la religione cristiana e per predicare il Verbo di Dio”, secondo le parole di Gioacchino da Fiore, applicate allora a Celestino V. È oggi più che evidente lo sforzo di Papa Francesco nel rinnovare la Chiesa, nonostante le critiche dei conservatori e, talvolta, la mancanza di adesione convinta da parte dei collaboratori più stretti. Purtroppo negli episcòpi, spesso antiche e artistiche costruzioni con numerose stanze decorate, i vescovi vi dimorano come gentiluomini e burocrati. Lontani dagli eremi dove viveva e amava vivere Celestino. E, paradossalmente, lontani da quel popolo di Dio che sono chiamati a servire.</p>
<p>Paolo VI, nel post Concilio, aveva ordinato ai vescovi di rassegnare le dimissioni all&#8217;età di 75 anni, con il Motu Proprio “Ecclesiae Sanctae” del 6 agosto 1966. Una normativa che lo aveva angosciato, perché avrebbe dovuto valere anche per il papa. Si recò al castello di Fumone, il 1° settembre di quell’anno, in visita alla cella dove era morto Celestino, per pregare e avere ispirazione sul tema delle dimissioni. Addirittura si parlò di sue dimissioni e di un eventuale eremitaggio sul Morrone, sulle orme di Celestino. In quella occasione Papa Paolo VI tra l’altro disse: «[…] Ed ecco rifulgere la santità sulle manchevolezze umane: il Papa (Celestino V, ndr), come per dovere aveva accettato il Pontificato supremo, così, per dovere, vi rinuncia; non per viltà, come Dante scrisse &#8211; se le sue parole si riferiscono veramente a Celestino &#8211; ma per eroismo di virtù, per sentimento di dovere. E morì qui, segregato, perché altri non potesse profittare ancora della sua semplicità ed umiltà, e la morte non fu per lui la fine, ma il principio della gloria, oltre che nel paradiso, anche sulla terra. […]». Le disposizioni che obbligano i vescovi a rassegnare le dimissioni all’età di 75 anni sono state recentemente ribadite anche da Papa Francesco. La regola delle dimissioni apre una strada nuova, meravigliosa, non solo per la Chiesa, ma per l&#8217;umanità. È la strada della critica al potere che deve trasformarsi in servizio. Una critica che assume i caratteri dell’auto-critica.</p>
<p>Celestino, dunque, non è imprigionabile nelle stanze del potere, di ogni potere, anche di quello ecclesiastico, simboleggiato dalla tiara, il copricapo che con Bonifacio VIII diventerà “triregno”, a significare il potere temporale del papato. Questo simbolo venne eliminato da Paolo VI e venduto per ricavarne denaro da destinare ai popoli del Terzo Mondo. La salma di Celestino, lasciata prima a Ferentino, da alcuni monaci Celestini fu proditoriamente trafugata nel 1327 e traslate a L’Aquila. Nel frattempo c’era stata la prima canonizzazione di san Pietro del Morrone, come confessore, avvenuta nel 1313 ad opera di Clemente V ad Avignone, dove lo stesso pontefice aveva trasferito la sede apostolica. Bisogna attendere il 1668 per la seconda canonizzazione come pontefice, diventando così san Pietro Celestino. Oggi le spoglie di Celestino V sono custodite nella Basilica di Collemaggio, nello cinquecentesco mausoleo realizzato dallo scultore Girolamo da Vicenza, raccolte in un’urna di cristallo e argento sbalzato. Probabilmente Celestino non immaginava né voleva che le sue spoglie mortali fossero rivestite dei paramenti pontificali, esposte alla venerazione dei fedeli. Più verosimilmente avrebbe preferito indossare, da morto, il saio della povertà e rimanere nella grotta del Morrone, col suo stile di vita umile e modesto.</p>
<p>A livello di analisi esegetica, c’è un concetto semplice e profondo, eloquente e terribile, esposto in poche parole nella lettera di San Paolo ai Filippesi: “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo”(2,6-8). È la “kénosi”, parola derivante dal verbo greco “ekénosen”, che significa appunto “spogliarsi, svuotarsi, privarsi”. Forse nessun passo della Scrittura è così sconvolgente come questo. In poche parole viene focalizzata la figura di Cristo-Dio, nella sua eccezionalità: rinuncia all’ “onnipotenza” divina e scelta della “debolezza” umana. Su questa via, segnata dal sangue del Fondatore, si sono incamminati tutti coloro che, come Celestino, hanno lasciato un’orma indelebile nella storia e tutti coloro che oggi ne incarnano la vita.</p>
<p style="text-align: right;">Goffredo Palmerini e Mario Setta</p>
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		<title>Perdonanza celestiniana 2019: aperta la Porta Santa</title>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata aperta oggi, 28 agosto, dal Cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano,&nbsp; la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio in L&#8217;Aquila. Sarà questo il momento ufficiale in cui comincerà l’indulgenza plenaria voluta dal Papa Santo Celestino V nel 1294 che, con la bolla Inter sanctorum solemnia, indisse quella che è considerata la vera anticipazione del primo Giubileo della storia del 1300. L&#8217;indulgenza della Perdonanza durerà fino alla sera di giovedì 29 agosto, quando il Cardinale Petrocchi, arcivescovo del capoluogo abruzzese, chiuderà la Porta Santa.</p>
<p>La “Perdonanza”, ha spiegato il cardinale Bertello, è “un invito pressante a lasciarci riconciliare con Dio, ad accoglierlo e riconoscerlo presente nella nostra vita, in una parola, a convertirci a lui”.<br />
