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	<title>cgia Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Tasse aumentate del 38% negli ultimi 15 anni</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/08/27/tasse-aumentate-del-38-negli-ultimi-15-anni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 13:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[cgia]]></category>
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		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi 15 anni gli italiani hanno pagato più tasse perché la spesa pubblica è cresciuta più rapidamente. A dichiararlo è la Cgia di Mestre, che attraverso il suo ufficio studi ha osservato i dati dal 2000 e il 2014, rilevando che la pressione fiscale è aumentata del 38,6% mentre la spesa pubblica del 46,5%. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">Negli ultimi 15 anni gli italiani hanno pagato più tasse perché la spesa pubblica è cresciuta più rapidamente. A dichiararlo è la Cgia di Mestre, che attraverso il suo ufficio studi ha osservato i dati dal 2000 e il 2014, rilevando che la pressione fiscale è aumentata del 38,6% mentre la spesa pubblica del 46,5%. Entrambe hanno superato anche il Pil, che resta indietro al 30,4%.</p>
<p align="LEFT">“Per trovare le risorse per azzerare la Tasi e l’Imu sulla prima casa e per ridurre l’Ires e l’Irpef bisogna invertire di 180 gradi le politiche di bilancio adottate in questi ultimi 15 anni” ha detto paolo Zabeo della Cgia, intervenuto al meeting di Comunione e liberazione di Rimini, il quale ritiene che le tasse “hanno inseguito le uscite, al fine di evitare che i nostri conti pubblici saltassero per aria, con il risultato- aggiunge- che il carico fiscale sui cittadini e sulle imprese è aumentato a dismisura per coprire gli aumenti di spesa che, purtroppo, non hanno ridotto le disparità esistenti tra le persone in difficoltà e le classi sociali più abbienti”.</p>
<p align="LEFT">L’obiettivo della Cgia non è peraltro quello di far apparire l’Italia come un paese ‘spendaccione&#8217;: i dati del 2013, viene chiarito, dimostrano che la spesa per il welfare da noi supera solo di 1,4 punti la media dei paesi europei.</p>
<p align="LEFT">Media che può scendere ancora, se si toglie la spesa pensionistica (16,7% del Pil) e quella per pagare gli interessi del debito pubblico (4,9% del Pil): si arriva a 29,2%, a fronte della media dell’Eurozona del 33,8%.</p>
<p align="LEFT">Ovviamente, concludono dalla Cgia, “scontiamo gli effetti negativi di una spesa pensionistica che nel passato è stata molto generosa e di un debito pubblico che, nonostante l’austerità e il rigore di questi ultimi anni, ha comunque continuato a crescere”.</p>
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		<title>Cgia: debito famiglie italiane in calo nel 2014</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/08/12/cgia-debito-famiglie-italiane-in-calo-nel-2014/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2015 09:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[cgia]]></category>
		<category><![CDATA[debito famiglie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cala il debito delle famiglie italiane: nel 2014 ogni nucleo risultava mediamente in &#8216;rosso&#8217; per 19.108 euro. Nell&#8217;insieme, i &#8216;passivi&#8217; accumulati con le banche e gli istituti creditizi ammontavano a 493,3 miliardi di euro. Rispetto al 2013, la situazione e&#8217; in leggero miglioramento. Due anni fa, infatti, ogni nucleo familiare era indebitato per un importo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/12/cgia-debito-famiglie-italiane-in-calo-nel-2014/">Cgia: debito famiglie italiane in calo nel 2014</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cala il debito delle famiglie italiane</strong>: nel 2014 ogni nucleo risultava <strong>mediamente in &#8216;rosso&#8217; per 19.108 euro.</strong> Nell&#8217;insieme, i &#8216;passivi&#8217; accumulati con le banche e gli istituti creditizi ammontavano a <strong>493,3 miliardi di euro.</strong> Rispetto al 2013, la situazione e&#8217; in leggero miglioramento. Due anni fa, infatti, ogni nucleo familiare era indebitato per un importo medio di <strong>19.251 euro.</strong> Lo rileva l&#8217;Ufficio studi della <strong>Cgia di Mestre</strong> secondo cui, nel 2014, le famiglie piu&#8217; &#8216;esposte&#8217; con le banche abitavano in Lombardia.<strong> Al primo posto quelle residenti nella provincia di Milano</strong>, con un debito di 27.643 euro; al secondo quelle di Monza-Brianza, con 27.442 euro e al terzo posto le residenti a Lodi, con 26.783 euro.</p>
