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	<title>conflitti Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Nel 2025 oltre 35.000 bambini al giorno costretti a fuggire per i conflitti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 15:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 oltre 35.000 bambini al giorno sono stati costretti a fuggire per conflitti: circa 13 milioni di minori sfollati internamente, +46% sul 2024.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/14/infanzia-save-the-children-nel-2025-record-di-bambini-sfollati-oltre-35-000-al-giorno-per/">Nel 2025 oltre 35.000 bambini al giorno costretti a fuggire per i conflitti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2025 una media di oltre 35.000 bambini al giorno è stata costretta ad abbandonare la propria casa a causa di conflitti e violenze, il livello più alto mai registrato. Lo rileva un’analisi di Save the Children basata sui dati dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), da cui emerge che per la prima volta i conflitti hanno superato le cause climatiche come principale fattore di sfollamento a livello globale.</p>
<p>L’organizzazione stima che, lo scorso anno, circa 13 milioni di minori siano stati coinvolti in sfollamenti interni dovuti a conflitti e violenze, una cifra che rappresenta un incremento del 46% rispetto ai circa 9 milioni stimati per il 2024. L’analisi di Save the Children applica ai numeri complessivi di sfollamento le percentuali di disaggregazione per età pubblicate dall’IDMC per ottenere la stima sui minori.</p>
<p>Tra i Paesi in cui violenze e scontri hanno prodotto il maggior numero di minori sfollati figurano la Repubblica Democratica del Congo (RDC), il Sudan, l’Iran e il Territorio Palestinese Occupato. In RDC, si stima che circa 5,6 milioni di persone siano sfollate all’interno del Paese, delle quali circa 2,5 milioni sono bambini.</p>
<p>La testimonianza di una madre citata dall’organizzazione descrive la perdita delle abitazioni e dei beni: “Abbiamo lasciato tutto: pentole, vestiti, materassi. Abbiamo dovuto ricominciare da zero”, racconta Salama. “La vita qui è molto difficile, soprattutto quando non si ha una terra sulla quale vivere”. Uno dei suoi figli, Gabriel, si è ammalato prima di morbillo e poi di malnutrizione acuta severa; grazie al supporto degli operatori sanitari comunitari e ai servizi sostenuti da Save the Children è stato indirizzato a cure mediche gratuite e ha iniziato a riprendersi, benché la famiglia continui ad affrontare difficoltà quotidiane legate allo sfollamento.</p>
<p>Il quadro globale è preoccupante anche per l’esposizione dei minori ai conflitti: un rapporto dell’organizzazione segnala che nel 2024 circa 520 milioni di bambini vivevano in aree interessate da conflitti attivi—oltre uno su cinque a livello mondiale—con un aumento del 60% rispetto al 2010. Nello stesso periodo, gli episodi di uccisioni, mutilazioni, violenze sessuali e altre gravi violazioni contro i minori verificati dalle Nazioni Unite sono aumentati del 373%.</p>
<p>Nel 2025, 32,7 milioni di bambini vivevano in condizioni di sfollamento interno, oltre quattro su cinque a causa di conflitti e violenze; più di 19 milioni di minori vivevano invece fuori dal proprio Paese come rifugiati o richiedenti asilo (dato riferito al 2024).</p>
<p>“Lo scorso anno, si stima che più di 35.000 bambini, ogni giorno, siano stati costretti a fuggire dalle proprie case a causa di conflitti e violenze. Alcuni di loro, in Paesi come RDC, Gaza e Sudan, obbligati ad abbandonare la propria abitazione due, tre o anche più volte” ha dichiarato Melinda van Zyl, Senior Advisor di Save the Children per Migrazione e Sfollamento. “Le statistiche sono sconvolgenti, ma un minore sfollato non è solo un numero”, ha proseguito van Zyl. “Dietro ogni dato c’è un bambino che, con ogni probabilità, ha assistito a una violenza e a una devastazione che nessuno della sua età dovrebbe mai vedere, prima di essere costretto a lasciare tutto ciò che gli è familiare — la scuola, gli amici, la propria comunità — per affrontare un futuro incerto”.</p>
<p>Save the Children sollecita gli Stati ad intervenire per prevenire i conflitti, promuovere la pace, perseguire le violazioni e assicurare un accesso umanitario sicuro e continuativo, oltre a garantire che i bambini sfollati possano accedere ad aiuti e interventi di lungo periodo adeguati ai loro bisogni.</p>
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		<title>La Corea del Nord accusa la Corea del Sud di aver aperto il fuoco di avvertimento lungo il confine</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/08/24/la-corea-del-nord-accusa-la-corea-del-sud-di-aver-aperto-il-fuoco-di-avvertimento-lungo-il-confine/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 09:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei primi giorni di questa settimana la Corea del Nord ha accusato l’esercito sudcoreano di aver esploso oltre dieci colpi di avvertimento contro soldati nordcoreani impegnati in lavori di rafforzamento del confine. L’episodio, secondo l’agenzia statale KCNA, segnala un’ulteriore escalation delle tensioni lungo la linea di demarcazione che separa le due Coree. L’iniziativa dei militari [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei primi giorni di questa settimana la Corea del Nord ha accusato l’esercito sudcoreano di aver esploso oltre dieci colpi di avvertimento contro soldati nordcoreani impegnati in lavori di rafforzamento del confine. L’episodio, secondo l’agenzia statale KCNA, segnala un’ulteriore escalation delle tensioni lungo la linea di demarcazione che separa le due Coree.  </p>
<p>L’iniziativa dei militari di Pyongyang mirava a consolidare barriere e posizioni difensive lungo il confine marittimo; la reazione di Seul, sempre secondo KCNA, sarebbe avvenuta mentre i nordcoreani lavoravano in prossimità dell’area demilitarizzata.  </p>
<p>Lo scontro verbale tra i due governi si inscrive nel più ampio contesto delle esercitazioni congiunte in corso fra Corea del Sud e Stati Uniti, considerate da Pyongyang una “provocazione” che contribuisce a far deteriorare i rapporti intercoreani.</p>
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		<title>Un agguato in Iran causa la morte di cinque agenti di polizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 09:24:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nella provincia di Sistan e Baluchistan, nel sud-est dell’Iran, un agguato ha causato la morte di cinque agenti di polizia, riportano i media statali. Secondo le ricostruzioni, i militari stavano pattugliando la zona a bordo di due veicoli quando sono stati presi di mira sulla strada che conduce alla città di Iranshahr, a circa 1.300 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella provincia di Sistan e Baluchistan, nel sud-est dell’Iran, un agguato ha causato la morte di cinque agenti di polizia, riportano i media statali. Secondo le ricostruzioni, i militari stavano pattugliando la zona a bordo di due veicoli quando sono stati presi di mira sulla strada che conduce alla città di Iranshahr, a circa 1.300 chilometri a sud-est di Teheran. Al momento nessuna formazione ha rivendicato l’attacco. L’area, al confine con Afghanistan e Pakistan, è caratterizzata da tensioni e scontri occasionali fra gruppi militanti, reti di trafficanti di arma e droga e le forze di sicurezza iraniane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/08/24/un-agguato-in-iran-causa-la-morte-di-cinque-agenti-di-polizia/">Un agguato in Iran causa la morte di cinque agenti di polizia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Herzog: la partita è ancora aperta, i prossimi giorni saranno decisivi</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/06/23/herzog-la-partita-e-ancora-aperta-i-prossimi-giorni-saranno-decisivi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 08:33:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo la Bbc, il presidente israeliano Isaac Herzog ha avvertito: &#8220;La campagna non è finita: i prossimi giorni potrebbero essere delicati, complessi e impegnativi&#8221;. Herzog ha definito &#8220;storico&#8221; l’attacco di Donald Trump all’Iran, osservando che le parole del leader americano testimoniano la &#8220;profonda e coraggiosa alleanza&#8221; tra Stati Uniti e Israele. Infine, ha esortato i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/06/23/herzog-la-partita-e-ancora-aperta-i-prossimi-giorni-saranno-decisivi/">Herzog: la partita è ancora aperta, i prossimi giorni saranno decisivi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo la Bbc, il presidente israeliano Isaac Herzog ha avvertito: &#8220;La campagna non è finita: i prossimi giorni potrebbero essere delicati, complessi e impegnativi&#8221;. Herzog ha definito &#8220;storico&#8221; l’attacco di Donald Trump all’Iran, osservando che le parole del leader americano testimoniano la &#8220;profonda e coraggiosa alleanza&#8221; tra Stati Uniti e Israele. Infine, ha esortato i cittadini israeliani a continuare a seguire le indicazioni salvavita fornite dalle autorità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/06/23/herzog-la-partita-e-ancora-aperta-i-prossimi-giorni-saranno-decisivi/">Herzog: la partita è ancora aperta, i prossimi giorni saranno decisivi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Gaza: Save the Children, a rischio carestia il 93% dei bambini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 May 2025 18:56:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[bambini di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[carestia]]></category>
