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	<title>cuore Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Interventi col robot, Cardiochirurgia Chieti a quota 50</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 16:39:21 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph" id="v1gmail-docs-internal-guid-c20d871d-7fff-ecdf-c94d-556ce7caac86">Cinquanta&#8230; e li dimostra tutti, orgogliosamente. Non è proprio un compleanno ma un traguardo importante quello segnato dalla Cardiochirurgia dell&#8217;ospedale di Chieti, diretta da Umberto Benedetto, che ha eseguito il cinquantesimo intervento in robotica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia viene utilizzata per il bypass aorto coronarico, operazione complessa che in precedenza richiedeva&nbsp; l&#8217;apertura del torace, procedura ad alto impatto non solo sotto il profilo estetico, quanto per gli effetti sul prolungamento della degenza e il ritorno alla vita normale, sicuramente più lento. L&#8217;uso del robot, invece, che evita la toracotomia,&nbsp; permette di estubare il paziente già in sala operatoria, e facilita&nbsp; una dimissione precoce già entro i primi 5 giorni, con un ritorno immediato alle attività quotidiane compreso il lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante tali benefici, l&#8217;uso del robot nei Paesi europei non è largamente diffuso a causa dell&#8217; elevata complessità tecnica richiesta. In Italia la cardiochirurgia robotica viene eseguita in soli 5 Centri su un totale di 90 esistenti, e Chieti si colloca tra quelli a piu&#8217; alto volume con 50 interventi di questo tipo in un anno e una sopravvivenza dei pazeinti del 100%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Tale ambizioso programma ha richiesto la collaborazione e l&#8217;alta professionalità di tutti gli operatori coinvolti &#8211; tiene a sottolineare Umberto Benedetto, Professore Ordinario all&#8217;Università D&#8217;Annunzio e Direttore del Dipartimento Cuore della Asl &#8211;&nbsp; I nostri chirurghi, gli anestesisti e gli infermieri sono stati formati e certificati in centri di eccellenza europei per offrire ai pazienti un intervento innovativo e sicuro. L&#8217;applicazione del robot, inoltre, rafforza la sinergia con i cardiologi nell&#8217;offrire procedure ibride con l&#8217;utilizzo combinato dell&#8217;angioplastica per garantire il massimo beneficio clinico con la minore invasività&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La notizia dell&#8217;intervento n.50 di cardiochirurgia robotica è stata accolta con grande favore dal Direttore generale della Asl: &#8220;Dobbiamo alla professionalità degli operatori coinvolti questo successo, reso tale dagli esiti di salute più che positivi &#8211; commenta Mauro Palmieri -: a loro va la nostra gratitudine per la qualità professionale espressa e i benefici resi ai pazienti. Auspico nuovi e ambiziosi obiettivi di crescita per questa unità operativa che candida Chieti a diventare uno dei centri capofila per l&#8217;applicazione del robot in cardiochirurgia anche nel trattamento di altre patologie, come quelle valvolari&#8221;.&nbsp;</p>
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		<title>Inaugurato CUORE: il gigante freddo che studia neutrini</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/10/23/inaugurato-cuore-il-gigante-freddo-che-studia-neutrini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 19:21:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è inaugurato&#160;oggi ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN l’esperimento CUORE (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), il più grande rivelatore criogenico mai costruito, concepito per&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si è inaugurato</strong>&nbsp;oggi ai <strong>Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN l’esperimento CUORE</strong> (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), il più grande rivelatore criogenico mai costruito, concepito per studiare le proprietà dei neutrini. Nei primi due mesi di presa dati, l’esperimento ha funzionato con una precisione straordinaria, soddisfacendo pienamente le aspettative dei fisici che lo hanno realizzato.</p>