<p>Appena fuori dal podio c&#8217;era Varese: il debito medio ammontava a 25.720 euro. Negli ultimi posti della graduatoria nazionale, invece, sono state individuate <strong>le famiglie residenti nella provincia di Reggio Calabria</strong>, con un&#8217;esposizione di 8.720 euro, quelle di Vibo Valentia, con un debito di 8.426 euro, quelle di Enna, con 8.249 euro. Infine, <strong>le famiglie meno indebitate d&#8217;Italia si trovavano nell&#8217;Ogliastra</strong>, con un &#8216;rosso&#8217; che toccava gli 8.232 euro. Dall&#8217;inizio della crisi al 2014, <strong>l&#8217;aumento del debito medio nazionale delle famiglie consumatrici e&#8217; stato del 34,2 per cento</strong>, anche se dopo il picco massimo toccato nel 2011 (506,2 miliardi di euro) le esposizioni sono scese costantemente. <strong>L&#8217;inflazione, invece, nello stesso periodo di tempo e&#8217; cresciuta del 13,6 per cento.</strong></p>
<p>Per indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane, tiene a precisare l&#8217;Ufficio studi della Cgia, si intende <strong>quello originato dall&#8217;accensione di mutui per l&#8217;acquisto di una abitazione</strong>, <strong>dai prestiti per l&#8217;acquisto di un auto/moto e in generale di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, etc. </strong><em>&#8220;Anche a seguito della contrazione dei prestiti attuata dalle banche a partire dal 2011</em> &#8211; segnala Paolo Zabeo della Cgia &#8211;<em> in questi ultimi anni le famiglie hanno assunto un comportamento economico piu&#8217; misurato, privilegiando il risparmio. Infatti, tra il 2011 e il 2014 i depositi bancari delle famiglie consumatrici sono passati da 756 a 875,6 miliardi di euro, registrando una variazione del 15,8 per cento. In buona sostanza, il clima di sfiducia diffusosi in questi ultimi anni, gli effetti della crisi e la paura che la situazione generale peggiori ulteriormente hanno condizionato le scelte economiche delle famiglie. Meno acquisti, meno investimenti e piu&#8217; risparmi, con evidenti ricadute negative per le attivita&#8217; commerciali e artigianali che, nella stragrande maggioranza dei casi, vivono dei consumi del territorio in cui operano&#8221;</em>.</p>
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		<title>Mutui: tassi in calo, ma più alti del 9% rispetto a media UE</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/08/05/mutui-tassi-in-calo-ma-piu-alti-del-9-rispetto-a-media-ue/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2015 09:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[cgia]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Seppur in calo, i tassi di interesse dei mutui casa praticati dalle banche italiane rimangono piu&#8217; alti del 9 per cento circa rispetto all&#8217;area dell&#8217;euro. Tra i principali Paesi che utilizzano la moneta unica, solo i Paesi Bassi registrano un tasso medio superiore al nostro. A evidenziarlo la Cgia di Mestre che sottolinea come, a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Seppur in calo, i tassi di interesse dei mutui casa praticati dalle banche italiane rimangono piu&#8217; alti del 9 per cento circa rispetto all&#8217;area dell&#8217;euro</strong>. Tra i principali Paesi che utilizzano la moneta unica, <strong>solo i Paesi Bassi registrano un tasso medio superiore al nostro.</strong> A evidenziarlo la <strong>Cgia di Mestre</strong> che sottolinea come, a giugno 2015, il tasso medio riferito alle nuove operazioni di acquisto di abitazioni mediante la sottoscrizione di un mutuo da parte delle famiglie si e&#8217; attestato in Italia al <strong>2,20 per cento</strong>, rispetto a una media in Eurolandia del <strong>2,02 per cento</strong>. Nonostante cio&#8217;, va ricordato che negli ultimi anni <strong>il differenziale tra il nostro paese e il resto d&#8217;Europa si e&#8217; ridotto notevolmente: </strong>nel 2012, ad esempio, scontavamo uno scarto del 20,7 per cento. L&#8217;anno dopo, il gap e&#8217; salito ancora, passando al 22,4 per cento, per ridursi nel 2014 al 13,2 per cento. A giugno di quest&#8217;anno, lo scostamento e&#8217; diminuito attestandosi all&#8217;8,9 per cento. Per quanto riguarda invece l&#8217;andamento delle consistenze erogate dagli istituti di credito attraverso i mutui alle famiglie dell&#8217;area euro, dal 2011 al 2015 l&#8217;incremento e&#8217; stato del 2,6 per cento, mentre in Italia il dato e&#8217; rimasto pressoche&#8217; stazionario: -0,7 per cento.</p>