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		<category><![CDATA[fame nella Striscia di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre il 93% delle bambine e dei bambini di Gaza (circa 930mila) , sono a rischio critico di carestia. Lo dichiara Save the Children, commentando i dati dell&#8217;Integrated Food Security Phase Classification (IPC)[1], la principale autorità internazionale che misura le crisi alimentari, che evidenziano un drammatico aumento della fame nella Striscia. La guerra e il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/12/gaza-save-the-children-a-rischio-carestia-il-93-dei-bambini/">Gaza: Save the Children, a rischio carestia il 93% dei bambini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Oltre il 93% delle bambine e dei bambini di Gaza (circa 930mila) , sono a rischio critico di carestia. Lo dichiara Save the Children, commentando i dati dell&#8217;Integrated Food Security Phase Classification (IPC)<a href="https://customer50293.musvc3.net/e/tr?q=9%3dPaNeN%26C%3dM%26J%3dQRQb%260%3dXSYQ%26L%3d4PEGE_Nltl_YV_Imyk_Sb_Nltl_XaJwRzK4Ax95HyI1JL.J47C6BK4EF.90D_Dwnq_NlD0FAD_Imyk_Sboobh5-XF9Q96_Dwnq_NlYFyQ860P4_Imyk_SQXU4AJy0HED0_Dwnq_NlXF9Q96_Dwnq_NlXF9Q90y7K0AJz_Imyk_Sbsz557_Crov_MgyO_Crov_MVNfz_Imyk_SQXUEAPz_Imyk_SQXUJF78Gw_Nltl_XaSVXP_Imyk_Sbin_Imyk_SQXURVa-MaNa_b2L7_Crov_MVNf7v2ww2984E5_Nltl_XPSV7_Crov_MVNfC0E930A_Nltl_XPSV9vI1OE0w_WM-aQ-XUSQ.004J_Nltl_XN_7FJL%265%3d9QDMyY.96F%26ED%3dXMWS%26KE%3dXUSQfPRNWNRRWU%269%3dT9NS29RSNdNVQXPWM8NWSWvWyXwTMXNSzfv3O0T3w0xZxczRx8TZVbxYQAOVP7v3&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a>, la principale autorità internazionale che misura le crisi alimentari, che evidenziano un drammatico aumento della fame nella Striscia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra e il blocco totale imposto dalle autorità israeliane, che impedisce l&#8217;ingresso di aiuti e beni essenziali, hanno costretto le famiglie a prendere decisioni estreme per sopravvivere. Senza un&#8217;azione urgente per porre fine all&#8217;assedio e permettere l&#8217;ingresso di cibo e medicine, quasi un milione di bambini rischia di morire di fame, malattie o altre complicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi giorni, i membri dello staff di Save the Children hanno ricevuto segnalazioni di famiglie nel nord di Gaza che hanno adottato misure disperate per riuscire a sopravvivere, come mangiare cibo per animali, farina scaduta e farina mescolata con sabbia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non so come sfamare la mia famiglia. Non c&#8217;è cibo. Non ho altra scelta che mangiare cose che non immagineresti mai. È ingiusto. Mia figlia è&nbsp;debole, costantemente malata e non riesce ad alzarsi. Ha la diarrea. Soffre la fame. Mia moglie sta per perdere il nostro bambino non ancora nato&#8221;, ha dichiarato un padre di 30 anni, che vive nel nord di Gaza con la moglie incinta e la figlia di due anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Qui la situazione è disperata, c&#8217;è il caos. Non sappiamo quale sarà il nostro destino. Nessuno riesce ad avere una vita dignitosa. Perché sta accadendo tutto questo?&#8221;, gli fa eco la testimonianza di una madre di 25 anni di quattro figli nel nord di Gaza, i cui bambini stavano ricevendo cure per la malnutrizione presso la clinica sanitaria di Save the Children durante la breve pausa dei combattimenti. &#8220;Sappiamo cosa significa la fame, abbiamo visto in faccia la morte. I nostri figli stanno solo aspettando che arrivi il loro momento di morire&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quando le autorità israeliane hanno imposto l&#8217;assedio totale, il 2 marzo 2025, a Gaza non è stato permesso l&#8217;ingresso di nulla, né cibo, né acqua, né carburante, né medicinali. Quasi tutti nella Striscia dipendono dagli aiuti umanitari, ma con i rifornimenti tagliati, la gente cerca in tutti i modi di sopravvivere, mentre i camion carichi di cibo sono fermi a marcire alle frontiere. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM)<a href="https://customer50293.musvc3.net/e/tr?q=6%3dHeGbF%26G%3dF%26G%3dIVJY%262%3dbLVI%26P%3dwM7K8_Kdxe_VN_Mfvc_WU_Kdxe_USNpOrOw8pCxEqMtGD.Nw4505HvI9.62H_7tfu_Gi6D986_Mfvc_WUlgfa2-PJ2N10_7tfu_GiQJrNz03Mv_Mfvc_WJUM84GqDAB6D_7tfu_GiPJ2N10_7tfu_GiPJ2N1Dr4CD4Gr_Mfvc_WUpr9x4_5vhs_EkrL_5vhs_EZGcr_Mfvc_WJUMI4Mr_Mfvc_WJUMN94zKp_Kdxe_USWOUH_Mfvc_WUff_Mfvc_WJUMVOX-EeGX_T6E4_5vhs_EZGc4n6po625vIx_Kdxe_UHWO4_5vhs_EZGc5D86uD4_Kdxe_UHWO6nMtL7Dp_TE-eJ-UMWJ.728C_Kdxe_UF_A9GE%269%3d2N6QrV.109%26B6%3dbFTK%26O8%3dUMWJcHVGTFVKTM%26C%3dLTKes4nXrTJdtbr0uVMAp5q0J5LXHZJcL6rcMYHZq5nYMXFdH7oeubG0I8MWuTHb&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[2]</a> e le cucine comunitarie<a href="https://customer50293.musvc3.net/e/tr?q=5%3dCeBaA%26G%3dA%26F%3dDVEX%26w%3dbGUD%26P%3drL2K3_JYxZ_UI_MauX_WP_JYxZ_TNNkNmOr7kCsDlMoF9.Nr3z0zGqI4.5wH_2sau_Bh1D471_MauX_WPkbfV1-KJwMv0_2sau_BhLJmMu0xLq_MauX_WETH8yFlD6A1D_2sau_BhKJwMv0_2sau_BhKJwMvDm38DyFm_MauX_WPom9s3_zvcr_0kmK_zvcr_0ZBbm_MauX_WETHIyLm_MauX_WETHN43uKk_JYxZ_TNWJTC_MauX_WPea_MauX_WETHVJW-0eBW_O603_zvcr_0ZBb3i6kj6w4qIs_JYxZ_TCWJ3_zvcr_0ZBbzD35pDy_JYxZ_TCWJ5iMoK2Dk_S0-eE-THWE.6w88_JYxZ_TA_A4FA%269%3dwM1QmU.v04%26A1%3dbASF%26O3%3dTHWEbCVBSAVFSH%26C%3dHXAbJam6D6j0FXkaIXnYCWm6lSA7oUi9DYCdJaC9A4CYJ7CWm4jXCSj9lTjbFTB8&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[3]</a> in tutta la Striscia hanno esaurito il cibo e sono stati costretti a interrompere le operazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;È una catastrofe umanitaria deliberata – ha dichiarato <strong>Ahmad Alhendawi, Direttore regionale per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa dell&#8217;Est di Save the Children &#8211;</strong> I bambini vengono affamati di proposito, sotto l&#8217;assedio totale delle autorità israeliane. Abbiamo il cibo, abbiamo gli aiuti e sappiamo come trattare la malnutrizione nei bambini &#8211; quello che non abbiamo è l&#8217;accesso. Ci sono cibo, acqua e aiuti medici pronti a partire, ma vengono bloccati al confine, mentre le famiglie sono costrette a mangiare cibo per animali e foglie, facendo cose indicibili e disumane per resistere. Non si tratta di una crisi di approvvigionamento, ma di una crisi di accesso. In qualsiasi momento a Gaza, un bambino potrebbe essere ucciso da bombe e proiettili, dalla fame e dalle malattie, il mondo intero di una persona potrebbe svanire. La comunità internazionale deve agire ora per aprire i valichi e fornire aiuti salvavita. Non possiamo stare a guardare mentre un&#8217;intera popolazione viene affamata sotto gli occhi di tutti&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fame come arma di guerra è severamente vietata dal diritto internazionale ed è codificata come crimine di guerra, così come la negazione dell&#8217;assistenza umanitaria è una violazione del diritto internazionale umanitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Save the Children gestisce un centro di assistenza sanitaria primaria a Deir Al-Balah che fornisce servizi essenziali a bambini, madri e famiglie. La fine della pausa del conflitto il 18 marzo ha reso estremamente difficile per il nostro personale fornire servizi nutrizionali a bambini e famiglie, nonostante gli alti livelli di malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni. Durante il mese di aprile, siamo stati in grado di sottoporre a screening per la malnutrizione acuta solo 574 bambini, rispetto agli oltre 10.500 di gennaio, durante la pausa. Tra i bambini di età inferiore ai due anni sottoposti a screening ad aprile, più di uno su cinque è risultato affetto da malnutrizione acuta moderata o grave, che richiede un trattamento urgente.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://customer50293.musvc3.net/e/tr?q=3%3dDe6YB%26G%3d5%26D%3dEV9V%26x%3dbASE%26P%3dlJ3Kw_HZxT_SJ_MUsY_WJ_HZxT_RONeLnOl5lCmBmMiD0.Nl110tErIx.3xH_vqbu_6f2Dx52_MUsY_WJicfPy-LJqKw0_vqbu_6fMJgKv0rJr_MUsY_W9RI8sDmDz92D_vqbu_6fLJqKw0_vqbu_6fLJqKwDg19DsDn_MUsY_WJmn9m1_1vWp_AkgI_1vWp_AZ6Zn_MUsY_W9RIIsJn_MUsY_W9RINx1vKe_HZxT_ROWDRD_MUsY_WJcb_MUsY_W9RIVDU-Ae6U_P641_1vWp_AZ6Z1j6ek6q2rIm_HZxT_RDWD1_1vWp_AZ6Z1Dw3qDs_HZxT_RDWD3jMiI3De_QA-e9-RIW9.4x82_HZxT_RB_AxD10jQ%26m%3dHyI587.DnO%26mI%3dFV5X%263N%3d6ZAZDU0W5S0a5Z%26q%3dYh6B7fSAWh5DZ94oWB4m7840A5XEe9YDVCUBXhWk9f3naeQDa06jd7TnY0UIVeSH&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[1]</a> La classificazione integrata delle fasi della sicurezza alimentare (IPC) fornisce una scala comune per classificare la gravità e l&#8217;entità della carenza alimentare e della malnutrizione acuta. Secondo il rapporto IPC pubblicato oggi (12 maggio), quasi tutti (93%) i 2,1 milioni di abitanti di Gaza stanno già sopportando &#8220;livelli di crisi&#8221; di fame (IPC Fase 3) o peggiori. Tra questi, quasi 250mila persone stanno affrontando condizioni catastrofiche, &#8220;simili alla carestia&#8221;, mentre quasi la metà della popolazione si trova in uno stato di fame &#8220;da emergenza&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://customer50293.musvc3.net/e/tr?q=3%3dNa2YL%26C%3d1%26D%3dOR5V%268%3dX7SO%26L%3dhJCGs_HjtP_ST_IQsi_SF_HjtP_RYJaLxKh5v9iBwIeDJ.Jh1A6pE2Et.38D_rqlq_2fB0t5B_IQsi_SFimbLy-VFmK76_rqlq_2fWFcK66nJ2_IQsi_S5RS4oDw0v9B0_rqlq_2fVFmK76_rqlq_2fVFmK70c1I0oDx_IQsi_SFmx5i1_ArSp_KgcI_ArSp_KV2Zx_IQsi_S5RSEoJx_IQsi_S5RSJt16Ga_HjtP_RYS0RN_IQsi_SFcl_IQsi_S5RSR0U-Ka2U_Z2z1_ArSp_KV2Z1t2au2m22Ei_HjtP_RNS01_ArSp_KV2ZA0s310o_HjtP_RNS03tIeIC0a_QK-a5-RSS5.484x_HjtP_RL_7tDA6fR%26w%3dDuIE43.DxK%26iI%3dPR1X%26CJ%3d2ZKV0UJS1SJW1Z%261%3da93SUaUKRb4Oa84S7eUQ60SPY4Rt60YRW56QY3SyR1TR543uYc3Q562yY35u532P&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[2]</a> <a