<p>Grazie alla notevole precisione raggiunta in questa prima fase, CUORE è già riuscito a restringere significativamente la regione in cui cercare il rarissimo fenomeno del <strong>doppio decadimento beta senza emissione di neutrini</strong>, principale obiettivo scientifico dell’esperimento. Rivelare questo processo consentirebbe, non solo di <strong>determinare la massa dei neutrini, ma anche di dimostrare la loro eventuale natura di particelle di Majorana, fornendo una possibile spiegazione alla prevalenza della materia sull’antimateria nell’universo</strong>.</p>
<p>“Questa è solo l’anteprima di ciò che uno strumento di queste dimensioni è in grado di fare” commenta <strong>Oliviero Cremonesi</strong>, ricercatore INFN e responsabile scientifico dell’esperimento CUORE. “Abbiamo grandi aspettative per il futuro. Nei prossimi cinque anni, infatti, CUORE registrerà una quantità di dati 100 volte superiore a quelli acquisiti in questo primo periodo di presa dati” conclude Cremonesi.</p>
<p>“CUORE ha rappresentato un’incredibile sfida tecnologica il cui successo apre la strada a sviluppi impensati fino a pochi anni fa” dichiara <strong>Carlo Bucci</strong>, responsabile nazionale INFN e coordinatore tecnico dell’esperimento CUORE. “Grazie alle sue eccezionali caratteristiche è anche uno dei luoghi più freddi di tutto l’universo.”</p>
<p>Il<strong> rivelatore di CUORE è un gigante di 741 chili realizzato con una tecnologia basata su cristalli cubici ultrafreddi di tellurite progettati per funzionare a temperature bassissime: 10 millesimi di grado sopra lo zero assoluto (–273,15 °C)</strong>. La sua struttura è formata da 19 torri costituite ciascuna da 52 cristalli di tellurite purificata da qualunque contaminante. La più ardita sfida tecnologica affrontata dall’esperimento è stata la realizzazione del criostato in grado di mantenere a pochi millesimi di grado sopra lo zero assoluto le 19 torri sospese al suo interno. L’esperimento lavora in condizioni ambientali di estrema purezza, in particolare di bassissima radioattività. Il criostato è, infatti, schermato dalla pioggia di particelle che provengono dal cosmo sia dai 1400 metri di roccia del massiccio del Gran Sasso sia da uno speciale scudo protettivo realizzato grazie alla fusione di lingotti di piombo recuperati da una nave romana affondata oltre 2000 anni fa, al largo delle coste della Sardegna. Anche gli altri componenti del rivelatore, come ad esempio i supporti in rame che sostengono le torri, sono stati preparati in condizioni di bassissima radioattività e sono stati assemblati evitando qualsiasi contatto con l’aria per impedire contaminazioni provenienti dall’ambiente.</p>
<p>CUORE è un esperimento di altissima precisione che impiega una tecnologia unica al mondo e la sua costruzione ha richiesto oltre dieci anni di lavoro. Prima di completare CUORE i ricercatori hanno costruito un prototipo chiamato Cuore-0, composto da un’unica torre in funzione dal 2013 al 2015 i cui primi risultati sono stati annunciati nell’aprile 2015.</p>
<p>“Progettare e costruire CUORE è stata un’avventura straordinaria e vederlo in funzione è una grandissima soddisfazione” sottolinea Ettore Fiorini, fisico dell’INFN che per primo ha proposto l’esperimento nel 1998. “L’idea di utilizzare rivelatori termici per la fisica del neutrino ha richiesto decenni di lavoro e lo sviluppo di tecnologie che oggi vengono applicate anche in settori molto distanti dalla fisica delle particelle elementari.”</p>