Ha evidenziato il cardinale citando il Profeta Isaia e San Giovanni, che è necessario essere “capaci di amare il fratello che vediamo, impegnarsi ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi, a non cadere nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo, nel cinismo che distrugge, vuol dire aprire i nostri occhi sulle miserie del mondo e le ferite di tanti fratelli e sorelle ed ascoltare il loro grido di aiuto”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/08/28/perdonanza-celestiniana-2019-aperta-la-porta-santa/">Perdonanza celestiniana 2019: aperta la Porta Santa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Perdonanza Celestiniana 2019: domani il via alla 725esima edizione</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Aug 2019 19:54:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Perdonanza Celestiniana dell’Aquila, domani il via alla 725esima edizione: al piazzale di Collemaggio il sindaco Biondi accenderà il tripode della pace alle 19.45 (Diretta Rai 3); dalle 21 tantissimi artisti nazionali e internazionali per “L’Aquila&#8221; Si alzerà alle 19.30 di domani sera, 23 agosto, il sipario sulla 725esima edizione della Perdonanza Celestiniana dell’Aquila. Davanti alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/08/22/perdonanza-celestiniana-2019-domani-il-via-alla-725esima-edizione/">Perdonanza Celestiniana 2019: domani il via alla 725esima edizione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perdonanza Celestiniana dell’Aquila, domani il via alla 725esima edizione: al piazzale di Collemaggio il sindaco Biondi accenderà il tripode della pace alle 19.45 (Diretta Rai 3); dalle 21 tantissimi artisti nazionali e internazionali per “L’Aquila&#8221;</p>
<p>Si alzerà alle 19.30 di domani sera, 23 agosto, il sipario sulla 725esima edizione della Perdonanza Celestiniana dell’Aquila. Davanti alla basilica di Santa Maria di Collemaggio, il sindaco riceverà dal giovane campione di atletica Leonardo Puca il Fuoco del Morrone, con il quale accenderà il tripode della pace tra le 19.45 e le 19.50, dichiarando l’apertura della 725esima Perdonanza. L’evento sarà diffuso in diretta su Rai 3 nel corso del notiziario della TGR Abruzzo.</p>
<p>A seguire, sul palco del Teatro del Perdono – appositamente allestito per la settimana celestiniana davanti alla Basilica di Collemaggio – interverranno l’Arcivescovo dell’Aquila, sua Eminenza il Cardinale Giuseppe Petrocchi, il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio e il sindaco Biondi. Al termine della parte istituzionale, prenderà il via lo spettacolo “L’Aquila rinasce”.</p>
<p>L’Aquila si appresta dunque a diventare un teatro a cielo aperto, tra concerti, spettacoli e rievocazioni storiche, in occasione della 725esima Perdonanza celestiniana, in programma dal 23 al 29 agosto. L’evento, che porta la città alla ribalta nazionale ed internazionale grazie al messaggio di pace e fratellanza tra i popoli che lanciò nel 1294 da Papa Celestino V, nell’anno del decennale dal sisma del 6 aprile, assume una valenza ancor più significativa per l’intera Città ma non solo. Un appuntamento straordinario che porta ogni anno nel capoluogo abruzzese oltre presenze, nei sei giorni di festeggiamenti.</p>
<p>Domani, pertanto, la scenografia mozzafiato della Basilica di Collemaggio farà da cornice ad una serata di grandi emozioni. “L’Aquila Rinasce” questo il nome dell’evento inaugurale ideato da Leonardo De Amicis e scritto con Paolo Logli, realizzato all’Aquila per l’Aquila con uno sguardo rivolto al futuro, a sottolineare la rinascita della Città e il forte legame dei suoi abitanti con un territorio ricchissimo, soprattutto umanamente. La conduzione della serata è affidata a Lorena Bianchetti e vedrà salire sul palcoscenico artisti incredibili come: Gianni Morandi, Amii Stewart, Paolo Vallesi, Simona Molinari, Piero Mazzocchetti, Stefano Di Battista, Vittoriana De Amicis, tutti insieme in un abbraccio corale a questa meravigliosa Regione. Lo spettacolo sarà arricchito dalle straordinarie voci narranti di: Giancarlo Giannini, Franco Nero e il premio Oscar Vanessa Redgrave. Le tre star internazionali attraverso testimonianze e letture di testi realizzati per l’occasione faranno da fil rouge all’intera serata, in un crescendo di emozioni. Non solo grandi big in questo show: il maestro De Amicis, infatti, ha voluto puntare soprattutto sui giovani, sulla formazione e sul territorio, con la fusione artistica tra l’Orchestra Nazionale dei Conservatori d’Italia, i ragazzi del Conservatorio “Casella” dell’Aquila e i cori scelti tra le compagini del comprensorio, che saranno protagonisti sul palco, insieme ai grandi artisti. Anche questa scelta sottolinea il forte desiderio di mantenere salde le radici con il passato, ma come lezione per un futuro migliore. E quale immagine più rappresentativa di un territorio che rinasce del mix fra giovani musicisti locali e quelli provenienti da tutt’Italia.</p>
<p>“L’Aquila Rinasce” è solo il primo dei numerosissimi appuntamenti che coinvolgeranno tutta la città nei giorni della Perdonanza: dallo spettacolo “Il Volo per l’Aquila” creato per l’occasione da Gianluca Ginoble, Ignazio Boschetto e Piero Barone, che compongono il trio di fama mondiale Il Volo, a Enrico Brignano con il suo abbraccio all’Aquila, per giungere all’imperdibile concerto di Fiorella Mannoia che ritorna a dieci anni di distanza dal sisma, insieme a lei Luca Barbarossa, Paola Turci e Noemi. Ogni artista coinvolto porterà con sé il suo personale legame con l’Abruzzo “regalando” non solo un grande spettacolo, ma anche un personale augurio per un futuro luminoso e costellato di successi. L’ingresso sarà libero e non occorrono prenotazioni.</p>
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