href="https://customer50293.musvc3.net/e/tr?q=9%3dAZHe9%26B%3dG%26J%3dBQKb%26u%3dWMYB%26K%3dxPzF9_NWsf_YG_HgyV_RV_NWsf_XLMCS.366.Kx7_8wYp_Hlt5CO_xqiv_8fCBv-HAJy-EAP-lE50-yJ59qI-w761-rKx4uN-iH5Oy94Cy-HuIg94-9rE9Aj%264%3d3QyLsY.t50%26Ey%3dWGWD%26J9%3dXFRKfAQHW9QLWF%268%3dIb71Ndj2L0DZrYi1te7SK87Sr8EYK7g1qegZGdgVv78TrWkZJX05J8hYtaj6O806Nej4&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">WFP runs out of food stocks in Gaza as border crossings remain closed | World Food Programme</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://customer50293.musvc3.net/e/tr?q=9%3d9d0e7%26F%3d9%26J%3d0UCb%26s%3daEY0%26O%3dpPxJ1_NUwX_YE_LYyT_VN_NUwX_XJMiRiNpAgBqHhLmJ5.Mp7v9xKmH2.9sG_zwWt_0lwC2Aw_LYyT_VNoXeT5-GIuQr9_zwWt_0lHIkQq9vPm_LYyT_VCXD7wJhC4EwC_zwWt_0lGIuQr9_zwWt_0lGIuQrCk74CwJi_LYyT_VNsi8q7_vuav_6jkO_vuav_6Y0fi_LYyT_VCXDHwPi_LYyT_VCXDM27qJi_NUwX_XJVHX9_LYyT_VNiW_LYyT_VCXDUHa-6d0a_K587_vuav_6Y0f7e5if5u8mHq_NUwX_X9VH7_vuav_6Y0fvC19lCw_NUwX_X9VH9eLmOxCi_W6-dC-XDVC.0s76_NUwX_X7_02Jv9nY%26h%3dG3Oz7A.JiN%26qO%3dAU9d%26xM%3d0f6YHa5V9Y5Z9f%26l%3d59Y8ck08V08eVGAg00YfU0b96BB5VHbC9Beh8086c0dCZBA99H0B7GX85GZhZGWB&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">[3]</a> <a href="https://customer50293.musvc3.net/e/tr?q=A%3dGgFgE%26I%3dE%26L%3dHXId%261%3ddKaH%26R%3dvR6M7_Pczd_aM_Oe1b_YT_Pczd_ZRTqI.1Ou_Pczd_ZRKsU5_Oe1b_YTEmWo-S2AoRq-b-K%26B%3dyR7ToZ.2C6%26F7%3de9m8oCXL%26R5%3dYNZGgIYDXGYHXN%26F%3dpercrBJaqdL0qZrdqYKYDfthLYpdHaqbreNhGep0reMfmetAIYGgqCMcC0r9ocrB&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://wck.org/news/gaza-update-5-7</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/12/gaza-save-the-children-a-rischio-carestia-il-93-dei-bambini/">Gaza: Save the Children, a rischio carestia il 93% dei bambini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Putin, la Russia e la NATO: le ragioni di un accerchiamento globale e le guerre in corso</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/05/10/putin-la-russia-e-la-nato-le-ragioni-di-un-accerchiamento-globale-e-le-guerre-in-corso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 May 2025 16:41:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[carlo di stanislao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le guerre si vincono prima con la testa, poi con la forza.&#8221; – Napoleone Bonaparte Il 9 maggio 2025, in occasione del Giorno della Vittoria, Vladimir Putin ha celebrato la resistenza della Russia con una parata che ha visto la partecipazione di migliaia di soldati e armamenti, ma quest&#8217;anno con una particolare enfasi sulla guerra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/10/putin-la-russia-e-la-nato-le-ragioni-di-un-accerchiamento-globale-e-le-guerre-in-corso/">Putin, la Russia e la NATO: le ragioni di un accerchiamento globale e le guerre in corso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Le guerre si vincono prima con la testa, poi con la forza.&#8221; – Napoleone Bonaparte</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 9 maggio 2025, in occasione del Giorno della Vittoria, Vladimir Putin ha celebrato la resistenza della Russia con una parata che ha visto la partecipazione di migliaia di soldati e armamenti, ma quest&#8217;anno con una particolare enfasi sulla guerra in Ucraina, ormai alla sua quarta annata. Al fianco di Putin, il presidente cinese Xi Jinping, simbolo di una alleanza strategica sempre più consolidata tra Mosca e Pechino, ha assistito a un evento che ha avuto un forte significato politico, non solo commemorativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo discorso, Putin ha rivendicato con forza il diritto della Russia a difendersi contro quella che considera una minaccia diretta della NATO. &#8220;Non possiamo permettere che la nostra sicurezza venga compromessa dalle manovre occidentali&#8221;, ha affermato, lanciando accuse di aggressione all&#8217;Occidente e riaffermando che la Russia non avrebbe mai ceduto su queste linee rosse. Le parole del leader russo sono state seguite da una risposta di grande fermezza, che riflette un sentimento di vittimismo da parte di Mosca, ormai convinta che l&#8217;espansione della NATO rappresenti una dichiarazione di guerra silenziosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La continuità del conflitto in Ucraina ha portato a una serie di sanzioni economiche imposte dalle nazioni occidentali, ma la Russia ha reagito con una determinazione che ha sorpreso molti analisti. Mentre la guerra si protrae senza una fine visibile all&#8217;orizzonte, l&#8217;economia russa è stata gradualmente diversificata, mentre Mosca ha rafforzato le proprie alleanze, non solo con la Cina, ma anche con paesi come l&#8217;Iran, che stanno giocando un ruolo sempre più importante nel contrastare l&#8217;influenza occidentale nella regione. A ciò si aggiunge la crescente cooperazione con paesi africani e asiatici che, nonostante le critiche, continuano a guardare a Putin come a una figura di resistenza contro l&#8217;ordine mondiale imposto da Washington e dalle sue alleanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, lo scenario globale è tutt&#8217;altro che sereno. Al di fuori dei confini ucraini, altri focolai di guerra continuano a imperversare, ognuno con le proprie complesse cause storiche e geopolitiche. La situazione di Gaza è sempre più esplosiva, con violenze che si intensificano a intervalli regolari. I bombardamenti israeliani su Gaza e le incursioni di Hamas all&#8217;interno dei territori israeliani si alternano a periodi di fragile cessate il fuoco che durano poco, alimentando un ciclo di odio che non trova soluzione. La comunità internazionale appare divisa, incapace di mettere in atto una strategia concreta per fermare l&#8217;escalation. Gli Stati Uniti e i paesi europei, che sostengono Israele, sono sempre più criticati, mentre i paesi arabi si fanno sentire con forza contro quella che considerano un&#8217;occupazione illegale dei territori palestinesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Asia, la tensione tra India e Pakistan rimane altissima. Le due potenze nucleari si trovano ad affrontare un conflitto che sembra destinato a non finire mai, con scaramucce regolari lungo la Linea di Controllo nel Kashmir, ma anche con attacchi a obiettivi strategici che potrebbero, in un momento di alta escalation, condurre alla guerra totale. Entrambi i paesi sono impegnati in una corsa agli armamenti nucleari, aumentando il rischio di un conflitto diretto, anche per via di incidenti o di manovre mal interpretate. Il timore di una guerra nucleare che coinvolga due delle potenze militari più potenti del continente asiatico è una realtà che terrorizza la comunità internazionale, anche se la diplomazia è riuscita fino ad ora a mantenere una fragile stabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Siria</strong>: La situazione in Siria è in continua evoluzione. Nonostante la ripresa del controllo da parte di Bashar al-Assad su gran parte del territorio, grazie al sostegno di Russia e Iran, il paese è ancora segnato da una frammentazione regionale significativa. Le forze kurde, che sono alleate degli Stati Uniti, continuano a mantenere il controllo nel nord-est del paese, in particolare nella regione di Rojava. L&#8217;intervento turco nel nord della Siria per contrastare la presenza kurda e i raid israeliani contro obiettivi iraniani continuano a destabilizzare la regione. Le aree sotto il controllo dei gruppi di opposizione, come quella di Idlib, sono costantemente sotto attacco da parte delle forze governative e dei loro alleati. La Siria continua a essere un campo di battaglia geopolitico, con interessi contrastanti di attori internazionali, inclusi gli Stati Uniti, la Turchia e l&#8217;Iran. Il conflitto siriano si è trasformato in un lungo stallo che non sembra avere una soluzione politica a breve termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a questi focolai di guerra, la scena internazionale è complicata dalla crescente influenza della Cina, che sta giocando un ruolo cruciale nell&#8217;Asia e nel Pacifico, nonché nelle relazioni con l&#8217;Africa e l&#8217;America Latina. La Cina, con il suo progetto della Nuova Via della Seta, sta espandendo la propria influenza economica e militare, rafforzando i legami con la Russia e aumentando il proprio peso geopolitico. La NATO, seppur in difficoltà, non può ignorare l&#8217;emergente potenza asiatica, e le preoccupazioni per un possibile allineamento tra Mosca e Pechino rappresentano una delle principali sfide per l&#8217;Occidente nei prossimi decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto globale segnato da conflitti e alleanze contrapposte, la voce del Papa si fa sempre più forte. In occasione del 10 maggio 2025, il Pontefice ha rinnovato il suo appello per la pace e la diplomazia, sottolineando che la guerra, qualunque essa sia, porta solo distruzione e morte. &#8220;La pace è l&#8217;unica via per un futuro di speranza&#8221;, ha detto il Papa, avvertendo che la comunità internazionale deve prendere coscienza dei pericoli derivanti da un&#8217;ulteriore escalation, soprattutto in un mondo dove le armi nucleari rimangono una minaccia incombente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, nonostante gli appelli alla pace, la realtà è ben diversa. Le potenze globali, divise tra l&#8217;Occidente e il blocco russo-cinese, sembrano essere più concentrate a proteggere i propri interessi strategici che a cercare un compromesso. Putin, dal canto suo, continua a vedere l&#8217;espansione della NATO come una minaccia diretta alla sua sicurezza nazionale. Le ragioni che spingono Mosca a mantenere la sua aggressiva posizione in Ucraina sono legate non solo a questioni territoriali, ma anche a un senso profondo di accerchiamento geopolitico. La Russia percepisce ogni passo della NATO verso est come un atto di ostilità e si sente obbligata a reagire con forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, la guerra in Ucraina non è solo una battaglia per il controllo di un territorio conteso, ma anche un simbolo di una più ampia lotta di potere tra le grandi potenze mondiali. La NATO, con la sua continua espansione, è vista da Mosca come una sfida all&#8217;equilibrio mondiale stabilito dopo la fine della Guerra Fredda. Putin, ormai deciso a non cedere, sembra pronto a portare avanti il conflitto con tutte le sue forze, anche se questo significa andare incontro a un isolamento sempre maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La citazione di Napoleone, &#8220;Le guerre si vincono prima con la testa, poi con la forza&#8221;, appare ancora una volta come una lezione che molti nel mondo dovrebbero prendere seriamente. Non è solo con la forza bruta che si vincono i conflitti, ma con la capacità di dialogare, di negoziare e di trovare soluzioni diplomatiche. Ma con le potenze globali che si allontanano sempre più dalla pace, il rischio di escalation e la possibilità di una guerra mondiale sembrano crescere ogni giorno. In un mondo sempre più polarizzato, la necessità di soluzioni pacifiche e diplomatiche è più urgente che mai.