<p>L’esperimento è una collaborazione internazionale formata da oltre 150 scienziati provenienti da venticinque istituzioni prevalentemente italiane e americane. Per l’Italia partecipa l’INFN con le sezioni di Bologna, Genova, Milano Bicocca, Padova e Roma1 oltre ai Laboratori Nazionali di Frascati, Gran Sasso e Legnaro. A queste si aggiungono le Università di Bologna, Genova, Milano Bicocca e Sapienza di Roma<strong>.</strong></p>
<p><strong>Il neutrino di Majorana e il mistero dell’asimmetria tra materia e antimateria</strong></p>
<p>Il doppio decadimento beta è un processo nel quale, all’interno di un nucleo, due neutroni si trasformano in due protoni, emettendo due elettroni e due antineutrini. Nel doppio decadimento beta senza emissione di neutrini non vi è invece emissione di neutrini grazie al fatto che uno degli antineutrini si è trasformato, all’interno del nucleo, in neutrino. Le particelle dotate di carica elettrica non possono subire questa trasformazione in quanto implicherebbe la violazione di uno dei principi base che descrivono il comportamento delle particelle elementari. In effetti, il Modello Standard delle interazioni fondamentali prevede che ciò valga anche per i neutrini, malgrado tali particelle non siano elettricamente cariche. Ma i neutrini potrebbero essere particelle davvero speciali. Se, come ipotizzato negli anni ’30 del secolo scorso, dal fisico italiano Ettore Majorana i neutrini e gli antineutrini fossero due manifestazioni della stessa particella, come le due facce di una stessa moneta, la transizione tra materia e antimateria risulterebbe possibile. Questo fenomeno, seppur estremamente raro, potrebbe esser stato frequente nell’universo primordiale, immediatamente dopo il Big Bang e aver determinato la prevalenza della materia sull’antimateria.</p>
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		<title>Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia. Al via la campagna Lopilife</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Mar 2017 12:06:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Le malattie cardiovascolari sono tuttora la prima causa di morte in Italia e nel mondo”. Lo afferma Marco Brancaleoni, medico di Medicina generale, specialista in Cardiologia, in occasione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/03/30/le-malattie-cardiovascolari-sono-la-prima-causa-di-morte-in-italia-al-via-la-campagna-lopilife/">Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia. Al via la campagna Lopilife</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Le malattie cardiovascolari sono tuttora <strong>la prima causa di morte in Italia</strong> e nel mondo”. Lo afferma <strong>Marco Brancaleoni, medico di Medicina generale, specialista in Cardiologia,</strong> in occasione della conferenza di presentazione della campagna <strong>Lopilife</strong>, a Roma. <strong>Nutrire la salute del cuore</strong> “è importante cominciare a farlo da piccoli, <strong>ancor di più intorno ai 40 anni</strong>, con valori di colesterolo che viaggiano oltre i 200. Sono valori che portano a infiammazione cronica fino alle malattie cardiovascolari. Intervenire in forma precoce con attività fisica e abitudini alimentari è doveroso per ridurre il valore del colesterolo”.</p>
<p>I giovani, continua Brancaleoni, “si confermano molto sensibili all’argomento e questo non mi sorprende. <strong>Me l’aspettavo e ci speravo</strong>. Il benessere non è percepito solo come l’assenza di malattia ma a 360 gradi. Avere uno stile di vita, una alimentazione corretta da giovani, vuol dire prevenire malattie croniche”.</p>
