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	<title>cristiani Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Papa Francesco: &#8220;Viviamo in un tempo di martirio, preghiamo affinché Gesù tocchi i cuori di chi vuole la guerra&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/06/30/papa-francesco-viviamo-in-un-tempo-di-martirio-preghiamo-affinche-gesu-tocchi-i-cuori-di-chi-vuole-la-guerra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 13:47:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durante l&#8217;Angelus in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha sottolineato la gravità della persecuzione contro i cristiani nel mondo contemporaneo, affermando che &#8220;Viviamo in un tempo di martirio ancor di più dei primi secoli.&#8221; Il Pontefice ha evidenziato come molti fedeli subiscano discriminazioni semplicemente per la loro appartenenza alla Chiesa. Papa Francesco ha inoltre invocato [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Durante l&#8217;Angelus in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha sottolineato la gravità della persecuzione contro i cristiani nel mondo contemporaneo, affermando che &#8220;Viviamo in un tempo di martirio ancor di più dei primi secoli.&#8221; Il Pontefice ha evidenziato come molti fedeli subiscano discriminazioni semplicemente per la loro appartenenza alla Chiesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Papa Francesco ha inoltre invocato un cambiamento nei cuori di coloro che perpetuano i conflitti, esprimendo la speranza che possano essere ispirati a cercare la pace e il dialogo. In particolare, ha fatto riferimento a situazioni di tensione e sofferenza in diverse parti del mondo, includendo l&#8217;Ucraina, il Myanmar e Israele, sottolineando la necessità di non dimenticare le difficoltà che questi paesi stanno affrontando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste parole del Papa richiamano l&#8217;attenzione sulla continua lotta per la pace e la giustizia in diverse aree del mondo e sull&#8217;importanza del sostegno spirituale e pratico a chi vive in contesti di guerra e oppressione.</p>
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		<title>Povertà, Francesco: &#8220;Contro indifferenza non girarsi dall&#8217;altra parte&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/11/19/poverta-francesco-contro-indifferenza-non-girarsi-dallaltra-parte/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Nov 2017 16:08:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non fare nulla di male non basta. Perche&#8217; Dio non e&#8217; un controllore in cerca di biglietti non timbrati, e&#8217; un Padre alla ricerca di figli, cui affidare i suoi beni e i suoi progetti&#8221;. Papa Francesco durante la Celebrazione Eucaristica in occasione della Prima Giornata Mondiale dei Poveri invita ad essere pienamente partecipi del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non fare nulla di male non basta. Perche&#8217; Dio non e&#8217; un controllore in cerca di biglietti non timbrati, e&#8217; un Padre alla ricerca di figli, cui affidare i suoi beni e i suoi progetti&#8221;. Papa Francesco durante la Celebrazione Eucaristica in occasione della Prima Giornata Mondiale dei Poveri invita ad essere pienamente partecipi del messaggio evangelico. &#8220;Dio ci responsabilizza. Vediamo che, nella parabola, a ogni servo vengono dati dei talenti da moltiplicare. Ma, mentre i primi due realizzano la missione, il terzo servo non fa fruttare i talenti; restituisce solo quello che aveva ricevuto: &#8216;ho avuto paura &#8211; dice &#8211; e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco cio&#8217; che e&#8217; tuo&#8217;. Questo servo riceve in cambio parole dure. Che cosa non e&#8217; piaciuto al Signore di lui?&#8221;, si chiede papa Francesco.<br />