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/10/putin-la-russia-e-la-nato-le-ragioni-di-un-accerchiamento-globale-e-le-guerre-in-corso/">Putin, la Russia e la NATO: le ragioni di un accerchiamento globale e le guerre in corso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Quasi 3mila bambini malnutriti rischiano di morire in Gaza</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/06/11/quasi-3mila-bambini-malnutriti-rischiano-di-morire-in-gaza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 19:42:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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		<category><![CDATA[striscia di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quasi 3.000 bambini sono stati tagliati fuori dalle cure per la malnutrizione acuta moderata e grave nel sud della Striscia di Gaza, mettendoli a rischio di morte, mentre le violenze e gli sfollamenti continuano a compromettere l&#8217;accesso alle strutture e ai servizi sanitari per le famiglie disperate. Questo numero, basato sui rapporti dei partner dell&#8217;Unicef [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/06/11/quasi-3mila-bambini-malnutriti-rischiano-di-morire-in-gaza/">Quasi 3mila bambini malnutriti rischiano di morire in Gaza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quasi 3.000 bambini sono stati tagliati fuori dalle cure per la malnutrizione acuta moderata e grave nel sud della Striscia di Gaza, mettendoli a rischio di morte, mentre le violenze e gli sfollamenti continuano a compromettere l&#8217;accesso alle strutture e ai servizi sanitari per le famiglie disperate. Questo numero, basato sui rapporti dei partner dell&#8217;Unicef che si occupano di nutrizione, equivale a circa tre quarti dei 3.800 bambini che, secondo le stime, stavano ricevendo cure salvavita nel sud prima dell&#8217;escalation del conflitto a Rafah. Il rischio incombente che un numero maggiore di bambini vulnerabili si ammali a causa della malnutrizione è altrettanto preoccupante. Mentre c&#8217;è stato un leggero miglioramento nella consegna degli aiuti alimentari al nord, l&#8217;accesso umanitario nel sud è diminuito drasticamente. I primi risultati dei recenti controlli sulla malnutrizione nei governatorati centrale e meridionale di Gaza indicano che i casi di malnutrizione moderata e grave sono aumentati dalla seconda settimana di maggio, quando la consegna degli aiuti e l&#8217;accesso umanitario sono stati significativamente limitati dall&#8217;escalation dell&#8217;offensiva di Rafah. &#8220;Da Gaza continuano a emergere immagini raccapriccianti di bambini che muoiono sotto gli occhi delle loro famiglie a causa della continua mancanza di cibo, di forniture nutrizionali e della distruzione dei servizi sanitari- ha dichiarato la Direttrice regionale dell&#8217;Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, Adele Khodr- Se non si riprendono rapidamente le cure per questi 3.000 bambini, corrono il rischio immediato e grave di ammalarsi in modo critico, di contrarre complicazioni potenzialmente letali e di unirsi alla lista crescente di bambini e bambine uccisi da questa insensata privazione causata dall&#8217;uomo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio di un aumento dei casi di malnutrizione arriva nello stesso momento in cui i servizi di trattamento della malnutrizione sono al collasso. Oggi funzionano solo due dei tre centri di stabilizzazione della Striscia di Gaza che trattano i bambini gravemente malnutriti. Nel frattempo, i piani per l&#8217;apertura di nuovi centri sono stati ritardati a causa delle operazioni militari in corso nella Striscia. Il trattamento di un bambino per la malnutrizione acuta richiede in genere dalle sei alle otto settimane di cure ininterrotte e richiede cibo terapeutico speciale, acqua sicura e altro supporto medico. I bambini malnutriti sono maggiormente esposti al rischio di contrarre malattie e altri problemi di salute a causa dell&#8217;accesso limitato all&#8217;acqua potabile, dello straripamento delle acque reflue, dei danni alle infrastrutture e della mancanza di articoli igienici. La produzione di acqua nella Striscia di Gaza è ora meno di un quarto di quella che veniva prodotta prima dell&#8217;intensificarsi delle ostilità in ottobre. &#8220;I nostri appelli sulla crescente mortalità infantile dovuta a una combinazione evitabile di malnutrizione, disidratazione e malattie avrebbero dovuto mobilitare un&#8217;azione immediata per salvare le vite dei bambini, eppure questa devastazione continua- ha detto Khodr- Con gli ospedali distrutti, le cure interrotte e i rifornimenti scarsi, siamo destinati ad altre sofferenze e morti di bambini&#8221;. Dall&#8217;ottobre 2023, l&#8217;Unicef ha raggiunto decine di migliaia di donne e bambini con servizi di prevenzione e trattamento della malnutrizione, tra cui l&#8217;uso di alimenti terapeutici pronti per l&#8217;uso, biscotti ad alto contenuto energetico e integratori di micronutrienti per le donne in gravidanza contenenti ferro e altri nutrienti essenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;Unicef ha preposizionato altre forniture nutrizionali che arriveranno nella Striscia di Gaza, se l&#8217;accesso lo consentirà- ha dichiarato Khodr- Le agenzie delle Nazioni Unite stanno cercando di ottenere garanzie che le operazioni umanitarie possano raccogliere e distribuire in sicurezza gli aiuti ai bambini e alle loro famiglie senza interruzioni. Abbiamo bisogno di migliori condizioni operative sul campo, con più sicurezza e meno restrizioni. Ma in definitiva, è di un cessate il fuoco che i bambini hanno più bisogno&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/06/11/quasi-3mila-bambini-malnutriti-rischiano-di-morire-in-gaza/">Quasi 3mila bambini malnutriti rischiano di morire in Gaza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Allo stesso modo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/03/26/allo-stesso-modo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Mar 2022 15:58:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Guardian scrive venerdì 11 marzo&#160; che Alina, 91 anni, ha iniziato la sua vita da ragazza nell&#8217;assedio di Stalingrado&#160; e la sta finendo sotto un altro assedio della sua città in Ucraina allo stesso modo. I vetri delle finestre del suo appartamento sono tutti saltati a causa dei bombardamenti e lei vive nel corridoio&#160; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/03/26/allo-stesso-modo/">Allo stesso modo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il Guardian scrive venerdì 11 marzo&nbsp; che Alina, 91 anni, ha iniziato la sua vita da ragazza nell&#8217;assedio di Stalingrado&nbsp; e la sta finendo sotto un altro assedio della sua città in Ucraina allo stesso modo. I vetri delle finestre del suo appartamento sono tutti saltati a causa dei bombardamenti e lei vive nel corridoio&nbsp; dell&#8217;abitazione. Troppo fragile per essere trasportata&nbsp; per le scale al rifugio seminterrato&nbsp; ogni volta che risuonano le sirene di avviso dei bombardamenti. Ogni volta rimane lì. In una condizione di sospensione tra la vita e la morte. Che cosa aspetta Alina e i milioni di&nbsp; civili confinati nelle città assediate, sotto il fuoco dei missili . Alina aspetta come tutti che cosa non si sa. Forse la sua morte,la morte del suo paese nella resa incondizionata ,forse un accordo di cessate il fuoco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo già al primo mese di guerra&nbsp; Russia- Ucraina, che per Vladimir Putin doveva essere una guerra lampo. Una guerra&nbsp; che potrebbe anche durare a lungo&nbsp; considerato che in questo scenario geopolitico&nbsp; ci sono forze che fanno finta di&nbsp; lavorare per la pace e invece&nbsp; sanno bene che&nbsp; la guerra rende moltissimo ai propri interessi&nbsp; ,a&nbsp; differenza della pace . Politiche dissennate&nbsp; agitano&nbsp; all&#8217;interno dell&#8217;Europa dunque la “ guerra” ,la guerra calda&nbsp; che per decenni è stata sostituita dalla guerra fredda che sembrava essere il male peggiore&nbsp; .