<p><strong>Nel nostro Paese ogni anno circa 75.000 persone perdono la vita a causa di malattie ischemiche del cuore</strong>. “Le malattie croniche come quelle cardiovascolari insorgono lentamente e possono passare diversi anni prima che si manifestino clinicamente: a quel punto la medicina interviene su una situazione che ormai è di malattia- ha poi aggiunto- E invece, dobbiamo imparare ad agire fin dai primi segnali di alterazione dei parametri, per ritardare l’insorgenza della patologia se non addirittura per impedire che essa si instauri”. <strong>Quando il valore del colesterolo “è sui 220 bisogna allarmarsi”</strong>, ha detto ancora Brancaleoni che ha poi sottolineato come le giovani generazioni “siano più sensibili e attente all’argomento”.</p>
<p>I problemi cardiovascolari degli italiani hanno due cause: <strong>cattiva alimentazione e inattività fisica.</strong> A sostenerlo <strong>Claudio Ferri, direttore divisione di Medicina Interna e Nefrologia, ospedale San Salvatore di L’Aquila,</strong> a margine della conferenza stampa di presentazione della campagna ‘Lopilife’.</p>
<p>“Il primo fattore di rischio è una alimentazione scorretta, <strong>mangiamo troppo e male</strong>“, ha detto Ferri spiegando che oltre all’alimentazione corretta e all’attività fisica può essere importante il ruolo degli integratori “che sono concentrati dei principi funzionali salubri, che fanno bene a colesterolemia e glicemia, che aziende serie confezionano per offrirli ai pazienti”.</p>
<p>Ferri ha poi fatto riferimento a quei valori del colesterolo definiti <strong>“di confine”,</strong> spiegando che “per convenzione diciamo che siamo ancora nella norma, ma nella realtà dei fatti non possiamo stare tranquilli e dobbiamo intervenire, non con farmaci ma con altre strategie: cambiare alimentazione, dedicarsi a una regolare attività fisica quotidiana e assumere un integratore alimentare”. A proposito di <strong>integratori</strong>, LopiGlik “in aggiunta a un’alimentazione adeguata e un sano stile di vita, permette di aiutare il controllo del profilo lipidico, attraverso il contributo nella normalizzazione dei livelli del colesterolo totale, del colesterolo Ldl ‘cattivo’, e anche del profilo glucidico, grazie all’azione del gelso bianco che ha un effetto favorevole sul metabolismo glucidico”.</p>
<p>“Noi siamo quello che mangiamo. Per questo ho aderito alla campagna”. Così lo chef stellato Luciano Monosilio, a margine della conferenza stampa di presentazione di ‘Lopilife’. “Ho aderito alla campagna perché noi siamo quello che mangiamo- ha ribadito- <strong>Una sana e corretta alimentazione ci da’ un buono stile di vita ed è un ottimo valore aggiunto alla nostra vita.</strong> Anche io ho cambiato regime alimentare. Ho la possibilità di fare del buon cibo rispettando regole fondamentali. Applicando delle regole di cottura su alimenti, se ne mantengono intatti i principi nutritivi. Bisogna rispettare l’alimento con delle piccole accortezze”.</p>
<p>Per esempio una cottura a vapore, pentola a pressione, cottura a basse temperature. “La cucina stellata è frutto di una grande ricerca di ingredienti, di alchimie che legano i cibi e di cotture che rispettano le materie prime- ha poi aggiunto- <strong>Lavorando su tutti questi fronti,</strong> si possono creare dei piatti che soddisfino il palato e, allo stesso tempo, che siano amici del cuore. Il segreto è utilizzare ingredienti freschi e di qualità, e cucinarli con tecniche e strumenti che non ne distruggano il valore nutritivo e diminuendo l’utilizzo di grassi animali e oli vegetali saturi in favore di erbe e spezie. Da questo punto di vista, un aiuto a una sana alimentazione può venire anche dai metodi di cottura semplici e rivoluzionari, come la cottura a bassa temperatura, quella a vapore o la pentola a pressione, che permettono di mantenere inalterate le proprietà organolettiche e nutritive degli alimenti, limitando l’uso di condimento e di grassi”.</p>
<p style="text-align: right;"> <strong>Adriano Gasperetti-Dire</strong></p>
