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	<title>Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>16 marzo 1978: Aldo Moro, la memoria della democrazia e la responsabilità educativa della scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 17:37:43 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama oggi l’attenzione della comunità educativa e dell’opinione pubblica su una delle date più significative e dolorose della storia della Repubblica italiana. Il 16 marzo 1978 Aldo Moro fu rapito a Roma dalle Brigate Rosse in via Fani, in un agguato che provocò la morte dei cinque uomini della sua scorta e aprì una delle pagine più drammatiche della storia democratica del nostro Paese. Il sequestro avvenne in un momento politico di straordinaria delicatezza: proprio quel giorno il Governo Andreotti IV si apprestava a ottenere il voto di fiducia da entrambi i rami del Parlamento, sostenuto anche dall’appoggio esterno del Partito Comunista Italiano, in un contesto che avrebbe potuto segnare un passaggio importante nella maturazione del sistema democratico italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terrorismo colpì allora non soltanto una delle figure politiche più autorevoli della Repubblica, ma la stessa idea di confronto democratico come metodo di costruzione della vita pubblica. Dopo cinquantacinque giorni di prigionia, il 9 maggio 1978, Aldo Moro fu assassinato, lasciando nel Paese una ferita profonda e una domanda ancora aperta sul significato della violenza politica nella storia contemporanea italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aldo Moro fu tra i protagonisti più influenti della vita istituzionale repubblicana. Quattro volte Presidente del Consiglio dei Ministri, rientra tra i pochi statisti italiani ad aver guidato il Governo per oltre cinque anni complessivi, insieme ad Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti e, in epoca successiva, Silvio Berlusconi. Tuttavia, il suo contributo alla storia politica italiana non può essere ridotto alla durata delle esperienze di governo. Moro rappresentò una visione della politica come esercizio alto di responsabilità, fondata sulla mediazione, sull’ascolto e sulla capacità di interpretare i cambiamenti sociali senza rinunciare ai principi democratici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quasi mezzo secolo da quegli eventi, la memoria del 16 marzo continua a interpellare il presente. La vicenda di Moro non appartiene soltanto alla storia del terrorismo italiano, ma costituisce un passaggio fondamentale per comprendere quanto la democrazia sia esposta ai rischi della radicalizzazione ideologica, della delegittimazione delle istituzioni e dell’uso della violenza come strumento politico. In questo quadro, la scuola assume un ruolo centrale nella costruzione di una memoria consapevole e critica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il ricordo di Aldo Moro debba essere interpretato come un’occasione educativa capace di coinvolgere studenti e studentesse in una riflessione profonda sui valori costituzionali, sul significato della partecipazione democratica e sul ruolo delle istituzioni nella tutela dei diritti fondamentali. Studiare quella stagione della storia italiana significa comprendere quanto sia fragile l’equilibrio democratico quando il confronto politico viene sostituito dall’odio ideologico e dalla violenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scuola può trasformare la memoria storica in uno spazio di elaborazione civile, dove il passato diventa strumento per comprendere le sfide del presente. In un tempo segnato da polarizzazioni culturali e da linguaggi pubblici spesso aggressivi, la figura di Aldo Moro invita a recuperare la profondità del dialogo politico e la centralità della responsabilità istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo il CNDDU auspica che la memoria del 16 marzo venga sempre più valorizzata all’interno dei percorsi di educazione civica e di storia contemporanea, promuovendo iniziative didattiche, momenti di approfondimento e occasioni di confronto che permettano alle nuove generazioni di leggere criticamente quella stagione della nostra storia nazionale. Solo attraverso la conoscenza e la riflessione è possibile costruire una cittadinanza consapevole, capace di riconoscere il valore della democrazia e di difenderne i principi fondamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordare Aldo Moro non significa soltanto rendere omaggio a una figura centrale della storia repubblicana. Significa assumersi una responsabilità educativa e culturale: quella di trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza che la democrazia vive nella partecipazione dei cittadini, nella qualità del dialogo pubblico e nella capacità delle istituzioni di rimanere fedeli ai valori della Costituzione. In questo senso, la memoria diventa impegno civile e la scuola il luogo privilegiato in cui tale impegno può trasformarsi in coscienza democratica.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Romano Pesavento</strong></p>