&nbsp; In questa dimensione&nbsp; nuova,&nbsp; che sicuramente&nbsp; cambierà&nbsp; molte cose e dalla quale sarà difficile tornare indietro, chi paga il prezzo più alto sono le popolazioni civili , in Ucrania come nel resto del mondo. Sappiamo che ci sono ancora&nbsp; almeno centocinquantasei conflitti locali in tutto il mondo ma sappiamo anche che quello in Ucrania potrebbe&nbsp; superare il livello di guardia ( es. uso di armi chimiche da parte della Russia, bombardamento anche per sbaglio di un paese aderente alla Nato, uso di armi non convenzionali&nbsp;&nbsp; come quelle atomiche che pur non&nbsp; arrivando alla bomba comunque scatenerebbero una guerra mondiale. Il prezzo più alto dunque&nbsp; in questo mese di guerra è stato pagato dalle popolazioni civili e dalla distruzione di alcune città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza è quello che è già capitato&nbsp; alla popolazione civile in alcuni scenari di guerra&nbsp; di oggi come Mariupol&nbsp;&nbsp; , quasi ras al suolo, la cui residua&nbsp; popolazione al trentesimo&nbsp; giorno di guerra è senza elettricità, acqua ,medicine e&nbsp; alimenti. Scenai di guerra di oggi ma anche di ieri.&nbsp; Di ieri,&nbsp; come Sarajevo&nbsp; nella ex Jugoslavia ,Aleppo in Siria,&nbsp; Groznyj in&nbsp; Cecenia. In particolare per quest&#8217;ultima va detto che&nbsp; mentre il ministro della Difesa russo Igor&#8217; Sergeev annunciava che circa 1.500 ribelli ceceni &nbsp;venivano uccisi nel tentativo di lasciare la capitale, l&#8217;assedio e la conquista di Groznyj lasciarono la città &nbsp;così devastata che nel 2003 le Nazioni Unite la proclamarono la <strong>&nbsp;</strong>città &nbsp;più devastata del mondo.&nbsp; Per fermarci a considerare solo&nbsp; le atrocità della guerra&nbsp; negli ultimi decenni senza tener conto di altri assedi famosi nella storia .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma appunto cominciamo con gli assedi storici famosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;assedio di Costantinopoli.</strong>&nbsp; Secondo lo storico&nbsp; Michael Howard «Le mura di Costantinopoli erano sviluppate in altezza, per resistere alla scalata. Le torri di guardia erano ancora più elevate, per dominare la campagna circostante. Ma tutto ciò era anche <em>pateticamente vulnerabile</em> alle palle di cannone, che scrosciavano martellandole alla base». Costantinopoli cadde nel 1453, dopo aver resistito per più di sette secoli all&#8217;assalto dell&#8217;Islam.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La muraglia di Scipione. Gli antichi Assiri erano costruttori formidabili&nbsp; soprattutto di complesse galle rie sotterranee&nbsp; attraverso le quali riuscisvano a raggiungere le nbasi delle fotificazioni nemiche per distruggerle .Oprere complesse&nbsp; ma anche imponenti come quello che fece Alessandro Magno&nbsp; che </strong>volendo espugnare la città di Tiro nel 332 a.C., costruì addirittura una diga lunga 600 metri per superare il braccio di mare che separava la città dalla terraferma. In questa costruzione furono impiegate tecniche particolari&nbsp; e forse sofisticate per quel tempo :&nbsp; piantare sul fondo marino una duplice fila di pali, e poi riempirla accumulando alberi provenienti dal Libano e pietre ricavate dalle vicine rovine. Un lavoro difficile ma anche improbo perchè continuamente sottoposto&nbsp; al sabotaggio&nbsp; di nemici esperti subacquei, che si immergevano fino all&#8217;ossatura della diga e, armati di scure, ne abbattevano i pali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va anche ricordata qui la distruzione di Deprana,&nbsp; nella parte occidentale della Sicilia,&nbsp; uno dei forti navali più importanti di Cartagine. Fu l&#8217;obiettico&nbsp; dell&#8217;attacco dei romani durante la prima guerra punica (264–241 aC),&nbsp; nel 249 a.C. Assediata sia a terra che in mare, Drepana riuscì a resistere ai nemici fino al 241 a.C.&nbsp;&nbsp; .&nbsp; Nell&#8217;assedio di Deprana ci furono fasi alterne.&nbsp; Le forze cartaginesi sconfissero la flotta romana catturando o affondando novantatrè navi senza perdere nemmeno un uomo . Nel 241 a.C.&nbsp; però&nbsp; i romani arrivarono con una flotta più forte e sconfissero i cartaginesi. La fine dell&#8217;assedio, dopo otto anni, segnò anche la fine della prima guerra punica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assedio di Salonicco ebbe luogo tra il 1422 e il 1430 e faceva parte dei tentativi degli ottomani di espandere il loro potere in Europa. Il&nbsp; sultano Murad II muoveva le sue truppe per&nbsp; punire gli imperatori bizantini della dinastia Paleologo per i loro tentativi di incitare l&#8217;esercito ottomano alla ribellione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assedio iniziò nel 1422 . L&#8217;anno successi&nbsp; il comando della città fu ceduto&nbsp; da&nbsp; Andronico il Paleologo alla&nbsp; Repubblica Veneta, che si assunse il compito di difenderla. Uno sforzo immane che costàò molto ai veneziani che nell&#8217;assumere ilk controllo della città non si eranoi resi conto di quello cui andavano incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si scontrò contro la resistenza della setta dei monaci guerrieri Ikkō-ikki, che controllava una rete di fortificazioni, templi e comunità ,l&#8217;azione di guerra Ishiyama-Honganji che&nbsp; ebbe luogo tra il 1570 e il 1580, verso la fine del periodo degli Stati Combattenti in Giappone.&nbsp; La guerra&nbsp; aveva come elemento centrale la lotta per la conquista della base Ikkō-ikki, la fortezza-cattedrale Ishiyama-Honganji (nell&#8217;odierna Osaka). Mentre Oda Nobunaga, il samurai che voleva unificare il Giappone alla fine del XVI secolo, e i suoi alleati&nbsp; conducevano&nbsp; attacchi alle comunità Ikki e alle fortificazioni nelle province vicine,&nbsp; il resto del suo esercito poneva&nbsp; l&#8217;assedio, bloccando l&#8217;accesso e il rifornimento a Ikkō-ikki, . L&#8217;assedio terminò dieci anni dopo, nel 1580.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dodici anni invece durò&nbsp; l&#8217;assedio di Filadelfia&nbsp; per mano dei turchi ottomani e&nbsp; segnò la fine dell&#8217;ultimo insediamento greco indipendente in Asia Minore. Nonostante la fortezza fosse cristiana, al suo assedio, durato dodici anni, partecipò anche un contingente bizantino. Perchè&nbsp; teoricamente, Filadelfia apparteneva all&#8217;impero bizantino ma era separata dal centro del potere bizantino da un&#8217;area controllata dagli ottomani, quindi la fortezza era praticamente indipendente. ( 1 )</p>



<p class="wp-block-paragraph">Otto anni di assedio .contro il&nbsp; monastero&nbsp; fortificato di Solovetsky&nbsp; dove circa 800 monaci membri di una setta chiamata i vecchi credenti, che si era formata per protestare contro le riforme della chiesa che favorivano l&#8217;oppressione feudale e le regole monastiche della servitù,si erano ribellati . L&#8217;assedio posto dallo zar russo&nbsp; andò avanti&nbsp; dal 1668 al 1676.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I monaci avevano un sostegno popolare, con molti contadini dei villaggi locali e persino soldati russi che contrabbandavano cibo e scorte oltre il blocco. All&#8217;assedio nel 1674,&nbsp; parteciparono oltre 1.000 soldati russi con&nbsp; artiglieria&nbsp; contro&nbsp; i monaci che avevano costruito una serie di nuove fortificazioni. L&#8217;assedio terminò a causa del tradimento di un monaco&nbsp; nel 1676, un monaco che mostrando&nbsp; ai russi una finestra dove poter entrare causò il&nbsp; massacro&nbsp; della popolazione. Solo 60 difensori sopravvissero&nbsp; all&#8217;assalto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assedio di Tripoli ebbe luogo nel 1102, durando sette anni fino al 1109. Fu un tentativo di Raimondo IV, il Conte di Tolosa, di assicurare la Terra Santa durante la Prima Crociata. Per supplire&nbsp; alla inadeguatezza della sua forza costituita da&nbsp; appena 300 uomini&nbsp; Raymond costruì la Cittadella di Raymond de Saint-Gilles nel tentativo di bloccare l&#8217;accesso a Tripoli via terra. Il governatore di Tripoli, Fakhr al-Mulk, attaccò la cittadella nel settembre del 1104, bruciando un&#8217;intera ala, uccidendo molti franchi e ferendo Raymond al punto che sarebbe morto cinque mesi dopo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul suo letto di morte, Raymond e Fakhr arrivarono ad un accordo, non uno che fermò l&#8217;assedio, perché sarebbe stato troppo saggio, ma uno che fermò gli attacchi alla fortezza in cambio dell&#8217;apertura delle rotte commerciali con Tripoli. Nel 1108, portare il cibo in città era ancora difficile, molti cittadini fuggivano e i nobili di Tripoli avevano venduto informazioni vitali sulle difese cittadine ai crociati (prima di essere giustiziati dagli stessi crociati per i loro sforzi). Nel 1109, con la città ancora in mano, il re crociato di Gerusalemme arrivò con rinforzi, che alla fine presero la città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Harlech era il&nbsp; castello in cui&nbsp; della regina dei Lancaster .Margherita d&#8217; Angiò, decise di rifugiarsi dopo che&nbsp; la fazione Lancaster alla fine delle Guerra delle rose&nbsp; fuggì in Scozie nel Galles. Dopo numerosi tentativi di espugnare questo castello fortificato e difeso da soli cinquanta uomini&nbsp;&nbsp; nel 1468, Edoardo IV fu costretto a organizzare un esercito di 10.000 uomini per impossessarsi del castello.&nbsp;&nbsp; Di fronte ad numero&nbsp; così soverchiante di&nbsp; assedianti in realtà il castello capitolo non perchè espugnata ma grazie&nbsp; ad una negoziazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1267, il sovrano mongolo Kublai Khan ordinò al suo comandante Aju di attaccare la città di Xiangyang. Mosse così&nbsp; un esercito di&nbsp; 100.000 uomini e&nbsp; 5.000 navi contro&nbsp; le truppe di difesa della città composte da appena&nbsp; 8.000 uomini . Un assedio durato&nbsp; dal 1267 al&nbsp; 1271 .La città capitolò&nbsp; perchè&nbsp; fu colpito un ponte di pietra&nbsp; che scatenò il panico tra i cittadini che&nbsp; cercando di aprire un varco per fuggire andaronop incontro al massacro .