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		<title>Arrivata in Italia la Tac più veloce al mondo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/09/29/arrivata-in-italia-la-tac-piu-veloce-al-mondo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2016 20:38:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la prima volta in Italia, a Roma, è operativa la ‘Tac con il turbo’: una scansione dura meno di un battito del cuore con una riduzione di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/09/29/arrivata-in-italia-la-tac-piu-veloce-al-mondo/">Arrivata in Italia la Tac più veloce al mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta in Italia, a Roma, è operativa la ‘Tac con il turbo’: una scansione dura meno di un battito del cuore con una riduzione di radiazioni fino al 90 per cento. E’ una rivoluzione sia per le diagnosi, perché cattura le immagini ad altissima definizione, sia per la prevenzione perché cancella l’ostacolo della paura delle radiazioni. «La Tac ha una modalità di acquisizione chiamata “Turbo Flash” che le permette di arrivare a coprire massimo 73,7 cm/sec, è l’unica a poterlo fare. Questo si traduce in: una scansione del torace in 0,4 secondi e un quantitativo di radiazioni come una normale RX torace, una scansione del cuore in 0,15 secondi, meno di un battito cardiaco, con un quantitativo di radiazioni pari a quattro radiografie, e una scansione di tutto il corpo in 4 secondi– spiega Paolo Pavone, responsabile della Radiologia alla Mater Dei di Roma-  ma non solo, grazie alla velocità questa Tac è accessibile anche per i pazienti ‘difficili’ come bambini e anziani perché non si deve ricorrere alla sedazione. E nei casi di uso di mezzo di contrasto la dose è dimezzata. Tutto questo è una realtà finalmente anche in Italia: è operativa, prima e unica nel nostro Paese e tra le poche in Europa, alla Mater Dei di Roma. Questa tac la utilizziamo a bassissimo dosaggio perché ci dà enormi risultati in termini di qualità di immagini ma potrebbe essere in grado di essere spinta molto più in là ».</p>
<p><strong>Cuore e polmone: la diagnosi precoce è una realtà a portata di mano</strong></p>
<p>«La velocità consente di catturare le immagini più dettagliatamente – dice Paolo Pavone, responsabile della Radiologia alla Mater Dei di Roma parlando della TAC più veloce al mondo e da oggi disponibile a Roma &#8211; soprattutto di organi in movimento come il cuore. Riesce a ‘congelare’ l’immagine del battito cardiaco e, ai fini della diagnosi, questo è fondamentale. Oggi sottoporsi all’esame delle coronarie con la TAC CT Force equivale a farsi 4 rx al torace, il che spazza via anche le ultime obiezioni. Per quanto riguarda il polmone, oggi, grazie a questa macchina si può fare un esame TAC del torace ad alta risoluzione con una dose comparabile ad una radiografia convenzionale del torace  individuando il tumore del polmone in una fase davvero precoce. Impieghiamo 0,4 secondi (contro i 5 di prima) con una dose di raggi pari a 0,2 mSv  come una radiografia (contro i 4 mSv, più di 25 radiografie)».</p>
<p><strong>Per la prima volta si hanno immagini ad alta definizione con una drastica riduzione del dosaggio di radiazioni: tutto a vantaggio della diagnosi.</strong></p>
<p>«Quando è stata introdotta la prima TAC a 16 strati il paziente che si sottoponeva ad un esame subiva 22 secondi continui di radiazioni pari a 40mSv – spiega Paolo Pavone, responsabile della Radiologia alla Mater Dei di Roma – Un dato che ai non addetti ai lavori dice poco ma se lo confrontiamo con la TAC a 128 strati, quella attualmente più diffusa in Italia, ci rendiamo immediatamente conto della differenza: impiega 4-5 secondi e la quantità di raggi passa da 40 mSv a 7/8 mSv. Già così ci sembrava un progresso immenso. Oggi è arrivata la CT Force, la TAC a 384 strati che di secondi ne impiega 0,15 con una quantità di radiazioni pari a 0,5/0,7 mSv. Il tutto con immagini ad alta definizione che non devono essere rielaborate al computer per essere studiate. Attualmente si sente spesso parlare di TAC a basso dosaggio. Ma perché ciò avvenga è necessario che le immagini siano catturate a bassa definizione. Successivamente vengono elaborate al computer. Al contrario con questa nuova TAC si riescono ad avere immagini ad altissima definizione utilizzando un bassissimo dosaggio di radiazioni. A tutto vantaggio della correttezza della diagnosi».</p>