E risponde: &#8220;L&#8217;omissione. Il suo male e&#8217; stato quello di non fare il bene. Anche noi spesso siamo dell&#8217;idea di non aver fatto nulla di male e per questo ci accontentiamo, presumendo di essere buoni e giusti. Cosi&#8217;, pero&#8217;, rischiamo di comportarci come il servo malvagio: anche lui non ha fatto nulla di male, non ha rovinato il talento, anzi l&#8217;ha ben conservato sotto terra. Ma non fare nulla di male non basta&#8221;. Papa Francesco aggiunge che &#8220;il servo malvagio, nonostante il talento ricevuto dal Signore, che ama condividere e moltiplicare i doni, l&#8217;ha custodito gelosamente, si e&#8217; accontentato di preservarlo. Ma non e&#8217; fedele a Dio chi si preoccupa solo di conservare. L&#8217;omissione e&#8217; anche il grande peccato nei confronti dei poveri. Qui assume un nome preciso: indifferenza. È dire: &#8216;Non mi riguarda, non e&#8217; affar mio, e&#8217; colpa della societa&#8221;. È girarsi dall&#8217;altra parte quando il fratello e&#8217; nel bisogno, e&#8217; cambiare canale appena una questione seria ci infastidisce, e&#8217; anche sdegnarsi di fronte al male senza far nulla&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/11/19/poverta-francesco-contro-indifferenza-non-girarsi-dallaltra-parte/">Povertà, Francesco: &#8220;Contro indifferenza non girarsi dall&#8217;altra parte&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Francesco: &#8220;La fede è un&#8217;ancora in cielo. Dobbiamo aggrapparci alla corda&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/04/26/papa-la-fede-e-unancora-in-cielo-dobbiamo-aggrapparci-alla-corda/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2017 13:10:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La nostra fede è l&#8217;ancora in cielo. Cosa dobbiamo fare? Aggrapparci alla corda&#8220;. Lo dice Papa Francesco nell&#8217;udienza generale del mercoledì. Utilizza la metafora dell&#8217;ancora perché è uno dei simboli cristiani della speranza: &#8220;Essa &#8211; spiega &#8211; esprime che la nostra speranza non è vaga; non va confusa con il sentimento mutevole di chi vuole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/04/26/papa-la-fede-e-unancora-in-cielo-dobbiamo-aggrapparci-alla-corda/">Francesco: &#8220;La fede è un&#8217;ancora in cielo. Dobbiamo aggrapparci alla corda&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La nostra fede è l&#8217;ancora in cielo</strong>. Cosa dobbiamo fare? <strong>Aggrapparci alla corda</strong>&#8220;. Lo dice <strong>Papa Francesco</strong> nell&#8217;udienza generale del mercoledì. Utilizza la metafora dell&#8217;ancora perché è uno dei simboli cristiani della speranza: &#8220;Essa &#8211; spiega &#8211; esprime che la nostra speranza non è vaga; non va confusa con il sentimento mutevole di chi vuole migliorare le cose di questo mondo in maniera velleitaria, facendo leva solo sulla propria forza di volontà&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/04/26/papa-la-fede-e-unancora-in-cielo-dobbiamo-aggrapparci-alla-corda/">Francesco: &#8220;La fede è un&#8217;ancora in cielo. Dobbiamo aggrapparci alla corda&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Nessuna invasione islamica. L&#8217;Italia non ha paura della diversità /video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 10:22:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia cambia forma e anche sostanza, ogni anno sempre di più, mentre i flussi migratori aumentano, la nazione si confronta con diverse religioni e culture. In Italia non c’è nessuna invasione musulmana, ma le religioni sono arrivate sulla penisola, insieme alle persone, creando un’Italia multireligiosa. E’quanto è emerso dal rapporto appena pubblicato del Centro studi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/06/18/nessuna-invasione-islamica-litalia-non-ha-paura-della-diversita-video/">Nessuna invasione islamica. L&#8217;Italia non ha paura della diversità /video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia cambia forma e anche sostanza, ogni anno sempre di più, mentre i flussi migratori aumentano, la nazione si confronta con diverse religioni e culture.</p>
