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	<title>crisi economica Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Difficoltà economiche, 3 mln italiani rinunciato a cure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 18:03:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono ben 3 milioni gli italiani che, tra marzo e dicembre 2020, a causa di difficolta&#8217; economiche sopraggiunte per pandemia e lockdown hanno dovuto rinunciare a cure mediche;&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/01/21/difficolta-economiche-3-mln-italiani-rinunciato-a-cure/">Difficoltà economiche, 3 mln italiani rinunciato a cure</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ben 3 milioni gli italiani che, tra marzo e dicembre 2020, a causa di difficolta&#8217; economiche sopraggiunte per pandemia e lockdown hanno dovuto rinunciare a cure mediche; questo e&#8217; uno dei numeri emersi dall&#8217;indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione nazionale rappresentativo della popolazione adulta, ma non e&#8217; l&#8217;unico che racconta l&#8217;influenza del Covid sulla cura della salute dei nostri connazionali. Continuando a scorrere l&#8217;analisi si scopre che 32,8 milioni di italiani si sono visti rimandare, se non addirittura annullare, visite, esami o operazioni in programma nel 2020; nello specifico, circa 27,9 milioni di italiani, vale a dire il 73,6% di coloro che avevano in programma un appuntamento presso una struttura sanitaria, hanno subito uno o piu&#8217; rinvii, mentre 13 milioni di cittadini, pari a piu&#8217; di un paziente su tre (34,3%), hanno dovuto fare i conti con l&#8217;annullamento.</p>
<p>L&#8217;IMPATTO DEL CORONAVIRUS SUL SISTEMA SANITARIO Come detto, gran parte della popolazione adulta a causa dell&#8217;emergenza sanitaria ha dovuto fare i conti con disservizi che, dati alla mano, hanno riguardato praticamente tutte le specialita&#8217;; ma se il triste primato spetta, in percentuale, a gastroenterologia e urologia (rispettivamente con l&#8217;81,2% e il 75% di pazienti che hanno subito ritardi o annullamenti su visite, esami od operazioni gia&#8217; programmate), anche patologie molto gravi non sono state esenti da questo fenomeno e, ad esempio, hanno subito ritardi o annullamenti il 61,1% dei pazienti cardiologici ed il 47,2% di quelli oncologici. Mediamente il rinvio e&#8217; stato di quasi due mesi (53 giorni), ma il dato ancor piu&#8217; preoccupante e&#8217; che nel 68% dei casi l&#8217;appuntamento e&#8217; stato rimandato sine die. Per alcune specialita&#8217;, pero&#8217;, i giorni di rinvio sono stati ben piu&#8217; lunghi; nel caso dell&#8217;oncologia, ad esempio, lo slittamento medio e&#8217; stato di 63 giorni, per la cardiologia di 72 giorni e addirittura 81 giorni per la ginecologia.</p>
<p>AUMENTA IL RICORSO ALLA SANITÀ PRIVATA La pandemia ha messo sotto stress tutte le strutture sanitarie, ma in particolar modo quelle pubbliche; fra coloro cui e&#8217; stato rinviato o annullato un appuntamento gia&#8217; programmato, nel 54,7% dei casi questo si sarebbe dovuto svolgere in struttura pubblica, nel 45,3% in una privata. Fra chi ha subito un rinvio o un annullamento, il 30,2% degli intervistati ha poi scelto di svolgere il controllo in struttura privata, il 31% in struttura pubblica, ma soprattutto, per il 38,8% l&#8217;esame e&#8217; stato annullato senza alcuna riprogrammazione. Questa situazione ha spinto molti italiani ad abbandonare la sanita&#8217; pubblica in favore di quella privata: secondo l&#8217;indagine circa 7 milioni di cittadini, a seguito del rinvio o annullamento, hanno scelto di spostare da una struttura pubblica ad una privata una o piu&#8217; visite. Quando si chiede la ragione del ricorso al privato si scopre che il 18,9% dei pazienti lo hanno fatto per paura che la loro patologia