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		<title>Crisi Iran–Israele e USA: richiamato ruolo ONU, media e scuole alla responsabilità giuridica e alla tutela della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 18:59:45 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/03/01/crisi-iran-israele-e-usa-richiamato-ruolo-onu-media-e-scuole-alla-responsabilita-giuridica-e-alla-tutela-della-vita/">Crisi Iran–Israele e USA: richiamato ruolo ONU, media e scuole alla responsabilità giuridica e alla tutela della vita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani prende atto che la televisione di Stato iraniana ha confermato la morte della Guida Suprema Ali Khamenei a seguito dell’attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in territorio iraniano. La notizia, che nelle ore precedenti era rimasta sospesa tra dichiarazioni politiche, smentite e rilanci mediatici, assume ora carattere ufficiale. Ciò non modifica, ma anzi rafforza, la responsabilità di una riflessione lucida, giuridicamente fondata e culturalmente orientata alla tutela della vita e alla prevenzione dell’escalation.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli eventi riportati delineano uno scenario di straordinaria gravità: l’operazione militare, annunciata da Israele come “attacco preventivo” per rimuovere minacce definite esistenziali alla propria sicurezza, ha colpito più città iraniane, inclusa l’area di Teheran dove si trovava la residenza della Guida Suprema. Alla distruzione della residenza e al ritrovamento del corpo di Khamenei si sono accompagnati bombardamenti e dichiarazioni di stato di emergenza, mentre l’Iran ha reagito con una massiccia rappresaglia missilistica verso basi statunitensi nel Golfo e siti israeliani. Si è aperta una sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mentre il bilancio delle vittime civili si aggrava drammaticamente, con la notizia della morte di 108 studentesse presso la scuola di Minab. Le dichiarazioni dei leader coinvolti, incluse quelle che evocano il sostegno a rivolte interne o la prosecuzione delle operazioni per giorni, alimentano una dinamica che rischia di trasformare un conflitto regionale in una crisi di portata sistemica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conferma della morte di un capo di Stato o di una guida politica non può essere trattata come evento isolato o come esito tattico. Sul piano del diritto internazionale, resta centrale la valutazione della legalità dell’uso della forza. La Carta delle Nazioni Unite stabilisce un divieto generale della minaccia o dell’uso della forza, ammettendo deroghe esclusivamente nei casi previsti e disciplinati. L’eventuale qualificazione di un’azione come “preventiva” impone un vaglio rigoroso in termini di necessità e proporzionalità, e non può prescindere dal ruolo del Consiglio di Sicurezza, cui spetta la responsabilità primaria per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Anche quando uno Stato invochi la legittima difesa, tale diritto è subordinato a condizioni stringenti e temporanee, nonché all’obbligo di informare immediatamente il Consiglio di Sicurezza. La riunione straordinaria dell’organo conferma la centralità dell’ONU quale sede istituzionale per ricondurre la crisi entro il perimetro della legalità multilaterale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre inoltre ribadire che la legittimità dell’uso della forza non esaurisce la questione della liceità delle modalità con cui essa viene esercitata. Il diritto internazionale umanitario impone la distinzione tra obiettivi militari e popolazione civile e vieta attacchi indiscriminati. La morte di 108 studentesse costituisce una tragedia che richiama con forza l’obbligo inderogabile di proteggere i civili. In ogni conflitto, la tutela della popolazione non è una clausola opzionale ma un imperativo giuridico assoluto. La normalizzazione di operazioni volte alla “decapitazione” del vertice politico-militare come strumento di risoluzione del conflitto rischia di indebolire il principio fondamentale della protezione della vita e di favorire una cultura della guerra come scorciatoia strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il CNDDU richiama anche la responsabilità dei mezzi di comunicazione in una fase in cui le parole precedono e accompagnano i missili. Se in precedenza la prudenza era necessaria per evitare la diffusione di notizie non confermate, ora essa è indispensabile