<p>In Italia non c’è nessuna invasione musulmana, ma le religioni sono arrivate sulla penisola, insieme alle persone, creando un’Italia multireligiosa. E’quanto è emerso dal rapporto appena pubblicato del Centro studi e ricerche Idos contenuto nel progetto “Religioni, dialogo, integrazione&#8221;, un vero e proprio vademecum a cura del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, finanziato dal Fei (Fondo europeo per l&#8217;Integrazione di cittadini di paesi terzi). In base a questa ricerca su cinque milioni di stranieri presenti sul territorio italiano, più del 50% dei residenti in Italia è di religione cattolica, il 32 % è musulmano, e il resto, poco più di un ventesimo, è rappresentato dal variegato mondo di religioni orientali, tradizionali, insieme ad atei e agnostici. La religione si sa è l’oppio dei popoli e spesso anche il suo specchio, visto che anche attraverso di essa è possibile evidenziare, l’ampia varietà di provenienza dei migranti che vengono in Italia da ogni parte del mondo.</p>
<p>In questo pluralismo religioso e culturale non sempre cittadini italiani e immigrati riescono a dialogare e ad accettare, soprattutto la maggioranza cristiano-cattolica, usi e costumi di comunità religiose diversità.</p>
<p>Ci prova la comunità islamica di Milano, che vede nell’Expo 2015 un traguardo anche per i musulmani italiani per avere un luogo dove pregare e esprimere la propria spiritualità, proprio come fanno gli italiani con le tante chiese sparse sul territorio nazionale. Lo ha spiegato l’Imam dell’associazione islamica di via Padova Mahoud Asfa a margine del convegno “Cristiani e musulmani nell’era del meticciato di civiltà.</p>
<p>Sotto il profilo istituzionale, il progetto “Religioni, dialogo, integrazione” ha rivitalizzato la funzione dei Consigli Territoriali, soprattutto per quanto riguarda i Tavoli di dialogo interreligioso, strumenti di conoscenza ed educazione al rispetto dell’altro.</p>
<p>Guarda anche il video sulla multireligiosità <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/LItalia_multireligiosa_non_ha_paura_della_diversita/1514">qui</a></p>
<p>Lisa D’Ignazio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/06/18/nessuna-invasione-islamica-litalia-non-ha-paura-della-diversita-video/">Nessuna invasione islamica. L&#8217;Italia non ha paura della diversità /video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ogni maledetta domenica</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2012/06/11/ogni-maledetta-domenica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jun 2012 09:24:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da tempo non passa domenica in Nigeria, che la comunità cristiana non sia vittima di un qualche attentato, perpetrato in nome di un dio senza pietà, in una guerra vile e irragionevole, che ha già causato 600 morti dall’inizio dell’anno. L’ultimo ieri, con un kamikaze alla guida di un’autobomba fatta esplodere in una chiesa, durante [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/11/ogni-maledetta-domenica/">Ogni maledetta domenica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo non passa domenica in Nigeria, che la comunità cristiana non sia vittima di un qualche attentato, perpetrato in nome di un dio senza pietà, in una guerra vile e irragionevole, che ha già causato 600 morti dall’inizio dell’anno.</p>
<p>L’ultimo ieri, con un kamikaze alla guida di un’autobomba fatta esplodere in una chiesa, durante la funzione domenicale, con almeno quattro morti e una cinquantina di feriti, anche molto gravi.</p>
<p>Dall’inizio degli anni 90, dietro le quinte d’una guerra tra minareti e campanili, si fronteggiano senza tregua gli hausa-fulani e i birom, le due etnie che rivendicano il controllo del territorio.</p>
<p>I primi, prevalentemente musulmani, vengono discriminati dal governo locale in mano ai rivali cristiani, che li classifica “settlers” e nega loro i diritti concessi agli indigeni.</p>