</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assedio di Gibilterra fu un tentativo infruttuoso degli spagnoli e dei francesi di impadronirsi della fortezza durante la guerra d&#8217;indipendenza americana. Questo assedio non è solo l&#8217;evento più lungo a cui hanno partecipato le forze armate britanniche, tra il 1779&nbsp; al 1783 ma è anche la dimostrazione della sconfitta di inglesi e francesi che dovettero abbandonare l&#8217;impresa.( 2&nbsp; )</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver ricordato alcuni assedi famosi sia per la durata che per le condizioni di lotta sul terreno va anche ricordato&nbsp; che&nbsp; gli sviluppi di quella che i greci battezzarono <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poliorcetica">poliorcètica</a> (<em>l&#8217;arte di espugnare una città</em>) hanno finito per influenzare profondamente il progresso tecnologico degli armamenti, anche se, fino all&#8217;avvento delle armi da fuoco, gli assalti contro mura e castelli sono stati condotti con armi relativamente semplici: soprattutto arieti e catapulte. E&#8217; risaputo che la tecnica dell&#8217;assedio&nbsp; delle città fu messa a punto dagli antichi romani</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due parole sulla tecnica dell&#8217;assedio&nbsp; inventato dagli antichi romani .Chiamato anche &#8220;gatto&#8221; o &#8220;montone&#8221;, l&#8217;ariete era una grossa trave di legno, terminante con una testa metallica. Inizialmente sorretto a forza di braccia, fu in seguito montato su carri protetti e gru, per facilitarne il movimento pendolare e quindi la forza di sfondamento. All&#8217;epoca romana gli arieti erano affiancati da formazioni di fanteria &#8220;a testuggine&#8221;, cioè con gli scudi sollevati sul capo degli attaccanti, mentre le prime file e quelle laterali li tenevano in posizione verticale, così da assicurare una copertura uniforme. I soldati camminavano curvi, per far scivolare sugli scudi le frecce, le lance o i massi scagliati dal nemico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le catapulte, invece, trovarono ampia applicazione fino al Quattrocento, scalzate poi soltanto dall&#8217;impiego dei cannoncini. In età feudale la loro efficacia venne accresciuta grazie a robusti telai su ruote. All&#8217;intelaiatura portante e a quella verticale dell&#8217;arco era fissata una forte matassa di corda ritorta, collegata a un braccio di legno terminante con un cucchiaio, nel quale si deponeva il proiettile. Il peso di quest&#8217;ultimo e la portata dell&#8217;arma erano proporzionali alla capacità di torsione della corda che faceva scattare in aria il braccio di lancio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le catapulte eseguivano un tiro curvo, mentre per scagliare proiettili o dardi a tiro teso veniva impiegata la &#8220;balista&#8221;, paragonabile a una sorta di grossa balestra. Gli assedianti usavano talvolta anche proiettili incendiari per costringere i nemici alla resa, mentre dagli spalti delle fortificazioni testuggini e arieti venivano fermati con il lancio di olio bollente e di frecce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi si difendeva, però, la sicurezza era affidata alla saldezza strutturale e alla disposizione geografica delle proprie fortificazioni. La storia delle fortificazioni permanenti inizia con le mura che Roma costruì nei secoli VIII e VI a.C.: erano dotate di parapetti merlati, fossati esterni, torri e <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/saliente/">salienti</a> per colpire il nemico sul fianco. Funzioni strategiche importanti ebbero il&nbsp; Vallo di Adriano&nbsp; (85 d.C.) e la Grande muraglia cinese : cominciata nel 244 a.C., nel VII secolo già misurava 2.500 chilometri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una notevole svolta, sia nelle opere difensive sia in quelle offensive, si determina però con l&#8217;avvento delle armi da fuoco, databile in Italia attorno al 1326. Negli assedi sono infatti le bombarde a influenzare l&#8217;andamento delle operazioni: tocca infatti alle artiglierie diroccare e distruggere il potere difensivo delle mura e dei ridotti, a loro volta protetti da altre bocche da fuoco. I primi cannoni furono gettati in bronzo o ferro, come le campane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia dei grandi assedi comincia a impoverirsi nel &#8216;600 e &#8216;700, a causa dello sviluppo delle armi da fuoco. Inoltre, la nascita dei grandi eserciti nazionali rende il ricorso all&#8217;assedio sempre meno utile per la conduzione delle operazioni belliche. Ormai era la guerra di movimento, con i suoi tempi rapidi, ad attrarre gli Stati maggiori e i condottieri. ( 3&nbsp; )</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assedio di Candia fu un episodio della&nbsp; guerra di Candia&nbsp; combattuta tra Venezia e lìImpero Ottomano per il possesso di&nbsp; Creta .La città di Candia , capitale dell&#8217;isola, subì un estenuante assedio , il secondo più lungo della storia dopo l&#8217; assedio di Ceuta&nbsp; (1694–1727), durato 21 anni, dal 1648 al 1669 , e terminato con la conquista turca&nbsp; della città e dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi l&#8217;assedio di&nbsp; Leningrado&nbsp; nell&#8217;autunno del 1941 quando la città fu&nbsp; circondata da Sud e da Nord da 31 Divisioni tedesche e dai loro alleati finlandesi. Quella morsa mortale durò 900 giorni, dall’8 settembre 1941 al 27 gennaio del ’44 e costò alla città – la seconda dell’Unione Sovietica – atroci sofferenze e un milione e mezzo di morti. Venne liberata dall’Armata Rossa.&nbsp; (4 )</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma veniamo a eventi più vicini a noi</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assedio di Sarajevo, avvenuto durante la&nbsp; guerra in Bosnia ed&nbsp; Erzegovina , è stato il più lungo&nbsp; nella storia bellica della fine del XX secolo, durato dal 5 aprile 1992&nbsp; al 29 febbraio 1996.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul campo si contrapposero&nbsp; le forze del governo della Bosnia&nbsp; che si era dichiarato indipendente dalla&nbsp; Jugoslavia ,contro l&#8217;Armata Popolare Jugoslava&nbsp; (JNA) e le forze serbo-bosniache (VRS), che miravano a distruggere il neo-indipendente stato della Bosnia ed Erzegovina e a creare la Repubblica Serba di Bosnia&nbsp; ed Erzegovina .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si stima che durante l&#8217;assedio le vittime siano state più di 12.000, i feriti oltre 50.000, l&#8217;85% dei quali tra i civili. A causa dell&#8217;elevato numero di morti e della migrazione forzata, nel 1995 la popolazione si era ridotta a 334,664 unità, il 64% della popolazione pre-bellica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra città vittima di assedio e distruzione fu&nbsp; durante&nbsp; la prima guerra cecena&nbsp; combattuta tra Russia e&nbsp; Cecenia&nbsp; dal 1994 al 1996&nbsp; e finì con la dichiarazione d&#8217;indipendenza della Cecenia dalla Russia e la nascita della&nbsp; Repubbica Cecena di&nbsp; Ickeria .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la campagna iniziale del 1994-1995, culminata con la devastante battaglia di&nbsp; Groznyi, le forze federali russe cercarono di controllare le varie aree montuose della Cecenia ma vennero respinti dalla guerriglia&nbsp; cecena e dai raid condotti in pianura, nonostante la preponderante maggioranza di uomini russi, la superiorità negli armamenti e il supporto aereo di cui fruivano. La diffusa demoralizzazione delle forze federali e la quasi universale opposizione dell&#8217;opinione pubblica russa riguardo al conflitto, portarono il governo di Boris&nbsp; El&#8217;cin&nbsp; a dichiarare il&nbsp; cessate il fuoco nel 1996 e a siglare un trattato di pace&nbsp; l&#8217;anno seguente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le vittime civili oscillarono tra le 30.000 e le 100.000 e più di 200.000 feriti; più di 500.000 persone furono costrette a lasciare la loro terra e le città, così come molti villaggi, vennero lasciati in rovina lungo tutto il paese.<a></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consigliere di Boris El&#8217;cin per i diritti umani Sergej Kovalëv stimò che circa 27.000 civili morirono nelle prime cinque settimane di combattimenti. Lo storico e generale russo Dmitrij Volkogonov&nbsp; affermò che i bombardamenti russi provocarono 35.000 vittime civili, inclusi 5.000 bambini, e che la grande maggioranza di queste vittime era di etnia&nbsp; russa. Mentre le vittime tra i soldati non sono conosciute, la parte russa ha ammesso di aver perso 2.000 uomini, uccisi o scomparsi. La battaglia di Groznyj aveva scioccato la Russia e il mondo provocando dure critiche verso la guerra. Gli osservatori internazionali dell&#8217; OCSE descrissero la scena come una &#8220;catastrofe inimmaginabile&#8221;, l&#8217;ex leader sovietico&nbsp; Michail Gorbacev&nbsp; definì la guerra una &#8220;vergognosa avventura sanguinaria&#8221; e il cancelliere tedesco&nbsp; Helmut Kohl&nbsp; &#8220;pura follia&#8221;.&nbsp;&nbsp; ( 5&nbsp; )</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2003 le Nazioni Unite&nbsp; definirono&nbsp; Grozny, la capitale della Cecenia, la città più distrutta al mondo. Nei dieci anni precedenti a Grozny si erano combattute due guerre terribili tra esercito russo e separatisti ceceni che volevano l’indipendenza della Cecenia dalla Russia. La seconda guerra cecena aveva raggiunto il suo apice durante la battaglia di&nbsp;Grozny (1999-2000), quando la città fu assediata e poi bombardata violentemente dalle forze russe e filo-russe. Le decisioni di radere al suolo Grozny, di usare dei lanciarazzi multipli con bombe termobariche e di colpire i profughi che cercavano di lasciare la città assediata furono prese dall’allora primo ministro russo Vladimir Putin. Putin era arrivato al potere pochi mesi prima, nell’agosto del 1999, e nel maggio del 2000 sarebbe diventato per la prima volta presidente della Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mark Galeotti, un esperto di sicurezza russa, ha scritto su Fereign&nbsp; Policy&nbsp; che, dalla prospettiva russa, quello che dimostrò la seconda guerra cecena fu il valore strategico della brutalità in guerra, quando applicata in quantità sufficienti. <em>Valore strategico</em> significa che la violenza era diventata funzionale a un obiettivo preciso – annullare la resistenza fisica e morale dei separatisti – che a sua volta era funzionale allo scopo finale: riconquistare Grozny e vincere la guerra. Galeotti ha scritto che in Cecenia, così come sta succedendo ora ad Aleppo, la Russia non mostrò imbarazzo per le violenze compiute. Smentì sistematicamente qualsiasi accusa, anche quelle sostenute da prove. ( 6 )</p>