per evitare che il linguaggio pubblico alimenti la radicalizzazione e la disumanizzazione. La credibilità dell’informazione costituisce un bene pubblico essenziale; in tempo di conflitto diventa infrastruttura di sicurezza democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla dimensione giuridica e mediatica si affianca quella economica. I conflitti armati producono effetti strutturali che si protraggono per generazioni: destabilizzazione dei mercati energetici, interruzione delle catene del valore, crescita del rischio-paese, inflazione geopolitica, aumento del debito pubblico e compressione della spesa sociale. Gli studi internazionali stimano che l’impatto economico globale della violenza superi i 19 trilioni di dollari annui in termini di parità di potere d’acquisto. Ogni escalation sottrae risorse all’istruzione, alla sanità e allo sviluppo sostenibile, generando un circolo vizioso di insicurezza e disuguaglianza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario la scuola assume un ruolo strategico. L’educazione ai diritti umani non può limitarsi a una dimensione teorica o commemorativa; deve diventare spazio di analisi critica delle dinamiche internazionali, dei principi della Carta delle Nazioni Unite, del funzionamento del Consiglio di Sicurezza, dei limiti giuridici dell’uso della forza e delle implicazioni economiche dei conflitti. La recente Raccomandazione UNESCO sull’educazione alla pace e ai diritti umani richiama la necessità di integrare nei curricoli competenze giuridiche, consapevolezza globale e responsabilità civica. Formare cittadini capaci di comprendere la complessità del diritto internazionale, di valutare i costi economici della guerra e di riconoscere la manipolazione del linguaggio pubblico significa investire nella prevenzione dei conflitti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conclusioni del CNDDU non sono dettate dall’emotività del momento, ma dalla coerenza con la propria missione educativa. La morte di un leader, la distruzione di infrastrutture, la perdita di vite civili – soprattutto di giovani studentesse – non possono essere assorbite nella logica della ritorsione infinita. È necessario che il Consiglio di Sicurezza eserciti pienamente la propria funzione di garanzia della pace, che le istituzioni europee e nazionali promuovano ogni iniziativa diplomatica possibile e che il linguaggio pubblico abbandoni la retorica della vittoria per assumere quella della responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pace non è un’interruzione della guerra, ma la condizione giuridica e culturale che rende possibile la tutela dei diritti umani. In un momento in cui la storia accelera pericolosamente, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce che solo un impegno sistemico fondato su legalità internazionale, responsabilità mediatica ed educazione critica potrà impedire che la spirale della violenza comprometta il futuro delle nuove generazioni.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Romano Pesavento</strong></p>
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		<title>Emergenza dipendenza da smartphone: un patto educativo per salvare il benessere psicologico dei nostri studenti</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 17:34:15 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/06/15/emergenza-dipendenza-da-smartphone-un-patto-educativo-per-salvare-il-benessere-psicologico-dei-nostri-studenti/">Emergenza dipendenza da smartphone: un patto educativo per salvare il benessere psicologico dei nostri studenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario nuovamente richiamare l’attenzione su un fenomeno sempre più urgente e pervasivo: la dipendenza da smartphone tra adolescenti. I segnali di allarme sono ormai quotidiani. Tra i più gravi, quello che ha coinvolto un giovane ricoverato d’urgenza per una vera e propria crisi d’astinenza da smartphone presso l’Ospedale San Luigi di Orbassano. Secondo gli specialisti, non si tratta più di semplici “eccessi giovanili”, ma di una forma di dipendenza che può modificare i circuiti cerebrali, ridurre le funzioni cognitive e avere conseguenze psicologiche rilevanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;“L’uso problematico dello smartphone” (Problematic Smartphone Use – PSU), una condizione che, pur non essendo ancora formalmente riconosciuta come disturbo clinico, colpisce tra il 10% e il 30% degli adolescenti si manifesta con un uso eccessivo del telefono, la difficoltà a separarsene anche per brevi periodi, ansia crescente in assenza del dispositivo, isolamento sociale, calo del rendimento scolastico e, nei casi più gravi, sintomi depressivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri parlano chiaro. Secondo una