<p>Dopo l’attentato di ieri, l’ultimo di una sanguinosa serie senza fine, avvenuto a Jos, nel Centro del Paese, nella chiesa di Christ Chosen, Padre Matthew Kukah, vescovo di Sokoto, città del Nord-Ovest a prevalenza mussulmana, dice i suoi parrocchiani non hanno paura in quanto comunità, perché i cristiani nigeriani non sono una minoranza religiosa isolata e minacciata, “ma vivono nell’angoscia in quanto cittadini guidati da un governo incapace di garantire la sicurezza in chiesa e in nessun luogo”.</p>
<p>Dopo l’attentato alcuni giovani cristiani inferociti hanno circondato la zona tentando anche d’impedire l’accesso alle forze dell’ordine, ha raccontato alla Reuters il testimone Emanuel Davou.</p>
<p>In serata si mormorava di due persone linciate dalla folla, “una situazione non ancora chiarita” secondo il responsabile della polizia del Plateau (la regione di Jos), Emmanuel Ayeni.</p>
<p>Jos e le città vicine sono una delle zone più instabili della Nigeria. Migliaia di persone sono state uccise negli ultimi anni in scontri tra etnie cristiane e musulmane.</p>
<p>Gli attacchi sono in aumento nel centro della Nigeria, zona a maggioranza musulmana, e nel sud, dove si trova il petrolio e a dominanza cristiana. I fondamentalisti islamici dei Boko Haram hanno rivendicato una serie di attentati mortali negli ultimi mesi, soprattutto nel nord della Nigeria.</p>
<p>Il gruppo ha già preso di mira i cristiani in diverse occasioni: l&#8217;attacco più grave è quello avvenuto il giorno di Natale quando un&#8217;autobomba è esplosa in una chiesa di Abuja provocando 44 morti. I Boko Haram rivendicarono l&#8217;attentato minacciando altre rappresaglie.</p>
<p>Su La Stampa lo studioso nigeriano Ibrahim Pam, consulente della International Criminal Court dell’Aja, si è detto molto preoccupato ed ha aggiunto che: “da quando nel 1999 la politica si è trasferita nelle moschee e nelle chiese la situazione è degenerata. Non dimenticherò mai il mio ingresso a Jos all’indomani degli incidenti del 7 settembre 2001, i corpi massacrati per la strada, i luoghi di culto distrutti, l’inferno”.</p>
<p>All’alba del nuovo attacco (una settimana fa un’autobomba aveva ucciso 12 persone a Yelwa) le domande si moltiplicano in assenza di risposte.</p>
<p>E torna in mente la profezia dello storico israeliano Benny Morris di fronte al referendum per l’indipendenza del Sudan meridionale: “Lo scontro finale tra Oriente e Occidente si giocherà in terra d’Africa”.</p>
<p>Nonostante una crescita del 7,4% e un forziere pari all’80% delle risorse africane di gas e petrolio, la lotta per il potere camuffata da guerra interconfessionale ha ucciso, in Nigeria, oltre 13 mila persone in dieci anni, 2 mila solo nel distretto Plateau (dove si trova Jos).</p>
<p>Sempre ieri, nella stessa Nigeria, è stato liberato da un blitz della polizia, il centrocampista del Lecce Christian Obodo, rapito sabato nella città di Warri.</p>
<p>Obodo, giocatore di proprietà dell&#8217;Udinese, si trovava in vacanza in Nigeria, suo Paese natale.</p>
<p>Secondo quanto riferito da Charles Muka, portavoce della polizia dello Stato del Delta dove è avvenuto il sequestro, diversi suoi sequestratori sono stati arrestati.</p>
<p>Muka non ha voluto aggiungere dettagli sull&#8217;operazione, soprattutto su come le autorità siano riuscite a trovare e liberare il giocatore. In passato, però, le agenzie di sicurezza nigeriane hanno seguito le trasmissioni dei telefoni cellulari per trovare sospetti sequestratori. I rapitori, che non si sono mossi dallo Stato del Delta mentre tenevano Obodo in ostaggio, avevano contattato la famiglia del calciatore subito dopo il sequestro, chiedendo un riscatto di 187.500 dollari.</p>
<p>I calciatori nigeriani e le loro famiglie sono più volte stati oggetto di rapimenti.</p>
<p>Lo scorso agosto due soldati e altri uomini prelevarono il padre di John Obi Mikel, giocatore del Chelsea, sempre nella città di Jos. Fu richiesto un riscatto di 4 miliardi di dollari ma, anche in quel caso, il rapito venne liberato.</p>