peggiorasse, il 12,6% perche&#8217; avevano un&#8217;assicurazione che ne copriva i costi. Chi si e&#8217; rivolto ad una struttura privata ha dichiarato di aver speso, in media, 292 euro per singola visita, esame o operazione. Per far fronte ai costi legati alla sanita&#8217; privata, il 73,2% ha pagato usando i propri risparmi, mentre il 16,6% ha fatto ricorso ad un&#8217;assicurazione sanitaria; interessante notare, invece, come circa 2,2 milioni di pazienti (pari al 9,1% di chi e&#8217; ricorso alla sanita&#8217; privata) abbiano dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie. La soluzione del prestito e&#8217; piu&#8217; frequente tra i rispondenti residenti al Sud e nelle Isole, dove la percentuale arriva all&#8217;11,9%. Sono ben 3 milioni gli italiani che, tra marzo e dicembre 2020, a causa di difficolta&#8217; economiche sopraggiunte per pandemia e lockdown hanno dovuto rinunciare a cure mediche; questo e&#8217; uno dei numeri emersi dall&#8217;indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione nazionale rappresentativo della popolazione adulta, ma non e&#8217; l&#8217;unico che racconta l&#8217;influenza del Covid sulla cura della salute dei nostri connazionali.<br />
Continuando a scorrere l&#8217;analisi si scopre che 32,8 milioni di italiani si sono visti rimandare, se non addirittura annullare, visite, esami o operazioni in programma nel 2020; nello specifico, circa 27,9 milioni di italiani, vale a dire il 73,6% di coloro che avevano in programma un appuntamento presso una struttura sanitaria, hanno subito uno o piu&#8217; rinvii, mentre 13 milioni di cittadini, pari a piu&#8217; di un paziente su tre (34,3%), hanno dovuto fare i conti con l&#8217;annullamento.</p>
<p>L&#8217;IMPATTO DEL CORONAVIRUS SUL SISTEMA SANITARIO Come detto, gran parte della popolazione adulta a causa dell&#8217;emergenza sanitaria ha dovuto fare i conti con disservizi che, dati alla mano, hanno riguardato praticamente tutte le specialita&#8217;; ma se il triste primato spetta, in percentuale, a gastroenterologia e urologia (rispettivamente con l&#8217;81,2% e il 75% di pazienti che hanno subito ritardi o annullamenti su visite, esami od operazioni gia&#8217; programmate), anche patologie molto gravi non sono state esenti da questo fenomeno e, ad esempio, hanno subito ritardi o annullamenti il 61,1% dei pazienti cardiologici ed il 47,2% di quelli oncologici.<br />
Mediamente il rinvio e&#8217; stato di quasi due mesi (53 giorni), ma il dato ancor piu&#8217; preoccupante e&#8217; che nel 68% dei casi l&#8217;appuntamento e&#8217; stato rimandato sine die. Per alcune specialita&#8217;, pero&#8217;, i giorni di rinvio sono stati ben piu&#8217; lunghi; nel caso dell&#8217;oncologia, ad esempio, lo slittamento medio e&#8217; stato di 63 giorni, per la cardiologia di 72 giorni e addirittura 81 giorni per la ginecologia.</p>
<p>AUMENTA IL RICORSO ALLA SANITÀ PRIVATA La pandemia ha messo sotto stress tutte le strutture sanitarie, ma in particolar modo quelle pubbliche; fra coloro cui e&#8217; stato rinviato o annullato un appuntamento gia&#8217; programmato, nel 54,7% dei casi questo si sarebbe dovuto svolgere in struttura pubblica, nel 45,3% in una privata. Fra chi ha subito un rinvio o un annullamento, il 30,2% degli intervistati ha poi scelto di svolgere il controllo in struttura privata, il 31% in struttura pubblica, ma soprattutto, per il 38,8% l&#8217;esame e&#8217; stato annullato senza alcuna riprogrammazione. Questa situazione ha spinto molti italiani ad abbandonare la sanita&#8217; pubblica in favore di quella privata: secondo l&#8217;indagine circa 7 milioni di cittadini, a seguito del rinvio o annullamento, hanno scelto di spostare da una struttura pubblica ad una privata una o piu&#8217; visite.<br />