ricerca Changes Unipol / Kkienn, il 64% dei giovani utilizza lo smartphone in modo continuativo, il 57% lo fa fino a tarda notte, compromettendo il sonno. Il 30% riconosce un impatto negativo su studio, lavoro o relazioni sociali. E ancora: il 50% sperimenta ansia da notifica e il 40% dichiara di preferire i contatti online a quelli dal vivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma un dato sorprendente, e forse incoraggiante, emerge dai giovani stessi. Sempre più ragazzi iniziano a riconoscere la natura tossica di un certo uso della tecnologia. Secondo il prof. Jonathan Haidt, autore del recente saggio <em>The Anxious Generation</em>, il 45% dei ragazzi sotto i 25 anni afferma che non regalerebbe uno smartphone a un figlio prima dei 14 anni. E molti sarebbero disposti a rinunciare a TikTok, Snapchat o Instagram.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’uso precoce e incontrollato degli smartphone è allarmante: oggi l’età media del primo telefono si è abbassata a 9 anni e quasi la metà dei bambini di 10-11 anni ha già profili social attivi. Le conseguenze sono evidenti: difficoltà di concentrazione (segnalata dall’82% degli insegnanti), aumento dei disturbi del sonno e crescita del cyberbullismo, fenomeni che il Ministero ha tentato di contenere con il divieto d’uso dei cellulari durante le lezioni, esteso progressivamente a tutte le scuole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il solo divieto tuttavia non basta se non è accompagnato da un progetto educativo ampio e condiviso, che coinvolga attivamente scuola, famiglia e istituzioni. Non basta “vietare”: bisogna insegnare a usare consapevolmente la tecnologia, promuovendo il pensiero critico, l’autonomia e il benessere emotivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tale, complesso, contesto, il CNDDU propone la creazione di un Patto Educativo Digitale, un’intesa tra scuola, famiglie e studenti che possa stabilire regole chiare, azioni condivise e strumenti di supporto. Tra le misure concrete, si inserisce anche l’introduzione obbligatoria di sistemi come le custodie Yondr, già sperimentate in alcune scuole italiane, che permettono di bloccare l’uso dello smartphone durante le ore di lezione senza sottrarlo agli studenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste iniziative, affiancate da percorsi di formazione per docenti e genitori, da sportelli psicologici e da attività educative attive, vogliono restituire alla scuola il suo ruolo di luogo di apprendimento autentico, dove i giovani siano protagonisti e non spettatori passivi, capaci di sviluppare competenze di problem solving e pensiero critico, così carenti secondo l’indagine OCSE-PISA 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il patto si baserebbe su alcuni principi concreti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>introdurre regole condivise sull’uso degli smartphone a scuola;</li>



<li>promuovere percorsi di educazione digitale che insegnino a gestire tempo, notifiche, algoritmi, privacy;</li>



<li>offrire formazione specifica per docenti e genitori sui rischi legati all’iperconnessione;</li>



<li>attivare sportelli psicologici scolastici competenti anche sul fronte delle nuove dipendenze;</li>



<li>valorizzare app e strumenti etici per monitorare e limitare l’uso compulsivo del telefono.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tra questi strumenti, uno dei più innovativi è Clearspace, un’app pensata per aiutare le persone – e in particolare i giovani – a ridurre il tempo trascorso davanti allo schermo. Il suo funzionamento è semplice ma efficace: si imposta un numero massimo di accessi giornalieri per app come Instagram o TikTok, oltre a un tempo limite. Raggiunto il limite, l’app blocca l’accesso, “espellendo” l’utente. Inoltre, permette di monitorare anche il comportamento degli amici, incentivando dinamiche di supporto reciproco e sfide positive. “Non è il tempo davanti allo schermo a essere sempre sbagliato – spiega Royce Branning, cofondatore di Clearspace – ma l’uso improprio che ne facciamo. Il nostro obiettivo è aiutare le persone a riappropriarsi del proprio tempo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se da una parte la tecnologia può essere parte della soluzione, dall’altra serve un cambiamento culturale più profondo, che parte dalla famiglia. Le ultime ricerche hanno infatti dimostrato che lo stile educativo dei genitori può influenzare significativamente il comportamento digitale dei figli. Un rapporto basato su comunicazione, ascolto e sostegno emotivo riduce la dipendenza da smartphone molto più di un approccio punitivo e rigido. In particolare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la mediazione positiva attiva, ovvero l’incoraggiamento a usare il telefono in modo costruttivo, aiuta a sviluppare un rapporto sano con la tecnologia;</li>