<p>Ancora, nel 2008, alcuni banditi rapirono il fratello minore del difensore dell&#8217;Everton Joseph Yobo, all&#8217;uscita di un night di Port Harcourt, la città più grande del Delta.</p>
<p>Il ragazzo venne poi rilasciato due settimane dopo, senza che avvenisse alcun pagamento.</p>
<p>Tornando alla difficile situazione dei Paesi africani compresi nell’area definita “Gheddafistan”, che comprende Libia, Mali, Nigeria e Burkina Faso, anche se l’Occidente fatica a comprendere la caotica situazione, resa più grave da un governo inisrtestente e diviso dopo la morte di Gheddafi, nel Sahel al Qaida ha trovato un nuovo santuario in cui impiantarsi, crescere e diramarsi.</p>
<p>Questo santuario è arroccato nella regione del Mali dell’Azawed (“la terra dove c’è il pascolo”, in tamasheq, la lingua tuareg) che recentemente ha proclamato una sua fantomatica secessione e autonomia. Le tre province dell’Azawed sono state spartite tra Mokhtar Belmokhtar, il leader locale di al Qaida che si è impadronito con i suoi combattenti della città di Gao, mentre Timbuctù è stata occupata dal movimento Ansar Eddin e il Mnla si è impadronito della provincia di Kidal.</p>
<p>A marzo l’esercito maliano si è ritirato in disordine da queste province, è rientrato nella capitale Bamako, ha effettuato un golpe deponendo il presidente Amadou Toumani Tourè e ancora oggi la comunità internazionale non ha chiaro chi controlli capitale e paese.</p>
<p>Come scrive l’espero di fatti africani Carlo Panella su L’Occidentale, è facile intravvedere la formazione di una “faglia di frattura tellurica” dalla spiccata matrice islamista e qaidista, che parte della Mauritania e dal sud dell’Algeria, attraversa il Mali, si protende verso la Nigeria.</p>
<p>Per ora è isolata verso est dal fragile schermo del Niger e del Ciad, ma trova un nuovo campo d’azione e d’impianto nel Darfour e soprattutto nel Sud Sudan, ormai in stato di guerra col Sudan.</p>
<p>Il fatto è che, come spesso accade, le notizie concernenti l’Africa e l’Africa sub-sahariana in particolare, scompaiono ben presto dai titoli dei principali organi di informazione internazionali, tanto più da quelli italiani.</p>
<p>Sicchè della crisi del Mali si sa poco o nulla, anche se rischia di incendiare quella zona già ad altissimo rischio.</p>
<p>Lo stallo della situazione politica nel Paese africano non lascia intravedere possibili soluzioni nel breve termine, soprattutto considerato il basso profilo tenuto delle principali potenze mondiali.</p>
<p>L’aggressione dello scorso 21 maggio al presidente ad interim Diouncounda Traoré ha evidenziato la fragilità del recente accordo di transizione tra la giunta militare, frutto del <em>putsch</em> militare dello scorso 22 marzo, e l’ECOWAS (CEDEAO in francese), ovvero la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale.</p>
<p>A fronte dell’intricato puzzle maliano, la sostanziale inattività e le blande e prudenti dichiarazioni delle grandi potenze hanno sinora mostrato lo scarso interesse per una situazione che appare suscettibile di condurre a scenari imprevedibili e preoccupanti nel Sahel e, più in generale, nell’Africa centro-settentrionale: una chiara esemplificazione della recente attitudine delle potenze mondiali (e in particolare delle potenze occidentali) rispetto al continente africano caratterizzata dal sostanziale disimpegno, pur a fronte di situazioni rilevanti sul piano strategico.</p>
<p>L’incertezza sul futuro assetto istituzionale del Mali e il concreto rischio di secessione del Nord, già controllato da gruppi separatisti, hanno già prodotto una serie <strong>conseguenze sul piano umanitario e su quello delle violazioni dei diritti umani</strong><strong>,</strong> come denunciato nel rapporto “<em>Mali: Retour sur cinq mois de crise</em><strong><em> – </em></strong><em>rébellion armée et putsch militaire</em>”, pubblicato pochi giorni or sono da Amnesty International.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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