Quando si chiede la ragione del ricorso al privato si scopre che il 18,9% dei pazienti lo hanno fatto per paura che la loro patologia peggiorasse, il 12,6% perche&#8217; avevano un&#8217;assicurazione che ne copriva i costi. Chi si e&#8217; rivolto ad una struttura privata ha dichiarato di aver speso, in media, 292 euro per singola visita, esame o operazione. Per far fronte ai costi legati alla sanita&#8217; privata, il 73,2% ha pagato usando i propri risparmi, mentre il 16,6% ha fatto ricorso ad un&#8217;assicurazione sanitaria; interessante notare, invece, come circa 2,2 milioni di pazienti (pari al 9,1% di chi e&#8217; ricorso alla sanita&#8217; privata) abbiano dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie. La soluzione del prestito e&#8217; piu&#8217; frequente tra i rispondenti residenti al Sud e nelle Isole, dove la percentuale arriva all&#8217;11,9%.</p>
<p>PRESTITI PER LE CURE MEDICHE Il ricorso ad una societa&#8217; di credito per far fronte alle spese mediche e&#8217; stato analizzato anche dall&#8217;osservatorio di Facile.it e Prestiti.it; dall&#8217;esame di oltre 125mila domande di finanziamento* e&#8217; emerso che, nel 2020, l&#8217;importo medio dei prestiti personali richiesti per questa motivazione e&#8217; stato pari a 6.145 euro, da restituire in 53 rate (circa 4 anni e mezzo). Il profilo tipo di chi ha presentato domanda e&#8217; quello, in media, di una persona di 46 anni, valore elevato se confrontato con il totale prestiti, per i quali l&#8217;eta&#8217; media del richiedente e&#8217; pari a 42 anni. Interessante notare, inoltre, come nel 39% dei casi a presentare domanda di prestito per spese mediche sia stata una donna; anche in questo caso la percentuale e&#8217; piu&#8217; alta rispetto al totale prestiti, dove il campione femminile rappresenta solo il 25%.</p>
<p>RINUNCE &#8220;SPONTANEE&#8221; Oltre ai disservizi, vi e&#8217; una fetta importante della popolazione italiana che nel 2020 ha scelto di propria iniziativa di rinunciare a prenotare o effettuare una o piu&#8217; visite, esami specialistici od operazioni; secondo l&#8217;indagine sono il 68,6% degli italiani, pari a circa 30 milioni di individui. Perche&#8217; milioni di italiani hanno rinunciato ad una o piu&#8217; cure? Nel 71,3% dei casi lo hanno fatto per paura di contrarre il Covid recandosi in una struttura medica, nel 19,7% perche&#8217; scoraggiati dai lunghissimi tempi di attesa. Come detto prima, pero&#8217;, sono tantissimi coloro che hanno rinunciato per ragioni economiche e cioe&#8217; il 20,9% del campione intervistato e, tra questi, per circa 3 milioni di individui le difficolta&#8217; sono sopraggiunte a causa di pandemia e lockdown.</p>
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		<title>Suicidio: in Italia 71 morti da marzo, pesano Covid e crisi economica</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/09/07/suicidio-in-italia-71-morti-da-marzo-pesano-covid-e-crisi-economica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 15:05:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;imprenditore angosciato dai debiti, il paziente con un disagio mentale che &#8216;esplode&#8217; durante l&#8217;isolamento, il paziente Covid positivo che teme di morire o di contagiare i suoi cari&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/07/suicidio-in-italia-71-morti-da-marzo-pesano-covid-e-crisi-economica/">Suicidio: in Italia 71 morti da marzo, pesano Covid e crisi economica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;imprenditore angosciato dai debiti, il paziente con un disagio mentale che &#8216;esplode&#8217; durante l&#8217;isolamento, il paziente Covid positivo che teme di morire o di contagiare i suoi cari e decide di farla finita, come l&#8217;infermiera che lavora nei reparti di terapia intensiva. Le cronache dei mesi di pandemia raccontano tante storie di sofferenza e gli psichiatri lanciano