<li>il co-utilizzo (genitori e figli che navigano o giocano insieme) rafforza la fiducia e riduce la pressione sociale;</li>



<li>la mediazione restrittiva, se condivisa e motivata, può funzionare, ma deve evitare imposizioni cieche o punitive;</li>



<li>la mediazione negativa (basata solo sull’enfasi dei pericoli) rischia di peggiorare la situazione, soprattutto se adottata dalle madri.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio è chiaro: serve un’alleanza educativa, non solo norme e controlli. Serve aiutare i ragazzi a capire, non solo proibire. Serve riscoprire il valore della relazione autentica, del tempo libero non mediato da uno schermo, delle esperienze concrete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il CNDDU invita quindi tutte le scuole, i genitori, le istituzioni educative e gli stessi studenti a riflettere sul ruolo che vogliamo assegnare alla tecnologia nella vita quotidiana. E chiede che il tema dell’educazione digitale venga finalmente affrontato con la serietà e la visione sistemica che merita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché solo attraverso un’azione condivisa sarà possibile restituire ai nostri ragazzi un presente più libero, più consapevole e più umano.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Romano Pesavento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Fumo: 300 milioni di fumatori in meno in 20 anni. Una vittoria per il diritto alla salute globale</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2025 18:10:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[#UnRespiroPulito]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[fumatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con grande favore la notizia diffusa durante la 78ª Assemblea mondiale della sanità, secondo cui, grazie alla Convenzione quadro dell’OMS per la lotta al tabacco (FCTC), la prevalenza del fumo è diminuita di un terzo a livello mondiale, con 300 milioni di fumatori in meno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/19/fumo-300-milioni-di-fumatori-in-meno-in-20-anni-una-vittoria-per-il-diritto-alla-salute-globale/">Fumo: 300 milioni di fumatori in meno in 20 anni. Una vittoria per il diritto alla salute globale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con grande favore la notizia diffusa durante la 78ª Assemblea mondiale della sanità, secondo cui, grazie alla Convenzione quadro dell’OMS per la lotta al tabacco (FCTC), la prevalenza del fumo è diminuita di un terzo a livello mondiale, con 300 milioni di fumatori in meno rispetto a 20 anni fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale risultato rappresenta un importante traguardo per la tutela del diritto alla salute, sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e riconosciuto come fondamentale per lo sviluppo umano e sociale. Il nostro Coordinamento sottolinea con particolare apprezzamento le iniziative di alcuni Paesi, come il Vietnam e la Costa d’Avorio, che hanno adottato misure concrete contro il tabacco, e il sostegno dato agli agricoltori per riconvertire le coltivazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In coerenza con questi obiettivi, il CNDDU ha promosso nel corso dell’anno scolastico 2024/2025 un’articolata campagna di sensibilizzazione nelle scuole italiane dal titolo “#UnRespiroPulito” sul tema della prevenzione del tabagismo e della promozione di stili di vita sani. Attraverso seminari, incontri con esperti e attività didattiche mirate, migliaia di studenti sono stati coinvolti in percorsi di consapevolezza sui danni del fumo e sull&#8217;importanza della salute come diritto umano universale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi progressi internazionali e le iniziative educative sul territorio nazionale dimostrano che la volontà politica e culturale, sostenuta da interventi normativi e formativi, può incidere profondamente sui comportamenti dannosi e salvare milioni di vite. Continueremo a promuovere l&#8217;educazione ai diritti umani e alla salute come pilastro dell’insegnamento nelle scuole, nella convinzione che ogni giovane consapevole sia un cittadino più libero.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Romano Pesavento</strong></p>