<p><strong>Il Basso dosaggio di radiazioni e del mezzo di contrasto sono due buone notizie per i pazienti ma anche per i medici</strong></p>
<p>«Adesso i medici sanno che possono prescrivere la TAC senza il timore di sottoporre il paziente a dosi eccessive di radiazioni – conclude Paolo Pavone, responsabile della Radiologia alla Mater Dei di Roma &#8211; E non penso solo ai pazienti oncologici che eseguono questo esame con periodicità ma anche a tutti quei casi in cui c’è bisogno di un ‘occhio’ più dettagliato di quello che una radiografia potrebbe offrire. Al di là di quanto già detto per cuore e polmone, in tutte le altre applicazioni il dosaggio di radiazioni è della metà rispetto alle precedenti TAC. Un altro aspetto fondamentale di questa TAC è che permette una drastica riduzione del mezzo di contrasto, a tutto vantaggio per esempio di quei pazienti che hanno problemi di insufficienza renale con esigenze cliniche di fare TAC con mezzo di contrasto. Facciamo un esempio: per eseguire l’Angio TAC total body adesso impieghiamo 1,5 secondi (contro i 6/7 delle altre TAC) e la metà della dose di mezzo di contrasto».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Campa cavallo… senza progetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2012 12:22:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/09/08/campa-cavallo-senza-progetti/">Campa cavallo… senza progetti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A maggio sembrava  che, dopo mesi di risolutezza e rigore, il governo tecnico di Mario Monti scoprisse di “avere un cuore”, (per riprendere una frase dell’allora viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli )e, soprattutto sembrava in piena coscienza sulle ricadute delle misure anti-crisi sulle fasce deboli del Paese.  “La riforma delle pensioni è stata molto dura e ha creato dei problemi a molte persone e molte famiglie”, dichiarava il ministro della Salute, Renato Balduzzi,  che avvertiva: “E’ un momento di difesa: attenzione alle fasce fragili” e il ministro Passera (il più politico di tutti), gettava l’allarme su possibili ribellioni anche violente da parte della popolazione.</p>
<p>Ma nulla è accaduto in più di tre mesi: né si sono ridotti risolutezza e rigore, né il popolo, a parte qualche schiamazzo, ha fatto la rivoluzione.</p>
<p>Il fatto è che l’italiano medio strepita e si adatta e non ha davvero una tempra rivoluzionaria, soprattutto perché siamo un paese delle cicale che non vogliono diventare formiche e che sperano, primo o poi, non di toglierle le caste con i loro privilegi, ma di entrarne a far parte.</p>
<p><strong>Seguendo il filo del déjà vu,  temo per l’Italia, che già ha conosciuto</strong> il populismo peronista di Berlusconi e un Monti di stampo “chavista”,  si avvierà (nonostante tutti i sacrifici) al redde rationem nel tempo necessario ai mercati per completare lo squeeze ai danni di debito e istituzioni, mentre ai politici tutti, non interessa governare o trovare soluzioni, ma solo escamotage per garantire se stessi.</p>
<p>Alla fine, temo che, nonostante i buoni proposti (da filo-banchiere e non da amico dei popoli e delle nazioni) di Mario Draghi, i tedeschi non accetteranno di essere annacquati in salsa mediterranea, sicché, anche se non faremo come la Grecia che elemosina ad ogni portone, finiremo con un’OPA, speriamo la meno ostile possibile, di quella parte di penisola che è più ricca e si considera meritevole, nei confronti della’altra, nefanda, che servirà solo per la mano d’opera e per  estensione e sbocco a mare dei novelli Asburgo. Un po’ come quella che fece Kohl sui fratelli dell’Est a suo tempo.  E sappiamo che spesso, la storia si ripete.</p>