l&#8217;allarme: da marzo a oggi in Italia si sono registrati 71 suicidi e 46 tentativi di suicidio che si ritiene siano connessi in maniera diretta o indiretta al Coronavirus. Oltre alle conseguenze della crisi finanziaria pesano anche l&#8217;isolamento sociale, ben diverso dal distanziamento fisico necessario per il contenimento del contagio, lo stigma nei confronti di chi ha superato la malattia e dei loro cari o familiari, il peggioramento di un disagio psichico gia&#8217; presente ed esasperato dalle difficolta&#8217; emerse con la pandemia. A dirlo sono gli esperti durante il convegno internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica, organizzato da Sapienza Universita&#8217; di Roma e promosso con il sostegno non condizionato della Fondazione Internazionale Menarini, in versione digitale online da oggi al 12 settembre, in occasione della Giornata Mondiale per la prevenzione del suicidio del 10 settembre. Gli psichiatri stimano un incremento del rischio di suicidi e per prevenirli, oltre a saperne riconoscere i segnali d&#8217;allarme, e&#8217; necessario anche l&#8217;impegno dei media: una review di oltre 100 studi scientifici dimostra che parlare dei casi di suicidio in maniera corretta non solo non induce all&#8217;emulazione, ma puo&#8217; addirittura ridurre il numero delle vittime.</p>
<p>Nonostante la difficolta&#8217; di quantificare in maniera precisa gesti che talvolta restano misconosciuti, nella solitudine e nel dramma delle famiglie, le cronache degli ultimi mesi raccontano molti casi di suicidio piu&#8217; o meno direttamente correlati a Covid-19, come recentemente il ristoratore fiorentino 44enne che si e&#8217; tolto la vita per l&#8217;incertezza del futuro o Viviana, la mamma del piccolo Gioele, che secondo quanto appurato dagli inquirenti soffriva di una fragilita&#8217; psichica che potrebbe essersi esacerbata durante la pandemia. &#8220;Il numero rilevante di casi di suicidio riferiti dai mass media, pur non essendo una rilevazione statistica accurata, indica che nei prossimi mesi il suicidio potrebbe diventare una preoccupazione piu&#8217; urgente, sebbene cio&#8217; non sia inevitabile- spiega Maurizio Pompili, presidente del convegno e professore ordinario di Psichiatria alla Sapienza Universita&#8217; di Roma- Del resto, e&#8217; noto che in seguito a crisi imponenti o emergenze diffuse, il numero dei suicidi cresce: e&#8217; gia&#8217; accaduto, ad esempio, durante la crisi economica del 2008 con un aumento in Italia del 12% dei suicidi maschi e rischia di accadere di nuovo per gli effetti della pandemia, secondo le nostre analisi potrebbe portare a un preoccupante incremento del numero di suicidi che nei soli Usa e&#8217; stato stimato di 75.000 persone in piu&#8217; in dieci anni. Il fatto economico e&#8217; certamente importante ma non e&#8217; l&#8217;unico: pesano anche lo stigma, il senso di esclusione, il dolore sociale oltre quello fisico&#8221;.</p>
<p>La progettazione di un gesto estremo &#8220;si fa piu&#8217; concreta, ma la prevenzione e&#8217; tuttavia possibile, non solo imparando a riconoscere i segnali d&#8217;allarme- continua Pompili- ma anche recuperando il significato di rete sociale, soprattutto in questo difficile periodo: l&#8217;isolamento e&#8217; uno degli elementi che possono precipitare il disagio psichico, ma e&#8217; ben diverso dal distanziamento fisico necessario a contenere il contagio. Si puo&#8217; essere distanti ma vicini, stando accanto agli altri pur nel rispetto delle disposizioni anti-Covid piu&#8217; rigide. Inoltre, i servizi socio-sanitari non possono interrompersi ed e&#8217; fondamentale il ruolo della medicina di base e di chi si occupa di fare una diagnosi di Covid: le persone positive piu&#8217; a rischio, come quelle che seguono gia&#8217; trattamenti per disturbi mentali o chi si trova in