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		<title>Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani su dichiarazioni ministro Di Maio rientro professori Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jul 2018 14:18:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[docenti fuorisede]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi di Maio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani in occasione delle dichiarazioni rilasciate a Pozzallo dal ministro del Lavoro on. Luigi Di Maio, in merito al rientro dei docenti fuorisede, le cui palesi difficoltà economiche ed affettive sono state adeguatamente evidenziate dallo stesso, fa presente che il Coordinamento da più anni è impegnato a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/07/23/coordinamento-nazionale-docenti-della-disciplina-dei-diritti-umani-su-dichiarazioni-ministro-di-maio-rientro-professori-sud/">Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani su dichiarazioni ministro Di Maio rientro professori Sud</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani in occasione delle dichiarazioni rilasciate a Pozzallo dal ministro del Lavoro on. Luigi Di Maio, in merito al rientro dei docenti fuorisede, le cui palesi difficoltà economiche ed affettive sono state adeguatamente evidenziate dallo stesso, fa presente che il Coordinamento da più anni è impegnato a sensibilizzare la classe politica su tali tematiche. In base ad una nostra recente analisi, abbiamo appurato che per la classe di Concorso A046 – discipline giuridiche ed economiche &#8211; solo 25 docenti hanno avuto il trasferimento interprovinciale. Le regioni che hanno fatto registrare il maggior numero di trasferimenti sono state la Puglia con 8 unità pari al 32%, la Sicilia con 7 pari al 28% e la Basilicata con 3 pari al 12%. Per quanto riguarda le province, sono Foggia, Brindisi e Potenza con 3 trasferimenti, pari al 12%, a evidenziare i valori maggiori. I dati in oggetto illustrano una situazione molto preoccupante, in quanto la classe di concorso in questione risulta penalizzata rispetto alle altre, circa la possibilità di ottenere il trasferimento. In diversi comunicati ci siamo premurati di suggerire alcune modalità, attraverso le quali sboccare tale stato di cose. Inutilmente.<br />
La classe di concorsoA046, già bistrattata dai governi precedenti, “vanta” anagraficamente primati negativi, determinati da tagli e ridimensionamenti ingiustificati, in quanto la maggior parte dei docenti fa registrare un’età media intorno ai cinquant’anni. A tal proposito, si spera che possano arrivare quanto prima risposte e provvedimenti costruttivi per tutti gli insegnanti in difficoltà e le loro famiglie. Dalle innumerevoli lettere pervenute al nostro Coordinamento, risulta manifesto che le spese degli insegnanti fuori sede assorbono quasi tutto lo stipendio, situazione che comporta frustrazione e malessere generalizzato con evidenti conseguenze sullo stato di salute dei singoli docenti e sull’efficacia ed efficienza nell’esercizio della professione docente.<br />
Facilitare l’avvicinamento dei docenti fuori sede alle proprie città di residenza non costituisce una mera opera di assistenzialismo buonista, ma consentirebbe anche di arrestare un circolo vizioso di depauperamento in atto nel nostro Mezzogiorno, incentrato sullo spopolamento, sul “malessere demografico”, sull’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale e sulla riduzione dei consumi. Accorciare il divario tra Nord e Sud passa anche da interventi di tal genere, mirati a creare cultura e ricchezza in zone fortemente arretrate. In tal senso, molte regioni hanno condiviso le istanze dei lavoratori della scuola e sono state prospettate diverse soluzioni per limitare gli effetti della mobilità.<br />
In passato, nei ripetuti incontri con soggetti istituzionali, abbiamo avanzato una soluzione rispetto al problema enunciato, che corrisponde all’utilizzo, anche nelle scuole di primo grado, del personale scolastico in oggetto, per potenziare l’area della legalità nelle aree svantaggiate del nostro Paese. Sappiamo bene che una riforma strutturale nell’immediato non è praticabile, ma siamo anche consapevoli che la politica e i suoi rappresentanti possono trovare, se vogliono, sulla scorta di precedenti già acquisiti, la giusta via.<br />
In molte regioni, ad esempio, i contratti individuali di lavoro a tempo indeterminato nell’anno scolastico 2015 / 2016 sono stati siglati tra i dirigenti scolastici della scuola secondaria di primo grado, delegati dall’Ufficio Scolastico Regionale. Oggi molti docenti sono impegnati nel potenziamento in seguito delle assunzioni della legge 107 del 2015; in molti casi si verifica una presenza maggiore di personale nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud d’Italia. A tal proposito, chiediamo che venga effettuato dal MIUR un monitoraggio delle risorse in campo, per favorire una maggiore presenza dei docenti nelle realtà altamente degradate e disagiate, che trarrebbero grande vantaggio dalle strategie didattiche elaborate da personale assunto ad hoc.</p>
<p style="text-align: right;">Romano Pesavento</p>
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