<p class="wp-block-paragraph">La battaglia di Aleppo è un episodio della&nbsp; guerra civile siriana , una delle più lunghe e sanguinose battaglie di tutta la guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziata il 19 luglio&nbsp; 2012, ha coinvolto numerose delle organizzazioni&nbsp; e gruppi armati&nbsp; nella guerra&nbsp; civile siriana&nbsp; ed ha portato alla divisione della città in due parti controllate rispettivamente dal governo (Aleppo Ovest) e dai ribelli (Aleppo Est), trasformandosi sostanzialmente in una guerra di posizione&nbsp; con vari tentativi di avanzamento da ambo le parti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto che ha reso molto feroce la battaglia è stato il fatto che entrambe le fazioni siano riuscite a tagliare i rifornimenti dalle retrovie nemiche, giungendo quindi ad una situazione in cui tutta la città si trovò contemporaneamente sotto assedio .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella seconda metà di dicembre del 2016 le forze governative, dopo aver rotto l&#8217;assedio ribelle e grazie anche al supporto dei miliziani curdi, hanno riconquistato interamente la parte est della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le azioni di guerriglia&nbsp; e guerra di posizione&nbsp; e i bombardamenti massicci sugli edifici, in quattro anni di scontri, hanno devastato la città. A causa dell&#8217;altissimo numero di morti, stimato in almeno 31.000, la battaglia di Aleppo è nota anche come la &#8220;madre delle battaglie&#8221; e la città stessa è talvolta soprannominata &#8220;la Stalingrado di Siria&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va ricordato che&nbsp; la presenza di&nbsp; milizie Jihadiste&nbsp; lega&nbsp; il “modello Grozny” a quello di&nbsp; Aleppo. Nella seconda guerra cecena fu rilevante la presenza dei jihadisti di al Qaida che andarono in Cecenia nell’ambito del loro progetto di&nbsp;combattere un jihad globale. Lorenzo Vidino, esperto italiano di terrorismo,&nbsp; ha scritto&nbsp; sulla rivista specializzata <em>Middle East Quarterly</em> che la maggior parte dei ceceni non condivideva la visione strategica di al Qaida: era vicina a un’interpretazione più moderata dell’Islam e voleva solo l’indipendenza dalla Russia. Ma allearsi con i jihadisti significava avere più possibilità di vincere la guerra. Anche ad Aleppo è successo una cosa del genere. Diverse milizie ribelli, anche quelle non estremiste, si sono alleate con al Qaida per una questione di opportunità. Allora&nbsp; ha scritto Galeotti, «ogni tentativo di mettere in discussione i metodi russi è stato tacciato [dal governo russo] come un tentativo di proteggere i terroristi&nbsp; (7 )</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aleppo e la guerra in Siria hanno prodotto 5.5 milioni i rifugiati siriani ospitati&nbsp; in oltre 130 paesi del mondo &#8211; segnala un documento dell&#8217; UNHCR, l&#8217;Agenzia Onu per i profughi. Il 70% di loro vive in condizioni di totale povertà, senza accesso al cibo, all&#8217;acqua e ai servizi basilari per la sopravvivenza. I soggetti più vulnerabili sono bambini e i ragazzi, il 45% dei rifugiati ha meno di 18 anni,&nbsp;1.6 milioni di bambini rifugiati hanno meno di 10 anni, fra questi 1 milione è nato in esilio; un&#8217;intera generazione segnata che, oltre a soffrire la fame e il freddo, si vede spesso negato anche il diritto all&#8217;istruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;interno dei confini siriani, poi, i bisogni umanitari restano enormi:&nbsp;6.7 milioni gli sfollati interni, metà dei quali sono lontani dalle loro case da più di 5 anni; oltre 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria e protezione; 5.9 milioni di persone vivono in condizioni di emergenza abitativa. Drammatica anche la situazione sanitaria: soltanto il 58% degli ospedali e il 53% dei centri medici che svolgono servizi di base sono pienamente funzionanti. E comunque, quasi 9 siriani su 10 vivono sotto la soglia di povertà. UNHCR ribadisce l&#8217;urgenza di raccogliere fondi per i suoi interventi a sostegno dei rifugiati siriani.&nbsp;Nel 2020, abbiamo sostenuto quasi 800.000 persone in più attraverso l&#8217;assistenza economica diretta, per far fronte ai loro bisogni essenziali, ma serve un&#8217;azione decisiva, perché&nbsp;nel 2020 solo il 53% dei bisogni sono stati soddisfatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza vie d&#8217;uscita. Dopo 10 anni di guerra in Siria circa 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. Edifici e infrastrutture civili, compresi gli ospedali, sono stati attaccati ancora nel 2020. Migliaia di persone sono state uccise o ferite e centinaia di migliaia costrette a lasciare le loro case, facendo conquistare alla Siria il triste primato di paese con la più grande popolazione di sfollati interni al mondo, oltre 6 milioni. Oggi la crisi economica e la pandemia stanno ulteriormente deteriorando la situazione.&nbsp; (8)</p>



<p class="wp-block-paragraph">La popolazione siriana vive da oltre cinquant’anni sotto il dominio del clan familiare di Assad; le prime manifestazioni di protesta verso questa leadership così lunga iniziano durante la cosiddetta “primavera araba”. Il 15 marzo 2011 le forze di sicurezza di Assad sparano sulla folla a Daraa e Homs, arrestano i bambini che avevano scritto sui muri gli stessi slogan delle primavere arabe, torturandoli e uccidendoli. Da quel momento la rivolta si diffonde in tutto il Paese, dando inizio ad una guerra civile che ormai dura da 10 anni e che ha causato milioni di rifugiati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A settembre 2021 l&#8217;ONU riferiva&nbsp; che quasi 1,5 milioni di persone vivono in 1.116 <strong>campi</strong> per sfollati attivi nel nord-ovest della <strong>Siria</strong>, di questi sfollati il 79% sono donne e bambini e circa 24.162 persone con bisogni specifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho ricordato gli assedi  di città nella storia antica  e in età più vicina a noi  come  Sarajevo, Aleppo e  Grozny perchè allo stesso modo potrebbe succedere in questa guerra russa ucraina con  la capitale  Kiev. Fonti ucraine, confermano che gli avamposti russi sarebbero stati avvistati nei sobborghi della capitale dell&#8217;Ucraina. Se i mezzi corazzati e i soldati dovessero avere difficoltà ad entrare in città, la strategia russa potrebbe scegliere la carta del bombardamento aereo e missilistico per fiaccare la resistenza ucraina e a questo punto Kiev rischia di diventare la<strong> Sarajevo del nuovo millennio</strong>. Il governo ucraino avrebbe sperato di poter evacuare donne e bambini ma Mosca ha chiuso la possibilità di corridoi umanitari. La situazione nella capitale si fa sempre pesante. I giornalisti sono stati evacuati dagli hotel del centro città, ormai deserto. Quello che si pensava fosse un posto sicuro, il cuore di Kiev, sta diventando  il cuore di un massacro .</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Valter Marcone</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photo: Celestino Arce/NurPhoto.com</p>



<p class="wp-block-paragraph">(1) Fonte&nbsp; https://ichi.pro/it/gli-assedi-piu-lunghi-della-storia-121913087683064</p>



<p class="wp-block-paragraph">( 2&nbsp; )https://it.mydailyselfmotivation.com/articles/history-fact-fiction/10-of-the-longest-sieges-in-history.html</p>



<p class="wp-block-paragraph">( 3&nbsp; )&nbsp; Fonte&nbsp; &#8220;All&#8217;assalto&#8221;, di Massimo Ferrari e Alessandra Cattaneo, pubblicato su <em>Focus</em> 20.https://www.focus.it/cultura/storia/assedio-guerre-antiche-moderne</p>



<p class="wp-block-paragraph">( 4) https://www.ana.it/lalpino/l-assedio-pi-lungo-della-storia-2011-11-24/</p>



<p class="wp-block-paragraph">( 5&nbsp; ) Fonte wilkipedia</p>



<p class="wp-block-paragraph">( 6)&nbsp; https://www.ilpost.it/2016/10/02/battaglia-di-grozny-aleppo/</p>