precarie situazioni di vita, devono essere segnalate alla rete di assistenza psichiatrica per ricevere un&#8217;assistenza dedicata, a distanza&#8221;. Il Covid-19 ha infettato piu&#8217; di 26 milioni di persone in tutto il mondo e ha causato piu&#8217; di 870.000 vittime fino a oggi, colpendo vite e i mezzi di sussistenza delle persone. &#8220;C&#8217;e&#8217; preoccupazione sull&#8217;impatto della pandemia sulla salute mentale e sul rischio di suicidio&#8221;, spiega David Gunnell, docente di Epidemiologia e di Scienze della Salute della Popolazione dell&#8217;Universita&#8217; di Bristol, tra i relatori del convegno, che precisa come ci sara&#8217; &#8220;un quadro piu&#8217; chiaro nei prossimi mesi, a mano a mano che i risultati delle ricerche verranno pubblicati. L&#8217;impatto a lungo termine della pandemia sull&#8217;economia e il ben noto aumento del rischio di suicidio durante la recessione economica e&#8217; motivo di turbamento&#8221;.</p>
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		<title>Neet, maglia nera all&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 17:51:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Giovani che non studiano né stanno cercando un lavoro. Sono il 14,5% tra i maschi e il 23,3% tra le femmine, tra i 18 e 34 anni. Rappresentano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Giovani che non studiano né stanno cercando un lavoro. Sono il 14,5% tra i maschi e il 23,3% tra le femmine, tra i 18 e 34 anni. Rappresentano lo zoccolo duro del vasto esercito dei Neet (Not in Education, Employment or Training), acronimo con cui vengono indicati i giovani che non partecipano a percorsi di istruzione o formazione e non hanno un lavoro: secondo le stime di Eurofound in Italia sono 2,2 milioni.</p>
<p><strong>L’indagine dell’Università Cattolica dei Neet</strong><br />
L’Università Cattolica ha cercato di capire chi sono, con l’Indagine Rapporto Giovani svolta in ottobre su un campione di 5.200 giovani. Dai primi dati provvisori, emerge che la maggior parte (80%) un lavoro lo sta cercando, ma poi c’è una fascia (intorno al 20%, più numerosa appunto tra le donne) che rischia di perdersi, ormai tanto sfiduciata da non far nulla. Per tutti i Neet l’Unione Europea ha lanciato un progetto, Garanzia Giovani, per offrire percorsi di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro. In Italia non ha finora ottenuto risultati soddisfacenti. Secondo il Ministero del Lavoro, poco più di un milione di giovani si è iscritto al programma: di questi, 790.919 sono stati presi in carico da parte dei Servizi per l’Impiego e a 409.831 è stata proposta almeno una misura (corso di formazione, tirocinio o stage).</p>
<p><strong>I Neet italiani sono più numerosi rispetto agli altri Paesi dell’Ue</strong><br />
Dei Neet e del programma Garanzia Giovani si parla oggi e domani al convegno “Neeting” in programma a Milano, organizzato dall’Istituto Toniolo, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e da Fondazione Cariplo. Alla due giorni – che si tiene il 3 novembre all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Aula Pio XI e il 4 novembrepresso BASE Milano in Borgognone, 34 – interverranno il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, esponenti del mondo accademico e di quello imprenditoriale. I Neet in Italia sono più numerosi che negli altri Paesi dell’Unione europea. Prima della crisi, erano il 19% nel Belpaese e la media in Europa era del 13%.</p>
<p><strong>Il calo dei Neet dopo la crisi economica</strong></p>
<p>Nel 2014 in Italia si è arrivati al 26,2% mentre la media europea è salita al 15,4%. Ora che la fase più acuta della crisi economica è passata, c’è stato un calo dei Neet, ma mentre in Europa sono ora il 14,8%, nel nostro Paese si è scesi al 25,7%. (Dire)</p>
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