<p>In termini assoluti, lo stock che le banche italiane hanno erogato al 30 giugno di quest&#8217;anno e&#8217; pari a <strong>359 miliardi di euro.</strong> Si tratta di un valore nettamente inferiore rispetto al dato olandese (401,9 miliardi di euro), a quello spagnolo (565,8 miliardi), a quello francese (875,8 miliardi) e a quello tedesco (1.061,3 miliardi). Si pensi che dal 2011 al 2015 in Francia l&#8217;aumento percentuale e&#8217; stato di 9,4 punti e in Germania di 9,3 punti. <em>&#8220;Sebbene i tassi siano in calo</em> &#8211; segnala <strong>Paolo Zabeo</strong> della Cgia &#8211; <em>gli effetti positivi di questa tendenza li avvertiremo, molto probabilmente, solo verso la fine dell&#8217;anno. Purtroppo, la situazione del mercato delle nuove abitazioni rimane ancora molto difficile, con pesanti ricadute su tutto il comparto dell&#8217;edilizia. Segnali interessanti, invece, si registrano nei settori delle ristrutturazioni/risanamento conservativo che sono orientati ad aumentare il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti. Grazie alle detrazioni fiscali del 50 e del 65 per cento, la domanda di queste misure, soprattutto al Centro-Nord, resta molto elevata&#8221;.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/05/mutui-tassi-in-calo-ma-piu-alti-del-9-rispetto-a-media-ue/">Mutui: tassi in calo, ma più alti del 9% rispetto a media UE</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>I dipendenti pubblici sono più ricchi dei privati</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/06/23/i-dipendenti-pubblici-sono-piu-ricchi-dei-privati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2015 12:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[cgia]]></category>
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		<category><![CDATA[dipendenti pubblici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I loro stipendi sono bloccati ormai dal lontano 2011, ma i dipendenti pubblici sono più ricchi rispetto ai privati. In particolare, i cosiddetti “statali” portano a casa, nel corso dell’anno, mediamente quasi 2 mila euro in più rispetto ai loro corrispettivi privati. È quanto afferma l’Ufficio Studi della Cgia, che ha operato il paragone mettendo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/23/i-dipendenti-pubblici-sono-piu-ricchi-dei-privati/">I dipendenti pubblici sono più ricchi dei privati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I loro stipendi sono bloccati ormai dal lontano 2011, ma <strong>i dipendenti pubblici sono più ricchi rispetto ai privati</strong>. In particolare, i cosiddetti “statali” portano a casa, nel corso dell’anno, <strong>mediamente quasi 2 mila euro in più rispetto ai loro corrispettivi privati</strong>. <strong>È quanto afferma l’Ufficio Studi della Cgia</strong>, che ha operato il paragone mettendo sui piatti della bilancia le retribuzioni medie lorde dei dipendenti, pubblici da una parte, e privati dall’altra. <strong>In media, i primi hanno ricevuto in cambio della loro opera 34.286 euro lordi, contro i 32.315 dei dipendenti privati. </strong></p>
<p>Durante gli ultimi venti anni, dal 1995 al 2014, gli stipendi dei dipendenti, hanno universalmente fatto registrare <strong>un aumento di circa il 70%</strong>, anche se per i dipendenti pubblici questo è stato concentrato tutto tra il 1995 ed il 2010, mentre <strong>per i privati, negli ultimi cinque anni, c’è stato un aumento di circa il 12% delle retribuzioni. </strong></p>
<p>&#8220;<em>Pur avendo contribuito a ridurre la spesa</em> &#8211; dichiara il segretario della Cgia <strong>Giuseppe Bortolussi</strong> &#8211; <em>il blocco degli stipendi adottato in questi anni ha penalizzato soprattutto le soglie retributive più basse. Negli ultimi 20 anni, infatti, queste ultime sono cresciute molto meno dei livelli retributivi medio alti, senza che ciò abbia avuto degli effetti positivi sulla produttivià&#8217; e sull&#8217; efficienza dei dirigenti e degli alti funzionari pubblici&#8221;</em>.</p>
<p>Nel pubblico le retribuzioni più ricche sono pagate tra gli enti previdenziali (Inps ed Inail): nel 2014 il dato medio lordo è stato pari a <strong>44.199 euro</strong>. Di seguito troviamo i dipendenti delle <strong>Amministrazioni locali</strong> (Comuni, Province e Regioni), con <strong>35.651</strong> euro e gli <strong>statali</strong> (occupati nelle Amministrazioni centrali) che ricevono mediamente <strong>33.003 euro</strong> lordi all&#8217;anno. Pur essendo misurati in Ula (Unità di lavoro), nel 2014 il <strong>settore privato preso in esame è risultato essere 3 volte più numeroso di quello pubblico</strong>. Se nelle aziende a conduzione privata trovano lavoro <strong>9.484.000 occupati</strong>, nel pubblico gli &#8220;stipendiati&#8221; sono <strong>3.334.000</strong>: questi ultimi sono in <strong>calo del 6,1 per cento rispetto al 1995</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/23/i-dipendenti-pubblici-sono-piu-ricchi-dei-privati/">I dipendenti pubblici sono più ricchi dei privati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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