<p class="wp-block-paragraph">( 7)&nbsp; <a href="https://www.ilpost.it/2016/10/02/battaglia-di-grozny-aleppo/">https://www.ilpost.it/2016/10/02/battaglia-di-grozny-aleppo/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">(8)https://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2021/03/14/news/siria-292167892/</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/03/26/allo-stesso-modo/">Allo stesso modo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>MO. Voci dalla Palestina: &#8220;Voto in Israele non cambia nulla&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/04/09/mo-voci-dalla-palestina-voto-in-israele-non-cambia-nulla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 20:52:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si parte con un kibbutz, poche tende e qualche strumento per lavorare la terra. Poi arrivano il filo spinato e le telecamere. Appena l&#8217;insediamento cresce, ecco l&#8217;esercito: e&#8217; il segnale che si puo&#8217; iniziare a costruire. Il panorama che circonda la tomba di &#8216;Erode il grande&#8217; a Betlemme, Cisgiordania, e&#8217; desolante. Le colline, un tempo pascoli verdi per i pastori palestinesi, sono ormai invase dagli insediamenti dei coloni israeliani. Sull&#8217;ultimo spazio libero, gia&#8217; iniziano a spuntare le prime case. Siamo sulla strada per Hebron, piena &#8216;area C&#8217;, territorio palestinese controllato dall&#8217;esercito di Tel Aviv. I check point e le &#8216;watch tower&#8217;, le torrette utilizzate dai militari israeliani, sono ovunque. Ad ogni incrocio, decine di telecamere. &#8220;Ufficialmente questo territorio dovrebbe essere palestinese- mi spiega Ayoub, la mia guida- Ma quando i coloni si insediano ed arriva l&#8217;esercito, Israele ne prende il controllo. Ormai l&#8217;area A, quella sotto il pieno controllo palestinese, resiste solo all&#8217;interno delle citta&#8217;&#8221;. E&#8217; sabato, Shabbat, e la strada scorre libera. Nel panorama, le case palestinesi sono immediatamente riconoscibili: &#8220;Hanno i bidoni per conservare l&#8217;acqua sui tetti. Succede spesso che il nostro governo non paghi regolarmente e gli israeliani stacchino l&#8217;acqua corrente. Comunque meglio che a Gaza, dove l&#8217;elettricita&#8217; viene fornita per 4 ore al giorno&#8221;. Gli chiedo se pensa se la situazione, con le elezioni in Israele, possa cambiare. Scuote la testa prima di invitarmi a non buttare la sigaretta fuori dal finestrino: &#8220;C&#8217;e&#8217; un check point qui davanti ed ogni scusa e&#8217; buona per darci fastidio. Non cambiera&#8217; nulla: vogliono solo renderci la vita impossibile per spingerci ad andarcene&#8221;.</p>
<p>Per la Cisgiordania o, come la chiamano i suoi abitanti, la &#8216;West Bank&#8217;, le tensioni sono pane quotidiano. Ma le elezioni in Israele vogliono dire guerra. Ayoud mi indica una torre di guardia sporca di fuliggine e vernice, segno di scontri recenti: &#8220;Da li&#8217;, la settimana scorsa, hanno sparato ad un ragazzo di 19 anni&#8221;. Perche&#8217;? &#8220;Non lo sappiamo, le telecamere le controllano loro, fanno sapere solo quello che vogliono&#8221;. Percorriamo 800 metri, un&#8217;altra torretta, altri segni di scontri: &#8220;I cecchini li&#8217; sopra tengono sotto tiro l&#8217;ingresso di quella scuola&#8221;, dice indicando il compound costruito dalle Nazioni Unite. Mi spiega che le forze israeliane temono che gli studenti possano lanciare i sassi contro le auto dei coloni, cosi&#8217; ogni assembramento nel piazzale antistante la scuola e&#8217; proibito. &#8220;La settimana scorsa, dopo i raid su Gaza, gli studenti hanno provato a protestare ma sono stati immediatamente dispersi da un forte lancio di fumogeni&#8221;. Provo a controbattere, dicendo che la verita&#8217; non sta mai da una sola parte, che anche gli israeliani contano vittime: &#8220;Certo, ma la sproporzione di forze e&#8217; troppa. Un palestinese attacca quando e&#8217; disperato, quando gli hanno arrestato il padre, ucciso un fratello o portato via la casa. Gli israeliani lo sanno che non possono fermare un uomo che ha deciso di morire, per questo hanno cosi&#8217; tanta paura&#8221;. Penso ai casi di &#8216;cronaca&#8217;, a quel padre che, dopo l&#8217;omicidio del figlio, ha caricato un check point uccidendo 5 soldati prima di essere &#8216;neutralizzato&#8217;. O a quel ragazzo, stanco dei soprusi, che si e&#8217; ribellato ai controlli uccidendo tre militari prima di dileguarsi nel nulla: &#8220;Lo hanno cercato per un mese, mobilitando piu&#8217; di 4mila soldati e battendo strada per strada tutta la West Bank. Alla fine l&#8217;hanno trovato e trasportato in una prigione in Israele&#8221;.</p>
<p>Svoltiamo a destra, un cartello rosso con scritte bianche in arabo ed ebraico avverte che quella zona e&#8217; vietata ai cittadini israeliani. &#8216;Benvenuti a Hebron&#8217;, l&#8217;unico luogo della West Bank dove i coloni ebrei si sono insediati nel cuore della citta&#8217;, rivendicando il diritto di trasformare la moschea, sede delle tombe di Abramo e Isacco, in una Sinagoga. Hebron e&#8217; un calderone pronto a esplodere in ogni momento: &#8220;Se succede qualcosa, succede qui&#8221; dicono i residenti. Nel 1994 un colono statunitense, travestitosi da militare, apri&#8217; il fuoco sui fedeli musulmani durante la preghiera, facendo 60 morti prima di essere linciato dalla folla. Nelle proteste che seguirono, l&#8217;esercito israeliano uccise altri 30 palestinesi. Oggi si contano 400 coloni israeliani protetti da una guarnigione di circa 3mila militari, la moschea e&#8217; stata divisa a meta&#8217; per creare una sinagoga e i fedeli musulmani possono accedere alla loro parte solo dopo aver presentato i documenti ai militari di Tel Aviv. Un uomo in abiti civili e con un walkie talkie in mano ci indica dove parcheggiare. &#8220;È un poliziotto palestinese. Non possono portare l&#8217;uniforme ne&#8217; armi- dice l&#8217;autista- Gli israeliani non lo permettono&#8221;. Scendiamo dalla macchina, vediamo delle piccole finestre con gli scuri verdi e delle scale a pioli di legno poggiate davanti. &#8220;I coloni si sono insediati dall&#8217;altra parte della strada e hanno murato gli ingressi di queste case. Gli abitanti, adesso, devono entrare dalle finestre&#8221;. Arriviamo nella citta&#8217; vecchia di Hebron. I portoni gialli dei negozi di quello che era uno dei mercati piu&#8217; importanti della Palestina sono quasi tutti chiusi. &#8220;Circa il 90 per cento dei commercianti si e&#8217; trasferito nella citta&#8217; nuova&#8221;, spiega Ayoub. Sopra di noi una rete metallica piena di bottiglie di plastica e sacchi neri. &#8220;I coloni abitano qui sopra. Per spingerci ad andarcene, buttano i loro rifiuti sulle nostre teste. Questa rete e&#8217; la nostra unica difesa&#8221;.</p>
<p>Welcome&#8217; e&#8217; la parola che sentiamo piu&#8217; spesso mentre camminiamo per queste strade ormai dimenticate dai turisti. Ci fermiamo a bere un caffe&#8217; in uno dei pochi negozi aperti, proprio davanti alla moschea, a due metri dal posto di guardia israeliano. Gli occhi dei militari ci scrutano attenti. Il proprietario versa da bere, ride, racconta storie di quando era ragazzo e ci da&#8217; un consiglio: &#8220;Pensate a vostra madre e smettete di fumare, quella si che e&#8217; una cosa pericolosa&#8221;. Ride. Abdulraouf Al-Mohtaseb, questo il suo nome, e&#8217; un simbolo della resistenza di Hebron. Piu&#8217; volte gli israeliani hanno provato a comprare la sua casa, &#8220;arrivando a offrirgli 100 milioni di dollari&#8221;, scrive il portale online &#8216;Aljazeera&#8217; in un servizio a lui dedicato. &#8220;Ma lui si e&#8217; sempre rifiutato, a qualsiasi prezzo&#8221;, spiega Ayoub. &#8220;Quella e&#8217; la sua casa e non se ne andra&#8217;. Noi siamo felici perche&#8217;, nonostante tutto, viviamo sulla nostra terra ed un giorno il mondo celebrera&#8217; il nostro coraggio. Gli israeliani invece hanno paura, girano armati perche&#8217; sanno di non essere a casa loro. E&#8217; questa la nostra vittoria&#8221;.</p>
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		<title>Cibo: 124 mln a rischio fame a causa dei conflitti</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/03/22/1cibo-124-mln-a-rischio-fame-a-causa-dei-conflitti01190/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 21:18:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Circa 124 milioni di persone nel mondo soffrono a causa di malnutrizione acuta dovuta in primo luogo a conflitti armati: la stima, relativa al 2017, accompagnata dalla previsione di un possibile ulteriore aggravarsi della crisi, e&#8217; contenuta in un rapporto pubblicato oggi dalle Nazioni Unite. Secondo lo studio, le situazioni piu&#8217; critiche si riscontrano in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/03/22/1cibo-124-mln-a-rischio-fame-a-causa-dei-conflitti01190/">Cibo: 124 mln a rischio fame a causa dei conflitti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Circa 124 milioni di persone nel mondo soffrono a causa di malnutrizione acuta dovuta in primo luogo a conflitti armati: la stima, relativa al 2017, accompagnata dalla previsione di un possibile ulteriore aggravarsi della crisi, e&#8217; contenuta in un rapporto pubblicato oggi dalle Nazioni Unite. Secondo lo studio, le situazioni piu&#8217; critiche si riscontrano in Myanmar, Nigeria, Yemen e Sud Sudan, Paesi tutti dove sono in corso conflitti armati o comunque violenze diffuse. Nel rapporto si evidenzia che la malnutrizione acuta si accompagna alla perdita dei mezzi di sostentamento e comporta il rischio di morte per fame. Secondo gli esperti dell&#8217;Onu, la crisi potrebbe aggravarsi nel 2018, con lo Yemen in cima alla gratuatoria dei Paesi piu&#8217; a rischio. Nell&#8217;edizione dello scorso anno del rapporto si stimava in 108 milioni il numero delle persone che soffrivano di malnutrizione acuta. Il dato del 2015 era invece di 80 milioni. Lo studio e&#8217; frutto di una collaborazione tra l&#8217;Onu, l&#8217;Unione Europea e altri organismi, governativi e non.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/03/22/1cibo-124-mln-a-rischio-fame-a-causa-dei-conflitti01190/">Cibo: 124 mln a rischio fame a causa dei conflitti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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