<p>Non mi pare, pertanto,  l’inizio di una nuova posizione sociale, più arrabbiata e meno disposta ad aspettare,  il ritrovamento di otto candelotti con esplosivo ai piedi del traliccio Terna, che fornisce l&#8217;elettricità a Iglesias,vicino allo stabilimento Alcoa di Portovesme, perché, intanto, dopo <strong>quattro giorni passati a 70 metri d&#8217;altezza</strong>,  i tre operai dell&#8217;Alcoa (di cui  con problemi cardiaci), sono scesi dal silos dell&#8217;acqua e i colleghi, con i sindacati, si limitano a minacciare il perdurare della lotta.</p>
<p>E mentre Alcova continua a ribadire di non aver ricevuto alcuna offerta, si continua a scrivere che <strong>l</strong><strong>e trattative per l&#8217;eventuale cessione dello stabilimento</strong> viaggiano su due canali differenti e paralleli, uno imprenditoriale e uno istituzionale e, sfumata l&#8217;ipotesi del Fondo Aurelius, Governo e Regione Sardegna stanno tentando di aprire un negoziato con Glencore, mentre l&#8217;Alcoa ha ancora aperti contatti con Klesch.</p>
<p>Il governo ha promesso, mo solo come possibilità, otto miliardi per i giovani e uno per i poveri, ma, di sicuro, giovani e poveri, di quei miliardi, ad oggi, non hanno visto nulla.</p>
<p>Il 6 settembre, il sempre poco cauto Squinzi, ha detto che sul lavoro vi sono ancora troppe promesse e poche cose in cantiere, sicché, nell’incontro previsto per lunedì 11 settembre con i sindacati, sono essenziali gli interventi sulla produttività del lavoro, perché nel documento da loro consegnato ad agosto al governo,  le imprese chiedono di ridurre il cuneo fiscale e contributivo, rafforzando la detassazione dei premi di produttività e degli straordinari.</p>
<p>Temi su cui il governo non si è esposto, con il nodo delle risorse, che, secondo tutti, Grilli in testa,  scarseggiano.</p>
<p>E ciò pesa anche sugli interventi per innovazione e ricerca, due settori che potrebbero contribuire in grande misura nel ridurre la disperante disoccupazione giovanile.</p>
<p>Infine, per le imprese serve il credito di imposta, ma, anche ieri, in una nota di Palazzo Chigi, il governo ha fatto un accenno solo all&#8217;Agenda digitale.</p>
<p>Occorre poi, e non a “babbo morto” e molto prima di fine anno, varare la delega fiscale, recepire ed attuare  la direttiva Ue sui pagamenti della Pa entro novembre, assumere l&#8217;impegno di non aumentare l&#8217;Iva l&#8217;anno prossimo, con, inoltre, meccanismi di detassazione sulle infrastrutture.</p>
<p>Solo con queste risoluzioni in premessa il Governo potrà avere il sostegno degli imprenditori e il cavallo, l’erba per campare,  potrà trovarsela finalmente a portata di muso.</p>
<p>Su L’Espresso del marzo dell’ormai lontano (per noi aquilani lontanissimo, prima del terremoto) 2009, in un post dal titolo “Perché non scoppia la Rivoluzione in Italia? Consigli pratici per cambiare noi stessi e la nostra società”, si concludeva che accorerebbe  <strong>riprendersi indietro il potere</strong>, togliendolo dalle mani delle elite e poi darlo di volta in volta, per un breve periodo di tempo, nelle mani di un cittadino onesto, intelligente e preparato per realizzare un progetto, creando il “<strong>politico a progetto</strong><strong>”</strong>, o qualcosa del genere.</p>
<p>Bene, questo è avvenuto, in fondo, grazie a Napolitano, con i tecnici al governo ma, come si vede, non ha cambiato di molto le cose perché, la vera questione, non è solo legata alle persone, ma anche e soprattutto ai programmi e alle idee.</p>
<p>Insomma si tratta di elaborare e condividere i progetti, prima di pensare alle persone più utili per portare a termine certe idee.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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